“VER SACRUM”. ORIGINE DI UNA CITTA’: BOJANO. ORIGINE DI UNA TRIBU’: I PENTRI. ORIGINE DI UNA REGIONE: IL MOLISE

 “Fibula ad arco serpeggiante  (). Questo tipo di arco si sviluppa soprattutto in Italia centrale tra X e IX secolo”.

scoperta da G. Del Pinto.

Il reperto è il più antico rinvenuto nella pianura dove sorge l’attuale città di Bojano: testimonia la presenza di un popolo dalle origini ignote che lo realizzò o ne venne in possesso per uno scambio commerciale con una  delle popolazioni limitrofe.

Non è dato sapere chi fossero quei primi abitanti, molto probabilmente dovrebbero identificarsi con gli Aborigeni (termine che deriva per il loro stanziamento sui monti (è infatti tradizione arcade di prediligere i monti)), discendenti dagli Arcadi che, guidati da Enotro, detti perciò Enotri, si stanziarono nell’Italia meridionale dopo la loro migrazione trasmarina, prima dell’espansione degli Etruschi e della fondazione delle colonie greche nel corso dell’ VIII sec. a. C. .

Le favorevoli condizioni ambientali del vasto territorio pianeggiante posto alle falde nord del massiccio del Matese, l’acqua, i boschi e la stessa montagna, favorirono sin dalla preistoria l’insediamento umano che, potendo utilizzare anche i naturali percorsi dei tratturi utilizzati dagli animali (bovini, caprini, ovini, ed equini) in occasione dei loro spostamenti stagionali (transumanza), avrebbe avuto l’occasione di confrontarsi con le altre civiltà che andavano formandosi ed estendendosi nell’Italia centro-meridionale.

In età storica, un nuovo popolo, i Sabini, stanziati nel territorio dell’Italia centrale compreso tra le attuale città di Rieti, L’Aquila ed Ascoli Piceno, aveva preso il sopravvento sugli altri, ma l’alta natalità rese precaria la loro sopravvivenza.

 Ogni volta, infatti, che le città, causa l’eccesso demografico, si trovavano nelle condizioni di avere una produzione interna insufficiente rispetto al fabbisogno della collettività, oppure la terra, colpita dalla incostanza delle stagioni, rendeva meno del consueto, oppure un qualunque altro avvenimento, sia positivo che negativo, imponeva l’esigenza di limitare il numero degli abitanti, si dedicavano a una delle divinità tutti gli uomini nati in un determinato anno e con un equipaggiamento completo di armi venivano inviati fuori della loro patria. Questi dunque partivano come persone che non avrebbero più riavuto la terra patria, a meno che non se ne facessero un’altra ove fossero accolti in base ad amichevoli rapporti o per essersene impossessati con la guerra. Il dio cui i partenti erano consacrati pareva di solito assisterli favorevolmente, guidando il processo di colonizzazione oltre ogni umana aspettativa.

Il mondo italico  e romano più antico aveva praticato questo rituale chiamandolo ver sacrum (= primavera sacra): venivano dichiarati maledetti (sacer) tutto il bestiame e tutti i nati di una determinata primavera; costoro giunti al ventesimo anno, erano costretti a cercarsi un nuovo stanziamento. Nella ricerca di una nuova sede cercavano di interpretare la volontà divina così come si manifestava attraverso sue personificazioni, come il picchio, il lupo e il toro. Nel mondo centroitalico la divinità di questo rituale era Marte poiché questo dio non era solo il dio della guerra (e quindi della conquista di nuovi territori) ma, come è stato ora messo in rilievo da E. Simon, la sua caratteristica più antica era di donatore e rinnovatore della vita della comunità e la sua prosperità.

I Sabini si avvalsero di tale consuetudine e poiché i loro paesi avevano raggiunto un livello demografico troppo alto, non intendendo sopprimere nessuno della loro discendenza, delitto per loro non inferiore ad alcuno, consacrarono ad una divinità i nati di un determinato anno e quando raggiunsero l’età adulta li trapiantarono fuori della loro patria.

Il rituale della consacrazione agli dei di qualcosa o di qualcuno si celebrava per rendere la cosa o la persona (o il gruppo di persone) “sacra”, cioè di totale appartenenza alla divinità e quindi causa di maledizione per chi avesse continuato ad usarla o frequentarla.

 L’eccedenza (demografica) era sentita come insostenibile quando rappresentava un decimo del numero considerato ideale per il gruppo rispetto ad un territorio, che forse per la Roma primitiva era di 3.000 persone, per cui il numero dei 300 cives che venivano inviati per la deduzione delle colonie era connesso con una specie di razionalizzazione dell’antico ver sacrum.  

La periodica transumanza delle greggi dai pascoli degli altopiani e dei monti verso le pianure della costa adriatica e verso la vasta pianura della Daunia aveva offerto ai pastori e a quanti li accompagnavano per difenderli dagli attacchi dei predoni, l’opportunità di valutare le risorse dei territori che attraversavano e di sceglierli come loro futura residenza  nel caso fossero stati costretti a ricorrere al ver sacrum.  

Non è dato sapere se l’occupazione e lo stanziamento nei nuovi territori avvennero pacificamente o con le armi; è verosimile che, avendo stabilito con le popolazioni residenti un rapporto di amicizia e di alleanza in occasione della transumanza, avessero concordato la loro venuta ed una pacifica fusione per evitare un inutile spargimento di sangue.

Il ver sacrum doveva dare origine ad un nuovo popolo del tutto indipendente da quello di origine, e ad una nuova civiltà; uno scontro bellico avrebbe potuto decimare o avrebbe visto soccombere i giovani consacrati e reso inutile il loro sacrificio. Da dove partirono i giovani Sabini?      

Le fonti classiche ci hanno tramandato che quei giovani, detti Sabelli (piccoli Sabini), divisi in gruppi,  abbandonarono la pianura reatina e quella limitrofa alla città di COTILIA ed al lago omonimo (o palude, ritenuta sacra e con un isoletta che galleggiava, oggi, piana di San Vittorino-Terme di Cotilia), per seguire un animale-vessillo: il picchio, il lupo, il cavallo, che li guidarono verso i territori che gli dei e “ l’oracolo” avevano loro assegnati.

lago di Paterno o Cotilia.

piana di San Vittorino-terme di Cotilia.

piana di San Vittorino-terme di Cotilia.

piana di San Vittorino-terme di Cotilia.

   Lasciarono la vasta e fertile pianura che si estende alle falde dei monti Terminillo, Giano e Nutria, che i loro genitori utilizzavano per l’agricoltura ed il pascolo, ricca di acque e con un lago (o palude), circondata da umide colline e da altre montagne sulle cui sommità avevano costruite le loro città e le loro fortezze.   Erano a conoscenza che l’oracolo aveva predetto che nei nuovi insediamenti avrebbero trovato condizioni ambientali del tutto simili, se non addirittura migliori, per un rapido sviluppo da condividere con le popolazioni autoctone.

 
 

 

monte Terminillo, domina il territorio dei SABINI

monte Giano (sullo sfondo), il passo di Antrodoco (in fondo, basso) e la piana di San Vittorino-terme di Cotilia.

monte Nuria.

 

Erano a conoscenza che l’oracolo aveva predetto che nei nuovi insediamenti avrebbero trovato condizioni ambientali del tutto simili, se non addirittura migliori, per un rapido sviluppo da condividere con le popolazioni autoctone.

partendo dalla Sabina diedero origine ai "popoli italici".

Un gruppo di circa 7.000 giovani e giovane Sabelli, consacrati al dio Ares, abbandonarono la Sabina ed al comando di Comio Castronio, seguendo un toro, animale sacro ad Ares (verosimilmente il gruppo seguì un vessillo che raffigurava quell’animale), intrapresero un lungo viaggio verso il sud-est dell’Italia per giungere ad una meta segnata da un collis Samnius o colle chiamato Sacro.

 Comio Castronio conosceva la meta da raggiungere, nulla era stato lasciato al caso né all’improvvisazione; il loro ver sacrum aveva lo scopo di fondare una città che avrebbe rappresentato la città-madre di un nuovo popolo, di una nuova tribù che, a sua volta, avrebbe dato origine ad una nuova civiltà.

Il percorso seguito nella loro migrazione dovrebbe corrispondere al tratturo denominato oggi Pescasseroli-Candela, il cui tracciato, in epoca romana corrispondeva alla via Minucia (da Corfinio a Brindisi), ed oggi alla moderna S. S. 17 detta Appulo-Sannita, che si origina dal passo di Antrodoco e, attraversando L’Aquila, Sulmona, Castel di Sangro, Isernia, giunge dopo 207 km. a Bojano.  

I giovani Sabini, giunti alla meta, rimasero sbalorditi: nella vasta e fertile pianura ricca di acque e con una palude, circondata da umide colline e da montagne, alle falde nord del massiccio del Matese con le sue tre cime più elevate del Miletto, della Gallinola e del Mutria, avevano ritrovato le caratteristiche ambientali della loro terra di origine!

massicio del Matese, versante orientale, con la cima di monte Miletto domina la pianura di BOVAIANOM-BOVIANUM-BOJANO ed il territorio dei PENTRI..

massiccio del Matese versante orientale con le tre cime: monte Mutria (poco visibile in alto a ns.), monte Gallinola (al centro) e monte Miletto (a ds) che dominano i territori dei PENTRI, degli IRPINI e dei CAUDINI. Ricordano la "triade" dei monti SABINI: monte Terminillo, monte Giano e monte Nuria.

piana di san Vittorino, località di partenza dei Sabini-Sabelli.

piana di Bojano, località di arrivo dei Sabini-Sabelli: divennero Sanniti-PENTRI.

 Anche un lago o una palude nella pianura di Bojano, che ricordava ai giovani Sabini il lago di Cotilia? Alcuni indizi lo lasciano supporre.

localizzazione del "lago" o della "palude" (cerchio azzurro); il "tratturo" Pescasseroli-Candela (verde) devia in località detta "guado" (cerchio rosso); strada sannita-romana II-I sec. a.C. (rosso); mura di cinta di BOVAIANOM-BOVIANUM-BOJANO (giallo).

localizzazione del "lago" o della "palude" in località "paduli di sotto" (azzurro); necropoli (cerchio rosso); tratturo Pescasseroli-Candela (verde); strada sannita-romana (linea rossa).

particolare di un tratto delle mura di cinta sannita (presso chiesa sant'Erasmo) lato ovest che saliva lungo il pendio della montagna fino a CIVITA SUPERIORE.

  La recente scoperta del lastricato di una strada, presumibilmente del II-I sec. a. C., posto al di sotto del letto del fiume Biferno, dimostra che nel periodo italico e romano il fiume Tifernum non aveva alcuna relazione con la città di Bojano in quanto il suo percorso, modificatosi nel corso dei secoli per i terremoti, per le alluvioni e le frane, era differente da quello odierno che scorre per un lungo tratto sopra e lungo la strada l’antica strada che attraversava da est ad ovest l’antica città.

L’esistenza di un lago o di una palude in quest’ampia valle ai piedi del Matese; al pari dell’omonimo lago che ancora oggi esistente sul versante sud, si fonda sulla presenza dei toponimi guado, nei pressi dell’attuale ponte del torrente Callora, sito all’ingresso ovest della città, e di paduli (palude) di sotto, termine che localizza  l’area compresa tra il suddetto ponte, il tracciato ferroviario e la S.S. 17, fino alla strada che da Bojano conduce a Monteverde.

Nello stesso nome del fiume Tifernum  ,  si può ravvisare la parola pregreca tiphos, palude, e typhe, pianta palustre, riscontrata nell’ambito mediterraneo.

Su di una collina, oggi denominata Civita Superiore, dominata dal collis Samnius o  colle chiamato Sacro (oggi monte Crocella, già colle Pagano), fondarono Bovaianom (osco), Bovianum (latino), Boviano o Bobiano (medioevo), la città- madre di un nuovo popolo: i Pentri

BOVAIANOM-BOVIANUM-BOJANO con le tre "fortezze" (Appiano): 1° monte Crocella (in alto), 2° il primo insediamento "sabino-sabello" di BOVAIANOM, oggi CIVITA SUPERIORE, 3° "terrazzamento di località La Piaggia-san Michele.

dalla "fortificazione" di monte Crocella, CIVITA DI BOJANO, sede del primo insediamento sabino-sabello BOVAIANOM, acropoli di BOVAIANOM-BOVIANUM la città sannita-romana di pianura .

Il primo insediamento di BOVAIANOM si sviluppò anche su una serie di terrazzamenti paralleli che degradavano verso le falde della collina,  inglobando tra le mura di cinta il tratturo, mentre al di là di esse si estendevano la vasta pianura ed una palude.

La nuova metropoli godeva di due peculiarità non comuni alle altre città fondate dai Sabelli: Bovaianom, e non la tribù di cui fu la capitale, derivò il proprio nome dal “toro-bue”, animale sacro al dio Ares; infatti, il picchio diede il proprio nome al popolo dei Piceni; il lupo-hyrpus-lucus al popolo degli Irpini e dei Lucani; i Peligni lo derivarono dal loro condottiero; i Frentani ed i Caudini  da una città, etc. .

 I Pentri, al contrario, derivarono il nome dalla caratteristica dei loro insediamenti creati sulla sommità (dal celtico pen-) delle colline e dei monti, idonei per il rifugio e la difesa, per il controllo della pianura sottostante e delle vie di comunicazione, nonché per comunicare rapidamente fra loro di giorno con  i raggi riflessi del sole e di notte con il fumo e con il fuoco.

 La seconda peculiarità è rappresentata dalla posizione geografica di Bovaianom: risulta essere equidistante (circa 45 km. in linea d’aria) dalla città pentra di Alfedena, da Castel di Sangro (la romana Aufidena), dall’antico centro fortificato presso Montefalcone del Sannio, da Benevento, capitale degli Irpini, da Montesarchio, capitale dei Caudini, Casilinum (Capua), Capua (S. M. Capua Vetere), Teanum Sedicinum (Teano).un "cerchio magico"!L’occupazione del territorio e la costituzione della tribù pentra avvennero secondo un rituale prestabilito e consolidato in occasione degli altri ver sacrum: era necessario determinare i confini con i loro consanguinei che erano stati coinvolti nella stessa migrazione e scegliere i luoghi più idonei per fondare le altre città.

Dalla sommità (1.070 mt.) del collis Samnius o colle chiamato Sacro, scelto dall’oracolo che domina sia la collina, su cui sorse la loro capitale, che la sottostante pianura, i condottieri delle nuove tribù dei Marsi, dei Peligni, dei Carecini, dei Frentani di Larino, degli Irpini, scelsero, in base alla loro particolare conformazione orografica, le cime delle montagne e delle colline per considerarli i capisaldi dei confini che avrebbero diviso per sempre il loro territorio da quello dei Pentri.

Sul collis Samnius o colle chiamato Sacro fu costruita una postazione militare in mura poligonali con massi calcarei rozzamente lavorati e, proprio perché visibile da tutto il territorio pentro, coordinava le comunicazioni tra le fortificazioni: probabilmente, era la fortezza o rocca  che nell’anno 89 a.C. Silla fece distruggere prima di attaccare Bovianum , la “secondacapitale degli insorti italici.

planimetria della "fortificazione" di monte Crocella.

monte Crocella: tratto di terrazzamento della "fortificazione", lato nord.

monte Crocella: tratto di terrazzamento della "fortificazione" lato ovest.

I nuovi insediamenti che vennero costruiti, fortificati con mura a doppia cortina in pietra calcarea non lavorati o di forma poligonale, posti sulla sommità delle colline e dei monti, erano ad una distanza di circa 8 km. in linea d’aria, in modo da rendere agevole il controllo del territorio e della vie di comunicazioni (i tratturi), ma soprattutto per facilitare la comunicazione visiva.

Oltre alla capitale Bovaianom, sorsero le attuali città di Venafro, Isernia, Trivento, Sepino (la sannita SAIPINS) ed altri centri che conosciamo oggi solo con i loro nomi attuali: Alfedena, Pietrabbondante, centro politico-religioso durate la guerra sociale, Capracotta, San Pietro Avellana, Schiavi d’Abruzzo, Montefalcone del Sannio, Cercemaggiore etc. .

  A difesa della capitale Bovaianom, a mo’di corona, sorsero le fortificazioni montane degli attuali centri: Roccamandolfi, Castelpetroso, Macchiagodena, Colledanchise, Guardiaregia, Campochiaro, San Polo Matese.

Era così nata una città-capitale: BOVAIANOM-BOVIANUM-BOJANO.

Era nata una tribù: i PENTRI.

 In epoca romana gli insediamenti di montagna furono trasferiti più a valle, mentre in epoca altomedievale e medioevale, tornarono ad occupare il loro originario sito.

Sorsero la civitas di Venafro, Isernia, Trivento, Limosano (civitas per un breve periodo), Sepino che, con la capitale Bojano furono anche le prime sedi episcopali, i cui confini ricalcavano quelli dei municipi romani.

 Gli altri centri che ancora oggi esistono nell’attuale regione Molise, erano considerati castrum, ovvero un insieme di abitazioni circondate da mura, con o senza un castrum=castellum, quale residenza del signore.

 Gli eventi storici che interessarono il territorio dei Pentri furono sempre legati ad una migrazione, più o meno pacifica, di altri popoli: Longobardi, Bulgari e Franchi.

 Gli ultimi che la storia ricorda sono i Normanni, a cui va il grande merito di aver dato un nuovo impulso economico e politico alle genti locali.

 La vasta “contea” creata con le imprese militari e politiche del normanno Rodolfo de Molinis (= Moulins) e dei suoi discendenti, partendo proprio dalla contea di Bojano e conquistando la contea di Venafro, quella di Isernia, la Terra Burrellensis, la contea di Trivento e una parte della contea di Larino, ricalcava a grandi linee gli antichi confini della tribù dei Pentri; tant’è che nell’anno 1142 la sua importanza economica, sociale e politica era tale da essere considerata la più importante e ricca del regno normanno di Sicilia di Ruggero II.

Essa, denominata dapprima contea di Bojano (1053-1142), prese il nome italianizzato del paese di origine (MOULINS) dei suoi conti normanni che era divenuto anche il loro “cognomine”: MOLISE.

Nell’anno 1142 era nata una regione: il MOLISE.

Oreste Gentile.

Una Risposta to ““VER SACRUM”. ORIGINE DI UNA CITTA’: BOJANO. ORIGINE DI UNA TRIBU’: I PENTRI. ORIGINE DI UNA REGIONE: IL MOLISE”

  1. susy Says:

    molto interessante!

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