PAPA CELESTINO V. QUANDO SI VUOLE SOSTENERE L’INSOSTENIBILE: LA SUA NASCITA NELLA CIVITAS DI ISERNIA

Ancora una intervista del quotidiano regionale Primo Piano Molise  (20 maggio 2010) a don Claudio Palumbo, vicario della diocesi di Isernia, tenace sostenitore della nascita di papa Celestino V nella civitas di Isernia: Per Fra Pietro del Morrone, abate di Santa Maria <<In Fayphula>>, dichiara Palumbo, il vescovo di Isernia Matteo decreta nel settembre 1276 l’esenzione della giurisdizione ecclesiastica del monastero celestiniano di S. Spirito, costruito, primo in terra di Molise, <<apud Yserniam>>, circa gli anni 1272-1275. Questo fatto induce naturalmente alla domanda: perchè questa evidente priorità isernina di fondazione, assieme a tale larga condiscendenza del vescovo Matteo di Isernia e con lui dei canonici della città di Isernia nei confronti di Fra Pietro del Morrone e dei suoi? A donare il terreno per la costruzione del monastero furono i coniugi Filippo Benvenuti e sua moglie Glorietta entrambi nati e residenti ad Isernia. Ma dopo costoro -afferma don Claudio Palumbo, storico e ricercatore- diversi altri isernini, o residenti in Isernia, seguiranno l’esempio di favore verso la neonata congregazione: l’input originario di questo agire locale così lesto e generoso, oltre che da motivi spirituali, da cos’altro potè essere effettivamente determinato?

La risposta è scontata: questo agire locale così lesto e generoso potè essere effettivamente determinato dalla nascita di Fra Pietro del Morrone nella civitas di Isernia!

Per quanti non fossero a conoscenza dell’argomento descritto da Palumbo, è bene fare alcune precisazioni in base alla documentazione bibliografica esistente.

E’ importante sottolineare che Ciarlanti, storico ed arciprete della cattedrale di Isernia, in una sua breve biografia di papa Celestino V pubblicata nel 1640-44, pur essendo un “prete” disse una BUGIA: ma in queste nostre parti n’edificò uno solamente, cioè quello d’Isernia sua patria sotto il titolo di S. Spirito poco meno di un miglio fuori della città, come si vede nelle lettere Apostoliche di Gregorio X, spedite a 22. di marzo 1274, in Lione di Francia. L’edificò nel suo fondo paterno, per quanto si ha per antica tradizione, ma ben vero è, che vi abitò a lungo in diversi tempi.

Bravo il “buon prete”: facendo riferimento ad una antica tradizione creò una “provafalsa, non disdegnando di inventarsi, successivamente, due Croci, ch’egli in dono mandò alla sua Patria; quindi le due Croci non furono donate da papa Celestino V in occasione della sosta in Isernia il 14 e 15 ottobre del 1294, ma furono inviate!

Ciarlanti e Palumbo fanno riferimento ad un monastero; la documentazione dell’epoca ricorda una chiesa: 1272, ottobre 10, ind. I., a. VII Carlo I, Isernia. Il giudice ………….., donano a fra Placido, procuratore della chiesa di S. Spirito della Maiella, nell’interesse di detta chiesa, una vigna situata in località detta Ponte dell’arco, perchè i monaci della chiesa di S. Spirito della Maiella vi costruiscano una chiesa, dedicata allo Spirito Santo.

Altri benemeriti cittadini di Isernia dall’anno 1274, maggio 16, ind. II., a. IX. Carlo I, Isernia. e fino al 1299, dicembre 20. ind. XIII., a. XV. Carlo II, Isernia., continuarono con le donazioni mossi unicamente da motivi spirituali; all’epoca non era in atto una gara per essere “primo” nel costruire un monastero da dedicare allo Spirito Santo!

Anche la disposizione impartita dal vescovo Matteo, stimata da Palumbo come larga condiscendenza non fu immediata, ma fu decisa dopo più di un anno  (da marzo 1275 al settembre 1276) e non può  essere considerato un unicum: dopo l’approvazione dell’ordine morronese o maiellese da parte di papa Gregorio X, furono in tanti, vescovi e laici a favorirlo economicamente, perfino il vescovo Nicola di Chieti che lo aveva perseguitato tenacemente; mentre nel 1290 ci fu la concessione dell’esenzione episcopale per la chiesa di Santa Maria e san Benedetto in località Montepiano di Trivento da parte del vescovo Giacomo.

I benemeriti cittadini  di Isernia erano a conoscenza che Pietro di  Angelerio non era nato nella loro città: non  ritennero opportuno ricordarlo nelle 43 donazioni sottoscritte in favore del monastero di S. Spirito;  ignorarono l’esistenza di Pietro di Angelerio!

Il buon vecchio frate eremita li ripagò di “ugual moneta”: al monastero  di Santo Spirito di Isernia non concesse alcun “privilegio” particolare, nè prima e nè dopo la sua elezione a pontefice!

Lasciando parlare i documenti dell’epoca in cui effettuò il viaggio da L’Aquila a Napoli, senza passare e sostare nella civitas di Isernia,  apprendiamo che nelle città dove sostò per riposare: Sulmona, Castel di Sangro, monastero di san Vincenzo al Volturno, S. Germano-Montecassino, Teano e Capua, trovò sempre il tempo per sottoscrivere numerosi documenti politici, religiosi, consacrare chiese ed altari che testimoniano “indiscutibilmente” la sua presenza in dette località: NULLA è documentato per il monastero e la civitas di Isernia!

Va evidenziato che il 2 settembre 1294 , risiedendo nella civitas di L’Aquila e prima di istituire la Perdonanza, inviò alla chiesa di S. Maria di Trivento: Littera continens indulgentiam 5 annorum et 5 quadragenarum visitantibus ecclesiam b. Mariae de Trivento ord. s. Ben. IV non. Sept. a° 1°.

Se adottassimo il metodo di valutazione  storica di Palumbo, dovremmo ritenere la civitas di Trivento il luogo di nascita di papa Celestino V?

Oreste Gentile

 

 

 

 

 

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