PAPA CELESTINO V. 3^ INTERVISTA.

E’ soddisfatto di come procedono le celebrazioni del suo VIII Centenario della nascita?         

   La “diletta” L’Aquila ogni anno ricorda la mia salita al “trono” di Pietro e, soprattutto, celebra solennemente la  Perdonanza da me istituita per far sì che con una indulgenza plenaria tutti gli uomini, l’umanità intera, con un atto di pentimento sincero ed una semplice, quanto sentita confessione, possano riconciliarsi con Dio ed ambire alla vita Eterna.

   Altri centri, quali Fumone, Ferentino ed Isernia, con scadenza di 100 anni, hanno celebrato solo gli anniversari della mia morte, visto che le uniche date certe della mia lunga vita sono il 1294, l’anno della mia elezione al papato, ed il 1296, l’anno della morte: non hanno trovato un po’ di tempo da dedicare ad una seria ricerca che mettesse tutti d’accordo anche sull’anno della mia nascita!   

   Veramente è il caso di dire: “hanno dato i numeri”!

   Le biografie lasciate dai miei primi due affezionati discepoli che mi assistettero fino alla morte, tramandarono alcuni indizi che non sono stati presi in considerazione.

   Altri biografi, anche contemporanei, bravi nel descrivere quanto da me realizzato per testimoniare la grandezza e la bontà di Dio, non furono e non sono stati in grado di eseguire una semplice addizione che avrebbe permesso di scoprire come il 1215 non era nel modo più assoluto l’anno della mia nascita!

   Solo l’anno 1209 risulta essere l’addente che sommato a + 17 (anni entrata in monastero) + 3 (anni di noviziato) + 3 (anni del I periodo di eremitaggio) + 62 anni (del II periodo di eremitaggio) dà per risultato 1294, che corrisponde all’anno della mia elezione al papato; se poi sommiamo + 2 anni  (vissuti da pontefice, fuggiasco e prigioniero) si ottiene 1296, che corrisponde all’anno della mia morte avvenuta all’età di 87 anni, come fu scritto in una della mie prime biografie conosciuta come la Vita C; risultato che si ottiene con una elementare operazione di sottrazione: 1296 – 1209 = 87.

   Se la stessa addizione prendesse in considerazione l’anno 1215, sommandolo agli addenti che sono gli anni che ricordano le scelte più importanti della mia vita, 17+3+3+62, la mia elezione sarebbe avvenuta nel 1300 e (+ 2) sarei morto nel 1302!

   Chiaro?

   Mi compiaccio che finalmente qualcuno si sia ricordato di fare “un po’ di conti” esatti ed abbia saputo consigliare di non perdere l’occasione di celebrare per la prima volta, ripeto prima volta, anche l’anniversario della mia nascita!

   Non condivido la lettera che i vescovi della CEAM hanno inviato ai fedeli delle rispettive diocesi per comunicare la celebrazione dell’ VIII centenario della mia nascita: hanno ritenuto opportuno proclamarlo, denominandolo Anno Giubilare Celestiniano, il 29 agosto 2009, in occasione della celebrazione che ricorda la mia proclamazione a papa ed il 715° anniversario della Perdonanza.

 Sono a conoscenza ed approvo, che le manifestazioni programmate per l’evento si protrarranno anche nell’anno 2010 e  si concluderanno a L’Aquila il 29 di agosto dello stesso anno. 

   Valutando il testo di quella lettera e condividendo le finalità della celebrazione, non ti nascondo la delusione per quanto ancora una volta è stato dichiarato in merito all’anno della mia nascita, con la giustificazione: dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215, pur di non prendere una coraggiosa e direi storica decisione nell’affermare che, come ti ho già detto,  è solo 1209!

   Appare chiaro che il testo di quella lettera era il risultato di un compromesso!            

   Affermare successivamente che è nato nel Molise, dimostra la volontà di non urtare la suscettibilità di altri centri che pretendono di avermi dato i natali; deliberatamente continuano a creare confusione: io nacqui nella Contea di Molise, giusto come ha scritto Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, in occasione del XII Sinodo della sua diocesi, e più precisamente nel Comitatus Molisii, come all’epoca era conosciuta ed il cui territorio, corrispondendo a gran parte a quello posseduto dai Pentri, escludeva il territorio dei Frentani di Larino che oggi fa parte della regione Molise: non sono nato a Termoli, né a Guglionesi, etc. .

   Sempre per non urtare la suscettibilità di alcuni e senza un motivo particolare, hanno aggiunto: “La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia”!

   Ignoro, pur vivendo in un’altra “dimensione” che mi permette di conoscere tutto, quali e quanti siano i tanti luoghi dove è molto sentita la devozione al mio ricordo! 

Volendo stilare un elenco sono due, ripeto due, i luoghi della regione Molise dove si ricordano solo in occasione del 19 maggio: Isernia e Sant’Angelo Limosano!

   Mi hanno proclamato loro patrono o protettore: Sant’Angelo Limosano da tempi antichi, mentre Isernia solo in tempi recenti mi ha “adottato” per accreditarsi la mia nascita, sostituendomi al venerabile san Nicandro; come conferma anche un comunicato della Biblioteca Apostolica e dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche della Città del Vaticano datato maggio 2004, che precisa: (io), San Pietro Celestino Papa (Celestinus V Pontifex)  (sono) semplicemente compatrono secondario della Città dell’Isernia in Molise. Il principale (primis est)  è San Nicandro, martire de sec. IV, protector della medesima Città e della Diocesi. Ne fanno nitida fede Atti Sinodali nonché episcopali Acta Pastoralis ……”.

   Sono stato chiaro?

   Mi ha fatto piacere sapere che le mie sacre spoglie visiteranno diversi luoghi dell’Abruzzo e del Molise; spero che la mia presenza, il contatto con la gente “forte e gentile” delle due regioni a me tanto care, possano accrescere la loro  fede, la loro solidarietà, la loro concordia e la loro speranza di un futuro migliore per quanti si avvicineranno ad esse anche per la sola curiosità.

   Apprezzo lo sforzo e l’impegno di voi tutti per la migliore riuscita della celebrazione del mio anno giubilare, ma deploro quanti dichiarano: Oggi si discute molto, dal punto di vista storico, su quando e dove è nato S. Pietro Celestino, se a Sant’Angelo Limosano, a Isernia o in altri luoghiLasciamo questa ricerca agli studiosi e agli storici con l’augurio che nel futuro possano darci indicazioni più chiare”.

E’ una dichiarazione pilatesca che non condivido, al pari di quell’ augurio che sa  tanto di presa in giro!

   Quanti altri secoli dovrò attendere perché tutti possano riconoscere in Sant’Angelo Limosano il mio paese di nascita che avvenne nell’anno 1209?

   La celebrazione che mi state dedicando è propizia per riproporre il mio insegnamento religioso e l’invito a seguire il mio esempio di dedizione alla volontà di nostro Signore, ma non posso accettare che venga trascurato l’aspetto storico-anagrafico della mia vita: le date che continuate a proporre nella mia cronologia sono errate; né Angelerio, mio padre, e né Maria, mia madre, hanno avuto il cognome de Angeleriis e de Leone.

   Prevedo che saranno organizzati dei convegni per celebrarmi, è troppo se vi chiedo di dedicarne uno, della durata di mezza giornata, per fare finalmente luce sui miei dati anagrafici?

   Le biografie che mi furono dedicate alcuni anni dopo la mia morte sono ricche di indizi religiosi, storici e geografici, sta a voi saperli riconoscere, esaminare e selezionare con diligenza.

Pensi che stia chiedendo troppo?

   Se non dovessero manifestare la volontà di esaudire questo mio desiderio, li invito caldamente a descrivere la mia vita senza ricordare o fare riferimento al nome dei miei genitori, al mio paese di origine, ma soprattutto a non citate le date che hanno segnano i momenti più importanti delle mie scelte; sarà loro riconosciuto il merito di avere scritto una “storia” quanto mai originale!

Caro padre, vedo che il tempo che mi ha concesso per questa 3a intervista sta per terminare, vuole aggiungere un ultimo consiglio?

   Seguo con attenzione gli avvenimenti che stanno accadendo in questo scorcio dell’anno 2009; per molti aspetti sono simili a quelli che accadevano nell’epoca in cui vissi: discordie, lotte fratricide, sopraffazioni e sfruttamento dei più deboli, male distribuzione delle ricchezze, disprezzo per la natura.

   Soffro tantissimo nel vedere che le lotte per il potere continuano a dividervi: non più guelfi contro ghibellini, ma sinistra contro destra e centro e viceversa, avete cambiato solo i nomi degli schieramenti in lotta!

   La Chiesa cerca di non farsi coinvolgere come accadde alla mia epoca, fa il possibile per essere un arbitro imparziale perchè persegue unicamente la pace ed il benessere dell’umanità, che si può ottenere solo con una distribuzione più equa delle ricchezze.

   La storia, sempre ritenuta maestra di vita, in tanti secoli cosa ha insegnato?

   Continuate pure le vostre lotte fratricide, fortuna che i tempi sono cambiati altrimenti, come accadeva nella mia epoca, uno dei contendenti, pur di sopraffare l’altro, avrebbe chiamato in suo aiuto un re ed un esercito straniero!

Chissà se nel prossimo futuro qualche popolazione straniera non sappia approfittare delle vostre divisioni e realizzare una pacifica conquista della nostra bella Italia, così come accadde nell’epoca delle prime storiche  invasioni-migrazioni.

    Soffro nel vedere il “mio popolo” così diviso e soffro ancora di più nel constatare che  anche il nostro Signore non gode più del rispetto e della devozione che ogni essere umano dovrebbe manifestargli in ogni istante della sua vita.

   Avete messo in discussione persino la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici; vi descrivo cosa accadde alla mia morte!

   Avevo portata in me stesso, nel mio corpo, riproponendola anche nel mio stemma pontificio, la croce di Cristo, quella avevo sempre amato e, nell’abbandonare la vita terrena, con veemenza e fervore di spirito la mia anima corse nelle braccia del mio dilettissimo crocifisso Cristo Signore, che in segno di apprezzamento per quanto da me realizzato e la pazienza dimostrata in vita, il Signore medesimo volle dimostrarsi ed essere presente al mio capezzale con una risplendente croce.

   La croce fu vista da sin dal giorno prima della mia morte e per tutto il giorno seguente fino a quando il mio corpo fu trasferito a Ferentino: un croce piccola e risplendente di colore d’oro sospesa nell’aria davanti alla porta della mia “cella”.

   La presenza e la vista della croce mi fu di grande conforto nel momento del trapasso: in quell’ istante, in ogni epoca e sarà sempre così caro figlio, sono stati e saranno tanti coloro che chiederanno di vedere e di poter baciare una croce per ricevere il conforto ed il perdono per i peccati commessi.

   Rispettate e fate rispettare il simbolo del nostro credo!

   Il Signore è paziente, giustifica le vostre intemperanze; spera nel vostro ravvedimento e vi invita a seguire l’esempio di quanti come me gli hanno dedicato la vita in solitudine, in rinunce ed incessanti preghiere.

   Tramite la mia l’elezione al papato, come ti ho già detto, ma vale la pena ripetere, mi ispirò di istituire la Perdonanza perchè tutti, dico tutti, poveri e ricchi, nobili ed umili, bianchi o neri, possano ottenere la remissione dei peccati ed aspirare, anche dopo una vita non esemplare, a goderela presenza di Dio per l’eternità .

   Non pongo fine ai nostri incontri perchè penso di avere altri argomenti  da farti pubblicare! 

         Oreste Gentile

 

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