Archive for agosto 2011

LA REGIONE MOLISE E LA SOPPRESSIONE DELLA PROVINCIA DI CASERTA NEL 1927.

agosto 24, 2011

La casta dei politici si sta “stracciando le vesti” a causa della programmata soppressione di alcune amministrazioni provinciali e comunali perchè l’economia italiana possa recuperare qualche punto di PIL.

Il cittadino elettore che “suda” lo stipendio mensile e paga fino all’ultimo centesimo di euro le “tasse” , non può che condivide la scelta del governo di qualsiasi colore esso sia: se secrifici devo essere fatti, che li facciano tutti; soprattutto coloro che oltre al giusto stipendio per il loro lavoro, percepiscono anche “corpose” indennità a vario titolo: altro che far politica o amministrare per il bene (il suo?) del popolo che “suda” le famose “sette camice”!

 “Stracciandosi le vesti“, si inventano e gridano ai “quattro venti” le “iatture” più terribili per noi lavoratori che, peggio di come stiamo vivendo, non possiamo immaginare altro!

Così si cancella la nostra identità. Saremo cancellati dalla cartina geografica“. “Nel Molise verrano soppresse entrambe le province e scompariranno ben 90 comuni della regione“. “Non si può alterare, sino a distruggere, l’esistenza stessa di una regione“. “Ci troveremmo  di fronte a una catastrofe identitaria perchè andrebbero annullate le peculiarità storiche e culturali di ogni singolo Comune che invece merita di rimanere tale con quei centri di servizio indispensabili per esistere.” ” … si pone oggettivamente il quesito circa la sussistenza istituzionale o meno dell’intera Regione Molise. Non si può calare la scure in prossimità del Ferragosto su intere comunità, mettendo in liquidazione storie, culture ed identità, senza promuovere in modo condiviso una riflessione organica sull’assetto generale dello Stato.”

C’è chi, vivendo in questo periodo di vacanza fuori dal Molise, non vede le centinaia  di manifestazioni “goderecce” organizzate in ogni comune molisano, dal più piccolo alle grandi città (che sono davvero poche) e non sente il frastuono delle orchestrine e le melodie  di più o meno illustri cantanti, ha dichiarato: ” La nostra intera comunità regionale è a lutto per la preannunciata scomparsa dei piccoli Comuni oltre 60 nel Molise,perchè ora è in gioco la vita del nostro Molise intero. ….. Si è fatta calare la scure del Ferragosto su intere comunità, cancellando storia, cultura ed identità molisana, senza una riflessione organica sull’assetto generale dello Stato, è del tutto assurdo“.

Le conseguenze: la chiusura di centinaia di negozi e di piccole aziende artigianali e turistiche. … Infatti senza i comuni salteranno intere filiere turistiche, ricettive, commerciali, agricole e artigianali. Da Sesto Campano ad Agnone, da Termoli  a Bojano, tutto il Molise verrà annullato e desertificato con ulteriori cali demografici. Se venisse approvata la manovra con i contenuti attuali, si porrà il problema dell’esistenza o meno dell’intera Regione, che scomparirà fagocitata dalle regioni vicine“.  

Dopo queste catastrofiche dichiarazioni i molisani, “fatti i doverosi scongiuri” e non appartenendo ad alcuna casta, continuano a godere TUTTI i divertimenti che ancora offre l’estate. 

La loro non è incoscienza o menefreghismo, ma conoscendo la STORIA più di “altri”, sanno che le nuove disposizioni amministrative, simili alle tante che  furono emanate IN TUTTE LE EPOCHE, non hanno MAI cancellato i nomi delle piccolissime o piccole comunità, nè modificati i loro “sacri” confini territoriale creati proprio per la difesa della loro identità, della loro storia e delle loro tradizioni.

La “STORIA è maestra di vita”: alcuni  lo giudicano uno sciocco ritornello, ma quanto accade nel presente, è già avvenuto nel passato.

La casta politica che difende il “proprio bacino elettorale” ignora L’AMMINISTRAZIONE DEL TERRITORIO DEL MOLISE dall’VIII sec. a. C. al V sec. e L’AMMINISTRAZIONE DEL TERRITORIO MOLISANO dal V sec. agli Angioini.: le comunità sorte nel  territorio dei PENTRI, con capitale Bojano, e quelle sorte nel territorio dei FRENTANI,  con capitale Larino,  che fanno parte dei 136 comuni della regione  MOLISE, subbendo nel corso della storia (circa 2.811 anni) più di una disposizione amministrativa o politica, NON HANNO MAI PERSO LA LORO IDENTITA’, nè le loro TRADIZIONI.

Quando nel 1970 con una disposizione amministrativa (o politica, ignoro la materia!) fu istituita la provincia di Isernia, i comuni che “lasciarono” la “vecchia” provincia di Campobasso persero la loro identità e le loro tradizioni?

MOLISE: territorio dei “PENTRI” (rosso) + territorio dei “FRENTANI” (nero). Confine (verde) tra le province di Campobasso e di Isernia.
 

Analizzando i dati demografici delle 2 province della regione MOLISE e confrontandoli con le città che non sono capoluogo di provincia, il lettore può giudicare se l’istituzione della provincia di Isernia ha portato progresso e sviluppo alla città ed alle popolazioni residenti, considerando che la popolazione totale della provincia di Isernia è in decremento, mentre la città capoluogo e Venafro incrementano il numero dei propri abitanti, ciò avviene a danno delle comunità più piccole. 

ISTAT: censimento per la provincia di Isernia,per il comune capoluogo e per Venafro.
ISTAT: censimento per la provincia di Campobasso, per il comune capoluogo, per Termoli e Bojano.

Se consideriamo in base all’incremento demografico ed a quanto è stato relizzato nel territorio delle due città regionali di Venafro (IS) e Termoli (CB), vale la pena essere capoluogo di una provincia?

Quali potrebbero essere le conseguenze per il territorio di una regione, di una provincia, di un comune, la soppressione della sua amministrazione?

Nel passato, dall’epoca romana al medioevo, con le tante soppressioni e riunificazioni di regioni, province e comuni, NON E’ CAMBIATA l’ IDENTITA’ di una sola comunità piccolissima o grande che fosse!

In tempi (2 gennaio 1927/18 gennaio 1928) a noi vicini, la soppressione della provincia di Terra di Lavoro in epoca fascista non ha modificato di una “virgola” l’IDENTITA’ di  quelle comunità che furono interessate al trasferimento amministrativo in un’altra provincia o in un’altra regione.

Il territorio della provincia soppressa fu DIVISO AMMINISTRATIVAMENTE tra le province di Roma, di Frosinone (nuova istituzione), di Napoli, di Benevento e la provincia di CAMPOBASSO che ampliò i confini territoriali con i comuni: Capriati al Volturno, Ciorlano, Gallo Matese, Letrino, Prata Sannita, Pratella e Valle di Prata: NESSUNO di essi e quelli più importanti che passarono in altre province o regioni, perse la propria IDENTITA’, nè le proprie TRADIZIONI.

Stracciarsi le vesti“ed invocare “iatture”  in caso di soppressione AMMINISTRATIVA di regioni, province e piccoli comuni, significa volere prendere in giro quanti, accettando ben altri sacrifici, attendono una soluzione definitiva alla grave crisi economica.

Oreste Gentile.

REGIONE MOLISE: soppressione di una o due province e dei piccoli comuni. LA SOPPRESSIONE DELLA PROVINCIA DI TERRA DI LAVORO NEL 1927.

agosto 24, 2011

La casta dei politici si sta “stracciando le vesti” a causa della programmata soppressione di alcune amministrazioni provinciali e comunali perchè l’economia italiana possa recuperare qualche punto di PIL.

Il cittadino elettore che “suda” lo stipendio mensile e paga fino all’ultimo centesimo di euro le “tasse” , non può che condivide la scelta del governo di qualsiasi colore esso sia: se secrifici devo essere fatti, che li facciano tutti; soprattutto coloro che oltre al giusto stipendio per il loro lavoro, percepiscono anche “corpose” indennità a vario titolo: altro che far politica o amministrare per il bene (il suo?) del popolo che “suda” le famose “sette camice”!

 “Stracciandosi le vesti“, si inventano e gridano ai “quattro venti” le “iatture” più terribili per noi lavoratori che, peggio di come stiamo vivendo, non possiamo immaginare altro!

Così si cancella la nostra identità. Saremo cancellati dalla cartina geografica“. “Nel Molise verrano soppresse entrambe le province e scompariranno ben 90 comuni della regione“. “Non si può alterare, sino a distruggere, l’esistenza stessa di una regione“. “Ci troveremmo  di fronte a una catastrofe identitaria perchè andrebbero annullate le peculiarità storiche e culturali di ogni singolo Comune che invece merita di rimanere tale con quei centri di servizio indispensabili per esistere.” ” … si pone oggettivamente il quesito circa la sussistenza istituzionale o meno dell’intera Regione Molise. Non si può calare la scure in prossimità del Ferragosto su intere comunità, mettendo in liquidazione storie, culture ed identità, senza promuovere in modo condiviso una riflessione organica sull’assetto generale dello Stato.”

C’è chi, vivendo in questo periodo di vacanza fuori dal Molise, non vede le centinaia  di manifestazioni “goderecce” organizzate in ogni comune molisano, dal più piccolo alle grandi città (che sono davvero poche) e non sente il frastuono delle orchestrine e le melodie  di più o meno illustri cantanti, ha dichiarato: ” La nostra intera comunità regionale è a lutto per la preannunciata scomparsa dei piccoli Comuni oltre 60 nel Molise,perchè ora è in gioco la vita del nostro Molise intero. ….. Si è fatta calare la scure del Ferragosto su intere comunità, cancellando storia, cultura ed identità molisana, senza una riflessione organica sull’assetto generale dello Stato, è del tutto assurdo“.

Le conseguenze: la chiusura di centinaia di negozi e di piccole aziende artigianali e turistiche. … Infatti senza i comuni salteranno intere filiere turistiche, ricettive, commerciali, agricole e artigianali. Da Sesto Campano ad Agnone, da Termoli  a Bojano, tutto il Molise verrà annullato e desertificato con ulteriori cali demografici. Se venisse approvata la manovra con i contenuti attuali, si porrà il problema dell’esistenza o meno dell’intera Regione, che scomparirà fagocitata dalle regioni vicine“.  

Dopo queste catastrofiche dichiarazioni i molisani, “fatti i doverosi scongiuri” e non appartenendo ad alcuna casta, continuano a godere TUTTI i divertimenti che ancora offre l’estate. 

La loro non è incoscienza o menefreghismo, ma conoscendo la STORIA più di “altri”, sanno che le nuove disposizioni amministrative, simili alle tante che  furono emanate IN TUTTE LE EPOCHE, non hanno MAI cancellato i nomi delle piccolissime o piccole comunità, nè modificati i loro “sacri” confini territoriale creati proprio per la difesa della loro identità, della loro storia e delle loro tradizioni.

La “STORIA è maestra di vita”: alcuni  lo giudicano uno sciocco ritornello, ma quanto accade nel presente, è già avvenuto nel passato.

La casta politica che difende il “proprio bacino elettorale” ignora L’AMMINISTRAZIONE DEL TERRITORIO DEL MOLISE dall’VIII sec. a. C. al V sec. e L’AMMINISTRAZIONE DEL TERRITORIO MOLISANO dal V sec. agli Angioini.: le comunità sorte nel  territorio dei PENTRI, con capitale Bojano, e quelle sorte nel territorio dei FRENTANI,  con capitale Larino,  che fanno parte dei 136 comuni della regione  MOLISE, subbendo nel corso della storia (circa 2.811 anni) più di una disposizione amministrativa o politica, NON HANNO MAI PERSO LA LORO IDENTITA’, nè le loro TRADIZIONI.

Quando nel 1970 con una disposizione amministrativa (o politica, ignoro la materia!) fu istituita la provincia di Isernia, i comuni che “lasciarono” la “vecchia” provincia di Campobasso persero la loro identità e le loro tradizioni?

MOLISE: territorio dei "PENTRI" (rosso) + territorio dei "FRENTANI" (nero). Confine (verde) tra le province di Campobasso e di Isernia.

 

Analizzando i dati demografici delle 2 province della regione MOLISE e confrontandoli con le città che non sono capoluogo di provincia, il lettore può giudicare se l’istituzione della provincia di Isernia ha portato progresso e sviluppo alla città ed alle popolazioni residenti, considerando che la popolazione totale della provincia di Isernia è in decremento, mentre la città capoluogo e Venafro incrementano il numero dei propri abitanti, ciò avviene a danno delle comunità più piccole. 

ISTAT: censimento per la provincia di Isernia,per il comune capoluogo e per Venafro.

ISTAT: censimento per la provincia di Campobasso, per il comune capoluogo, per Termoli e Bojano.

Se consideriamo in base all’incremento demografico ed a quanto è stato relizzato nel territorio delle due città regionali di Venafro (IS) e Termoli (CB), vale la pena essere capoluogo di una provincia?

Quali potrebbero essere le conseguenze per il territorio di una regione, di una provincia, di un comune, la soppressione della sua amministrazione?

Nel passato, dall’epoca romana al medioevo, con le tante soppressioni e riunificazioni di regioni, province e comuni, NON E’ CAMBIATA l’ IDENTITA’ di una sola comunità piccolissima o grande che fosse!

In tempi (2 gennaio 1927/18 gennaio 1928) a noi vicini, la soppressione della provincia di Terra di Lavoro in epoca fascista non ha modificato di una “virgola” l’IDENTITA’ di  quelle comunità che furono interessate al trasferimento amministrativo in un’altra provincia o in un’altra regione.

Il territorio della provincia soppressa fu DIVISO AMMINISTRATIVAMENTE tra le province di Roma, di Frosinone (nuova istituzione), di Napoli, di Benevento e la provincia di CAMPOBASSO che ampliò i confini territoriali con i comuni: Capriati al Volturno, Ciorlano, Gallo Matese, Letrino, Prata Sannita, Pratella e Valle di Prata: NESSUNO di essi perse la propria IDENTITA’, nè le proprie TRADIZIONI.

Stracciarsi le vesti“ed invocare “iatture”  in caso di soppressione AMMINISTRATIVA di regioni, province e piccoli comuni, significa volere prendere in giro quanti, accettando ben altri sacrifici, attendono una soluzione definitiva alla grave crisi economica.

Oreste Gentile.

 

REGIONE MOLISE, QUALE AMPLIAMENTO TERRITORIALE PER UNA AMMINISTRAZIONE PIU’ ECONOMICA E PER UNO SVILUPPO MAGGIORE?

agosto 20, 2011
Cicerone (De Oratore 2.36): La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell’antichità.
L’esigenza di migliorare l’economia del MOLISE  con la riduzione delle spese amministrative/politiche e per vincere la crisi globale di questo secolo, ha originato l’ipotesi di una unione amministrativa e politica della “piccola”  regione con una o più regioni limitrofe. 
 

Regione MOLISE, con CHI ?

 La regione MOLISE è divisa amministrativamente in 136 comuni per un totale di poco più di 300.000 abitanti; le sue dimensioni ed il numero degli abitanti sono sempre state un ottimo <bacino di utenza elettorale> per la casta dei politici, pertanto il loro potere verrebbe ridotto se si realizzasse l’ unione amministrativa e politica con una o più delle regioni limitrofe.

La storia insegna che lunione amministrativa e politica tra una o più regioni nelle varie epoche non è stata mai la causa della perdita della loro identità, nè delle loro tradizioni. (vedi blog: LA CASTA POLITICA MOLISANA HA PAURA DEL CAMBIAMENTO AMMINISTRATIVO : L’IDENTITA’ DI UN POPOLO NON SI CANCELLA CON UN “ATTO AMMINISTRATIVO”L’AMMINISTRAZIONE DEL TERRITORIO DEL MOLISE dall’VIII sec. a. C. al V sec.  L’AMMINISTRAZIONE DEL TERRITORIO MOLISANO dal V sec. agli Angioini.).
La storia testimonia che i confini territoriali dei piccoli e grandi centri urbani, rispettati in ogni epoca, seppero custodire gelosamente le loro identità e le loro tradizioni a dispetto dei frequenti mutamenti amministrativi e politici.
Le ipotesi che vorrebbero creare una macroregione costituita dal MOLISE e da una o più regioni o province limitrofe, senza tenere in debito conto la loro storia,  rappresenterebbero una perdita di tempo, utile solo per non fare nulla.
E’ stato ipotizzato il MOLISANNIO, ovvero il MOLISE + la provincia di BENEVENTO e la MOLDAUNIA, il MOLISE + la provincia di FOGGIA.
Lasciando parlare la storia, si può giustificare l’unione amministrativa e politica del MOLISE con la provincia di BENEVENTO, ma non il MOLISE con la provincia di FOGGIA; è la storia passata  che indica le soluzioni più idonee per battere la crisi economica.
Alla casta dei politici affidiamo la scelta di creare e fare svi luppare una macroregione basata su quanto la storia ha tramandato:
1) si potrebbe creare una regione più estesa, prendendo cone esemnpio l’antica Lega Sannitica che comprendeva i CARECINI negli attuali territori pertinenti ai comuni di Casoli (Cluviae) e Montenerodomo (Juvanum) della provincia di Chieti ed i comuni di Castiglione M. M., Schiavi d’Abruzzo, Torrebruna e probabilmente altri centri della diocesi di Trivento in territorio abruzzese inclusi nel territorio dei PENTRI, dove  erano anche Alfedena (Aufidena italica) e Castel di Sangro (Aufidena romana): vi erano i CAUDINI con capitale Montesarchio (Caudium) e gli  IRPINI che comprendevano le attuali province di Benevento ed Avellino, più la regione MOLISE con il territorio dei FRENTANI di Larino che non faceva parte della Lega Sannitica
 

2) Le popolazioni che parteciparono alla Lega Italiaca, oggi potrebbero costituire una macro-regione con: la provincia di ASCOLI PICENO + l’Abruzzo + il MOLISE + la provincia di BENEVENTO + la provincia di AVELLINO + la LUCANIA + la provincia di FOGGIA.

La IV regione augustea potrebbe diventare una moderna macro-regione costituita dalla provincia di RIETI ed altri territori laziali + l’ABRUZZO + il MOLISE.

4) Una macro regione potrebbe essere formata con i territori  della antica  provincia Campania et Samnium: LAZIO + ABRUZZO + CAMPANIA + MOLISE.

5) Una nuova regione amministrativa potrebbe prendere in considerazione la provincia SAMNIUM che comprendeva i territori dei MARRUCCINI della provincia di CHIETI,  il territorio dei CARECINI con i centri più importanti di Casoli e Montenedoromo, i FRENTANI di Lanciano, la regione MOLISE ed i territori pertinenti alle città di ALIFE e di San Salvatore Telesino (TELESIA).

6) Una  macro-regione potrebbe istituirsi con  i territori del ducato, poi principato di BENEVENTO, con le popolazioni dell’ABRUZZO, il MOLISE, parte della CIOCIARIA, la CAMPANIA e parte della provincia di FOGGIA.

7)  L’ultima proposta, in ordine cronologico, si basa sulla storia dello Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii  istituito dagli Angioini: la nuova regione dovrebbe amministrare il territorio dell’odierno MOLISE e quello appartenuto al principato di CAPUA che comprendeva l’attuale provincia di Caserta, l’ agro nolano, la valle del Garigliano, la media valle del Liri ed il territorio dell’Alifano e del Telesino.

Le 7 proposte per creare  l’amministrazione di una macroregione istituita per “salvare” l’economia del piccolo MOLISE si basano su quanto tramanda la storia e senza annientare, come è stato dimostrato nel corso dei millenni, il nome, le identità e le tradizioni delle singole comunità.

Oreste Gentile.

L’AMMINISTRAZIONE DEL TERRITORIO MOLISANO dal V sec. agli Angioini.

agosto 19, 2011

Nel V secolo i confini territoriali dei municipi romani delle civitatis pentre di Venafrum, Aesernia, Terventum, Bovianum e della frentana Larinum, furono adottati  dalla istituzione delle diocesi episcopali (per breve tempo interessò anche la civitas pentra di Saepinum).

V sec.: i confini dei "municipi romani" delle "civitatis" di Venafrum, Aesernia, Terventum, Bovianum, Saepinum e Larinum adottati dalle diocesi episcopali (dopo breve tempo fu soppressa la diocesi di Saepinum).

 Nel periodo dell’imperatore Diocleziano (III), la IV regione augustea denominata SAMNIUM

La IV regione augustea (rosso) "SAMNIUM" (I sec.).

perse la sua autonomia amministrativa, ma non la sua identità perchè, unita alla Campania, fu denominata provincia Campania et Samnium.

La "provincia Campania et Samnium" (III sec.) di Diocleziano. (rosso)

Allorquando le provinciae subirono una nuova ristrutturazione (IV-Vsec.), il SAMNIUM fu resa provincia autonoma che comprendeva, scrive De Benedittis: Aufidena, Anxanum, Bovianum, Cluviae, Corfinium, Aesernia, Iuvanum, Larinum e Sulmo, Saepinum, Venafrum, Allifae, Telesia, e Teanum Apulum. Con questi dati è possibile affermare che la Provincia Samnii si estendeva nel IV secolo d.C. a Nord fino al fiume Aternus ed a sud poco oltre il fiume Fertor, in quanto con il territorio di Teanum Apulum raggiungeva il limite settentrionale della penisola garganica; ad Ovest invece comprendeva, con Allifae e Telesia, il versante occidentale della Montagna del Matese.

La "provincia Samnium" IV-V sec. (rosso).

 Con la dominazione dei LONGOBARDI (V sec.) e l’istituzione dei ducati, le 17 provinciae del territorio italico subirono delleprofonde modificazioni politico ed amministrative, tali da determinare, in alcuni casi, la scomparsa della loro originaria denominazione, ma non l’identità e le tradizioni.

I territori della provincia Samnium furono divisi fra il ducato di Spoleto ed il ducato, poi principato di Benevento, il cui confine era, grosso modo, rappresentato dal corso del fiume Sangro.

Scomparve il toponimo SAMNIUM, ma rimasero sempre inalterati i confini territoriali e l’identità dei centri abitati

Nel VII secolo una parte del territorio all’attuale regione MOLISE, che corrispondeva in gran parte al territorio dei PENTRI, fu assegnato da Romualdo, titolare del Ducato di Benevento, al condottiero bulgaro Alzecone, nominato titolare del Gastaldato che comprendeva le città di Sepino, Boviano, Isernia e altre con i loro territori.

Il "Gastaldato" del bulgaro Alzecone (667) (rosso), amministrato dal "Ducato Longobardo di Benevento (verde), rappresenta l'<embrione> della regione MOLISE che, escludendo il territorio dei "FRENTANI" di Larino, occupava il territorio dei "PENTRI", fino al monastero di san Vincenzo al Volturno.Il "ducato/principato" di BENEVENTO(VII sec.) (rosso).

Il "ducato/principato" di BENEVENTO (rosso).

A causa delle vicende belliche tra quanti volevano imporre il dominio sui territori dell’Italia centro-meridionale, di frequente si modifica l’assetto politico ed amministrativo dei territori, ma non venivano intaccati i confini dei territori e l’identità dei centri grandi e piccoli che vi sorgevano.

IX sec.: Il territorio (pentro-frentano) del MOLISE (celeste) diviso (nero) amministrativamente tra la "contea" di Capua nel "principato" di Salerno (verde) ed il "principato" di BENEVENTO (rosso).

Nel IX secolo i territori pertinenti ai  gastaldati longobardi, poi contee franche di Venafro e di Isernia, conservando con i loro antichi confini, già pertinenti agli amonimi municipii romano ed alle  diocesi episcopale, anche la loro identità, erano amministrati dalla contea di Capua; quelle di Trivento, Bojano e Larino dal principato di Benevento. La contea di Termoli era amministrata dai conti Chieti.

Con l’avvento dei Normanni la contea di Bojano si estese, occupando per merito del conte Rodolfo de Moulins/Molisio ed il figlio Ugo I, le contee di Venafro, Isernia, Trivento e parte del territorio della contea di Larino.

L’estensione territoriale e l’importanza strategica rappresentata dalla contea di Bojano  nel regno normanno di Ruggero II, fecero sì chenell’anno 1142 fosse denominata contea di MOLISE.

anno 1142: La "contea" di BOJANO di Ugo II con il "feudo" di Serracapriola, poi denominata contea di MOLISE (rosso) e ciò che restava della "contea" di LARINO (verde).

Era nata l’attuale regione MOLISE dall’unione dell’antico territorio dei PENTRI, con capitale BOJANO, e  parte (mancava la zona costiera ed il territorio pertinente alla civitas di Larino) del territorio dei FRENTANI, con capitale LARINO: 2 territori che nessun atto amministrativo o politico avevano leso l’ integrità e la loro identità nel corso dei secoli.

1142-1160. La "contea" di BOJANO/MOLISE ed i suoi "feudi" di Castelvolturno e Serracapriola (verde) nel "regno" NORMANNO di Ruggero II.

Altre vicende belliche interessarono la contea di MOLISE e frequenti furono le divisioni amministrative del suo territorio, ma i centri grandi e piccoli: le civitatis di Venafro, di Isernia, di Trivento, del capoluogo Bojano, i suoi castra, le sue terre conservarono la loro storia, la loro identità, le loro tradizioni.

In breve: il regno dell’Italia meridionale era stato diviso in Justitiariato che amministrava uno o più contee.

Elenco degli "JUSTITIARIATI" DEL REGNO ANGIOINO (XIII sec.) dai "Registri della cancelleria Angioina".

La contea di Molise o comitatus Molisii con la Terra/ae Laboris (che per grandi linee corrispondeva al principato di Capua), costituirono lo Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii.

Lo "JUSTITIARIATO TERRA/AE LABORIS ET COMITATUS MOLISII". ( Il territorio del "Comitatus Molisii" in alto a ds.)

Il territorio del "comitatus Molisii" (rosso). Lo "Justitiariato di Capitanata (azzurro). Lo "Justitiariato Aprutii (a nord) e la "Terra/ae Laboris" (a sn. marrone).

 Alcuni centri del comitatus Molisii che oggi confinano con l’Abruzzo erano pertinenti allo Justitiariato Aprutii (compresi tra la linea rossa e verde), mentre il territorio della civitas di Venafro non apparteneva più al comitatus Molisii, così quello della civitas di Larino e la costa adriatica.

In epoca federiciana  ed angioina la storia, le identità e le tradizioni delle civitatis, dei castra e delle terre pertinenti alla contea di MOLISE non caddero nell’oblio, tant’è che ancora oggi <sono vive> (2011) e sopravviverrano a qualsiasi cambiamento amministrativo o politico, a meno che “qualche scellerato” non voglio modificare i loro millenari confini territoriali.

Oreste Gentile.

(3^ parte: Regione Molise, quale ampliamento territoriale?).

 

L’AMMINISTRAZIONE DEL TERRITORIO DEL MOLISE dall’VIII sec. a. C. al V sec.

agosto 19, 2011

La regione MOLISE è costituita dalla unione di 2 territori che in epoca italica (VIII sec. a. C.) appartenevano alla tribù dei PENTRI, con capitale BOJANO, ed alla tribù dei FRENTANI, con capitale LARINO.

Il MOLISE (VIII sec. a. C.) con i suoi 136 comuni (verde): territorio dei “PENTRI” (rosso) + territorio dei “FRENTANI” + i territori di ALFEDENA, CASTEL DI SANGRO, CASTIGLIONE M.M., SCHIAVI d’ABRUZZO, TORREBRUNA etc., oggi pertinenti alla regione ABRUZZO.
 

L’occupazione dei 2 territori avvenne in occasione del ver sacrum che permise ai giovani SABINI (Sabelli) di trasferirsi dalla SABINA nelle zone meno popolate dell’Italia centro-meridionale e lungo la costa del mare Adriatico, dando origine, oltre a quelle già citate, alle tribù dei PICENI, MARRUCCINI, PELIGNI, MARSI, CARECINI, IRPINI, CAUDINI etc..

Per la loro migrazione i Sabelli utilizzarono i tratturi che ancora oggi attraversano longitudinalmente e trasversalmente il MOLISE.

Il territorio della tribù dei “PENTRI” (rosso) attraversato dai “tratturi” (verde).

Nel territorio molisano i primi insediamenti sorsero sulle cime delle colline e delle montagne per controllare e difendere il territori e per comunicare visivamente tra loro; con la dominazione romana (III sec a. C.) nacquero gli insediamenti in pianura.

Con la caduta dell’impero romano e con le invasioni barbariche furono riutilizzati e potenziati  i primi insediamenti o ne furono costruiti di nuovi (incastellamento): esigenze che giustificano l’esistenza dei 136 comuni sul territorio del MOLISE.

Ciascuna delle tribù che si erano formate dopo il ver sacrum, scrisse Salmon, costituiva un’entità politica a sè stante, (…). Sembrerebbe lecito supporre che ciascuna delle quattro tribù (Pentri, Irpini, Caudini e Carecini) costituisse un touto, ma non sappiamo se e come esse differissero fra loro quanto ad assetto costituzionale e politico. Presumibilmente, ciascuna aveva una località che al tempo stesso costituiva una unità submunicipale ed era la <capitale> (il caput gentis, per così dire), il centro amministrativo dell’intero touto. Iscrizioni osche che menzionano un meddix tuticus, il più alto funzionario in uno stato sannita, indicano che Bovianum (BOJANO) era la capitale dei Pentri, e ciò è confermato da Livio. (…).

Salmon: Ciascun touto era una repubblica, e non un regno. Uno stato sabellico non era soltanto repubblicano, ma anche <democratico> (….). La  ristretta classe dominante conservava il suo potere attraverso la carica del meddix, che è quindi opportuno esaminare attentamente. Il meddix tuticus godeva di un’autorità completa e illimitata nel suo touto. … . Oltre a sovrintendere all’amministrazione della legge, egli era il capo militare dello stato e svolgeva un certo ruolo, in origine certamente quello principale, nella religione ufficiale. Egli convocava e presiedeva le riunioni del consiglio e dell’assemblea, e controllava l’amministrazione delle finanze dello stato. Come magistrato eponimo, la sua carica era annuale, ma sembra che potesse venire rieletto per più volte consecutive. Oltre a questo magistrato supremo, nello stato sabellico vi erano anche funzionari minore. (…). Probabilmente i Sanniti eleggevano i loro magistrati ed avevano sia un consiglio che un’assemblea.

Il territorio della Lega Sannitica (rosso): “CARECINI” + “PENTRI” + “IRPINI” + “CAUDINI”.

Salmon: Nel IV e agli inizi del III, i Sanniti erano completamente indipendenti, la loro Lega (PENTRI, IRPINI, CAUDINI e CARECINI), era solodamente unita, e non solo dalla dominazione di una tribù su tutte le altre: l’unione era cementata da una forma di determinazione di tener testa a Roma fino alla fine. (…). Il particolarismo, presente nel Sannio come in altre parti dell’Italia, non impedì alla Lega di rappresentare un primo passo verso l’unità politica.

XXX La Lega sannita era formata da PENTRI, IRPINI, CAUDINI e CARECINI, i cui quattro membri erano virtualmente stati indipendenti, con una sfera di attività comuni probabilmente piuttosto ristretta. E’ possibile che ci fosse una qualche forma di attività politica comune e, benchè non siamo a conoscenza di un’assemblea popolare della Lega in quanto tale, è significativo il fatto che l’alleanza di tipo federale degli stati italici che parteciparono alla guerra sociale sembra averne avuto una.

XXX Si pensi anche agl’insorti della guerra sociale, che erano tutti sabelli o sabellici (cioè affine ai Sabelli): essi si unirono in un’alleanza che, pur non avendo forse tutte le caratteristiche di una confederazione, doveva però certamente costituire qualcosa di più di un semplice patto militare. Il fatto di aver assunto il nome Italia, come è provato dalle monete, di aver assunto una capitale unica e un unico senato a Corfinio (poi a Bojano e per ultimo ad Isernia)e di aver periodicamente convocato un’assemblea, ciò che fa supporre che tutti i membri dell’alleanza avessero una cittadinanza in comune, rivela un tentativo di dare all’Italia un assetto federale.

Il territorio della Lega Italica (I sec. a. C.) (rosso). Erano escluse Benevento, Isernia ed altre città divenute “colonia latina”.

Non si può però fare a meno di chiedersi quale sarebbe stata la storia politica dell’Italia nelle epoche successive se il principio sabello della lega fra gli stati fra loro uguali avesse prevalso sulla prassi romana del <divide et impera>.

XXX  Dopo la definitiva conquista ROMANA dell’Italia centro-meridionale, l’imperatore Augusto divise il territorio della penisola in 12 regioni: il territorio dei PENTRI, il territorio costiero dei FRENTANIdi Lanciano, (i FRENTANI con capoluogo Larino furono inclusi nella II regione), i CARECINI, i MARRUCCINI, i PELIGNI, i MARSI, gli ALBENSI, gli EQUICOLI, i VESTINI, i SABINI fecero rate della IV regione.

Il territorio della IV regione augustea “SAMNIUM” (rosso).

Il potere centrale di ROMA dominava, ma non furono modificati i confini dei territori pertinenti ad una colonia o ad un municipio; tant’è che con l’avvento del cristianesimo le sedi episcopali li adottarono per delimitare le diocesi.

I confini delle diocesi istituite dal v sec. (esitenti o soppresse) nella regione MOLISE esistono ancora oggi (2011)

Oreste Gentile.

(3^ parte: L’amministrazione del territorio del MOLISE dal V sec. all’epoca angioina.)

LA CASTA POLITICA MOLISANA HA PAURA DEL CAMBIAMENTO AMMINISTRATIVO. (1^ parte: L’IDENTITA’ DI UN POPOLO NON SI CANCELLA CON UN “ATTO AMMINISTRATIVO”.).

agosto 19, 2011

La “casta” politica molisana, preoccupata per la proposta della nuova gestione  amministrativa  dei piccoli comuni, delle piccole province e delle mini regioni, lancia un grido di allarme infondato: la perdita della identità storica e delle tradizioni dei centri che saranno interessati dalla riforma. 

Sappiamo bene che ogni componente della “casta” nel corso degli anni ha costruito il “suo piccolo (comunale) o grande (provinciale o regionale) bacino di utenza elettorale”, la perdita della “esclusività” non garantirebbe la sua elezione/rielezione.

La storia è ricca di esempi che dimostrano come nel corso dei secoli, pur con un unica autorità amministrativa residente anche fuori dai confini del MOLISE, i suoi piccoli o grandi centri abitati, oltre ai loro atavici confini territoriali, hanno conservato l’IDENTITA’ storica e le loro tradizioni.  

Non un semplice “atto amministrativo”, ma il disinteresse degli abitanti dei piccoli o grandi centri cancella la “memoria” del passato.

La regione MOLISE [i confini (verde) dei 136 comuni ] nell’VIII sec. a. C.: il territorio dei “PENTRI” (rosso) ed il territorio dei “FRENTANI” (nero).
Il MOLISE ( I sec. a. C.) nella IV regione augustea “SAMNIUM”: il territorio dei “PENTRI” (rosso); nella II regione il territorio dei “FRENTANI” di LARINO (nero).

 

Il MOLISE nel XI sec.: la contea di Bojano (1) di Rodolfo de Moulins/de Molisio comprendeva le contee di Isernia (2), di Venafro (3), la Terra Burrellensis” (4) nella contea di Trivento, quanto rimaneva della contea di Trivento (5), parte della contea di Larino (6), esclusa la contea di Termoli (7).
Il MOLISE nel XII sec.: la contea (rosso) di Bojano ed il feudo di Serracapriola (punto e tratto rosso) dopo l’espansione del conte Ugo II “de Molinis”.Il MOLISE nell’anno 1142: la contea di Bojano si chiamò contea di MOLISE (rosso). Il confine (blu) divideva amministrativamente la contea tra il “Principato di Capua” ed il “Ducato di Apulia”.

 Le divisioni amministrative non hanno mai influito sulla integrità  territoriale  e sulla identità  storica  dei centri della contea di MOLISE, oggi  ancora presenti nella regione MOLISE.

I membri della “casta politica” preoccupati dalla proposta di una nuova forma di gestione amministrativa, possono dormire sonni tranquilli; un pò meno se dovesse essere modificato il loro “bacino elettorale”.

 Oreste Gentile.

(2^ parte: L’AMMINISTRAZIONE DEL TERRITORIO MOLISANO  dall’VIII sec. a. C. al V sec..)

 

 

 

 

 

LA CASTA MOLISANA TEME LA NUOVA AMMINISTRAZIONE DEI PICCOLI COMUNI, DELLE PICCOLE PROVINCE E DELLE MINI-REGIONI. (2^ parte: L’AMMINISTRAZIONE DEL TERRITORIO MOLISANO dall’VIII sec. a. C. al V sec.)

agosto 18, 2011

La regione MOLISE è costituita dalla unione di 2 territori che in epoca italica (VIII sec. a. C.) appartenevano alla tribù dei PENTRI, con capitale BOJANO, ed alla tribù dei FRENTANI, con capitale LARINO.

Il MOLISE (VIII sec. a. C.) con i suoi 136 comuni (verde): territorio dei "PENTRI" (rosso) + territorio dei "FRENTANI" + i territori di ALFEDENA, CASTEL DI SANGRO, CASTIGLIONE M.M., SCHIAVI d'ABRUZZO, TORREBRUNA etc., oggi pertinenti alla regione ABRUZZO.

 

L’occupazione dei 2 territori avvenne in occasione del ver sacrum che permise ai giovani SABINI (Sabelli) di trasferirsi dalla SABINA nelle zone meno popolate dell’Italia centro-meridionale e lungo la costa del mare Adriatico, dando origine, oltre a quelle già citate, alle tribù dei PICENI, MARRUCCINI, PELIGNI, MARSI, CARECINI, IRPINI, CAUDINI etc..

Per la loro migrazione i Sabelli utilizzarono i tratturi che ancora oggi attraversano longitudinalmente e trasversalmente il MOLISE.

Il territorio della tribù dei "PENTRI" (rosso) attraversato dai "tratturi" (verde).

Nel territorio molisano i primi insediamenti sorsero sulle cime delle colline e delle montagne per controllare e difendere il territori e per comunicare visivamente tra loro; con la dominazione romana (III sec a. C.) nacquero gli insediamenti in pianura.

Con la caduta dell’impero romano e con le invasioni barbariche furono riutilizzati e potenziati  i primi insediamenti o ne furono costruiti di nuovi (incastellamento): esigenze che giustificano l’esistenza dei 136 comuni sul territorio del MOLISE.

Ciascuna delle tribù che si erano formate dopo il ver sacrum, scrisse Salmon, costituiva un’entità politica a sè stante, (…). Sembrerebbe lecito supporre che ciascuna delle quattro tribù (Pentri, Irpini, Caudini e Carecini) costituisse un touto, ma non sappiamo se e come esse differissero fra loro quanto ad assetto costituzionale e politico. Presumibilmente, ciascuna aveva una località che al tempo stesso costituiva una unità submunicipale ed era la <capitale> (il caput gentis, per così dire), il centro amministrativo dell’intero touto. Iscrizioni osche che menzionano un meddix tuticus, il più alto funzionario in uno stato sannita, indicano che Bovianum (BOJANO) era la capitale dei Pentri, e ciò è confermato da Livio. (…).

Salmon: Ciascun touto era una repubblica, e non un regno. Uno stato sabellico non era soltanto repubblicano, ma anche <democratico> (….). La  ristretta classe dominante conservava il suo potere attraverso la carica del meddix, che è quindi opportuno esaminare attentamente. Il meddix tuticus godeva di un’autorità completa e illimitata nel suo touto. … . Oltre a sovrintendere all’amministrazione della legge, egli era il capo militare dello stato e svolgeva un certo ruolo, in origine certamente quello principale, nella religione ufficiale. Egli convocava e presiedeva le riunioni del consiglio e dell’assemblea, e controllava l’amministrazione delle finanze dello stato. Come magistrato eponimo, la sua carica era annuale, ma sembra che potesse venire rieletto per più volte consecutive. Oltre a questo magistrato supremo, nello stato sabellico vi erano anche funzionari minore. (…). Probabilmente i Sanniti eleggevano i loro magistrati ed avevano sia un consiglio che un’assemblea.

Il territorio della Lega Sannitica (rosso): "CARECINI" + "PENTRI" + "IRPINI" + "CAUDINI".

Salmon: Nel IV e agli inizi del III, i Sanniti erano completamente indipendenti, la loro Lega (PENTRI, IRPINI, CAUDINI e CARECINI), era solodamente unita, e non solo dalla dominazione di una tribù su tutte le altre: l’unione era cementata da una forma di determinazione di tener testa a Roma fino alla fine. (…). Il particolarismo, presente nel Sannio come in altre parti dell’Italia, non impedì alla Lega di rappresentare un primo passo verso l’unità politica.

XXX La Lega sannita era formata da PENTRI, IRPINI, CAUDINI e CARECINI, i cui quattro membri erano virtualmente stati indipendenti, con una sfera di attività comuni probabilmente piuttosto ristretta. E’ possibile che ci fosse una qualche forma di attività politica comune e, benchè non siamo a conoscenza di un’assemblea popolare della Lega in quanto tale, è significativo il fatto che l’alleanza di tipo federale degli stati italici che parteciparono alla guerra sociale sembra averne avuto una.

XXX Si pensi anche agl’insorti della guerra sociale, che erano tutti sabelli o sabellici (cioè affine ai Sabelli): essi si unirono in un’alleanza che, pur non avendo forse tutte le caratteristiche di una confederazione, doveva però certamente costituire qualcosa di più di un semplice patto militare. Il fatto di aver assunto il nome Italia, come è provato dalle monete, di aver assunto una capitale unica e un unico senato a Corfinio (poi a Bojano e per ultimo ad Isernia)e di aver periodicamente convocato un’assemblea, ciò che fa supporre che tutti i membri dell’alleanza avessero una cittadinanza in comune, rivela un tentativo di dare all’Italia un assetto federale.

Il territorio della Lega Italica (I sec. a. C.) (rosso). Erano escluse Benevento, Isernia ed altre città divenute "colonia latina".

Non si può però fare a meno di chiedersi quale sarebbe stata la storia politica dell’Italia nelle epoche successive se il principio sabello della lega fra gli stati fra loro uguali avesse prevalso sulla prassi romana del <divide et impera>.

XXX  Dopo la definitiva conquista ROMANA dell’Italia centro-meridionale, l’imperatore Augusto divise il territorio della penisola in 12 regioni: il territorio dei PENTRI, il territorio costiero dei FRENTANIdi Lanciano, (i FRENTANI con capoluogo Larino furono inclusi nella II regione), i CARECINI, i MARRUCCINI, i PELIGNI, i MARSI, gli ALBENSI, gli EQUICOLI, i VESTINI, i SABINI fecero rate della IV regione.

Il territorio della IV regione augustea "SAMNIUM" (rosso).

Il potere centrale di ROMA dominava, ma non furono modificati i confini dei territori pertinenti ad una colonia o ad un municipio; tant’è che con l’avvento del cristianesimo le sedi episcopali li adottarono per delimitare le diocesi.

I confini delle diocesi istituite dal v sec. (esitenti o soppresse) nella regione MOLISE esistono ancora oggi (2011)

Oreste Gentile.

(3^ parte: L’amministrazione del territorio del MOLISE dal V sec. all’epoca angioina.)

LA CASTA MOLISANA TEME LA NUOVA AMMINISTRAZIONE DEI PICCOLI COMUNI, DELLE PICCOLE PROVINCE E DELLE MINI-REGIONI. (1^ parte: L’IDENTITA’ DI UN POPOLO NON SI CANCELLA CON UN “ATTO AMMINISTRATIVO”).

agosto 17, 2011

La “casta” molisana, preoccupata per la proposta della nuova gestione  amministrativa  dei piccoli comuni, delle piccole province e delle mini regioni, lancia un grido di allarme infondato: la perdita della identità storica e delle tradizioni dei centri che saranno interessati dalla riforma. 

Sappiamo bene che ogni componente della “casta” nel corso degli anni ha costruito il “suo piccolo (comunale) o grande (provinciale o regionale) bacino di utenza elettorale”, la perdita della “esclusività” non garantirebbe la sua elezione/rielezione.

La storia è ricca di esempi che dimostrano come nel corso dei secoli, pur con un unica autorità amministrativa residente anche fuori dai confini del MOLISE, i suoi piccoli o grandi centri abitati, oltre ai loro atavici confini territoriali, hanno conservato l’IDENTITA’ storica e le loro tradizioni.  

Non un semplice “atto amministrativo”, ma il disinteresse degli abitanti dei piccoli o grandi centri cancella la “memoria” del passato.

La regione MOLISE [i confini (verde) dei 136 comuni ] nell’VIII sec. a. C.: il territorio dei “PENTRI” (rosso) ed il territorio dei “FRENTANI” (nero).

Il MOLISE ( I sec. a. C.) nella IV regione augustea "SAMNIUM": il territorio dei "PENTRI" (rosso) e dei "FRENTANI" di LARINO (nero).

 

Il MOLISE nel XI sec.: la contea di Bojano (1) di Rodolfo de Moulins/de Molisio comprendeva le contee di Isernia (2), di Venafro (3), la Terra Burrellensis" (4) nella contea di Trivento, quanto rimaneva della contea di Trivento (5), parte della contea di Larino (6), esclusa la contea di Termoli (7).

Il MOLISE nel XII sec.: la contea (rosso) di Bojano ed il feudo di Serracapriola (punto e tratto rosso) dopo l'espansione del conte Ugo II "de Molinis".Il MOLISE nell'anno 1142: la contea di Bojano si chiamò contea di MOLISE (rosso). Il confine (blu) divideva amministrativamente la contea tra il "Principato di Capua" ed il "Ducato di Apulia".

 Le divisioni amministrative non hanno mai influito sulla integrità  territoriale  e sulla identità  storica  dei centri della contea di MOLISE, oggi  tutti presenti nella regione MOLISE.

I membri della “casta” preoccupati dalla proposta di una nuova forma di gestione amministrativa, possono dormire sonni tranquilli; un pò meno se dovesse essere modificato il loro “bacino elettorale”.

 Oreste Gentile.

(2^ parte: L’AMMINISTRAZIONE DEL TERRITORIO MOLISANO  dall’VIII sec. a. C. al V sec..)