LA SUGGESTIVA ETIMOLOGIA DEL NOME DI BOJANO-BOVIANO-BOVIANUM-BOBIANO-BOVAIANOM.

Una ipotesi suggestiva per scoprire l’etimologia del nome della città di BOJANO, l’osca BOVAIANOM, la romana BOVIANUMBOBIANO, la medioevale BOVIANO.

 Il nome è composto da 2 sostantivi con l’etimologia diversa: 

BOVA IANOM, BOV IANUMBOB –IANO, BOV –IANOBO –JANO che si originarono in occasione degli avvenimenti dell’ VIII sec. a. C..

La fondazione della città con il nome osco di BOVAIANOM ed il latino BOVIANUM dopo la conquista romana, avvenne in occasione di un ver sacrum così  descritto da Stabone (64 a.C.-24 d.C.): Quelli (i SABINIfecero dunque così e promisero ad Ares i figli nati in quell’anno; una volta che costoro divennero adulti, li fecero emigrare dal paese sotto la guida di un toro. Il toro si sdraiò, per dormire, nel paese degli OPICI, che allora vivevano sparsi in villaggi; essi allora li attaccarono, si insidiarono lì e sacrificarono il toro ad Ares, che lo aveva dato ad essi come guida, secondo il responso degli indovini. E’ verosimile perciò supporre che il loro nome SABELLI sia un diminutivo derivato dal nome dei loro progenitori.

La migrazione dalla SABINA verso le regioni dell’Italia centro-meridionale  che doveva soddisfare l’esigenza del sovrappopolamento, confermando i miti della nascita di altre città,  di altri popoli e di altre civiltà, originò i PICENI, i MARSI, i PELIGNI, i CARRECINI o CARACINI, i FRENTANI, i PENTRI, gli IRPINI, i CAUDINI etc.; in alcuni casi, l’etimologia del loro nome si originò dall’animale scelto come guida per giungere nei nuovi territori: il picchio (PICUS) per i PICENI, il lupo (HYRPUS) per gli IRPINI.

Il toro ricordato da Strabone, sicuramente era un bue, un BOS BOVIS BOBUS (un toro castrato che diventa mansueto e più controllabile), era stato consacrato al dio Ares, invocato non come  dio della guerra, ma dio della primavera (ver sacrum) che aveva protetto e guidato i SABELLI verso la pianura alle falde settentrionali del massiccio del Matese per fondare la città-madre, la capitale di una nuova tribù.

Contrariamente a quanto era accaduto per alcune tribù di origine SABINA che avevano acquisito il nome da quello dell’ animale-guida, il bue, il BOS BOVISBOBUS diede il nome alla città-madre, alla capitale che fu nominata: BOVAIANOM; la tribù, come scrisse Salmon, originò il nome PENTRI dalla radice celtica   -pen = sommità, perchè  localizzarono gli insediamenti sulle sommità delle colline e dei monti  che strategicamente erano importanti per controllare e difendere la pianura, le vie di comunicazione (tratturi) e per comunicare rapidamente con il fumo, con i raggi riflessi del sole e con il fumo.

TRATTUTO PESCASSEROLI-CANDELA tra BOJANO e CAMPOCHIARO.

Il bue che fu scelto potrebbe essere stato della sottospecie europea bos primigenius primigenius  (Bojanus, 1827) estinto in tempi recenti (1600); singolare è che il medico e naturalista Ludwig Heinrich avesse il cognome “Bojanus!

bos primigenius (Bojanus, 1827).

 BOVAIANOM, la città-madre, la capitale della tribù dei PENTRI fu fondata sulla sommità dell’attuale Civita Superiore di Bojano e si sviluppò lungo le pendici settentrionali con una serie di terrazzamenti in “opera poligonale” (uno di essi sopravvive nella località La Piaggia-san Michele): era dominata e protetta dal collis Samnius colle chiamato Sacro, lì ai suoi piedi si era fermato il bue da cui l’etimologia della 1^ parte del nome della città: BOVA-BOV- – BOB-, BO- .

BOVAIANOM, oggi Civita Superiore di Bojano.

"collis Samnius" o "colle chiamato Sacro", in alto a ds. BOVAIANOM, oggi Civita Superiore. BOVAIANOM, terrazzamento localtà La Piaggia-san Michele. BOVIANUM romana è "sotto" la città di BOJANO.

 
L’etimologia di -IANOM, -IANUM IANOIANO, JANO della 2 parte del nome potrebbe  derivare dal dio italico IANUS, JANUS o GIANO, divinità che per gli antichi popoli, come scrive Ramorino (2004), era il Dio d’ogni principio, ed ogni inizio dell’umana attività era sacro a Giano. Il principiar bene era per gli antichi un buon augurio per procedere bene nell’impresa. Quindi nulla si incominciava senza chiedere la protezione di Giano e anche qualsiasi cerimonia religiosa, in onore di qualsiasi divinità, doveva essere preceduta
da una preghiera a Giano.
 
Se così fosse, IANUS, JANUS o GIANO fu invocato insieme con il dio ARES dai SABINI (nel loro territorio esiste un monte Giano) in occasione del ver sacrum per un buon augurio per procedere bene nell’impresa di dare origine a nuovi insediamenti, a nuove città, a nuovi popoli e nuove civiltà.
IANUS, JANUS o GIANO veniva raffigurato bifronte, ovvero guardava al passato ed al futuro: i SABELLI con il ver sacrum lasciarono alle spalle il passato per incamminarsi verso il futuro!
  

IANUS-JANUS-GIANO, dio bifronte: passato-futuro.

  Sogari (2009) lo ritiene custode dei limina, dei confini dei territori stimati sacri ed inviolabili: dato che ogni qual volta si parla di definire un confine ed un termine da vigilare si parla di Giano e anche questo non è ignoto alla toponomastica che ci indica, in alcune regioni, le attività che lo avrebbero visto come Nume Tutelare. Giano è a guardia dei confini, non dobbiamo aver tema di errori a definirlo in tal modo, quindi da Dio prettamente simbolico e occultato diventa una figura manifestamente attiva e partecipe della vita degli antichi Gentili Italici che ne avevano diffuso il culto in molte aree agricole ma anche a delimitazione di aree selvagge a mo’ di divisione tra il mondo selvatico ed il mondo degli uomini e delle relative attività umane.
La delimitazione territoriale dei confini presso i popoli antichi era sacra; gli ETRUSCHI conoscevano la profezia della Ninfa Vegoia: Di Vegoia ad Arrunte Veltimno. Che tu sappia l’aria lontana dal mare. Poiché lo stesso Giove pretese per la terra dell’Etruria, stabilì e ordinò di misurare i campi e di segnare le terre. Conoscendo l’avarizia degli uomini e il desiderio di terra, volle che ci fossero tutti i decreti riguardo i confini. E quando questi qualcuno per l’avarizia alla fine dell’ottavo secolo (…) gli uomini con astuzia maligna violarono le cose date loro e prendono e si spostano. Ma chi prende e si sposta, ampliando il proprio possedimento, diminuendo quello altrui, per questa scelleratezza sarà dannato dagli dei. Se lo facciano i servi, sia mutato al domino peggiore. Ma se accade con la complicità domestica, velocemente sia sradicata la casa e tutta la sua gente muoia. Chi sposta i confini sia colpito da terribili malattie e ferite e sia debilitato nelle membra. Allora anche la terra da sciagure e tempeste e per la maggior parte dalla rovina sia scossa. Spesso i frutti siano danneggiati e fatti cadere dalla pioggia e dalla grandine, vadano in rovina per la canicola, siano distrutti dalla ruggine. Molti contrasti nel popolo. Sappiate che accadrà questo perché tali scelleratezze sono state compiute, perciò non essere né falso né intrigante, poni nel tuo cuore la disciplina. 

Guidati dal bue, sacro ad ARES, con la protezione di IANUSJANUSGIANO i SABINI-SABELLI portarono a buon fine il ver sacrum; quelli che divennero PENTRI dopo la fondazione della città-madre, la capitale, con i consanguinei PELIGNI, CARECINI, FRENTANI, IRPINI e CAUDINI, definirono i confini del loro territorio, scegliendo dei capisaldi naturali: le cime di colline e dei monti visibili da tutti i territori, il corso del fiumi Sangro, Trigno e Fortore.

in rosso: i confini del territorio dei PENTRI.

In base ai dati archeologici, geografici e naturali possiamo ritenere che dalla sommità del collis Samnius o colle chiamato Sacro, definizione dovuta alla sacralità della cerimionia  (in opposizione fu poi chiamato colle Pagano), volgendo le  spalle al massiccio del Matese, confine tra i  PENTRI, gli IRPINI ed i CAUDINI, muovendo lo sguardo all’orizzonte da ovest, verso la SABINA, il passato, e  ad est, il futuro, descrissero una “semicirconferenza” ed alcuni dei suoi punti corrispondono alle cime dei monti che divennero i capisaldi di confine, sacri ed inviolabili, con il territorio dei PELIGNI, dei CARRICI, dei FRENTANI ed a sud-est ancora con quello degli IRPINI.
  

in alto a ds. il "collis Samnius" o "colle chiamato Sacro", oggi monte Crocella, già colle Pagano. Dal versante nord domina la città di Bojano e la pianura.

"collis Samnius" o "colle chiamato Sacro", oggi monte Crocella, già colle Pagano, versante sud.

La “semicirconferenza” ha al centro il collis Samnius o colle chiamato Sacro ed il “raggio” di circa 45 km., pari alla distanza in linea d’aria dalla osca-sannita AUFIDENA, oggi ALFEDENA, e dal municipio della romana AUFIDENA, oggi CASTEL DI SANGRO, all’orizzonte, “tocca” le Mainarde, il monte Marsicano, il monte Greco, il monte Arazecca che separava i PENTRI dai PELIGNI; il Colle d’Albero, dalla forma caratteristica, il monte Pizzuto e Colle Morasca che li  separava dai CARECINI o CARRICINI; ancora la collina di Serra Guadiola e monte Cece che separava i PENTRI dai FRENTANI di LARINO. Il fiume Fortore era il confine con i DAUNI, popolazione non di origine sabina con cui iniziarono proficui scambi commerciali e culturali favoriti dalla transumanza delle greggia. 

Completando la “semicirconferenza”, si nota che il collis Samnius o colle chiamato Sacro e BOVAIANOM, la città-madre, la capitale, sono il centro della “circonferenza”, con il raggio di 45 km. erano  e sono equidistanti da BENEVENTO, capitale degli IRPINI, da CAUDIOMONTESARCHIO, capitale dei CAUDINI, con CAPUASANTA MARIA CAPUA VETERE e TEANUMTEANO capitale dei SEDICINI o SIDICINI.

Una coincidenza casuale o dipendente dalla sacralità delle due etimologie da cui il nome  di

BOVAIANOM o BOVIANUMBOBIANO o BOVIANO o BOJANO?

BOVAIANOM fu conquistata dai ROMANI nell’anno 305 a.C. e gli abitanti dovettero rifondarla  nella sottostante pianura con il nome latino di BOVIANUMBOBIANO della Tabula Peutingeriana;

BOBIANO nella "Tabula Peutingeriana" (le due torri al centro).

   il suo mito fu rispettato dai conquistatori: non subì l’onta di diventare colonia, come accadde per BENEVENTO, la capitale degli IRPINI, divenuta colonia nell’anno 268 a.C.; potè godere di una sovranità limitata. Livio tramanda che era questa città principale dei Sanniti Pentri, ricchissima, d’armi e d’uomini potentissima.

In occasione della cruenta battaglia di AQUILONIA dell’anno 293 a.C., Livio narra che BOVIANUM  non fu attaccata dall’esercito romano ed in essa si rifugiarono i SANNITI superstiti: La fanteria, avanzata dalla pugna, fu respinta sino ai suoi alloggiamenti presso Aquilonia; la nobiltà e i cavalieri fuggirono a Boviano

Con la presenza di Annibale presso GERIONE nell’anno 217 a.C., soccombendo l’esercito romano,  il bojanese Numerio Decimio giunse in loro aiuto; narra Livio: Si racconta che costui, per stirpe e per ricchezza uno dei cittadini più autorevoli, non solo di Boviano che era la sua patria, ma di tutto il Sannio, per ordine del dittatore aveva condotto al campo romano ottomila fanti e cinquecento cavalieri.

I conquistatori ROMANI conoscevano il mito della fondazione di BOVAIANOMBOVIANUM, condividevano la sacralità del bue fondatore, etimologia del 1° sostentivo; sapevano della cerimonia della definizione dei confini del territorio dei la protezione di JANUSJANUSGIANO,etimologia del 2° sostantivo della città-madre, della capitale dei discendenti dei SABINI.

Oreste Gentile.

 

BOJANO nelle "CARTE DEI TRATTURI".

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