PAPA CELESTINO V. NARCOTIZZATI DA UNA “TRADIZIONE” FONDATA SUL “NULLA” E CHE ABUSA DELLA CREDULITA’ POPOLARE.

Tutte le volte che qualcuno rivendica la nascita di papa Celestino V nella civitas di Isernia,  come sola testimonianza “invoca”  una tradizione che dovrebbe legare papa Celestino V al popolo isernino .

Cosa dobbiamo intendere per tradizione?

Dal Dizionario della Lingua Italiana  di Sabatini Coletti (internet), si apprende che la tradizione è: 1)  Trasmissione attraverso il tempo di un patrimonio culturale: t. scritta, orale; anche, il complesso dei valori e modelli trasmessi: ………; complesso dei modelli artistico-letterari di un popolo, una regione o un’epoca: (….). 3) filol. Trasmissione di un testo; complesso dei manoscritti e delle edizioni a stampa che trasmettono un testo: la t. manoscritta dell’opera di Catullo. 4) teol. Nel cristianesimo, verità rivelata non attraverso le Sacre Scritture, ma attraverso l’insegnamento dei padri della Chiesa.

Quanti sostengono e credono nella tradizione, non fondata sulle testimonianze delle biografie più antiche, sono per lo più uomini di Chiesa: la  “invocano” tutte le volte che viene messa in discussione la nascita di papa Celestino V nella città di Isernia; è un dogma che tutti devono accettare. Perciò la definizione n.del Dizionario consultato si adatta alla loro tradizione dogma: verità rivelata non attraverso le Sacre Scritture, ma attraverso l’insegnamento dei padri della Chiesa.

Gli uomini di Chiesa hanno potuto  conoscere la vita terrena, religiosa e spirituale di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio dalle lettura delle Sacre Scritture , ovvero dalle biografie più antiche, ma  hanno ignorato e continuano ad ignorare gli indizi storici, geografici e religiosi che esse tramandano e che smentiscono la loro tradizione

Secondo questi uomini di Chiesa dovremmo conoscere la vita terrena di papa Celestino V non da quanto tramandano le Sacre Scritture, ma unicamente dalla tradizione, che loro usano come una droga per narcotizzare gli ignari, disorientandoli successivamente con un polverone fatto di strane ipotesi.

La tradizione non ha un fondamento storico, geografico, nè religioso, ha origine dalla ignoranza di alcuni cronisti italiani e stranieri, contemporanei di papa Celestino V, che non “conoscevano” la Storia del regno normanno-svevo-angioino e, soprattutto, la sua divisione amministrativa.

Al contrario degli autori dei Chronicon pubblicati dopo la morte (1296) e la canonizzazione (1313) di papa Celestino V, alcuni dei suoi primi biografi, non citando il nome del luogo di nascita, hanno tramandato degli utili indizi storici, geografici e religiosi per localizzarlo ed identificarlo nel Comitatus Molisii  che con la Terra/ae Laboris costituivano un unico Justitiariato del regno svevo-angioino.

Altri biografi, ma non i cronisti, ritennero utile per localizzare e per identificare il luogo della nascita, ricordare la  sua vicinanza al monastero di Santa Maria in Faifolis dove il giovane Pietro di Angelerio iniziò il noviziato; altri biografi, ma non i cronisti, tramandarono che il luogo della nascita ed il monastero di Santa Maria in Faifoli erano nella diocesi di Benevento.

Alcuni biografi diedero anche un nome  “preciso” al luogo dove nacque papa Celestino V; al contrario, i cronisti hanno tramandato: 1°) COElestinus V. conversatione Heremita. Natione de terra laboris Oriundus prope Sulmona. 2°) Hic fuit conversatione Anachoreta, sive Eremita de Abrutio, oriundus prope Sulmonam provinciae Terrae-Laboris. 3°) frater Petrus de Morone, Yserniensis dyocesis, natione Apullus, monachus et pater cuiusdam tenuis religionis ab eo institute, que appellatur Sancti Benedicti in Montibus, apud Sulmonem Aprucii artam heremitica vitam ducens. 4°) Fuit itaque vir eximia virtute laudabilis, re ac nomine Petrus, in petra, quae Christus est, … . Hic ergo de Abrutio in partibus Apuliae natus, spirutu qua carne.

Tra le autorevoli biografie più antiche, che potremmo considerare Sacre Scritture, ricordiamo: 1°) la biografia Opus metricum del cardinale-diacono Jacopo Caetani Stefaneschi che conobbe papa Celestino V, scrisse: Est locus Aprutii, cui profert accola nomen Molisium, patria huic quonda vel parte Laboris Terrae. Non conosceva il nome del luogo di nascita, ma non era la città di Isernia, al contrario di quanto avrebbero scritto dopo alcuni cronisti. 2°) La Bolla di canonizzazioneO quam felix es Provincia & Terrae Laboris … .  B. igitur Petrus, de predicta provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem, ex honestis  parentibus, Catholicis & devoti. Non ricordò il luogo di nascita, ma solo la provincia o lo Justitiariato del regno svevo-angioino, omettendo di citare il Comitatus Molisii dove era nato.

La confusione storica, geografica e religiosa creata involontariamente dai cronisti, nel corso dei secoli fu sfruttata per accreditare alla città di Isernia la famosa nascita: Platina nel  1479 e Telera nel 1648.

 Il primo non scrisse una biografia di papa Celestino V, ma ricordò, senza citarne la fonte, la nascita nella città di Isernia nella pubblicaziuone che aveva dedicato ai pontefici vissuti fino alla sua epoca; il secondo, per sostenere la “sua” certezza della nascita in Isernia, dichiarò che aveva scoperto la copia non autenticata di un documento redatto il 1 ottobre 1289, compilata con grafia del XVII secolo. In essa si legge che Roberto, vescovo della diocesi di Isernia, dichiarava Pietro di Angelerio civitatis Ysernie civis = cittadino della città di Isernia: perchè non fu scritto in modo semplice e più chiaro: nato nella città di Isernia? Come mai l’originale e la copia del XVII secolo erano sconosciuti agli storici ed agli studiosi di Isernia che vissero prima di Telera? Se l’avesse scritta Telera o un suo confratello?

Autorevoli uomini di Chiesa, ignorando quanto scritto dai biografi più antichi, tra cui alcuni suoi fedeli discepoli, fondarono la tradizione  della nascita nella città di Isernia sull’ignoranza storica, geografica e religiosa dei cronisti contemporanei di papa Celestino V.

Per sostenenere la tradizione che non poteva in alcun modo fondarsi su una testimonianza concreta, crearono nel corso dei secoli delle prove e dei documenti falsi: qualcuno dichiarava di aver letto in essi la nascita in Isernia di papa Celestino V, poi non era  nelle condizioni di dimostrarla perchè i documenti erano stati smarriti! Un metodo che non è mai stato criticato, ma è stato accettato come una droga che ancora oggi narcotizza quanti si interessano all’argomento!

1644. 1894. 1896. 1978. Per sostenere la tradizione, Ciarlanti, studioso isernino, arciprete della cattedrale di Isernia, nel 1644 dichiarò che fra’  Pietro di Angelerio aveva fatto edificare nel suo fondo paterno, sito in Isernia, un monastero; la notizia-prova, fu accettata e condivisa da Iorio nel 1894, da Celidonio nel 1896 e D’Acunto nel 1987.  Poi si scoprì che ne Le più antiche carte di S. Spirito d’Isernia nell’archivio di Montecassino il fondo paterno non era di proprietà di fra’  Pietro di Angelerio, ma del giudice Filippo Beneventi che con la moglie Glorietta, nel 1272, donarono alla congregazione maiellese per farvi costruire una chiesa da dedicare allo Spirito Santo. E’ da evidenziare che nelle Le più antiche carte di S. Spirito d’Isernia nell’archivio di Montecassino non si faceva riferimento alla nascita di Pietro nella città di Isernia! NESSUNO ha chiesto scusa agli ignari lettori!

1644. 1972. 1978. 1987. 2000. Ciarlanti inventò la presenza di san Francessco nell’anno 1222 nella città di Isernia, dove avrebbe fatto edificare un convento, ed aggiunse: al presente si vede  una stanza in cui dimorò per quel tempo, che vi si trattenne. La notizia della presenza del santo in Isernia era confermata dal riferimento bibliografico  che fece al “cronista” Waddingo, ma  nei suoi Annales non c’è traccia della visita! Ciarlanti ancora una volta si era inventato un avvenimento e Viti, non verificando quanto tramandato dall’arciprete isernino, nel 1972 sostenne che in occasione della presenza nella città di Isernia, san Francesco avesse conosciuto fanciullo il futuro Celestino V il quale in quell’epoca aveva otto anni! Non soddisfatto della BUGIA, aggiunse che l’incontro avvenne nel dì di Pasqua del 3 aprile dell’anno 1222! Con questa affermazione Viti cercava di raggiungere un duplice obiettivo che sostenesse la tradizione : 1°)  l’incontro tra san Fracesco ed il piccolo Pietro, essendo accaduto in Isernia, avrebbe confermato la nascita in quella città. ) l’incontro, essendo avvenuto nel 1222, anno in cui Pietro aveva otto anni, avremmo avuto la conferma che l’anno della nascita era da stimarsi tra il 1214 ed il 1215; soprattutto il 1215 è l’anno che la tradizione isernina ha sempre dato per CERTO, tant’è che nel 1996 fu emesso dalle Poste Italiane un francobollo in cui era scritto: ISERNIA 1215- FUMONE 1296. In occasione delle celebrazioni degli 800 anni  della nascita di papa Celestino V: 2009-1209, la tradizione si è adeguata ai tempi! Mattei, sacerdote e studioso di Isernia nel 1978 confermò l’incotro tra san Francesco ed il piccolo Pietro, cosa che fece anche D’Acunto nel 1987 e Cefalogli nel 2000 che ricordò solo la presenza di san Francesco in Isernia, ma non l’incontro con il piccolo Pietro! NESSUNO ha chiesto scusa agli ignari lettori!

 1892. Cantera per sostenere la tradizione della nascita in Isernia, dichiarò che risultava  ciò abbastaza chiaro da due documenti: le lettere del vescovo Giacomo e l’ edittocopia del vescovo Roberto dell’anno 1289, già esaminato. Le lettere che dovrebbero “sostenere” la tradizione dovevano essere  datate, scrisse Cantera,  all’ anno 1259 con cui il vescovo Giacomo, vescovo di Valva ed il Capitolo di Sulmona, dettero facoltà ai romiti fr. Giacomo e fra Pietro di Sulmona, quali procuratori di fr. Pietro da Isernia romito della Maiella, di edificare una chiesa.  Se quelle lettere, fossero esistite non staremmo quì a disquisire sulle origini di papa Celestino V, ma Cantera non ritenne di fornire una testimonianza concreta, citò a sostegno della sua testimonianza solo una nota bibliografica riferita a Marini (1630) che NULLA aveva scritto in merito a fra Pietro da Isernia: il vescovo Giacomo, come si legge in Mariniveramente scrisse una sola lettera che faceva riferimento a Fra Petro Eremitis (qui haud dubie ex primis sociis fuerunt) nomine Fr. Petri Eremitae Magellensis (nostri scilicet sancti Patris). Cantera, non soddisfatto e pensando di dare un maggiore sostegno alla tradizione, inventò anche la presenza di papa Celestino V nella città di Isernia nei giorni 14 e 15 ottobre del 1294, in occasione del viaggio di trasferimento da L’Aquila a Napoli: Nel 14 andò ad Isernia, rimanendovi fino al dì 15, corredando la notizia con questa nota bibliografica: Reg. Ang. N. 65 cit. ff. 52 a tergo. 53 a tergo: n. 73 cit., f. 32. Controllare l’esistenza e la verità della nota bibliografica è una impresa ardua perchè le indicazioni fornite, pur essendo tante, non facilitano la ricerca: perchè non fornì maggiori particolari per quella importante visita? Cantera tace, al pari di tutti i biografi che lo hanno preceduto: nessuno, compreso Ciarlanti (1644), arciprete della cattedrale di Isernia,  aveva notizie di quella visita! Per sostenere la BUGIA, Cantera descrisse solo l’esistenza della strada che da Sulmona arriva ad Isernia: solo perchè esisteva quella strada, papa Celestino V avrebbe dovuto essere presente nella città di Isernia? Ci fu chi condivise ed ancora condivide quella BUGIA; altri per sostenerla inventarono anche delle prove sconosciute allo stesso Cantera: DUE o UNA croce che il papa avrebbe lasciato in dono alla città di Isernia; ricordiamo alcuni sostenitori: Celidonio, Gasdia, Viti, Mattei, Colitto, Cefalogli. L’unico ignorante era Ciarlanti: non aveva dato notizia di quella presenza nella sua città natale (di Ciarlanti), ma aveva affermato che DUE croci erano state inviate ad Isernia: il papa non era presente in quella città! La verità: non sono mai esistite DUE o UNA croce: dal Catalogo della mostra dei cimeli di papa Celestino V, L’Aquila 1954, la città di Isernia mise in mostra UNA croce così descritta: Croce in argento dorato ……. seconda metà del sec. XIV. Proprietà del Capitolo della Cattedrale di Isernia. Se è stata datata alla seconda metà del sec. XIV non poteva essere ritenuto un dono di papa Celestino V, vissuto nel XIII secolo! NESSUNO ha chiesto scusa agli ignari lettori! Due croci sono state esposte accanto alle spoglie di papa Celestino V in occasione della loro presenza nella città di Isernia nel mese di maggio del corrente anno!

 1972. 1978. Viti, per sostenere la tradizione, descrisse un avvenimento che aveva avuto per protagonista Pietro di Angelerio: la lettera di papa Gregorio X che riconosceva ed autorizzava l’ordine monastico fondato dall’umile eremita. Viti scrisse: questa inconfutabile attestazione, in sicuro riferimento alla <<Bolla di conferma>> dell’Ordine, di papa Gregorio X:<<Lione 22 marzo 1274>>: <<Tibi Fratri Petro de Ysernia abbati Sancte Marie in Fayfolis. Beneventane Diocesis>>. Vale  quanto detto prima per Cantera, se  fosse esistita una lettera di papa Gregorio X con la frase Petro de Ysernia, non staremmo ad abusare della vostra pazienza, ma Viti, non avendo letto la voluminosa (550 pagine) biografia che Marini  (1640) aveva dedicato al fondatore dell’ordine monastico di cui era abate generale, creò una BUGIA, confermando che la sempre invocata tradizione della nascita di papa Celestino V in Isernia, in ogni epoca, è sempre stata fondata sul NULLA! Marini aveva tramandato il testo completo della lettera di Gregorio X  intestata a: Dilectis filiis, Priori monasterii S. Spiritus de Magella, ejusque Fratribus tam praesentibus quam futuris, fra’ Pietro da/del Morrone non era citato. Viti, avendo inoltre scritto che l’anno dell’autorizzazione era il 1274, aveva dato poteri di chiaroveggenza a papa Gregorio X perchè Pietro di Angelerio divenne abbati Sancte Marie in Fayfolis Beneventane Diocesis nell’anno 1276. Nel 1978 Mattei confermava quanto proposto da Viti. NESSUNO ha chiesto scusa agli ignari lettori!

1896. Per sostenere la tradizione e per rafforzare il legame di Pietro di Angelerio con la città di Isernia, nel 1894-1896 Iorio, che già aveva condiviso la BUGIA del fondo paterno di Ciarlanti (1640), inventò l’esistenza della casa natale del papa e la pergamena del vescovo Dario in cui era scritto in modo chiaro la nascita nella città di Isernia ed il cognome dei suoi genitori: de Angeleriis per il padre e Leone per la madre. Purtroppo, come accadde per l’originale dell’editto del vescovo Roberto del 1289 mai visto da alcuno, ma sappaimo che ne esiste una copia non autenticata scritta con grafia del XVII secolo, scoperta da Telera (1648), ma sconosciuta ai biografi ed agli studiosi vissuti precedentemente, anche la pergamena del vescovo Dario non esiste più, fu scoperta e letta solo da Iorio, dobbiamo fidarci? Di motivi per rispondere negativamente ne esistono diversi, uno è valido anche per l’editto del vescovo Roberto: Ughelli (1642-64), lo storico della Chiesa che descrisse fino alla sua epoca gli avvenimenti più salienti delle diocesi italiane, nel riferire quanto era accaduto durante la titolarità del vescovo Roberto per l’anno 1289 e del il vescovo Dario per il 1208, nulla scrisse in merito a quanto sostenuto da Telera e da Iorio! L’esistenza  in Isernia della casa di Pietro di Angelerio ricordata da Iorio nel 1896 in occasione della celebrazione dei 600 anni della sua morte (1296) fu condivisa pedissequamente da Viti  (1972) e da Mattei (1978), pone un interrogativo: come mai, una casa che esisteva nel 1896 e fino al 1943 quando la città subì il devastante bombardamento alleato, era sconosciuta a Ciarlanti (1640), arciprete isernino che avrebbe avuto più di un motivo per ricordarne l’esistenza a sostegno della tradizione, visto che aveva inventato l’esistenza di un fondo paterno fuori le mura medievali di difesa della città di Isernia?  La casa era sconosciuta anche a  Telera (1648) ed agli altri biografi, convinti sostenitori della  tradizione; l’opinione di Iorio è condivisa da diversi studiosi (?) anche ai nostri giorni: in occasione della presenza delle spoglie di papa Celestino V in Isernia nel mese di maggio del corrente anno, la foto di una vecchia casa localizzata in piazza Celestino V è stata riproposta  in una cartolina-ricordo! Una BUGIA così ricordata da D’Acunto (1978), storico isernino: … la tesi avanzata da alcuni studiosi, quella cioè di far nascere a qualunque costo Celestino V nel rione Concezione, accanto alla Fontana Fraterna, era per noi completamente campata in aria. La favola che S. Celestino fosse nato in quel sito fu creata quando, nel secolo scorso, in occasione della ricorrrenza della nascita del santo (si trattava della sua morte), qualcuno fece costruire una edicola con l’immagine del Santo su una casa, accanto alla “Fraterna” (fontana) in ricordo della “Fraterna” società di mutuo soccorso sorta a Isernia nel XIII secolo. Il giudizio fu espresso da un isernino! NESSUNO ha chiesto scusa agli ignari lettori!

1960. Gasdia sostenne: A questo monastero (di S. Spirito di Isernia) il 4 settembre 1276 il capitolo della cattedrale d’Isernia e il vescovo Matteo, per atto di devozione al celebrato concittadino, concedono l’esenzione dalle decime e certe immunità. Un  giudizio che Gasdia espresse dopo aver letto la pergamena? Considerato che abbiamo esaminato il contenuto di alcune pergamene, forse mai esistite perchè sono state smarrite o ne esistono delle copie non autenticate, ma della pergamena del vescovo Matteo esiste l’originale il cui testo non corrisponde a quanto tramandato da Gasdia: Matheus Dei gratia Yserniensis episcopus Religiosis viris Fratri Petro de Murrone, Abbati Ecclesiae sancte Marie in Fayfulis Beneventane diocesis …. ; il vescovo non fece riferimento all’ origine isernina di Pietro di Angelerio, ma Gasdia giudicò che si trattava di un atto di devozione al celebrato concittadino. Il vescovo Matteo, se fosse stato a conoscenza della tradizione, avrebbe ricordato nella sue pergamena le origini isernine dell’ Abbati Ecclesiae sancte Marie in Fayfulis. E’ bene tenere presente che il privilegio concesso dal vescovo Matteo di esentare dal pagamento delle decime e certe immunità dell’ecclesia di S. Spirito di Isernia non era una prerogativa perchè l’abate era nativo di Isernia, quanto per la consuetudine di  favorire e di sostenere economicamente l’ordine fondato dall’umile eremita, ispirandosi a ciò che aveva stabilito papa Gregorio X nell’anno 1275 . NESSUNO ha chiesto scusa agli ignari lettori!

Non soddisfatti di sostenere la tradizione che, al pari di una droga, narcotizza quanti desiderano conoscere un poco di verità sulla vita terrena di papa Celestino V, hanno pensato bene di sollevare  anche un polverone composto di “strane” ipotesi per creare una maggiore confusione che favorisse la loro tradizione!

Il paese natale di papa Celestino V era conosciuto dalle biografie più antiche come castrum sancto angelo? Bene, per creare confusione sostengono che nel Molise esistono: Sant’Angelo in Grotte e Sant’Angelo del Pesco, nonchè il castellum Colli Sancti AngeliQuanti hanno sollevato questo polverone ignorano che la prima località è da escludere perchè è sempre stata nella giurisdizione ecclesiastica della diocesi di Bojano, mentre il Sant’Angelo di papa Celestino V, come testimoniano le biografie più antiche, con il monastero di Santa Maria in Faifolis erano nella diocesi Benevento; la seconda località è da escludere perchè all’epoca era nello Justitiariato Aprutii,  mentre il Sant’Angelo di papa Celestino V era in Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, così tramandano tutte le biografie più antiche. Si esclude anche castellum Colli Sancti Angeli, l’odierno Colli al Volturno,  sia per quel “Colli” non fu ricordato da tutte le biografie, sia perchè all’epoca di papa Celestino V quel castellum,  fondato in epoca alto medioevale, era conosciuto con il solo nome di Collis ed  era nello Justitiariato Aprutii. NESSUNO ha chiesto scusa agli ignari lettori!

Non soddisfatti hanno sollevato un altro polverone, sostenendo che all’epoca di Pietro di Angelerio nella civitas di Isernia esisteva un castellum dove era ubicata l’ ecclesias Sancti Angelo: le cronache dell’epoca ricordano solo una chiesa con quel nome, non un castello che le biografie più antiche, badate bene, consideravano essere stato un castrumcastello, ovvero  un raggruppamento di case circondate da mura, non un castellum residenza del dominus, come dovremmo considerare quello nella civitas di Isernia, mai ricordato dalle “cronache” medioevali! Non soddisfatti di questo polverone, ne sollevarono un altro: una ecclesias S. Angeli sarebbe esistita nell’attuale Pesche ed a questa località avrebbe dato il nome di Sant’Angelo di Isernia, quindi per Palumbo (1999), quel centro era  da considerare il vero luogo di nascita di papa Celestino V. Era perciò l’odierna Pesche, come aveva scritto Palumbo: dimostrando essere Sant’Angelo di Isernia il vero titolo di Pesche fino a tutto il XVIII secolo della nostra era. Palumbo, intento a sollevare un originale polveronetrascurò alcuni documenti  che dimostrano come già negli anni 985, 1088 e 1092, ovvero prima della nascita di Pietro di Angelerio, l’attuale Pesche era conosciuta come Pescli, Pesclatura o Pescla, mentre i Registri della Cancelleria Angioina per gli anni 1275-1277, epoca di Pietro di Angelerio, attestano che non esisteva un Sant’Angelo di Isernia = Pesche , ma Pesclum de Altero, precisando nell’ indice analitico che corrispondeva a Pesche d’Isernia, nel Molise. NESSUNO ha chiesto scusa agli ignari lettori!

Il polverone si è arricchito di un’altra ipotesi, Palumbo (2010) ha espresso un dubbio: ritroviamo Pietro monaco in un altro monastero benedettino (S. Maria di Faifoli ?). Sempre Palumbo, in una precedente intervista del 2008, aveva dato origine ad un altro polverone: Se la Storia si mostra avara di notizie (in merito alla nascita in Isernia), () c’è una consolidata tradizione che offre conferme in tal senso. Inoltre dai registri della cancelleria Angioina questa tradizione viene sicuramente rafforzata  I Registri della Cancelleria Angioina sono stati citati a sproposito: non vi è un documento che possa sostenere la nascita di Pietro di Angelerio a favore della civitas di Isernia; a dare man forte a Palumbo ed alimentare sempre di più il polverone, scese in campo Damiani  (2008) che affermò: documenti interessanti ed ancora inediti sono custoditi nella biblioteca di Montecassino e che L’Associazione “la Fraterna”, a breve inoltrerà formale richiesta per visionare alcuni documenti dove è chiaro, come la luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V. Stiamo nell’anno 2010 e stiamo ancora in attesa di conoscere il contenuto di quei documenti interessanti ed ancora inediti dove è chiaro, come la luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V ! NESSUNO ha chiesto scusa agli ignari lettori!

Di polveroni ne sono stati sollevati tanti e lunga sarebbe la loro descrizione; la tradizione ha narcotizzato i suoi stessi sostenitori, l’hanno ignorata insieme a papa Celestino V, non ricordandoli tra gli avvenimenti  più importanti che si celebrano nella città di Isernia: Il Venerdì Santo. La Fiera delle Cipolle. L’abbigliamento tradizionale isernino. Il culto di Santa Barbara a Isernia. La Pupottola della Quaresima.  Il “comparatico” di San Giovanni.  I merletti di Isernia. Il canto dei vicoli. La festa di Sant’Antonio di Padova. La festa dei Santi Cosma e Damiano. Il carnevale isernino.  

Oreste Gentile.

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