PAPA CELESTINO V. UNA CRONOLOGIA INEDITA.

(in grassetto le cose notevoli; i numeri sottolineati sono ricordati nelle biografie più antiche dal XIII al XVI sec.)

 

Anno 1209 (lunedì 29 giugno)  

   Nacque da Angelerio e Maria, nel castrum sancti Angeli (od. Sant’Angelo Limosano) che si localizzava nel territorio della contea di Molise (con la Terra di Lavoro costituivano nel regno svevo -angioino un unico Justitiariato Terra Laboris et Comitatus Molisii), e nella diocesi di Benevento.

Anno 1226.

   All’età di 17 anni entrò nel vicino monastero di Santa Maria in Faifoli per il noviziato, ma deluso dalla vita che si conduceva ed avendo deciso di condurre una vita da eremita per “servire Dio in solitudine”, programmò un viaggio a Roma per essere consacrato sacerdote e “potere  dire messa”.

 Anno 1229.  

   All’età di 20 anni, dopo aver trascorso 3 anni nel monastero di Faifoli, in un freddo mese di gennaio partì dal paese di origine ed intraprese il viaggio con un compagno più anziano che lo abbandonò dopo il primo giorno di cammino; rimasto solo, il giorno seguente giunse all’ora nona (ore 15) nel castrum di Castel di Sangro (che si localizzava nel Justitiariato Aprutii) per iniziare, trasferendosi sulle montagne più impervie della Maiella  (Porrara) nei pressi di Palena,  il I periodo di eremitaggio che terminò dopo  3 anni  per riprendere il viaggio verso Roma.

Anno 1232.

   A Roma fra’ Pietro di Angelerio venne consacrato sacerdote e dopo un breve soggiorno volle riprendere la vita solitaria; non tornò nei luoghi del primo eremitaggio: erano conosciuti e frequentati da troppi curiosi,  ma anche da chi desiderava pregare in sua compagnia o da quanti volevano condividerne la vita ascetica.    

 Anno 1232.

   Tornato da Roma, raggiunse il monte Morrone presso la città di Sulmona per stabilirsi successivamente in altri luoghi impervi della Maiella, sempre per fuggire dalla gente. La sua fama di eremita ed il suo modo semplice di colloquiare con i fedeli e con i confratelli con cui aveva accettato di condividere la solitudine, il suo modo di pregare  e di fare sacrifici, la notizia dei suoi primi miracoli, si erano diffusi per il regno angioino e fuori da esso.  Resosi conto che il suo carisma influiva positivamente su quanti ne volevano seguire l’esempio, ripropose ai confratelli la scrupolosa osservanza dell’antica Regola benedettina che con il passare del tempo non era più seguita con la dovuta diligenza ed impegno nella maggior parte dei monasteri, compreso quello di Santa Maria in Faifolis dove aveva vissuto 3 anni.

Anno 1275.

   Tanti furono i fedeli che vennero incontro alle esigenze economiche di fra’ Pietro di Angelerio, preferendo donare a lui e non più alle diocesi di appartenenza i loro beni; ciò procurò al povero Pietro la “persecuzione” dei vescovi, in particolare quello della diocesi di Chieti, che all’epoca apprezzava “molto” più i beni terreni che quelli spirituali. La disponibilità economica diede la possibilità di costruire delle nuove chiese e dei nuovi monasteri dedicati allo Spirito Santo, oltre alla creazione di nuovi eremi dove vivere in  solitudine per “godere” nella preghiera la presenza di Dio. Valutato il crescente numero di discepoli e nella impossibilità di riorganizzare la vita che si conduceva negli altri monasteri benedettini, decise di fondare un nuovo Ordine monastico: i Celestini, detti anche Maiellesi o Morronesi.  Papa Gregorio X in occasione del II Concilio di Lione dell’anno 1274 aveva già sciolto gli altri Ordini istituiti dopo il IV concilio lateranense del 1215, ma fece eccezione per quello fondato da Pietro di Angelerio, conosciuto più come Pietro da/del Morrone, autorizzandolo ad aderire all’Ordine benedettino.

 Anno 1276.

   Pietro da/del Morrone, per le capacità spirituali ed “imprenditoriali” che aveva dimostrato di possedere, fu nominato da Capodiferro, arcivescovo di Benevento, abate del monastero di Santa Maria in Faifoli dove dall’anno 1226 aveva vissuto i primi deludenti 3 anni  di vita religiosa.

Anno 1294.

   Riorganizzata la vita religiosa di quel monastero, Pietro tornò alla vita monastica tra le montagne dell’Abruzzo aquilano, visitando e risiedendo in alcuni dei “suoi” monasteri; visse in eremitaggio fino alla sua elezione al pontificato avvenuta a Perugia il lunedì del  5 luglio 1294, dopo un lungo conclave iniziato la domenica del 18 ottobre 1293.    Con l’elezione, Pietro da/del Morrone aveva concluso il II periodo di eremitaggio durato 62 anni (dal 1232 al 1294) in privazioni, in preghiera, curando la fondazioni di chiese,  di monasteri ed effettuando anche viaggi-pellegrinaggi. In totale furono 65 gli anni trascorsi da eremita-pellegrino: 3 anni tra Castel di Sangro e Palena, 62 anni sul Morrone e sulla Maiella. Con l’ elezione a pontefice la sua “carriera” ecclesiastica era invidiabile: novizio, frate, eremita, abate, papa: fu proclamato pontefice nella città de L’Aquila  nella basilica di Santa Maria di Collemaggio la domenica del 29 agosto 1294. Risiedendo nella città de L’Aquila fino al 5 ottobre, il mercoledì del 29 settembre 1294 emise la Bolla della Perdonanza per la remissione dei peccati di quanti avessero fatta una santa e completa confessione nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio durante la celebrazione dei vespri  della vigilia del giorno precedente e fino ai vespri del giorno della ricorrenza di san Giovanni decollato.  “Obbligato” come ostaggio a risiedere  con i cardinali nella città di Napoli capitale del regno angioino, dovette sostenere un lungo, quanto faticoso viaggio all’età di 85 anni che si concluse il 5 novembre. Il lunedì del 13 dicembre 1294 prese la “sofferta” decisione: riunciò e non rifiutò il papato. La “sacra” nomina lo aveva posto all’apice della Chiesa Universale, ma la sua “carriera” umana avrebbe conosciuto  ben altre esperienze: sarebbe stato confinato, fuggiasco e prigioniero.

Anno 1296.

   Confinato nel monastero di Montecassino per “disposizione” di papa Bonifacio VIII suo successore, era riuscito a fuggire con l’unico scopo di raggiungere l’eremo del Morrone per concludere la sua vita terrena nella solitudine tanto agognata. Inseguito  (1295), cercò inutilmente di riparare oltre il mare  Adriatico, ma a Vieste fu imprigionato e, per “ordine”  di papa Bonifacio VIII, rinchiuso in una torre del castello di Fumone, dove morì all’età di 87 anni, il sabato del 19 maggio 1296.

Anno 1313.

   La sua “carriera” umana: frate, eremita, abate, papa, fuggiasco e prigioniero, si concluse il martedì del 15 maggio 1313 con la “nomina” più ambita da un credente, la proclamazione a santo: san Pietro Confessore .

Oreste Gentile

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