PAPA CELESTINO V: MORTE DI UN PRIGIONIERO. 19 MAGGIO 1296

19 maggio 2009 San Pietro Celestino: Sabato 19 maggio1296, nelle prime ore della sera, il prigioniero Pietro di Angelerio, già papa Celestino V, spirava all’età di 87 anni che avrebbe compiuti il 29 di giugno di quello stesso anno. Si tramanda che fosse affetto da “apostema”, ovvero un ascesso localizzato “nel destro lato che molto l’affligeva”. I guardiani della prigione, resisi conto la settimana prima del suo grave stato di salute, avevano chiamato un medico “il quale conosciuta la forza del male, & che pian piano le forze andavano mancàdo nel Santo Vecchio, giudicò l’infermità mortale. Et il Santo Padre stesso aveva già predetta ai compagni la sua morte. Pigliò perciò egli il Sagrosanto Viatico, e poi anco il santo sacramento dell’estrema ontione. Et sicuro già, anzi sentendosi avicinare al fine diceva a i compagni, che lo lasciassero riposare. Chiedeva egli non riposo del corpo, ma dell’anima, con la quale già aspirava & anelava a Christo Crucifisso. Il corpo del Santo ancorche languido non giaceva già sopra molle piuma e morbido letto, ò sopra matarazo, o pur almeno sopra stramento e fascio di paglia, ma sopra una nuda tavola con un tapeto sotto & una coperta di sopra. Aspettando donque il fine & il suo passaggio al Signore non cessava di far’oratione e recitare salmi, & ordinò a i compagni, ch’eglino altresi non cessassero dal far’oratione. Perseverò tutta quella settimana in quell’infermità e preparazione dell’anima sua non ragionandosi ivi mai ne cò lui, ne trà compagni, se non delle laudi d’Idio, e della gloria del Cielo. Il Sabbato di sera precedente l’ottava della Pentecoste, aggravandosi l’infermità, mancando le forze del corpo, mentre quasi cantando l’ultimo spirito a Dio, con flebile e debolissima voce, che a pena si sentiva, cantò l’ultimo salmo di Davide. Laudate Dominum in Sanctis eius, subito ch’hebbe dette l’ultime parole, Omnis Spiritum laudes Dominum, rese l’anima Sànta al suo Creatore e Redentore Idio”. Il povero frà Pietro, dopo la sua rinuncia e non rifiuto, al papato avvenuta il 13 dicembre 1294, fu dapprima fuggiasco e poi prigioniero di papa Bonifacio VIII, suo successore. Aveva cercato di imbarcarsi dal porto di Vieste per l’estremo oriente, ma riconosciuto da alcuni pescatori fu condotto alla presenza del nuovo pontefice che, per timore di uno scisma, pensò bene di isolarlo, trasferendolo nella “Torre di Fumone” nei pressi di Anagni, alla metà di agosto del 1295. Tre furono i discepoli che lo seguirono “in quella Torre strettissima e fortissima, dove niuno poteva parlargli ò vederlo, fuorche i soldati, che vi erano posti alla guardia, & alcuni Monaci concessigli per compagnia: Berardo di Colle Alto, che poi fù Abbate, e Bartolomeo de Trasacqui, e Tommaso di Sulmona, che non l’abandonarono mai in qualunque stato ò fortuna”; a loro il grande merito di aver compilato la sua biografia detta Vita C, da cui Marini trasse molte delle notizie riportate nella sua biografia, ma non volle tener conto che in essa era scritto che la morte di Pietro di Angelerio era avvenuta alla età di 87 e non di 81 come egli scrisse! A margine della minuziosa descrizione della morte del santo papa molisano tramandata da Marini, è bene ricordare che lo stesso biografo avanzò l’ipotesi che il povero prigioniero Pietro di Angelerio fosse stato ucciso con un chiodo conficcato “nella parte destra sopra l’orecchio, si vede manifestamente un buco di forma quadrangolare, che chiaramente appare non naturale, ma fatto con un chiodo conficcatovi, & è di larghezza quanto potrebbe fare un chiodo ordinario di quegli che in Abruzo si chiamano bresciani”.
Un omicidio in piena regola per eliminare un pericoloso, quanto scomodo testimone
depositario di un segreto? Se fosse stata una banale caduta, molto probabile all’età di 87 anni? Il povero frate aveva l’età di 87 anni, era alla fine della vita, se non aveva svelato il suo segreto fino ad allora, quando l’avrebbe voluto o potuto fare? La sua morte dovuta al suo male o ad altre cause naturali, fu descritta con dovizia di particolari dai suoi primi biografi, hanno mentito? Lasciamo che siano gli scrittori di romanzi gialli a sbizzarrirsi con la loro fantasia!
Oreste Gentile.

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