PAPA CELESTINO V: LA PARABOLA DELLA ZIZZANIA.

         PAPA CELESTINO V: LA PARABOLA DELLA ZIZZANIA.

La biografia di papa Celestino V, ricordando la parabola tramandata da Matteo (13,24-43)  si può paragonare ad un campo in cui i biografi più scrupolosi: un anonimo della Autobiografia dei primissimi anni del secolo XIV; i discepoli Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona, autori della Vita C datata tra il 1303 ed il 1306; Stefano Tiraboschi del 1450; Stefano di Lecce del 1471-1474 e Lelio Marini del 1630, seminarono del buon seme rappresentato dagli indizi chiarissimi che permettevano e permettono di scoprire l’anno della sua nascita, di identificazione e di localizzazione il luogo in cui avvenne e di conoscere anche il nome dei suoi genitori.

   Non si troverà mai il certificato di nascita di Pietro di Angelerio, ma gli indizi tramandati dai più antichi biografi, se valutati attentamente, permettono di risolvere definitivamente la secolare polemica.

   I biografi che ignoravano ed  ignorano la geografia, la storia medioevale e la divisione amministrativa del regno svevo-angioino, dall’anno 1479 anche con spirito campanilistico, continuano a seminare la zizzania che ha danneggiato non solo l’anno, ma il luogo di nascita e, con l’invenzione di due cognomi, ha inquinato anche la famiglia di Pietro di Angelerio.

   Un esempio di quanto detto è il testo (in rosso) di un manifesto diffuso nella città di Isernia in occasione della ricorrenza di san Pietro Celestino del 19 maggio 2009, i cui autori, proprio in coincidenza con l’ VIII centenario della sua nascita (1209-2009), hanno seminato “a piene mani” altra zizzania!

          a)  La testimonianza in più di una fonte che egli è nato in Terra Sancti Angeli senza specificare quale sia questa Terra quando fra Terra di Lavoro e Regione Molise vi sono almeno dodici luoghi che portano questo nome.

   NESSUNA  fonte avalla l’affermazione nato in Terra Sancti Angeli.

   Stefano di Lecce fu l’unico tra i biografi antichi a ricordare il territorio di Sant’Angelo perché scrisse: vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso (papa Celestino V) era originario.

   Il soggetto della descrizione era il monastero di Santa Maria in Faifolis, sito nei pressi di Montagano (CB), dove Pietro di Angelerio si recò a 17 anni e vi rimase  3 anni per svolgere il noviziato.

   Un monastero, come vedremo (f), di fondamentale importanza per localizzare ed identificare inequivocabilmente il luogo vicino al Castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

Ammesso che vi sono almeno dodici o più luoghi che portano questo nome (Sant’Angelo)   fra Terra di Lavoro e Regione Molise, solo Sant’Angelo Limosano era ed è ancora oggi a 4, 1 km da Limosano ed a 16, 4 km. da Montagano nei cui pressi esiste una chiesetta che è l’unica testimonianza del monastero di Santa Maria in Faifoli.

   E’ bene ricordare e sottolineare: tutti i primi biografi hanno tramandato che papa Celestino V nacque in un castrum, una forma di urbanizzazione diversa dalla civitas e dalle terrae.

   Stefano di Lecce volle essere ancora più preciso: Pietro di Castel Sant’Angelo, contado di Molise, vicino a Limosano.

   La Vita C non identificò il paese di origine, ma ricordando il monastero di Faifoli, lo localizzò nella provincia in cui il papa era nato: sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus.  

   Stefano Tiraboschi che scrisse prima di Stefano di Lecce, era a conoscenza che: In la provincia de terra de noe sotto al regnamo de napoli i uno castello che se chiama sancto angelo nasce lo gratioso celestin.

   Tiraboschi aveva le idee chiare: il castello o castrum dove nacque il nostro santo si identificava e si identifica con sancto angelo che si localizzava nella provincia de terra de noe che era sotto al regnamo de napoli.

   Il sancto angelo di Tiraboschi era il Castel Sant’Angelo di Stefano di Lecce!

   La Storia insegna che il regno angioino di Napoli, ma già con l’imperatore Federico II quando nacque Pietro di Angelerio, era suddiviso amministrativamente in 9 province, 7 sul continente e 2 in Sicilia: il Comitatus Molisii e la Terrae Laboris erano stati inclusi in un unico Justitiario e costituivano un’unica provincia amministrativa denominata Justitiariato Terrae Laboris et Comitatus Molisii.

   Non c’è dubbio che Tiraboschi, nel ricordare la  provincia de terra de noe nel regnamo de napoli, specificando provincia ed omettendo di citare il Comitatus Molisii, localizzava sancto angelo non in un territorio autonomo, ma in quello compreso in una delle 7 province amministrative del continente denominata: terra de noe, dal significato sì ancora oscuro, ma che senza dubbi si riferiva alla Terrae Laboris.

   Marini con una sola descrizione ci offre 4 (quattro) indizi che sono pertinenti solo all’odierno Sant’Angelo Limosano: 1) Altri scrittori nondimeno hanno lasciata memoria, che il luogo dove nacque Pietro, fu un Castello chiamato Sant’Angelo: 2) Così hanno  alcuni Manuscritti antichissimi, la prima parte dei quali si professa nel prologo, che fu lasciata scritto di mano da un Monaco di Santa vita discepolo del Santo & si ha che fu Beato Roberto de Sale. 3) Et dal trattato, che scritto di mano del Santo medesimo delle cose passate nella sua fanciullezza, & nei primi anni della sua fanciullezza, & nei primi anni della sua conversione, fu trovato nella Cella di lui, 4) Et anco dal progresso della vita, pare che il medesimo (Castello Sant’Angelo, ) si possi facilmente raccogliere.

   Tiraboschi, Stefano di Lecce e Roberto de Sale ricordato da Marini, concordarono su un unico nome del castrum in cui nacque Pietro di Angelerio: castello sancto angelo, Castel Sant’Angelo e Castello  Sant’Angelo.

  Marini ricordò un altro biografo di papa Celestino V: il Poeta Notturno Napolitano, che scrisse in versi volgari la vita del Santo,……, stampata nell’anno 1520, dice che la patria del Santo fu la Terra chiamata Limosano.  La quale precisò Marini è nei medesimi confini & nel Contado di Molisii.

   Il Notturno Napolitano (Antonio Simone Bugatti) non ritenne opportuno citare il castrum Sant’Angelo, ma preferì ricordare Terra (territorio) pertinente all’odierno Limosano, centro che era già stato civitas e che per un breve periodo fu anche sede episcopale da cui, all’epoca, dipendeva anche il meno importante e vicino castrum.

   Marini aggiunse: Edonque cosa certa, scrisse di seguito, che la Patria del nostro Santo Pietro fu nel Contado de Molisi, che è parte di terra di Lavoro, & in questo distretto stà posto il nominato Castello, & anco la Città d’Isernia.

   Quale dei due centri era la patria del papa?  

   Marini fornì, dandogli molta importanza, un preciso indizio per identificare il castrum dove nacque papa Celestino V: il castrum di Castel di Sangro.

   Quando il giovane fra’ Pietro abbandonò il monastero di Faifoli per andare a Roma per essere consacrato sacerdote, si fermò a Castel di Sangro; le considerazioni del biografo sono di rilevante importanza: il tempo impiegato per percorrere la distanza per raggiungere quell’antico castrum è verosimile solo per Sant’Angelo Limosano, non per Isernia!

   L’importanza di questo indizio era ed è tale che non è mai stato preso in seria considerazione!

                              VIVA LA SERIETA’ DELLA RICERCA!

   Il monastero di Santa Maria in Faifolis ricordato da tutti i biografi, ma ignorato in quel manifesto, tanto da affermare, come vedremo in seguito (f), che Il noviziato era stato svolto a Sant’Angelo Limosano e non in un monastero, è sempre stato un indizio utilissimo per localizzazione ed identificare il paese di origine di papa Celestino V.

   La Vita C che è ritenuta la più attendibile e la più completa delle sue prime biografie, ricorda la nomina di Pietro di Angelerio ad abate proprio del monastero di Santa Maria in Faifoli che aveva già frequentato da giovane per seguire la Regola di san Benedetto: sancta Maria in Fayfolis quod erat in provincia unde ipse oriundus exstiterat, cuius abbas dederat sibi primo habitum sanctae religionis.  

   Stefano di Lecce: Il primo di questi (monastero) fu un certo cenobio, nel quale lui stesso ricevette l’abito monastico, che si chiamava Santa Maria in Fayfolis, vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

   Marini, al pari di Stefano di Lecce, diede molta importanza alla vicinanza del paese natale di papa Celestino V al monastero di Santa Maria in Faifoli dove svolse il noviziato: Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fù fatto Abbate.

   Ricordando: In oltre era stato già molto florido e celebre nella iurisdittione o Diocesi di Benevento il Monastero detto Santa Maria in Faifolis: Dall’Abbate di questo Monastero, che all’hora era buono, e grande, haveva il Santo (Celestino V) primieramente havuto l’habito di Religione, & in esso haveva professato l’Ordine, e la Regola del Padre San Benedetto: & era posto nella Provincia, dalla quale egli stesso (Celestino V) haveva Origine e dove era nato, dal che si argomenta che ivi pigliò l’habito.

  1) Monastero di Santa Maria in Faifoli, 2)  Limosano, 3) Sant’Angelo un trinomio che si localizzava unicamente nel territorio del Comitatus Molisii e che era stato incluso in un unico Iustitiariato denominato Terrae Laboris et Comitatus Molisii.

          b)  L’origine della famiglia materna Leone da Sant’Angelo di Alife, in Terra di Lavoro.

   Sant’Angelo di Alife si localizza e si identifica in Terra di Lavoro?

   SI, è vero, ma tutte le biografie di papa Celestino V ne IGNORARONO l’esistenza perché non fu MAI coinvolto negli avvenimenti che interessarono la sua lunga vita.

   Proporre quel centro ed anche il cognome Leone della madre Maria, è frutto solo di fantasia!

          c)  La presenza della famiglia AngelerioLeone a Isernia ove l’Angelerio padre esercitava l’attività di Agricola cioè possidente e non di colono, cioè lavoratore dipendente.

   NESSUNA fonte biografica ha ricordato che il cognome del padre Angelerio fosse Angelerio e che quello della madre Maria fosse Leone, NELa presenza della famiglia AngelerioLeone nella civitas di Isernia

   Marini, in merito al cognome o ai cognomi dei genitori di Pietro fu non chiaro, ma chiarissimo: Il cognome della famiglia (di papa Celestino V) non fu scritto da alcuno, e se in alcuna scrittura si trova alcuno de i nipoti nominato di Angelerio, facilmente sarà il nome del Padre o dell’Avo, come si usa in quei paesi, ne i quali il nome del padre o dell’Avo serve per cognome: Et al nostro Pietro non fu apposto mai altro cognome overo agnome, che quello del Morrone, il quale fu acquistato da lui stesso, come si dirà appresso. L’insegne nondimeno, che si chiama Arma, al nostro Pietro si trova in tutte le sue imagini antiche attribuito un Leone rampante con una fascia a traverso dalla coscia al piede sinistro, essendo come appoggiato su il lato sinistro, sì come è descritto da tutti gli autori e in tutte le imagini.

   Il Leone rampante non ricordava il “fantasioso” cognome Leone della madre, altrimenti Papa Celestino V, scegliendo il cognome Leone della madre per realizzare lo stemma pontificio, un leone rampante, avrebbe abiurato alla discendenza da Angelerio!   

   Altrettanto chiara e l’Autobiografia: Ordunque, dirò anzitutto qualcosa dei miei genitori, i cui nomi sono Angelerio e Maria: nessuno cognome di papa Celestino V!

          d) Il padre esercitava l’attività di Agricola cioè possidente e non di colono, cioè lavoratore dipendente.

   L’Autobiografia ricorda solo: Entrambi come io credo, erano giusti davanti a Dio e molto lodati presso gli uomini: semplici, retti e timorati di Dio: umili e pacifici, non contraccambiavano il male con il male, e molto volentieri davano ai poveri elemosine e ospitalità.

   Probabilmente il padre era un Agricola, il cui significato è sempre stato agricoltore, contadino, ma nulla autorizza a ritenerlo possidente, visto che viene ricordato un fratello di Pietro, che era ammogliato, raccoglieva la messe; ed ancora che la madre si rivolse ad uno dei figli: Figlio mio, prendi la falce, vai nel campo e cerca in esso,…. senza specificare come era condotto quel fondo: per proprietà,  per affitto o per conto del proprietario.

   Certamente non vivevano nell’indigenza visto che molto volentieri davano ai poveri elemosine e ospitalità, e che la madre, in contrasto con i figli, prese quanto le spettava dei beni familiari, visto che il padre era già morto, e lo diede a un maestro perché istruisse il piccolo Pietro

          e)  L’infanzia trascorse a Isernia.

                                     NON ESISTE TESTIMONIANZA!

          f) Il noviziato svolto a Sant’Angelo Limosano Terra della Metropolita Beneventana e poi lì ancora come guida della Comunità monacale.

   NESSUNA biografia testimonia che il noviziato fu svolto a Sant’Angelo Limosano Terra della Metropolita Beneventana.

   Il giovane Pietro di Angelerio svolse il noviziato in un monastero: NEL castrum di SANT’ANGELO LIMOSANO NON ESISTEVA UN MONASTERO!

   L’Autobiografia e Stefano Tiraboschi, descrivendo con dovizia di particolari la fanciullezza di Pietro, ritennero opportuno tramandare che, avendo compiuto 17 anni, si recò nel monastero di Santa Maria in Faifoli ove rimase 3 anni per svolgere il noviziato: in un monastero e non a Sant’Angelo Limosano, suo paese di origine!

  La Vita C ricorda la nomina di Pietro di Angelerio ad abate proprio di quello stesso monastero di Santa Maria in Faifoli che aveva frequentato da giovane per seguire la Regola di san Benedetto: sancta Maria in Fayfolis quod erat in provincia unde, precisando che ipse oriundus exstiterat, cuius abbas dederat sibi primo habitum sanctae religionis.  

   Stefano di Lecce, come abbiamo già visto, aveva le idee chiarissime nel ricordare dove Pietro di Angelerio svolse il noviziato: Il primo di questi fu un certo cenobio, nel quale lui stesso ricevette l’abito monastico, che si chiamava Santa Maria in Faifoli, vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario, poiché un uomo degno di santa memoria Capiforo, arcivescovo di beneventano, gliela concesse e ve lo consacrò abate.

   Marini, altrettanto preciso, concordò con Stefano di Lecce: Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fù fatto Abbate.

   Ed ancora: In oltre era stato già molto florido e celebre nella iurisdittione o Diocesi di Benevento il Monastero di Santa Maria in Faifolis: Dall’Abbate de questo Monastero, che all’hora era buono, e grande, haveva il Santo primieramente havuto l’habito di Religione, & in esso haveva professato l’Ordine, e la Regola del Padre San Benedetto: & era posto nella Provincia, dalla quale egli stesso haveva Origine e dove era nato, dal che si argomenta che ivi pigliò l’habito.

   Egli, l’arcivescovo di Benevento, perciò mosso per la Santità del nostro Padre San Pietro, sapendo che era nato in quel paese, e che non solamente haveva fatta la professione nel medesimo Ordine, ma anco in quel Monastero stesso, volse & operò che il santo fosse fatto Abbate del medesimo luogo e Monastero.

   Sant’Angelo Limosano Terra della Metropolita Beneventana: come interpretare questa descrizione?

   E’ ESATTO ritenere il castrum di Sant’Angelo Limosano, al pari delle diocesi delle civitas di Bojano, Trivento e Guardialfiera all’epoca di Pietro di Angelerio soggetto al metropolita di  Benevento.

   Se si vuole intendere che il suo territorio non era amministrato dallo Justitiariato Terrae Laboris et Comitatus Molisii, ma da una provincia del regno angioino denominata Terra Beneventana si commette un gravissimo errore, dimostrando di ignorare la storia medioevale.

   Delle 7 province o Istitiariati in cui era diviso il regno angioino sul continente, una era denominata  Principatus et Terre Beneventane di cui faceva parte anche la civitas di Benevento, MAI il castrum di Sant’Angelo (Limosano).

   Il castrum di Sancto Angeli, oggi Sant’Angelo Limosano, paese in cui nacque Pietro di Angelerio, papa Celestino V, con il territorio ad esso pertinente era sito nel Comitatus Molisii alla cui guida politica in epoca sveva e poi angioina, si avvicendarono diversi feudatari.

   La divisione amministrativa del regno svevo-angioino, come già esaminato al punto a, aveva istituito un’unica provincia o Justitiariato che comprendeva due entità territoriali distinte e politicamente autonome l’una dall’altra: la Terrae Laboris ed il Comitatus Molisii.

   I Registri della Cancelleria Angioina offrono una dettagliata descrizione delle disposizioni amministrative per lo Justitiariato: spesso nel descrivere un castrum sito nel territorio del Comitatus Molisii, citano solo Iustitiariato Terrae Laboris, omettendo et Comitatus Molisii: era ed è evidente che quel castrum non poteva essere localizzato ed identificato in un territorio diverso dal Comitatus Molisii.

             g)  Il decreto di fondazione della Frataria “La Fraterna” del 1° ottobre 1289 ad opera del vescovo Roberto che chiama Pietro Angelerio Civis Aeserniensis senza porsi il problema dei suoi natali.

   In verità, nella città di Isernia è conservata una pergamena il cui testo, redatto con la grafia in uso nel XVII, è ritenuta la copia non autenticata di un “qualcosa” che sarebbe stato redatto il 1 ottobre 1289  in cui era scritto che  Pietro Angelerio era Civis Aeserniensis, ovvero era nato nella civitas di Isernia!

   L’originale di quella pergamena e la sua copia erano sconosciuti a tutti i biografi di papa Celestino V che vissero prima del 1648, anno in cui Celestino Telera per la prima volta esibì quella copia.

   Ciarlanti (164044), nativo di Isernia, arciprete della cattedrale di quella città e storico “insigne” ne ignorava l’esistenza; lo stesso vale per Ughelli (164264), autore della monumentale opera Italia Sacra che contiene la biografia dei vescovi e la descrizione degli avvenimenti più significativi accaduti nelle diocesi durante la loro titolarità.

   Ughelli, ricordando quel vescovo Roberto scrisse solo:

   Robertus anno 1287. cujus extat memoria etiam anno 1289. in Coenobio Monialium S. Clarae de Aesernia.

   Ughelli era a conoscenza che durante la titolarità del vescovo Roberto non era accaduto nulla che valesse per tramandare ai posteri!

   La descrizione che lasciò per il vescovo Dario fu più dettagliata perché “qualcosa” era realmente accaduta:  

   15. DARIUS temporibus Innocentii III. itemque Honorii III. Aeserniensis fuit Episcopus, cujus prima mentio in onumentis habetur anno 1208. ultima vero anno 1221. sub quo natus est anno 1215. S. Petrus de Morone, postea Pontifex Max. sub nomine Coelestini Quinti.

          h)  La Bolla di Canonizzazione emanata in Avignone il 5 maggio 1313 che lo dà nato in Terra di Lavoro.

   In verità, nella Bolla di Canonizzazione emanata in Avignone il 5 maggio 1313 NON lo dà nato in Terra di Lavoro, ma si legge: O quam felix es Provincia & Terrae Laboris …….,  a cui segue una precisazione: B. igitur Petrus, de predicta provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem, ex honestis  parentibus, Catholicis & devoti.

   traxisse fertur originem non esprime una certezza: si dice che ha tratto origine dalla predetta provincia Terra di Lavoro, non un territorio preciso e politicamente autonomo, ma la Provincia, lo Justitiariato che sappiamo essere quello denominato per intero Terrae Laboris et Comitatus Molisii che era uno dei 9 Justitiariatii in cui era stato diviso amministrativamente il regno svevo-angioino.

   La Bolla non indicò, al contrario dei biografi che avevano scritto prima della sua pubblicazione, un castrum o una civitas, utilizzò solo il termine più generico Provincia che serviva per localizzare, ma non per identificare in quel Justitiariato il paese natale di Pietro di Angelerio.

   Una citazione di un altro capitolo della Bolla di Canonizzazione evidenzia che il suo redattore aveva una scarsa conoscenza storico-geografica del regno angioino: Hic Fr. Petrus de Morone antea dictus, natione Apulus, ovvero Pietro del Morrone sarebbe stato Apulo di nascita!

                                         NESSUN COMMENTO

          i)  Il culto ininterrotto dagli inizi del XIV secolo ad oggi del Popolo di Isernia che lo ha eletto Patrono e Santone cioè Taumaturgo della sua Città.

… dagli inizi del XIV, NON corrisponde al vero perché solo a partire dall’anno 1479, siamo quindi un po’ oltre la metà del XV secolo, Platina, senza alcuna testimonianza, nel De Vitis Pontifici scrisse sic et simpliciter: Pietro da Morrone, fù de Isernia.

   E’ molto strano che gli isernini abbiano lasciato trascorrere ed atteso circa 166 anni dalla sua canonizzazione, avvenuta nel 1313, per iniziare Il culto ininterrotto di san Pietro confessore la cui “fama” si era già diffusa in Italia ed in Europa; loro hanno “ignorato” la sua “fama” e la sua esistenza per 166 anni!

   che lo ha eletto Patrono e Santone cioè Taumaturgo della sua Città: patrono di Isernia dal XV secolo?

   Ciarlanti, arciprete e vicario capitolare della cattedrale d’Isernia, era a conoscenza (1640-44) di ben altra tradizione, perché durante la sua epoca solo san Nicandro e san Marciano erano i santi patroni della città di Isernia: si congettura ancora dall’antica protezione, che questi gloriosi Martiri han sempre tenuto, e tengono d’Isernia e di Venafro, nelle quali da tempo antichissimo essi soli sono stati tenuti per padroni e protettori.      

   L’invenzione dell’originale termine Santone per  identificare papa Celestino V si può far risalire all’anno 1968: fu inventato solo per testimoniare un legame ed una nascita che non avvenne in quella città!                                         

   Tra papa Celestino V e la civitas di Isernia non vi fu alcun rapporto, né fu nei suoi pensieri!

   E’ sempre stata invocata come una “cantilena” una tradizione che non è suffragata da un documento o da un avvenimento che vedesse coinvolta quella città nella lunga vita del papa.

   Per sostenerla si sono inventati: 1) l’esistenza di un suo fondo paterno in Isernia, 2) l’esistenza di una sua casa in Isernia, 3) il cognome dei genitori, 4) la visita di san Francesco ad Isernia, 5) una lettera del vescovo Giacomo, 5) una bolla di papa Gregorio IX, 6) una pergamena del vescovo Dario, 7) una pergamena del vescovo Roberto, 8) la presenza di papa Celestino V in Isernia durante il viaggio da L’Aquila a Napoli, 9) recentemente hanno proposto la sua nascita in Sant’Angelo di Alife ed il suo successivo trasferimento con tutta la famiglia ad Isernia!

 Oreste Gentile

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