PAPA CELESTINO V: SONO NATO A SANT’ANGELO LIMOSANO.

Padre perdona loro perchè non sanno quello che dicono!

Anche in Paradiso ho la possibilità di seguire le cose terrene utilizzando “internet”, la vostra meravigliosa invenzione; ho letto da IL TEMPO.it del  28/12/2009 lintervista di Pasquale Lombardi al prof. Onorato Bucci in previsione degli eventi promossi dalla Conferenza Episcopale abruzzese-molisana.

Domanda: Ci dica almeno una cosa: Pietro Angelerio è nato a Isernia o a S. Angelo Limosano?

 Risposta: Le garantisco che non c’è nessuna fonte che attesti il luogo di nascita di Pietro Angelerio, detto anche Pietro del Morrone, diventato poi papa Celestino V. E ad attestarlo in modo incredibile c’è proprio la bolla di canonizzazione emessa nel 1313 da Clemente V ma preparata sei anni prima da Giacomo da Viterbo. Ebbene, quella bolla dice “o te felice Terra di lavoro che desti i natali al nostro sauto“. Terra di lavoro“, dunque, che si identificava, a quel tempo nella metropolia di Capua comprendente tutta la terra d’oggi che è compresa nelle province di Caserta e di Isernia e il lembo capuano della provincia di Napoli. S. Angelo Limosano è terra beneventana ma da ciò non può dedursi che Pietro Angelerio sia nato a Isernia e nessun documento è in al senso.

(I)  Le garantisco che non c’è nessuna fonte che attesti il luogo di nascita di Pietro Angelerio.

Il certificato di nascita che possa garantire la mia nascita nel castrum di Sant’Angelo Limosano non si troverà mai, visto che all’epoca non era in uso, ma tutte le biografie, dico tutte le biografie più antiche, hanno tramandato diversi indizi che garantiscono la nascita nel castrum di Sant’Angelo Limosano; indizi che vanno valutati con intelligenza e buon senso. Perchè ho scritto per due volte che  Sant’Angelo Limosano era un castrum? Perchè  tale era considerato e così è stato scritto nelle biografie più antiche: è  uno degli OTTO indizi storico, geografico e religioso. Se il mio luogo di nascita era un castrum, si deve escludere Isernia che all’epoca era considerata una civitas. Altri due indizi sono stati ricordati dal mio biografo Marini (1630) che diede molta importanza alla durata ed alla distanza del viaggio che intrapresi da casa al castrum di Castel di Sangro: UNA giornata intera di viaggio + UN’ altra giornata fino all’ora nona,  ore 15; Marini scrisse  che il luogo di arrivo è lontano da Esernia quindeci miglia, che è strada di mezo un giorno. E di qua si congetturare, che cosa si possi credere della patria e Monastero del nostro Santo.

In parole più chiare Sant’Angelo Limosano ed il monastero di Santa Maria in Faifolis dove mi ritirai per 3 anni per il noviziato, sono le due località che distano più di quindeci miglia da Castel di Sangro: ancora una volta, con il parere di Marini, si esclude la civitas di Isernia che dista dal citato Castel di Sangro mezza giornata di cammino.

Marini ed altri biografi antichi scrissero che io, di anni sedici circa pigliasse l’habito e l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli fu fatto Abbate. Quale località era/è più vicina al monastero di Santa Maria in Faifolis ed era anche nella diocesi di Benevento? Di sicuro non era/è la civitas di Isernia o altre località denominate Sant’Angelo!

Per concludere il punto (I) mi limito a ricordare che esistano DUE  antiche fonti che attestano  il mio luogo di nascita: Stefano Tiraboschi (1400) dell’ordine celestiniano: In la provincia de terra de noe sotto il regnamo de napoli i uno castello che se chiama sancto angelo nasce lo gratioso celestin: qualcuno ha letto “civitas di Isernia”?  Scrisse (1471-1474) anche Stefano di Lecce, celestiniano e professore di sacra teologia (non era uno qualsiasi!): Pietro di castel Sant’Angelo, comitatus Molisii, prope Limosanum; ed ancora: Il primo di questi fu un certo cenobio, nel quale lui stesso ricevette l’abito monastico, che si chiamava Santa Maria in Fayfolis, vicino al castello di Limosano e al territorio di sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

Chi ha orecchie (e occhi) per intendere intenda!

(IIE ad attestarlo in modo incredibile c’è proprio la bolla di canonizzazione emessa nel 1313 da Clemente V ma preparata sei anni prima da Giacomo da Viterbo. Ebbene, quella bolla dice “o te felice Terra di lavoro che desti i natali al nostro sauto“. Terra di lavoro“, dunque, che si identificava, a quel tempo nella metropolia di Capua comprendente tutta la terra d’oggi che è compresa nelle province di Caserta e di Isernia e il lembo capuano della provincia di Napoli. S. Angelo Limosano è terra beneventana.

La bolla di canonizzazione fu emessa nel 1313, non poteva essere sconosciuta a Stefano Tiraboschi  nel 1400 ed a Stefano di Lecce nel 1471-74; in essa è scritto con esattezzaO quam felix es Provincia & Terrae Laboris ……. B. igitur Petrus, de predicta provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem ed in un altro capitolo: Hic Petrus de Morone antea dictus, natione Apulus

La bolla di canonizzazione non faceva riferimento alla giurisdizione ecclesiastica, ma alla Provincia & Terrae Laboris, ovvero allo Justitiariato denominato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii (omesso nella citazione), una amministrazione unica per due territori distinti del regno svevo-angioino: Terra/ae Laboris che comprendeva la magggior parte del territorio già Principato di Capua e quello pertinente al Comitatus Molisii in cui erano site sia la civitas di Isernia, sia il castrum di Sant’Angelo Limosano. Per la metropolia , ovvero per la giurisdizione ecclesiastica la civitas di Isernia con la diocesi,  edipendeva dall’arcivescovo di  Capua, mentre il castrum di Sant’Angelo Limosano, il monastero di Santa Maria in Faifolis e la civitas di Bojano, capoluogo della Comitatus Molisii, con la sua diocesi, dipendevano dal metropolita di Benevento, tant’è vero che fu l’arcivescovo di Benevento a nominarmi abate del monastero di Faifoli nel 1276, così scrisse anche Marini: l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli fu fatto Abbate; patria e Monastero nella Diocesi di Benevento. Ancora indizi storici-religiosi che escludono la civitas di Isernia o la “pretesa” di altre candidate!

La bolla di canonizzazione ricordò nuovamente non la giurisdizione ecclesistica, ma la provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem ed in un altro capitolo: Hic Petrus de Morone antea dictus, natione Apulus; un riferimento preciso alla provincia amministrativa o Justitiariato Terraa/ae Laboris, non citando il Comitatus Molisii, ma anche una gravissima imprecisione, ritenendo Hic Petrus de Morone antea dictus di natione Apulus!

Questo può bastare perchè possiate conoscere e ricordare che sono nato nel castrum di Sant’Angelo Limosano il lunedì del 29 giugno 1209, da Angelerio e Maria. (vi raccomando senza cognomi!).

Dio vi benedica.                 Pietro di Angelerio

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