L’EPOPEA DELLA FAMIGLIA “DE MOULINS/DE MOLINIS/DE MOLISIO” NARRATA DAL CONTE RODOLFO. (2^ parte: UGO (II) DE MOLINIS E LA FINE DELLA DINASTIA NORMANNA).

Il conte Ugo (II), una volta assunta la titolarità della contea di Bojano, gli fu molto riconoscente: gli concesse in perpetuo il feudo di Sepino, che in seguito fu ereditato da Ugo, suo figlio, i cui discendenti divennero “signori di Campobasso: Ugo di Molise, signore di Sepino, dona alla chiesa di S. Croce dello stesso luogo l’eredità di Tristaino e dei suoi figli, pro anima comitis Ugonis et comitis Simonis et pro anima Robberti patres meo . 

Perchè non si crei confusione tra i miei discendenti ricordati nella donazione alla chiesa di S. Croce sita in Sepino, Ugo di Molise, dominus Campobassi, è figlio di Roberto, il conte-reggente, fratello del defunto conte Simone e zio del minore Ugo (II) titolare della contea di Bojano. Ugodomnus Campobassi, nella sua donazione volle ricordare anche il conte Ugo (I), il conte Simone  e mio fratello Tristaino.

Il conte Ugo (II) de Molinis, mio diletto pronipote, aveva ereditato la mia ambizione, il mio coraggio, la mia diplomazia. Amò sempre l’essere indipendente, proprio nel momento in cui, nell’anno 1130, l’assetto politico ed amministrativo nell’Italia centro-meridionale stava cambiando radicalmente con l’istituzione del regno normanno di Sicilia ad opera di Ruggero II Altavilla.

L’ascesa di Ruggero II alla carica di re significò, per i signori delle regioni dell’Italia centro-meridionale, e fra questi il conte Ugo (II) de Molinis, il dover subire l’ambizioso progetto regale di unificare politicamente ed amministrativamente i loro territori sotto un’unica autorità, rappresentata dalla monarchia degli Altavilla.

Il carattere indipendente del conte Ugo (II) de Molinis, come vedremo, gli procurò non pochi problemi, che affrontati con opportune ed accorte operazioni politiche, si rivelarono poi fonti di enormi benefici.

La rivolta nel regno normanno di Sicilia contro il progetto accentratore dell’Altavilla, vide schierati dalla parte dei ribelli il conte Rainulfo di Alife e suo cognato Roberto II, principe di Capua; Sergio, duca di Napoli; Tancredi di Conversano ed, a momenti alterni, il papa Innocenzo.

Ugo (II), detto Ugone, de Molinis, conte di Bojano, in qualità di feudatario del principato di Capua nella cui giurisdizione erano compresi i territori delle antiche contee di Venafro e di Isernia e parte della Terra Burrellensis, si schierò fin dall’inizio con gli ispiratori della rivolta.

Considerata la grande importanza strategica che la contea di Bojano rappresentava per le comunicazioni tra l’Italia centro-settentrionale e quella meridionale, certamente non poteva assumere una posizione di neutralità, né Ugo (II) poteva tradire l’amicizia e la fiducia dei principi di Capua.

Nell’anno 1132 il re Ruggero II intervenne in Puglia per sedare le rivolte che Tancredi di Conversano aveva fomentato nella città di Brindisi e di Bari; l’ordine ed il potere del re furono ristabiliti e, di conseguenza, furono imprigionati ed inviati in Sicilia il principe di Bari, Grimoaldo e la suo famiglia, una delle ultime testimomianze della presenza e del potere dei Longobardi in Italia. Ruggero II continuò la sua azione tendente a ristabilire la sua autorità ma, presso la città di Nocera, fu costretto a ritirarsi ed a rifugiarsi a Salerno, i cui abitanti erano ancora suoi fedeli sostenitori.

Il papa Innocenzo, preoccupato al pari degli altri alleati, tra cui il conte Ugo (II) de Molinis, dei progetti espasionistici del re normanno, fece venire in Italia l’imperatore Lotario, con il pretesto di volerlo incoronare; mentre gli altri alleati, Roberto II, principe di Capua, ed il conte Rainulfo di Alife, si preoccupparono di chiedere soccorso ai Pisani ed ai Genovesi.

Questo spiegamento di forze e la sconfitta subita presso Nocera, non demoralizzarono Ruggero II, anzi lo spinsero ancor più a realizzare i suoi programmi e, abile diplomatico quale era, seppe coinvolgere nella lotta, come suoi alleati, i contigenti Saraceni presenti in Sicilia. Una dopo l’altra, ed in tempi successivi, furono conquistate, a partire dall’anno 1133, le città di Venosa, Trani, Troia e Melfi.

Nei pressi della Valle Caudina il re Ruggero II fu costretto a sostenere uno scontro con l’esercito allestito dal conte Rainulfo di Alife, dal Sergio, duca di Napoli, e dal conte Ugo (II) de Molinis della contea di  Bojano.

La battaglia, ancora una volta, non fu favorevole ai ribelli e a pagarne maggiormente le conseguenze fu il mio illustre discendente Ugo (II):  forse perché politicamente meno protetto degli altri suoi alleati, fu costretto, nonostante una sua diplomatica richiesta di perdono rivolta al re, a rinunciare alle terre della contea di Bojano site lungo il corso orientale del fiume Biferno, nonchè al feudo di Castellammare posto alla foce del fiume Volturno.

La contea di Bojano veniva pertanto a comprendere solo i territori già della contea di Venafro, della contea di Isernia e parte della Terra Burrellensis, ricadenti nel principato di Capua; mentre i distretti territoriali posti ad oriente del fiume Biferno, di pertinenza del ducato di Puglia, furono amministrati dall’autorità regale.

Questo parziale atto di clemenza del re non servì a placare l’animo ribelle e lo spirito indipendente di Ugo (II) de Molinis, conte di Bojano; infatti non si rassegnò a vedere ridimensionato il dominio che i suoi avi avevano realizzato con tanta abilità; cercò in ogni modo, fidando della sua alleanza con i ribelli, di riconquistare quanto gli era stato confiscato.

Dopo aver abbandonato il castello di Rocca Bojano, conte Ugo (II) si rifuggiò a Venafro per essere vicino in caso di fuga alla città di Capua, capoluogo dell’omonimo principato; fomentò una nuova, quanto sfortunata resistenza contro re Ruggero II che, ancora una volta vittorioso, occupò e distrusse quella provvisoria residenza comitale.

La pazienza del re nei confronti di questo mio indomito discendente, che in alcun modo voleva piegarsi alla sua autorità, ebbe termine: Ugo (II) de Molinis fu privato anche di ciò che restava della contea di Bojano e quale nuovo titolare della contea  di Bojano fu nominato tale Riccardo di S. Agata, figlio di Riccardo, la cui gestione fu limitata solo all’amministrazione ordinaria ed alla esecuzione degli ordini regali.

Divisone (verde) della contea di Bojano dopo la ribellione del conte Ugo (II) de Molinis.

Ugo (II), detto Ugone, de Molinis nonostante le sconfitte, seppure lontano dalla sua contea, continuò inutilmente a contrastare i programmi egemonici di re Ruggero II che, nel corso degli anni, si consolidavano sempre di più: il principato di Capua fu affidato a suo figlio Anfuso, quindi anche l’antica dinastia dei Drengot, i primi Normanni arrivati in Italia, perse definitivamete il potere; il ducato di Puglia fu affidato a Ruggero III, figlio del re.

La contea di Bojano che a me interessava più di ogni altra del nuovo regno di normanno di Sicilia, fu suddivisa amministrativamente tra il principato di Capua, con i territori compresi nell’ex contea di Venafro e dell’ex contea di Isernia, parte dell’ex Terra Burrellensis e la stessa città di Bojano, capoluogo della omonima contea, ed affidata a Roberto di S. Agata; mentre gli altri territori ad oriente del fiume Biferno, furono amministrati da Ruggero III, duca di Puglia.

Se l’abilità militare di Ugo (II) de Molinis aveva fallito, la sua abilità diplomatica lo portò a ricevere la grazia del re ed un nuovo, quanto insperato successo politico,  utilizzando l’ultima carta che gli era rimasta da giocare: l’antica amicia che aveva unito la famiglia dei de Molinis/Moulins a quella degli Altavilla/Hautanville.

Nei periodi in cui il conte Ugo (II) e sua sorella avevano avuto l’opportunità di visitare e di soggiornare a Palermo presso la famiglia degli Altavilla, era nata una grande simpatia, che poi si sarebbe trasformata in amore tra il conte Ugo (II) de Molinis ed Adelaide, sorella del futuro re Ruggero II, e tra quest’ultimo e la sorella del conte di Bojano. Un amore che durò nel tempo e sopravvisse a tutti gli avvenimenti che coinvolsero i due cognati: il conte Ugo (II) ed il re Ruggero II.

Il conte Ugo (II) de Molinis ricavò grandi vantaggi: nell’anno 1142, in occasione dell’assemblea generale di Silva Marca cui parteciparono il re Ruggero II, Anfuso principe di Capua e duca di Napoli e tutti i conti, i baroni ed altri sudditi del regno, Ugo (II) de Molinis tornò in possesso della contea di Bojano e fu anche nominato Justitiario del regno, grazie alla intercessione di Adelaide, divenuta sua moglie, presso il regale fratello.

Non solo le suppliche di Adelaide contribuirono alla pacificazione del marito con il re Ruggero II, ma, ancora più l’interessamento della sorella del conte Ugo (II), divenuta l’amante di re Ruggero II di Altavilla, da cui aveva avuto un figlio che aveva chiamato Simone, in ricordo del padre.

L’amore sacro e l’amore profano aiutarono Ugo (II) de Molinis, mio più illustre discendente, ad essere di nuovo titolare della contea di Bojano che, con la riorganizzazione del regno normanno di Sicilia, assunse il nome di contea di MOLISE, termine che derivò dal nome della mia città natale: MOULINS, da cui il nostro cognome MOULINS, italianizzato MOLINIS o MOLISIO.

La contea normanna di MOLISE (confini rosso), già contea di BOJANO, del conte UGO (II) de MOLINIS/MOLISIO.

La contea di Molise era la più grande e la più compatta della conteee del regno normanno di Sicilia e resa sempre più importante per la sua posizione geografica tra le frontiere della Puglia e della Campania; i suoi confini ricalcavano quelli stessi della contea di Bojano nel momento della sua massima espansione, da me iniziata e conclusa da mio figlio, il conte Ugo (I) de Molinis.

I suoi territori erano compresi nelle due province continentali in cui era stato diviso il regno normanno di Sicilia ed amministrativamente facevano parte di due delle dieci Connestabilie in cui le suddette province erano state divise: quella di Landolfo Borrello, di pertinenza del principato di Capua, quella di Guimondo di Montelerre e di Ruggero Borsello, pertinenti al ducato di Apulia.

La contea di MOLISE, già contea di BOJANO (confini rosso). Principato di Capua (a) e ducato di Apulia (b). (1) territorio della contea amministrato dal "connestabile " Landolfo Borrello. (2) Territorio della contea amministrato dal "connestabile" Guimondo di Montelerre. (3) territorio della contea amministrato da Ruggiero Borsello, poi da Guglielmo Scalfo, duca di Aquila.

La Roccam de Principatu (l’odierna Rocca di Oratino, n.d.r.) nella contea di Molise, già contea di Bojanorappresentava uno dei principali capisaldi di confine tra i territori pertineti al principato di Capua ed a quelli del ducato di Apulia.

La "Roccam de Principatu", oggi Rocca di Oratino.

Soprattutto per l’alto incarico di Justitiario del regno, la presenza a Bojano di Ugo (II), detto Ugone, de Molinis, titolare della contea di Molise, non fu molto assidua: la nostra città non poteva più offrirgli le comodità e le opportunità che trovava nella residenza della città di Palermo, nella  reggia di Ruggero II, suo autorevole suocero (e cognato): Cum olim Panormi Hugo Molisinus Comes Rogerij Siciliae Regis gener, idemq; …. L’abituale presenza presso il re, gli offriva l’opportunità di essere sempre a conoscenza delle decisioni prese dalla corte reale,  permettendogli di intervenire tempestivamente qualora  fossero lesive al suo prestigio ed alla titolarità della sua contea.

Una delle sue rare presenze nella contea di Molise risale all’anno 1144, allorquando assistette con alcuni suoi baroni, fra cui un certo Marmone, Juliano di Castropignano, Miniero di Palena e Matteo di Pettorano, ad una causa tra il preposto del monastero di san Pietro Avellana ed il vescovo di Trivento, per il possesso delle chiese di S. Lorenzo e di S. Marco, site nel territorio di Agnone.

Quattro anni dopo lo troviamo nella città di Limosano ove tenne una corte con i suoi baroni, magnati, giudici e boni homines, per la stipula di una concordia tra Ugo Markese, signore del castello di Lupara e del castello di Castelbottaccio, con l’abate Giovanni del monastero di Santa Sofia di Benevento, riguardante il pagamento di un tributo da parte degli uomini della chiesa di S. Angelo in Altissimo di Civitacampomarano: . UGO  COMES molisianun sedens pro tribunali intus in civitate limosane cum baronis magnatibus iudicibus aliisque suis bonis hominibus qui subterscripti sunt testes, ….

Nell’anno 1149, il conte Ugo (II) de Molinis è a Bojano, sua città natale capoluogo della contea di Molise, per confermare un privilegio di donazione di alcuni beni siti in Castrum Vetus di Sepino in favore del monastero di Santa Sofia di Benevento, che io ed i miei figli avevamo già donato,  insieme con quelli siti nel castrum di Toro e di S. Giovanni in Galdo, donati dagli altri nostri parenti, ovvero da mio nipote Roberto, figlio di Tristano:Anno millesimo centesimo quadragesimo nono ab ejus  incarnatione Mense marcij, indictione undecima. Ego Ugo boianensis Comes filius quondam bone memorie S(imonis comitis) (notum)  facio …  

Il conte Ugo ( II), forse nella sua ultima presenza nella città natale, scelse una formula inedita per quella donazione, dichiarando Ego Ugo boianensis Comes  e non conte di Molise.

Un’ultima visita è documentata nella città di Venafro nell’ano 1153 in occasione della stipula di una “concordia” con l’ abate Giovanni del monastero di Santa Sofia di Benevento per confermare le cessioni  sottroscritte anni prima nella città di Bojano.

Il conte Ugo (II) de Molinis seppe ben interpretare il suo ruolo e svolgere con diligenza e competenza tutti gli impegni politici-amministrativi di cui era investito; seppe scegliere bene i suoi collaboratori ai quali aveva affidato la conduzione dei distretti territoriali delle civitas e dei castrum.

Alla sua epoca erano civitas e sedi vescovili: Venafro, Isernia, Bojano, Trivento, Limosano, Sepino e, fatta eccezione per di Limosano di cui si ignora ancora oggi il nome antico del sito italico, tutte le altre derivano dagli antichi insediamenti pentri, divenuti poi colonie o municipi romani (o ambedue in epoche diverse), continunado la loro vita pubblica ed ecclesiastica nel periodo longobardo, come conteee e sedi di diocesi episcopali.

Le castella o i castra erano centri meno popolosi, di solito circondati da mura e da altre fortificazioni di difesa; erano subordinate al signore che poteva essere il conte stesso o qualche dominus laico o ecclesiastico.

Il possesso della contea di Molise, con le sue città, le baronie ed i feudi, comportò per il mio illustre discendente, il conte Ugo (II) de Molinis, una serie di diritti e di doveri nei riguardi del suo re e cognato, Ruggero II di Altavilla, a cui doveva fedeltà ed omaggio, e nei riguardi di quanti erano da lui amministrati.

Era obbligato a mantenere l’ordine e ad amministrare la giustizia; aveva il dovere di proteggere le chiese e le persone ecclesiastiche, in cambio del giuramento di fedeltà e di assicuratio.

Era responsabile del servizio militare sia per fornire gli uomini, sia per dare il proprio contributo finaziario per il pagamento della collecta; godeva del privilegio di chiamare a raccolta i propri milites, di comandarli in guerra e di ispezionere le loro armi ed il loro equipaggiamento.

Il conte Ugo (II) poteva usufruire del mercato, del diritto di pedaggio e di regalie di tipo fiscale, aveva il diritto di nominare i fattori, i giudici ed i notai, esercitava il diritto di patrocinium e riceveva gratis tutti i servizi dai suoi locatari.

Nella contea di Molise, il diritto di franchigia del conte Ugo (II) era limitato solamente dalle emissioni dei suoi stessi privilegi e da quelli dei suoi predecessori mentre, nelle terre dei baroni e degli altri signori dei castella, il suo diritto era limitato dalle condizioni già in precedenza stabilite.

Tutti gli abitanti della sua contea, inclusi i baroni ed i cavalieri, furono soggetti alla giustizia di Ugo (II) di Molinis; le ultime due categorie potevano esserne escluse solo per cause che implicassero perdita di terreni, di dignità e di vita.

A tal fine fu istituita una procedura per cui il conte o un suo sostituto dovevano mettere per iscritto le disposizioni di entrambe le parti in giudizio e trasmettere il documento al re o alla sua corte che avrebbe espresso il giudizio, nel rispetto delle leggi vigenti.

Al riguardo è significativa la lista delle istanze dei reati della Justiticia domini regis e delle pene previste redatta dal conte Ugo (II) de Molinis nell’anno 1153:

homicidium Voluntarie incensio. Latrociniam boam equorum et asinorum. Ruptura domorum violenta. Furtum aliarum valentium ultra quinque romanatos. Incisio arborum fructus ferentium et vinearum. Aggressio et depredatio que sint hominibus simpliciter per viam enuntibus. Violentia mulieri ilata. Adulterium..

Le punizioni inflitte per i crimini elencati consistevano nella pena di morte, nella mutilazione e nel taglio dei capelli per le donne. Quando le punizioni erano di natura pecuniaria, il conte Ugo (II) de Molinis, aveva il pieno controllo del suo deposito e ne attribuiva la metà dell’ammontare a se stesso, l’altra metà ai signori del luogo in cui il reato era stato consumato. Le pene minori erano a discrezione della corte del conte.

 Per svolgere il proprio mandato amninistrativo e giudiziario il conte Ugo (II) de Molinis si avvaleva della curia, ove era assistito dai vescovi della contea, dai baroni reali e comitali, dai cavalieri, dai giudici della città e dei castella e  dagli ufficiali della contea.

 Come fu scritto nel Catalogus BaronumUgo (II) de Molinis, conte di Molise, poteva disporre nella sua estesa contea, i cui territori amministrativamente erano compresi tra il principato di Capua ed il ducato di Apulia: Una sunt de proprii feudi predicti Comitis Hugonis de Ducatum milites LXXI et dimidius et augmentum eius sun milites LXXI et dimidium. Una inter feudum servitii de Ducatu et augmentumsunt milites CXLIII et servientes CXXXVIII. Una tam demanii quam servitii Ducatum et Principatus predicti Comitis Hugonis de Mulisio sunt milites CCCCLXXXVI et servientes DCV.

 

 

Le relazioni che il conte di Molise aveva con la Chiesa della contea erano regolate dall’obbligo di tutti i sudditi del regno di proteggere e difendere le chiese, le loro proprietà e di osservare i privilegi delle persone e delle cose ecclesiastiche. I vescovi essendo dipendenti direttamente dal re e dal papa non erano sudditi del conte come gli altri abitanti della contea; ma i vescovi sedevano nella corte del conte, quando gli argomenti da discutere erano di materia ecclesiastica.

La contea di MOLISE (confini rosso, anno 1142), già contea di BOJANO, ed alcuni centri (punto rosso) elencati nel "Catalogus Baronum".

 

Tutti i membri della mia famiglia si sono dimostrati sempre dei ferventi cristiani e non hanno mai trascurato di elargire ai monasteri di Montecassino e di Santa Sofia di Benevento offerte in denaro e donazioni di immobili con tutte le loro pertineneze, siti in diverse località della nostra contea.

Il mio discendente conte di Molise, non mancò di fare omaggio ad Ugo, , ed alla chiesa madre della città, le reliquie di Santa Cristina, il cui corpo era conservato e venerato nell’antica città di Sepino.

Correva l’anno 1160.

Di lì a poco, la morte colse il conte Ugo (II) de Molinis, in quel di Palermo, senza aver avuto la possibilità di poter rivede, come era nel suo intento, la natia città di Bojano.

Non avendo lasciato eredi leggitimi, la mia famiglia si estinse con Ugo (II) de Molinis, conte di Molise, già contea di Bojano, e justitiario del regno normanno di Sicilia.

 Ciò che accadde nei periodi successivi non  interessa la mia narrazione.

So che furono periodi molto turbolenti.

La mia contea, infatti, da allora inizò una lunga decadenza, anche perché vennero a mancare uomini in grado di amare questa terra e trasmettere ai propri figli l’orgoglio di quanti l’avevano sempre gelosamente difesa: all’inizio i Pentri e dopo noi Normanni.

Ego Rodolfo de Moulins, conte di Bojano.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: