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ANNO CELESTINIANO: VIII CENTENARIO DELLA NASCITA DI PAPA CELESTINO V

aprile 30, 2009

2009: ANNO CELESTINIANO PER L’VIII CENTENARIO DELLA NASCITA DI PAPA CELESTINO V.

In occasione della 715^ Perdonanza Celestiniana che verrà celebrata a L’Aquila il 29 agosto 2009, sarà indetto l’Anno Celestiniano per l’ VIII centenario della nascita del santo papa molisano.

Per Pietro di Angelerio, eletto nel 1294 papa con il nome di Celestino V, è un avvenimento eccezionale, mai celebrato da quando venne al mondo, perché è sempre stato ricordato solo in occasione della morte avvenuta nell’anno 1296.

La nuova celebrazione darà alla Chiesa la possibilità di riproporre la vita e le opere di un umile uomo che fu frate, eremita (?), abate, papa, fuggiasco, prigioniero e santo: morì in una angusta grotta prigioniero di un altro pontefice, Bonifacio VIII, suo successore, ed assistito solo da due dei suoi più fedeli discepoli-biografi: Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona.

Quanti si interessano alla sua biografia accolgono con grande soddisfazione l’iniziativa che certamente metterà in ordine alcune “tessere” di un immaginario mosaico che raffigura la sua lunga vita: visse 87 anni.

La Chiesa a “piccoli passi” (quanta prudenza!), sta riscrivendo i suoi dati anagrafici: l’Annuario Pontificio, dall’anno 1998, non considera più la città di Isernia il suo luogo di nascita, lo indica solo con il nome della regione di origine: Molise.

L’Anno Celestiniano indetto per l’VIII centenario della sua nascita significa che la Chiesa riconosce nel 1209 l’anno della nascita!

Gli indizi tramandati dalle sue biografie più antiche non sono stati mai presi in considerazione perché furono sempre valutati sotto gli influssi campanilisti, al punto da sollecitare l’emissione di un francobollo commemorativo con l’effige del santo e con la legenda: Isernia 1215.

La biografia di papa Celestino V, ricordando la parabola tramandata da Matteo (13,24-43) si può paragonare ad un campo in cui i biografi più scrupolosi seminarono del buon seme, rappresentato da quegli indizi chiarissimi che hanno permettesso di scoprire l’anno della sua nascita, di identificazione e di localizzazione il luogo in cui avvenne e di conoscere anche il nome dei suoi genitori.

I biografi che ignoravano ed ignorano la geografia e la divisione amministrativa del regno federiciano-angioino, dall’anno 1479 continuano a seminarono la zizzania che ha danneggiato non solo l’anno, ma anche il luogo di nascita e, con l’invenzione di due cognomi, ha inquinato la famiglia di Pietro di Angelerio.

Il tempo è galantuomo (certo, 800 anni sono tanti!!!) e tutti i nodi vengono al pettine: chi ha sempre sostenuto la nascita di papa Celestino V nell’anno 1209, spera che una reazione a catena possa dare al più presto una giusta collocazione anche alle altre due “tessere” del mosaico che rappresenta la sua vita: luogo di nascita e cognome dei genitori.

Riconoscere e stabilire nel 1209 l’anno della nascita, significa che sono false le testimonianze prodotte dai sostenitori dei suoi natali isernini: su di esse hanno basata una loro consuetudine ed una loro tradizione popolare!

Le hanno fondate sul testo di una pergamena definita del vescovo Dario scoperta nel 1894 e smarrita per sempre; in essa era scritto che nella città di Isernia nell’anno 1215 era nato Pietro Celestino, figlio di Angelerio de Angeleris e di Maria de Leone: Darius, Aesernienses civis, Episcopus ab anno 1208 ad annum 1222 … Eius Praesulatus tempore circa annum 1215 hic – in Aesernia – ortum habuit ab Angelerio de Angeleris et Maria de Leone civitatis Aeserniae Petrus Coelestinus .

Una pergamena trovata nel 1894, sconosciuta a tutti i biografi vissuti prima di quella data, poi scomparsa per sempre: scoperta e letta solo da Iorio; nonostante ciò fu ritenuta una prova “inconfutabile”!

In merito è significativo il silenzio di Ciarlanti (1640-44) che, oltre ad essere stato uno storico sostenitore della nascita di Pietro di Angelerio nella sua città, era stato canonico della cattedrale di Isernia: non conosceva l’esistenza della pergamena!

La pergamena non è esistita ed il suo testo è falso perché frutto di una manipolazione di quanto scritto con maggiore precisione 200 anni prima da Ughelli (1642-64): 15. DARIUS temporibus Innocentii III. itemque Honorii III. Aeserniensis fuit Episcopus, cujus prima mentio in monumentis habetur anno 1208. ultima vero anno 1221. sub quo natus est anno 1215. S. Petrus de Morone, postea Pontifex Max. sub nomine Coelestini Quinti.

Ughelli condivideva l’anno 1215 della nascita, ma non riteneva il vescovo Dario Aeserniensis cives, non trascrisse i nomi dei genitori di Pietro, né i loro cognomi perché non li avevano, ma soprattutto sono diversi gli anni in cui il vescovo Dario rimise il suo mandato: per Iorio era il 1222, per Ughelli, e c’è da credergli, era il 1221!

Questo è uno degli esempi delle prove ritenute “inconfutabili” dai sostenitori dei natali isernini di papa Celestino V.

Oreste Gentile

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VIII CENTENARIO DELLA NASCITA DI PAPA CELESTINO V. A QUALE “PAPA CELESTINO V”, APPARTENGONO LE SPOGLIE CUSTODITE NELLA BASILICA DI COLLEMAGGIO ?

aprile 21, 2009

Una città: Isernia, un paese: Sant’Angelo Limosano; due sindaci: il primo ha dichiarato: “Pronti ad accogliere il corpo di Celestino V, il secondo: Il paese pronto ad ospitare le spoglie di Celestino V“.
Quale papa Celestino V?
Il sindaco di Isernia ha dichiarato: “possa essere la Cattedrale di Isernia, città che otto secoli fa diede i natali a Pietro Angelerio”.
Il sindaco di Sant’Angelo Limosano: “la disponibilità per una provvisoria sistemazione da parte di due comuni molisani molto legati al Papa: Sant’Angelo Limosano e Montagano. I celestiani dei due centri dove otto secoli fa Celestino V nacque”; l’intervista prosegue: “Pietro Angelerio nacque dunque in Molise nel 1215”.
Il sindaco di Isernia vuole ospitare le spoglie di Celestino V nato 800 anni, ovvero nel 1209 in Sant’angelo Limosano, figlio di Angelerio e Maria, genitori umili e poveri?
Come mai questa ?
Non è la città di Isernia che ha sempre vantato, al punto di aver promosso nel 1996 l’emissione un francobollo con la legenda ISERNIA 1215, distribuito in 3.000.000 di esemplari, per diffondere urbi et orbi che aveva dato i natali al papa Celestino V, quello nato nel 1215?
Il sindaco di Sant’Angelo a chi vorrebbe dare ospitalità? A papa Celestino V nato nel 1209 in Sant’Angelo Limosano o a papa Celestino V nato in Isernia nel 1215, da Angelerio de Angeleris e da Maria de Leone, benestanti, proprietari di due casa e di un terreno in Isernia?
Le sacre spoglie custodite nella basilica di Collemaggio a quale dei due Celestino V appartengono?
Il testo di un santino con l’effige del santo papa molisano, “con approvazione ecclesiastica A. D. 2005”, viene distribuito in quella basilica ed afferma: “Pietro nacque in Isernia nel 1215”, quindi non sono le spoglie di papa “S. Celestino V, del Molise “ (quindi non di Isernia), come è scritto nell’ ”Annuario Pontificio” dal 1998 e né le spoglie di papa Celestino V nato nel 1209 a Sant’Angelo Limosano!
L’anno celestiniano che si intende celebrare nel 2009 in occasione dell’VIII centenario della sua nascita, è dedicato a papa Celestino V nato nel 1209 a Sant’Angelo Limosano, non al papa Celestino V nato nel 1215 in Isernia!
Rassicuratevi, di papa Celestino V ne è esistito sempre uno, ma a causa dei suoi biografi poco attenti a descriverne la vita e a quanti non hanno letto con la dovuta diligenza quelle biografie, ed avendo anche poca conoscenza della storia e della geografia dell’epoca in cui visse il Pietro di Angelerio, la sua vita è stata, per così dire, .
I suoi antichi biografi, fatta eccezione per la cosiddetta “Vita C” scritta da un suo discepolo, hanno tramandato che nacque nel 1215, opinione condivisa anche dalla stragrande maggioranza dei biografi contemporanei.
Gli stessi antichi biografi hanno fissato, senza tenerle poi in debita considerazione, delle date che sono veri “capisaldi” (in grassetto e sottolineati) utili per ricostruire i momenti più salienti della sua vita: a 20 anni abbandonò il convento per vivere 3 anni da eremita tra Castel di Sangro e Palena. Dopo andò a Roma, divenne sacerdote e si ritirò per 62 anni sul Morrone e poi sulla Maiella. Nel 1294 fu eletto papa e morì 2 anni dopo nel 1296.
Sono i numeri tramandati dai suoi biografi.
Sommandoli all’anno di nascita, si ottine: 1215+20+3+62= 1300 anno dell’elezione al papato + 2= 1302 anno della sua morte: queste sono le date di papa Celestino V, quello nato in Isernia!
Sommando invece all’anno di nascita 1209+20+3+62= 1294 anno dell’elezione al papato + 2= 1296 anno della sua morte: questa è la vita di papa Celestino V, quello nato in Sant’Angelo Limosano, eletto al papato nel 1294 e morto nel 1296.
Sommando i numeri tramandati dagli antichi biografi: 20+3+62+2= 87 sono gli anni vissuti da papa Celestino V, confermati dalla Vita C, nato in Sant’Angelo Limosano nel: 1296 – 87= 1209!
La matematica, che non è una opinione, è stata di grande aiuto per restituire a papa Celestino V, Pietro di Angelerio, la sua vera identità!

Oreste Gentile.

VIII CENTENARIO DELLA NASCITA DI PAPA CELESTINO V (Pietro di Angelerio). IL LUOGO DI NASCITA: SANT’ANGELO LIMOSANO (CB).

aprile 12, 2009

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   In occasione della celebrazione dell’Anno Celestiniano per l’ VIII centenario della nascita di papa Celestino V, scopriamo il suo luogo di nascita con le biografie scritte da Stefano di Lecce redatta tra il 1471-1474, Lelio Marini del 1630 e  da Celestino Telera nel 1648.

   La secolare polemica che si “trascina” dal lontano anno 1479 è tornata “prepotentemente” di attualità dopo il terremoto che ha colpito tragicamente la città de L’Aquila e la basilica di Collemaggio che custodisce le spoglie di papa Celestino V.

   Non esiste un “certificato di nascita” di Pietro di Angelerio che possa “illuminarci” sul luogo della sua nascita, dell’anno in cui avvenne e del “cognome”, se pure lo avevano, dei suoi genitori. Possiamo scoprirli con l’attenta lettura delle sue biografie più antiche e soprattutto, valutando gli indizi storici e geografici che fanno da corollario alla sua lunga vita. 

   Chi era Stefano di Lecce?  Professore di sacra teologia, abate generale dell’Ordine Celestiniano, pubblicò la Vita del beatissimo confessore Pietro Angelerio.

   La sua biografia localizza ed identifica, senza incertezze, ma con due chiare descrizioni geografiche il luogo di nascita di Pietro di Angelerio:

   Petrus de Castello Sancti Angeli, comitatus Molisii, prope Limosanum (Pietro di Castello Sant’ Angelo, contado di Molise, vicino a Limosano).

   Quorum primum extitit coenobium quoddam, in quo et ipse recepit monasticum habitum, cui nomen erat Sancta Maria in Fayfolis, prope castellum Limosani et Sancti Angeli terram, unde iam ipse oriundus fuit. (Il primo di questi fu un certo cenobio nel quale ricevette l’abito monastico, che si chiama Santa Maria in Faifolis, vicino al castello di Limosano ed al territorio di Sant’Angelo, dove lui era originario).

   Chi era P. Don Lelio Marini? Alla data del 19 Maggio 1630 era abbate Gen. de i Celestini e risiedeva nell’ Abbatia di S. Spirito presso Sulmona, la sua biografia Vita et miracoli di San Pietro del Morrone gia Celestino Papa V si compone di Liber IV  per un totale di 550 pagine, è ritenuta la più completa e dettagliata, ma bisogna leggerla con molta attenzione perchè non sono poche le contraddizioni in cui cadde l’autore.

   Marini sapeva che La patria del Santo secondo l’opinione volgareEsernia; ma conoscenza che alla opinione volgare  si contrapponevano 1) Altri scrittori nondimeno hanno lasciato memoria, che il luogo dove nacque Pietro, fù un Castello chiamato Sant’Angelo: 2) Così hanno alcuni Manuscritti antichissimi, la prima parte de i quali si professa nel prologo, che fù lasciata scritta di propria mano da un Monaco di Santa vita discepolo del Santo & si hà che fù il Beato Roberto de Sale. 3) Et dal trattato, che scritto di mano del santo medesimo delle cose passate nella sua fanciullezza, & ne i primi anni della sua conversione, fù trovato nella Cella di lui, 3)  Et anco dal progresso della vita, pare che il medesimo si possi facilmente raccogliere. 

   La biografia di Marini, dopo l’unico riferimento alla civitas di Esernia, descrive avvenimenti che localizzano ed identificano solo Sant’Angelo Limosano in provincia di Campobasso:

   Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il quale forse fù quello di Santa Maria in Faifolis nella Diocesi di Benevento. 

                                   Sant’ Angelo Limosano dista dal monastero di Faifoli meno di 10 km.

   Pietro, come scrisse Marini, abbandonò la propria casa o il monastero e giunse a Castel di Sangro dopo un viaggio a piedi durato un  (1) giorno intero per arrivare il  pomeriggio alle ore 15  del giorno seguente: Marini nella sua descrizione diede particolare importanza alla durata di quel viaggio ed alla distanza tra il luogo di partenza e Castel di Sangro, luogo di arrivo, per localizzare ed identificare il paese natale di Pietro di Angelerio: (Castel di Sangro) è lontano da Esernia quindeci miglia, che è strada di mezo un giorno. E di qua si può congetturare, che cosa si possi credere della patria e Monastero di questo nostro Santo

   Dalle mappe Gloogle, per un percorso a piedi: Isernia-Castel di Sangro Km. 31, 3.  Sant’Angelo Limosano- Castel di Sangro Km. 65, 7 , risulta evidente il  luogo che si credere della patria e Monastero di questo nostro Santo.

   Marini nella sua biografia continuò a fornire utili indizi: dico col Fabro, che (Pietro) pigliò l’habito nel Monastero di Santa Maria in Faifoli posto nella Diocesi di Benevento, che forse era il più vicino alla sua patria, & alcuni manoscritti hanno in altra occasione, che era nella Provincia, d’onde egli era oriundo. Et essendo quel Monastero il più vicino alla sua patria, nella quale egli stette, finche si ritirò alla solitudine (presso  Castel di Sangro).

   Qual fosse il luogo (Castel di Sangro), nel quale si fermò trè anni nel principio, quando si partì della patria e dal Monastero per andare a Roma, l’habbiamo già detto.

   In oltre era stato già molto florido e celebre nella iurisdittione o Diocesi di Benevento il Monastero detto Santa Maria in Faifoli: Dall’Abbate di questo Monastero, che all’ hora era buono, e grande, haveva il Santo primieramente havuto l’habito di Religione, & in esso haveva professato l’Ordine, e la Regola del Padre San Benedetto: & era posto nella Provincia, dalla quale egli stesso haveva Origine e dove era nato.

   Egli (Capifer seu Capo di ferro, arcivescovo di Benevento) perciò mosso per la Santità del nostro Padre San Pietro, sapendo che era nato in quel paese, e che non solamente haveva fatta professione nel medesimo Ordine, ma anco in quel Monastero stesso (Santa Maria in Faifolis),  volse & operò che il santo fosse fatto Abbate del medesimo luogo e Monastero

   Chi era Celestino Telera? Già Abbate Difinitore, e poi Abbate Generale della medesima Congregatione Celestina, per Papa Celestino V scrisse anche una breve biografia in Historia Sagre degli Huomini Illustri per Santità della Congregatione de Celestini (senza ricordare Stefano di Lecce, suo predecessore!) a differenza di Stefano di Lecce e di Marini era convintissimo che Nacque Pietro, detto del Morrone, l’anno di nostra salute 1215, sotto il Pontificato d’Innocenzo III, in Isernia, Città dei Sanniti; benchè altri, quanto alla Patria, diversamente, ma senz’appoggio di vere ragioni stimassero; poichè negli antichi Ufficii della Chiesa, e nelle vite di lui, scritte dai più gravi Autori, leggiamo essere egli nato in quella città. Il che molto più si fa chiaro da un Editto del 1289 (che si ritrova appresso quei Cittadini) in cui Roberto Vescovo d’Isernia, a persuasione di S. Pietro quivi nominato Cittadino d’Isernia.

   Alla luce delle altre biografie più antiche di papa Celestino V e dalle descrizioni “imprecise” sia di Marini che dello stesso Telera, si evince che l’anno di nascita era il 1209; questa differenza di data di nascita la dice lunga sulla veridicità di quanto propose Telera  anche in merito al luogo di nascita: non reputò importante farci conoscere ciò che altri, quanto alla Patria, diversamente, ma senz’appoggio di vere ragioni stimassero; nè ritenne di illustrare quanto riportato negli antichi Ufficii della Chiesa, e nelle vite di lui, scritte dai più gravi Autori, leggiamo essere egli nato in quella città.

   Diligentemente tenne a precisare Il che molto più si fa chiaro da un Editto del 1289 (che si ritrova appresso quei Cittadini) in cui Roberto Vescovo d’Isernia, a persuasione di S. Pietro quivi nominato Cittadino d’Isernia.

Il docunento di cui sopra non è l’originale con la scrittura gotica cancelleresca o gotica regolare, ma è una copia il cui testo, redatto con scrittura del XVII secolo, non fu autenticato; lo avrebbe potuto scrivere chiunque, anche lo stesso Telera, considerato che era sconosciuto agli altri biografi, anche isernini, che prima di lui si erano interessati alla vita di papa Celestino V.  

   Perchè in quell’Editto fu scritto che era un semplice Cittadino d’Isernia, quando si sarebbe potuto ben evidenziare che era nato in quella città?

   Una cosa è certa e getta un ombra di sospetto su quanto scrisse Telera: nelle descrizioni che ricordano gli episodi che videro fra’ Pietro protagonista nel monastero di Santa Maria in Faifoli, non mise mai in relazione, come avevano fatto gli altri biografi tra cui Stefano di Lecce e Marini, quel monastero con il paese di origine di papa Celestino V; in modo molto “sbrigativo” scrisse: si condusse al Monastero di S. Maria in Faifoli dell’ Ordine Benedettino Diocesi di Benevento, e quivi vestì l’abito, fece il noviziato, e a suo tempo la professione di Monaco.

 Nè ritenne di far conoscere ai propri lettori, come fece Marini, i particolari del viaggio che il giovane frà Pietro intraprese dalla sua patria per recarsi a Castel di Sangro: s’incamminarono (Pietro ed un compagno) insieme di buon cuore; ma appena finita la prima giornata, l’incostante compagno arrestò il corso …..  (Pietro) Proseguì dunque senz’altro compagno il santo giovanetto la strada, e arrivato alla terra di Castel di Sangro …..
   Non riportando il tempo utilizzato da Pietro per raggiungere Castel di Sangro, che sappiamo da Marini fu di un’altra giornata di cammino fino all’ora nona, ore 15 del pomeriggio, il lettore non può valutare la distanza tra il luogo di partenza e quello di arrivo: sappiamo che corrisponde a quella tra l’odierno Sant’Angelo Limosano e Castel di Sangro, ma non a quella tra Isernia e Castel di Sangrro.
   Oreste Gentile

CELESTINO V: STRUMENTALIZZANO ANCHE IL TERREMOTO!

aprile 11, 2009

   Nessuno poteva immaginare che per accreditare alla città di Isernia la nascita di papa Celestino V, avrebbero strumentalizzato anche il terremoto che ha colpito tragicamente la città de L’Aquila dove riposano le sue spoglie!

   Le agenzie giornalistiche il giorno 9 u.s hanno dato ampio risalto al salvataggio delle venerate spoglie custodite in una preziosa  teca in perfetto stato di conservazione, è stata condotta al di fuori della basilica che ha subito numerosi danni per il crollo della tettoia nella parte absidale. Le spoglie di Celestino V sono state trasferite nel torrione accanto alla basilica e quindi a pochi metri da dove si trovavano prima del sisma. Si tratta di un altro grande miracolo di papa Celestino V – ha commentato Fabio Carapezza Guttuso, responsabile Commissione Sicurezza Beni Culturali -. Le spoglie di Celestino sono state conservate in perfetta sicurezza» 

   La notizia ha tranquillizzato quanti amano il santo, molisano di nascita, ma abruzzese per aver realizzato e vissuto sulla montagna della Maiella il suo progetto religioso.

   Chi è stato poco diligente ad aggiornare le proprie conoscenze, ignora il salvataggio e la messa in sicurezza della teca, visto che due articoli pubblicati su altrettanti quotidiani regionale il 10 u.s. hanno riportato una notizia diversa ed allarmante, pur di portare avanti una obsoleta pretesa, accompagnata dalla solita cantilena:  L’aver dato i natali a papa Celestino V è per Isernia motivo di onore e di vanto; mentre un altro scrive che la maggior parte della storiografia ufficiale vuole nato nel capoluogo pentro; ed entrambi concordano nel volere che la teca venga trasferita  nella cattedrale della «sua» Isernia.

   Non è la prima volta che alcuni importanti avvenimenti legati a papa Celestino V vengono strumentalizzati: una improbabile visita di san Francesco in Isernia nel 1222; la costruzione di una chiesa in Isernia nell’anno 1272; il diploma di papa Gregorio X che nel 1274 riconosceva l’ordine celestiniano; la lettera del vescovo di Isernia Matteo, nell’anno 1276; l’istituzione della Fraterna, forse fondata nel 1289; il viaggio che papa Celestino V fece da L’Aquila a Napoli nel 1294; un privilegio rilasciato da re Carlo II d’Angiò ai parenti di papa Celestino V nel 1294; una descrizione di Ughelli riferita a papa Celestino V dell’anno 1660; la ricorrenza celebrata nel 1896 in Isernia del VI centenario della sua morte; la ricorrenza celebrata nel 1996 in Isernia del VII centenario della morte, con l’emissione di un francobollo con la leggenda: Isernia 1215, riferita alla sua data di nascita che, oltre ad essere errata, non era pertinente all’avvenimento celebrativo; la visita di papa Giovanni Paolo II nel Molise nel 1995.   

   Queste sono le strumentalizzazioni che più si conoscono; ad esse bisogna aggiungere la promessa fatta già da un anno della pubblicazione di documenti inediti che in maniera inoppugnabile testimoniano la nascita del santo papa in Isernia!             Oreste Gentile

Anno Celestiniano in occasione dell’VIII centenario della nascita di papa Celestino V: UNA “SUA” PASQUA!

aprile 11, 2009

Nel celebrare, e ricorrendo la Pasqua 2009, vediamo come il piccolo Pietro di Angelerio celebrò quella dell’anno 1222.
Le sue più antiche biografie non hanno tramandato un ricordo particolare, ma alcuni studiosi (!) contemporanei hanno voluto colmare questa lacuna inventando la presenza di Pietro di Angelerio nella città di Isernia in occasione della Pasqua del 3 aprile 1222.
Ciarlanti, lo storico-canonico della cattedrale di Isernia, nel 1640 riferì di una visita, per altro mai avvenuta, che San Francesco avrebbe fatto alla sua città nell’anno 1222, senza precisare il giorno ed il mese.
Quella invenzione è stata sfruttata per sostenere la nascita di papa Celestino V nella città di Isernia!
Hanno scritto: Secondo una tradizione si vuole che durante la venuta dell’assisiate in Isernia il Poverello avesse conosciuto fanciullo il futuro Celestino V il quale in quell’epoca aveva otto anni. Ben triste pertanto dovrà apparire Isernia nel dì di Pasqua del 3 aprile dell’anno 1222 al Serafico.
Ed ancora: Nelle vicende politiche non sempre liete della nostra città s’inserisce come un benefico raggio di sole la visita di S. Francesco d’Assisi il quale vi giunse nel pomeriggio del 3-4 (giorno di Pasqua) del 1222, proveniente dalla Puglie ove era andato pellegrino al santuario di S. Michele sul Monte Gargano.
Altri ritennero opportuno modificare la data dell’incontro: Il Santo non aveva ancora compiuto il sesto anno di età, non ancora aveva visto il Serafico San Francesco, che venne in Isernia al principio dell’autunno dell’anno 1222. In quella occasione il Poverello di Assisi gli profetizzò grandi cose.
Un altro ancora scrisse: Era l’anno 1222: Francesco d’Assisi, di passaggio per Isernia, nota tra la folla che lo attorniava e lo venerava un bambino di poco più di sei anni. Gli si avvicina, gli sorride dolcemente, lo accarezza. Il bambino diventerà Papa: papa Celestino V.
Tra le evidenti contraddizioni volevano dimostrare: il piccolo Pietro, essendo presente in occasione di quella visita, era nato in Isernia, ed avendo l’età di otto anni o sei anni o poco più di sei anni, era anche possibile stabilire l’anno della sua nascita sottraendo dall’anno della visita del santo, l’età che Pietro aveva all’epoca: 1222-8=1214, 1222-6=1216 o 1222-7=1215!
L’annunciata celebrazione nel corso del 2009 dell’Anno Celestiniano in occasione dell’VIII centenario della nascita di papa Celestino V, conferma che la sua nascita avvenne nell’anno 1209!

Oreste Gentile

ANNO CELESTINIANO IN OCCASIONE DELL’ VIII CENTENARIO DELLA NASCITA DI PAPA CELESTINO V:

aprile 11, 2009

 IN QUALE MONASTERO BENEDETTINO IL GIOVANE PIETRO DI ANGELERIO FECE IL NOVIZIATO?
   Le sue biografie più antiche concordano nell’indicare il monastero di Santa Maria in Faifoli nel territorio dell’attuale comune molisano di Montagano in provincia di Campobasso.
  

   NON ESISTONO TESTIMONIANZE CONTRARIE !

   La Vita B (1303-1306) :
sancta Maria in Fayfolis quod erat in provincia unde ipse oriundus exstiterat.

   La Vita C (1303-1306):
   Sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus.

   La Vita del Beatissimo Confessore Pietro Angelerio (1471-74):
   Il primo di questi (monastero) fu un certo cenobio, nel quale lui stesso ricevette l’abito monastico, che si chiamava Santa Maria in Fayfolis.
   Petrus de Castello Sancti Angeli, comitatus Molisii, prope Limosanum, …. (Pietro di Castel Sant’Angelo, contado di Molise, vicino a Limosano.
   Sancta Maria in Fayfolis, prope castellum Limosani et Sancti Angeli terram, unde iam ipse oriundus fuit. (Santa Maria in Faifolis, vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.)
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   L. Marini (1630):
   Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fù fatto Abbate.
   E ciò supponendo per certo, dico col Fabro, che pigliò l’habito nel Monastero di Santa Maria in Faifoli posto nella Diocesi di Benevento, che forse era il più vicino alla sua patria, & alcuni manoscritti hanno in altra occasione, che era nella Provincia, d’onde egli era oriondo. …. Et essendo quel Monastero il più vicino alla sua patria, nella quale egli stette, finche si ritirò alla solitudine, non si può argomentare che pigliasse l’habito altrove.
   In oltre era stato già molto florido e celebre nella iurisditione o Diocesi di Benevento il Monastero detto Santa Maria in Faifoli …, & in esso haveva professato l’Ordine e la Regola del Padre San Benedetto: era posto nella Provincia, dalla quale egli stesso haveva Origine e dove era nato, dal che si argomenta che ivi pigliò l’habito.

   Ughelli (1644), nella sua opera ricorda la nomina di frà Pietro di Angelerio ad abate del monastero di Santa Maria in Faifoli da parte di Capodiferro, arcivescovo della diocesi di Benevento da cui dipendeva sia il monastero che il castrum di Sant’Angelo (Limosano): Monasterium sanctae Mariae in Fayfolis, Beneventanae Diocesis, in quo idem Sanctus jamprimed habitum.

   Telera (1648): essendo egli di 16 anni in circa, impetrato il beneplacito di sua madre, si condusse al Monastero di S. Maria in Faifoli dell’Ordine Benedettino Diocesi di Benevento, e quivi vestì l’abito, fece il Noviziato, e a suo tempo la professione di Monaco.
   Quegli stessi motivi che spinsero il Santo à partirsi ancor giovinetto, dal Monastero di S. Maria in Faifolis, …, mossero anche l’Arcivescovo di Benevento chiamato Monsignor Capiferro a desiderare qualche ristoro al già detto Monastero; né tutto ciò poteva da altri sperarsi, che da Pietro del Morrone, per aver egli nello stesso luogo professata la regola Benedettina.
    Oreste Gentile.

ANNO CELESTINIANO IN OCCASIONE DELL’ VIII CENTENARIO DELLA NASCITA DI PAPA CELESTINO V:

aprile 10, 2009

In quale monastero benedettino il giovane Pietro di Angelerio fece il Noviziato?

   Le sue biografie più antiche concordano nell’indicare il monastero di Santa  Maria in Faifoli nel territorio dell’attuale comune molisano di Montagano in provincia di Campobasso.

                      NON ESISTONO TESTIMONIANZE CONTRARIE!!!!

 La Vita B (1303-1306):

   sancta Maria in Fayfolis quod erat in provincia unde  ipse oriundus exstiterat.[1]  

La Vita C (1303-1306):

   Sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde  ipse exstiterat oriundus.[2]

 

La Vita del Beatissimo Confessore Pietro Angelerio[3](1471-74):

    Il primo di questi (monastero) fu un certo cenobio, nel quale lui stesso ricevette l’abito monastico, che si chiamava Santa Maria in Fayfolis.  

   Petrus de Castello Sancti Angeli, comitatus Molisii, prope Limosanum, …. (Pietro di Castel Sant’Angelo, contado di Molise, vicino a Limosano.[4]

   Sancta Maria in Fayfolis, prope castellum Limosani et Sancti Angeli terram, unde iam ipse oriundus fuit. (Santa Maria in Faifolis, vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.).

 

L. Marini (1630):

   Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa

pigliasse l’habito e l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fù fatto Abbate.[5]

   E ciò supponendo per certo, dico col Fabro, che pigliò l’habito nel Monastero di Santa Maria in Faifoli posto nella Diocesi di Benevento, che forse era il più vicino alla sua patria, & alcuni manoscritti hanno in altra occasione, che era nella Provincia, d’onde egli era oriondo. …. Et essendo quel Monastero il più vicino alla sua patria, nella quale egli stette, finche si ritirò alla solitudine, non si può argomentare che pigliasse l’habito altrove.[6]

   In oltre era stato già molto florido e celebre nella iurisditione o Diocesi di

Benevento il Monastero detto Santa Maria in Faifoli …, & in esso haveva professato l’Ordine e la Regola del Padre San Benedetto: era posto nella Provincia, dalla quale egli stesso haveva Origine e dove era nato, dal che si argomenta che ivi pigliò l’habito.[7]

 

   Ughelli (1644), nella sua opera ricorda la nomina di frà Pietro di Angelerio ad abate del monastero di Santa Maria in Faifoli da parte di Capodiferro, arcivescovo della diocesi di Benevento da cui dipendeva sia il monastero che il castrum di Sant’Angelo (Limosano): Monasterium sanctae Mariae in Fayfolis, Beneventanae Diocesis, in quo idem Sanctus jamprimed habitum.[8]

 Telera (1648):

   essendo egli di 16 anni in circa, impetrato il beneplacito di sua madre, si condusse al Monastero di S. Maria in Faifoli dell’Ordine Benedettino Diocesi di Benevento, e quivi vestì l’abito, fece il Noviziato, e a suo tempo la professione di Monaco.[9]

   Quegli stessi motivi che spinsero il Santo à partirsi ancor giovinetto, dal Monastero di S. Maria in Faifolis, …, mossero anche l’Arcivescovo di Benevento chiamato Monsignor Capiferro a desiderare qualche ristoro al già detto Monastero; né tutto ciò poteva da altri sperarsi, che da Pietro del Morrone, per aver egli nello stesso luogo professata la regola Benedettina.[10]

Oreste Gentile.

 

 


[1] Vita B, pag. 386.

[2] Vita C, pag. 404 e segg..

[3] Stefano di Lecce (….), a cura di V. Licita e F. Schiavetto, ed. Istituto Molisano di Studi e Ricerche, 1993

[4] Stefano di Lecce, Vita del Beatissimo Confessore Pietro Angelerio, a cura di V. Licitra  e F. Schiavetto, ed. Istituto 

    Molisano di Studi e Ricerche, 1995, pagg. 17-55.

[5]L. Marini, o. c., pag. 15.

[6] L. Marini, o. c., pag.28.

[7] Ibidem, o. c., pag. 167.

[8] Ughelli, o. c.,  vol. VIII, coll. 139-140.

[9] C. Telera, o. c., pag. 25.

[10] Ibidem, pag. 57 e segg.