Archive for maggio 2010

PAPA CELESTINO V. PONZIO PILATO HA FATTO SCUOLA!

maggio 27, 2010

Anno 33 d. C.

 Vangelo secondo Matteo 27, 24.

 Ponzio Pilato: prese dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: << Non sono responsabile>>, disse, <<di questo sangue: vedetevela voi!>>. 

Anno 2010.

Da un “uomo di Chiesa:

Oggi si discute molto, dal punto di vista storico, su quando e dove è nato S. Pietro Celestino, se a Sant’Angelo Limosano, a Isernia o in altri luoghi. Lasciamo questa ricerca agli studiosi e agli storici con l’augurio che nel futuro possano darci indicazioni più chiare. A noi queste cose interessano relativamente, perché ciò che ci sta a cuore è la sua vita.

Dopo 1977 anni qualcuno non ha voluto assumersi la responsabilità di dedicare “pochi minuti” per fare chiarezza, dopo 800 dalla nascita di papa Celestino V, su quando e dove è nato S. Pietro Celestino!

Oreste Gentile

 

 

 

 

 

PAPA CELESTINO V: QUALCUNO MENTE SUL LUOGO DELLA SUA NASCITA!

maggio 21, 2010

Dove è nato papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio?

19 marzo 1995. omelia di papa Giovanni Paolo II in occasione della visita al santuario di Castelpetroso:

Trovandomi poi vicino alla patria del mio venerato predecessore Celestino V, di cui si è celebrato lo scorso anno il settimo centenario dell’elezione al Pontificato, invio un caro saluto alla Comunità diocesana di Isernia ed al suo Pastore, Mons. Andrea Gemma. … .

16 novembre 1996. Discorso di Giovanni Paolo II in occasione dell’incontro con le diocesi di Isernia-Venafro e Trivento:

Cari pellegrini di Isernia-Venafro, in questi tre anni di celebrazioni centenarie celestiane a ricordo dell’elevazione al sommo Pontificato dell’ iserniano Pietro da Morrone, divenuto Celestino V, e dell’anniversario della sua santa morte… .

Siamo consapevoli che le due dichiarazioni di Giovanni Paolo II in merito alla nascita  nella città di Isernia del suo illustre predecessore non erano il risultato di una ricerca storica-bibliografica, ma quanto scritto da un suo collaboratore che, giustamente, riportò quanto era scritto nell’Annuario Pontificio, un organo ufficiale informativo pubblicato annualmente dalla Santa Sede  e  che alla voce Celestino V: 

 S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Murrone  . 

Questo fino all’anno 1997 , ovvero le due citazioni “pontifice” in merito alla nascita di Celestino V in Isernia concordavano con quanto scritto nell’Annuario Pontificio.

Dall‘ anno 1998, l’ Annuario Pontificio riporta alla stessa voce: 

S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone … . 

Si ignorano i motivi della correzione!

Anno 2010.  Lettera della C.E.A.M. ai fedeli dell’Abruzzo e del Molise per le celebrazioni dell’VIII Centenario della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio:

Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte, essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate. La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia.   Chieti 2 aprile 2009 .

Il testo della lettera fu approvato dagli 11 vescovi delle diocesi dell’Abruzzo e del Molise!

Settembre 2009 la diocesi di Sulmona-Valva ha scritto:

Il suo nome era Pietro Angelerio, nacque tra il 1209 e il 1215 nel Molise.

Febbraio 2010  la diocesi di Termoli-Larino ha scritto:  

S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce in terra d’Isernia, nel Molise, tra il 1209 ed il 1215, secondo una accreditata storiografia risalente a fonti contemporanee al santo.

Aprile 2010 la diocesi di Campobasso-Bojano ha scritto:

Pietro Angeleri nasce nel 1209 o agli inizi del 1210. Come è noto, il luogo di nascita è conteso tra Sant’Angelo Limosano e Isernia. Non entriamo nel merito, ma di certo sentiamo molto fondato il sito di Sant’Angelo Limosano, perché quel paese meglio giustifica la sua presenza giovanile presso il monastero di Faifoli. 

Maggio 2010  la diocesi di Isernia-Venafro:

S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce in terra d’Isernia, nel Molise, tra il 1209 e il 1215, secondo una accreditata tradizione storiografica risalente a fonti contemporanee al santo. Valga per tutte l’espressione del contemporaneo Guglielmo de’ Nangis (+ tra il 1300 ed il 1303), monaco benedettino dell’abbazia di St. Denis, che nel suo noto Chronicon universale lo dice “Yserniensis dioecesis, appulus natione. Oltre ad Isernia, diverse altre località, da Sant’Angelo Limosano (CB) a Sant’Angelo di Alife (CE), rivendicano la paternità dei natali del santo. Tra queste anche l’attuale Pesche, fino al Settecento pure chiamata Sant’Angelo a Sernia e già sede dell’abbazia benedettina di S. Croce di Isernia, assieme ai Sant’Angelo di Macchia d’Isernia e di Colli al Volturno.

1 maggio 2010 omelia del vescovo della diocesi di Isernia-Venafro:

Fratelli carissimi, siamo contenti -direi orgogliosi se l’orgoglio fosse una virtù- di sentirci concittadini di un così grande, coraggioso campione della fede, ma abbiamo compreso veramente il suo messaggio? Cosa vuol dire a ciascuno di noi il Santone, come affettuosamente lo chiamiamo? Quante volte ci siamo infervorati nel dibattito storico circa la nostra città che ha dato i natali a San Pietro Celestino- questo è indice di profondo attaccamento alla tradizione che vuole Pietro Angelerio nato in terra d’Isernia– ma è questo l’importante? Cosa significa questo per noi?

Chi non sottoscrisse la lettera della C.E.A.M.?

Nell’ Annuario Pontificio per l’anno 2010 ancora è scritto:

S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone … . 

Chi non dice la verità?

Oreste Gentile.

PAPA CELESTINO V. QUANDO SI VUOLE SOSTENERE L’INSOSTENIBILE: LA SUA NASCITA NELLA CIVITAS DI ISERNIA

maggio 21, 2010

Ancora una intervista del quotidiano regionale Primo Piano Molise  (20 maggio 2010) a don Claudio Palumbo, vicario della diocesi di Isernia, tenace sostenitore della nascita di papa Celestino V nella civitas di Isernia: Per Fra Pietro del Morrone, abate di Santa Maria <<In Fayphula>>, dichiara Palumbo, il vescovo di Isernia Matteo decreta nel settembre 1276 l’esenzione della giurisdizione ecclesiastica del monastero celestiniano di S. Spirito, costruito, primo in terra di Molise, <<apud Yserniam>>, circa gli anni 1272-1275. Questo fatto induce naturalmente alla domanda: perchè questa evidente priorità isernina di fondazione, assieme a tale larga condiscendenza del vescovo Matteo di Isernia e con lui dei canonici della città di Isernia nei confronti di Fra Pietro del Morrone e dei suoi? A donare il terreno per la costruzione del monastero furono i coniugi Filippo Benvenuti e sua moglie Glorietta entrambi nati e residenti ad Isernia. Ma dopo costoro -afferma don Claudio Palumbo, storico e ricercatore- diversi altri isernini, o residenti in Isernia, seguiranno l’esempio di favore verso la neonata congregazione: l’input originario di questo agire locale così lesto e generoso, oltre che da motivi spirituali, da cos’altro potè essere effettivamente determinato?

La risposta è scontata: questo agire locale così lesto e generoso potè essere effettivamente determinato dalla nascita di Fra Pietro del Morrone nella civitas di Isernia!

Per quanti non fossero a conoscenza dell’argomento descritto da Palumbo, è bene fare alcune precisazioni in base alla documentazione bibliografica esistente.

E’ importante sottolineare che Ciarlanti, storico ed arciprete della cattedrale di Isernia, in una sua breve biografia di papa Celestino V pubblicata nel 1640-44, pur essendo un “prete” disse una BUGIA: ma in queste nostre parti n’edificò uno solamente, cioè quello d’Isernia sua patria sotto il titolo di S. Spirito poco meno di un miglio fuori della città, come si vede nelle lettere Apostoliche di Gregorio X, spedite a 22. di marzo 1274, in Lione di Francia. L’edificò nel suo fondo paterno, per quanto si ha per antica tradizione, ma ben vero è, che vi abitò a lungo in diversi tempi.

Bravo il “buon prete”: facendo riferimento ad una antica tradizione creò una “provafalsa, non disdegnando di inventarsi, successivamente, due Croci, ch’egli in dono mandò alla sua Patria; quindi le due Croci non furono donate da papa Celestino V in occasione della sosta in Isernia il 14 e 15 ottobre del 1294, ma furono inviate!

Ciarlanti e Palumbo fanno riferimento ad un monastero; la documentazione dell’epoca ricorda una chiesa: 1272, ottobre 10, ind. I., a. VII Carlo I, Isernia. Il giudice ………….., donano a fra Placido, procuratore della chiesa di S. Spirito della Maiella, nell’interesse di detta chiesa, una vigna situata in località detta Ponte dell’arco, perchè i monaci della chiesa di S. Spirito della Maiella vi costruiscano una chiesa, dedicata allo Spirito Santo.

Altri benemeriti cittadini di Isernia dall’anno 1274, maggio 16, ind. II., a. IX. Carlo I, Isernia. e fino al 1299, dicembre 20. ind. XIII., a. XV. Carlo II, Isernia., continuarono con le donazioni mossi unicamente da motivi spirituali; all’epoca non era in atto una gara per essere “primo” nel costruire un monastero da dedicare allo Spirito Santo!

Anche la disposizione impartita dal vescovo Matteo, stimata da Palumbo come larga condiscendenza non fu immediata, ma fu decisa dopo più di un anno  (da marzo 1275 al settembre 1276) e non può  essere considerato un unicum: dopo l’approvazione dell’ordine morronese o maiellese da parte di papa Gregorio X, furono in tanti, vescovi e laici a favorirlo economicamente, perfino il vescovo Nicola di Chieti che lo aveva perseguitato tenacemente; mentre nel 1290 ci fu la concessione dell’esenzione episcopale per la chiesa di Santa Maria e san Benedetto in località Montepiano di Trivento da parte del vescovo Giacomo.

I benemeriti cittadini  di Isernia erano a conoscenza che Pietro di  Angelerio non era nato nella loro città: non  ritennero opportuno ricordarlo nelle 43 donazioni sottoscritte in favore del monastero di S. Spirito;  ignorarono l’esistenza di Pietro di Angelerio!

Il buon vecchio frate eremita li ripagò di “ugual moneta”: al monastero  di Santo Spirito di Isernia non concesse alcun “privilegio” particolare, nè prima e nè dopo la sua elezione a pontefice!

Lasciando parlare i documenti dell’epoca in cui effettuò il viaggio da L’Aquila a Napoli, senza passare e sostare nella civitas di Isernia,  apprendiamo che nelle città dove sostò per riposare: Sulmona, Castel di Sangro, monastero di san Vincenzo al Volturno, S. Germano-Montecassino, Teano e Capua, trovò sempre il tempo per sottoscrivere numerosi documenti politici, religiosi, consacrare chiese ed altari che testimoniano “indiscutibilmente” la sua presenza in dette località: NULLA è documentato per il monastero e la civitas di Isernia!

Va evidenziato che il 2 settembre 1294 , risiedendo nella civitas di L’Aquila e prima di istituire la Perdonanza, inviò alla chiesa di S. Maria di Trivento: Littera continens indulgentiam 5 annorum et 5 quadragenarum visitantibus ecclesiam b. Mariae de Trivento ord. s. Ben. IV non. Sept. a° 1°.

Se adottassimo il metodo di valutazione  storica di Palumbo, dovremmo ritenere la civitas di Trivento il luogo di nascita di papa Celestino V?

Oreste Gentile

 

 

 

 

 

PAPA CELESTINO V: PATRONO DI ISERNIA?

maggio 16, 2010

Chi è il patrono della città di Isernia?

Non è tutto oro quello che luccica!

L’ isernino Ciarlani, arciprete della cattedrale di Isernia, scrisse (1) (1640-44) che il patrono della città di Isernia era san Nicandro e san Marciano

… , si congettura ancora dall’ antica protezione, che questi gloriosi Martiri han sempre tenuto, e tengono d’Isernia, e di Venafro, nelle quali da tempo antichissimo essi soli sono stati tenuti per padroni, e protettori, e come tali in somma venerazione avuti, per riposar in quelle le loro sacralissime ossa, e reliquie.

   Fu sì famoso il lor martirio che non solo furono presi per protettori da Venafro, Isernia, ed Atino, e li furono erette Chiese in Roma, in Napoli, ed in queste parti; ma i Greci ancora ne celebrano la festa, ed è stata fabbricata una Terra sotto il nome di S. Nicandro in Puglia.

Lo storico Masciotta, la cui opera fu redatta prima degli anni 1915-16 (2), scrisse:

   I patroni comunali (di Isernia) sono i SS. Nicandro, Marciano, e Daria, la cui festa ricorre annualmente il 17 giugno. Compatroni sono S. Pier Celestino, e i SS. Cosma e Damiano, le cui feste vengono rispettivamente celebrate il 19 maggio e il 27 settembre. 

   La questione, ne ignoro i motivi, tornò agli onori della cronaca:

   Secondo l’autorità ecclesiastica. << Isernia, il Patrono è San Nicandro >>.

   Lo scorso mese di maggio, la “Biblioteca Apostolica” e il “Pontificio Comitato di Scienze Storiche” della Città del Vaticano in Roma hanno fatto pervenire una nota nella quale si danno notizie in merito al patrono di Isernia.

   Questi i contenuti della nota: << In accoglimento della Supplica avanzata dalla libera unione di studi agiografici, sotto il titolo di “Unione laicale Santissima Vergine Ausiliatrice”, va fatto manifesto che, in via non contingente, San Pietro Celestino Papa (Celestinus V Pontifex) è semplicemente compatrono secondario della Città dell’Isernia in Molise. Il principale (primis est) è San Nicandro, martire del sec. IV, protector della medesima Città e della Diocesi. Ne fanno nitida fede Atti Sinodali nonché episcopali Acta Pastoralis; vieppiù il “Decretum Pii”, il “Museo Italico” di Mabillon, la “Epistola ad Ecclesiam Aesemiensem e la coeva “Epistola Pastoralis ad clerum et populum” del vescovo Lodovico Cigni. Gli ecclesiastici di quella civitas ne hanno reso ulteriore confermazione in epoche diverse: nelle “Memorie historiche del Sannio” di Gio. Vincenzo Ciarlanti (Ciarlante) e nella “Storia di Isernia” di Antonio Mattei. (3) 

   L’articolo, che non era firmato, concludeva con un commento:

   Pur riconoscendo l’alta competenza e l’autorità del Pontificio Comitato, nel prendere atto di tale comunicazione si evidenzia che il nuovo Statuto della Città di Isernia, recentemente adottato dal Consiglio Comunale, sancisce all’art. 1, comma 3, che: << Patrono della città di Isernia è San Pietro Celestino, la cui festività religiosa e civile è fissata per il giorno 19 maggio >>.

   Capito?

   In barba alla riconosciuta alta competenza e l’autorità del Pontificio Comitato, è stato il Consiglio Comunale della città a sancire la scelta del patrono, a dispetto della storia e della vera tradizione.

Oreste Gentile.


[1] G. V. Ciarlanti, o. c., vol. III, pag. 5 e segg..

[2] G. Masciotta, Il Molise, 1952, ristampa tipografia Lampo 1982, vol. III, pag. 220.

[3] in Nuovo Molise del 11. 06. 2004, Cronaca di Isernia.

PAPA CELESTINO V. DOPO LE DUE CROCI, LA “BUFALA” DELLA SUA CASA IN ISERNIA

maggio 14, 2010

Scrisse l’isernino  (non iserniano, perchè deriva dalla lingua latina) Sabino D’Acunto: …. quella cioè di far nascere a qualunque costo Celestino V nel rione Concezione. accanto alla Fontana Fraterna, era per noi completamente campata in aria. La “favola” che Celestino V fosse nato in quel sito fu creata quando, nel secolo scorso, in occasione della ricorrenza della nascita del santo, qualcuno fece costruire una edicola con una immagine del santo su una casa, accanto alla “Fraterna” (fontana) in ricordo della “Fraterna” società di mutuo soccorso sorta in Isernia nel XIII secolo.

Se Sabino D’Acunto, illustre cittadino di Isernia, giudicò una “favolala  nascita di papa Celestino V in una casa sita nel rione Concezione, che giudizio dovremmo esprimere, “noi poveri ed ignoranti mortali”, nei confronti di coloro che, ancora oggi, vogliono riproporre dopo circa 114 anni la stessa “bufala“? 

L’illustre isernino riteneva che papa Celestino V fosse nato in un rione di Isernia denominato Sant’Angelo, il più antico di Isernia, là dove precisamente sorgeva un castello con lo scopo di interpretare a “suo modo” quanto tramandato, come giustamente ricordò, dal Codice della Marciana sulla scorta di quanto asserisce Roberto di Salle.

Ergo, la casa natale non era ubicata nel rione Concezione, nella zona alta di Isernia, ma nel rione Sant’Angelo, nella parte opposta e nella zona bassa della medesima città!

Una casa natale sulla cui ubicazione gli stessi isernini non trovano un accordo, la “dice lunga” sulla reale ” attribuzione di proprietà“; tant’è che Mattei,  un altro storico isernino, volle precisare e scrisse: Ma come salvare la tradizione che additava in Isernia sulle mura a nord della città la casa di S. Pietro Celestino? Nulla vieta di pensare che la famiglia di Angelerio siasi trasferita a Isernia nell’infanzia di S. Pietro Celestino o anche si può supporre che, pur avendo domicilio abituale in campagna nel castello di Sant’Angelo, abbia posseduto una casa anche nella città di Isernia ove spesso si recava e si tratteneva.

Una nuova proposta: l’esistenza della seconda casa di “villeggiatura” in campagna solo per salvare la tradizione che additava in Isernia sulle mura a nord della città la casa di S. Pietro Celestino!

 “Bando alle chiacchiere” e scopriamo la realtà!

 NESSUNO dei biografi di papa Celestino V ha tramandato l’esistenza della casa natale nella civitas di Isernia.

La “bufala” fu riproposta nel 1896 in occasione della ricorrenza dei 600 anni della morte  di papa Celestino V (non della nascita, come scrisse D’Acunto) con l’unico scopo rivendicarne la nascita!

Sulla parete di una casa sita in piazza Concezione, presumibilmente di epoca ottocentesca, fu collocata una targa e, come scrisse D’Acunto, qualcuno fece costruire una edicola con una immagine del santo.

Quella casa” non esiste più; scrisse Mattei: Purtroppo il bombardamento del 10-9-1943 distrusse casa e lapide; ai turisti che visitano la nostra città dobbiamo contentarci di indicare il luogo in cui  sorgeva la casa di Celestino V !

La “bufala” della casa natale di papa Celestino V fu proposta per la prima volta da Iorio nel 1894 ed esisteva alla data del 10 settembre 1943, ovvero prima della distruzione bellica: perchè i biografi vissuti prima del 1894 non l’hanno ricordata o proposta come la “testimonianza inoppugnabile” per sostenere la nascita di papa Celestino V nella città di Isernia?

Può essere che l’isernino Ciarlanti, arciprete della cattedrale di Isernia e tenace sostenitore dei natali isernini di papa Celestino V, ignorasse l’esistenza di quella “famosa casa“?

L’arciprete Ciarlanti che in fatto di “bufale” non era secondo a nessuno, se alla sua epoca fosse esistita la casa natale di papa Celestino V nella civitas di Isernia, avrebbe divulgato urbi et orbi la straordinaria testimionianza, ma fu “costretto” ad “inventarsi” l’esistenza di un fondo paterno  sito fuori le mura di cinta della civitas di Isernia dove aveva fatto costruire un monastero: l’edificò nel fondo paterno, per quanto si ha per antica tradizione, ma ben vero è, che vi abitò a lungo in diversi tempi e l’invio del dono di due croci: e due croci ch’egli mandò alla sua Patria, che nel duomo si conservano; in verità esisteva ed esiste UNA sola croce datata alla metà del XIV secolo, quindi  NON al XIII secolo, l’epoca in cui visse papa Celestino V!

Può essere che TUTTI i biografi vissuti prima di Ciarlanti  (1640-44) e di Iorio (1894-96) ignorassero l’esistenza del fondo paterno, della casa o delle due case e delle due o di una croce?

Pur di salvare una FALSA tradizione, nessuno si è mai risparmiato!

Oggi, grazie a quanto disposto dai vescovi della C. E. A. M. che hanno “voluto” sottovalutare i dubbi e le tante false testimonianze sulla vita terrena di papa Celestino V, hanno “autorizzato”  chicchessia a prendere in giro l’ignaro lettore!

Oreste Gentile

 

 

 

 

PAPA CELESTINO V. DISATTESO IL COMPROMESSO DELLA C.E.A.M..

maggio 13, 2010

La “peregrinatio” delle spoglie di papa Celestino V è ormai giunta al giro di boa: dopo la diocesi di Isernia-Venafro, saranno ospitate nella diocesi di Trivento, nuovamente in quella di Sulmona-Valva per tornare definitivamente a L’Aquila.

Possiamo fare un breve consuntivo di quanto accaduto finora.

Quando nell’agosto del 2008 proposi a padre Gian Carlo Maria Bregantini, neo-arcivescovo metropolita della diocesi di Campobasso-Bojano, di celebrare nell’anno 2009 gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, visto che con dei semplici calcoli di matematica avevo la certezza che l’anno di nascita era il 1209, lo scopo era sì di riproporre in chiave moderna la vita religiosa e spirituale del papa molisano, ma anche l’occasione per risolvere i tanti dubbi sul luogo della nascita, sul cognome dei suoi genitori, sul suo stato patrimoniale e su cosa fece nei giorni 14 e 15 ottobre 1294, quando da L’Aquila “fu” trasferito a Napoli. 

La Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana, organizzatrice dell’evento, ha banalizzato quegli argomenti, ritenendoli di scarsa importanza ed avallando tutti gli errori commessi nel corso dei secoli ed ancora oggi da chi, con molta superficialità e negligenza, ha letto (lo avrà fatto!) le più antiche biografie del papa.

Alla C.E.A.M. non interessava, né interessa dissipare i dubbi, così confermava il testo della lettera indirizzata ai fedeli per descrivere le manifestazioni indette per l’anno giubilare celestiniano.

Dal testo si evince un “compromesso” che papa Celestino V non avrebbe mai approvato: Celestino V viene dedicato uno speciale anno giubilare dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215. Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte, essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate. La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia.

Una dichiarazione sottoscritta all’unanimità dagli undici vescovi, un numero che ricorda quello dei cardinali che a Perugia lo elessero papa, ma nei fatti ognuno ha redatto una sua biografia di papa Celestino V, creando ancora più confusione e senza rispettare l’intelligenza dei fedeli- lettori.

In ordine cronologico sono stati pubblicati alcuni cenni biografici di papa Celestino V.

Per l’anno ed il paese di nascita, la diocesi di Sulmona-Valva ha scritto: Il suo nome era Pietro Angelerio, nacque tra il 1209 e il 1215 nel Molise.

La diocesi di Termoli-Larino: S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce in terra d’Isernia, nel Molise, tra il 1209 ed il 1215, secondo una accreditata storiografia risalente a fonti contemporanee al santo.

La diocesi di Campobasso-Bojano: Pietro Angeleri nasce nel 1209 o agli inizi del 1210. Come è noto, il luogo di nascita è conteso tra Sant’Angelo Limosano e Isernia. Non entriamo nel merito, ma di certo sentiamo molto fondato il sito di Sant’Angelo Limosano, perché quel paese meglio giustifica la sua presenza giovanile presso il monastero di Faifoli.  Storici affermati (come Peter Herde p. 3) lo sostengono.

La diocesi di Isernia-Venafro: S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce in terra d’Isernia, nel Molise, tra il 1209 e il 1215, secondo una accreditata tradizione storiografica risalente a fonti contemporanee al santo. Valga per tutte l’espressione del contemporaneo Guglielmo de’ Nangis (+ tra il 1300 ed il 1303), monaco benedettino dell’abbazia di St. Denis, che nel suo noto Chronicon universale lo dice “Yserniensis dioecesis, appulus natione. Oltre ad Isernia, diverse altre località, da Sant’Angelo Limosano (CB) a Sant’Angelo di Alife (CE), rivendicano la paternità dei natali del santo. Tra queste anche l’attuale Pesche, fino al Settecento pure chiamata Sant’Angelo a Sernia e già sede dell’abbazia benedettina di S. Croce di Isernia, assieme ai Sant’Angelo di Macchia d’Isernia e di Colli al Volturno.

Per il cognome dei genitori, la diocesi di Sulmona-Valva ha scritto: I suoi genitori Angelerio e Maria Leone.

La diocesi di Termoli-Larino: Undicesimo di dodici figli di Angelerio e Maria.

La diocesi di Campobasso-Bojanoe qui la mamma Maria.

La diocesi di Isernia-Venafro: vedi la diocesi di Termoli-Larino.

Per il suo noviziato nel monastero, la diocesi di Sulmona-Valva ha scritto: Un giorno entrò come oblato nel monastero benedettino di S. Maria di Faifoli (a Montagano, a pochi chilometri da Campobasso).

La diocesi di Termoli-Larino: ritroviamo Pietro monaco in un altro monastero beneventano (S. Maria di Faifoli ? ).

La diocesi di Campobasso-Bojano: Entra come studente nella abbazia benedettina, molto antica, di Faifoli, a tre chilometri da Montagano.

La diocesi di Isernia-Venafro: vedi la diocesi di Termoli-Larino.

Il giovane Pietro parte per Castel di Sangro, la diocesi di Sulmona-Valva ha scritto: E così di buon mattino i due amici lasciarono il paese. Dopo qualche giorno di viaggio… Rimasto solo, Pietro continuò il cammino fino a giungere a Castel di Sangro.

La diocesi di Termoli-Larino: in compagnia di un confratello, che strada facendo lo abbandonerà per tornare indietro, frà Pietro lascia il monasterro e si ritira a vita eremitica nei pressi di Castel di sangro.

La diocesi di Campobasso-Bojano: Eccolo allora, finito il suo noviziato, lasciare Faifoli, per iniziare questa sua nuova avventura. Vive per circa tre anni sul monte Porrara.

La diocesi di Isernia-Venafro: vedi diocesi di Termoli-Larino.

Per l’ultimo, ma importante episodio della vita di papa Celestino V, le quattro diocesi hanno trovato all’unanimità un accordo: hanno “dimenticato” che alcune delle più antiche biografie ricordarono sì quel viaggio, ma EVIDENZIARONO che durò una giornata intera più il giorno successivo fino alle ore 15 del pomeriggio: un tempo di percorrenza ritenuto utilissimo perchè si giustifica solo con la distanza di Sant’Angelo Limosano da Castel di Sangro.

Per lo stato patrimoniale di Pietro di Angelerio solo la diocesi di Isernia-Venafro ricorda una lapide commemorativa sul luogo ove la tradizione vuole sorgesse la casa del Santo,  ma l’esistenza della casa fu inventata nel 1896, infatti era sconosciuta all’isernino Ciarlanti (1640-44).

Per ciò che fece nei giorni 14 e 15 di ottobre del 1294,  avvenimento sempre sconosciuto all’isernino Ciarlanti, la diocesi di Termoli-Larino e quella di Isernia-Venafro,  sostengono  che il 14 e il 15 ottobre è in Isernia, ove sono il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro, figli del defunto fratello Roberto, in favore dei quali il re assegnerà una pensione annua. La tradizione locale lega a questo momento il dono di due preziose croci, di ottima fattura medioevale, lasciate dal papa al capitolo cattedrale che tuttora le conserva gelosamente.

 Si precisa che il documento riguardante la cosiddetta pensione annua recava, secondo l’isernino Ciarlanti la data del 1298-1299, mentre l’isernino Viti ricorda gli anni 1289-1299, ma anche il 1 settembre 1298: sono date che, al pari delle due croci  già descritte in un altro articolo, non sono in relazione con la presenza del papa in Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre del 1294.

E’ bene evidenziare che il testo del documento della pensione annua ricorda il fratello Nicola ed i suoi due figli Guglielmo e Pietro Roberti de Angeleri nepotis quond. Santissimi Patris Domini Celestini.

Quond.(am) è un avverbio latino, usato davanti al nome di un defunto ha il significato di fu; nel nostro caso il fu era riferito al Santissimi Patris Domini Celestini: il documento e la rendita ai familiari del papa fu concessa dal re dopo la morte avvenuta il 1296 e non nei giorni 14 e 15 di ottobre del 1294!

Per il dono delle due croci è bene ricordare che l’isernino Ciarlanti scrisse che furono mandate-inviate, quindi il papa non era in Isernia e mons. Gemmma, vescovo di Isernia, nel 1998 dichiarò che era UNA croce; mentre una mostra del 1954 dei cimeli di papa Celestino V esistenti in Isernia ricorda sì UNA croce, ma “attribuita” alla seconda metà del XIV secolo, un epoca che non si concilia con l’anno 1294 di quella presunta visita!

Esamineremo ciò che sarà pubblicato dalla diocesi di Trivento nel prossimo mese di giugno in occasione della presenza delle sacre spoglie di papa Celestino V.

Oreste Gentile.

PAPA CELESTINO V. UN LAPSUS FREUDIANO “SMENTISCE” LA SUA NASCITA NELLA CIVITAS DI ISERNIA.

maggio 12, 2010

Nella intervista a Don Claudio Palumbo pubblicata da Primo Piano Molise il 3 magggio 2010 in merito alla mostra delle biografie di papa Celestino V organizzata nella città di Isernia, si legge: …. . Infine la numerosa selezione di antichi e moderni biografi del Santo che attestano Isernia come città natale. Su questo aspetto ci soffermeremo nei prossimi giorni.

Per quanti “ignorassero” il significato di selezione, nel Grande Dizionario Italiano con CD-ROM di GABRIELLI ALDO Dizionario della Lingua Italiana Editore: HOEPLI si legge:  selezione: 1 Scelta operata tra vari elementi secondo un criterio di utilità e di convenienza: fare, operare una s …. .

Avete letto bene: secondo un criterio di utilità e di convenienza; ovvero, esistendo alcune biografie che a partire dal 1479 con Platina, indicano per “ignoranza storica- geogafica e religiosa”  in Isernia il luogo di nascita di papa Celestino V , Don  Claudio Palumbo, “utilizzando” il sostantivo selezione , è incorso in un lapsus freudiano che evidenzia il metodo utilizzato per la scelta (selezione) di antichi e moderni biografi del Santo, ovvero antecedenti al 1479, trascurando quelli che con i loro indizi storici, geografici e religiosi  permettono di identificare “esclusivamente” e “senza ombra di dubbio”  in Sant’Angelo Limosano il luogo della nascita del santo molisano.

Vale la pena ricordare le biografie più antiche e più significative, sperando che la selezione non le abbia “ignorate” o “escluse” dalla quella mostra: le tre biografie Vita A, Vita B e Vita C del 1300, l’ultima scritta da Bartolomeo da Trasacco e da Tommaso da Sulmona, due dei discepoli più cari che stettero accanto Pietro di Angelerio fino alla morte; l’Autobiografia del 1400, scritta dallo stesso Pietro o da un confratello; la biografia del celestiniano Stefano Tiraboschi del 1450; quella di Stefano di Lecce, celestiniano, professore di sacra teologia, del 1471-1474; la biografia di Antonio Simone  Bugatti, detto il Notturno Napolitano del 1520, postuma a Platina del 1479; quella più completa e dettagliata di Marini, abate Generale della Congregazione dei monaci celestiniani dell’ordine di san Benedetto, del 1630 che ha tramandato tra le tante, una descrizione che avrebbe dovuto mettere fine alla secolare polemica: l’esclusione della civitas di Isernia,  perchè la sua distanza da Castel di Sangro non è compatibile con la durata di 2 giorni di viaggio a piedi  che il giovane Pietro intraprese per andare a Roma dal paese di origine: il castrum di Sancto Angelo (Limosano).

Oreste Gentile.

 

 

PAPA CELESTINO V. LE “BUFALE” SULLA SUA PRESENZA IL GIORNO 14 E 15 OTTOBRE 1294 NELLA CIVITAS DI ISERNIA.

maggio 11, 2010

Tale G. P., avendo letto  i mei articoli in merito alle testimonianze prodotte da alcuni “tenaci” sostenitori dei rapporti “affettivi” tra papa Celestino V e la civitas di Isernia, mi chiede maggiori dettagli, forse anche per valutare quanto da sempre vado affermando: Pietro di Angelerio è nato nel castrum di Sant’Angelo Limosano!

Ritengo di fare cosa gradita anche ad altri lettori, tornare sull’argomento e fornire maggiori dettagli.

Prendo lo spunto da quanto dichiarato recentemente (Primo Piano Molise, del 3.05.2010) da Don Claudio Palumbo che dopo anni e anni di ricerche scrupolose e attente, non ha dubbi: “Una tradizione provata nel corso dei secoli. Dalla pergamena del vescovo Matteo (1276) a quella del vescovo Roberto (1289), al viaggio dall’Aquila a Napoli a tutti noto, in cui si fermò nei giorni 14 e 15 ottobre. La tradizione orale aggiunge a tutto questo il dono di due preziose croci, di ottima fattura medioevale, lasciate dal novello Papa al capitolo cattedrale della città che tuttora le conserva gelosamente. ” Quello che più interessa prosegue l’articolo-intervista è la nutrita lista di cimeli celestiniani presenti in Isernia, recepiti nella tradizione liturgica locale. Come mai così numerosi a Isernia? Infine la numerosa selezione (X)  di antichi e moderi biografi del Santo che attestano Isernia come città natale. Su questo aspetto ci soffermeremo nei prossimi giorni. (x)vedi articolo in proposito.

 Cosa testimonia la pergamena del vescovo Matteo (1276) ?

Di questa pergamena esiste l’originale in cui nel mese di settembre fu scritto: Matheus Dei gratia Yserniensis episcopus Religiosi viris Fratri Petro de Murrone, Abbati Ecclesiae sancte Marie in Fayfolis Beneventane dicesis et universis fratribus suis apud Yserniam commorantibus in Ecclesia Sancti Spiritus de novo costructa … ; non c’è una prova della nascita di Pietro di Angelerio in Isernia: il vescovo, seguendo l’esempio di altri colleghi, escludeva la Ecclesia Sancti Spiritus  di Isernia dalla giurisdizione della sua diocesi.

La pergamena del vescovo Roberto (1289).

Non esiste l’originale, ma una copia non autenticata scritta con grafia del XVI-XVII secolo che fa riferimento alla data 1 ottobre 1289, giorno in cui il vescovo Roberto approba et confirma i Capitula Fratrum Fraternitatis, citando nel testo religiosi viri fratris Petre de Murrone huius civitatis Yserne civis: è la citazione su cui “fondano” la nascita di papa Celestino V nella civitas di Isernia.

I) essere cittadini di una città, allora come oggi, si diventa anche per la residenza; se il vescovo Roberto fosse stato veramente consapevole della nascita in Isernia, perchè invece di “usare” quella frase così “contorta” cittadino di questa città di Isernia non scrisse in modo chiaro: nato o nativo della città di Isernia?

La copia fu “scoperta” e pubblicata da Telera nel 1648, come mai l’isernino Ciarlanti, arciprete della cattedrale di Isernia, nel 1644, descrivendo una breve biografia del papa e “vantandone” la nascita in Isernia, ignorava  l’esistenza della pergamena e della “confraternita“, considerato che non la utilizzò come una testimonianza a favore della sua città natale?

Come mai il diligente e dotto Ughelli (1642-1648), sempre attento e scrupoloso nell’evidenziare con meticolose descrizioni, per ogni vescovo ricordato nella sua monumentale opera “Italia sacra”, gli avvenimenti più salienti accaduti durante la titolaratià della diocesi, per il vescovo Roberto scrisse solo: Robertus anno 1287. cujus extat memoria etiam anno 1289. In Coenobio Monialium S. Clarae de Aesernia?

Se si potesse eseguire una perizia calligrafica di quella copia non autenticata, potrebbero scoprire che il testo fu scritto dal suo scopritore o da un confratello!

Il viaggio da L’Aquila a Napoli. La sosta nei giorni 14 e 15 ottobre 1294 fu inventata da Cantera nell’anno 1892: Nel 14 andò ad Isernia, rimanendovi fino al dì 15; a sostegno della sua affermazione nella nota bibliografica fece riferimento solo ad un non meglio identificabile Reg. Ang. N. 65 cit. ff. 52 a tergo: n. 73 cit. f. 32, omettendo  di trascriverne il testo completo, ma ritenne opportuno fare riferimento ad un documento di cui ha tramandato due diverse versioni;  nella I versione dichiarò: si leggono accordate da re Carlo II delle provvisioni a Nicola di Angelerio fratello, e a Guglielmo e Pietro Roberto di Angelerio nipoti del fu Pp. Celestino V, precisando nella nota il riferimento bibliografico al Reg. Ang. n. 94 1298 D e n. 125 1302 E f. 185 ; prendete buona nota: l’anno della redazione del documento è il 1298, quindi papa Celestino V era morto da 2 anni (1296).

Nella II versione si legge: 5 settembre 1294 concesse un’annua provvisione ai fratelli e nipoti del papa; quindi Celestino V era in vita e presente nella città de L’Aquila.

Poteva una documentazione così “confusa” non suscitare l’interesse di alcuni studiosi isernini?

 C. Palumbo in  San Pietro Celestino  …. diocesi di Termoli-Larino, Cenni biografici su San Pietro Celestino 28 febbraio-29 marzo 2010 ha scritto: quindi il 14 e 15 ottobre è in Isernia, ove sono il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro, figli del defunto fratello Roberto, in favore dei quali il re assegnerà una pensione annua; mentre F. Cefaliogli e N. Paone in Il Quotidiano del Molise, 27 marzo 2010, pag. 19, scrive l’intervistatore: Entrambi gli studiosi citano tra le più antiche fonti storiche un documento custodito nella Cancelleria angioina di Napoli. In un registro compare un decreto emanato nel 1289 da Carlo II, re di Napoli. Con tale documento il sovrano concedeva una somma di denaro ai fratelli ed ai nipoti di San Pietro , tutti di Isernia. Purtroppo la Cancelleria è andata distrutta in seguito ai bombardamenti, “ma il documento in questione -precisa Cefalogli- è stato riportato nel corso dei secoli in altre fonti e ripreso dallo Spinelli ed altri storici del ‘600”. 

Certamente l’anno 1289 citato dai due studiosi è dovuto ad un errore di stampa o alla non conoscenza del testo del documento a cui fanno riferimento in quanto altri due  studiosi isernini,  Ciarlanti  (1640-44) e Viti (1972), conosecvano ben altro; il primo scrisse, riferendosi a quel documento: come nel Regist. del 1298. e 1299 ……, come nel Regist. dei 1298. con la data in Napoli al 1. di Settembre a favore di Nicolao de Angeleri fratri, ac Guillelmo, et Petro Roberti de Angeleri nepotis quod. Santissimi Patris Domini Celestini .  Il secondo: Privilegio di Carlo II a favore di Nicola, Guglielmo e Pietro Angelerio, riapettivamente fratello e nipoti di Celestino V, col  quale si concedono 10 once d’oro al primo e 5 ai secondi, da riscuotersi sulla bagliva di Foggia (Reg. ang. Anni 1298-1299; altro priv. In Sulmona 1 settembre 1298, ibid.

Avete letto bene: il documento era datato Napoli 1 Settembre 1298, papa Celestino V era morto da 2 anni (quod. Santissimi Patris Domini Celestini ) ed i suoi congiunti erano solo il fratello Nicola ed i suoi due figli, nipoti del santo, Guglielmo e Pietro Roberto! 

 Chi mente: Cantera, Palumbo, Cefalogli – Paone, Ciarlanti o Viti? 

Ecco cosa aveva scritto prima di loro Marini nel 1630; ma è stato ignorato dai più: Mi avisa si bene il Molto Reverendo Padre Abbate D. Francesco d’Ailli d’haver letto nel Regio Archivio della Zecca di Napoli, dove dice esser registrate molte cose antiche di quel regno, in un libro pergameno, che Carlo secondo Re di Napoli doppò la morte di questo nostro santo, donò una certa redita od entrata perpetua de danari  …..

Il documento non poteva essere in relazione , nè può essere utilizzato come una testimonuanza per sostenere una sosta di papa Celerstino V nei giorni 14 e 15 ottobre 1294 in Isernia!

Non soddisfatti di questa prima bufala, ne hanno inventata una seconda, sulla base di un avvenimento tramando da Ciarlanti, l’isernino che inventò l’esistenza di un fondo paterno di papa Celestino V su cui avrebbe fatto edificare un monastero!

Scrisse Ciarlanti (1640-44): e due croci ch’egli mandò alla sua Patria che nel Duomo si conservano; scrisse mandò, ovvero: inviò, spedì, indirizzò verso  la sua Patria due croci, quindi l’avvenimento non era pertinente alla presenza del papa nella civitas di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre 1294!

Quindi quanto letto all’inizio: La tradizione orale aggiunge a tutto questo il dono di due preziose croci, di ottima fattura medioevale, lasciate dal novello Papa al capitolo cattedrale della città che tuttora le conserva gelo non corrisponde alla VERITA’!

Il mandò di Ciarlanti e ben diverso dal lasciate  che si legge nell’intervista a Palumbo, ma entrambi “rifilano” al lettore ignoro un’altra bufala!

Ciarlanti affermò l’invio di due croci, ma è lo stesso studioso che inventò anche il fondo paterno; Palumbo sostiene che furono lasciate, però non esiste una biografia antica che abbia ricordato l’avvenimento!

Pensate, le due croci erano sconosciute a Cantera che aveva tutto l’interesse a sfruttarle per sostenere la presenza del papa in Isernia; dovette fare riferimento, come abbiamo esaminato, ad un documento che descrisse in due modi diversi; ma soprattutto esiste un intervista a mons. Gemma, vescovo di Isernia, che nell’agosto del 1998 dichiarò: e qui tu lasciasti, come segno d’affetto, di comunione e di protezione, quella croce argentea che il tesoro della nostra cattedrale gelosamente custodisce, quale emblema di un particolare legame che ti unisce alla tua città natale.

Non due, ma nel 1998 la croce è solo una, o NESSUNA?

Sono in tanti ad ignorare che nel 1954 in occasione delle Celebrazioni Celestiniane. Mostra di cimeli e documenti,  per  la città di Isernia fu esposta: 18. CROCE IN ARGENTO DORATO (alt. cm. 25 più base dello stesso metallo alta cm. 12). Di finissimo cesello e sbalzo; tempestata di pietre dure, rubini, lapislazzuli ed ametiste. Ha sui quattro bracci delicati smalti su fondo azzurro rappresentanti figure sacre. Nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina. Seconda metà del sec. XIV. Proprietà del Capitolo Cattedrale di ISERNIA.

Esiste UNA  croce datata alla Seconda metà del sec. XIV, una data che non si concilia con la presenza  di papa Celestino V nella civitas di Isernia nell’anno 1294!

Per concludere, una risposta alla domanda che pone Palumbo: ” Quello che più interessa prosegue l’articolo-intervista è  la nutrita lista di cimeli celestiniani presenti in Isernia, recepiti nella tradizione liturgica locale. Come mai così numerosi a Isernia?

la nutrita lista di cimeli che dovrebbe corrispondere a quanto esposto nell’anno 1954, visto che da allora non sono stati segnalati altre scoperte, propone oggetti e documenti che papa Celestino V non ha sfiorato con il suo “sguardo”, nè sono pertinenti all’epoca in cui visse, ma creati nelle varie ricorrenze con il solo scopo di accreditare la sua nascita alla città di Isernia

 RELIQUIE E CIMELI DELLA CITTA’ DI ISERNIA esposti nel 1954:

19. FRAMMENTO DI CROCE IN PIETRA (cm. 40 alt. per 55 larg ). Ha due figure scolpite in bassorilievo sulla fronte; il Redentore e S. Giovanni Battista; questo con insolito atteggiamento della mano chiusa a pugno e protesa lateralmente. Era posta, presumibilmente su parte alta, colonna od altro, allo ingresso del Monastero di S. Spirito in Isernia fondato verso il 1274 da Pietro da Morrone. Proprietà del Museo Civico di Isernia. 20. MONETA in argento (diam. cm. 2). Coniata sotto il regno di Giovanna II d’Angiò. Da una parte reca l’effige di San Pietro Celestino e dall’altra un’aquila. Proprietà Comm. Pettine –ISERNIA. 21. PLACCA IN ARGENTO (cm. 9 x 5). Sbalzata figurante la statua che si venera ad Isernia di S. Celestino. Eseguita in occasione del VI Centenario della sua morte (19 maggio 1296).   Con dicitura: << S. Pietro Celestino protettore di Isernia >>. Proprietà Comm. Pettine –ISERNIA22. DUE MEDAGLIE IN BRONZO (diametro cm. 4 e cm. 2,2). Fatte coniare dalla Città di Isernia in occasione del VI  Centenario Celestiniano il  19 maggio dell’anno 1896. Sono identiche nei conii che rappesentano S. Pietro Celestino ed una croce luminosa. Con le seguenti diciture: A)  Pietro Celestino Pnt. Massimo cittadino e protettore di Isernia. B) Sesto centenario della morte di S. Pietro Celestino. 19 maggio 1896. Proprietà Comm. Pettine – Isernia. 23. 1289, ottobre 1, Isernia. – Capitula Fratrum Fraternitatis approbata et confirmata a Roberto Episcopo Iserniensis. (Fu questa una Congregazione isernina fondata (sic), da Pietro da Morrone). Membr. mm. 320 x 490. La scrittura è in carattere corsivo del sec. XVIProprietà Capitolo Cattedrale. ISERNIA. 24. 1297, luglio 20, Roma. -Conferma di BONIFACIO VIII a privilegi concessi da Celestino V al Capitolo di Isernia. BONIFACIUS … Datum Romae, XIII Kal. Aug. Pont. Nri. anno. Membr. 390 x 520. Margine inferiore: tre bolli in ceralacca. Proprietà Museo Civico. ISERNIA. 25. 1297, maggio 15, Roma. – Bolla di BONIFACIO VIII con cui si conferma l’Ordine dei Celestini, esonerandolo anche dalla giurisdizione di Arcivescovi, Vescovi ed Ordinari. BONIFACIUS … Dilectis filiis Abbati Mon. Scti Spir. de Sulmone, O.S.B., Valvensis Diocesis, eiusque fratribus tam praesentibus quam futuris regularem vitam profexis, in perpetuum. Datum Romae apud S. Petrum. Idibus maji Indiction X Incarn. Dnicae Anno 1297. Copia. 26. Manoscritto cartaceo del sec. XVI, di pp. 12. Contiene copia di una bolla celestiniana. 27. VOLUME contenente tutti i documenti inerenti la celebrazione isernina del maggio 1896 per il VI Centenario di Celestino V. 28. DIPINTO AD OLIO su tavola (1.43 x 78 cm.) raffigurante Celestino V in abiti pontificali. Il Papa, volto a sinistra, è seduto: sulle mani ha un codice miniato, aperto; una colomba s’è adagiata su una spalla. Nel fondo prospetiva d’ un tempio classico. Maniera napoletana secolo XVI. Propietà della Civica Biblioteca di ISERNIA. 29. PLASTICO IN TERRACOTTA COLORATA (cm. 100 x 100 x 50). Rappresenta il << Rione della Fraterna >> della città di Isernia. In questa località esisteva la casa natale di Pietro da Morrone ed i fabbricati della Congregazione della << Fraternità >> fondata (sic) da Pier Celestino. Ivi sorgeva la storica fontana romanica della << Fraterna >> (Sette cannelle), della quale nella Mostra vi è una grande fotografia. Esecuzione e proprietà della Scuola Artistico-Industriale di ISERNIA. 30. S. PIETRO CELESTINO V Stampa dell’ incisore P. Bombelli, anno 1794 (cm. 60 x 40) in cornice, dalla raccolta: << Statue del Bernini sopra il colonnato di S. Pietro >>. Proprietà della Biblioteca Civica di ISERNIA. 31. STAMPA piccolo formato riproducente la: << Vera effigie di S. Pietro Celestino, tratta da un antichissimo  originale >>. Metà secolo XIX. Proprietà Biblioteca Civica di ISERNIA. 32. STAMPA popolare, piccolo formato, figurante: << S. Pietro Celestino cittadino  e protettore d’Isernia >>. Litografia metà secolo XIX. Proprietà Biblioteca Civica di Isernia.

E’ importante evidenziare che quando papa Celestino V durante il viaggio da L’Aquila a Napoli sostò a Sulmona, Castel di Sangro, Castel San Vincenzo, San Germano-Montecassino, Teano, Capua ed infine a Napoli, dedicò il suo tempo al riposo ed alla redazione di importanti documenti recanti la data ed il luogo della sosta: non esiste un documento redatto in Isernia il giorno 14 e 15 ottobre del 1294!

Oreste Gentile

 

 

PAPA CELESTINO V: DUE CROCI,UNA CROCE O NESSUNA!

maggio 2, 2010

Le pagine dei quotidiani regionali hanno dato grande risalto all’arrivo ed alla permanenza delle spoglie di papa Celestino V nella diocesi di Isernia-Venafro. 

Saranno degnamente ricevute ed ospitate per tutto il mese di maggio.

Qualcuno, per l’importante evento, ha riproposto una vecchia bugia, una delle tante che furono inventate da alcuni studiosi (?) per accreditare la sua nascita alla città di Isernia: sull’esposizione, sempre in cattedrale, delle due preziose croci che il Santo isernino donò alla sua città verso la fine del XIII secolo nel corso di un breve soggiorno mentre era in viaggio da L’Aquila a Napoli.

In verità, lo storico isernino Ciarlanti nel 1640 ignorava quel breve soggiorno in Isernia e ricordò che due croci ch’egli mandò alla sua Patria, che nel Duomo si conservano: se mandò significa che il papa non era nella città di Isernia! 

Quando si creano delle false testimonianze, facilmente si cade in contraddizione, visto che a suo tempo (Nuovo Molise, agosto 1998), mons. Gemma, vescovo della diocesi di Isernia-Venafro dichiarò: e qui (in Isernia, n.d.r.) tu (papa Celestino V, n.d.r.) lasciasti, come segno d’affetto, di comunione e di protezione quella croce argentea che il tesoro della nostra cattedrale custodisce, quale emblema di un particolare legame che ti unisce alla tua città natale.

Non due preziosi croci, ma una croce, dichiarò il vescovo di Isernia.

Due o una croce?

In verità esiste una croce così descritta nell’anno 1954: croce in argento dorato di (alt. cm. 25 più base dello stesso metallo alta cm. 12) di finissimo cesello e sbalzo . . Nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina. Seconda metà del sec. XIV. Proprietà del Capitolo Cattedrale di Isernia.

Se la data della sua realizzazione fu stimata alla seconda metà del secolo XIV, come può essere stata donata o inviata alla città di Isernia da papa Celestino V che visse nel XIII secolo?

Una bugia che si aggiunge alle tante create nel corso dei secoli:  1) l’esistenza di un fondo paterno di papa Celestino V e di una o due case in Isernia e fuori da Isernia; 2) il cognome dei genitori; 3) la visita di san Francesco e l’incontro con il piccolo Pietro di Angelerio; 4) la lettera del vescovo Giacomo; 5) la bolla di Gregorio X; 6) la pergamena del vescovo Dario; 7) la pergamena del vescovo Matteo; 8) il decreto del vescovo Roberto; 9) la sosta in Isernia il 14 e 15 ottobre del 1294; 10) la pensione ai familiari di papa Celestino V.

Qualcuno può spiegarci perchè l’ Annuario Pontificio, organo ufficiale delle santa Sede, non stima più Isernia come luogo di nascita di papa Celestino V?

Oreste Gentile

PAPA CELESTINO V NON VISITA VENAFRO, L’UNICA CITTA’ MOLISANA CHE PUO’ VANTARE LA SUA PRESENZA.

maggio 1, 2010

Miei cari figli, continuo a visitare la nostra regione; dopo Larino, Montorio dei Frentani, Morrone nel Sannio, Sant’Angelo Limosano, il castrum dove nacqui, la chiesetta del monastero di Santa Maria in Faifolis dove feci il noviziato e fui abate, Limosano, la città di Campobasso e quella di Bojano, dopo una breve sosta presso il santuario della Madonna di Castelpetroso, mi tratterrò tutto il mese di maggio nella città di Isernia che, a dispetto di quanto tramandano le più antiche biografie e quanto scritto nell’ Annuario Pontificio, continua a “menar vanto” di avermi dato i natali!

Ritenevo, avendo sostato anche in alcune città già antiche sede di diocesi, di trascorrere qualche giorno nella città di Venafro, non solo perchè era stata sede vescovile al pari di Bojano e di Larino, ma soprattutto vi soggiornai in due occasioni: un avvenimento mai verificatosi per le altre città della contea di Molise: leggasi Isernia!

Una città che in questo periodo di crisi economica, vedi le industrie che chiudono ed il suo presidio ospedaliero che verrà ridimensionato, con la presenza delle mie spoglie mortali avrebbe ricevuto, più delle altre che mi hanno ospitato, conforto, serenità e fiducia nel futuro. 

La civitas di Venafro può vantare la mia presenza  e  l’ aver condiviso la mia inquietudine in occasione del “forzato” trasferimento, ostaggio del re angioino, da L’Aquila, dove ero stato proclamato papa il 29 agosto del 1294, alla città di Napoli, capitale del regno, dopo essere stato ospite per alcuni giorni nel monastero di san Vincenzo al Volturno.

Ricordo il conforto che provai dalla calda e festosa accoglienza dei suoi abitanti, ma anche la loro incredulità, il loro sdegno, lo stupore ed il grande affetto quando mi videro transitare da prigioniero di papa Bonifacio VIII nel viaggio da Vieste ad Anagni.

Testimoniai con un miracolo tutto il mio affetto per il popolo della civitas di Venafro; così fu descritto dalle biografie VITA A e VITA C in occasione della mia canonizzazione

   106. M. Item in Venafro quidam puer XII annorum qui fuerat mutus a nativitate sua, gratia Dei et meritis fratris Petri perfecte loquelam cepit, praesentibus pluribus de terra illa et aliis bonis viris qui cum dicto fratre Petro erant.

   106. Item quidam puer fere duodecim annorum de Venafro, qui vocabatur Guerriscius, fuerat mutus a nativitate sua. Per gratiam Dei meritis sancti Petri perfecte tunc recepit loquelam, pluribus de Venafro praesentibus.

Il nome Guerriscius ancora sopravvive nella città di Venafro nella forma di Guerrisi, probabilmente suoi discendenti a cui auguro ogni bene.

La civitas di Venafro, il castrum di Sancto Angelo dove nacqui, il monastero di Santa Maria in Faifolis, così come confermano le più antiche biografie, sono le uniche località che possono vantare la mia presenza!

Vi benedico.                         Pietro di Angelerio.