PESCHE (IS) E LA NASCITA DI PAPA CELESTINO V: UNA “BUFALA” !

L’articolo Pesche, apogeo e oblio del borgo di un quotidiano molisano del 18.XI.2011, dando la notizia di un convegno svolto a Campobasso, ha riproposto una ricerca del sacerdote don Sante Tommasini, pubblicata nell’anno 1999, a sostegno della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nell’odierna PESCHE, in provincia di Isernia, o nelle sue vicinanze: nacque a S.Angelo di Isernia.

L’affermazione fu avallata dal can. prof. Claudio Palumbo nella presentazione della pubblicazione: …, ove più si consideri che, dimostrando essere Sant’Angelo di Isernia il vero titolo di Pesche fino a tutto il XVIII secolo della nostra era, il Tommasini reca un contributo affatto trascurabile alla vexata quaestio sulla patria natale di San Pietro Celestino V.

Le biografie più antiche del santo papa molisano tramandano la nascita in una località ritenuta un castrum o castello denominato sancti Angeli o sancto angelo o S. Angeli, un piccolo agglomerato di case difese dalle mura di cinta, diverso da Isernia, una civitas fin dalla dominazione romana; il castrum è uno dei tanti indizi che escludono le “pretese” della civitas di Isernia.

L’ipotesi di Tommasini si basa su una ricca bibliografia, ma avendola interpretata ad usum delphini, commise degli errori: non fece distinzione di localizzazione e di identificazione tra la civitas di Isernia ed i centri esistenti sul suo territorio che corripondeva alla contea longobardo-franca, con capoluogo Isernia, già pertinente alla colonia latina, poi municipio di Aesernia, nonché alla diocesi episcopale.

PESCHE, oggetto della pubblicazione, e quindi Carpinone (vedi in seguito), Monteroduni, Longano, Miranda etc., sorti nelle varie epoche sul territorio della colonia latinamunicipio romano, della diocesi episcopale e della contea longobardo-franca, furono localizzati ed identificati da Tommasini nella città di Isernia!

Scrisse: a) quando ancora Pesche non era comune indipendente, questo territorio era considerato isernino. b) Tutto ciò era considerato nella città.     

Il territorio pertinete alla "contea longobardo-franca", già "colonia latina" e "municipio romano" e "diocesi episcopale" (azzurro): Tommasini sostenne che "Tutto ciò era considerato nella città".

La civitas di Isernia, stando al parere di Tommasini, era un “grande contenitore” (vedi figura in alto) ed all’ interno delle sue mura di cinta erano localizzati i centri esistenti sul territorio pertinente alla contea longobardo-franca, già colonia latina, municipio romano e diocesi episcopale.

PESCHE e gli altri centri abitati, fin dalla loro fondazione nel territorio della  colonia-municipio-diocesi-contea di Isernia erano amministrati dalla civitas di Isernia, ma godevano di una propria identità e di una precisa, quanto inconfondibile localizzazione. Nessuno dei centri che era nel territorio poteva essere considerato nella città di Isernia, ovvero all’interno delle sue mura di cinta.

La "civitas" di Isernia aveva sempre avuto la giurisdizione sul territorio pertinente alla "colonia latina", al "municipio romano", alla "diocesi episcopale" e, per ultimo, alla "contea longobardo-franca" omonima (poi inglobata nella "contea" di Bojano-Molise), su cui erano stati fondati nel tempo gli odierni centri di PESCHE, Monteroduni, Longano, Miranda, Carpinone etc.: centri che avevano una localizzazione ed una identità autonoma dalla "civitas" capoluogo.

La errata interpretazione delle fonti bibliografiche fece commettere a Tommasininon pochi errori:

Nella introduzione alla pubblicazione, scrisse: Mi sono cimentato a scrivere la cronistoria, in parte sconosciuta, di un paese (a) che prima del millesettecento era una parrocchia (a), in Isernia, gestita dai padri benedettini di Montecassino. E noto a tutti che, in quei tempi, i benedettini avevano sulle loro popolazioni poteri ecclesiastici e civili; per cui possiamo facilmente comprendere come la gestione religiosa di S. Angelo d’Isernia (a) fosse soggetta direttamente al Padre Abate di Montecassino. . .. . Il centro abitato (a), che inizialmente era detto “Castello di S. Angelo d’Isernia(a) , con il tempo, dopo che i benedettini si erano insediati nel luogo sovrastante detto “delle  pietre”, ci fu un progressivo spostamento della popolazione verso l’alto ed il villaggio (a) cominciò a prendere nome dal luogo pietroso su cui sorgeva, infatti ancora oggi nel dialetto locale le pietre son chiamate “peschie”. Era (a) in territorio isernino. (La a identifica la stessa località).

Da quanto letto, si apprende: il paese, l’odierna PESCHE, prima era una parrocchia, in Isernia, conosciuta come S. Angelo d’Isernia divenne un centro abitato, che inizialmente era detto “Castello di S. Angelo d’Isernia, con il tempo dopo che i benedettini si erano insediati nel luogo sovrastante detto “delle  pietre”, ci fu un progressivo spostamento nello spazio della popolazione verso l’alto.

Pertanto, il Castello di S. Angelo d’Isernia” non si localizzava più  nella civitas di Isernia dove non esisteva una località verso l’alto, esisteva  un luogo pietroso; ci troviamo in territorio isernino, ma il villaggio che Tommasini identificò con PESCHE non era una parrocchia, in Isernia, gestita dai padri benedettini di Montecassino, era Il centro abitato, che inizialmente era detto “Castello di S. Angelo d’Isernia”.

Le fonti bibliografiche non ricordano ilCastello S. Angelo d’Isernia”.

La verità è che il Chronicon Vulturnense, consultato da Tommasini, per l’anno 814 e per l’anno 881 tramanda: Vi è, dunque, all’interno  della città (di Isernia) la chiesa di Sant’Angelo con venticinque case dei servi tutt’intorno, e il presbitero Giordano servo e vicedomino del predetto monastero (san Vincenzo al Volturno), …… . Questa chiesa, con le altre numerose cappelle ad essa sottomesse, i casali che si trovano nei pressi del torrente Petroso, dove i due fiumi confluiscono, appartennero tutti ai servi di San Vincenzo. E i monaci che vivono lì, lavoravano i terreni paludosi che si trovavano nei pressi della stessa città (di Isernia), per il monastero di Sant’Angelo.

E’ chiaro: la chiesa di Sant’Angelo ed il monastero omonimo era all’interno  della città di Isernia, ma i monaci gestivano anche i beni che si trovavano nei pressi della stessa città di Isernia eranobenedettini, ma appartenevano al monastero di san Vincenzo al Volturno, non dai padri benedettini di Montecassino, come sostenne Tommasini.

Per Tommasini la chiesa di S. Angelo d’Isernia, divenne Il centro abitato, che inizialmente era detto “Castello S. Angelo d’Isernia, con il tempo, dopo che i benedettini si erano insediati nel luogo sovrastante detto “delle pietre”, ci fu un progressivo spostamento della popolazione verso l’alto ed il villaggio cominciò a prendere nome dal luogo pietroso su cui sorgeva, infatti ancora oggi nel dialetto locale le pietre son chiamate “peschie”. Era in territorio isernino.

 

La "civitas" di Isernia: La localizzazione (rosso ) della chiesa di Sant’Angelo nel rione Sant’Angelo, in cui, secondo l’isernino D’Acunto, sarebbe nato papa Celestino V.

La chiesa di Sant’Angelo era ubicata all’interno delle mura della civitas di Isernia, nella parte bassa a nord-ovest e, come scrisse l’isernino Viti (1972), cambiò nome in chiesa San Giuseppe ed aggiunse: Anche oggi, infatti, la piazzetta antistante l’ex chiesetta di S.Angelo conserva tale nome, anziché quello di San Giuseppe, più recente.

La confusione è palese: non ci fu un progressivo spostamento della popolazione verso l’alto dalla chiesa di Sant’Angelo ubicata dentro le mura della civitas di Isernia, come ricorda il Chronicon, esisteva unCastello S. Angelo d’Isernia”.

Tommasini descrisse  poeticamente Il villaggio (castello) che si era formato attorno alla chiesa di S. Angelo si presentava in ottima posizione, ben soleggiato, ricco di acque, sovrastante una fertile campagna molto adatta all’agricoltura. E alle pendici di una zona montagnosa piena di fascino adatta sia alla pastorizia, sia alla coltura del bosco.

Quanto letto non è pertinente al Castello S. Angelo d’Isernia, mai esistito; la localizzazione dell’antica e dell’odierna PESCHE, sempre esistita lontana dalla città di Isernia, ispirò la poetica descrizione di Tommasini.

Panorama di PESCHE (IS). L'esposizione della località a sud-ovest corrisponde alla descrizione poetica di Tommasini.

PESCHE, al contrario di quanto sostenne Tommasini: prima del millesettecento (1700), aveva una localizzazione e soprattutto una identità precisa, testimoniata da due diplomi di donazione  sottoscritti da Rodolfo de Moulins-de Molisio, conte di Bojano, che aveva occupato la contea longobardo-franca di Isernia: anno 1088: …… in hac ecclesia vocabulo Sancte Crucis, que constructa esse videtur infra fines Ysernie civitatis supra ipsum locum qui Pesclatura vocatur, hoc quod subscriptum est dedi et spontaneo concessi, castellum scilicet, quod vocatur Balneum. Anno 1092: …, quae ecclesia S. Crucis constructa esse videtur in comitatu Iserniae civitatis supra locum, qui Pescla vocatur.

Già negli anni 1088 e 1092,  esisteva la località denominata PESCLATURA o PESCLA, l’odierna PESCHE: si localizzava nel territorio della contea di Isernia, divenuto parte integrante della contea normanna di Bojano.

Due citazione  dello storico Galanti nell’anno 1781, testimoniano: 1) Pesco d’Isernia, ovvero Peschi. E’ popolato di 1251 cittadini in diocesi d’Isernia. Si chiamava Pesclum nel XII secolo. Ha 10 cappelle. 2) Peschi: popolazione del 1778 1108, del 1780 1251, Num. Di fuochi 66, testatico I, Once de’ beni 2506.

Le antiche mappe documentano che PESCHE si localizzava ed identificava sì nel territorio di Isernia, ma lontano dalla civitas ed ha sempre conservato la propria identità: Le Pescora (1640), Lepescora (1714), La Pescora (1794), Pesche (1816) e sempre Pesche anche nell’anno 1831.

Perché per un periodo PESCHE fu denominato Pesche d’Isernia?

Viti scrisse: occorre risalire ai primissimi mesi dell’anno 1495, allorquando i sindaci della dicta città di Isernia rivolsero al re di Napoli Ferdinando II d’Aragona di poter estendere la loro giurisdizione amministrativa anche al castella delle Pesche; quindi nell’anno 1495 non esisteva ilcastello S. Angelo d’Isernia”.

Tutto ciò smentisce anche quanto scritto da Palumbo nella presentazione del volume di Tommasini: dimostrando essere Sant’Angelo di Isernia il vero titolo di Pesche fino a tutto il XVIII secolo della nostra era.

Da quanto esaminato, l’odierna PESCHE non corrisponde alla chiesa di Sant’Angelo che era ubicata all’interno della mura della civitas di Isernia, si identifica con ilCastello S. Angelo d’Isernia”mai esistito, né essere stata la patria di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

Per quanto riguarda il citato castellum Balneum, ricordato per la prima volta nella donazione dell’anno 1088 dal conte Rodolfo de Moulins-de Molisio, al contrario di ciò che sostenne Tommasini, non faceva parte dei beni donati nel 1064 da Bernardo, conte di Isernia, al monastero di Montecassino; l’oggetto della donazione era solo il monastero di S. Marci apostoli ubicato  in locum, qui nuncupareut Carpenone in finibus ejusdem Comitatus Esernienses.

Se usassimo il metodo di Tommasini per interpretare le fonti bibliografiche che ricordano anche il castrum di Carpenone ed il monastero di S. Marci apostoli, dovremmo ritenere, come accadde per PESCHE, che Tutto ciò era considerato nella città (di Isernia): il monastero di S. Marci apostoli ed il castrum di Carpinone in finibus ejusdem Comitatus Esernienses vanno localizzati nella città di Isernia.

I brevi cenni della vita di papa Celestino V riportati da Tommasini nella sua pubblicazione, si basano pedissequamente su quanto scritto da altri autori a favore della sua nascita nella civitas di Isernia.

L’argomento esula dal presente studio; si rimanda agli articoli pubblicati in merito su questo blog.

Oreste Gentile.

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