PAPA CELESTINO V: LA SUA CRONOLOGIA ESSENZIALE E’ CONDIZIONATA DALLA PROPOSIZIONE DISGIUNTIVA “O” !

                                                                      (IN ROSSO LE DATE E LE INDICAZIONI ERRATE).

   Quanti si sono interessati in ogni epoca a Pietro di Angelerio, papa Celestino V, hanno sempre e giustamente evidenziato che nella vita fu frate, eremita, abate, papa, fuggiasco, prigioniero e santo.

La sua vita è stata ed è ampiamente illustrata, le opere  che realizzò con le uniche armi dell’umiltà e della grande fede in Dio, sono state studiate e discusse in ogni epoca.

   Solo i dati anagrafici di papa Celestino V e gli anni in cui prese le decisioni più importanti della vita, non hanno mai goduto di una particolare attenzione ed interesse da parte dei suoi biografi; a distanza di 713 anni dalla morte, oggi continuano le polemiche che il più delle volte si concludono con la storica (?) frase: sull’anno e sul luogo di nascita e il dibattito è quanto mai aperto; ovvero, rimarrà tale per sempre!

  Nessuno ha manifestato ed ha intenzione di manifestare interesse per risolvere la vexata quaestio, anzi l’alimentano con “gratuite” interpretazioni delle sue più antiche biografie  anche in occasione delle manifestazioni organizzate per celebrare il suo VIII centenario della nascita.

    La certezza della matematica non convince gli storici, né ha convinto gli studiosi contemporanei, lo status quo, la non belligeranza fra le loro opinioni li soddisfa ed il compromesso la fa da padrone, tanto da affermare nelle loro pubblicazioni:

 a)  Pietro nacque nell’anno 1210 o 1215; intorno al 1215 o nacque nel 1209; all’inizio del 1210  o nel 1209 (1215?); nel 1209 o posta dagli storici tra il 1209 e il 1210; tra il 1209 e il 1215.

     a1)   Nacque in Isernia  o  in Molise  o  in Terra di Isernia  o  nella contea di  Molise  o  in Sant’Angelo Limosano.    a2)   Figlio di Angelo de Angelerio  o  di Angelerio de Angeleriis  o  di Angelerio o  di  Maria de Leone  o  di   Maria.

  b)  Divenne novizio nel monastero di Santa Maria in Faifolis  o  nel monastero di   Santa Maria della Ferrara.

 c)  Abbandonò la patria nel 1229;  fra il 1230 e il 1235; quindi nel 1231 circa  o  nel 1230 (1235 se si pone la  sua data di nascita al 1215).

 d)  Andò a Roma nel 1232  o  nel 1233/34  o  nel 1238 o nel 1239.

 e)  Si ritirò sul Morrone nel 1232  o  1239;  tra il 1235 e il 1240  o  nel 1241.

 f)  Celestino V, papa del gran rifiuto  o  della “rinuncia”.

 g)  Morì all’età di 81 anni  o  di 87 anni

   Papa Celestino V, dopo 8 secoli dalla nascita, sopporta con infinita e santa pazienza che i biografi trattino con tanta superficialità e con tante incertezze la cronologia che ricorda le più importanti tappe della sua lunga vita!

 Esaminiamo i punti a, c, d, e, g.

  Nessuno dei suoi biografi ha saputo “fare di conto”, trascurando l’importanza di alcuni indizi ricordati dalle biografie più antiche hanno resa “incerta” e costellata di “o la vita di papa Celestino V.

   Quegli indizi (numeri in grassetto e sottolineati) non sono pietre, ma “macigni” miliari che permettono di ricostruire in modo chiaro la vita del santo papa:

 aveva compiuto  20  (17 + 3) anni quando lasciò il monastero;  3  anni visse per la prima volta da eremita;  62  anni fu eremita sul Morrone-Maiella, poi nell’anno  1294  fu eletto papa e visse  i successivi 2  anni anche come fuggiasco, per morire da prigioniero nell’anno  1296.

  Sommando  20  +  3  +  62  +  2  =  87 sono gli anni vissuti da papa Celestino V, come testimonia la cosiddetta Vita C.

   Sottraendo dall’anno della morte  1296  –  87 gli anni vissuti  =  1209 anno di nascita.

   Se fosse nato nel 1215  +  20  =  1235  +  3  =  1238 anno in cui sarebbe stato a Roma e poi si sarebbe rifugiato sul Morrone-Maiella  +  62  =  1300 anno in cui sarebbe stato eletto papa  +  2 anni  =  1302 anno della morte.

   Un risultato completamente difforme dalla realtà!

   La cronologia più corrispondente alla realtà: nato nel 1209  +  20  +  3  =  1232  anno in cui partì per Roma  +  62 sul Morrone = 1294  anno di elezione a papa  +  2  =  1296  anno della morte.

 

   a1)  Per quanto riguarda il suo luogo di nascita, l’argomento è già stato ampiamente trattato e può essere consultato in rete alla voce Papa Celestino V. La certezza … .

 a2) Tutte le biografie antiche ignoravano il cognome del padre e della madre di papa Celestino V, ricordavano solo il loro nome di battesimo: Angelerio e Maria.

 Un tale Iorio, nell’anno 1894, unicamente per sostenere la nascita di papa Celestino V nella civitas di Isernia dichiarò di aver scoperto, letto e poi smarrito una pergamena in cui era scritto: Angelerio de Angeleriis et Maria de Leone.

   La frase ricordata da Iorio risulta essere la manipolazione di una descrizione fatta da Ughelli, tra il 1642 ed il 1644, che ricordava sì Pietro del Morrone, ma non i nomi dei genitori.

   Occorre tenere ben presente che Ciarlanti (1644), arciprete della cattedrale di Isernia e storico locale, ignorava l’esistenza di quel documento!

   Marini (1630) che scrisse una più dettagliata, quanto documentata biografia del nostro papa, così si espresse in merito al cognome:

 Il cognome della famiglia d’Angelerio non fù scritto da alcuno, e se in alcuna scrittura si trova alcuno de i nepoti nominato Angelerio, facilmente sarà il nome del Padre ò dell’Avo, come si usa in quei paesi, ne i quali il nome del ò dell’Avo serve per cognome: Et al nostro Pietro non fù apposto mai altro cognome overo agnome, che quello del Morrone.

 b) Tutte le biografie antiche confermano che il giovane Pietro di Angelerio, all’età di 17 anni si ritirò nel monastero più vicino al suo paese di origine che era pertinente alla diocesi di Benevento e sito nella provincia del regno svevo-angioino denominata Terra di Lavoro e Comitato di Molise.

   Le stesse biografie ricordano che Capodiferro, arcivescovo di Benevento, nell’anno 1276, conferì  a frà Pietro il titolo di abate del monastero di Santa Maria in Faifolis, sia perché vi aveva svolto il noviziato dall’età di 17 anni e per 3 anni, sia perchè il monastero era pertinente alla diocesi di Benevento.

   La localizzazione del paese natale di Pietro di Angelerio nella diocesi di Benevento esclude una nuova pretendente nella disputa di quale sia la sua patria: Sant’Angelo in Grotte.

Al tempo di papa Celestino V, Sant’Angelo in Grotte era localizzata nella Terra di Lavoro e Comitato di Molise, al pari di Sant’Angelo (Limosano), ma era nella diocesi di Bojano!

  f)   “Rinuncia” o gran rifiuto?

  La lettera compilata e sottoscritta da papa Celestino V era molto chiara:

 Io Celestino V, mosso da legittime cause di umiltà, di desiderio di miglior vita, di non offender la mia coscienza, di debolezza del mio corpo, di mancanza di sapere, nonché spinto dalla malignità del popolo, per trovare il riposo e la consolazione del mio vivere passato, abbandono volontariamente e liberamente il papato e rinuncio espressamente a questo mandato ed a questa dignità, dando al sacro collegio dei cardinali fin da questo istante la facoltà di eleggere canonicamente un pastore della Chiesa universale. (Tu es Petrus di G. Galbiati, C. Castiglioni, L. Gessi. Casa ed. Damiani. Roma 1950).

   E’ inverosimile che Dante si riferisse a quel santo frate!

   Il papa Clemente V in occasione della canonizzazione di Pietro di Angelerio, si espresse:

    Uomo di stupenda semplicità, ma imperito dei negozi che riguardavano il reggimento della Chiesa universale, come colui che dalla puerizia sino alla vecchiezza l’animo suo aveva proteso non alle cose mondane, a alle divine.(ibidem).

   La biografia di Marini (1630), nel descrivere con dovizia di particolari la vita di Pietro di Angelerio, dedicò 12 pagine a quell’evento sorprendente e raro: il termine rinuncia fu scritto per 53 volte!

   Sarebbe opportuno che in occasione della celebrazione dell’VIII Centenario della nascita di papa Celestino V, anche questo luogo comune, al pari di quanto già illustrato, avesse finalmente FINE.

                                                                                    CRONOLOGIA INEDITA

(in grassetto le cose notevoli; i numeri sottolineati sono ricordati nelle biografie più antiche dal XIII al XVI sec.)

 

Anno 1209 (lunedì 29 giugno)  

   Nacque da Angelerio e Maria, nel castrum sancti Angeli (od. Sant’Angelo Limosano) che si localizzava nel territorio della contea di Molise (con la Terra di Lavoro costituivano nel regno svevo -angioino un unico Justitiariato Terra Laboris et Comitatus Molisii), e nella diocesi di Benevento.

Anno 1226.

   All’età di 17 anni entrò nel vicino monastero di Santa Maria in Faifoli per il noviziato, ma deluso dalla vita che si conduceva ed avendo deciso di condurre una vita da eremita per “servire Dio in solitudine”, programmò un viaggio a Roma per essere consacrato sacerdote e “potere  dire messa”.

 Anno 1229.  

   All’età di 20 anni, dopo aver trascorso 3 anni nel monastero di Faifoli, in un freddo mese di gennaio partì dal paese di origine ed intraprese il viaggio con un compagno più anziano che lo abbandonò dopo il primo giorno di cammino; rimasto solo, il giorno seguente giunse all’ora nona (ore 15) nel castrum di Castel di Sangro (che si localizzava nel Justitiariato Aprutii) per iniziare, trasferendosi sulle montagne più impervie della Maiella  (Porrara) nei pressi di Palena,  il I periodo di eremitaggio che terminò dopo  3 anni  per riprendere il viaggio verso Roma.

Anno 1232.

   A Roma fra’ Pietro di Angelerio venne consacrato sacerdote e dopo un breve soggiorno volle riprendere la vita solitaria; non tornò nei luoghi del primo eremitaggio: erano conosciuti e frequentati da troppi curiosi,  ma anche da chi desiderava pregare in sua compagnia o da quanti volevano condividerne la vita ascetica.    

 Anno 1232.

   Tornato da Roma, raggiunse il monte Morrone presso la città di Sulmona per stabilirsi successivamente in altri luoghi impervi della Maiella, sempre per fuggire dalla gente. La sua fama di eremita ed il suo modo semplice di colloquiare con i fedeli e con i confratelli con cui aveva accettato di condividere la solitudine, il suo modo di pregare  e di fare sacrifici, la notizia dei suoi primi miracoli, si erano diffusi per il regno angioino e fuori da esso.  Resosi conto che il suo carisma influiva positivamente su quanti ne volevano seguire l’esempio, ripropose ai confratelli la scrupolosa osservanza dell’antica Regola benedettina che con il passare del tempo non era più seguita con la dovuta diligenza ed impegno nella maggior parte dei monasteri, compreso quello di Santa Maria in Faifolis dove aveva vissuto 3 anni.

Anno 1275.

   Tanti furono i fedeli che vennero incontro alle esigenze economiche di fra’ Pietro di Angelerio, preferendo donare a lui e non più alle diocesi di appartenenza i loro beni; ciò procurò al povero Pietro la “persecuzione” dei vescovi, in particolare quello della diocesi di Chieti, che all’epoca apprezzava “molto” più i beni terreni che quelli spirituali. La disponibilità economica diede la possibilità di costruire delle nuove chiese e dei nuovi monasteri dedicati allo Spirito Santo, oltre alla creazione di nuovi eremi dove vivere in  solitudine per “godere” nella preghiera la presenza di Dio. Valutato il crescente numero di discepoli e nella impossibilità di riorganizzare la vita che si conduceva negli altri monasteri benedettini, decise di fondare un nuovo Ordine monastico: i Celestini, detti anche Maiellesi o Morronesi.  Papa Gregorio X in occasione del II Concilio di Lione dell’anno 1274 aveva già sciolto gli altri Ordini istituiti dopo il IV concilio lateranense del 1215, ma fece eccezione per quello fondato da Pietro di Angelerio, conosciuto più come Pietro da/del Morrone, autorizzandolo ad aderire all’Ordine benedettino.

 Anno 1276.

   Pietro da/del Morrone, per le capacità spirituali ed “imprenditoriali” che aveva dimostrato di possedere, fu nominato da Capodiferro, arcivescovo di Benevento, abate del monastero di Santa Maria in Faifoli dove dall’anno 1226 aveva vissuto i primi deludenti 3 anni  di vita religiosa.

Anno 1294.

   Riorganizzata la vita religiosa di quel monastero, Pietro tornò alla vita monastica tra le montagne dell’Abruzzo aquilano, visitando e risiedendo in alcuni dei “suoi” monasteri; visse in eremitaggio fino alla sua elezione al pontificato avvenuta a Perugia il lunedì del  5 luglio 1294, dopo un lungo conclave iniziato la domenica del 18 ottobre 1293.    Con l’elezione, Pietro da/del Morrone aveva concluso il II periodo di eremitaggio durato 62 anni (dal 1232 al 1294) in privazioni, in preghiera, curando la fondazioni di chiese,  di monasteri ed effettuando anche viaggi-pellegrinaggi. In totale furono 65 gli anni trascorsi da eremita-pellegrino: 3 anni tra Castel di Sangro e Palena, 62 anni sul Morrone e sulla Maiella. Con l’ elezione a pontefice la sua “carriera” ecclesiastica era invidiabile: novizio, frate, eremita, abate, papa: fu proclamato pontefice nella città de L’Aquila  nella basilica di Santa Maria di Collemaggio la domenica del 29 agosto 1294. Risiedendo nella città de L’Aquila fino al 5 ottobre, il mercoledì del 29 settembre 1294 emise la Bolla della Perdonanza per la remissione dei peccati di quanti avessero fatta una santa e completa confessione nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio durante la celebrazione dei vespri  della vigilia del giorno precedente e fino ai vespri del giorno della ricorrenza di san Giovanni decollato.  “Obbligato” come ostaggio a risiedere  con i cardinali nella città di Napoli capitale del regno angioino, dovette sostenere un lungo, quanto faticoso viaggio all’età di 85 anni che si concluse il 5 novembre. Il lunedì del 13 dicembre 1294 prese la “sofferta” decisione: riunciò e non rifiutò il papato. La “sacra” nomina lo aveva posto all’apice della Chiesa Universale, ma la sua “carriera” umana avrebbe conosciuto  ben altre esperienze: sarebbe stato confinato, fuggiasco e prigioniero.

Anno 1296.

   Confinato nel monastero di Montecassino per “disposizione” di papa Bonifacio VIII suo successore, era riuscito a fuggire con l’unico scopo di raggiungere l’eremo del Morrone per concludere la sua vita terrena nella solitudine tanto agognata. Inseguito  (1295), cercò inutilmente di riparare oltre il mare  Adriatico, ma a Vieste fu imprigionato e, per “ordine”  di papa Bonifacio VIII, rinchiuso in una torre del castello di Fumone, dove morì all’età di 87 anni, il sabato del 19 maggio 1296.

Anno 1313.

   La sua “carriera” umana: frate, eremita, abate, papa, fuggiasco e prigioniero, si concluse il martedì del 15 maggio 1313 con la “nomina” più ambita da un credente, la proclamazione a santo: san Pietro Confessore .

Oreste Gentile

  

 

 

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