Archive for marzo 2010

PAPA CELESTINO V. LE “SUE” QUARESIME.

marzo 31, 2010

   Siamo nel periodo della quaresima che precede la Pasqua del 2010.

   Noi molisani quest’anno la celebriamo in un momento particolare perché cade nella ricorrenza dell’ VIII centenario della nascita (1209) di papa Celestino V nel castrum di Sant’Angelo (Limosano).

   Continuando a descrivere i momenti più salienti della sua lunga vita, visse 87 anni, con le descrizioni di Marini (1630) scopriamo come l’eremita fra’ Pietro di Angelerio celebrava le “sue” quaresime:

nelle quali egli osservava un modo di vivere più stretto e più austero, e singolare, le quali perché erano di quaranta giorni l’una, secondo il costume Ecclesiastico si nominavano Quarantene, o Quadragesime.

Erano queste: la prima, quella che è comune a tutti i Cristiani, e si chiama maggiore, termina o finisce con la Santa Pasqua.

L’altre erano sue particolari, cioè la seconda, che chiamava dello Spirito Santo, la quale incominciava la quarta feria o giorno dopo Pasqua, e durava fino alla Pentecoste, acciò che ad imitazione dei Santi Apostoli preparasse il suo cuore mondo e puro per la venuta e ricevimento dello Spirito Santo.

La terza si diceva di San Pietro, perchè cominciava dalla festa de’ Santi Apostoli Pietro e Paolo, e durava fin all’Assunzione della Beatissima Vergine Madre d’Iddio.

La Quarta di Santa Croce, la quale dalla festa dell’Esaltazione della Santa Croce terminava nel giorno sacro a tutti i Santi.

La Quinta di San Martino, la quale dalla festa de i Santi quattro Coronati continuava fino alla solenne celebrità del Natale.

La Sesta & ultima Quaresima si diceva dell’Epifania, perché durava dall’Epifania per quaranta giorni continui.

   I cibi che papa Celestino V usava consumare nelle “quaresime” consistevano:

pane ed acqua, e se pur delle volte avesse voluto altro, pigliava qualche pomo o d’altro frutto.

Alcune volte ancora passò le quaresime intiere solamente con foglie o frutti di cavoli crudi, senza pane, alle volte solamente con pomi, o poche castagne, ovvero con grani di fave mollicate nell’acqua, & alcune Quaresime solamente con rape crude.

Ebbe in usanza in qualsivoglia tempo di far cinquecento genuflessioni ogni giorno a riverenza del grandissimo Dio, ma in già dette tre quaresime tra giorno e notte ne faceva mille.

Ne gli stessi tempi delle quaresime tenne sempre perpetuo silenzio e con tanta osservanza e rigore, che non ammetteva nè Monaci, nè compagni, nè stranieri chiunque essi fossero, solamente uno, che gli somministrava le cose necessarie, e rare volte, e se non per qualche necessità grande poteva andare da lui.

In quelle ricorrenze si ritirava solitario in qualche grotta segreta.

Ne i stessi tempi delle tre quaresime usava un vestito più aspro del solito, & alle volte in alcune quaresime solamente il cilicio, & in alcune sopra il cilicio portava una corazza di ferro di gran peso, acciò con essa calcati i nodi del cilicio premessero più aspramente la pelle e la carne. E certo si tenne per un miracolo grande, che in alcune solite sue quaresime in stagione molto fredda, il Santo in luogo delle vesti, non portò altro che il cilicio, &  in altre il cilicio solo con la corazza o pancera di ferro di sopra, che pare un orrore a corpo umano, come esclama Clemente Quinto nella Bolla della Canonizzazione del medesimo Santo.

Oreste Gentile

PAPA CELESTINO V. CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA!

marzo 29, 2010

Prima o poi sarebbe successo: Per la città, che si fregia da sempre di aver dato i natali al Papa Santo, uno smacco difficile da digerire. “Ci hanno rubato il Santone”. Isernini in rivolta: la Reliquia di Celestrino V sarà accolta da Sant’Angelo Limosano.

E’ il titolo di un articolo pubblicato nella pagina che un quotidiano regionale dedica agli avvenimenti della città di Isernia.

A differenza di quanto scrivono gli uomini di Chiesa, a qualcuno non interessa la vita religiosa e spirituale di papa Celestino V, quanto più rivendicarne i natali, dimenticano che dopo 800 anni ancora si dubita non solo del paese natale, ma dell’anno di nascita, del cognome dei genitori e cosa fece nei giorni 14 e 15 ottobre 1294.  

Gli uomini di Chiesa scrivono: evitare liturgie campanilistiche. Un argomento che sta rischiando  di diventare stucchevole, asfittico e  noiosamente provinciale. Questo argomento mi rimane del tutto indifferente. Noi prendiamo le distanze da questa discussione. Non c’interessa. Oggi si discute molto, dal punto di vista storico, su quando e dove è nato S. Pietro Celestino, se a Sant’Angelo Limosano, a Isernia o in altri luoghi. Lasciamo questa ricerca agli studiosi e agli storici con l’augurio che nel futuro possano darci indicazioni più chiare. A noi queste cose interessano relativamente, perché ciò che ci sta a cuore è la sua vita.

Queste  le risposte: come Ponzio Pilato non vogliono “compromettersi”, delegano questa ricerca agli studiosi e agli storici con l’augurio che nel futuro possano darci indicazioni più chiare, mentre in più di una occasione hanno manifestato di fare “tifo” per la città di Isernia che “giustamente” (?) oggi rivendica la nascita del santo papa.

Sia gli uomini di Chiesa, cosa molto grave, sia alcuni cittadini ed alcuni storici di Isernia ignorano che dal 1998 l’Annuario Pontificio, organo ufficiale della santa Sede, ha cancellato Isernia dalla biografia di papa Celestino V e, comportandosi come Ponzio Pilato (scusate la ripetizione), non ha indicato Sant’Angelo Limosano, la seconda località che ne rivendica i natali, ma ha scritto Molise, il nome della regione.

Hanno commesso un ulteriore errore storico: Pietro di Angelerio nacque nella contea di Molise che all’epoca non corrispondeva all’attuale territorio regionale.

Dal 1998 la città di Isernia non può più rivendicare quella nascita!

L’ “idea” da cui poi nacque la “tradizione” della nascita del papa in Isernia fu divulgata per la prima volta da Platina nel 1479, ma è bene sapere che in tutte le altre biografie pubblicate precedentemente gli indizi storici, geografici e religiosiportano” a Sant’Angelo Limosano: non è vero che solo da alcuni anni ne rivendica i natali o è recente  perché si ha notizia che è il suo patrono dal 1764, mentre proprio la città di Isernia solo recentemente lo ha  “scoperto” e, proclamandolo patrono, lo ha sostituito ai santi Nicandro e Marciano, ritenuti da Ciarlanti (1640-44), storico isernino, patroni di Isernia e Venafro da tempo antichissimo, così come sostiene anche una  pubblicazione edita dalla curia isernina (La Diocesi di Isernia-Venafro nel 1987), alla voce I Nostri Santi e i Nostri Patroni, si legge che S. Pietro Celestino V. papa è Patrono secondario di Isernia.

I due studiosi intervistati dal redattore dell’articolo di protesta non hanno reso un “buon servizio” per conoscere la verità e dissipare i dubbi: la Bolla del vescovo Roberto, coevo di Celestino V … In tale bolla Celestino V viene definito Cives Aeserniensis è una copia scritta con grafia del XVII secolo, non autenticata, ovvero l’avrebbe potuta scrivere chiunque, forse lo stesso scopritore Telera nel 1648; in essa è scritto esattamente: fratris Petre de Murrone huius civitatis Ysernie civis, ovvero cittadino della città di Isernia; non sarebbe stato più semplice e chiaro, invece di usare una frase così “contorta”: cittadino di Isernia o, meglio, nato nella città di Isernia? Per il “diritto romano” ed accade ancora oggi, si diventa “cittadino” con la residenza, non solo per la nascita.

Come mai solo Telera ebbe la “fortuna” di trovare e leggere la copia del 1648, sconosciuta all’isernino Ciarlanti nel 1640 ed a Ughelli (1642-62) che aveva scritto proprio in merito a quanto era accaduto durante la titolarirà del vescovo Roberto?

L’articolo nelle interviste ricorda: Entrambi gli studiosi citano tra le più antiche fonti storiche un documento custodito nella Cancelleria angioina di Napoli. In un registro compare un decreto emanato nel 1289 da Carlo II, re di Napoli. Con tale documento il sovrano concede una somma di denaro ai fratelli ed ai nipoti di San Pietro tutti di Isernia.

Ciarlanti (1640) e successivamente Viti (1972), entrambi di Isernia, pubblicarono il testo integrale di quel documento che non fu emanato nel 1289 ma nel Regist. del 1298. e 1299  e nel Reg. ang. Anni 12981299; altro priv. In Sulmona 1 settembre 1298, ibid..

Perché offendere l’intelligenza del lettore che vuole conoscere la verità?

L’articolo ricorda anche la “casa” natale di Pietro sita in piazza Concezione, oggi piazza Celestino V, distrutta dai bombardamenti del 1943: come mai gli storici ed i biografi del papa che scrissero prima del 1943, vedi l’isernino Ciarlanti (1640) non sapevano della sua esistenza?

L’isernino D’Acunto (1987) manifestò un diverso parere: quella cioè di far nascere a qualunque costo Celestino V nel rione Concezione, accanto alla Fontana Fraterna, era per noi completamente campata in aria. La “favola che S. Celestino fosse nato in quel sito fu creata quando, nel secolo scorso, in occasione della ricorrenza della nascita del santo (a dire il vero fu celebrato il 6° centenario della sua morte), qualcuno fece costruire una edicola con una immagine del Santo su una casa, accanto alla “Fraterna ” (fontana) in ricordo della “Fraterna” società di mutuo soccorso sorta a Isernia nel XIII secolo. Per lo studioso la casa doveva essere nella parte bassa della città denominata rione Sant’Angelo!

Per Mattei (1978), altro storico di Isernia: Ma come salvare la tradizione che additava in Isernia sulle mura a nord della città la casa di S. Pietro Celestino? Nulla vieta di pensare che la famiglia di Angelerio () siasi trasferita a Isernia nell’infanzia di S. Pietro Celestino o anche si può supporre che, pur avendo domicilio abituale in campagna nel castello di S. Angelo, abbia posseduto una casa anche nella città di Isernia ove spesso si recava e si tratteneva: non una, ma due case!

Hanno dichiarato nell’articolo: un breviario vaticano del 1800 in cui alla data di nascita di San Pietro viene indicato Isernia come paese di provenienza.

Dal 1998 l’Annuario Pontifico ha cambiato opinione: chiedete agli uomini di Chiesa una giustificazione!

Oreste Gentile.

 

PAPA CELESTINO V: SONO NATO A SANT’ANGELO LIMOSANO.

marzo 25, 2010

Padre perdona loro perchè non sanno quello che dicono!

Anche in Paradiso ho la possibilità di seguire le cose terrene utilizzando “internet”, la vostra meravigliosa invenzione; ho letto da IL TEMPO.it del  28/12/2009 lintervista di Pasquale Lombardi al prof. Onorato Bucci in previsione degli eventi promossi dalla Conferenza Episcopale abruzzese-molisana.

Domanda: Ci dica almeno una cosa: Pietro Angelerio è nato a Isernia o a S. Angelo Limosano?

 Risposta: Le garantisco che non c’è nessuna fonte che attesti il luogo di nascita di Pietro Angelerio, detto anche Pietro del Morrone, diventato poi papa Celestino V. E ad attestarlo in modo incredibile c’è proprio la bolla di canonizzazione emessa nel 1313 da Clemente V ma preparata sei anni prima da Giacomo da Viterbo. Ebbene, quella bolla dice “o te felice Terra di lavoro che desti i natali al nostro sauto“. Terra di lavoro“, dunque, che si identificava, a quel tempo nella metropolia di Capua comprendente tutta la terra d’oggi che è compresa nelle province di Caserta e di Isernia e il lembo capuano della provincia di Napoli. S. Angelo Limosano è terra beneventana ma da ciò non può dedursi che Pietro Angelerio sia nato a Isernia e nessun documento è in al senso.

(I)  Le garantisco che non c’è nessuna fonte che attesti il luogo di nascita di Pietro Angelerio.

Il certificato di nascita che possa garantire la mia nascita nel castrum di Sant’Angelo Limosano non si troverà mai, visto che all’epoca non era in uso, ma tutte le biografie, dico tutte le biografie più antiche, hanno tramandato diversi indizi che garantiscono la nascita nel castrum di Sant’Angelo Limosano; indizi che vanno valutati con intelligenza e buon senso. Perchè ho scritto per due volte che  Sant’Angelo Limosano era un castrum? Perchè  tale era considerato e così è stato scritto nelle biografie più antiche: è  uno degli OTTO indizi storico, geografico e religioso. Se il mio luogo di nascita era un castrum, si deve escludere Isernia che all’epoca era considerata una civitas. Altri due indizi sono stati ricordati dal mio biografo Marini (1630) che diede molta importanza alla durata ed alla distanza del viaggio che intrapresi da casa al castrum di Castel di Sangro: UNA giornata intera di viaggio + UN’ altra giornata fino all’ora nona,  ore 15; Marini scrisse  che il luogo di arrivo è lontano da Esernia quindeci miglia, che è strada di mezo un giorno. E di qua si congetturare, che cosa si possi credere della patria e Monastero del nostro Santo.

In parole più chiare Sant’Angelo Limosano ed il monastero di Santa Maria in Faifolis dove mi ritirai per 3 anni per il noviziato, sono le due località che distano più di quindeci miglia da Castel di Sangro: ancora una volta, con il parere di Marini, si esclude la civitas di Isernia che dista dal citato Castel di Sangro mezza giornata di cammino.

Marini ed altri biografi antichi scrissero che io, di anni sedici circa pigliasse l’habito e l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli fu fatto Abbate. Quale località era/è più vicina al monastero di Santa Maria in Faifolis ed era anche nella diocesi di Benevento? Di sicuro non era/è la civitas di Isernia o altre località denominate Sant’Angelo!

Per concludere il punto (I) mi limito a ricordare che esistano DUE  antiche fonti che attestano  il mio luogo di nascita: Stefano Tiraboschi (1400) dell’ordine celestiniano: In la provincia de terra de noe sotto il regnamo de napoli i uno castello che se chiama sancto angelo nasce lo gratioso celestin: qualcuno ha letto “civitas di Isernia”?  Scrisse (1471-1474) anche Stefano di Lecce, celestiniano e professore di sacra teologia (non era uno qualsiasi!): Pietro di castel Sant’Angelo, comitatus Molisii, prope Limosanum; ed ancora: Il primo di questi fu un certo cenobio, nel quale lui stesso ricevette l’abito monastico, che si chiamava Santa Maria in Fayfolis, vicino al castello di Limosano e al territorio di sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

Chi ha orecchie (e occhi) per intendere intenda!

(IIE ad attestarlo in modo incredibile c’è proprio la bolla di canonizzazione emessa nel 1313 da Clemente V ma preparata sei anni prima da Giacomo da Viterbo. Ebbene, quella bolla dice “o te felice Terra di lavoro che desti i natali al nostro sauto“. Terra di lavoro“, dunque, che si identificava, a quel tempo nella metropolia di Capua comprendente tutta la terra d’oggi che è compresa nelle province di Caserta e di Isernia e il lembo capuano della provincia di Napoli. S. Angelo Limosano è terra beneventana.

La bolla di canonizzazione fu emessa nel 1313, non poteva essere sconosciuta a Stefano Tiraboschi  nel 1400 ed a Stefano di Lecce nel 1471-74; in essa è scritto con esattezzaO quam felix es Provincia & Terrae Laboris ……. B. igitur Petrus, de predicta provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem ed in un altro capitolo: Hic Petrus de Morone antea dictus, natione Apulus

La bolla di canonizzazione non faceva riferimento alla giurisdizione ecclesiastica, ma alla Provincia & Terrae Laboris, ovvero allo Justitiariato denominato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii (omesso nella citazione), una amministrazione unica per due territori distinti del regno svevo-angioino: Terra/ae Laboris che comprendeva la magggior parte del territorio già Principato di Capua e quello pertinente al Comitatus Molisii in cui erano site sia la civitas di Isernia, sia il castrum di Sant’Angelo Limosano. Per la metropolia , ovvero per la giurisdizione ecclesiastica la civitas di Isernia con la diocesi,  edipendeva dall’arcivescovo di  Capua, mentre il castrum di Sant’Angelo Limosano, il monastero di Santa Maria in Faifolis e la civitas di Bojano, capoluogo della Comitatus Molisii, con la sua diocesi, dipendevano dal metropolita di Benevento, tant’è vero che fu l’arcivescovo di Benevento a nominarmi abate del monastero di Faifoli nel 1276, così scrisse anche Marini: l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli fu fatto Abbate; patria e Monastero nella Diocesi di Benevento. Ancora indizi storici-religiosi che escludono la civitas di Isernia o la “pretesa” di altre candidate!

La bolla di canonizzazione ricordò nuovamente non la giurisdizione ecclesistica, ma la provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem ed in un altro capitolo: Hic Petrus de Morone antea dictus, natione Apulus; un riferimento preciso alla provincia amministrativa o Justitiariato Terraa/ae Laboris, non citando il Comitatus Molisii, ma anche una gravissima imprecisione, ritenendo Hic Petrus de Morone antea dictus di natione Apulus!

Questo può bastare perchè possiate conoscere e ricordare che sono nato nel castrum di Sant’Angelo Limosano il lunedì del 29 giugno 1209, da Angelerio e Maria. (vi raccomando senza cognomi!).

Dio vi benedica.                 Pietro di Angelerio

PAPA CELESTINO V. LA “VOCAZIONE” DI PIETRO DI ANGELERIO.

marzo 18, 2010

Dal dizionario italiano Il Sabatini Coletti (Corriere della Sera.it), vocazione: disposizione alla vita religiosa, sentita come una chiamata da parte di Dio.

   In quanti modi diversi si manifesta la chiamata da parte di Dio?

   Pietro, se non fosse morto il fratello maggiore, figlio secondogenito di Angelerio e Maria, sarebbe diventato frate, eremita, abate, papa, ostaggio, fuggiasco, prigioniero e santo? 

Scrisse Marini (1630): Angelerio ebbe hebbe nome il Padre del Santo (papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio), Maria la Madre. Erano di mediocre fortuna, ma molto honorati nella patria loro, e timorati d’Idio; semplici e giusti; si essercitavano nell’opre della misericordia secondo il poter e facoltà, che avevano. Non rendevano mal per male, ma facevano bene a tutti: Attendevano all’Hospitalità prontamente, e volentieri facevano limosine a poveri, e nelle cose di pietà e di Religione, e del culto divino erano molto assidui e devoti.

Hebbe Angelerio di Maria sua moglie, a guisa del Patriarca Giacobbe, dodici figli, il nome de i quali non si ha, se non solamente dell’undicesimo che fu il nostro Pietro. Erano tato dati alla pietà, & inclini al servigio puro d’Idio i buoni genitori Angelerio e Maria, che in tanto numero de figliuoli desideravano grandemente, e chiedevano da Dio con preghiere, che alcuno d’essi si dedicasse al servigio divino in habito Clericale ò Monastico, e se fosse vero servo di Sua Divina Maestà, co la quale speranza allevavano il secondogenito facendolo con diligenza ammaestrare ne gli studi delle lettere: ma questi né corrispose alla pia espettatione de’ suoi genitori, né si diede a gli offici di divotione. anzi fatto grande e robusto giovine si mostrò più tosto atto & inclinato alle cose del modo, che a gli offici, & essercitij Ecclesiastici & divini, e perciò i buoni parenti persero la speranza della perfetta riuscita di lui, perché se bene haveva preso l’habito Monastico, tuttavia non mostrava quel spirito e sollecitudine nelle cose spirituali, che l’habito richiedeva.

Le preghiere dei genitori di Pietro erano state “accolte” dal Signore, il secondogenito della loro numerosa prole haveva preso l’habito Monastico, ma la sua vocazione più che chiamata da parte di Dio era stata “voluta” dai genitori che desideravano grandemente, e chiedevano da Dio con preghiere, che alcuno d’essi si dedicasse al servigio divino in habito Clericale ò Monastico.

Il padre Angelerio morì con l’amarezza di aver visto il suo sogno realizzato in parte, mentre Si lagnava la buona Madre vedendo quel suo secondo figliulo già Clerico non riuscire spirituale, come ella desiderava, e sovente di cuore gemendo diceva, Misera me, che ho generati, partoriti, & allevati tanti figliuoli, e non veggo alcun di loro buon servo d’Idio? E già che desperava del buon progresso del secondo, voltò l’animo  verso Pietro ancor fanciullo di cinque, o sei anni, come habbiamo già detto, vedendo l’indole di lui pià atta de gli altri al viver Religioso. Dava anco segno il fanciullo già in quella tenera età di volersi fare buon servo d’Idio, mentre andava a memoria riferendo alla Madre qualsivoglia cosa di bene, ch’egli havesse inteso …..: e sovente diceva alla Madre, Voglio esser buon servo d’Idio.

La qual cosa si come di molta considerazione, così era la Madre di molta allegrezza e consolatione, prevedendo d’all’hora, che se il secondo figliuolo, il quale già era in habito Religiose e Monaco, o fosse morto, o havesse fatta altra deliberatione, mentre era ancor’ella viva, havrebbe possuto vedere questo fanciullo Chierico e decicato à Dio. Ne s’ingannò ella certo, perchè quello che era già Monaco in breve tempo, essendo ancora fanciullo Pietro, passò da questa vita.

La buona madre era già pronta a far scendere in “campo” una “riserva”; vivendo ancora lo “sfortunato” secondogenito, haveva già dato ad ammaestrare il fanciullo Pietro nelle lettere; …. . Perche & il fanciullo era alle volte gravemente tentato di non attendere allo studio, & i fratelli per suggestione del demonio facevano grande resistenza alla madre, sovente sgridandola in una numerosa e povera famiglia, quaal era la loro, bastava uno, che non lavorasse, perchè i Chierici (come scrisse l’istesso Pietro) in quel Castello niente ò poco lavoravano, cioè non fanno essercitio ò arte; & il Patrimonio non sarà bastevole per sostenerlo.

La madre era decisa a soddisfare sia il suo desiderio o ambizione (?), sia la chiamata da parte di Dio per il fanciullo Pietro, sia il desiderio del defunto marito che era apparso in sogno ad una vicina di casa loro “commara”, comandandogli, che dicesse à Maria sua moglie, che saria stato ben per lui come già morto, e per lei, che era Madre, e per molti altri, se havesse ammaestrato Pietro loro figliulo nelle lettere, e perciò decesse alla medesima in suo nome, che se mai l’haveva amato facesse ogni sforzo di finir e ridurre a perfettione quel tanto, che già haveva cominciato. La Madre perciò cotra la volontà de gli altri figliuoli maggiori diede de suoi propri beni al Maestro, accioche con maggior diligeza ammaestrasse il suo faciullo Pietro, il quale in breve fece tanto profitto come d’ingegno docile, che essendo stato nella scuola puochi giorni, imparò leggere il Salterio.

La donna, nonostante i progressi scolastici del figlio e consapevole che avrebbe risposto alla chiamata da parte di Dio, temeva sempre che il “suo” desiderio non si sarebbe avverato ed era preoccupata a tal punto da fare “brutti sogni”: Haveva già dodici anni Pietro, quando una notte parve alla sua pia Madre di vederlo, che come Pastore custodisse, e guardasse un numeroso grege di molte pecore bianche come neve: la quale visione interpretando la donna in mala parte giudicata, che il medesimo suo figlio dovesse riuscire pastore di pecore, non religioso servo d’Idio, e si lagnava e ramaricava grandemente, che non gli dovesse riuscire la speranza ch’ella haveva di lui conceputa. Pur il giorno seguente essendo con questo suo figlio, gli riferì parlando come d’un’ altro, tal visione, & egli subito intesa col suo perspicace ingegno la diritta significatione di cotal cosa. Questi sarà certo (dissegli) custode e guardiano di Sante e semplici anime. Dalla qual interpretatione avisata, & inanimata la Madre, figliuolo (disse) Tu sei quello stesso. Confortati nel Signore Nostro Giesù Christo, e sij constante e perseverante.

La madre Maria da quel momento visse più tranquilla!

Vivendo ancora la Madre, Pietro d’anni sedici in circa finalmente pigliasse l’habito e l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifolis nella Diocesi di Benevento. Pigliato donque l’habito e l’Ordine di San Benedetto circa gli anni sedeci ò diecisette di sua età sotto l’obedienza dell’Abate fece la sua professione, e vi stette trè anni continui …..  In tanto credo che morisse Maria sua Madre: dopo tanto “penare” non ebbe la soddisfazione di vedere avverato il suo sogno!

Se fosse rimasta in vita ed avesse avuto la possibiltà di assistere alla “carriera” ecclesiastica di Pietro, avrebbe ricevuto dapprima una grandissima delusione perchè il suo amato figlio a 20 anni abbandonò il monastero senza essere stato consacrato sacerdote, scegliendo nientemeno che diventare eremita!

Avrebbe successivamente gioito nell’anno 1276: il frate Pietro da/del Morrone fu nominato abate del monastero dove aveva svolto il noviziato; divenne veramente un pastore di anime allorquando fu riconosciuto ed autorizzato l’Ordine celestiniano da lui fondato e nel 1294 raggiunse l’apice della “carriera” con il titolo più ambito: papa CelestinoV.

Maria avrebbe assistito nella città de L’Aquila all’apoteosi di suo figlio, alla sua Gerusalemme; ma di lì a qualche mese, nella città di Napoli,  dal 13 dicembre 1294 per il suo Pietro iniziò il Calvario.

La “delusione”che Maria avrebbe provato per il ritorno del figlio all’eremo dopo la rinuncia all’alta carica, era poca cosa di fronte al dolore che avrebbe in seguito provato quando l’anziano Pietro divenne ostaggio di papa Bonifacio VIII, poi fuggiasco, ricercato  ed imprigionato  a Fumone fino alla morte nel 19 maggio 1296.

Maria avrebbe gioito ancora di più per la sua resurrezione agli onori degli altari: suo figlio è riconosciuto san Pietro confessore- san Pietro da/del Morrone- san Pietro Celestino.

Pietro di Angelerio, “incoraggiato” dai genitori aveva saputo rispondere alla chiamata da parte di Dio.

Oreste Gentile

PAPA CELESTINO V. CONTINUA LA SAGRA DELLE BUGIE!

marzo 1, 2010

La celebrazione dell’ VIII centenario della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nel riproporre la sua vita religiosa e spirituale, doveva essere anche l’occasione per  porre finalmente ordine nella sua vita “anagrafica”;  è inammissibile che dopo 800 anni dalla nascita si continui a mentire con delle affermazioni che sono frutto di una lacunosa ricerca bibliografica o di una vera e propria invenzione di avvenimenti mai accaduti nel corso della sua lunga vita.

Stiamo assistendo al proliferare di pubblicazioni sulla sua vita da parte di improvvisati biografi che solo in questa occasione hanno “scoperto” Celestino V, sono laici, ma anche presbiteri desiderosi di emulare gli antichi biografi e che oggi, come allora, sono in competizione tra loro con il risultato di  inquinare di più  la vita “anagrafica” di papa Celestino V.

Che questo metodo sia praticato da uno studioso-biografo laico, transeat, possiamo giudicarlo un peccato veniale: il suo interesse è quello di creare anche polemiche e poi scrivere libri, è la sua professione, “tiene famiglia”!  Se lo  stesso metodo è utilizzato da  un presbitero o da un suo collaboratore laico che scrive con il suo placet, non è giustificabile, è peccato mortale!

Nessuno di questi improvvisati biografi ha fatto tesoro delle parole di papa Benedetto XVI pronunciate in occasione della 42 Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: nel suo messaggio il Papa lancia una sfida  agli operatori della comunicazione perchè nel raccontare la vita delle persone e della società rispettino la verità dei fatti, ma anche la verità sull’uomo.

Di questi tempi chi dà ascolto alle esortazioni del pontefice?

Nel caso in esame, ognuno procede per proprio conto, senza una coordinazione, ognuno cerca di essere più originale dell’altro, con il risultato di assistere ad una sagra di BUGIE che disorientano il lettore.

Non hanno rispetto per il lettore che cerca di conoscere, non la verità assoluta, ma delle informazioni più aggiornate della vita “anagrafica” di papa Celestino V.

Concordiamo che non è importante conoscere l’anno di nascita di papa Celestino V, il suo paese natale, il cognome dei genitori e dove era nei giorni 14 e 15 di ottobre del 1294 quando viaggiò alla volta della città di Napoli, ma siamo indignati  e non consentiamo che qualche improvvisato biografo laico o presbitero, prenda in giro l’ignaro lettore  che vuole conoscere la sua vita senza tanti dubbi o con  false testimonianze inventate di sana pianta; ritengono che nessuno abbia letto e saputo valutare quanto tramandano le più antiche biografie.

I tempi non sono più gli stessi; questi improvvisati biografi cercano e  vogliono emulare i loro antichi predecessori, che all’epoca erano per lo più cardinali, vescovi ed abati, ma non sanno che oggi il lettore non è un ignorante, ama aggiornarsi e la curiosità lo stimola alla ricerca bibliografica a 360°.

Il lettore oggi non trascura di controllare ciò che quei cardinali, quei vescovi e quegli abati hanno scritto su papa Celestino V, ed hanno scoperto che il più delle volte era il risultato di una ricerca bibliografica  superficiale associata ad  una scarsa conoscenza della storia, della geografia del XIII secolo e di ignorare, cosa davvero assurda per quegli uomini di Chiesa, la ripartizione delle diocesi episcopali nel regno angioino. Hanno causato, forse inconsapevolmente, la secolare vexata quaestio che continua a fare scempio della biografia di papa Celestino V.  

Analizziamo i fatti.

Con la peregrinatio delle sante spoglie di papa Celestino V per le 11 diocesi dell’Abruzzo e del Molise, ognuna ha organizzato o sta organizzando una degna accoglienza: manifestazioni religiose, conferenze, concerti, concorsi tra gli studenti per stimolarli a scoprire e conoscere la sua vita  religiosa e spirituale: che accadrà quando gli studenti leggeranno quanto pubblicato  oggi  in alcune brevi biografie del santo molisano? 

Ne riportiamo qualcuna con un commento frutto dell’attenta lettura delle biografie più antiche, restando in attesa di aggiornare l’elenco nel il prossimo futuro.

DIOCESI DI SULMONA-VALVA:

Pietro di Angelerio, in seguito chiamato fra’ Pietro da Morrone, poi divenuto papa con il nome di Celestino V e infine canonizzato come San Pietro Celestino, nacque nel Molise tra il 1209 e il 1215 da Angelerio e Maria Leone.

L’autore ha diligentemente fatto tesoro di quanto scritto nell’ Annuario Pontificio che dal 1998 ha cancellato Isernia come paese natale di Celestino V, ma ha ignorato,  senza giustificazione, la rivendicazione di Sant’Angelo Limosano basata sulla testimonianza delle  sue più antiche biografie, sulla storia, la geografia e la ripartizione delle diocesi del regno di Napoli. L’Annuario 1998 ha preferito “scrivere” un “generico” Molise, il nome della regione.

L’autorebiografo ha voluto poi indicare due anni per la nascita sia il 1209 che il 1215; il 1215, eseguendo una semplice addizione ed una semplice sottrazione, non concorda con l’anno 1294 della elezione al papato di Pietro di Angelerio.

L’ improvvisato biografo ha ignorato l’esistenza di due antiche biografie conosciute come  la VITA A (1303-1306) che ha tramandato: anno M° CC° LXXXXVI°, XIX die maii, Vixit autem iste sanctus annis LXXXVI .

E’ semplice calcolare l’anno di nascita: la morte avvenne nel 1296 – 86 anni vissuti = 1210.

L’altra biografia, la VITA C (1303-1306) ricorda: Anno Domini M°. CC°. LXXXX°. VI., vitae vero suae anno LXXX°.VII., die XIX mai: 1296 – 87 = 1209.  Le due biografie concordano sul giorno del 19 maggio e sull’anno 1296 della morte, ma sono in disaccordo per UN solo anno (87  e 86) su quelli vissuti; un risultato accettabile anche con “riserva”, ma è importante perché esclude categoricamente l’anno 1215 che fu proposto senza alcuna testimonianza dal diligente Marino circa 300 anni dopo le due biografie esaminate.

Solo la VITA C attesta: quem per sexaginta et quinque annos perpessus in paenitentia fuerat, vellet quiescere, hoc modo diem illius clausit extremum, confermato da Petro de Alliaco (1326-1415): per sexaginta quinque vitae suae (eremiticae) annos pertulerat, finem imponete disposuit.

Pietro di Angelerio aveva trascorso in totale 65 anni in eremitaggio: 3 anni tra Castel di Sangro e Palena, 62 sul Morrone e sulla Maiella.  Le più antiche biografie concordano nello stimare che a 20 anni (mese più, mese meno, non anni!) abbandonò la casa o il monastero per andare a Castel di Sangro, ergo: 20 + 3 + 62 = 85 era l’età che aveva quando fu eletto papa nel 1294; perciò 1294 – 85 = 1209 (mese più, mese meno, non anni!), in accordo e confortati da quanto tramandato dalla Vita C.

Verificando l’anno 1215 si ottengono delle date che non corrispondono alla realtà: 1215  + 20 + 3 + 62 = 1300 anno della sua elezione al papato, assurdo!

L’autore-biografo della diocesi di Sulmona-Valva, volendo essere più originale degli altri, ha voluto dare il cognome Leone a Maria, la madre di Pietro: BUGIA, nessuno dei genitori aveva un cognome.

Inviatiamo l’improvvisato biografo  a leggere attentamente e fare “tesoro” di quanto scritto in merito da TUTTE le antiche biografie il cui elenco è molto lungo, ma vediamo Marini cosa scrisse in merito: Onde di là si divulgò per tutte le parti la fama di lui si celebre, che correva per tutto il mondo, e ne riportò il famosissimo cognome di Muroneo, e  fù sempre detto e chiamato Petro del Morrone, e non havendo mai fatta stima alcuna del suo cognome nativo, il quale sin’hora non si trova scritto. 

 DIOCESI DI CAMPOBASSO-BOJANO: 

Pietro Angeleri nasce nel 1209 o agli inizi del 1210. ….. . Come è noto, il luogo di nascita è conteso tra Sant’Angelo Limosano e Isernia. Non entriamo nel merito, ma di certo sentiamo molto fondato il sito di Sant’Angelo Limosano (scritta proprio così in grassetto!) perchè quel paese meglio giustifica la sua presenza giovanile presso il monastero di Faifoli. …… . Eppure, sentirlo così vicino a noi, sentirlo correre per i nostri sentieri, sentirlo intessuto degli stessi panorami che spaziano da sant’Angelo verso la valle del Biferno …. . Ci pare più vicino! Più figlio di questa terra, la terra del Molise

L’autore, conoscendo l’esistenza della secolare polemica e non volendo esprimere un parere definitivo (cosa aveva da temere, l’ira di qualche storico improvvisato?), si è lasciato guidare dal suo spirito di osservazione, intuendo che il sito di Sant’Angelo Limosano perchè quel paese meglio giustifica la sua presenza giovanile presso il monastero di Faifoli, come confermano le biografie più antiche, la Vita A, la Vita B e la Vita C (1303-1306).

La Vita C che è stimata la più attendibile, fu scritta da due dei discepoli più cari che furono accanto a Pietro di Angelerio fino alla morte, Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona: quod vocabatur Sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus, cuius abbas dederat sibi primo habitum sanctae religionis.

Il monastero si denominava Santa Maria in Faifolis ed era sito nella stessa provincia amministrativa o Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii ed esattamente nel territorio del Comitatus Molisii dove era nato il Pietro.

Lo conferma più chiaramente  e senza ombra di dubbio Stefano di Lecce, celestiniano, professore di sacra teologia, nella Vita del Beatissimo Confessore Pietro Angelerio (1471-74): Pietro di Castel Sant’Angelo, contado del Molise, vicino a Limosano ed aggiunge: si chiamava Santa Maria del Molise (corr.ne di Faifoli), vicino al castello di Limosano  e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.  

Quanto letto viene confermato da Marini, Abbate Generale della Congregatione de Monaci Celestini dell’Ordine di San Benedetto, che scrisse la biografia San Pietro del Morrone già Celestino Papa V (1630), composta di 550 pagine perciò a buon diritto può essere stimata la più completa per la ricchezza delle descrizioni storiche, geografiche e religiose.

Se fossero state lette e valutate con attenzione e diligenza, avrebbero dato la possibilità allo studioso, allo storico ed agli uomini di Chiesa di scrivere la parola FINE alla secolare polemica soprattutto sul luogo di nascita; Marini: (1°) per hora dirò, che Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di san Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fù fatto Abbate.

(2°) In oltre era stato già molto florido e celebre nella iurisdittione o Diocesi di Benevento il Monastero detto Santa Maria in Faifolis: ……; & era posto nella Provincia, dalla quale egli stesso haveva Origine e dove era nato, dal che si argomenta che ivi pigliò l’habito.

(3°) Egli (Capodiferro, arcivescovo di Benevento) perciò mosso per la Santità del nostro Padre San Pietro, sapendo che era nato in quel paese, e che non solamente haveva fatta la professione nel medesimo Ordine, ma anco in quel Monastero (Faifoli) stesso, volse & operò che il Santo fosse fatto Abbate del medesimo luogo e Monastero.

La descrizione è chiara ed offre anche degli importanti indizi per localizzare ed identificare senza dubbi, il paese natale di Pietro: (a) era nella stessa provincia amministratica o Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, ed esattamente nel territorio del Comitatus, (b) era nella diocesi di Benevento, (c) era vicino al monastero di Santa Maria in Faifolis.

Quanto illustrato da Marini fu condiviso solo in parte da un cittadino di Isernia, l’arciprete Ciarlanti, sostenitore “tenace” della nascita di papa Celestino V nella sua città: Era stato molto celebre un Monastero detto S. Maria in Faifoli de’ Monaci Benedettini nella Diocesi di Benevento, dal cui Abbate ad opinione del Marini, avea S. Pietro Celestino primieramente avuto l’abito di Religione, ed in esso professato l’ordine, e la Regola di S. Benedetto.

Ciarlanti, consapevole della scelta del giovane Pietro di frequentare il monastero di Faifoli che era nella diocesi di Benevento, trascurò “furbescamente” di riferire che il monastero era vicino al paese natale e che lo stesso era anche nella diocesi di Benevento.

Sapeva molto bene che non poteva essere la sua Isernia perchè lontana dal monastero e perchè non era nella diocesi di Benevento: Isernia da sempre è sede dell’omonima diocesi che era pertinente al metropolita di Capua!

DIOCESI DI TERMOLI-LARINO:

S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce in terra d’Isernia, nel Molise, tra il 1209 e il 1215, secondo una accreditata tradizione storiografica risalente a fonti contemporanee al santo. ….. . Undicesimo dei dodici figli di Angelerio e Maria. Dopo un primo periodo di esperienza eremitica condotta, con la materna benedizione e sotto la guida di un eremita, lontano da casa, probabilmente tra i monti della Maiella – un suo fratello maggiore era stato dimesso per motivi non precisabili dal vicino monastero di S. Vito di Isernia – ritroviamo Pietro in un altro monastero benedettino (S. Maria di Faifoli?) (notate il punto interrogativo), ove coltiva gli studi, frequenta il noviziato e veste l’abito religioso. ……. . Il 13 il papa è nell’Abbazia  di S. Vincenzo al Volturno, ove impone come abate un suo monaco, tale Nicola, quindi, il 14 e 15 è in Isernia, ove sono il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro, figli del defundo fratello Roberto, in favore dei quali il re assegnerà una pensione annua.

L’improvvisato biografo laico o presbitero è fuori dalla grazia di Dio!

(I°) Ignora quanto è scritto nell’Annuario Pontificio a partire dall’edizione dell’anno 1998: ma quale terra d’Isernia! Secondo l’organo  ufficiale (ma lo avrà letto?) della santa Sede non è la città di Isernia, né la terra d’Isernia, ma la regione Molise.

(II°) Indicare due anni diversi per la data di nascita, con una “forbice” di 6 anni è davvero troppo, vale quanto detto per la diocesi di Sulmona-Valva.

Per sostenere l’anno  di nascita tra 1209 al 1215 ed anche la nascita in terra d’Isernia, non fa che aggravare il giudizio sul suo modo di fare informazione, sostenendo di basare tutto su una accreditata tradizione storiografica risalente a fonti contemporanee al santo.

Per ciò che riguarda l’anno di nascita è bene che l’improvvisato biografo  impari a “fare di conto”, così scoprirà quanto illustrato per la diocesi di Sulmona-Valva. Per la nascita in terra d’Isernia  NESSUNA  antica biografia ricorda quella denominazione, ma solo la civitas di Isernia che, per quanto scritto PROPRIO nelle più antiche biografie, non era vicina al monastero di Santa Maria in Faifolis, non era nella diocesi di Benevento, non era un castrum, come era all’epoca Sant’Angelo Limosano.

Il meglio del suo metodo di fare ricerca bibliografica e di valutare quanto aveva letto nelle più antiche biografie, ma dubitiamo che lo  abbia fatto considerati i risultati, l’improvvisato biografo lo esprime allorquando descrive la giovinezza di Pietro di Angelerio. Non esiste una biografia in cui sia stato scritto che Pietro fece un primo periodo di esperienza eremitica condotta, con la materna benedizione e sotto la guida di un eremita, lontano da casa, probabilmente tra i monti della Maiella.

( I°) La madre Maria non desiderava un eremita in famiglia, ma “ardentemente” e “caparbiamente” anche contro la volontà degli altri figli,  voleva che fosse un sacerdote. (II°) Il primo incontro con un eremita avvenne nei pressi di Castel di Sangro quando, all’età di 20 anni, proprio perché aveva deciso di essere eremita, abbandonò Sant’Angelo Limosano ed il monastero di Faifoli dove era entrato per la prima volta all’età di 17 anni; non aveva altre esperienze religiose!

L’improvvisato biografo ha anche scritto:  un suo fratello maggiore era stato dimesso per motivi non precisabili dal vicino monastero di S. Vito di Isernia –. BUGIA!

Nella cosidetta  Autobiografia datata al 1400 si legge: A tal fine, avviarono (ad essere Clerico) il secondo figlio agli studi letterari; ma egli, pur essendo diventato un uomo molto bello e buono, a giudicare dalla vanità di questo mondo, non era tuttavia incline a servizio di Dio, come invece i suoi genitori avevano desiderato.  … , vedendo la buona donna che il figlio chierico non era religioso come essa aveva desiderato, …. .

Marini circa 200 anni dopo scrisse che i genitori di Pietro cò la quale speràza allevato il secondo genito facendolo con diligenza ammaestrare ne gli studi delle lettere: Ma questi né corrispose alla pia espettazione de’  suoi genitori, né si diede a gli offici di divotione.  Anzi fatto grande e robusto giovine si mostrò più tosto atto & inclinato alle cose del mòdo, che a gli offici, & essercitij Ecclesiastici & divini, e perciò i buoni parenti persero la speranza della perfetta riuscita di lui, perche se bene haveva preso l’habito Monastico, tuttavia non mostrava quel spirito e sollecitudine nelle cose spirituali, che l’habito richiedeva. …. . Si lagnava la buona Madre, vedendo quel suo secondo figliuolo già Clerico non riuscire spirituale, come ella desiderava, e sovente di cuore gemendo diceva, Misera me, che hò generati, partoriti, & allevati tanti figliuli, e non veggo alcun di loro buon servo d’Idio? E già che desperava del buon progresso del secondo, voltò l’animo verso Pietro ancora fanciullo di cinque, o sei anni. …. . Ne s’inganno ella (la madre di Pietro) certo, perché quello che era già Monaco in breve tempo, essendo ancora fanciullo Pietro, passò da questa vita.

 Ne sappiamo di più e, soprattutto, “meglio” di quanto ha pubblicato l’autore della diocesi di Termoli-Larino: un suo fratello maggiore non era stato dimesso per motivi non precisabili dal vicino monastero: il fratello non aveva voglia di condurre una vita da Clerico, aveva abbandonato volontariamente il monastero e subito dopo era passato a “miglior vita”. 

   Le due antiche biografie non indicano in quale monastero prese dimora lo sfortunato fratello di Pietro, né la notizia fu riportata in altre biografie, ed allora?

Cosa non si fa per accreditare alla città di Isernia la nascita di papa Celestino V, si inventa un monastero, o meglio si “strumentalizza” l’esistenza di un monastero: dal vicino monastero di S. Vito di Isernia!

Di questo monastero si hanno poche notizie, il nome era  S. Vito della valle S. Viti de Valle ed era ubicato nella  Piana tra Isernia e Macchie. Cosa lo legava al fratello ed a Pietro di Angelerio?  NULLA!

E’ stato anche scritto: ritroviamo Pietro in un altro monastero benedettino (S. Maria di Faifoli?); abbiamo la conferma che l’autore è in “malafede” perché riporta la citazione tra parentesi e con un punto interrogativo!

Che “furbizia”: ha voluto creare al lettore ignaro un dubbio, ma non sono mai esistiti, non esistono dubbinon esiste una biografia che non confermi che Pietro entrò e frequentò un monastero ben localizzato ed identificato: Santa Maria in Faifolis nella diocesi di Benevento e vicino a Sant’Angelo Limosano,  il castrum di origine di Celestino V.

Se l’improvvisato biografo della diocesi di Termoli-Larino è un presbitero,  vorrei ricordargli quanto scritto da san Paolo apostolo ai Filippesi: Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi. … per le tante bugie che ha scritto!

Questa è la sua ultima BUGIA: Il 13 il papa è nell’Abbazia  di S. Vincenzo al Volturno, ove impone come abate un suo monaco, tale Nicola, quindi, il 14 e 15 è in Isernia, ove sono il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro, figli del defundo fratello Roberto, in favore dei quali il re assegnerà una pensione annua.

Il papa nel giorno 13 era arrivato, proveniente da Castel di Sangro, nell’Abbazia  di S. Vincenzo al Volturno, ove impone come abate un suo monaco, tale Nicola; ma nessuna biografia antica, nessun cerimonia, nessun documento fu redatto e firmato da papa Celestino V, che testimoni la sua presenza in Isernia  nei giorni 14 e 15 ottobre del 1294, così come aveva fatto in circostanze analoghe; le cronache tacciono perché non era in quella civitas; nulla accaddde in quei due giorni che fosse degno di annotare e tramandare ai posteri.

Vale la pena ricordare che per accreditare quella visita, sconosciuta a Ciarlanti che ha scritto nel 1640-44 ed sempre stato un “tenace-convinto” sostenitore della causa isernina, hanno inventato nel corso degli anni: () un cosidetto privilegio ricordato dal Nostro come una pensione annua assegnata ai familiari del papa ed anche (II°) un dono di una o due croci che Celestino V avrebbe lasciato a Isernia: non è stato scritto dal nostro improvvisato biografo, perciò non merita un commento.

La presenza in Isernia fu inventata da Cantera nel 1892 .

Il privilegio di cui si parla avrebbe dovuto portare la data del 14 o del 15 di ottobre 1294, i giorni della presenza del papa in Isernia,  ma Ciarlanti che conosciamo fin troppo bene, ricordò solo l’esistenza di un documento che non era in relazione con la presenza del papa: era datato al 1 settembre dell’anno 1298, ossia 4 anni dopo la morte di CelestinoV ed era stato redatto nella città di Napoli, NO in Isernia.

NON era una pensione annua ma gravoso assegnamento per servigio militare che avessero a fare,  come era scritto nel Regist. del 1298. e 1299. e non potendo poi quegli (i parenti del papa) averle da Foggia, ce le assegnò sopra la bagliva di Sulmona, come nel Regist. dei 1298. con la data in Napoli al 1. di Settembre; ed oltre di ciò pare, che anche probabilmente congetturar si possa dalle parole della propria scrittura, che sono queste:.B. Carolus II. etc. Secreto Aprutii, necnon Bajulis, et Cabellotis, seu Credenceriis Cabellae Bajulationis, et altorum Jurium Curiae nostrae ad ipsa Cabellam spectantium in Sulmona praesentibus, etc. Pridem per patentes literas nostras Secreto Apuliae, nec non Bajulationis Fogiae tam praesentibns, quam futuris sub certa forma recolimus injunxisse, ut Nicolao de Angeleri fratri, ac Guillelmo, et Petro Roberti de Angeleri nepotis qu. Santissimi Patris Domini Celestini olim Sacrosanctae Romanae, ….. , sibi quam primum ad id se facultas offerret per nostra Curiam assignandis sub debito militari servizio per eos per inde Curiae nostrae praestando contemplazione dicti Sanctissimi Pontificis, ac olim providimus gratiose, etc. .

Ciarlanti cercò di chiarire: Erano pure fratelli germani, e nipoti di tale Santissimo, e famosissimo Papa, a cui contemplazione il Re li fe sì picciol non dono, ma gravoso assegnamento per servigio militare che avessero a fare.

L’ improvvisato biografo della diocesi di Termoli-Larino, ignorando la storia del regno angioino, ha scritto: il 14 e 15 è in Isernia, ove sono il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro.

Se la somma stanziata dal re doveva essere riscossa dapprima  presso la bagliva di Foggia e successivamente presso quella di Sulmona, significa che i congiunti del papa non avevano la residenza in Isernia, come ci vorrebbe far intendere; se fossero stati in quelle condizioni l’avrebbero riscossa presso la bagliva di Capua o di Napoli.

Conoscendo la storia dell’epoca, si ha la conferma che la famiglia di papa Celestino V era originaria ed aveva la residenza nel castrum di Sant’Angelo Limosano perché all’epoca era sì nel territorio del Comitatus Molisii, era sì amministrato dal Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, ma la bagliva ed il bajulo erano nella civitas di Foggia; probabilmente i congiunti ricordati nel  documento si erano trasferiti a Sulmona o nei pressi della civitas per essere vicini a Pietro di Angelerio: solo così si può giustificare il trasferimento della somma stanziata dal re angioino.

Per concludere un ultima imprecisione dell’ impreparato biografo: Circa gli anni 1275-1278 il Nostro (fra’ Pietro da/del Morrone) è nel monastero di S. Maria di Faifoli; la nomina portava la data del 1276!

Restiamo in attesa di leggere ciò che scriveranno le altre diocesi!

 

Oreste Gentile.