PAPA CELESTINO V. LE “SUE” QUARESIME.

   Siamo nel periodo della quaresima che precede la Pasqua del 2010.

   Noi molisani quest’anno la celebriamo in un momento particolare perché cade nella ricorrenza dell’ VIII centenario della nascita (1209) di papa Celestino V nel castrum di Sant’Angelo (Limosano).

   Continuando a descrivere i momenti più salienti della sua lunga vita, visse 87 anni, con le descrizioni di Marini (1630) scopriamo come l’eremita fra’ Pietro di Angelerio celebrava le “sue” quaresime:

nelle quali egli osservava un modo di vivere più stretto e più austero, e singolare, le quali perché erano di quaranta giorni l’una, secondo il costume Ecclesiastico si nominavano Quarantene, o Quadragesime.

Erano queste: la prima, quella che è comune a tutti i Cristiani, e si chiama maggiore, termina o finisce con la Santa Pasqua.

L’altre erano sue particolari, cioè la seconda, che chiamava dello Spirito Santo, la quale incominciava la quarta feria o giorno dopo Pasqua, e durava fino alla Pentecoste, acciò che ad imitazione dei Santi Apostoli preparasse il suo cuore mondo e puro per la venuta e ricevimento dello Spirito Santo.

La terza si diceva di San Pietro, perchè cominciava dalla festa de’ Santi Apostoli Pietro e Paolo, e durava fin all’Assunzione della Beatissima Vergine Madre d’Iddio.

La Quarta di Santa Croce, la quale dalla festa dell’Esaltazione della Santa Croce terminava nel giorno sacro a tutti i Santi.

La Quinta di San Martino, la quale dalla festa de i Santi quattro Coronati continuava fino alla solenne celebrità del Natale.

La Sesta & ultima Quaresima si diceva dell’Epifania, perché durava dall’Epifania per quaranta giorni continui.

   I cibi che papa Celestino V usava consumare nelle “quaresime” consistevano:

pane ed acqua, e se pur delle volte avesse voluto altro, pigliava qualche pomo o d’altro frutto.

Alcune volte ancora passò le quaresime intiere solamente con foglie o frutti di cavoli crudi, senza pane, alle volte solamente con pomi, o poche castagne, ovvero con grani di fave mollicate nell’acqua, & alcune Quaresime solamente con rape crude.

Ebbe in usanza in qualsivoglia tempo di far cinquecento genuflessioni ogni giorno a riverenza del grandissimo Dio, ma in già dette tre quaresime tra giorno e notte ne faceva mille.

Ne gli stessi tempi delle quaresime tenne sempre perpetuo silenzio e con tanta osservanza e rigore, che non ammetteva nè Monaci, nè compagni, nè stranieri chiunque essi fossero, solamente uno, che gli somministrava le cose necessarie, e rare volte, e se non per qualche necessità grande poteva andare da lui.

In quelle ricorrenze si ritirava solitario in qualche grotta segreta.

Ne i stessi tempi delle tre quaresime usava un vestito più aspro del solito, & alle volte in alcune quaresime solamente il cilicio, & in alcune sopra il cilicio portava una corazza di ferro di gran peso, acciò con essa calcati i nodi del cilicio premessero più aspramente la pelle e la carne. E certo si tenne per un miracolo grande, che in alcune solite sue quaresime in stagione molto fredda, il Santo in luogo delle vesti, non portò altro che il cilicio, &  in altre il cilicio solo con la corazza o pancera di ferro di sopra, che pare un orrore a corpo umano, come esclama Clemente Quinto nella Bolla della Canonizzazione del medesimo Santo.

Oreste Gentile

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