PAPA CELESTINO V. LA CHIESA COME PONZIO PILATO?

           Si stanno celebrando gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, lo scopo è di riproporre il suo messaggio spirituale e religioso, le sue opere con l’invito alle nuove generazioni di seguirne l’esempio.

Le manifestazioni sono iniziate nell’agosto del 2009 e proseguiranno fino all’agosto del 2010;   faranno da cornice all’evento gli incontri, i dibattiti, le mostre ed i concorsi, ma il grande assente sarò un serio confronto tra religiosi, studiosi e storici per fare chiarezza e ristabilire la verità sul luogo e l’anno di nascita di Pietro di Angelerio.

Sì, avete letto bene, si celebrano gli 800 anni della sua nascita, ma gli increduli ancora ritengono che sia nato tra il 1209 o il 1210 o, addirittura nel 1215!

La Chiesa, organizzatrice delle manifestazioni, ha dimostrato in diverse occasioni di non volere inserire l’argomento in agenda, ritenendolo di scarso interesse: a) evitare liturgie campanilistiche. b) Un argomento che sta rischiando  di diventare stucchevole, asfittico e  noiosamente provinciale.  c) Questo argomento mi rimane del tutto indifferente. d) Noi prendiamo le distanze da questa discussione. Non c’interessa. e) Oggi si discute molto, dal punto di vista storico, su quando e dove è nato S. Pietro Celestino, se a Sant’Angelo Limosano, a Isernia o in altri luoghi. Lasciamo questa ricerca agli studiosi e agli storici con l’augurio che nel futuro possano darci indicazioni più chiare. A noi queste cose interessano relativamente, perché ciò che ci sta a cuore è la sua vita, ma non disdegna di pubblicare e diffondere la cronologia della vita dal santo con alcune date di eventi che non corrispondono alla realtà:

1)  in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate. La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia. 2)  nacque nel Molise tra il 1209 e il 1215. 3) Pietro Angeleri nasce nel 1209 o agli inizi del 1210. Com’è noto, il luogo di nascita è conteso tra Sant’Angelo Limosano e Isernia.

  Dal lontano anno 1479 esiste questa sterile polemica, che ha generato una cospicua pubblicazione di libri ed articoli, mai un incontro o un dibattito che ponesse fine alla vexata questio.

Se le pubblicazioni sono state tante, se dopo 800 anni si continua a polemizzare, vuol dire che il problema esiste e l’argomento è sempre attuale perché se ne discute tutte le volte che si parla di papa Celestino V; non devono nascondere la testa sotto la sabbia, ma avere il coraggio di affrontarlo e risolverlo definitivamente, perchè esistono degli indizi per poterlo fare, manca solo la volontà!

  La Chiesa, ancora oggi, non fa altro che rivolgersi agli studiosi e agli storici con l’augurio che nel futuro possano darci indicazioni più chiare.  

Perché nel futuro, quando proprio questa ricorrenza consente di organizzare un serio confronto tra gli studiosi  e gli storici?

Se ci troviamo con questa secolare polemica, il peccato veniale è stato commesso proprio da alcuni studiosi e da alcuni storici che non conoscevano/conoscono la storia e la geografia dell’Italia svevo-angioina e, soprattutto, hanno dato la loro fiducia a quanto scritto dopo la morte di papa Celestino V proprio da alcuni uomini di Chiesa.

Alcuni hanno tramandato notizie che si “avvicinavano” alla verità, ma erano incomplete; altri hanno lasciato indizi storici, religiosi, geografici che sono stati trascurati o ignorati anche dagli storici contemporanei, mentre altri, forse per ignoranza, hanno voluto favorire una precisa località ed un diverso anno di nascita di Pietro di Angelerio.

La Chiesa involontariamente (?), con i suoi improvvisati biografi, ha disinformato ed ora, avendone l’autorità, in occasione della celebrazione dell’VIII centenario della nascita di papa Celestino V, ha la possibilità ed i mezzi di dare una autorevole risposta ferma, decisa e definitiva ai secolari interrogativi: dove e quando nacque Pietro di Angelerio?

Gli autorevoli uomini di Chiesa che cosa hanno lasciato scritto?

I) Bartolomeo Sacchi, detto il Platina (14211481), abbreviatore di alcuni pontefici ed anche direttore della Biblioteca Vaticana; il suo lavoro principale fu un breve trattato di gastronomia, ma con superficialità e leggerezza, ovvero senza una approfondita ricerca bibliografica e con cognizione di causa, ignorando quanto tramandato dai primi biografi di papa Celestino V, diede origine alla  secolare polemica scrivendo:   

Celestino Quinto, chiamato primo Pietro da Morone, fù de Isernia e visse heremita in un luoghetto solitario due miglia lungi da Sulmona.

II) Circa 200 anni prima, il cardinale Jacopo Stefaneschi (1296-1314) nell’Opus Metricum aveva scritto:  

 De prima vita Fr. Petri singulari exercitationis eremiticae rigore. Est locus Aprutii, cui profert accola nomen Molisium, patria huic quonda vel parte Laboris Terrae! Et, quamquam humilis generis, pietate referti.

Il cardinale tramandò 2 errori: a) il luogo di nascita non era un locus dell’Abruzzo, b) il suo nome non era Molisium; precisazione: il luogo di nascita era localizzato nella provincia amministrativa del regno svevo-angioino detta Justitiariato Terra/ae Laboris et comitatus Molisii; 2° precisazione: citando nomen Molisium, probabilmente voleva intendere il comitatus omonimo.

III) Il frate (domenicano?) F. Francisci Pipini (1270-1328) scrisse nel Chronicon:

Hic fuit conversatione Anachoreta, sive Eremita de Abrutio, oriundus prope Sulmonam provinciae Terrae-Laboris, vocatus prius Frater Petrus de Murono, de Ordine, qui a plerisque dicitur Sancti Damiani; precisazionepapa Celestino V non era oriundus prope Sulmonam, la civitas era nello Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus.

IV) Tre biografieVita A, Vita B e Vita C (1303-1306); la Vita C che è stimata la più attendibile, fu scritta da due dei discepoli più cari che furono accanto a Pietro di Angelerio fino alla morte, Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona:

quod vocabatur Sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus, cuius abbas dederat sibi primo habitum sanctae religionis.

Il monastero di Santa Maria in Faifolis gioca un ruolo importante perchè era nella provincia amministrativa del regno svevo-angioino denominata Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii dove ipse, papa Celestino V, exstiterat oriundus, e dove si localizzava ed identificava anche il suo luogo di nascita; nello stesso monastero aveva svolto 3 anni di noviziato e vi era tornato nel 1276 come abate.

Il monastero era anche nella giurisdizione ecclesiastica della diocesi di Benevento, così come il luogo della sua nascita.

Approfondendo la nostra indagine, avremo la conferma che se un qualsiasi luogo volesse pretendere di aver dato i natali a papa Celestino V deve possedere questi requisiti: (a) essere nel Comitatus Molisii che con la Terra/ae Laboris costituivano uno degli Justitiariatii del regno svevo-angioino; (b) essere nelle vicinanze del monastero di Santa Maria in Faifolis, (c) essere nella diocesi di Benevento.

V) Bernardo Gui, conosciuto come Bernardi Guidonis (1261-1331) francese, fu vescovo, scrittore ed inquisitore dell’ordine Domenicano, scrisse:

COElestinus V. conversatione Heremita. Natione de terra laboris Oriundus prope Sulmona, inopinatè sanè eligitur ad Papatum VII. Kal. Mensis Julii anno Domini MCCXCIV.

Il vescovo Bernardi Guidonis, citando Natione de terra laboris, ritenne che papa Celestino V fosse di Natione = di nascita o di stirpe, come in uso nel XIII secolo, della terra laboris, ovvero citò solo uno dei due territori appartenenti allo Justitiariato amministrativo del regno, omettendo di citare anche Comitatus Molisii, così come era nella dizione più completa corretta!

Commise un errore, al pari di Pipini: la civitas di Sulmona era nello Justitiariato Aprutii, quindi non poteva essere il luogo di nascita del papa.

VI) La Bolla di Canonizzazione (1313): O quam felix es Provincia & Terrae Laboris …….  B. igitur Petrus, de predicta provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem, ex honestis  parentibus, Catholicis & devoti.

Il testo è corretto: non ricordava il paese natale di Pietro, ma evidenziava che  traxisse fertur originem nella provincia amministrativa denominata Terrae Laboris che con il Comitatus Molisii, omesso nel testo, formavano un unico Justitiariato.

VII) Pierre d’Ailly, Petrus Aliacensis o Petrus de Alliaco (1326-1415), cardinale francese, filosofo, teologo, astronomo, non volle smentire gli errori dei suoi predecessori:  

Fuit itaque vir eximia virtute laudabilis, re ac nomine Petrus, in petra, quae Christus est, … . Hic ergo de Abrutio in partibus Apuliae natus, spirutu qua carne.

Secondo le conoscenze del cardinale, Papa Celestino V sarebbe nato Abrutio in partibus Apuliae.

VIII) L’Autobiografia (1400), si vuole sia stata scritta dallo stesso Pietro da/del Morrone o da un suo confratello:

… eo quod in illo castro clerici quasi nichil laborabant.

Non ha tramandato il nome del luogo di nascita di Pietro di Angelerio, ma ha ricordato che aveva l’assetto urbano ben definito di un castrum/castellum; una struttura che rappresenta un quarto indizio (d) importante per selezionare i luoghi che si contendono la sua nascita!

Ricordò anche il viaggio che il giovane Pietro intraprese dal paese di origine o dal monastero a Castel di Sangro:

Dopo un giorno di cammino, …. Così, rimase (Pietro) solo. Camminando per un altro giorno, all’ora nona (ore 15) giunse a Castel di Sangro.

Il tempo  impiegato dal giovane Pietro per raggiungere Castel di Sangro dal suo paese di origine o dal monastero è un indizio (e) utile che sarà ricordato ed evidenziato anche dal biografo Marini, che ne prenderà in considerazione anche un altro (f) la distanza tra le due località: tempo (e) e distanza (f) utili per localizzare ed identificare il luogo di nascita.

IX) Il celestiniano Stefano Tiraboschi (1450) da Bergamo, che scrisse la Vita del Santissimo Pietro Celestino Papa:   

 a) In la provintia de terra de noe sotto al regnamo de napoli i uno castello che se chiama sancto angelo nasce lo gratioso celestin de parenti catholia honesti e devoti.

b) Uno homo ve quello castello molto veho e senza fioli … e dubioso e no era i quella patria nessun servo de dio.

Due descrizioni che non ammettono discussioni: nel regno di Napoli, al tempo di Pietro di Angelerio, non esistendo una provincia/Justitiariato denominato terra de noe, dal significato poetico ancora da scoprire, si deve intendere esclusivamente la provincia/JustitiariatoTerra/ae Laboris et Comitatus Molisii dove era sito il luogo di nascita de lo gratioso celestin.

Tiraboschi, al contrario dei suoi predecessori, diede anche un nome al luogo di nascita di papa Celestino V: sancto angelo, confermando che era un castrum/castello, come era stato ricordato anche dall’Autobiografia!

Gli indizi per selezionare i vari candidati che aspirano alla nascita del papa santo ora sono SETTE:

(a) essere nel Comitatus Molisii che con la Terra/ae Laboris costituivano uno degli Justitiariatii del regno svevo-angioino. (b) essere nelle vicinanze del monastero di Santa Maria in Faifolis. (c) essere nella diocesi di Benevento. (d) essere un castrum/castellum. (e) il tempodistanza (f) dal luogo di nascita o dal monastero a Castel di Sangro. (g) essere conosciuto con il nome di sancto angelo.

X) Stefano di Lecce (1471-74), celestiniano, professore di sacra teologia, scrisse nella Vita del Beatissimo Confessore Pietro Angelerio:

1)  Pietro di Castel Sant’Angelo, contado del Molise, (h) vicino a Limosano.

2) si chiamava Santa Maria del Molise (corr.ne di Faifoli), vicino al castello di Limosano  e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

Un OTTAVO indizio ci permette di fare una selezione dei pretedenti alla nascita di Pietro di Angelerioessere vicino al castello di Limosano (h).

XI) Antonio Simone Bugatti poeta, detto Notturno Napolitano (1520) scrisse ad instatia dil Riverede e dignissimo padre Priore de celestini Don Alessandro da la Croce Bolognose, La santissima e miracolosa vita del glorioso Santo Pietro Celestino:

De la fertil provincia dil’Avoro E una Citta (sic) Lemusane appellata.

Al poeta possiamo perdonare questa imprecisione: ritenne che papa Celestino V fosse nato sì nella provincia amministrativa conosciuta come Justitiariato Terra Laboris et Comitatus Molisii, indizio (a), ma nella Citta chiamata Lemusane, ovvero Limosano, indizio (h), ricordato anche  da Stefano di Lecce perchè era ed è vicino a Sant’Angelo Limosano!

XII) Il benedettino A. Wion (1595), nel Lignum vitae in cui pubblicò anche la Profezia dei Papi, nota come Profezia di San Malachia, scrisse, sic et simpliciter: 

qui Eserniae in Samnio loco humili natus, & Petrus de Morrone vocatus.

Nella sua breve citazione, l’autore non ritenne opportuno sostenere con un semplice riferimento bibliografico la sua affermazione ed Eserniae, essendo anche all’ epoca  del biografo una civitas, non poteva essere considerata loco humili!

XIII) Lelio Marini (1630),  Abbate Generale della Congregatione de Monaci Celestini dell’Ordine di San Benedetto, scrisse San Pietro del Morrone già Celestino Papa V, una biografia di 550 pagine; a buon diritto può essere stimata la più completa per la ricchezza di descrizioni storiche, geografiche e religiose che, se fossero state lette e valutate con attenzione e diligenza, avrebbero dato la possibilità allo studioso, allo storico o alla Chiesa di scrivere la parola FINE alla secolare polemica sul luogo e sull’anno della sua nascita.

Marini diligentemente dedicò 2 pagine della prefazione per illustrare l’obiettivo che si era proposto con la sua biografia, sono tanti quelli che non l’hanno letta!

Scrisse: Io donque desiderando di apportar giovamento con la verità, hò anco voluto accertare tutto quello dovrò dire, e perciò hò visto diligentemente quello che hanno scritto molti autori antichi di questo Santo; & havendo trovato, che niuno vi ha usata esattezza nel distinguere i tempi; nel dichiarare minutamente i successi nel spiegare le circostanze de i negotij, vi ho in tutto ciò usata io diligenza particolare. Ho visto questa Vita scritta da Dionigi Fabro Francese, già più di cento anni sono Priore del Monastero di nostri Celestini di Parigi, il quale professa haver cavato il tutto dal dottissimo teologo Pietro Alliacense Cardinale Vescovo Camercense.   …, & altri autori antichi e moderni, i quali hanno scritto molte cose vere di questo Santo, molte anco secondo l’opinione del volgo, ò la favolasa tradizione de gli antichi.

Marini fu diligente nel prendere visione di un gran numero di biografie dedicate a papa Celestino V, ne ricordò gli autori ed i titoli; ebbe la possibilità di consultare Manuscritti antichissimi, ne i quali è scritta la Vita del Santo assai minutamente uno dei quali in carta pergamena fù trovato da me gli anni passati con occasione di visita nell’archivio del nostro Monastero di san Nicola de i Celestini di Bergamo. ….  Si hanno ancora presso nella nostra Congregazione molti altri Manoscritti antichissimi, de i quali in altra occasione io hò visto molti: e sono tenuti tutti fedelissimi per la conformità tra di loro e perché si vede essere stati scritti da i Discepoli del Santo stesso. …….  Hò visto ancora molte scritture autentiche, nelle quali si tratta di questo Santo, & che si conservano nell’amplissimo Archivio di Santo Spirito del Morrone, il qual io cercai tutto diligentemente à quest’effetto.

Le fonti bibliografiche di Marini furono numerose, forse alcune sono andate smarrite e perciò sconosciute ad altri autori; ricordò anche  alcuni biografi di cui abbiamo esaminate le opere e fu il primo ad indicare l’anno di nascita di papa Celestino V: 1215.

Come avremo modo di esaminare, Marinidopo avere descritto degli indizi importantissimi per scoprire il luogo della nascita Pietro da/del Morrone, commise l’errore, poi condiviso ingenuamente da altri, di non verificare con semplici operazioni di addizioni che il 1215 non si conciliava con le età, con gli anni in cui Pietro di Angelerio aveva preso le decisioni più importanti e nè con l’anno della sua morte.

Marini scrisse:

 Nacque donque Pietro l’anno della salute humana Millesimo ducentesimo quintodecimo (il giorno & il mese non si trova scritto) essendo Sommo ponefice nel governo di Sàta Chiesa Papa Innocenzo Terzo. La patria del Santo secondo l’opinione volgare fù Esernia antica & illustre Città de i Sanniti. (1°) Altri scrittori nondimeno hanno lasciata memoria, che il luogo dove nacque Pietro, fù un Castello chiamato Sant’Angelo: (2°) così hanno alcuni Manuscritti antichissimi, la prima parte de i quali si professa nel prologo, che fù lasciata scritta di propria mano da un Monaco di Santa vita discepolo del Santo & si hà che fu il Beato Roberto de Sale. (3°) Et dal trattato, che scritto di mano del Santo medesimo delle cose passate nella sua fanciulezza, & ne i primi anni della sua conversione, fù trovato nella Cella di lui, (4°) Et anco dal progresso della vita, pare che il medesimo si possi facilmente raccogliere. Giacomo Caitano Cardinale di San Giorgio, scrive che la patria di Pietro fù un luogo d,Abruzzo chiamato Molisi, che è parte di Terra di Lavoro …… e le terre soggette si chiamano il Contado di Molise. & nella bolla di Canonizatione si suppone la patria del Santo esser nella provincia di Terra di Lavoro, che perciò da Papa Clemente Quinto vien chiamata Felice. Apruzo chiamano anco tutto il regno hora detto di Napoli come anco Puglia.

Marini, ricordò anche il già citato poeta Notturno Napolitano:

dice che la patria del Santo fù la Terra chiamata Limosano. La quale è nei medesimi confini & nel Contado di Molisi. Edonque cosa certa, che la Patria del nostro Santo Pietro fù nel Contado de Molisi, che è parte di terra di Lavoro, & in questo distretto stà posto il nominato Castello, & anco la Città d’Esernia posta tra l’appennino.  

Secondo Marini la civitas di Esernia era considerata il luogo di nascita di papa Celestino V, ma solo in base all’opinione del volgo, ovvero della classe popolare, non in base a quella degli studiosi, degli storici o a quella di altri storici che hanno lasciato memoria che il luogo dove nacque Pietro, fù un Castello chiamato Sant’Angelo (non Isernia), o così hanno alcuni Manuscritti antichissimi o dal trattato, che scritto di mano del Santo medesimo o  anco dal progresso della vita.

Marini ricordò il parere del cardinale Stefaneschi, già esaminato per la sua imprecisione di ritenere Molisi non il comitatus, ma una civitas o un castrum/castellum  da localizzare nella provincia o Justitiariato Terra/ae Laboris e dimenticando  di ricordare anche et Comitatus Molisii.

Citò anche il poeta Notturno Napolitano con le sue imprecisioni; ma offrì un indizio certo: la Patria del nostro Santo Pietro nel Contado de Molisi, che è parte di terra di Lavoro, & in questo distretto stà posto il nominato Castello, & anco la Città d’Esernia.

La frase di Marini evidenzia, lo ricordino gli increduli, l’indizio (a) che già conosciamo: il luogo di nascita del Nostro va localizzato ed identificato nel Contado di Molise che con la Terra/ae  di Lavoro costituivano l’omonima provinciaJustitiariato del regno svevo-angioino.

Castrum/Castello di Sant’Angelo o la civitas di Isernia?

Sappiamo, ma sono ancora molti ad ignorarlo, che l’ indizio (d) ricordato da alcuni biografici fa la selezione: il luogo di nascita non era  una civitasbensì un Castrum/Castello!

Marini era certo che  fosse un castrum/castello perchè scrisse per altri avvenimenti:

I) bastava uno che non lavorasse, perciò che i Chierici (come scrisse lo stesso Pietro) in quel Castello niente ò puoco lavorano: quando Pietro prese la decisione di entrare nel monastero di Santa Maria in Faifolis, fu osteggiato dai fratelli in quanto nel Castello dove era nato, i Chierici erano considerati dei fannulloni!

Il biografo non era uno sprovveduto, conosceva la differenza tra una civitas, un castrum/castello, un casale, una villa e le terre; le citò a ragion veduta anche in altre occasioni:  

II) Non vi era Città, non Castello, non Terra, non luogo alcuno.

III) Esernia antica & illustre Città e Castello chiamato Sant’Angelo; nominato Castello, & anco la Città d’Esernia e, come vedremo, anche Castel di Sangro.

Sempre Marini:

E per hora dirò, che Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di san Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli (b) nella Diocesi di Benevento (c), dove egli poi fù fatto Abbate.

Abbiamo la conferma che gli indizi contrassegnati con le lettere  (b) e (c), insieme agli altri SEI che conosciamo, ma ancora  oggi sconosciuti agli studiosi, agli storici ed alla Chiesa, sono fondamentali per localizzare ed identificare il luogo di nascita di papa Celestino V.

Arrivò donque Pietro, prosegue Marini, in questa perplessione fino all’età di vinti anni in circa, come anco gli altri antichi scrissero ……. Usciamo dalla Patria, & andiamo lontano à servire à Dio. ……. Posto questo buon fondamento si mettono in viaggio gli doi giovani con questa santa resolutione: Mà doppò haver fatta una giornata, ……. Da quello donque abbandonato rimase solo (Pietro), e fatto anco più constante preso maggior’animo, passò più avanti, & il secondo giorno a hora Nona (ore 15) (e) arrivo ad un luogo chiamato Castel di Sangro. E’ posto questo Castello trà gli più alti gioghi dell’Appenino ……, è lontano da Esernia quindeci miglia (f), che è strada di mezo un giono. E di qua si può congetturare, che cosa si possi credere della patria e Monastero di questo nostro Santo.

Marini diede molta importanza al tempo (e) di percorrenza e la distanza  (f) per poter credere della patria e Monastero di questo nostro Santo, consultando una carta stradale appare evidente, anche al più scettico, che le considerazioni del biografo sono le uniche che risolvono ogni dubbio, ogni incertezza per il luogo di nascita di Pietro di Angelerio.

Eppure c’è chi continua a fare orecchie da mercante!

Per loro li ripetiamo: (a) essere nel Comitatus Molisii che con la Terra/ae Laboris costituivano uno degli Justitiariatii del regno svevo-angioino; (b) essere nelle vicinanze del monastero di Santa Maria in Faifolis; (c) essere nella diocesi di Benevento; (d) essere un castrum/castellum; (e) essere lontano da Castel di Sangro una giornata + il secondo giorno a hora Nona (ore 15)(f)  essere lontano più di  quindeci miglia  da Castel di Sangro. (g) essere conosciuto con il nome di sancto angelo. (h) essere  vicino a Limosano.

Per quanti dovessero essere ancora scettici, Marini può convincerli, ricordando nuovamente gli indizi (b) e (c) perchè erano conosciuti anche da un altro biografo e da alcuni manuscritti:

E cio supponendo per certo, dico col Fabro, che pigliò (il giovane Pietro) l’habito (b)nel Monastero di Santa Maria in Faifoli posto (c) nella Diocesi di Benevento, che forse era il più vicino alla sua patria, & alcuni manuscritti hanno in altra occasione, che era nella Provincia, d’onde egli era oriondo.

Come un “lento refrain” il biografo ricordò altri 3 avvenimenti degni di nota:

1) Qual fosse il luogo, nel quale si fermò trè anni nel principio, quando si partì dalla patria e dal Monastero per andare a Roma, l’habbiamo già detto, quando habbiamo spiegati i principij de’ suoi ritiramenti solitari.

2) In oltre era stato già molto florido e celebre nella iurisdittione o Diocesi di Benevento il Monastero detto Santa Maria in Faifolis: ……; & era posto nella Provincia, dalla quale egli stesso haveva Origine e dove era nato, dal che si argomenta che ivi pigliò l’habito.

3) Egli (Capodiferro, arcivescovo di Benevento) perciò mosso per la Santità del nostro Padre San Pietro, sapendo che era nato in quel paese, e che non solamente haveva fatta la professione nel medesimo Ordine, ma anco in quel Monastero stesso, volse & operò che il Santo fosse fatto Abbate del medesimo luogo e Monastero.

Poniamoci una domanda: Marini in più di una occasione ritenne opportuno evidenziare la vicinanza del monastero di Santa Maria in Faifolis al luogo di nascita di papa Celestino V e che entrambi erano localizzati ed identificati nella diocesi di Benevento; Sant’Angelo Limosano che vanta di avergli dato i natali, era nella giurisdizione di quella diocesi?

SI!!

castrum sancti Angeli, castellucium de Limosani, Ripa Limosani que vocatur Ripa comitis cum casali sancti Stephani de Ripa, castrorum Pimanum (cor.ne di Pignano) cum baronia sua … episcopatus Limosani fuit de provincia Beneventana.

Sant’Angelo Limosano era stato nella diocesi di Limosano, ma all’epoca di Pietro di Angelerio entrambe le località erano nella diocesi  metropolita di Benevento.

La città di Isernia era/è sede della diocesi omonima, all’epoca di papa Celestino V, dipendeva dal metropolita di Capua.

XIV) G. Vincenzo Ciarlanti (1640-44), arciprete della cattedrale di Isernia e vicario capitolare  nelle Memorie Istoriche del Sannio scrisse:

Si gloriano, e con ragione molti luoghi di queste parti di aver dato al Mondo uomini santi, e veri servi d’Iddio, che con le loro ottime operazioni hanno grandemente ajutato la S. Chiesa, e giovato non poco ai popoli. Ma più di tutte le altre può pregiarsi, e gloriarsi la Città d’Isernia, per aver partorito il Santissimo Pietro Sommo Pontefice chiamato Celestino V. tanto noto per tutto l’Universo. Hanno molti scritto la sua vita, gesti, morte, e miracoli, ed ultimamente il P.D. Lelio Marini più a lungo di tutti.

Ciarlanti, pur affermando e dichiarando Hanno molti scritto la sua vita, gesti, morte, e miracoli, ed ultimamente il P.D. Lelio Marini più a lungo di tutti, non ritenne opportuno dare loro credito, citò e valutò proprio gli indizi che nonfavorivano” la città di Iserniaun esempio:

I) Ciarlanti scrisse: Era stato molto celebre un Monastero detto S. Maria in Faifoli de’ Monaci Benedettini nella Diocesi di Benevento, dal cui Abbate ad opinione del Marini, avea S. Pietro Celestino primieramente avuto l’abito di Religione, ed in esso professato l’ordine, e la Regola di S. Benedetto.

Marini aveva fornito in merito maggiori dettagli: E per hora dirò, che Io (Marini) tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di san Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fù fatto Abbate.

 Aggiungendo: E cio supponendo per certo, dico col Fabro, che pigliò (il giovane Pietro) l’habito nel Monastero di Santa Maria in Faifoli posto nella Diocesi di Benevento, che forse era il più vicino alla sua patria, & alcuni manuscritti hanno in altra occasione, che era nella Provincia, d’onde egli era oriondo.

Perché Ciarlanti trascurò i “dettagli” che Marini aveva tramandato anche in merito al tempo (e) ed alla distanza (f) del viaggio effettuato dal giovane Pietro da la patria e Monastero per raggiungere Castel di Sangro?

A fronte degli OTTO indizi di Marini che indicavano il castrum/castello di Sant’Angelo Limosano come il luogo di nascita di Pietro del/da Morrone, Ciarlante non disdegnò di inventarsi una prova per favorire Isernia: l’esistenza nella periferia di quella città di un fondo paterno posseduto da Pietro e su cui avrebbe fatto edificare un monastero nell’anno 1272:

Tra questi tempi edificò il nostro S. Pietro Celestino sedici Monasteri per i suoi religiosi negli Abruzzi; ed in Campagna di Roma; ma in queste nostre parti n’edificò uno solamente, cioè quello d’Isernia sua patria sotto il titolo di S. Spirito poco meno di un miglio fuori della città, come si vede nelle lettere Apostoliche di Gregorio X, spedite a 22. di Marzo 1274. in Lione di Francia; aggiungendo:

L’edificò nel suo fondo paterno, per quanto si ha per antica tradizione, ma ben vero è, che vi abitò a lungo in diversi tempi!

Diversi studiosi, soprattutto isernini, accettarono e sostennero la bufala di Ciarlanti, successivamente  si scoprì che il fondo non era mai appartenuto alla famiglia di Pietro di Angelerio, ma era di proprietà del giudice Filippo Beneventi e Glorietta sua moglie: una vigna sita fuori le mura medioevali della città di Isernia, nella località detta ponte dell’arco, su cui i veri proprietari avevano fatto costruire una chiesa dedicata al S. Spirito nell’anno 1272.

Ciarlanti si rese protagonista di un’altra bufala: la presenza di san Francesco di Assisi nella città di Isernia, sfruttata da alcuni studiosi isernini per inventare un incontro tra il “piccolo” Pietro di Angelerio ed il santo di Asssi; lo scopo era dimostrare, testimoniare e accreditare a quella città la nascita di papa Celestino V!

XV) Celestino Telera, già abate Difinitore e poi abbate Generale della medesima Congregatione, dedicò al fondatore del suo ordine due pubblicazioni:

I) S. Petri Caelestini PP. V opuscula omnia (1640):  

… & fere prius Monachus, quam mundo adeleret, & (quod mirum) prius a saeculo relegatus, quam cum hominibus conversatus, de Matris alvo prodijt apud Aesernia Urbem.

II) Historia sagre degli huomini illustri per santità …. (1648):

Nacque Pietro, detto del Morrone, l’anno di nostra salute 1215, sotto il pontificato d’Innocenzo III, in Isernia, Città dei Sanniti; benchè altri, quanto alla Patria, diversamente, ma senz’appoggio di vere ragioni, stimassero; poiché negli antichi Ufficii della Chiesa, e nelle vite di lui, scritte dai più gravi Autori, leggiamo essere egli nato in quella Città.

Telera non scrisse una biografia originale, nella sua opera riportò diverse notizie già pubblicate da Marini e, per essere “originale”, trascurò di ricordare e valutare gli OTTO indizi che certamente non favorivano/scono la città di Isernia, ma il castrum di Sant’Angelo Limosano.

Condivise senza una testimonianza concreta l’opinione di Marini che aveva indicato il 1215 come l’anno della nascita, sostenendolo con convinzione.  

Telera, secondo S. Sticca, fu il primo autore a pubblicare (VII) l’Autobiografia (1400), ma non fece “tesoro” di quanto in essa era scritto: il paese natale di Pietro di Angelerio era ritenuto un castro, mentre Telera scrisse per due volte che Isernia era una Città!

Non solo questa dimenticanza: l’Autobiografia  aveva ricordato il tempo (e) e Marini, 200 anni dopo, anche la distanza (f) del viaggio che il giovane Pietro effettuò alla volta di Castel di Sangro e che lo stesso Marini aveva considerati due indizi per identificare il suo paese natale.

 Conosciamo ciò che Marini ha tramandato in merito a quel viaggio, ma Telera scrisse:

s’incamminarono insieme  (Pietro ed il compagno) di buon cuore; ma appena finita la prima giornata, l’incostante compagnio arrestò il corso …. Proseguì dunque senz’altro compagno il Santo giovanetto la strada, e arrivato alla terra di Castel di Sangro.

Il biografo che aveva “copiato” quell’episodio da Marini, dimenticò un “particolare” importante: l’arrivo alla terra di Castel di Sangro avvenne il secondo giorno a hora Nona (ore 15); un indizio (e) che sappiamo utilissimo per conoscere il luogo di nascita di papa Celestino V!

Telera che era convinto poiché negli antichi Ufficii della Chiesa, e nelle vite di lui, scritte dai più gravi Autori, leggiamo essere egli nato in quella Città (di Isernia), perché non citò  quali erano gli antichi Ufficii della Chiesa? Quali erano le vite di lui, scritte dai più gravi Autori?

Telera aveva letto quanto scritto da Marini, ma ritenne opportuno evitare ogni riferimento; nessuno è nelle condizioni di poter verificare le affermazioni di Telera perchè si ignorano quali fossero gli antichi Ufficii della Chiesa, le vite di lui scritte dai più gravi Autori, benchè altri, quanto alla Patria, diversamente, ma senz’appoggio di vere ragioni, stimassero.

Telera, al pari di Ciarlanti, fu coraggioso a scrivere ciò che abbiamo letto, forse era convinto che nessuno avrebbe verificato le sue affermazioni!

Telera, “copiando” da Marini, nella prefazione alla sua biografia ricordò tra le tante, anche alcune delle fonti bibliografiche che abbiamo analizzato: (VI) la Bolla di Clemente V che contiene la canonizzazione ed il compendio della Vita di lui. (XI) Il Poeta Notturno Napolitano. Il Bugatti. (XII) Il Lignum Vitae  del benedettino A. Wion. Dionisi Fabbri priore di Parigi (il Dionigi Fabro francese di Marini);  citò, come scrisse, anche Il Padre Marini con molta esattezza, ma Telera, proprio della biografia di Marini, non fece un buon uso!

Possibile che Telera non conoscesse o non avesse letto le biografie  pubblicate prima delle sue due pubblicazioni?

In ordine cronologico, prima di Telera furono scritte: (IV) Vita A, Vita B e Vita C (1303-1306). (VIII) L’Autobiografia (1400) che lui pubblicò per la prima volta.  (IX) Il celestiniano Stefano Tiraboschi (1450) da Bergamo. (X) Stefano di Lecce (1471-74), celestiniano, professore di sacra teologia ed alcuni Manuscritti antichissimi, la prima parte de i quali si professa nel prologo, che fù lasciata scritta di propria mano da un Monaco di Santa vita discepolo del Santo & si hà che fu il Beato Roberto de Sale, nonché il trattato, che scritto di mano del Santo medesimo delle cose passate nella sua fanciulezza, & ne i primi anni della sua conversione, fù trovato nella Cella di lui,  Et anco dal progresso della vita, pare che il medesimo si possi facilmente raccogliere, cioè che il paese natale era il castrum denominato sancto angelo.

Marini, alla sua epoca, consapevole della polemica che stava montando tra il castrum di sancto angelo e la civitas di Isernia a causa dell’affermazione del Platina, pensò bene di arricchire la sua biografia con diversi indizi che Telera, non contestò, ma eliminò dalle sue descrizioni, vedi ad esempio, la descrizione dei particolari del viaggio a Castel di Sangro; fu diligente a proporne altri che favorissero la civitas di Isernia.

Telera che aveva attinto da Marini non valutò la vicinanza (b) del paese di origine di Pietro al monastero di Santa Maria in Faifolis, infatti la ignorò e scrisse solo:

si condusse al Monastero di S. Maria in Faifoli dell’Ordine Benedettino Diocesi di Benevento, e quivi vestì l’abito.

Telera, paladino della verità, non aveva letto (IV) la Vita B e Vita C, scritte 300 anni prima, che riportavano: quod vocabatur Sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus, cuius abbas dederat sibi primo habitum sanctae religionis o quanto scritto 200 anni prima da (VIII) Stefano di Lecce: Santa Maria in Faifolis, vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

Giudicate anche questo confronto tra ciò che scrisse Telera e quanto da Marini in ricordo della nomina di Pietro di Angelerio ad abate del monastero di Santa Maria in Faifolis:

Telera: … dal Monastero di S. Maria in Faifoli, e cercar (Pietro) all’anima sua maggiore perfezione, come a suo luogo si disse, mosse anche l’Arcivescovo di Benevento chiamato Monsignor Capiferro a desiderare qualche ristoro al già detto Monastero; né tutto ciò poteva da altri sperarsi, che da Pietro del Morrone, per aver egli nello stesso luogo professata la regola Benedettina. …. A lui dunque scrisse il Beneventano Arcivescovo, pregandolo di venire in persona per restituire all’antica disciplina quel Monastero di Faifoli.

Marini: Egli (Capodiferro, arcivescovo di Benevento) perciò mosso per la Santità del nostro Padre San Pietro, sapendo che era nato in quel paese (Sant’Angelo Limosano), e che non solamente haveva fatta la professione nel medesimo Ordine, ma anco in quel Monastero stesso, volse & operò che il Santo fosse fatto Abbate del medesimo luogo e Monastero.

Telera conosceva il vero luogo di nascita di papa Celestino V ed anche tutte le biografie che lo confermavano; ma per sostenere la sua convinzione si inventò l’esistenza di una prova:

Il che (la nascita nella città di Isernia) molto più si fa chiaro da un Editto del 1289 (che si ritrova appresso quei Cittadini) in cui Roberto Vescovo d’Isernia, a persuasione di S. Pietro, quivi nominato Cittadino d’Isernia, eresse una Compagnia di persone devote per impiegarle in esercizi di carità verso gl’infermi e peregrini.

L’Editto del 1289, scoperto da Telera, non era l’originale, ma una copia scritta con grafia del XVII secolo, non autenticata da alcuno; l’avrebbe potuta scrivere chiunque: lo stesso Telera o un suo confratello!

La frase che interessava Telera era religiosi viri fratris Petre de Murrone huius civitatis Ysernie civis: è importante sottolineare che nel testo dell’Editto non fu dichiarato in modo esplicito ed a chiare lettere che Petre de Murrone era nato nella civitas di Isernia, ma fu scelta una frase contorta: cittadino di questa città di Isernia; non sarebbe stato più semplice e chiaro scrivere: frate Pietro del Morrone nato nella città di Isernia?

In base al Diritto Romano, la cittadinanza si acquisiva  non solo per la nascita, ma anche con la residenza in una  determinata località! 

Telera, il solo scopritore di quell’editto, sostenne che si ritrova appresso quei Cittadini, infatti alcuni studiosi isernini sostengono che la pergamena è conservata nell’archivio Cap. Isernia Fasc. n. 1, ma si tratta sempre di una copia non autenticata.

L’ Editto di Telera sosteneva che Roberto Vescovo d’Isernia eresse una Compagnia di persone devote per impiegarle in esercizi di carità verso gl’infermi e peregrini a persuasione di S. Pietro: I) all’atto della pubblicazione dell’Editto, anno 1289, Petre del Murrone non era stato ancora canonizzato, cosa che avverrà nel 1313. II) Non era necessaria la persuasione di Pietro del Morrone, l’intervento diretto di Roberto Vescovo d’Isernia: in numerose località all’epoca di frà Pietro, come scrissero la Vita A e la Vita C (1303-1306) con il titolo De augmentatine sui ordinis et de fraternitate, 300 anni prima di Telera, furono istituite delle fraternità:

A) Haec autem fraternitas multum in suo tempore crevit, in tantum, quod mirabile omnibus erat: in aliqua villa erant bene mille, in alia V°, et secundum qualitatem uniuscujusque crescebat confratrum numerus.

C) Haec autem fraternitas multum in suo tempore crevit in pluribus civitatibus, castris et villis, in tantum quod miraabile omnibus erat ; in aliqua enim illarum fere mille personae adhaeserant, et in alia quingentae, et in alia vero centum, et secundum qualitatem uniuscuiusque civitatis numerus crescebat confratrum.

Petrus de Alliaco (1326-1415) in proposito fu più chiaro:        

   Et, quia multi devoti seculares, habitum religionis assumere non valentes, societatem & participationem Ordinis habere zelabant, constituit quamdam Confraternitatem: in qua sub certis salutaribus observantiis, in pluribus civitatibus & locis, innumera utriusque sexus multitudo, in misericordiae aliarumque virtutum operibus proficiens, Christo & membris ejus pia exibebat obsequia. Sic Deus novellae vineae, quam per servum suum plantaverat, magnum in tam brevi tempore dare voluit incrementum, simulque multiplicavit gentem, & magnificavit laetitiam. Nam de hujus Religionis multiplicatione & magnificatione totus extultabat orbis, & virum Dei ac Fratres ejus, tanquam Sanctos, universus, exaltabat populus: quippe cum Deus non solum per eum, sed etiam per plurimos Fratrum suorum, multa & magna miracula sua mirabili gratia edere dignaretur.

Marini (1640) in merito al contenuto dell’Editto scoperto da Telera, aveva già scritto:

per far partecipi (per quanto si poteva) de’ meriti de suoi Religiosi e Monaci, ancora quelli, che non potevano ricevere, o portare l’habito Religioso del suo ordine Institui una compagnia ò Congregatione d’huomini laici e secolari, i quali secondo l’instituto & ordini del Santo, attendevano all’opre di pietà e di misericordia. La chiamavano fraternità perché quelli, che si scrivevano & annoveravano in quella compagnia, erano tenuti, stimati, e chiamati Fratelli non solamente tra di loro, ma ancora deli’ Ordini. Era constituito & ordinato dal Santo, che ogni giorno dicessero certe e determinate Orationi per i vivi, & i morti … .  Non vi era città, non Castello, non Terra, non luogo alcuno, dove con grande consenso de tutti non fosse accettata, il che pareva cosa meravigliosa: In alcuni luoghi si erano scritti à gara in questa fraternità mille persone, altrove cinquecento, altrove cento, più o meno secondo la grandeza e qualità de i luoghi: non era una prerogativa solo a favore della città di Isernia!

Telera fu diligente a non fare alcun riferimento a quanto descritto nella Vita A, Vita C, da Petrus de Alliaco e da Marini, la sua biografia tace!

Telera voleva far intendere che l’istituzione della fraternità era avvenuta solo nella civitas di Isernia perché fra’ Pietro era cittadino di questa città di Isernia!

La presenza di un originale di quella copia del XVI, mai autenticata e conservata nell’archivio Cap. Isernia Fasc. n. 1, è un vero mistero perché non c’è stato un biografo di papa Celestino V, uno studioso di Isernia vissuto prima di Telera, che fosse a conoscenza della sua esistenza.

Era sconosciuta allo storico isernino Ciarlanti  (1640-44) che era stato arciprete della cattedrale e vicario capitolare: scrisse della vita di papa Celestino V, senza nascondere la sua tenacia nel sostenerne la nascita nella città di Isernia anche con la bufala del fondo paterno, ma ignorava l’esistenza dell’Editto del vescovo Roberto!

Dopo lo scoop di Telera, gli studiosi isernini accettarono e sostennero la scoperta dell’Editto che  fu anche condivisa, con “beneficio di inventario”, dagli storici contemporanei che ancora non hanno la possibilità di effettuare una perizia calligrafica del suo testo!

XVI)  Nel Bullari Romano (1741) è scritto: Coelestinus Quintus, antea Petrus de Murrhone Monachus, filius Angelerii, patria Iserniensis.

E’ quanto scrisse l’amanuense, senza una testimonianza concreta o con una vera e diligente ricerca bibliografica, al pari di quanto fu poi scritto nell’Annuario Pontifico fino all’anno 1997:

S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Murrone; mentre dall’anno 1998 si legge: S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone.

Dopo quanto appreso dalle due edizioni di un organo ufficiale della Santa Sede, è spontanea una considerazione:

la Chiesa non ignorava, nè ignora la secolare polemica tra le due  località che si sono sempre contese e si contendono la nascita di papa Celestino V: la civitas di Isernia ed il castrum di  Sant’Angelo Limosano; dopo aver sostenuto fino all’anno 1997 la civitas di Isernia,  dall’anno 1998 l’ha eliminata dalla competizione  e, pur di non dare al castrum di Sant’Angelo Limosano l’ambito riconoscimento, al pari di Ponzio Pilato, l’ha sostituita con un generico Molise, il nome della Regione.

Se in una competizione si elimina uno dei due concorrenti, la vittoria è concessa al secondo, non si dà ad un terzo che non ha partecipato; indicare il nome della regione Molise, non è storicamente corretto: l’odierno territorio non corrisponde a quello che era pertinente al Comitatus Molisii o Contea di Molise!

Gli OTTO indizi tramandati dalle antiche biografie di papa Celestino V non sono stati presi in considerazione; dimostriamo di saperli valutare:

(a) quale località era nel Comitatus Molisii che con la Terra/ae Laboris costituivano uno degli Justitiariatii del regno svevo-angioino?

La civitas di Isernia e il castrum di Sant’Angelo Limosano.

(b) quale località era nelle vicinanze del monastero di Santa Maria in Faifolis?

Il castrum di Sant’Angelo Limosano.

(c) quale località era nella diocesi di Benevento?

Il castrum di Sant’Angelo Limosano.

(d) quale località era un castrum/castellum?

Il castrum di Sant’Angelo Limosano.

(e) quale località era lontana una gionata + un secondo giorno fino alle ore 15 da Castelo di Sangro?

Il castrum di Sant’Angelo Limosano.

(f) quale località  dista oltre quindici miglia da Castel di Sangro?

Il castrum di Sant’Angelo Limosano.

(g) quale località era denominata sancto angelo?

Il castrum di Sant’Angelo Limosano.

(h) Quale località era vicino a Limosano?

SOLO E SEMPRE:  SANT’ANGELO LIMOSANO!

Qualcuno dovrebbe fare un esame di coscienza!!!!!!!!

Oreste Gentile

 

 

 

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: