PAPA CELESTINO V. CONTINUA LA SAGRA DELLE BUGIE!

La celebrazione dell’ VIII centenario della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nel riproporre la sua vita religiosa e spirituale, doveva essere anche l’occasione per  porre finalmente ordine nella sua vita “anagrafica”;  è inammissibile che dopo 800 anni dalla nascita si continui a mentire con delle affermazioni che sono frutto di una lacunosa ricerca bibliografica o di una vera e propria invenzione di avvenimenti mai accaduti nel corso della sua lunga vita.

Stiamo assistendo al proliferare di pubblicazioni sulla sua vita da parte di improvvisati biografi che solo in questa occasione hanno “scoperto” Celestino V, sono laici, ma anche presbiteri desiderosi di emulare gli antichi biografi e che oggi, come allora, sono in competizione tra loro con il risultato di  inquinare di più  la vita “anagrafica” di papa Celestino V.

Che questo metodo sia praticato da uno studioso-biografo laico, transeat, possiamo giudicarlo un peccato veniale: il suo interesse è quello di creare anche polemiche e poi scrivere libri, è la sua professione, “tiene famiglia”!  Se lo  stesso metodo è utilizzato da  un presbitero o da un suo collaboratore laico che scrive con il suo placet, non è giustificabile, è peccato mortale!

Nessuno di questi improvvisati biografi ha fatto tesoro delle parole di papa Benedetto XVI pronunciate in occasione della 42 Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: nel suo messaggio il Papa lancia una sfida  agli operatori della comunicazione perchè nel raccontare la vita delle persone e della società rispettino la verità dei fatti, ma anche la verità sull’uomo.

Di questi tempi chi dà ascolto alle esortazioni del pontefice?

Nel caso in esame, ognuno procede per proprio conto, senza una coordinazione, ognuno cerca di essere più originale dell’altro, con il risultato di assistere ad una sagra di BUGIE che disorientano il lettore.

Non hanno rispetto per il lettore che cerca di conoscere, non la verità assoluta, ma delle informazioni più aggiornate della vita “anagrafica” di papa Celestino V.

Concordiamo che non è importante conoscere l’anno di nascita di papa Celestino V, il suo paese natale, il cognome dei genitori e dove era nei giorni 14 e 15 di ottobre del 1294 quando viaggiò alla volta della città di Napoli, ma siamo indignati  e non consentiamo che qualche improvvisato biografo laico o presbitero, prenda in giro l’ignaro lettore  che vuole conoscere la sua vita senza tanti dubbi o con  false testimonianze inventate di sana pianta; ritengono che nessuno abbia letto e saputo valutare quanto tramandano le più antiche biografie.

I tempi non sono più gli stessi; questi improvvisati biografi cercano e  vogliono emulare i loro antichi predecessori, che all’epoca erano per lo più cardinali, vescovi ed abati, ma non sanno che oggi il lettore non è un ignorante, ama aggiornarsi e la curiosità lo stimola alla ricerca bibliografica a 360°.

Il lettore oggi non trascura di controllare ciò che quei cardinali, quei vescovi e quegli abati hanno scritto su papa Celestino V, ed hanno scoperto che il più delle volte era il risultato di una ricerca bibliografica  superficiale associata ad  una scarsa conoscenza della storia, della geografia del XIII secolo e di ignorare, cosa davvero assurda per quegli uomini di Chiesa, la ripartizione delle diocesi episcopali nel regno angioino. Hanno causato, forse inconsapevolmente, la secolare vexata quaestio che continua a fare scempio della biografia di papa Celestino V.  

Analizziamo i fatti.

Con la peregrinatio delle sante spoglie di papa Celestino V per le 11 diocesi dell’Abruzzo e del Molise, ognuna ha organizzato o sta organizzando una degna accoglienza: manifestazioni religiose, conferenze, concerti, concorsi tra gli studenti per stimolarli a scoprire e conoscere la sua vita  religiosa e spirituale: che accadrà quando gli studenti leggeranno quanto pubblicato  oggi  in alcune brevi biografie del santo molisano? 

Ne riportiamo qualcuna con un commento frutto dell’attenta lettura delle biografie più antiche, restando in attesa di aggiornare l’elenco nel il prossimo futuro.

DIOCESI DI SULMONA-VALVA:

Pietro di Angelerio, in seguito chiamato fra’ Pietro da Morrone, poi divenuto papa con il nome di Celestino V e infine canonizzato come San Pietro Celestino, nacque nel Molise tra il 1209 e il 1215 da Angelerio e Maria Leone.

L’autore ha diligentemente fatto tesoro di quanto scritto nell’ Annuario Pontificio che dal 1998 ha cancellato Isernia come paese natale di Celestino V, ma ha ignorato,  senza giustificazione, la rivendicazione di Sant’Angelo Limosano basata sulla testimonianza delle  sue più antiche biografie, sulla storia, la geografia e la ripartizione delle diocesi del regno di Napoli. L’Annuario 1998 ha preferito “scrivere” un “generico” Molise, il nome della regione.

L’autorebiografo ha voluto poi indicare due anni per la nascita sia il 1209 che il 1215; il 1215, eseguendo una semplice addizione ed una semplice sottrazione, non concorda con l’anno 1294 della elezione al papato di Pietro di Angelerio.

L’ improvvisato biografo ha ignorato l’esistenza di due antiche biografie conosciute come  la VITA A (1303-1306) che ha tramandato: anno M° CC° LXXXXVI°, XIX die maii, Vixit autem iste sanctus annis LXXXVI .

E’ semplice calcolare l’anno di nascita: la morte avvenne nel 1296 – 86 anni vissuti = 1210.

L’altra biografia, la VITA C (1303-1306) ricorda: Anno Domini M°. CC°. LXXXX°. VI., vitae vero suae anno LXXX°.VII., die XIX mai: 1296 – 87 = 1209.  Le due biografie concordano sul giorno del 19 maggio e sull’anno 1296 della morte, ma sono in disaccordo per UN solo anno (87  e 86) su quelli vissuti; un risultato accettabile anche con “riserva”, ma è importante perché esclude categoricamente l’anno 1215 che fu proposto senza alcuna testimonianza dal diligente Marino circa 300 anni dopo le due biografie esaminate.

Solo la VITA C attesta: quem per sexaginta et quinque annos perpessus in paenitentia fuerat, vellet quiescere, hoc modo diem illius clausit extremum, confermato da Petro de Alliaco (1326-1415): per sexaginta quinque vitae suae (eremiticae) annos pertulerat, finem imponete disposuit.

Pietro di Angelerio aveva trascorso in totale 65 anni in eremitaggio: 3 anni tra Castel di Sangro e Palena, 62 sul Morrone e sulla Maiella.  Le più antiche biografie concordano nello stimare che a 20 anni (mese più, mese meno, non anni!) abbandonò la casa o il monastero per andare a Castel di Sangro, ergo: 20 + 3 + 62 = 85 era l’età che aveva quando fu eletto papa nel 1294; perciò 1294 – 85 = 1209 (mese più, mese meno, non anni!), in accordo e confortati da quanto tramandato dalla Vita C.

Verificando l’anno 1215 si ottengono delle date che non corrispondono alla realtà: 1215  + 20 + 3 + 62 = 1300 anno della sua elezione al papato, assurdo!

L’autore-biografo della diocesi di Sulmona-Valva, volendo essere più originale degli altri, ha voluto dare il cognome Leone a Maria, la madre di Pietro: BUGIA, nessuno dei genitori aveva un cognome.

Inviatiamo l’improvvisato biografo  a leggere attentamente e fare “tesoro” di quanto scritto in merito da TUTTE le antiche biografie il cui elenco è molto lungo, ma vediamo Marini cosa scrisse in merito: Onde di là si divulgò per tutte le parti la fama di lui si celebre, che correva per tutto il mondo, e ne riportò il famosissimo cognome di Muroneo, e  fù sempre detto e chiamato Petro del Morrone, e non havendo mai fatta stima alcuna del suo cognome nativo, il quale sin’hora non si trova scritto. 

 DIOCESI DI CAMPOBASSO-BOJANO: 

Pietro Angeleri nasce nel 1209 o agli inizi del 1210. ….. . Come è noto, il luogo di nascita è conteso tra Sant’Angelo Limosano e Isernia. Non entriamo nel merito, ma di certo sentiamo molto fondato il sito di Sant’Angelo Limosano (scritta proprio così in grassetto!) perchè quel paese meglio giustifica la sua presenza giovanile presso il monastero di Faifoli. …… . Eppure, sentirlo così vicino a noi, sentirlo correre per i nostri sentieri, sentirlo intessuto degli stessi panorami che spaziano da sant’Angelo verso la valle del Biferno …. . Ci pare più vicino! Più figlio di questa terra, la terra del Molise

L’autore, conoscendo l’esistenza della secolare polemica e non volendo esprimere un parere definitivo (cosa aveva da temere, l’ira di qualche storico improvvisato?), si è lasciato guidare dal suo spirito di osservazione, intuendo che il sito di Sant’Angelo Limosano perchè quel paese meglio giustifica la sua presenza giovanile presso il monastero di Faifoli, come confermano le biografie più antiche, la Vita A, la Vita B e la Vita C (1303-1306).

La Vita C che è stimata la più attendibile, fu scritta da due dei discepoli più cari che furono accanto a Pietro di Angelerio fino alla morte, Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona: quod vocabatur Sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus, cuius abbas dederat sibi primo habitum sanctae religionis.

Il monastero si denominava Santa Maria in Faifolis ed era sito nella stessa provincia amministrativa o Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii ed esattamente nel territorio del Comitatus Molisii dove era nato il Pietro.

Lo conferma più chiaramente  e senza ombra di dubbio Stefano di Lecce, celestiniano, professore di sacra teologia, nella Vita del Beatissimo Confessore Pietro Angelerio (1471-74): Pietro di Castel Sant’Angelo, contado del Molise, vicino a Limosano ed aggiunge: si chiamava Santa Maria del Molise (corr.ne di Faifoli), vicino al castello di Limosano  e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.  

Quanto letto viene confermato da Marini, Abbate Generale della Congregatione de Monaci Celestini dell’Ordine di San Benedetto, che scrisse la biografia San Pietro del Morrone già Celestino Papa V (1630), composta di 550 pagine perciò a buon diritto può essere stimata la più completa per la ricchezza delle descrizioni storiche, geografiche e religiose.

Se fossero state lette e valutate con attenzione e diligenza, avrebbero dato la possibilità allo studioso, allo storico ed agli uomini di Chiesa di scrivere la parola FINE alla secolare polemica soprattutto sul luogo di nascita; Marini: (1°) per hora dirò, che Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di san Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fù fatto Abbate.

(2°) In oltre era stato già molto florido e celebre nella iurisdittione o Diocesi di Benevento il Monastero detto Santa Maria in Faifolis: ……; & era posto nella Provincia, dalla quale egli stesso haveva Origine e dove era nato, dal che si argomenta che ivi pigliò l’habito.

(3°) Egli (Capodiferro, arcivescovo di Benevento) perciò mosso per la Santità del nostro Padre San Pietro, sapendo che era nato in quel paese, e che non solamente haveva fatta la professione nel medesimo Ordine, ma anco in quel Monastero (Faifoli) stesso, volse & operò che il Santo fosse fatto Abbate del medesimo luogo e Monastero.

La descrizione è chiara ed offre anche degli importanti indizi per localizzare ed identificare senza dubbi, il paese natale di Pietro: (a) era nella stessa provincia amministratica o Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, ed esattamente nel territorio del Comitatus, (b) era nella diocesi di Benevento, (c) era vicino al monastero di Santa Maria in Faifolis.

Quanto illustrato da Marini fu condiviso solo in parte da un cittadino di Isernia, l’arciprete Ciarlanti, sostenitore “tenace” della nascita di papa Celestino V nella sua città: Era stato molto celebre un Monastero detto S. Maria in Faifoli de’ Monaci Benedettini nella Diocesi di Benevento, dal cui Abbate ad opinione del Marini, avea S. Pietro Celestino primieramente avuto l’abito di Religione, ed in esso professato l’ordine, e la Regola di S. Benedetto.

Ciarlanti, consapevole della scelta del giovane Pietro di frequentare il monastero di Faifoli che era nella diocesi di Benevento, trascurò “furbescamente” di riferire che il monastero era vicino al paese natale e che lo stesso era anche nella diocesi di Benevento.

Sapeva molto bene che non poteva essere la sua Isernia perchè lontana dal monastero e perchè non era nella diocesi di Benevento: Isernia da sempre è sede dell’omonima diocesi che era pertinente al metropolita di Capua!

DIOCESI DI TERMOLI-LARINO:

S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce in terra d’Isernia, nel Molise, tra il 1209 e il 1215, secondo una accreditata tradizione storiografica risalente a fonti contemporanee al santo. ….. . Undicesimo dei dodici figli di Angelerio e Maria. Dopo un primo periodo di esperienza eremitica condotta, con la materna benedizione e sotto la guida di un eremita, lontano da casa, probabilmente tra i monti della Maiella – un suo fratello maggiore era stato dimesso per motivi non precisabili dal vicino monastero di S. Vito di Isernia – ritroviamo Pietro in un altro monastero benedettino (S. Maria di Faifoli?) (notate il punto interrogativo), ove coltiva gli studi, frequenta il noviziato e veste l’abito religioso. ……. . Il 13 il papa è nell’Abbazia  di S. Vincenzo al Volturno, ove impone come abate un suo monaco, tale Nicola, quindi, il 14 e 15 è in Isernia, ove sono il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro, figli del defundo fratello Roberto, in favore dei quali il re assegnerà una pensione annua.

L’improvvisato biografo laico o presbitero è fuori dalla grazia di Dio!

(I°) Ignora quanto è scritto nell’Annuario Pontificio a partire dall’edizione dell’anno 1998: ma quale terra d’Isernia! Secondo l’organo  ufficiale (ma lo avrà letto?) della santa Sede non è la città di Isernia, né la terra d’Isernia, ma la regione Molise.

(II°) Indicare due anni diversi per la data di nascita, con una “forbice” di 6 anni è davvero troppo, vale quanto detto per la diocesi di Sulmona-Valva.

Per sostenere l’anno  di nascita tra 1209 al 1215 ed anche la nascita in terra d’Isernia, non fa che aggravare il giudizio sul suo modo di fare informazione, sostenendo di basare tutto su una accreditata tradizione storiografica risalente a fonti contemporanee al santo.

Per ciò che riguarda l’anno di nascita è bene che l’improvvisato biografo  impari a “fare di conto”, così scoprirà quanto illustrato per la diocesi di Sulmona-Valva. Per la nascita in terra d’Isernia  NESSUNA  antica biografia ricorda quella denominazione, ma solo la civitas di Isernia che, per quanto scritto PROPRIO nelle più antiche biografie, non era vicina al monastero di Santa Maria in Faifolis, non era nella diocesi di Benevento, non era un castrum, come era all’epoca Sant’Angelo Limosano.

Il meglio del suo metodo di fare ricerca bibliografica e di valutare quanto aveva letto nelle più antiche biografie, ma dubitiamo che lo  abbia fatto considerati i risultati, l’improvvisato biografo lo esprime allorquando descrive la giovinezza di Pietro di Angelerio. Non esiste una biografia in cui sia stato scritto che Pietro fece un primo periodo di esperienza eremitica condotta, con la materna benedizione e sotto la guida di un eremita, lontano da casa, probabilmente tra i monti della Maiella.

( I°) La madre Maria non desiderava un eremita in famiglia, ma “ardentemente” e “caparbiamente” anche contro la volontà degli altri figli,  voleva che fosse un sacerdote. (II°) Il primo incontro con un eremita avvenne nei pressi di Castel di Sangro quando, all’età di 20 anni, proprio perché aveva deciso di essere eremita, abbandonò Sant’Angelo Limosano ed il monastero di Faifoli dove era entrato per la prima volta all’età di 17 anni; non aveva altre esperienze religiose!

L’improvvisato biografo ha anche scritto:  un suo fratello maggiore era stato dimesso per motivi non precisabili dal vicino monastero di S. Vito di Isernia –. BUGIA!

Nella cosidetta  Autobiografia datata al 1400 si legge: A tal fine, avviarono (ad essere Clerico) il secondo figlio agli studi letterari; ma egli, pur essendo diventato un uomo molto bello e buono, a giudicare dalla vanità di questo mondo, non era tuttavia incline a servizio di Dio, come invece i suoi genitori avevano desiderato.  … , vedendo la buona donna che il figlio chierico non era religioso come essa aveva desiderato, …. .

Marini circa 200 anni dopo scrisse che i genitori di Pietro cò la quale speràza allevato il secondo genito facendolo con diligenza ammaestrare ne gli studi delle lettere: Ma questi né corrispose alla pia espettazione de’  suoi genitori, né si diede a gli offici di divotione.  Anzi fatto grande e robusto giovine si mostrò più tosto atto & inclinato alle cose del mòdo, che a gli offici, & essercitij Ecclesiastici & divini, e perciò i buoni parenti persero la speranza della perfetta riuscita di lui, perche se bene haveva preso l’habito Monastico, tuttavia non mostrava quel spirito e sollecitudine nelle cose spirituali, che l’habito richiedeva. …. . Si lagnava la buona Madre, vedendo quel suo secondo figliuolo già Clerico non riuscire spirituale, come ella desiderava, e sovente di cuore gemendo diceva, Misera me, che hò generati, partoriti, & allevati tanti figliuli, e non veggo alcun di loro buon servo d’Idio? E già che desperava del buon progresso del secondo, voltò l’animo verso Pietro ancora fanciullo di cinque, o sei anni. …. . Ne s’inganno ella (la madre di Pietro) certo, perché quello che era già Monaco in breve tempo, essendo ancora fanciullo Pietro, passò da questa vita.

 Ne sappiamo di più e, soprattutto, “meglio” di quanto ha pubblicato l’autore della diocesi di Termoli-Larino: un suo fratello maggiore non era stato dimesso per motivi non precisabili dal vicino monastero: il fratello non aveva voglia di condurre una vita da Clerico, aveva abbandonato volontariamente il monastero e subito dopo era passato a “miglior vita”. 

   Le due antiche biografie non indicano in quale monastero prese dimora lo sfortunato fratello di Pietro, né la notizia fu riportata in altre biografie, ed allora?

Cosa non si fa per accreditare alla città di Isernia la nascita di papa Celestino V, si inventa un monastero, o meglio si “strumentalizza” l’esistenza di un monastero: dal vicino monastero di S. Vito di Isernia!

Di questo monastero si hanno poche notizie, il nome era  S. Vito della valle S. Viti de Valle ed era ubicato nella  Piana tra Isernia e Macchie. Cosa lo legava al fratello ed a Pietro di Angelerio?  NULLA!

E’ stato anche scritto: ritroviamo Pietro in un altro monastero benedettino (S. Maria di Faifoli?); abbiamo la conferma che l’autore è in “malafede” perché riporta la citazione tra parentesi e con un punto interrogativo!

Che “furbizia”: ha voluto creare al lettore ignaro un dubbio, ma non sono mai esistiti, non esistono dubbinon esiste una biografia che non confermi che Pietro entrò e frequentò un monastero ben localizzato ed identificato: Santa Maria in Faifolis nella diocesi di Benevento e vicino a Sant’Angelo Limosano,  il castrum di origine di Celestino V.

Se l’improvvisato biografo della diocesi di Termoli-Larino è un presbitero,  vorrei ricordargli quanto scritto da san Paolo apostolo ai Filippesi: Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi. … per le tante bugie che ha scritto!

Questa è la sua ultima BUGIA: Il 13 il papa è nell’Abbazia  di S. Vincenzo al Volturno, ove impone come abate un suo monaco, tale Nicola, quindi, il 14 e 15 è in Isernia, ove sono il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro, figli del defundo fratello Roberto, in favore dei quali il re assegnerà una pensione annua.

Il papa nel giorno 13 era arrivato, proveniente da Castel di Sangro, nell’Abbazia  di S. Vincenzo al Volturno, ove impone come abate un suo monaco, tale Nicola; ma nessuna biografia antica, nessun cerimonia, nessun documento fu redatto e firmato da papa Celestino V, che testimoni la sua presenza in Isernia  nei giorni 14 e 15 ottobre del 1294, così come aveva fatto in circostanze analoghe; le cronache tacciono perché non era in quella civitas; nulla accaddde in quei due giorni che fosse degno di annotare e tramandare ai posteri.

Vale la pena ricordare che per accreditare quella visita, sconosciuta a Ciarlanti che ha scritto nel 1640-44 ed sempre stato un “tenace-convinto” sostenitore della causa isernina, hanno inventato nel corso degli anni: () un cosidetto privilegio ricordato dal Nostro come una pensione annua assegnata ai familiari del papa ed anche (II°) un dono di una o due croci che Celestino V avrebbe lasciato a Isernia: non è stato scritto dal nostro improvvisato biografo, perciò non merita un commento.

La presenza in Isernia fu inventata da Cantera nel 1892 .

Il privilegio di cui si parla avrebbe dovuto portare la data del 14 o del 15 di ottobre 1294, i giorni della presenza del papa in Isernia,  ma Ciarlanti che conosciamo fin troppo bene, ricordò solo l’esistenza di un documento che non era in relazione con la presenza del papa: era datato al 1 settembre dell’anno 1298, ossia 4 anni dopo la morte di CelestinoV ed era stato redatto nella città di Napoli, NO in Isernia.

NON era una pensione annua ma gravoso assegnamento per servigio militare che avessero a fare,  come era scritto nel Regist. del 1298. e 1299. e non potendo poi quegli (i parenti del papa) averle da Foggia, ce le assegnò sopra la bagliva di Sulmona, come nel Regist. dei 1298. con la data in Napoli al 1. di Settembre; ed oltre di ciò pare, che anche probabilmente congetturar si possa dalle parole della propria scrittura, che sono queste:.B. Carolus II. etc. Secreto Aprutii, necnon Bajulis, et Cabellotis, seu Credenceriis Cabellae Bajulationis, et altorum Jurium Curiae nostrae ad ipsa Cabellam spectantium in Sulmona praesentibus, etc. Pridem per patentes literas nostras Secreto Apuliae, nec non Bajulationis Fogiae tam praesentibns, quam futuris sub certa forma recolimus injunxisse, ut Nicolao de Angeleri fratri, ac Guillelmo, et Petro Roberti de Angeleri nepotis qu. Santissimi Patris Domini Celestini olim Sacrosanctae Romanae, ….. , sibi quam primum ad id se facultas offerret per nostra Curiam assignandis sub debito militari servizio per eos per inde Curiae nostrae praestando contemplazione dicti Sanctissimi Pontificis, ac olim providimus gratiose, etc. .

Ciarlanti cercò di chiarire: Erano pure fratelli germani, e nipoti di tale Santissimo, e famosissimo Papa, a cui contemplazione il Re li fe sì picciol non dono, ma gravoso assegnamento per servigio militare che avessero a fare.

L’ improvvisato biografo della diocesi di Termoli-Larino, ignorando la storia del regno angioino, ha scritto: il 14 e 15 è in Isernia, ove sono il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro.

Se la somma stanziata dal re doveva essere riscossa dapprima  presso la bagliva di Foggia e successivamente presso quella di Sulmona, significa che i congiunti del papa non avevano la residenza in Isernia, come ci vorrebbe far intendere; se fossero stati in quelle condizioni l’avrebbero riscossa presso la bagliva di Capua o di Napoli.

Conoscendo la storia dell’epoca, si ha la conferma che la famiglia di papa Celestino V era originaria ed aveva la residenza nel castrum di Sant’Angelo Limosano perché all’epoca era sì nel territorio del Comitatus Molisii, era sì amministrato dal Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, ma la bagliva ed il bajulo erano nella civitas di Foggia; probabilmente i congiunti ricordati nel  documento si erano trasferiti a Sulmona o nei pressi della civitas per essere vicini a Pietro di Angelerio: solo così si può giustificare il trasferimento della somma stanziata dal re angioino.

Per concludere un ultima imprecisione dell’ impreparato biografo: Circa gli anni 1275-1278 il Nostro (fra’ Pietro da/del Morrone) è nel monastero di S. Maria di Faifoli; la nomina portava la data del 1276!

Restiamo in attesa di leggere ciò che scriveranno le altre diocesi!

 

Oreste Gentile.

 

 

 

 

 

 

        

 

 

 

         

 

 

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