150° ANNIVERSARIO UNITA’ D’ITALIA: L’INCONTRO DI GIROLAMO PALLOTTA CON GIUSEPPE GARIBALDI A CASERTA.

  

Due giorni prima che Giuseppe Garibaldi fosse accolto da trionfatore nella città di Napoli, sede del regno borbonico, il 5 settembre, sul castello del borgo medioevale della città di Bojano, i Cacciatori del Vesuvio, guidati da Pateras, Fanelli e Raimondi, fecero sventolare la regia bandiera tricolore.

Dichiarato decaduto il governo borbonicoGirolamo Pallottaliberale, ispiratore ed artefice della “rinascita“, fu nominato pro-dittatore del governo provvisorio della città; la sua carica e lo stesso governo provvisorio, durarono solo cinque giorni: Nicola De Luca, nominato governatore della provincia di Molise con poteri illimitati, ne aveva preteso lo scioglimento.

Girolamo Pallotta, non soddisfatto di aver contribuito a liberare la sua città, cercò di organizzare i volontari di Cantalupo, San Polo Matese, Campochiaro, Guardiaregia, Vinchiaturo, Colledanchise, Spinete, Sant’Elena, Castel Petroso, Macchiagodena, Sant’Angelo in Grotte e di altri centri, che volevano unirsi ai garibaldini.

Girolamo Pallotta aveva a disposizione circa tremila uomini, scarsamente armati e senza  esperienza al combattimento, quando arrivò la notizia che le truppe borboniche ed i reazionari avevano rioccupata la città di Isernia.

Avendo valutato di non poter intervenire in soccorso della città con i suoi volontari e  temendo che quella riconquista avrebbe potuto incoraggiare altri movimenti reazionari sia nella sua città  natale che nei centri limitrofi già “liberi, giudicò urgente, senza il coinvolgimento del governatore della provincia di Molise, incontrare Giuseppe Garibaldi, nel frattempo trasferitosi nella città di Caserta.

G. Garibaldi entrò a Napoli il 7 settembre 1860. Si trasferì a Caserta per liberare Capua. G. Pallotta a Bojano il 5 settembre era stato proclamato pro-dittatore del governo provvisorio della città natale. (foto da "La camicia rossa" di A. Mario, ed.ne Antilia.

 Scrisse Mario ne La camicia rossa: …. Già la reazione si manifesta nel Molise, e un oratore di Bojano (Girolamo Pallotta, n.d.r.) capitò stamane a impetrare dal dittatore aiuto d’uffiziali esperti e qualche battaglione. Lo so. Il nemico allungò il suo corno sinistro e fece una punta ad Isernia per foraggiare, per suscitare partigiani negli Abruzzi e per contrastare il passo all’esercito del nord. Innocenti sforsi! Garibaldi or ora mi disse: L’abbiamo fiaccato il 1° ottobre; è impotente“.

Girolamo Pallotta, più degli ufficiali dell’esercito garibaldini, più di Garibaldi, era preoccupato per l’occupazione della città di Isernia dove la reazione era stata di una violenza inaudita verso coloro che avevano manifestato simpatia per i “liberali“: il figlio del suo amicissimo di cuore e di fede Stefano Iadopi  d’Isernia, scrisse Marucci (1923), era stato barbaramente trucidato.

Non è dato sapere dove soggiornò a Caserta Girolamo Pallotta, ma di buon mattino cercò di incontrare Garibaldi per potere illustrare,  con dovizia di particolari, gli avvenimenti che erano accaduti nel Molise.

Scrisse Mario: … bevendo il caffè e aspettando il generale. Il quale indi a poco comparve nel poncho e il fazzolletto di seta sulle spalle. Noi gli facemmo ala per seguirlo. In quel punto gli mosse incotro un gentiluomo sui cinquantanni ( Girolamo Pallotta, n.d.r., cappello in mano. Il colonnello Paggi e i maggiori Gusmaroli e Stagnetti gli saltarono addosso come molossi, intimandogli a voce bassa ma concinta di ritirarsi, chè in quell’ora il generale aveva altro pel capo. (…) E il generale, a cui tornava molesto il troppo zelo, con sguardo acceso: < Lascatelo passare >. E queglino, ingrulliti, ristetterro e diedero volta. E il gentiluomo: < Signor dittatore, non so risolvermi di ripartire per Bojano senza soccorso che v’ho chiesto.

Garibaldi non intendeva dare una risposta positiva, non voleva o non poteva concedere uomini ed armi per dare man forte ai circa tremila volontari patriotti” che attendevano a Bojano, male armati e senza alcuna esperienza ad uno scontro con un esercito regolare e con i reazionari accecati dalla vendetta; sosteneva che coloro che si erano resi liberi, da soli dovevano anche difersi: Mi narraste ieri di tremila patrioti armati e pronti; questi bastano a domare la reazione, o a limitarla dov’è. Il paese liberato deve saper custodire la libertà da se steso. Voi, maggiore delle guardie nazionali di quella provincia, capitanate i tremila.

Senza  la presenza di soldati vostri rispose Girolamo Pallotta, senza l’autorità e la guida di ufficiali del vostro seguito e fra i più valorosi, non se ne caverà alcun costrutto.

Se dovessi mandare battaglioni e aiutanti miei ad ogni grido di paura, rispose sempre irritato Garibali non mi basterebbe l’esercito di Serse. Difendetevi da voi, vi ripeto.

 Pallotta, resosi conto che la sua missione stava fallendo ed avendo ancora vivo nella sua mente l’entusiasmo e la gioia dei suoi concittadini per aver conquistata la libertà, con audacia tenne testa al Generale, rispondendo con prontezza: il vostro rifiuto, eccellenza, vi costerà, oltre al Matese, il Molise, e forse l’Abruzzo .

Il duello verbale continuò con una risposta, accompagnata da uno scatto d’ira di Garibaldi:  La vostra ostinazione va diventando più forte della mia pazienza.

Chiunque altro avrebbe desistito difronte a tale atteggiamento, ma Pallotta con caparbietà: siate indulgente, generale, ponetevi nel mio posto; l’interesse del mio paese mi fa diventare importuno; voi siete patriota anzitutto, e comprederete …. , parole quanto mai appropriate che riuscirono a strappare una promessa da parte di Garibaldi: Ora non ho tempo, ne riparleremo stasera: addio.

 Con l’animo pieno di gioia e soddisfatto per la promessa di un altro colloquio, Girolamo Pallotta trascorse il tempo a girovagare per i giardini della regia di Caserta, mentre i garibaldini e gli altri volontari si preparavano alla partenza per altre memorabili imprese: prioritaria, la conquista della città di Capua.

Sull’imbrunire scrisse Mario ripresentossi a Garibaldi, sollecitatore pertinace degli aiuti contro la reazione e affrontatore imperturbabile del corruccio del generale; talmentechè questi alfine cedette e nominò il tenente colonello Nullo al comando della impresa, il capitano Zosio e me quali suoi aiutanti. Il Paggi suggerì di aggiungervi il maggiore Calderisi, e vi fu aggiunto. Dovevano partire dodici guide a cavallo agli ordini del sottotenente Bettoni e due battaglioni di volontari del Matese e di Sicilia.

La via della "Libertà" (rosso): itinerario seguito dai "garibaldini" richiesti da G. Pallotta a G. Garibaldi per la difesa di Bojano e dei centri "liberi". (rosso).

Girolamo Pallotta aveva vinto!

Oreste Gentile.

 

 

 

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