GIAMBATTISTA MASCIOTTA: uno storico non attendibile.

La voluminosa (4 volumi) opera Il Molise dalle origine ai nostri giorni pubblicata dal dott. Giambattista Masciotta negli anni: 1915, il I volume; 1916, il II  e Gli altri 2 volumi sono stati pubblicati a cura dell’Amministrazione Provinciale nel 1952, è sempre stata stimata un opera fondamentale per chi voglia ricostruire un quadro storico di riferimento delle vicissitudini del Molise e della sua gente nel corso dei secoli.

G. Masciotta: uno dei 4 volumi.

L’interpretazione delle fonti bibliografiche fatta da Masciotta  per illustrare la storia medioevale del Molise ha determinato una descrizione dei fatti e dei protagonisti che non corrisponde alla realtà: il lettore è tratto in inganno e potrebbe indurre altri in errore se dovesse esporre gli stessi argomenti.

Nel vol. I a pag. 128: Da appena un secolo era installato in Benevento il ducato longobardo allorchè nel 667 –essendo Grimoaldo re d’Italia e duca di Benevento Romualdo suo figlio- un condottiero slavo a nome Alczeco venne con pacifiche intenzioni nella penisola chiedendo ospitalità per sé e per i suoi al Re, e profferendogli il servigio militare. ……., inviò Alczeco al figlio: il quale accolse benevolmente il profugo e gli assegnò tutta la contrada che si estende al di qua del Matese, da Sepino ad Isernia, Boiano compresa. Così il Giannone, sull’autorità di Paolo Warnefrido (65).

Il gastaldato del bulgaro Alzecone (rosso) nel ducato longobardo di Benevento. Anno 667.

A pag. 129: Il castaldato di Boiano costituì dunque il nucleo iniziale di quell’unità feudale che nei tempi normanni prese il nome di Contea di Molise (Comitatus Molisii), ma a pag. 130 l’autore si smentisce: Giova fermare questi dati, tanto per rilevare che la Contea di Molise di origine longobarda, contrariamente a quanto si ritiene dai più, che la fanno normanna. In prosieguo di tempo la popolazione accresciuta e le necessità amministrative che ne dipesero, addussero un’ulteriore frammentazione alla circoscrizione; e così verso il 1000 il ducato di Benevento presentavasi partito in 34 contee, delle quali non meno di otto ebbero a capoluogo università attualmente molisane, quali Molise, Boiano, Isernia, Venafro, Sesto, Pietrabbondante, Larino e Termoli (67).

Quale chiarimento dà Masciotta nella nota (67) a supporto della sua affermazione?

(67) Op. alla nota (65), volume II, libro VI, a pag. 215.

E’ chiaro che aver scritto libro VI fu una distrazione in quanto l’opera è composta da 4 volumi, non da VI; però sorprende l’argomento che è descritto  nella nota (65) del volume II: Discorsi delle famiglie estinte, forastiere, o non comprese nei Seggi di Napoli, …., e nel libro VI, ovvero ilIV, a pag.215 si legge: (215) Opera alla nota (172), a pag. 389 del II volume: nulla che possa legittimare quanto affermato a pag. 130.

La Storia tramanda: verso il 1000 il ducato di Benevento era già principato ed il longobardo Arechi II era già principe nell’anno 758 ed i 6, non 8, gastaldati longobardi istituiti nel territorio pentro-frenatano divennero contee con il dominio dei Franchi, succeduti ai Longobardi; Venafro, Isernia, Trivento, Bojano, Larino e Termoli, già civitas in epoca romana e sede di diocesi episcopale a partire dal IV-V secolo con la diffusione del cristianesimo, erano i capoluoghi dei 6 gastaldati istituiti nei territori già occupati dai Pentri e dai Frentani di Larino.

Il territorio delle contee di Venafro (1), contea di Isernia (2), contea di Trivento (3) e contea di Bojano, con il territorio di Sepino (6) avevano fatto (anno 667) parte del gastaldato di Alzecone, Divennero (anno 897?) 4 contee autonome. Nel territorio frentano furono istituite la contea di Termoli (4) e la contea di Larino (5).

Pag. 131: …; della Contea di Molise occorre parlare qui, perché investe direttamente la genesi della provincia intera.

L’affermazione di Masciotta  è esatta: l’estensione territoriale della contea di Molise corrispondeva a gran parte dell’antico territorio dei Pentri e con quello dei Frentani di Larino avrebbero dato origine al MOLISE. L’importanza dell’argomento evidenziata da Masciotta avrebbe meritato una ricerca più approfondita ed una interpretazione più diligente delle fonti bibliografiche che aveva consultato. 

Il territorio del MOLISE: territorio dei Pentri + territorio dei Frentani.

La contea di MOLISE (rosso), già contea di BOJANO, nella sua massima espansione anno 1142.

Masciotta pose e rispose alla domanda: La Contea pentro-slava perché fu detta di Molise?

(1) Si è molto favoleggiato in proposito, e specialmente intorno alla famiglia di Molisio, de Molisio ed anche Marchisio, chi sostenendo tale famiglia essere di origine normanna, chi facendone una diretta prosapia di Tancredi Marchese che seguì Guglielmo di Buglione in Terrasanta, e furono cantati dal Tasso. (2) Il Giannone, ad esempio, sulla scorta di Camillo Pellegrino, opina che il Castaldato di Boiano diede origine alla Contea di Molise; e giudica per proprio conto che la nuova Contea fu denominata da Molise, città antica del Sannio (non altrimente che Boiano ed Isernia) da cui quindi prese il nome la famiglia Molise poi estinta (69). (3) Il Tria, in mancanza di altro criterio critico, fa dipendere il nome della Contea semplicemente dal trasferimento della sede di questa da Boiano a Molise (70).Giovanni Pontano, prima di loro, aveva ritenuto che la Contea prendesse nome dal castello di Molise, dal quale ebbe origine la famiglia: avviso che fu pure del Summonte (71). Il Ciarlanti è di parere, invece, che la famiglia e non il luogo di origine avesse conferito il nome alla Contea (72); e gli fece eco de Attellis e il Galanti. Il Giustiniani, a sua volta, presume di poter precisare che da un castello edificato da Ugone di Molisio, ed al quale diede il proprio nome (cioè il comune di Molise) venisse la denominazione della Contea.

(1). La Gerusalemme liberata di Tasso nel canto I, 5 ricorda Goffredo di Buglione, conquistatore di  Gerusalemme nell’anno 1099 e canto I, 9 ricorda Tancredi: nessuna notizia di Guglielmo di Buglione in Terrasanta, né di Tancredi Marchese. La Storia ricorda Tancredi Marchisio condottiero crociato, nipote di Roberto il Guiscardo e cugino di Boemondo d’Antiochia; partecipò alla prima crociata nell’anno 1096 e visse fino all’anno 1112: vale a dire 30 anni prima che la contea normanna di Bojano divenisse contea di Molise nell’anno 1142 .

(2). Non si può sostenere che il Castaldato di Boiano diede origine alla Contea di Molise: il gastaldato di Bojano che forse comprendeva anche il territorio di Sepino, di Isernia, di Trivento e di Venafro, subì un ridimensionamento con l’istituzione dei 3 gastaldati autonomi,  ad eccezione di Sepino il cui territorio, già pertinente al municipio romano, fu inglobato nel gastaldato di Bojano. Perché fosse istituita la contea di Molise o comitatus Molisii dobbiamo attendere: (I) l’arrivo intorno all’anno 1045 di Rodolfo dal castrum normanno di MOULINS; (II) la presa di possesso di Rodolfo della titolarità della contea di Bojano; (III) la sua conquista della contea di Isernia e della contea di Trivento; (IV) la conquista da parte del figlio Ugo (I) della contea di Venafro e parte del territorio della contea di Larino.

I territori conquistati dal conte Rodolfo e dal figlio, conte Ugo (I), formarono la vasta contea di Bojano che con la titolarità del conte Ugo (II) detto Ugone, figlio del conte Simone e nipote di Ugo I, fu considerata fra le più importanti del regno normanno di Ruggero II. La riorganizzazione del regno normanno di Sicilia fece sì che la contea di Bojano fosse denominate contea di Molise: Molise derivava dal cognome dei conti che si era originato da MOULINS, il paese normanno dove Rodolfo era nato.

Il gastaldato, poi contea di BOJANO.

(3). Masciotta avrebbe dovuto ampliare la ricerca anche ad altre fonti bibliografiche ed adottare un maggiore criterio critico, come aveva preteso da Tria; non avrebbe dovuto dare credito a ciò che scrisse Giannone: Molise, città antica del Sannio, una città inesistente! Non avrebbe dovuto dare credito a ciò che sostenne Tria sul trasferimento della sede di questa da Boiano a Molise,  o a Pontano e a Summonte. La sede del capoluogo della contea di Bojano-Molise, fino all’epoca di Federico II, fu solo la città di Bojano. Masciotta, come vedremo, avrebbe dovuto dare maggiore credito a Ciarlanti ed approfondire le ricerche su quanto avevano scritto anche de Attellis e Galante, ed avrebbe dovuto interpretare con più diligenza quanto aveva proposto Giustiniani sull’origine del nome MOLISE: da un castello edificato da Ugone di Molisio, ed al quale diede il proprio nome (cioè il comune di Molise) venisse la denominazione della Contea; Ugone di Molisio avrebbe dapprima dato su sollecitazione del re Ruggero II il proprio nome alla contea ed in seguito al comune di Molise. Giustiniani aveva detto una <mezza verità> che Masciotta non seppe interpretare, ritendo un dato positivo ed una vera e propria pregiudiziale che il comunello o feudo di Molise ricordato da Giustiniani, non è mentovato nel Catalogo borrelliano dei baroni del 1187.  

Masciotta pose e rispose con convinzione alla domanda: Che cosa esprime il Catalogo?

Che Molise non esisteva, ed in tal caso le spiegazioni del Pontano, del Giannone, del Giustiniani e del Tria, mancano di fondamento. Resta quella del Ciarlanti, la quale non merita del pari una grande considerazione pel fatto che i nomi delle università precessero quelli delle stirpi feudali. ……. Questo fatto (di cui siamo convinti nell’annosa elaborazione dei nostri quattro volumi) meriterebbe una lunga illustrazione, che pertanto intendiamo risparmiare al lettore, nella fiducia ch’esso vorrà accettare senza diffidenza il nostro asserto. Ciarlanti (1644) era nel giusto: la nobilissima famiglia di Molise trà questo grandemente fioriva, e giunse a grandezza tale, c’havendo poco men che conquistate tutte le Terre di questa Provincia, dal lor cognome fu denominata Contado di Molise, come anche Molise chiamarono un castello, che alcuni di quella edificarono presso le rovine dell’antica Città di Tiferno, e così sono state poi sempre denominate; come nel giusto era Galanti (1780): La contea di Molise deve essere di più recente istituzione, e la denominazione ha dovuto riceverla dalla famiglia di Molise e non dal villaggio di tal nome. E’ pare dunque potersi affermare, che Pontano non dica il vero, quando scrive (I), che Molise, che fu in dominio di detta famiglia, avesse ella ricevuto il nome. Ciarlanti (2) bene suppose, che Molise fosse stato da alcuno di tal famiglia edificato; ed aggiunse in modo chiaro: Questo nome Molise, siccome dovrebbe essere a tutti conosciuto, è comunale a molti luoghi e città della Francia e de’ Paesi bassi. Quale cosa più verisibile, che il cognome di una famiglia normanna abbia da più lontana origine?

Masciota, volendo imporre la propria convinzione, chiese al lettore la fiducia ch’esso vorrà accettare senza diffidenza il nostro asserto.

Scrisse: Ed ecco presentarsi un problema che non si è mai affacciato alla mente degli storici. (1) La famiglia Molisio non potrebbe essere la medesima di quella ch’ebbe a capostipite Alczeco, divenuta indigena di fatto dopo quattro secoli d’immigrazione e di sedentarietà? (2) Riesce, è vero impossibile di poter dimostrare la continuità della stirpe slava; ma la logica non consente che tale continuità debba scartarsi con sentenza aprioristica, tanto più che tratterebbesi di una filiazione di soli quattro secoli. (3) I discendenti di Alczeco, come e per tali, sono rimasti ignoti a noi nei nomi e negli eventi; ma non vi ha nessun documento, nessun cenno nella storia, nessuna testimonianza di autore che alluda o alla perdita che essi avessero fatto dei domini, od all’estinzione della stirpe. (4) La continuità della compagine territoriale è elemento di qualche efficienza per inferire la continuità delle stirpe, tanto più che se la prima intrusione di pochi slavi profughi nel nostro territorio non passò in silenzio nella storia de secolo VII, non si comprende come avesse potuto passare inosservato nel secolo XI il trapasso di così vasta plaga da una signoria quattro volte secolare ad una signoria novella e forestiera. (5) Nei documenti, nei diplomi, nelle istorie relativa al secolo XI, troviamo inoltre indifferentemente adoperate le denominazioni di Conte di Molise, Conte di Boiano e Conte d’Isernia: fatto non scevro d’importanza, perché può attestare che l’antica famiglia feudale slavo-pentra, creata dai longobardi, sopravviveva in numerose propaggini all’inizio del periodo normanno.

Masciotta, con una argomentazione non conforme a ciò che era accaduto dal  VII al XII, scrisse: Si potrebbe obbiettare, alla nostra argomentazione, che il cognome Molisio o Marchisio deve pure avere un particolare significato. E’ giusto. Ed eccoci a rispondere. (6) Anzitutto può darsi che il silenzio del Catalogo Borrelliano in rapporto all’Università di Molise sia una mera omissione, e che Molise non solo esistesse nei tempi longobardi, ma fosse un’antica città del Sannio, e precisamente “Melae” o “Meles” distrutta da Fabio nel 538, ritenuta irpina da Livio (XXIV-XX) ed identica  a Molise dell’Olstenio nelle sue “Annotazioni a Cluverio” (73). In tal caso si può ammettere che i lontani discendenti di Alczeco, avendo edificato un castello in ricordanza e sul voluto posto della città distrutta, ricevessero da questo il nome, come era costume generale. (7) Potrebbe però anche sospettarsi che i cognomi Molisio (come scrive Pietro Diacono) o Molino (come scrive il Capecelatro) fossero deformazione del cognome Marchisio, frequentissimo oltre ogni credere nella diplomatica remota di molti comuni pentri ed anche frentani. E non è chi non veda che Marchisio è derivativo di “marchia” della quale la potente stirpe era signora.  (8) Nulla osta, dunque, ad ammettere che i Marchisio o Molisio fossero nel secolo X ed IX gli eredi o diretti o collaterali del condottiero slavo del secolo VII: tutto più, poi, quando si consideri che della famiglia Molisio –pur così celebre nei fasti della storia- nessuno ha saputo indicare né le origini, né la provenienza. E normanna, certo, non fu. (9) Passiamo ora in rassegna I Conti di Molise, dei quali è stato possibile rintracciare i nomi e le azioni, attraverso laboriose indagini e fatiche molte di controllo. Dopo Alcezeco, castaldo di Boiano nell’anno 667, non si ha notizia che di Guadelberto, pur castaldo di Boiano, vivente nell’anno 870, cioè due secoli dopo. Questo Guadelperto o Guandelperto è mentovato dal Giannone, il quale ne rilevò il nome dagli scritti di Erchemperto pubblicati da Camillo Pellegrino (74). (10) Qualche autore, di cui mi sfugge il nome, ritiene che costui il primo a fregiarsi del titolo di Conte di Molise.

Alla luce di quanto tramandano la Storia ed i diplomi dell’epoca, esaminiamo i 10 punti illustari dall’asserto di Masciotta.

(1). (2). (10). La Storia dei Longobardi, scritta dallo storico longobardo Paolo Diacono, descrive per l’anno 667 solo la presenza del bulgaro Alzeco (Alzecone) nel territori già dei Pentri e l’istituzione di un gastaldato che comprendeva i territori di Sepino, Bojano, Trivento, Isernia, Venafro, denominato gastaldato di Alzecone, ignorando la sede del capoluogo. Per gli avvenimenti dell’anno 867, dopo 200 anni di silenzio, ancora uno storico longobardo, Erchemberto, ricorda Guandelperto, titolare del gastaldato di Bojano e sfortunato protagonista di uno scontro con i Saraceni; si ignora se il suo gastaldato comprendesse, oltre a quelli di Bojano, i territori di Sepino, di Trivento,  di Isernia e di Venafro o se già esistessero, fatta eccezione per Sepino, i gastaldati di Venafro, di Isernia e di Trivento in territorio pentro; di Larino e Termoli in territorio frentano. I cronosti dell’epoca tacciono sulla sorte del bulgaro Alzecone e del longobardo Guandelperto; nessuno ha ricordato che Guandelperto fosse il primo a fregiarsi del titolo di Conte di Molise come affermò Masciotta, a cui sfugge il nome dell’autore che avrebbe pubblicato la notizia. Guandelperto fu ricordato dagli storici dell’epoca con il titolo di gastaldo e non di conte; nel IX secolo ancora esistevano i gastaldati che divennero contee con la riorganizzazione messa in atto con i Franchi.

(3). (4). La presenza nel gastaldato di Bojano del longobardo Guandelperto evidenzia che la stirpe slava di Alzecone si era estinta, sopravviveva sì La continuità della compagine territoriale, come scrisse Masciotta, ma non può essere valutata elemento di qualche efficienza per inferire la continuità delle stirpe: le compagine territoriale, ovvero i gastaldati e, successivamente le contee, come i ducati e successivamente i principati, conservarono l’unità territoriale originaria, solo i feudatari ed i principi furono soggetti al volere dei re. I Franchi, pur avendo imposto il loro dominio, lasciarono la titolarità dei principati e delle contee ai signori di origine longobarda: le contee pentre di Venafro, di Isernia, di Trivento, di Bojano e le contee frentane di Larino e Termoli avevano feudatari appartenenti alla nobiltà longobarda che risiedevano, il più delle volte, nel principato di Benevento: nel 954, il gastaldo, poi conte Paldefrid era feudatario di Veanfro; nel 962, Landulfo era titolare della contea di Isernia; nel 992, il conte Berardi era titolare della contea di Trivento; prima dell’anno 1010, il conte Roffrid, nipote del principe di Benevento Pandolfo I, era titolare della contea di Larino e prima del 1010, la contea di Termoli era retta dal conte Attoni.

(5). (8). (9). (10). Non è corretto affermare, come fece Masciotta, che Nei documenti, nei diplomi, nelle istorie relativa al secolo XI, troviamo inoltre indifferentemente adoperate le denominazioni di Conte di Molise, Conte di Boiano e Conte d’Isernia: fatto non scevro d’importanza, perché può attestare che l’antica famiglia feudale slavo-pentra, creata dai longobardi, sopravviveva in numerose propaggini all’inizio del periodo normanno. Tutti i documenti, i diplomi e la Storia lo smentiscono: nel secolo XI (dal 1.000- al 1.100) non esisteva un Conte di Molise perché la denominazione Molise fu utilizzata dal conte Ugo (II), titolare della contea di Bojano, a partire dall’anno 1142, nè indifferentemente fossero adoperate le denominazioni di Conte di Bojano e Conte d’Isernia: con l’espansione della contea di Bojano sui territori delle contee di Venafro, Isernia, Trivento e parte della contea di Larino, la denominazione della estesa contea citata dai conti  de Moulins/de Molisio nei documenti e nei diplomi era contea di Bojano e contea di Molise dopo l’anno 1142. Masciotta ignorava che nell’anno 1003 (secolo XI), la contea longobardo-franca di Bojano era retta dalla contessa Maria, figlia del conte Roffrid, moglie del conte Potefrid, figlio del conte Magenolfi: di stirpe longobarda, non  slava. Un diploma ignorato da Masciotta, fu sottoscritto da Adenolfo, vescovo metropolita di Capua, nell’anno 1032 (secolo XI), confermava l’esistenza del Comitatu Iserniensis, del Comitatu Venafrano e del Comitatu Bojonensis; non esisteva un Conte di Molise, né la contea di Molise.

(7). (9). Masciotta sostenne che Potrebbe però anche sospettarsi che i cognomi Molisio (come scrive Pietro Diacono) o Molino (come scrive il Capecelatro) fossero deformazione del cognome Marchisio, frequentissimo oltre ogni credere nella diplomatica remota di molti comuni pentri ed anche frentani. E non è chi non veda che Marchisio è derivativo di “marchia” della quale la potente stirpe era signora, ma si guardò bene dal riportare un riferimento bibliografico concreto: è davvero una impresa ardua far derivare l’etimologia di Molise da Marchisio  che ricorda sì “marchia”, ma non un legame storico con il territorio dei Pentri, nè con la istituzione dei municipi romani, dei gastaldati longobardi, delle contee longobarde-franche e della contea di Molise istituita nell’anno 1142. Masciotta, come già esaminato, fece un riferimento improprio a Tancredi Marchisio vivente nell’anno 1112, principe di Antiochia, figlio di Odobono Marchisio e di Emma, sorella di Roberto il Guiscardo, nonché cugino di Boemondo d’Antiochia. L’etimologia di Molise non deriva dalla deformazione di Marchisio, che era il cognome di Tancredi presente prevalentemente in Terra Santa dopo aver preso parte alla prima crociata dell’anno 1096. Non esiste una testimonianza che possa legare la sua presenza nelle contee istituite nel territorio già pentro-frentano. Nel 1112, anno della morte di Tancredi Marchisio, era titolare della contea di Bojano il conte Simone, figlio del conte Ugo (I) e nipote di Rodolfo de Moulins o de Molisio, di origine normanna  già nel 1053 conte di Bojano: la contea si era ampliata con la conquista dei territori delle contee di Venafro, di Isernia, di Trivento e parte di quella di Larino. Dopo 30 anni, nel 1142, con la titolarità del conte Ugo (II), detto Ugone, genero e cognato (!) del re Ruggero II, la contea fu denominata Molise, per ricordare il cognome adottato dai conti normanni in ricordo di Moulins, il castrum dove era nato Rodolfo, il capostipite, figlio di Guimondo (II) e di Emma.

(6). Masciotta, avendo più simpatia per il bulgaro Alzecone che per i normanni di Rodolfo, più che mai convinto che l’etimologia di Molise non derivasse dal cognome dei signori normanni di Bojano, propose una ipotesi alquanto <bizzarra>, facendo scempio della Storia che ricorda la presenza di Annibale in Italia: l’esistenza di un’antica città del Sannio e precisamente “Melae” o “Meles” distrutta da Fabio nel 538, ritenuta irpina da Livio (XXIV-XX). Livio (XXVII, I) scrisse: In Italia il console Marcello, dopo aver ripreso per tradimento Salapia, strappò con la forza ai Sanniti le città di Marmoree (Marmoreas) e di Mele (Meles), Qui furono sopraffatti circa tremila soldati di Annibale, che vi erano stati lasciati come guarnigione; giustamente ritenne irpina “Meles” (non “Melae”), perché il teatro di guerra era il territorio degli Irpini, identificati da Livio come i Sanniti alleati dei Cartaginesi; pertanto l’antica città del Sannio non poteva essere localizzata nel territorio dei Pentri che all’epoca erano fedeli alleati dei Romani. Masciotta volle passare in rassegna i Conti di Molise, dei quali è stato possibile rintracciare i nomi e le azioni, attraverso laboriose indagini e fatiche molte di controllo, ma non fu altrettanto diligente nella scelta e nella interpretazione di quelle fonti bibliografiche che gli avrebbe permesso di conoscere, di descrivere  e di diffondere la vera dinastia dei Conti  di Molise. Aveva sottovalutato la ricerca di Ciarlanti sull’etimologia di Molise, ma ne condivise le notizie e quelle di altri studiosi in merito alla famiglia comitale di origine normanna dei de Moulins/de Molisio: Raoul, o Rodolfo, è menzionato dal Ciarlanti qual padre di Ugone. …. Il Ciarlanti per dare un’idea della potenza cui era pervenuta la stirpe di dei Conti di Boiano o di Molise, narra che nel 1105 essendo morto in Isernia, Simone, figlio di Ugone, la salma ne fu trasportata con riti solenni ed imponente corteo nella lontana Badia Cassinese. Roberto, conte di Bojano, fu probabilmente figlio, certo erede di Ugone. …. Ugone di Molisio è detto indifferentemente Conte di Boiano o Conte di Molise. Figlio di Roberto, che gli diede il nome del proprio padre.

Le certezze di Masciotta modificarono  la Storia: il conte Rodolfo de Moulins/ de Molisio generò il conte Ugo (I): erano titolari della contea di Bojano che all’inizio del loro mandato era costituita dai territori pertinenti ai municipia romani ed alle diocesi episcopali di Bojano e di Sepino; il titolo di conte di Bojano fu riconosciuto fino all’anno 1142 (non prima), solo in seguito fu sostituito da conte di Molise. Il conte Ugo (I) generò il conte Simone che nel 1105 morì a causa di un terremoto nella città di Isernia la cui contea era stata conquistata molti anni prima dal conte Rodolfo. Al conte Simone, a causa della minore età, non gli successe il figlio Ugo (II) detto Ugone, ma lo zio Roberto divenne titolare della contea di Bojano: non il padre di Ugo o Ugone, come scrisse Masciotta, ma era fratello del conte Simone. Solo Ugo (II) o Ugone si fregiò del titolo di conte di Bojano e di Molise non prima dell’anno 1142: sposò una figlia di Ruggero II, mentre una sorella di Ugo (II) fu amante del re.

Masciotta, proseguendo la descrizione di quanto era accaduto nel Molise nel medioevo, dimostrò di conoscere la Storia, ma l’ <antipatia> per i Normanni e per la famiglia de Moulins/de Molisio, gli fece commettere altri errori di interpretazioni delle fonti bibliografiche: Ugone di Molise parteggiò per la S. Sede: cosa che, se non costituisce una prova diretta, è però un indizio serio che la famiglia comitale non era normanna, ma longobarda.

L’ignaro lettore è tratto in inganno quando consulta la pubblicazione di Masciotta e può contribuire alla diffusione di notizie che non rispecchiano la vera Storia medioevale del Molise: Ugo (II), detto Ugone, figlio di Simone, si oppose al suocero Ruggero II per salvaguardare il suo potere, la sua indipendenza e l’integrità della sua contea di Molise.

Masciotta scrisse ancora: Il re Ruggero acconsentì al perdono, e gli diede in isposa una propria figlia naturale, nome Clemenzia, frutto d’illeciti amori con la contessa di Catanzaro. Le nozze ebbero luogo nel 1135. …. Da Ugone e Clemenzia nacque Clarizia, la quale sposò Teobaldo di Baro, nobile borgognone, portando in dote Sepino, Campobasso, S. Giovanni in Golfo e Tappino. Le cronache dell’epoca tramandano che Clemenza la contessa di Catanzaro non era una propria figlia naturale di re Ruggero, ma fu figlia di Segegualda, moglie del fu Raimondo di Catanzaro. Entrambi nel 1167, 28 luglio, ind. XIV, donarono alla Chiesa di Cefalù … : era figlia legittima di Raimondo di Catanzaro!

Sempre più sicuro del suo metodo di indagine e della sua interpretazione delle fonti bibliografiche, pur avendo consultato i cronisti dell’epoca, propose all’ignaro lettore la sua storia medioevale del Molise.

Oreste Gentile.

 

 

 

 

 

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