PAPA CELESTINO V. 2^ INTERVISTA.

Perché scelse la vita eremitica?

   I miei genitori, Angelerio e Maria, desideravano che uno dei dodici figli prendesse i voti e diventasse chierico; il secondogenito cercò di esaudire il loro desiderio, divenne monaco dopo aver frequentato con poco interesse il monastero benedettino di Santa Maria in Faifolis, sito a meno di una giornata di cammino dal mio paese di origine.

   Lo scarso interesse che dimostrò nel frequentare il noviziato fu causato dalla vita dissoluta che si conduceva nel monastero: la Regola dettata dal nostro santo padre Benedetto non era più applicata e seguita con la diligenza e l’impegno di antica memoria.

   Il mio sfortunato fratello continuava a vivere fuori e dentro il monastero; presto morì e si ricongiunse con gli altri componenti della famiglia che lo avevano preceduto: mio padre, morto a tarda età e gli altri miei cinque fratelli e sorelle.

   Io, penultimo dei figli, vedendo soffrire mia madre per quelle perdite e quanto più per non poter avere in famiglia un diligente e santo “servo di Dio”, all’età di 17 anni entrai in quello stesso monastero per il noviziato e riuscii a resistervi per 3 anni. 

   Che grande delusione!

   Compresi ciò che aveva provato il mio sfortunato fratello: i confratelli dimostravano disinteresse per la preghiera, per la meditazione e per il lavoro che erano le fondamenta della regola benedettina!

  La scelta che feci di vivere una santa vita era stata influenzata proprio dalla vicinanza di quel monastero al mio piccolo paese di origine e poi, se giravo le spalle al monastero per guardare all’orizzonte opposto, scorgevo un’altra meta: la lontana montagna della Maiella.

   La vista quotidiana dal mio paese natio  del monastrero e di quella maestosa montagna che il sole di  estate colora di rosa ed il lungo inverno la rende bianca per la neve, sin da piccolo mi aveva affascinato, quanto i racconti dei pastori che periodicamente attraversavano il mio paese in occasione della transumanza delle loro greggi.

   Mi avevano raccontato che su quell’aspra montagna vivevano santi uomini eremiti che dedicavano la loro giornata alla preghiera, alla meditazione ed al bene dei più bisognosi: tutto ciò influì sulla mia formazione umana e spirituale.

   Rimasto affascinato dai loro racconti e ricordandoli durante i 3 anni trascorsi nel monastero, decisi con grande entusiasmo di dedicare la mia vita al servizio del Signore e del mio prossimo: giurai di essere eremita per vivere in solitudine ed in preghiera con l’unico scopo di sentirmi più vicino a Dio.

   Abbandonai il monastero e per sempre il mio paese natale all’età di 20 anni!

   Correva l’anno 1229.

   Decisi di giungere nella città di Roma  per ricevere la consacrazione sacerdotale e potere celebrare la messa, ma dopo un cammino di due giorni una grande tempesta di pioggia e vento mi bloccò nel piccolo centro di Castel di Sangro.

   Interpretai quei fenomeni atmosferici come i segni della volontà di Dio che mi invitava a non proseguire il cammino, perciò decisi di iniziare l’eremitaggio nel territorio di quel paesino, per poi trasferimi nei pressi di Palena, sul monte Porrara, dove rimasi per 3 anni.

   Non avrei mai immaginato che la mia presenza avrebbe causato un via vai di gente di ogni ceto sociale che mi raggiungeva ovunque mi spostassi: per curiosità, per pregare con me o per condividere la mia solitudine.

   Alcuni, i più fedeli, rimasero delusi e si rattristavano perché non ancora potevo celebrare la messa; perciò mi incoraggiarono a riprendere il cammino verso la città di Roma, dove presto fui consacrato sacerdote.

   Correva l’anno 1232 .

   Non tornai nel mio primo eremo perché desideravo ferrmamente essere veramente solo con Dio; fuggii da tutta quella gente, ma era destino che non avrei mai potuto vivere in solitudine!

   Mi recai sulla montagna del Morrone, vicino la città di Sulmona; l’avevo scelta, preferendola ad altre, per l’asprezza e l’inaccessibilità dei luoghi dove intendevo vivere, ma ogni mio sforzo era vano!

   Ero un fiore che richiamava le api: più cercavo di allontanarmi, più ero seguito da gente sempre più numerosa, di ogni età e condizione sociale.

   La mia vita eremitica era fallita!

   Ne vuoi la prova?

   Papa Clemente V da Avignone, il 5 maggio 1313, mi proclamò santo, ma visto che ero stato pontefice per breve tempo, visto che ero stato eremita solo per qualche anno, decretò che fossi ricordato e celebrato non come papa, né come eremita, forse avrei preferito come martire degli eventi che mi coinvolsero nella lunga vita; decise che dovevo essere ricordato come San Pietro confessore: ero stato veramente tale!

   La salvezza del prossimo, attraverso la confessione, l’indulgenza e la penitenza, era lo scopo primario del mio programma: predicavo senza mai stancarmi e riuscivo con la sola forza della volontà a rimuovere gli ostacoli che mi impedivano di raggiungere il cuore degli uomini, vincendo anche l’asprezza dei luoghi per diffondere la parola di Dio.

   Rinunciai alla vita eremitica, ma con l’aiuto divino ebbi la capacità di istituire un nuovo ordine monastico che seguisse fedelmente la Regola che san Benedetto ci aveva invitato a seguire.

   Fui perseguitato allorquando il mio progetto stava cominciando a dare i suoi frutti e dovetti combattere per difendere quanto realizzato: dovetti effettuare un faticoso viaggio a piedi a Lione dove si era svolto tra i giorni del 7 maggio ed il 14 luglio del 1274 il II Concilio: in data 22 marzo 1275 mi fu rilasciata l’autorizzazione e l’approvazione per realizzare quanto mi era proposto.

   Lei non ha voluto che conoscessimo il nome del suo paese natale: una decisione maturata a seguito della  scelta di essere eremita?

   La decisione di vivere lontano dal mondo esigeva soprattutto il sacrificio di rinunciare, come vedi è un verbo che mi perseguita, per sempre ai familiari ed al luogo natio: il legame agli affetti più cari ed anche al luogo di nascita non dovevano più fare parte della mia vita.

   Come ben sai, dopo l’abbandono del monastero di Santa Maria in Faifoli  nell’anno 1229 all’età di 20 anni, vi ritornai come abate con il compito di riorganizzarlo spiritualmente e materialmente; la mia nomina fu voluta nell’anno 1276 da Capodiferro, arcivescovo di Benevento.

   Avevo esortato i confratelli ed i miei discepoli a non ricordare nelle biografie il nome del mio paese natio; alcuni ritennero opportuno citarlo quando notarono che altri centri avevano iniziato ad accreditarsi la mia nascita.

   Lo fecero dopo la mia morte, timidamente per assecondare la mia volontà, fornendo solo particolari indizi: lo citarono con il termine di patria  o di castrum; successivamente lasciarono delle chiare descrizioni “ambientali” che pochi  studiosi hanno saputo valutare ed interpretare.

   Te ne ricordo solo alcuni, ma sono tanti: il luogo della mia nascita era vicino al monastero di Santa Maria in Faifolis, che era nella diocesi di Benevento, che distava una giornata intera di cammino a piedi più un’altra giornata fino all’ora nona, le vostre ore 15, dal castrum di Castel di Sangro, il centro dove mi  fermai per iniziare il primo periodo di pellegrinaggio che  durò 3 anni.

   Non sono delle descrizioni chiare per localizzare ed identificare il mio paese di origine?

   Se non ci arrivano, sono proprio di “coccio”!

   Si comportano peggio di San Tommaso, “crederanno se vedranno” il mio certificato di nascita!

   Visto l’insistenza di altri centri di accreditarsi la mia nascita, qualche discepolo, stufo di quella polemica, divulgò anche il nome del luogo della mia nascita: il castrum Sancto Angelo, ma l’ignoranza storica-geografica era ed è tanta, che  ancora oggi la verità è messa in dubbio!

   Fosse solo questo, potrei accettarlo perché le mie disposizioni involontariamente avevano causato quei dubbi, ma non avrei immaginato che degli studiosi, pur di accreditare la mia nascita alla civitas di Isernia, creassero delle prove false!

   Tra le tante, ricordo un documento che attribuiva ai miei poveri ed umili genitori due cognomi, così come era in uso nelle famiglie nobili: de Angeleriis per mio padre Angelerio e de Leone per mia madre Maria.

   Perdono a quei falsari anche questo peccato! 

   A questo punto, prendi buona nota, occorre che qualcuno, andando con coraggio contro corrente, cambi le date più importanti della mia cronologia perché furono calcolate avendo preso in considerazione l’anno di nascita nell’anno 1215.

   Ricorda ai più dubbiosi che sono nato nel 1209, nel 1226 entrai per la prima volta nel monastero di Santa Maria in Faifolis che abbandonai nel 1229 all’età di 20 anni, per iniziare l’eremitaggio tra Castel di Sangro e Palena, fino al 1232 quando, avendo compiuto i miei studi di teologia nel monastero di Faifoli, finalmente giunsi a Roma per essere consacrato sacerdote.

   Sempre nel 1232 arrivai al Morrone, presso Sulmona, poi alla Maiella dove, tra varie peregrinazioni, rimasi fino all’anno 1294, quando inaspettatamente mi fu comunicata l’elezione al papato; vissi ancora 2 anni da papa, fuggiasco e prigioniero, per morire a Fumone nel 1296.

   Questa era ed è la cronologia esatta degli avvenimenti più importanti della mia vita.

(continua con la 3^ intervista)   Oreste Gentile.

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