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“BOVIANUM VETUS” . “BOVIANUM UNDECUMANORUM”. (I^ parte: Le “manipolazioni” di Theodor Mommsen).

giugno 22, 2011

Quanti sono gli insediamenti nel territorio dei Pentri di cui ignoriamo ancora la localizzazione e la identificazione?

Dei 25-30 centri fortificati scoperti, 8 di essi hanno una sicura ubicazione e conservano il secolare (o eterno?) nome di fondazione tramandato dalle fonti classiche:  Aufidena (Alfedena pentra), Aufidena (romana, Castel di Sangro), Venafrum (Venafro), Aesernia (Isernia), Terventum (Trivento), Fagifulae (Faifoli/Montagano), Bovianum (l’osca Bovaianom) e Saepinum (l’osca Saipins); centri che furono protagonisti della storia  antica della nostra regione.

Dove localizzare ed identificare Aquilonia, Cominium, Herculaneum, Murgantia, Palumbinum, Velia, etc.?

 La loro importanza storica fu fugace perché legata ad un unico avvenimento: le guerre combattute dai Sanniti contro il dominio di Roma; dopo la loro conquista e la loro distruzione, caddero nell’oblio.

Il nome dell’antico sito italico di Pietrabbondante è emblematico.

I ritrovamenti archeologici testimoniano la frequentazione del suo territorio dal VII-VI sec. a. C. e l’insediamento, pur avendo svolto un ruolo importantissimo al pari di Corfinium durante la Guerra Italica (I sec. a. C.), dopo la definitiva conquista romana del Sannio, avendo perso ogni importanza, il suo antico nome di fondazione fu dimenticato.

A partire dall’anno 1014 la località era conosciuta con il nome di Petrahabundati o Petra Habundanti, sconosciuto in epoca italica, si originò in epoca medioevale per la presenza “abbondante” delle “pietre”  che erano state utilizzate per costruire i monumentali templi ed il grande teatro.

In epoca moderna alcuni studiosi, utilizzando ogni artificio per riconoscere nell’attuale centro di Pietrabbondante la colonia romana denominata Bovianum Vetus, sconosciuta agli  autori classici, ma non a Plinio Secondo il Vecchio (23-79 d. C.), non valutarono il giudizio di disprezzo e di biasimo che sarebbe stato espresso nei confronti dei suoi abitanti che avevano dimentico o rinnegato il nome che le era stato dato in occasione della sua fondazione.

Gli autori classici che hanno preceduto Plinio il Vecchio, pur avendo descritto gli avvenimenti pertinenti all’insediamento italico di Pietrabbondante di cui è ancora oggi è  sconosciuto il nome,  hanno sempre ricordato una Bovianum che Tito Livio (64-59 a .C. – 12-17 d.C.) definì capitale dei Sanniti Pentri: Caput hoc erat Pentrorum Samnitium longe ditissimum atquae opulentissimum armis virisque.

Cicerone (106-43 a. C.) nella Pro A. Cluetio Oratio, Diodoro Siculo nella Biblioteca Storica (90-20 a. C.), Strabone (67 a.C.-20 d.C.) nella Geografia, Livio (64-59 a.C./12-17 d.C.) nella Ab Urbe Condita che, oltre alla già citata descrizione riferita all’anno 311 a. C.), ricordò Bovianum Saepinum e Velia in occasione della battaglia di Aquilonia contro i Romani dell’anno 293 a. C. ed ancora per l’anno 210 a. C. in occasione dell’alleanza tra i Pentri ed i Romani contro l’esercito cartaginese.

Gaio Plinio Secondo il Vecchio (23-72 d. C.) descrisse nella Naturalis Historia la IV regione augustea : Samnitium, quos Sabellos et Graeci Saunitas dixere, colonia Bovianum Vetus et alterum cognomine Undecumanorum, Aufidenates, Aesernini, Fagifulani, Ficolenses, Saepinates, Tereventinates./I Sanniti, detti Sabelli e Sauniti dai Greci, la colonia di Boviano Vecchio e l’altro che ha lo stesso nome (o l’altro omonimo) degli Undecumani, gli Aufidenati, gli Isernini, i Fagifulani, i Ficolensi, i Sepinati,i Tereventinati: fu l’unico storico a ricordare una colonia Bovianum Vetus et alterum cognomine Undecumanorum.

Autorevoli autori classici tramandarono altre descrizioni ricche di riferimenti storici e geografici che identificano Bovaianom/Bovianum-Boviano con l’odierna Bojano: Silio Italico (25-101 d. C.) nelle Puniche, Appiano (I sec. d. C.) De Bellis Civilis , Tolomeo (II sec.), l’Obsequens (II-IV sec.), il Liber Coloniarum I e II (402-406), Paolo Diacono (anno 667) nella Storia dei Longobardi, Erchemperti (anno 860) nella Historia Langobardorum Beneventanorum, il Chronicon Vulturnense (1003), la Chonica Monasteri Casinesi (1015-1016), Guillielmi Apuli (1053), Alessandro di Telese (1134-1136), Ugo Falcando (1166), Ryccardo de Sancto Germano (1220).

Non si deve trascurare il contributo degli Itinerari viari che confermano l’esistenza in ogni epoca di una Bovianum identificata e localizzata sempre e solo con l’odierna Bojano: era stata fondata sul tratturo Pescasseroli-Candela utilizzato dai SABINI-SABELLI per giungere alle falde settentrionali del massiccio del Matese dove fondarono BovaianomBovianumBojano, la città-madre, la capitale della tribù/popolo dei Pentri.

Il tracciato del tratturo fu utile in epoca romana per costruire la via consolare Minucia, oggi S. S. 17 Appulo Sannita che si origina presso Antrodoco, in SABINA, passa per Corfinio e  raggiunge Sulmona, Castel di Sangro, Rionero Sannitico, Isernia, Bojano etc..

L’Itineraria Provinciarum Marittimum dell’Imperatoris Antonino Augusti che risale all’impero di Diocleziano (284-305), ricorda Bovianum, corrotto in Bononiano civitas, posta tra Serni civitasIsernia a nord-ovest e le località ad est: Super (Tha)mari fluvium, presso il corso superiore del fiume Tammaro ed Aequum Tuticum, presso Ariano Irpino.  

La Tabula Peutingeriana, una carta la cui redazione si fa risalire al 170 d. C. o all’anno 365, riporta la  via Minucia con un percorso un disegno “discontinuo” e non aderente alla realtà:  Bojano risulta essere  Bobiano, corruzione di Boviano.

Il Ravennatis Anonymi Cosmographia del VII sec. d. C., ripropone quanto tramandato dall’Itineraria Provinciarum Marittimum:trascurava le distanze tra le località e confermava le “imprecisione” della T. P.: Bobianum/Bovianum/Bojano è collocato dopo Esernia/Aesernia/Isernia e Cleturnomnion/Santa Maria del Molise; prima di Rani/Campochiaro e Egotanticon/Aequumtuticum/Ariano Irpino.

Il Guidonis Geographia conferma la descrizione del precedente itinerario e riporta la “corruzione” dei nomi di alcune località già esaminate: Isernia, Clitura, Homa (?), Cleturcium, Bobianum, Rani ed Egotanticum.

L’insediamento italico dell’odierna Pietrabbondante, di cui ancora oggi non si conosce l’antica denominazione, avendo rappresentato il principale santuario italico in occasione della rivolta degli Italici contro il dominio di Roma e conclusa con la Guerra Sociale,  pur esssendo collegato con gli altri centri del territorio dei Pentri , era fuori dagli itinerari più importanti ed il suo “isolamento” fu la causa principale  della decadenza dopo la conquista romana del Sannio; un isolamento  che fu evidenziato dallo stesso Mommsen.

 Perché la colonia Bovianum Vetus ricordata da Plinio il Vecchio fu identificata con Pietrabbondante?

La vexata quaestio ebbe origine intorno all’anno 1846: Theodor Mommsen nel suo Corpus Inscriptionum Latinarum, una pregevole pubblicazione delle epigrafe romane scoperte in Italia alla sua epoca: reputò giusto localizzarle nelle diverse regioni dell’Italia seguendo quanto aveva scritto Plinio Secondo il Vecchio nella Naturalis Historiae: Samnitium, quos Sabellos et Graeci Saunitas dixere, colonia Bovianum Vetus et alterum cognomine Undecumanorum,… ./ I Sanniti, detti Sabelli e Sauniti dai Greci, la colonia di Boviano Vecchio e l’altro che ha lo stesso nome o l’altro omonimo degli Undecumani, … .

Mommsen interpretò arbitrariamente il passo pliniano per sostenere  l’esistenza nel Sannio di 2 località denominate Bovianum da identificare: Bovianum Vetus con Pietrabbondante e Bovianum Undecumanorum con Bojano.

Per avallare la sua convinzione manipolò quanto scritto da Plinio il Vecchio:  nel  C.I.L. al capitolo riguardante Bojano  scrisse: LVI. BOVIANUM UNDECUMANORUM (Bojano). Tribù Voltinia.   …. colonia (immo coloniae/anzi lecolonie); inoltre, nel descrivere LVI.BOVIANUM UNDECUMANORUM (Bojano). Tribù Voltinia.  e LVII. BOVIANUM VETUS  ( Pietrabbondate, prope Agnone). Tribù Voltinia., crea una maggiore confusione per il lettore perché riportò le notizie dell’una nel capitolo dell’altra e viceversa.

Plinio il Vecchio era consapevole delle sue conoscenze, soprattutto non ignorava l’uso del singolare coloniao e del plurale coloniae:

1) colonia Luca a mari recedens propriorque Pisae. 2) Intus coloniae Capua, ab XL campo dicta, Aquinun, Suessa, Venafrum, Sora. 3) colonia autem una, quae vocatur Ad Turrem Libisonis. 4) Coloniae ibi V, urbes aut civitates LXIII.  5) colonia Tauromenium, quae antea Naxos. 6) Cetera intus in secunda regione Hirpinorum colonia una Beneventum auspicatius mutato nomine, quae quondam appellata Maleventum. 7) Intus coloniae Bononia, Felsiena vocitata tum cum princeps Etruriae esset, Brixillum, Mutina, Parma, Placentia. Nel caso che stiamo esaminando, aveva scritto: Samnitium, quos Sabellos et Graeci Saunitas dixere, colonia Bovianum Vetus et alterum cognomine Undecumanorum, … .

Mommsen per giustificare la sua convinzione, mutò il singolare colonia con il plurale coloniae; descrivendo Bovianum Vetus=Pietrabbondante, ricordò che la Bovianum Undecumanorum era stata caput Pentrorum e che sorgeva sulla viam Samniticam primariam, non vetus/non la Bovianum Vetus precisò Mommsen, che sorgeva in mediis montibus situm et multo minus celebre; ovvero, come esaminato,  “fuori” dagli itineari viari ed era stimata meno celebre!

Il confine del territorio dei "PENTRI" (rosso) ed i percorsi tratturali (verde).

 

La "via consolare Minucia" (1). La "via" della "Tabula Peutigeriana" da "Bobiano"/Bojano a "teneapulo"/San Paolo di Civitate, oggi parte della S.S. 87 (2). la "via" anonima disegnata nella "Tabula Peutingeriana" a forma di "L" capovolta (3).

Proseguendo nella sua descrizione ed attribuendo alla minus celebre, l’insediamento che sorgeva in mediis montibus quanto gli autori antichi avevano ritenuto pertinente ad un’unica Bovianum,  lo studioso tedesco concluse la descrizione  della minus celebre confermando che Bovianum Undecumanorum era stata la capitale dei Pentri, mentre Bovianum Vetus necessariamente era da stimare la città primaria del popolo, della tribù dei Caraceni: ut alterum Pentrorum, ita hoc Caracenorum Samnitium primaria urbs fuerit necesse est.

Quanto sostenuto da Mommsen modificava ancora una volta il pensiero/ le conoscenze di Plinio Secondo il Vecchio che nel paragrafo 106, 17 del libro III dedicato alla descrizione della regio quarta, ricordò anche il popolo dei Carecini: Carecini Supernate et Infernates, Iuanenses, …: della esistenza di una Bovianum Vetus che, come scrisse il Mommsen, doveva essere dei Caracenorum Samnitium primaria urbs, non c’è traccia; mentre nel successivo paragrafo 107  Plinio ricordò l’unica  Bovianum Vetus et alterum cognomine Undecumanorum e le popolazioni delle coloniae che appartenevano esclusivamente al popolo dei Pentri: Aufidena/Castel di Sangro, Aesernia/Isernia, Fagifulae/Faifoli/Montagano, Ficolenses (?), Saepinum/Sepino, Terventum/Trivento; poi elencò le coloniae dei Sabini

Se oltre Bovianum Pentrorum fosse esistita nel Sannio Bovianum Caracenorum, il diligente ed attento Plinio il Vecchio l’avrebbe ricordata quando descrisse il popolo dei Caraceni: Segue la quarta regione, che comprende le popolazioni più valorose d’Italia. Sulla costa, nel territorio dei Frentani, a partire dal Biferno, sono il fiume Trigno ricco di approdi, la città di Istonia, Buca,  Ortona, il fiume Aterno. Nell’entroterra Lanciano dei Frentani, i Carecini Superiori e Inferiori, Iuanenses. Nel territorio dei Marrucini è Chieti, in quella dei Peligni sono Corfinio, Superequo, Sulmona. Dei Marsi fanno parte Anxa, Antino, Luco Fucente, Marruvio. Agli Albensi appartiene Alba, sita presso il lago Fucino. Sono città degli Equicoli Cliternia e Carsoli. Dei Vestini sono Angolo, Penne e Peltuino, uniti alla quale sono gli abitanti di Ofena Cismontana. I Sanniti -che furono detti anche Sabelli, e Sauniti dai Greci,- la colonia di Boviano Vecchia e l’altro che ha lo stesso nome (o l’altro omonimo) Boviano degli Undecumani, gli Aufidenati, gli Isernini, i Fagifulani, Ficolenses, i Sepinati, i Triventini,… . I Sabini ….. .

La diligenza di Plinio si evidenzia nel ricordo di 2 omonime: Teanum Sidicinum cognomine e Teanum Apulorum; la 1° nella I regio, la 2° nella II regio.

Alla luce di quanto esaminato, non è sostenibile, nè può essere condivisa la manipolazione che Mommsen fece del pensiero e delle conoscenze di Plinio Secondo il Vecchio condivise dagli altri autori antichi.

La Bovianum Vetus Caracenorum di Mommsen non esiste nella Geografia di Tolomeo (II sec. d. C.) dove è scritto: Caracenorum, qui sunt infra Frentanos, Aufidena 40° 40′-41° 45′; oggi 41°  47′ N – 14° 06′ E: Tolomeo (erroneamente, in quanto era città dei Pentri) localizzò Aufidena nel territorio dei Carecini, ma non Bovianum Vetus di Mommsen. 

Per il  territorio dei  Samnitium, qui sunt infra Paelignos et Caracenos, ricordò una sola Bovianum 39° 5′-42°; oggi 41° 29′ N – 14° 28′ E. Aesernia 39°-41° 40°; oggi 41° 36 ‘ N – 14° 13’ E. Saepinum 39° 40′ – 41° 50′; oggi 41° 24′ N – 14° 37′ E. Allifa 40° – 41° 45′; oggi 41° 19′ N – 14° 20′ E. Tuticum 40° 10′ – 41° 40′; oggi 41° 8′ – 15°5′Telesia 40° 30′ – 41° 20′; oggi 41° 14′ – 14° 30′. Beneventum 41° – 41° 20′; oggi 41° 08′ N – 14° 46′. Caudium 41° 20′ – 41° 5′; oggi 41° 3′ – 14° 38′.

L' ITALIA secondo le coordinate di TOLOMEO.

 Si nota con molta facilità che la localizzazione delle città romane del Sannio ricordate da Tolomeo  non corrisponde alla realtà: alcune sono più a nord, altre più ad est ed a sud: l’unica Bovianum,  giustamente posta sul versante nord della catena appenninica, è più a nord di Sulmo e di Corfinium che è più ad est vicino alla costa adriatica, poco a sud est di Teate capitale dei Marucini; Allifa è localizzata a sud e più in basso di Saepinum e prossima ad Aufidena alla sua destra tra i monti.

Nonostante l’evidente modificazione della localizzazione delle città romane, causata dalle coordinate di Tolomeo, rispetto alla realtà, alcuni storici (?) “locali”, seguendo l’esempio di Mommsen, hanno proposto l’identificazione di Pietrabbondante con Bovianum  delle coordinate del geografo greco, ovvero la pliniana Bovianum Vetus, giustificandola con la sua localizzazione (lo è Pietrabbondante) più a nord di alcune città del Sannio, “ignorando” che se quella Bovianum fosse Pietrabbondante, questa località risulterebbe più a nord di Sulmona, di Corfinio e della città frentana di Anxanum (Lanciano): una localizzazione irreale!

Mommsen, proponendo l’esistenza di due Bovianum, una capitale dei Carecini,  l’altra dei Pentri, screditava gli tutti gli autori classici che tramandarono l’esistenza di UNA Bovianum/Bojano, giustificando la manipolazione del passo di Plinio il Vecchio con una epigrafe in osco rinvenuta nella zona archeologica di Pietrabbondante:

n(u) v(is)vesulliais tr(ebeis) m(eddiss) t(uvtiks) ekik sakaraklum buvaianud aikdafed.

Mommsen, come sostiene Adriano La Regina, così interpretò l’epigrafe: Novius Vesulliaenus Trebi f. meddix tuticus hoc sacellum Boviani aedificavit/ Novio Vesulliano figlio di Trebi magistrato supremo questo sacello edificò in Boviano.

Ha scritto La Regina: Il significato del verbo aikdafed è ancora oscuro e la traduzione “aedificavit” non appare giustificata. La comprensione integrale del documento quindi ci sfugge. Per quanto riguarda il nostro problema tuttavia ci potremmo soffermare utilmente sul valore dell’ablativo “buvaianud” a cui il Mommsen ha dato valore locativo. Abbiamo dunque due possibilità, giacchè rimane l’incognita del verbo: … Se l’ablativo sta ad indicare un punto di partenza nello spazio, non sussiste alcun motivo per riconoscere Bovianum a Pietrabbondante; anzi sarebbe il contrario. Ammesso che “buvaianud” abbia valore locativo, ciò implica necessariamente una identificazione spaziale dell’azione “aikdafed” con il suo oggetto “sakaraklum”. A Bovianum, per esempio, può essere stato votato il sacello da erigersi nel santuario di Pietrabbondante. La seconda ipotesi è comunque ostacolata dal fatto che in osco l’ablativo, nelle determinazioni di luogo, è usato in funzione separativa, come dimostra una serie di esempi epigrafici, con denominazioni di città, indicazioni di luoghi, e numismatici, mentre d’altra parte sono documentate forme locative. Considerata ingiustificata la traduzione “aedificavit Boviani”, viene a mancare l’elemento determinante a favore del riconoscimento di Bovianum Vertus in Pietrabbondante.

Quanto scritto da La Regina, dimostra che la traduzione del Mommsen fatta al testo osco questo tempietto (sacello) costruì (aidkafed) in  Boviano  è arbitraria: se il tempietto era stato edificato in Boviano, non c’era motivo di ripetere nella dedica il nome della città dove era stato locato; secondo logica, l’interpretazione della dedica osca dovrebbe essere: in Boviano/Bojano, capitale dei Pentri, fu decisa/stabilita/decretata la costruzione del sacello nel territorio nell’importante santuario dell’odierna Pietrabbondante.

Le altre epigrafe trovate a Pietrabbondante testimoniano che non era in uso incidere e ricordare il luogo dell’intervento edilizio pubblico o religioso; una per tutte:

gn. staiis . mh. stafididins metd. t. dadikatted/Gn. Staius Mh. f. Stabidinus meddix tuticus dedicavit.

Gli esempi non mancano a Pompei, forse (?) erano sconosciuti a Mommsen?

32 dediche (2 esempi in osco e latino) rinvenute nel territorio di Pompei testimoniano che non era in uso scrivere il nome della città (Pompei) dove avveniva la costruzione di un edificio pubblico o religioso.

Ni(umsis) Trebiis Tr (ebiesis) med (diss) tuv(tiks) aamanaffed/Numerius Trebius figlio di Trebius meddix  pubblico promosse la  costruzione (in Pompei).

Popidius Ep. f. q (uaestor) porticus faciendas coerravit/Il questore Vibius Popedius figlio di Epidius fece costruire (in Pompei).

Sia i Sanniti che i Romani stimavano superfluo/inutile scrivere nelle dediche il nome della località protagonista dell’intervento edilizio. Tenuto conto che una lapide, oggetto “mobile”, pertanto il luogo del suo ritrovamento potrebbe non corrispondre a quello originario! 

La manipolazione di Mommsen non può essere giustificata perchè priva di riscontri storici, geografici ed epigrafici validi per sostenere l’esistenza di due Bovianum, distinte e separate.

Trascurò di valutare l’importanza  del ver sacrum che diede origine a Bovaianom/Bovianum/Boviano/Bojano ed alla tribù dei Pentri: esso rappresentava il rito SACRO di fondazione della città-madre e la nascita di una nuova tribù, un unicum come la fondazione di Roma.

Con il rito SACRO del ver sacrum, l’etimologia del nome di alcune di tribù di origine Sabina si originò dall’ animale-totem-guida: il picchio per i Piceni; il cavallo per gli Aequi; il lupo per gli Irpini ed i Lucani. Altre derivarono l’etimologia dal nome del condottiero che li aveva guidati, altre, come i Caudini dal nome Caudio della loro città capitale.

Fece eccezione la tribù dei Pentri: l’etimologia del loro nome non derivò dal bue, animale sacro al dio Ares, l’animale-totem-guida che si fermò alle pendici settentrionali del massiccio del Matese.

Il nome “sacro” fu dato alla città-madre, alla metropoli-capitale: Bovaianom (osco)/Bovianum/Boviano(romano)/Bojano; mentre la tribù derivò il nome, come scrisse  E. Togo Salmon, dalla radice celtica pen-, ovvero “sommità”, riferito al territorio montuoso  che avevano occupato ed ai loro insediamenti posti sulle cime delle colline e dei monti.

la capitale dei Pentri godeva di altre due “pecularità” che la rendeva “unica” in tutto il territorio che comprendeva anche il santuario dell’attuale Pietrabbondante: una “circonferenza”  evidenzia la sua equidistante dalle capitali e dalle città più importanti degli Irpini, dei Caudini, dei Campani e dei Sidicini; mentre dal monte Crocella che domina la città e la pianura, già chiamato Colle Pagano, che era il sito di una delle tre fortificazioni che proteggeva la “capitale”,  come ha tramandato Appiano, i condottieri Sabelli scelsero e fissarono i capisaldi di confine del territorio dei Pentri dalle altre tribù consanguinee.

 Plinio il Vecchio, scrivendo colonia Bovianum Vetus et alterum cognomine Undecumanorum, con il singolare colonia e con il Vetus ed Undecumanorum, indicava DUE momenti/periodi storici vissuti da UNA città conosciuta nella storia con il nome di Bovaianom/Bovianum, ricordata da Tito Livio per essere stata l’unica capitale dei Sanniti Pentri nel cui territorio era sito il santuario dell’odierna Pietrabbondante.

DUE momenti/periodi storici che Mommsen avrebbe dovuto conoscere, altrimenti dovremmo giudicare superficiali e dubitare delle sue ricerche; chissà quante altre sorprese potremmo avere se si riesaminassero le “sue” convinzioni!

La documentazione storica ed archeologica, nota al Mommsen, dimostrano che con la conquista definitiva del Sannio con la Guerra Sociale, la città di Bovianum, tra gli anni 48-46 a. C., durante la II dittatura di Cesare, ebbe l’ordinamento di municipio  come è documentato da una dedica a Cesare, riportata dal Mommsen nel  suo C.I.L. con il n. 2563.

1) Tra gli anni  43-41 a. C., divenne colonia (Vetus)con l’assegnazione agrarie da parte di Ottavio, in base alla legge Julia;

2) Tra gli anni 73-75 d. C., vi furono altre assegnazioni da parte di Vespasiano  ai veterani della legione XI Claudia (Undecumanorum).

Plinio il Vecchio aveva ricostruito DUE momenti/periodi storici di Bovianum: la colonia Vetus degli anni 43-41 a.C. e la Undecumana  degli anni 73-75 d. C..

E’ impossibile pensare che Mommsen non avesse letto la descrizione di Plinio il Vecchio della VII Regione augustea: De cetero Arretini Veteres, Arretini Fidentiores, Arretini Iulienses, Amitinenses, Aquenses cognomine Taurini, …. e di seguito: Clusini Novi, Clusini Veteres, Florenti.

Non TRE Arretium (Arretium Vetus, Arretium Fidentiorum, Arretium Iuliensorum), ma TRE momenti/periodi storici vissuti dagli abitanti di UNA  Arretium/Arezzo.

Plinio il Vecchio volle ricordare con Veteres i coloni inviati in Arezzo quando fu sede di municipio durante la Guerra Sociale; con Fidentiores i coloni inviati da Silla dopo la Guerra Sociale e con Iulienses i coloni inviati da Cesare.

Accadde anche per i Clusini Novi, Clusini Veteres, gli abitanti non di DUE città, Clusium Novum e Clusium Vetus, ma DUE momenti/periodi storici che ricordano la colonia Clusium Novum dei coloni inviati da Silla e la Clusium Vetus degli abitanti della città  etrusca  di Charmas, divenuta Clusium  dopo la conquista romana.

Non mancano esempi nelle altre Regioni augustee. Nella I Regione troviamo Fabraterni Veteres, Fabraterni Novi; sempre UNA città, Fabrateria/Falvaterra, di cui Plinio il Vecchio volle ricordare DUE momenti/periodi storici: la Vetus occupata dai Romani nell’anno 334 a. C., la Nova dei coloni inviati dai consoli Cassio Longino e Sestio Calvino nel 124 a. C..

Se Plinio il Vecchio non avesse scritto Bovianum Vetus, et alterum cognomine Undecumanorum, ma Bovianensis Veteres, Bovianensis Undecumanorum, quale sarebbe  stata l’interpretazione di Mommsen?

Oreste Gentile.

(II^ parte: BOVIANUM VETUS. BOVIANUM UNDECUMANORUM: da THEODOR MOMMSEN a  E. TOGO SALMON.)

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“ad pyR VIII” = “ad Pir(um)”: una “bufala” !

giugno 17, 2011

Quando la ricerca storica trascura la lettura e la valutazione delle fonti classiche o le manipola per fini campanilistici, offende l’intelligenza del lettore.

E’ accaduto anche per la vexata quaestio sul passo di Plinio il Vecchio che ricorda la colonia  Bovianum Vetus et alterum cognomine Undecumanorum.

La disputa tra  Pietrabbondante (Bovianum Vetus?) e Bojano (Bovianum Vetus ed Undecumanorum) è stata risolta, interpretando ad usum delphini, ciò che è disegnato e scritto nella Tabula Peutingeriana.

L’originale ricerca ha preso in considerazione la località denominata ad pyR seguita dal numero romano VIII, riportati in modo chiaro nella T. P..

la località "ad pyR". "VIII" indicano le m.p. che la separano dalla odierna Taverna Cortile non riportata nella "T. P.".

Volendo a tutti i costi identificare Pietrabbondante con la pliniana Bovianum Vetus, dapprima è stata identifica con Bobiano della T.P. , dopo si è manipolato  ad pyR, facendolo diventare ad Pir(um): la y diventa i ed il numero romano VIII diventa um.

Lo scopo è dichiarato: ad Pir(um) che se identificata nei pressi di Aufidena non poteva appartenere al percorso proveniente da Gerunium, dovrebbe, guarda caso, corrispondere ad una località posta sul percorso tratturale (Celano-Foggia), a poche centinaia di metri dal fiume Sangro, corrispondente al rudere della “masseria Taverna o Taverna S. Pietro in località “bosco Perazze; ovvero: Pir(um)  ha il significato di Perazze.

La manipolazione di ad pyR, scritto in modo chiarissimo  nella T.P., rende inutile la ricerca, ma soprattutto offende l’intelligenza del lettore.

La realtà identifica ad pyR con l’odierna Campolieto, mentre il numero romano VIII ricorda la sua distanza non da ad canales, ma dalla odierna Taverna del Cortile, non riportata nella T.P. , dove il tratturo Castel di Sangro-Lucera incrocia il tratturello Matese-Cortile-Centocelle.

pyR, lingua greca, ha il significato di fuoco; nei pressi di Campolieto, nella contrada denominata Taverna del Tratturo o Contrada Taverna del Tratturo si utilizzava il fuoco per due attività economiche: la lavorazione dell’argilla, perché esiste una località denominata teglia, riferito al recipiente in terracotta e l’uso del fuoco per trasformare la legna in carbone, perchè esiste la località  Macchia carbone.

Le VIIII poste alla sn. di ad pyR ed alla ds. di Geronum, corrispondono alla distanza di Geronum da Centocelle, località di incrocio del tratturo Celano-Foggia con il tratturello Matese-Cortile-Centocelle.

pyR (fuoco) non è ad Pir(um), nè può significare piro, pero, pera o perazze!

 Non è un errore dell’autore: un’altra località ricordata nella Tabula Peutingeriana ha un nome che si differenzia sia da pyR, che da Pir(um).

località (incerta la lettura) "ad pir...." . cerchio rosso)

La lettura diligente e seria della Tabula Peutingeriana, integrata con quanto descritto negli Itinerari più antichi, conferma che è esista una  BOVIANUM.

Plinio il Vecchio volle ricordarne due momenti storici diversi:  la Vetus del municipio e della colonia romana  degli anni46-43 a. C.; la Undecumanorum  della colonia degli anni 73-75 d. C..

Oreste Gentile.

 

PAPA CELESTINO V. GLI UNICI RESPONSABILI.

giugno 2, 2011

Chi è interessato a conoscere il luogo dove nacque papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio?

Nessuno?

Eppure, a partire dall’anno 1998, nell’ Annuario Pontificio, organo ufficiale della Santa Sede, fu modificato quanto era stato scritto negli anni precedenti: S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Murrone  ;   divenne:  S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone; si ignorano i motivi della correzione!

Dopo 802 anni dalla sua nascita (1209-2011), la polemica tra i diversi luoghi continua ed è alimentata; nessuno manifesta l’interesse per affrontare l’argomento con serietà, ignorando che esistono altri argomenti non pertinenti alla lunga vita del santo: si dubita ancora (1) dell’anno della nascita, pur avendo celebrato nel 2009 il suo VIII centenario; (2) il cognome dei suoi genitori; (3) il loro stato patrimoniale e (4) dove fosse nei giorni 14 e 15 ottobre dell’anno 1294.

Sono in molti che li valutano irrilevanti, poi li ripropongono, evidenziando uno scarso rispetto per l’intelligenza di quanti desiderano conoscere la vita terrena, religiosa e spirituale di papa Celestino V.

La celebrazione degli 800 anni della nascita del papa era l’occasione per dare una risposta definitiva ai 4 (quattro) “dubbi”, ma chi avrebbero dovuto predere una decisione in merito, seguendo l’esempio di Ponzio Pilato, dichiarò: Oggi si discute molto, dal punto di vista storico, su quando e dove è nato S. Pietro Celestino, se a Sant’Angelo Limosano, a Isernia o in altri luoghi. Lasciamo questa ricerca agli studiosi e agli storici con l’augurio che nel futuro possano darci indicazioni più chiare. A noi queste cose interessano relativamente, perché ciò che ci sta a cuore è la sua vita.

(1) L’anno di nascita, (2) il cognome dei genitori ed (3) il loro stato patrimoniale, nonché (4) gli avvenimenti accaduti nei giorni 14 e 15 ottobre 1294 non erano pertinenti alla vita del papa?

Mons. A. Spina, vescovo di Sulmona-Valva, autore nel settembre 2009 di quella dichiarazione, in veste di presidente del comitato scientifico istituito per le celebrazione, non ritenne opportuno inserire i 4 (quattro) argomenti tra le numerose relazioni che in più di un incontro illustrarono la vita di papa Celestino V.

Lo stesso vescovo pubblicò: Il suo nome era Pietro Angelerio. Nacque tra il 1209 e il 1215 nel Molise. I suoi genitori, Angelerio e Maria Leone.

Perché si celebravano nel 2009 gli 800 anni della nascita, se si riteneva possibile anche il 1215?

Perché nato nel Molise, quando, conoscendo la storia del XIII sec., Pietro di Angelerio era nato nella contea di Molise il cui territorio non corrispondeva a quello dell’attuale regione?

Perché dare alla madre Maria il cognome Leone, sconosciuto dalle biografie più antiche?

Dopo queste premesse, l’VIII centenario (1209-2009) della nascita fu arricchito da altre pubblicazioni che contribuirono ad “inquinare” la biografia di Pietro di Angelerio non solo per i 4 (quattro) argomenti descritti, ma anche in merito al (5) monastero dove si ritirò per il noviziato.   

Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte, essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate. La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia.   Chieti 2 aprile 2009 . (lettera della C.E.A.M.).

.  S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce in terra d’Isernia, nel Molise, tra il 1209 ed il 1215, secondo una accreditata storiografia risalente a fonti contemporanee al santo. (diocesi di Termoli-Larino, febbraio 2010).

Pietro Angeleri nasce nel 1209 o agli inizi del 1210. Come è noto, il luogo di nascita è conteso tra Sant’Angelo Limosano e Isernia. Non entriamo nel merito ma di certo sentiamo molto fondato il sito di Sant’Angelo Limosano, perché quel paese meglio giustifica la sua presenza giovanile presso il monastero di Faifoli.  Storici affermati (come Peter Herde p. 3) lo sostengono.  (diocesi di Campobasso-Bojano, aprile 2010).

.  S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce in terra d’Isernia, nel Molise, tra il 1209 e il 1215, secondo una accreditata tradizione storiografica risalente a fonti contemporanee al santo. Valga per tutte l’espressione del contemporaneo Guglielmo de’ Nangis (+ tra il 1300 ed il 1303), monaco benedettino dell’abbazia di St. Denis, che nel suo noto Chronicon universale lo dice “Yserniensis dioecesis, appulus natione. Oltre ad Isernia, diverse altre località, da Sant’Angelo Limosano (CB) a Sant’Angelo di Alife (CE), rivendicano la paternità dei natali del santo. Tra queste anche l’attuale Pesche, fino al Settecento pure chiamata Sant’Angelo a Sernia e già sede dell’abbazia benedettina di S. Croce di Isernia, assieme ai Sant’Angelo di Macchia d’Isernia e di Colli al Volturno. (diocesi di Isernia-Venafro, maggio 2010).

Fratelli carissimi, siamo contenti -direi orgogliosi se l’orgoglio fosse una virtù- di sentirci concittadini di un così grande, coraggioso campione della fede, ma abbiamo compreso veramente il suo messaggio? Cosa vuol dire a ciascuno di noi il Santone, come affettuosamente lo chiamiamo? Quante volte ci siamo infervorati nel dibattito storico circa la nostra città che ha dato i natali a San Pietro Celestino- questo è indice di profondo attaccamento alla tradizione che vuole Pietro Angelerio nato in terra d’Isernia– ma è questo l’importante? Cosa significa questo per noi? (omelia del vescovo della diocesi di Isernia-Venafro 1 maggio 2010).

Nella circostanza la stessa diocesi pubblicò: ritroviamo Pietro monaco in un altro monastero benedettino (S. Maria di Faifoli ?), ove coltiva gli studi, frequenta il noviziato e veste l’abito religioso.

In difformità a quanto tramandato da tutte le biografie, antiche e moderne, si dubita anche del monastero dove il giovane Pietro si ritirò 3 anni per svolgere il noviziato; il dubbio manifestato dalla diocesi di Isernia-Venafro ha generato una nuova ipotesi: il noviziato del diciassettenne Pietro avvenne presso il monastero di Santa Maria di Ferrara, sito nei pressi di Vairano (CE), perché era nato in Sant’Angelo d’Alife-Ravicanina (CE).

Una pretesa pubblicizzata anche con l’arrivo nella città di Sant’Angelo d’Alife-Raviscanina delle spoglie di papa Celestino V custodite nella basilica di Collemaggio a L’Aquila: una peregrinatio giustificata da quanto dichiarato (pubb.ne 28 aprile 2011) da Don Nunzio Spinelli, Rettore della Basilica di CollemaggioDomani, invece, una delle figure più importanti della storia della Chiesa tornerà nella sua terra natale.

La dichiarazione di Spinelli contraddice quanto è scritto sul retro di un “santino” distribuito presso la basilica di Collemaggio: con approvazione ecclesiastica di Giorgio Guido Bianchi O.S.B., Abate Rettore –A. D. 2005: Pietro nacque in Isernia nel 1215.; che a sua volta è in contraddizione con quanto scritto nell’Annuario Pontificio, S. Celestino V, del Molise.

I responsabili della “grande confusione” dovrebbero fare un esame di coscienza e porre  la parola fine alle secolari polemiche: rispetteranno la vita del santo e l’intelligenza dei fedeli.

Oreste Gentile.