ISERNIA: UNA STORIA COSTELLATA DI “BUFALE”.

Anno 736.000 a. C.: la scoperta (1979) di uno dei più importanti insediamenti preistorici testimonia la frequentazione del territorio pertinente alla città di Isernia, fondata nell’VIII sec. a. C. in occasione del ver sacrum dei SABINI/SABELLI che diede origine alla popolazione dei PENTRI con capitale Bojano.

Museo paleolitico di Isernia: la presenza dell’uomo nel 736.000 a. C..

Tito Livio (Ab urbe condida libri), prima degli avvenimenti dell’anno 293 a. C. (battaglia di Aquilonia), ricordò l’agrum Aeserninum: il console aveva ritirato esercito, per istigazione dei Perugini, e i Sanniti scendevano a far preda nel paese (agrum) dei Vescini e dei Formiani, e da un’altra parte, in quello (agrum) degli Isernini (Aeserninum) e nelle terre situate presso il fiume Volturno.

I confini (nero) del territorio dell’ agrum Aeserninum (293 a. C.).Colonia latina (263 a. C.). Municipio romano e diocesi episcopale. Gastaldato longobardo e contea longobardo-franca.

 Isernia occupava una posizione strategica per le comunicazioni tra la tribù dei PENTRI ed i consanguinei MARSI, PELIGNI e CARECINI; una peculiarità che non era sfuggita ai ROMANI che nel 263 a. C., dopo averla conquistata a danno dei PENTRI, vi istituirono una colonia latina  per rendere più difficili le comunicazioni tra i popoli italici stanziati nel centro e nel sud dell’Italia. 

La colonia latinadi Isernia  (confine azzurro) nel “cuore” del territorio (confine rosso) dei PENTRI: “nodo” viario tra il territorio dei PENTRI ed i popoli confinanti.

(a) via Latina. (b) “via” della Tabula Peutingeriana da adrotas-Monteroduni ad Aufidena. (c) raccordo da adrotas ad Isernia. (1) via Minucia da Corfinio a Brindisi. (2) “via” della T.P. da Bojano a Geronum-Casacalenda e a teneapulo-San Paolo Civitate. (3) “via” della T.P. da Fòrli del Sannio alla “Taverna del Cortile”.

 Alleata <fedele> di Roma, Isernia  condivise con il popolo dei  PENTRI che con la capitale Bojano godevano di una <sovranità limitata> dopo la sconfitta dell’anno 305 a.C., lo scontro con l’esercito di Annibale aiutato da alcune delle popolazioni di origine sabina/sabellica.

In occasione della guerra sociale (I sec. a. C.) Isernia rimase sempre <fedele> a Roma, al contrario dei popoli italici che condivisero l’ambizione di liberarsi dal potere romano: la città peligna di Corfinio è stimata la <prima capitale d’Italia> perché divenne la <capitale> degli insorti ITALICI che avevano chiamato italica la loro lega ed inciso ITALIA sulle loro monete.

La rivolta fu sfavorevole agli ITALICI: persa Corfinio, Bojano, già capitale dei PENTRI, divenne la <capitale> dei ribelli, poi fu trasferita ad Isernia che era stata sottratta al potere romano.

Il SANNIO ed il territorio dei PENTRI furono occupati definitivamente dai ROMANI che istituirono nei centri più importanti i municipii: Venafro, Isernia, Trivento, Bojano, Sepino e Larino che divennero nel V sec., con la diffusione del cristianesimo, anche sedi episcopali.

 In epoca longobarda le città di Venafro, Isernia, Trivento, Bojano, Larino e Termoli erano il capoluogo dell’omonimo gastaldato che in epoca franca fu denominato contea.

(1) gastaldato-contea di Venafro. (2) gastaldato-contea di Isernia. (3) gastaldato-contea di Trivento con annessa la “Terra Burrellensis”. (4) gastaldato-contea di Termoli. (5) gastaldato-contea di Larino. (6) gastaldato-contea di Bojano. I loro confini <ricalcavano> quelli dei municipii  romani e delle omonime diocesi episcopali.

 Con la conquista dell’Italia meridionale da parte dei NORMANNI, i “de Moulins/de Molinis/de Molisio, titolari della contea di Bojano ne estesero i confini sui territori delle contee di Venafro, Isernia, Trivento e parte della contea di Larino: la nuova contea prese il nome di <MOLISE> in memoria dei titolari della contea di Bojano il cui cognome Moulins/Molinis/Molisio derivava da MOULINS, la località normanna della loro origine.

Il territorio (rosso) della contea di Bojano/MOLISE (1142) con il “feudo” di Serracapriola (punto rosso); manca il “feudo” di Castelvolturno (CE).

La città di Isernia condivise con le altre città della contea di Bojano/MOLISE le vicende che interessarono il regno dei NORMANNI, degli SVEVI, degli ANGIOINI e degli ARAGONESI.

Con gli ARAGONESI Isernia fu insignita del titolo di città fedelissima: considerata inconcussa fidelitate singulorum hominum fidelium nostro rum civitatis Yserniae qui de antico eius peculio.

Nel conflitto della <seconda guerra mondiale>, la città di Isernia il 10 settembre del 1943, dopo 2 giorni dalla firma dell’armistizio, subì un disastroso bombardamento da parte degli americani: le vittime accertate da Di Perna furono 489, di cui 241 uomini e 248 donne (147 avevano meno di quindici anni).

I decessi di persone native di Isernia furono 256, poco più della metà del totale generale.

Quanto illustrato è stato tramandato dagli autori classici e dagli storici delle varie epoche. 

Alcuni studiosi hanno voluto descrivere in modo diverso la storia della città di Isernia, arricchendola anche con la nascita di due personaggi: Ponzio Pilato e papa Celestino V.

edito dall’Ente Provinciale per il turismo di Isernia (1970?). (Le lettere AE  PONT sono incise sulla pietra indicata dalla freccia).

La pubblicazione (E. P. T. 1970?) risale ai primi anni della istituzione della provincia  di Isernia, quando non era stato scoperto (1979) l’insediamento paleolitico che documenta la presenza dell’uomo nel territorio della  città di Isernia nel 736.000 a. C., ma da alcuni studiosi locali <proiettata> a 1.000.000  anni a. C.:

Il primo insediamento umano d’Europa si ebbe nel sito ove poi sorse Isernia. Qui infatti è stato ritrovato il <<Villaggio>> paleolitico dell’ Homo Aeserniensis (un milione di anni a. C.). (E.P.T. di Isernia, 1984).

La pubblicazione in esame (vedi foto) ricorda per <eccesso> i Quattromila anni di vita  di Isernia: i 2.000 anni (si era nel 1970) dell’era moderna sono stati sommati a 2.000 anni a. C. (XX sec. a.C.)  che non possono essere testimoniati dalle mura pelasgiche perché delle strutture simili sono state stimate  esistenti dal X al IV sec. a. C..

Né la città può essere considerata (2002) la città più antica d’Europa, un titolo che spetta ad Apricena: Allo stato attuale delle ricerche agli strumenti viene attribuita una età di circa 1,5 milioni di anni, molto prima quindi della storia. Si tratterebbe pertanto della testimonianza della più antica presenza umana sul territorio europeo.

La città di Isernia (vedi foto) non può ben a ragione rivendica la qualifica di <prima capitale d’Italia> perché in ordine cronologico: Corfinio fu la <prima capitale>, Bojano la <seconda capitale> ed Isernia la <terza capitale> della lega italica.

Nè si può giustificare (E. P.T. di Isernia 1984): Nel 91-88 a. C. i Sanniti si ribellarono ai dominatori e le varie città formarono la <<Lega Sociale>> che ebbe a centro Corfinio. Occupata questa dalle legioni di Silla, i confederati spostarono la capitale ad Isernia e, tra le mura di essa, la Lega prese il nome di <<Lega Italica>>, usando per la prima volta nella storia questo fausto nome quale attributo ad una entità statuale. A buon diritto, quindi, Isernia rivendica il titolo di <<Prima Capitale d’Italia>>.

 i Sanniti, non la colonia latina di Isernia, si ribellarono ai dominatori e le varie città, non Isernia, formarono la <<Lega Sociale>> ed i confederati, dopo la conquista di Corfinio, spostarono la capitale a Bojano, dopo ad Isernia che era stata sottratta dai ribelli al potere romano. 

Questo è quanto tramanda la Storia.

Desta stupore il comportamento di coloro che in occasione della visita  del presidente Ciampi alla città di Isernia, fecero sottoscrivere la dichiarazione: A Isernia, che vanta il titolo di prima capitale d’Italia ed ancora oggi riproporla al presidente Napolitano: Inoltre, utilizzando una frase dell’ex Presidente Azeglio Ciampi, il sindaco ricorda a Napolitano che Isernia può vantarsi d’essere stata la prima capitale d’Italia e che, per tale ragione, “si sente ancor più ‘raccordata’ al grande appuntamento del 150° anno di vita della storia della nazione”. (Isernianews, gennaio 2011).

Desta stupore anche il numero delle vittime del bombardamento del 10 settembre 1943, come è ancora inciso su due lapidi e ricordato da più di una pubblicazione: quattromila vittime o oltre un terzo dei suoi abitanti; ovvero: al 1936 (dato ISTAT) 1/3 di 10.431 abitanti = 3.477  vittime.

Le due lapidi che ricordano il bombardamento del 10 settembre 1943.

Da una trasmissione di RAI 3 Bombardamenti curata da Sergio Tau, si apprende: A Isernia il 10 settembre 1943, gli abitanti, convinti di non essere più in guerra con gli anglo americani, salutarono con i fazzoletti le fortezze volanti alleate. Morirono 5.000 persone. Uno dei superstiti racconta come fu salvato dalla Madonna Addolorata.

Una stima per <eccesso> che trasse in errore anche Nicola Tranfaglia: Isernia è medaglia d’oro per quello che è successo nel 1943 e questa è una cosa che chi vive a Isernia non può dimenticare. Nel 1943 un quarto (o oltre un terzo come ricorda la lapide?) degli abitanti di Isernia è morto per i bombardamenti. In questo modo il professor Nicola Tranfaglia (docente universitario, storico, giornalista, scrittore, già parlamentare, responsabile nazionale cultura dell’IdV) si è presentato nel capoluogo pentro. Ricordando che la storia non può mai essere dimenticata. (il Ponte 27.04.2010).

Una stima che era stata ridimensionata dall’anno 2007: Nell’anno 2007, l’Archivio di Stato di Isernia ha pubblicato, a cura di Immacolata Di Perna, il catalogo della mostra intitolata «La seconda guerra mondiale e i bombardamenti del 1943 nelle carte del Tribunale di Isernia». La pubblicazione ha documentato un meticoloso lavoro di consultazione degli atti e contiene la prima compilazione di un realistico “Elenco delle vittime” dei bombardamenti subiti da Isernia nel settembre (10, 11, 12 e 16) e nell’ottobre (il 15) del 1943. Si tratta d’una elencazione pressoché esaustiva, che si discosta davvero di poco dal completo censimento dei morti. Le vittime accertate da Di Perna sono state 489, di cui 241 uomini e 248 donne (147 avevano meno di quindici anni).

I decessi di persone native di Isernia furono 256, poco più della metà del totale generale.

Questi i crudi numeri che -al di là delle “inconcepibili esagerazioni” che qualcuno, ostinatamente e colpevolmente, continua a spacciare per veritiere – confermano la tragicità degli eventi. I bombardamenti sofferti da Isernia, come quelli patiti da molte altre città italiane, si dimostrarono insanamente perpetrati e del tutto sproporzionati rispetto agli obiettivi. (@ltroMolise, M.Gioelli, 2010).

Una volta scoperte, le  <bufale> non scandalizzano gli studiosi, né quanti le hanno condivise,  sostenute e divulgate; scrive Gioielli, in merito alle vittime del bombardamento: qualcuno, ostinatamente e colpevolmente, continua a spacciare per veritiere.

Sostengono che Ponzio Pilato era nato in Isernia con la sola testimonianza di 6 lettere  AE PONT  incise su una pietra ed interpretate senza una giustificazione: (famili)AE  PONT (iae) = famiglia Ponzia.

Le lettere AE  PONT  incise su una delle pietre che compongono la “Fontana Fraterna” di Isernia.

La Storia ricorda il condottiero sannita Gaio Ponzio, vincitore dei ROMANI presso le Forche Caudine, e Ponzio Telesino condottiero sannita in occasione della guerra sociale: Telesino indica la sua città di origine: la caudina Telesia. Ponzio Pilato potrebbe essere stato uno dei discendenti dei Telesini.

Il giudizio degli esperti: Di età classica sono pure i due frammenti di epigrafe (CIL. IX, 2636, 2718): il primo (AE   PONT) è leggibile come  (Nerv)AE   PONT(ific). ( I.RE.S.S.MO.- Sopr. Arch. del .Molise, 2001).

Per testimoniare la nascita di papa Celestino V in Isernia, sostengono:  … la casa natale del Santo Pontefice isernino, Celestino V (1215-1296), distrutta dai bombardamenti del ’43: l’unico dato che corrisponde alla realtà è il 1296, l’anno della morte di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

Se la città di Isernia nel 2009/2010 insieme con gli altri centri dell’Abruzzo e del Molise ha celebrato gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, significa che nacque nel 1209 (2009 – 1209 = 800).

Non esiste una testimonianza, né un biografo vissuto prima del bombardamento dell’anno 1943, vedi lo storico isernino Ciarlanti (XVIII), ha ricordato l’esistenza della casa natale del Santo Pontefice nella città di Isernia: nella piazza Concezione, oggi piazza Celestino V, fu scelta una <casa> e vi fu posta una <targa> per ricordare una  <nascita> non avvenuta.

Una casa sita in Isernia, piazza della Concezione, “scelta” come la casa natale di papa CelestinoV  distrutta dal bombardamento del 1943.

Non solo, a sostegno dell’origine isernina di Pietro di Angelerio, oltre alla casa, sono stati < inventati>: un <podere> presso Isernia, posseduto dal padre; i <cognomi> per il padre Angelerio e per la madre Maria; l’esistenza di alcuni documenti cartacei, la sua presenza in Isernia nel 1294 ed il regalo alla città di una o di due croci.

Non esiste il <certificato di nascita> di Pietro di Angelerio, ma le più antiche biografie smentiscono quanto è stato <inventato>, mentre sono ricche di <indizi> che accreditano a Sant’Angelo Limosano la nascita di papa Celestino V.

La Chiesa dichiara di non avere interesse a risolvere la vexata quaestio, ma <tifa> per Isernia, mentre gli storici evitano l’argomento, non <vogliono> polemizzare per non <danneggiarsi>.

 Quando si scoprirà la verità,  essa passerà sotto silenzio al pari della più antica città d’Europa, della prima capitale d’Italia, delle vittime del bombardamento del 1943 e della nascita di Ponzio Pilato, ma soprattutto, nessuno chiederà scusa per avere offeso l’intelligenza di coloro che si sono fidati delle loro affermazioni.

Con la istituzione della provincia di Isernia nell’anno 1970, alcuni studiosi vollero  sfruttare l’avvenimento per aggiungere un altra “bufala” alla storia della città capoluogo.

La Storia insegna che in occasione di un ver sacrum avvenuto nell’VIII sec. a. C. un gruppo giovani e giovane SABINI/SABELLI, a causa di un sovrapopolamento “migrarono”  dalla SABINA per il territorio che dal versante settentrionale del massiccio del Matese si estendeva fino a circa venti chilometri dalla costa del   mare Adriatico occupata dai loro “consanguinei” FRENTANI  che avevano per capitale l’odierna LARINO.

I confini (rosso) del territorio della touta/tribù dei PENTRI che comprendeva alcuni centri dell’Abruzzo aquilano e chietino. I percorsi (verde) dei tratturi ed alcuni (punto rosso) dei centri fortificati.

PENTRI è il nome che scelsero i settemila giovani che si fermarono alle falde del monte Crocella/Civita Superiore dove fondarono la capitale, la città-madre della loro touta-tribù: BOJANO. 

La Storia ricorda la touta dei PENTRI,  la tribù dei PENTRI, il territorio pentro o pentrico; con la istituzione della provincia di Isernia  fu “inventato” il termine <Pentria> per indicarne l’estensione territoriale che comprende 52 comuni: 

E’ la provincia più giovane d’Italia. Il 3 marzo 1970 è la sua data di nascita; il suo stemma è composto dagli scudi civici di Isernia, Agnone, Venafro, Frosolone, che sono i principali centri dei 52 Comuni in cui si suddivide la provincia; è detta <<Pentria>> poichè fu sede dei Sanniti Pentri nell’epoca pre-romana. (E.P. T., 1970 ?).

Fin dai periodi protostorici ha avuto una sua propria individualità, con insediamenti villanoviani, cui venne a sovrapporsi il grande popolo dei Sanniti. Con la successiva suddivisione in tribù, qui ebbero sede i Sanniti Pentri, gente fierissima. (E. P. T. di Isernia, 1980).

Il territorio (rosso) della touta/tribù dei PENTRI con capitale Bojano. Il territorio (verde) della touta/tribù dei FRENTANI con capitale Larino. Il territorio (azzurro) della provincia di Isernia ed il territorio (nero) della provincia di Campobasso.

Facendo <scempio> di ciò che tramanda la Storia, hanno scritto in WikipediaLa Pentria è una regione storico-geografica dell’Italia meridionale che prende il nome dai sanniti Pentri. Comprende la Provincia di Isernia e parte della Provincia di Campobasso.

l'<antistorico> confine (nero) del territorio detto <Pentria>, parte integrante del territorio (confine rosso e riempimento azzurro) della touta/tribù dei PENTRI con la capitale BOJANO.

Dal sito amicideiborghi I castelli della Pentria: I Pentri, fiero popolo sannita, vivevano in terra molisana nei dintorni dell’attuale Isernia (Molise), e costruirono, a scopo essenzialmente difensivi, tantissime fortezze sulle montagne circostanti; Pentria, il nome della loro terra.

Se avessero utilizzo la congiunzione <anche> nei dintorni dell’attuale Isernia, avrebbero evitato una descrizione <antistorica> della localizzazione dei PENTRI; nè Pentria era il nome della loro terra.

La <disinformazione> o l’omissione della congiunzione <anche>  ha contaggiato il sito dell’ assessorato al turismo della regione Molise:

Già i Pentri, il gruppo più imponente e importante dei Sanniti, stanziati nell’area dell’attuale provincia di Isernia (ricordiamo che Bovianum era la loro capitale) nel IV secolo a.C..

Ed ancora:

Il centro di questo ethnos di uomini fieri e liberi era proprio il Molise, considerando le quattro principali tribù storicamente definite: i Carracini, i Pentri, i Caudini e gli Irpini. La più imponente per numero e importante per identità culturale era sicuramente quella dei Pentri, che occuparono un territorio che corrisponde grosso modo all’attuale provincia di Isernia. La capitale, Bovianum, l’attuale Boiano, era circondata da altre città pentre quali Aesernia (Isernia), Aquilonia (Montaquila), Bovianum Vaetus (Pietrabbondante), Fagifulae (Montagano) Saepinum (Altilia) e Venafrum (Venafro).

Qualcuno è convinto che sia stato reso un utile contributo alla Storia della città di Isernia?  

Ogni città, ogni piccolo borgo ha svolto un ruolo importante nella Storia, ricorrere a degli <artifici> per modificarlo offende l’intelligenza dell’ignaro:

Puoi imbrogliare pochi per sempre e tutti per breve tempo. Non riuscirai mai a imbrogliare tutti e per sempre (A. Lincoln?).

Oreste Gentile

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