PAPA CELESTINO V LANCIA UN GRIDO DI AIUTO: SALVATE LA MIA VITA DAGLI E(O)RRORI DEGLI STORICI!

   Mi hanno fatto nascere nella città di Isernia, successivamente hanno indicato un generico nel Molise che all’epoca era denominato Contea di Molise, il cui territorio, approssimativamente, non comprendeva l’area che va da Castelmauro-Guardialfiera-Casacalenda alla costa adriatica: non sono nato a Termoli, Guglionesi o a Montenero di Bisaccia, tutti centri sì nel Molise, ma all’epoca non appartevano alla contea di Molise; sottovalutando i numerosi indizi tramandati dalle biografie più antiche che indicavano l’attuale Sant’Angelo Limosano in provincia di Campobasso, nella contea di Molise, già territorio pentro.

   Hanno sostenuto poi la mia nascita nell’anno 1215, trascurando di fare una semplice addizione che ha per addenti sia il 1215, che gli anni tramandati dai biografi antichi: 17 anni, età della mia entrata in monastero, 3 anni di permanenza, 3 anni di eremitaggio a Castel di Sangro-Palena, 62 anni di eremitaggio al Morrone-Maiella, per cui   1215 + 17 + 3 + 3 + 62 = 1300, è la somma che dovrebbe corrisponde all’anno della mia elezione al papato; ma quello vero era il 1294 !

   Solo il 1209, essendo il vero ed unico anno della mia nascita, è l’addente che, sommato agli anni citati, dà per risultato il  1294.

   Hanno attribuito a mio padre Angelerio ed a mia madre Maria il cognome de Angeleriis e de Leone con l’unico scopo di accreditare la mia nascita alla città di Isernia:

 Figlio di Angelerio de Angeleris et Maria de Leone ed è notevole che l’arma (lo stemma papale che adottai ) che si attribuisce a questo pontefice è un leone rampante, e che coloro che in Isernia portano tuttora il cognome Leone sono additati come parenti di San Pietro Celestino.

   Avrei abiurato la discendenza da Angelerio, scegliendo il cognome de Leone di mia madre, che mi avrebbe “ispirato” lo stemma pontificio: un leone rampante.

   Hanno scritto nei miei riguardi che Prima del 1228-29 la famiglia del santo emigra ad Isernia, il padre assume l’appellativo di  Angelerio de Angeleris dal luogo di provenienza o dalla consorteria e diviene con la famiglia cittadino di Isernia e molisano.

   Proporre e sostenere queste ipotesi significa non aver mai letto le mie biografie:

   Autobiografia: … dei suoi genitori, i cui nomi sono Angelerio e Maria.

   Pedro de AliacoAngelerius nomine, ex Maria uxore sua.

   Bullario: Coelestinus Quintus, antea Petrus  de Murrhone Monachus, filius Angelerii.

   Stefano di Lecce: nato da ottimi genitori, Maria e Angelo, o, con termine come penso, corrotto, Angelerio.

   Notturno Napolitano: il marito Angelerio si nomava Maria la Moglie.

   PlatinaCelestino v. Fra Pietro de Murone, figliuolo d’Angelerio da Sulmona. 

   Marini: Angelerio hebbe nome il Padre del Santo, e Maria la Madre. Erano di mediocre fortuna, ma molto honorati nella patria loro, e timorati d’Idio; semplici e giusti; si essercitavano nelle opre della misericordia secòdo il poter e facoltà, che havevano; aggiungendo che la famiglia di papa Celestino V era numerosa e povera, quale era la loro, bastava uno, che non lavorasse ….; e che il Patrimonio non sarà bastevole per sostenerlo.

   Marini, poco attento nei calcoli aritmetici, ma scrupoloso e, forse prevedendo quelle “strane ipotesi” dei posteri, volle precisare:

  Il cognome della famiglia (di papa Celestino V) non fu scritto da alcuno, e se in alcuna scrittura si trova alcuno de i nipoti nominato di Angelerio, facilmente sarà il nome del Padre o dell’Avo, come si usa in quei paesi, ne i quali il nome del padre o dell’Avo serve per cognome: Et al nostro Pietro non fu apposto mai altro cognome overo agnome, che quello del Morrone, il quale fu acquistato da lui stesso, come si dirà appresso. L’insegne nondimeno, che si chiama Arma, al nostro Pietro si trova in tutte le sue imagini antiche attribuito un Leone rampante con una fascia a traverso dalla coscia al piede sinistro, essendo come appoggiato su il lato sinistro, sì come è descritto da tutti gli autori e in tutte le imagini.

   Il biografo, facendo riferimento al privilegio (se in alcuna scrittura) rilasciato a  mio fratello Nicola ed ai nostri nipoti Guglielmo e Pietro figli del defunto Roberto, evidenziò che solo dopo la mia elezione, fu utilizzato il cognome Angelerio per identificare i membri della mia famiglia: il “cognome” si originò come si usa in quei paesi dal  nome del Padre o dell’Avo.

   Il Leone rampante riprodotto nel mio stemma pontificio, non era in relazione con il cognome di mia madre! 

   Marini rispose ad un altro interrogativo: perché l’eremita fra’ Pietro assunse il “cognome” da o del Morrone?

   Fu durante l’eremitaggio sul monte Morrone che  adottai il famosissimo cognome di Muroneo, e fù sempre detto e chiamato Petro del Morrone, e havendo mai fatta stima alcuna del suo cognome natio, il quale sin hora non si trova scritto.

  Altri biografi scrissero:

   Ciarlanti: da genitori timorati d’Iddio, semplici e giusti, chiamati Angelerio e Maria.

   Telera: I Genitori di lui furono Angelerio e Maria.

  I cognomi Angeleriis e Leone attribuiti ai miei genitori erano sconosciuti fino al XVIII secolo a tutti i biografi e Marini, diligentemente come abbiamo visto, ne aveva anche descritto i motivi.

    Nell’anno 1894 avvenne la scoperta ed anche la perdita di un antico manoscritto conservato in Isernia in cui era scritto l’anno della mia nascita, il cognome dei miei genitori ed anche il nome della civitas in cui ero nato : non poteva che essere Isernia !

 Il testo di quell’antico manoscritto conservato in Isernia pare  fosse rappresentato da questa breve frase:

   Darius, Aeserniensis civis, Episcopus ab anno 1208 ad annum 1222. Eius Praesulatus tempore circa annum 1215 hic –in Aeserniaortum habuit ab Angelerio de Angeleriis et Maria de Leone civitatis Aeserniae  Petrus Caelestinus (in nota l’autore  scrisse: vedi Marino op. cit. p. 4; Ciarlanti op. cit. vol. IV pg. 105).

   La veridicità dellantico manoscritto o meglio di quella breve “frase”, a detta del suo autore, si basava sulle biografie di Marini e di Ciarlanti che, come abbiamo esaminato, lo smentivano clamorosamente!

   Purtroppo, ancora oggi non mancano i sostenitori della mia nascita nella civitas di Isernia sulla base di quanto fu proposto nel 1894:

   Pietro Angeleri, in seguito chiamato fra’ Pietro da Morrone, poi divenuto papa col nome di Celestino V e infine canonizzato come San Pietro Celestino, nacque ad Isernia nel 1215 da Angelo Angelerio e Maria Leone, contadini poveri, onesti e profondamente religiosi. Penultimo nato di 12 fratelli, dopo la morte prematura del padre, si dedicò fin da ragazzo al lavoro dei campi. Pur non essendo nato a Sulmona, la sua storia si intrecciò fortemente con la nostra città.

   Non soddisfatti di aver “inquinato” il nome dei mei genitori, hanno ritenuto opportuno modificare anche le nostre “condizioni economiche”:

   Anzi la latinizzazione del cognome e l’agiatezza della famiglia, che pur espressamente negata dalle fonti di fatto appare, fa supporre che l’Angelerio fosse probabilmente un nobile e se non era tale esercitava un mestiere liberale, magari di procuratore od appaltatore degli interessi abbaziali, oltre che dei propri possedimenti.

   E’ vero infatti che le fonti definiscono agricola Angelerio, cioè agricoltore, ma ciò deriva dal mistero che per umiltà il santo teneva sulle proprie condizioni sociali, e che forse impose agli intimi e anche dal desiderio dei biografi di accentuare l’umile origine del Santo per meglio esaltare l’ascesa al Soglio.

   Dunque l’Angelerio per latinizzarsi il cognome fu un letterato e quindi forse un ex chierico e, assai probabile, fu di condizione agiata.

   Se poi non volessimo ritenere che il cognome indichi la provenienza, ma la paternità o la famiglia, dovremo ritenere che si tratti di una famiglia nobile o perlomeno di una ricca famiglia borghese. In tal senso sembra deporre la cd. Bolla di Dario.

   Ancora una volta devo ritenere che in proposito, ovvero sulle condizioni economiche e sociali  della mia  famiglia, furono ignorate tutte le antiche fonti:

   L’Autobiografia : Entrambi come io credo, erano giusti davanti a Dio e molto lodati presso gli uomini: semplici, retti e timorati di Dio: umili e pacifici, non contraccambiavano il male con il male, e molto volentieri davano ai poveri elemosine e ospitalità.

   Hanno scritto che probabilmente mio padre fosse stato un Agricola, il cui significato è sempre stato agricoltore, contadino, ma nulla autorizza a ritenerlo un possidente, visto che venne ricordato uno dei miei fratelli, che era ammogliato, raccoglieva la messe; ed ancora che nostra madre ordinò ad uno dei miei fratelli: Figlio mio, prendi la falce, vai nel campo e cerca in esso,…. ma non specificaronocome noi conducessimo quel fondo: per proprietà,  per affitto o per conto del proprietario.

   Certamente non vivevamo nell’indigenza visto che molto volentieri davamo ai poveri elemosine e ospitalità, e che la madre, in contrasto con i figli, prese quanto le spettava dei beni familiari, in quanto nostre padre era già morto, e lo diede a un maestro perché  mi istruisse. 

   I cognomi dei miei genitori e le nostre condizioni di vita che si tratti di una famiglia nobile o perlomeno di una ricca famiglia borghese perché In tal senso sembra deporre la cd. Bolla di Dario, sono due elementi estranei alla mia lunga vita, considerato che la Bolla di Dario, come abbiamo già esaminato, non è mai esistita, ma era solo il risultato della “manipolazione” di una descrizione di Ughelli, che scrisse:  

 15. DARIUS temporibus Innocentii III. itemque Honorii III. Aeserniensis fuit Episcopus, cujus prima mentio in onumentis habetur anno 1208. ultima vero anno 1221. sub quo natus est anno 1215. S. Petrus de Morone, postea Pontifex Max. sub nomine Coelestini Quinti.

  Dal confronto della suddetta citazione con quella già vista di Iorio sono chiari alcune differenze (manipolazioni di Iorio): 1) Dario fu solo vescovo della diocesi di Isernia, non un suo cives come sostenne Iorio; 2) Isernia non fu citata come il luogo della mia nascita, come scrisse Iorio, ed Ughelli scrisse solo che sarei nato “durante” l’episcopato di Dario; 3) Ughelli non conosceva, al contrario di Iorio, il cognome dei miei genitori.

  Voglio sperare ed augurarmi che la ricorrenza del mio VIII centenario della nascita possa essere un momento di riflessione sia religiosa che storica, considerato che proprio la mia storia, così come è stata scritta da alcuni autori, “fa acqua” da più parti!

  Vi benedico.                                  Pietro di Angelerio.


 

 

 

  

    

 

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