PAPA CELESTINO V NEL “CHRONICON” DI GUGLIELMO DE NANGIS E NON SOLO ….!

Un “anonimo”, che ringrazio, mi ha inviato da Petacciato (CB) la fotocopia di un mio articolo intitolato Isernia e S. Angelo festeggiano il patrono, pubblicato su Nuovo Molise Oggi il 14 maggio 2008, accompagnato dalla copia di un articolo scritto da Claudio Palumbo, intitolato Aesernia in Samnitibus natus. A proposito della patria natale di Papa Celestino V. Fu questi di Isernia? estratto da RICERCHE TEOLOGICHE.

Ignoro i motivi che hanno fatto spendere 1, 50 € all’anonimo per la postaprioritaria: vuole farmi capire che sono in errore nel ritenere papa Celestino V nato a Sant’Angelo Limosano?

Ho sempre sostenuto e sostengo la mia convinzione su quanto tramandano le biografie più antichi, ma non i Chronicon, pubblicate  dopo la morte del prigioniero Pietro di Angelerio, avvenuta nell’anno 1296 e la sua canonizzazione nell’anno 1313: l’ Opus Metricumdel cardinale Jacopo Stefaneschi (1296-1314); lebiografie Vita A, Vita B e Vita C(1303 – 1306), ma la Vita C èstimata la più attendibile perché fu scritta da Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona, due dei discepoli più cari che stettero accanto a Pietro di Angelerio fino alla morte;la Bolla di Canonizzazione (1313);l’Autobiografiache si vuole sia stata scritta dallo stesso Pietro da/del Morrone o da un suo confratello; le biografie del celestiniano Stefano Tiraboschi(1450) e di Stefano di Lecce (1471 – 74), celestiniano, professore di sacra teologia; la biografia del poeta Antonio Simone Bugatti, detto Notturno Napolitano(1520) e quella  più “voluminosa” (550 pagine) di Lelio Marini (1630),abate Generale della Congregatione dei Monaci Celestini dell’Ordine di San Benedetto.

Nella pubblicazione di Palumbo, dapprima troviamo, come lui giudica, la bella pagina del Breviario Romano che si leggeva in tutta la Chiesa cattolica prima della riforma liturgica del Concilio Ecumenico II. In essa, assieme ai tratti principali della vita del santo pontefice (alcune espressioni sono eco della bolla di canonizzazione) si noti l’indicazione della città di Isernia, nell’antico Sannio, quale patria natale di colui che vi è tuttora chiamato <ru Santone>, il Santone, ossia il grande santo protettore, nonostante il titolo di patroni principali appartenga ai Ss. Nicandro, Marciano e Daria, martiri dell’età diocleziana.

Nella bella pagina  depennata dal Concilio era scritto: Petrus, a nomine quo Pontifex est appellatus, Caelestinus dictus, honestis catholicisque parentibus Aeserniae in Samnitibus natus, … , ma nessuna fonte bibliografica confermava e conferma quanto scritto in merito al luogo della nascita; mentre la definizione moderna de il Santone, ossia il grande santo protettore, è in circolazione solo da qualche decennio.

Il ritenere S. Pietro Celestino V patrono della città di Isernia, è messo in dubbio dalla recente nota della “Biblioteca Apostolica” e il “Pontificio Comitato di Scienze Storiche” della Città del Vaticano in Roma: San Pietro Celestino Papa (Celestino V Pontifex) è semplicemente compatrono secondario della città dell’ Isernia, nel Molise. Il principale (primis est) è San Nicandro, martire del sec. IV, protector della medesima Città e della Diocesi.

La frase Aeserniae in Samnitibus natus che era riportata nell’antico Breviario Romano, potremmo ritenerla recepita da una delle tante biografie pubblicate dopo il 1479, quando Platina nel De Vitis Pontifici scrisse: Celestino Quinto, chiamato prima Pietro da Morrone, fù de Isernia; non era una biografia di Celestino V, quanto una semplice descrizione inserita in una pubblicazione  finalizzata alla descrizione della vita dei pontefici vissuti fino all’epoca di Platina, il cui vero nome era Bartolomeo Sacchi (1421-1481), abbreviatore di alcuni pontefici e direttore della Biblioteca Vaticana; la sua pubblicazione principale fu un breve trattato di “gastronomia”!

Platina da chi avrebbe apprese che Pietro di Angelerio de Isernia?

La risposta la dà Palumbo nella sua pubblicazione al capitolo: L’informazione di Guglielmo de’ Nangis. Scrive: fu monaco ed archivista della celebrebe abbazia di Saint-Denis, abbazia reale di Francia. Nato verso la metà del secolo XIII, sarebbe morto secondo alcuni nel luglio del 1300, secondo altri nel 1303. Pietro del Morrone/già Celestino V era morto nel 1296. Quale archivista e bibliotecario di St. Denis, Guglielmo de Nangis fu anche attivo cronista. Nella sua opera maggiore, il Chronicon universale, a proposito delle origini di Celestino V de Nangis scrive: <Yserniensis diocesis, appulus natione>>. L’informazione non parrebbe cosa da poco, se si tiene conto che ci è fornita da un archivista benedettino, contemporaneo di Celestino V. Quanto alla natio appula, è noto che in questa, almeno dai tempi dei Normanni, entrarono a far parte le genti territorialmente comprese dai confini del Lazio alla Sicilia. Come toponimo Puglia (apulia) era anche usato con riferimento alla floridezza di tale regione e dell’intero meridione d’Italia a cui tale denominazione era parimenti estesa. Non sembrerebbe difficile pertanto ricondurre origini ed appartenenza ecclesiastica di Celestino V alla terra di Isernia. …  L’informazione del benedettino de’ Nangis circa la provenienza del Morronese, se non trova nominale conferma nella Bolla di canonizzazione(ivi si nomina più genericamente la Terra di Lavoro, ma siamo sempre dentro i confini della più estesa “natio appula” del de’ Nangis) non trova però nemmeno esplicita smentita.

Procediamo con ordine perché ciò che ha scritto Palumbo chiama in causa la conoscenza della Storia del regno normannosvevo e poi angioino dell’Italia centro-meridionale.

Una certezza: anche il diligente monaco benedettino Guglielmo de o de’ Nangis non dedicò il suo tempo a scrivere la biografia di papa Celestino V, come poi avrebbe fatto Platina (1479), scrisse una “cronaca” universale , ovvero un Chronicon universalesenza citare la fonte da cui aveva appreso che papa Celestino V era Yserniensis diocesis, appulus natione.

Il Chronicon è ricordato nel M.G. H. vol. XXVI, pag. 690; fra gli avvenimenti accaduti, per l’anno 1293si legge:… Henricus de Hyspania, frater regis Castelle, quem captum in bello Corradini et incarceratum a Karolo primo rege Sicilie supra retulimus, de prisione evadens, in Hyspaniam reversus est.

Per il 1294. Mens Maio ad nuptias filie regis Anglie, quam Henricus comes de Barro desponsaverat, Iohannes dux Brabancie apud Barrum invitatus, fuit ibidem in ……. . Quinta die mensis Iulii apud Perusium post ecclesie Romane duorum annorum, trium mensium et duorum dierum, vacationem frater Petrus de Morone, Yserniensis dyocesis, natione Apullus, monachus et pater cuiusdam tenuis religionis ab eo institute, que appellatur Sancti Benedicti in Montibus, apud Sulmonem Aprucii artam heremitica vitam ducens, vir magne humilitatis, sancte conditionis et fame celebris, etatis, ut putabatur, annorum septuaginta et amplius, validus tamen et compso, … .

Una delle tante notizie che arricchiva la”cronaca” di Guglielmo de Nangis, non una biografia del  santo papa molisano.

Palumbo fa riferimento alla Bolla di canonizzazione redatta nel 1313 di cui è bene ricordare il testo: O quam felix es Provincia & Terrae Laboris … .  B. igitur Petrus, de predicta provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem, ex honestis  parentibus, Catholicis & devoti.

Il testo della Bolla ci offre un indizio che fu tramandato anche dalle biografie più antiche, utile per localizzare il luogo di nascita del papa: per 2volte ricordò che il papa era nato nella:) Provincia & Terrae Laboris, ) de predicta provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem, ovvero indicavauno degli 11 Justitiariatiiin cui, come esamineremo, era stato diviso amministrativamente il regno svevo-angioino.

All’epoca in cui vissero Pietro di Angelerio e Guglielmo de Nangis nonesisteva una appulus natione o una più estesa “natio appula in cui, secondo le conoscenze storiche di Palumbo, almeno dai tempi dei Normanni, entrarono a far parte le genti territorialmente comprese dai confini del Lazio alla Sicilia: dall’anno 1142,con re Ruggero II, sul continente le genti territorialmente comprese dai confini del Lazio alla Siciliafurono distribuite in due province dette Ducato di Apulia e Principato di Capuain esse fu creata una nuova struttura feudale che, con un termine vecchio, venne chiamata contea;vi era anche la contea di Molisium, dove sarebbe poi nato papa Celestino V, alla cui titolarità il re confermò il proprio “genero” Ugo II, già titolare della estesa contea di Bojano.

La contea di Molise o Comitatus Molisii era stimata la più grande e la più compatta delle contee del Regno, resa sempre importante dalla sua posizione geografica attraverso le frontiere tra il Ducato di Apuliaed il Principato di Capua.

Non esisteva nel regno normanno di Sicilia una appullus natione  o una natio appula, ma due province continentali del regno normanno di Sicilia, il Ducato di Apulia ed il Principato di Capua chefurono divise amministrativamente in 10Connestabiliecon a capo un connestabile, quale rappresentante del re, con il compito di controllare le prestazioni militari dovute da tutti gli uomini liberi, laici ed ecclesistici, ad eccezione dei titolari dei feudi comitali, per la difesa del regno.

I confini di queste nuove circoscrizioni non furono inventati, ma furono tracciati tenendo presente la distrettuazione diocesana del Mezzogiorno, quale si era andata definendo dalla seconda metà del XI alla prima metà del XII secolo.

Le diocesi di Venafro e di Isernia, parte della diocesi di Trivento e parte della diocesi di Bojano con l’esclusione della parte nord-orientale, secondo una linea che congiungeva il Biferno all’alto Tammaro, includendo Oratino, Busso, Baranello, Vinchiaturo, Sepino, ed escludendo Campobasso, Gildone, Cercemaggiore e Cercepiccola. …. erano pertinenti alla Connestabilia del Principato di Capua; mentre alla Connestabilia del Ducato di Apulia comprendeva della diocesi di Bojano la parte nord-orientale, che non era inclusa nella connestabilia capuana.

I confini dei territori delle contee erano ben determinati e conosciuti, ab antiquo, mentre i confini amministrativi delle Connestabilie potevano includere più contee; pertanto è bene ripetere che non corrisponde alla realtà affermare: Quanto alla natio appula, è noto che in questa, almeno dai tempi dei Normanni, entrarono a far parte le genti territorialmente comprese dai confini del Lazio alla Sicilia.

Che poi Come toponimo Puglia (apulia) era anche usato con riferimento alla floridezza di tale regione e dell’intero meridione d’Italia a cui tale denominazione era parimenti estesa, è una affermazione “poetica” che, come esaminato, non era pertinente alla Storia del regno normanno-svevo-angioino.

E’ bene riportare alcune delle testimonianze dell’epoca normanna riferite agli degli anni 1150-1168:

Rogerius de Mulisio, feudatario del conte di Molise, teneva in demanio Baranello nel (la Connestabilia del)Principato di Capua e Petrellam del(la Connestabilia del) ducato di Apulia.

Raynaldus de Petrahabundante, era feudatario del conte di Molise, nel principato di Capua di Freselonem; feudatario in capite de domino Rege, nel ducato di Apulia, di Campumletum.

La contea di Molise o Comitatus Molisii: un territorio unico, ma diviso amministrativamente tra due Connestabilie: Principato di Capua e Ducato di Apulia

Da tenere sempre presente che all’epoca la diocesi di Venafro e quella di Isernia erano pertinenti alla giurisdizione ecclesiastica del metropolita di Capua, mentre la diocesi di Bojano, quella di Trivento e la diocesi di Guardilafiera erano guidate dal metropolita di Benevento.

NEL REGNO DI SICILIA MAI E’ ESISTITA UNA ESTENSIONE TERRITORIALE POLITICA O AMMINISTRATIVA DENOMINATA appulus nationeo natio appula!

Guglielmo de Nangis, al pari, come esamineremo, di altri cronisti contemporanei, conosceva poco la storia della contea di Molise dove era nato papa Celestino V; tutti fecero un po’ di “confusione”: Yserniensis dyocesis, appullus natione: Pietro non sarebbe nato nella civitas di Isernia appartenente al Comitatus Molisii, ma nella Yserniensis dyocesische non era nei confini amministrativi della Connestabilia del Ducato di Apulia, ma in quelli del Principato di Capua; il castrum di Sant’Angelo Limosano ed il suo territorio, anch’essi nel Comitatus Molisii, erano nella Connestabilia del Ducato di Apulia.

Guglielmo de Nangis ed i colleghi contemporanei, ignorati da Palumbo, non possono essere ritenuti  “cronisti” attendibili per “sostenere” la “pretesa” isernina di essere il luogo di nascita di Pietro di Angelerio.

Uno storico o uno studioso ha il dovere di approfondire la ricerca perché le sue pubblicazioni saranno lette da chi il più delle volte, ignorando l’argomento, dà loro piena fiducia; pertanto dovrebbe: 1°) non limitarsi a prendere in considerazione e pubblicare ciò che è favorevole alla “sua” ipotesi; 2°) non accettare e riproporre pedissequamente le notizie che non corrispondono alla Storia della nostra terra.

La citazione que appellatur Sancti Benedicti in Montibus, apud Sulmonem Aprucii, riportata nella frase ricordata da Palumbo, dimostra che Guglielmo de Nangis non era tanto “ignorante”: sapeva che Sulmona era pertinente allo Justitiariato Aprucii,  altrimenti, stando alle considerazioni di Palumbo,  frutto di una ricerca di “comodo”, avrebbe dovuto scrivere: apud Sulmonem “Appula” o “Apulia”, ma un distretto territoriale o amministrativo così nominato non era mai esistito!

Guglielmo de Nangis nel  suo Chronicon alterna alle informazioni attendibili, altre che non corrispondono alla realtà storica dell’epoca; probabilmente le inesattezze erano dovute alle fonti bibliografiche che aveva consultato; infatti, per l’anno 1253 scrisse: Neapolis civita Appulie, ricordando la lotta tra Manfredi e Corrado per la successione a Federico II. Per l’anno 1254 ricordò: Alexander IV, nacione Campanus: per la nascita del papa correttamente citò Campanus; stando a quanto sostenuto da Palumbo avrebbe dovuto scrivere nacione “appulus” o “appula”, visto che ha dichiarato: Quanto alla natio appula, è noto che in questa, almeno dai tempi dei Normanni, entrarono a far parte le genti territorialmente comprese dai confini del Lazio alla Sicilia.

Per l’anno 1266, Guglielmo de Nangis scrisse: Qui omnes municiones ante se capients, per potem de Ceperano, ubi erat ingressus ad Terram Appulie et Laboris, usque ad Sanctum Germanum Aculearum: Ceprano era al confine occidentale del distretto esistente di Terram Laboris, ma non esisteva un distretto amministrativo denominato Terram Appulie. Per l’anno 1271, epoca di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, fu scritto correttamente: Et la primier cite de Puille on il fu et vint premierement ot non Foges, la seconde a a Troges et la tierce Bonivent. Et aprez il entra en Terre de Labur, et s’en vint par la cite de Capuene …. .  Furono citate: Foggia e Troia, due città della Puille (Puglia), ma non un distretto amministrativo di tale nome; citò poi la città di Benevento e di Capua, città e capoluogo della Terre de Labur: ergo, non esisteva il distretto appulus citato da Palumbo!

Al tempo di papa Celestino V e di Guglielmo de Nangis il ducato di Apulia di epoca normanna era stato diviso in 3 distretti nel periodo svevoJusticiariatus Capitanate et honoris Montis Sancti Angeli, Justiciariatus Terre Bari e Justiciariatus Terre Ydronti: appulus natione o natio appula non esisteva! 

La Storia ricorda  il lungo periodo della dominazione sveva-angioina vissuto da papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio; esattamente 87 anni: dal 1209, anno della nascita, al 1296 anno della morte.

Nacque nella contea di Molise o Comitatus Molisii che, con l’avvento di Federico II, fu coinvolta con l’intero territorio del regno in una nuova riorganizzazione amministrativa: le Connestabilie subirono una radicale riforma con la istituzione dei Justitiariatii di più ampie dimensioni territoriali, ai cui titolari era demandato il potere giudiziario, sottratto ai feudatari.

Le province continentali furono suddivise in 9 Justitiariatiipiù 2nella Sicilia; quelle che interessarono la vita di papa Celestino V, è bene sempre ricordare, furono: Justiciariatus Aprutii: dove visse da eremita e fu eletto papa; lo Justiciariatus Comitatus Molisii et Terre Laboris dove nacque e  frequentò come novizio ed abate il monastero di Santa Maria in Faifolis; Principatus et terre Beneventane in cui aveva la sede la diocesi metropolita di Benevento da cui dipendeva il paese di nascita di Pietro di Angelerio ed il monastero di Santa Maria in Faifolis; lo Justiciariatus Capitanate et honoris Montis Sancti Angeli dove era sito il monastero benedettino di San Giovanni in Piano in cui trovò rifugio dopo la rinuncia al papato e la città di Vieste dal cui portò tentò la fuga per la Grecia.

 La Bolla di canonizzazione citata da Palumbo e di cui abbiamo esaminato i 2 riferimenti-indizio alla Terra/ae Laboris diceva la VERITA’, pur avendo omesso et Comitatus Molisii! 

VERITA’  che non troviamo negli altri “cronisti” contemporanei a Guglielmo de Nangis edignoratida Palumbo, da “alcuni” biografi di papa Celestino V e da coloro che ancora oggi danno loro credito, a dispetto di ciò che tramandano, non i Chronicon, ma le biografie più antiche.

Bernardi Guidonis(1261-1331) francese, fu vescovo, scrittore ed inquisitoredell’ordine Domenicano,  non un frate-archivista come de Nangis, scrisse: COElestinus V. conversatione Heremita. Natione de terra laboris Oriundus prope Sulmona, inopinatè sanè eligitur ad Papatum VII. Kal. Mensis Julii anno Domini MCCXCIV.

Guidonis era contemporaneo di papa Celestino V e del monaco benedettino Guglielmo de Nangis, citando Natione de terra laboris, come era in uso nel XIII secolo, ritenne COElestinus V di Natione= di nascita della terra laboris, correttamente citò uno dei due territoriamministrativi che costituivacon il Comitatus Molisii, omesso nella citazione, un unico Justitiario del regno svevo-angioino, confermando che non esisteva una appulus natione ouna natio appula.

Contemporaneo anche il frate F. Francisci Pipini(1270-1328), bolognese , anch’egli un archivista e vice priore nel convento della basilica di San Domenico di Bolognache scrisse nel suo Chronicon: Hic fuit conversatione Anachoreta, sive Eremita de Abrutio, oriundusprope Sulmonam provinciae Terrae-Laboris, vocatus prius FraterPetrus de Murono, de Ordine, qui a plerisque dicitur Sancti Damiani; precisazionepapa Celestino V non era oriundusprope Sulmonam, quella civitas era nello Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, ma in quello dell’Aprutii.

Un cronista italiano che, al pari di quelli francesi e di alcuni nostri contemporanei, “ignorava” la Storia del regno svevo-angioino!

Ancora un francese, sconosciuto a Palumbo, Petrus de Alliaco (1326-1415), cardinale, filosofo, teologo, astronomo, non volle smentire gli errori dei suoi predecessori: Fuit itaque vir eximia virtute laudabilis, re ac nomine Petrus, in petra, quae Christus est, … . Hic ergo de Abrutioin partibus Apuliae natus, spirutu qua carne.

Secondo le conoscenze del cardinale che scrisse dopo gli autori esaminati, papa Celestino V era de Abrutio in partibus Apuliae. 

Questi esempi dimostrano che nel XIII-XIV secolo molti ignorassero la divisione amministrativa del regno normanno-svevo-angioino; possiamo trovare una giustificazione per i due biografi di origine francese e per la Bolla di canonizzazione redatta in Francia, ma nessuna giustificazione per Pipini, il “buon” frate bolognese, e per coloro che ancora oggi, si permettono una “libera”, quanto antistorica interpretazione di ciò che hanno tramandato le biografie più antiche.

Le ricordano nelle loro pubblicazioni, ma non utilizzano quanto tramandano, valutano, fanno conoscere all’ignaro lettore gliindizi  storici, geografici e religiosi che dimostrano come Sant’Angelo Limosano sia il luogo di nascita di Pietro di Angelerio.

Il cardinale diacono Jacopo Gaetani Stefaneschi (1270-1343), aveva 24 anni quando fu testimone dell’elezione di Pietro di Angelerio a papa e 26quando morì prigioniero di Bonifacio VIII;  scrisse l’ Opus metricum considerato, come si legge nella Catholic Encyclopedia di Google una vita di Celestino V, composto in esametri dattilici tratta da una breve autobiografia lasciato nella sua cella da Celestino quando divenne papa, la “Opus Metricum” di Stefaneschi è la prima biografia del pontefice-eremita. Si compone di tre parti, ognuna in sé completa e scritta in un diverso tempo . Nel 1319 l’autore unito queste tre poesie separate in un unico lavoro e inviato con un dedicatoria epistola al priore di Santo Spirito di Sulmona, la casa madre dell’ordine celestiniano, che all’epoca era  Antonio da Isernia, il quale nulla ebbe da corregere quando lesse che Stefaneschi non stimò Isernia il luogo di nascita di papa Celestino V, in quanto scrisse: De prima vita Fr. Petri singulari exercitationis eremiticae rigore. Est locus Aprutii, cui profert accola nomen Molisium, patria huic quonda vel parte Laboris Terrae.

Non Isernia, ma la patria era un luogo dell’Aprutiichiamato Molisiumche era parte di Laboris Terrae.

Pur essendo stato testimone oculare degli avvenimenti che interessarono papa Celestino V, quindi dovrebbe essere giudicato un biografo più attendibile di quelli precedentemente esaminati, ignorava il luogo di nascita tanto da ritenere che fosse un  locus dell’ Aprutii nomen Molisium, patria huic quonda vel parte Laboris Terrae; ma al pari di altri autori fece un pò di “confusione”:è da ritenere che non volesse riferirsi ad una località denominata Molisium, quanto alComitatus Molisii che, con la citata Laboris Terrae costituivano un unico Justitiariato del regno svevo-angioino, ma non una appullus natione o una natio appula!

Esiste la cosidetta Autobiografia, forse la stessa utilizzata da Stefaneschi, scritta dallo stesso Pietro o da un suo confratello: non ricordava il nome del paese natale, ma lo stimò un castrum quale era all’epoca Sant’Angelo Limosano, non una civitas quale era Isernia.

L’Autobiografia ricordò, come fece diligentemente Stefaneschi, anche il viaggio del giovane Pietro dal paese di origine o dal monastero di Santa maria in Faifoli a Castel di Sangro: Dopo un giorno di cammino, …. Così, rimase (Pietro) solo. Camminando per un altro giorno, all’ora nona(ore 15)giunse a Castel di Sangro.

Si tratta di 2 indizi: tempo-spaziomai presi in considerazione da alcuni biografi antichi, nè dai nostri storici (!contemporanei, ma che Marini (1630) prese in seria considerazione, ritenendolo utile per stimolare il lettore a valutare quale fosse il luogo di nascita:  la civitas di Isernia o il castrum di Sant’Angelo Limosano?

Scrisse: Arrivò donque Pietro, in questa perplessione fino all’età di vinti anni in circa, come anco gli altri antichi scrisseroUsciamo dalla Patria, & andiamo lontano à servire à Dio. … Posto questo buon fondamento si mettono in viaggio gli doi giovani con questa santa resolutione: Mà doppò haver fatta una giornata, …. Da quello donque abbandonato rimase solo (Pietro), e fatto anco più constante preso maggior’animo, passò più avanti, & il secondo giorno a hora Nona (ore 15)arrivo ad un luogo chiamato Castel di Sangro. E’ posto questo Castello trà gli più alti gioghi dell’Appenino ……, è lontano da Esernia quindeci miglia, che è strada di mezo un giorno. E di qua si può congetturare, che cosa si possi credere della patria e Monastero di questo nostro Santo.

Palumbo, tace in merito!

Le Tre biografie Vita A, Vita B e Vita C(1303-1306), ma soprattutto la Vita Cricorda: quod vocabatur Sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus, cuius abbas dederat sibi primo habitum sanctae religionis: Pietro di Angelerio aveva frequentato il monastero di Santa Maria in Faifolis che era sito nella stessa provincia dove era nato!

Palumbo, non hanno letto una delle tre biografie?

Marini nel 1630 scrisse:

E per hora dirò, che Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di san Benedettoin qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fù fatto Abbate.

Guglielmo de Nangis e gli altri cronisti giustamente non potevano conoscere la voluminosa (550 pagine) biografia di Marini pubblicata nel 1630, ovvero circa 300 anni dopo, ma Palumbo ….. !

Palumbo ha messo in dubbio il noviziato del diciassettene Pietro nel monastero di Santa Maria in Faifoli : … ritroviamo Pietro monaco in un altro monastero benedettino ( S. Maria di Faifoli ? ).

Prima di Marini avremmo dovuto ricordare Stefano di Lecce che scrisse nel 1474: la sua precisione nell’indicare il luogo di nascita di papa Celestino V non è stata mai presa in considerazione, lo stesso Palumbo l’ha sottovalutata, eppure l’impegno del professore di sacra teologia, nonché abate Generale della Congregazione celestiniana, era finalizzato a correggere gli errori commessi dai cronisti suoi predecessori; ma dopo la pubblicazione della sua opera  anche i suoi “colleghi” abati hanno continuato ed altri studiosi (?) continuano ad inventarsi le ipotesi più “strane” per accreditare la nascita di Celestino V alla civitas di Isernia.

Stefano di Lecce scrisse:  Pietro di Castel Sant’Angelo, contado del Molise, vicino Limosano, ed anche: Santa Maria di Faifoli, vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

 Se si continuasse a ricordare ciò che tramandano anche le altre biografie più antiche, offenderemmo la vostra intelligenza; quanto illustrato è sufficiente, anche all’anonimo” di Petacciato, per scoprire il “vero” luogo di nascita di papa Celestino V.

Oreste Gentile.

4 Risposte to “PAPA CELESTINO V NEL “CHRONICON” DI GUGLIELMO DE NANGIS E NON SOLO ….!”

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