“L’INVENZIONE DELLA TRADIZIONE”: E. J. HOBSBAWM e LA NASCITA DI PAPA CELESTINO V in ISERNIA.

Il volume L’invenzione della tradizione, di E. J. Hobsbawm e T. Ranger, pubblicato nel 1983 dalla Cambridge University Press e negli anni 1987, 1994 e 2002 da Einaudi editori di Torino, così nella introduzione: come si inventa una tradizione, afferma che Le <tradizioni> che ci appaiono, o si pretendono, antiche hanno spesso un’origine piuttosto recente, e talvolta sono inventate di sana pianta. (…). Tutte le tradizioni inventate infatti, laddove è possibile, ricorrono alla storia come legittimazione dell’azione e cemento della coesione di gruppo.

Nel capitolo Tradizioni e genesi dell’identità di massa in Europa sostiene sul piano dell’invenzione della tradizione tre grandi innovazioni sembrano spiccare per importanza. (…). La seconda fu l’invenzione delle cerimonie pubbliche e la terza innovazione fu la produzione massiccia di monumenti pubblici.

L’invenzione della tradizione, secondo  Hobsbawm, può avvalersi anche del valore pubblicitario degli anniversari e l’emissione di francobolli postali  – dopo il denaro, la più universale tra le forme dell’iconografia pubblica – con immagine storiche, o di genere consimile.

Quanto letto permette di fare una riflessione e di scoprire le innovazioni adottate per sostenere la tradizione inventata per accreditare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio alla città di Isernia.

Claudio Palumbo, vicario generale della diocesi di Isernia e docente di Storia della Chiesa presso l’ITAM in occasione (2008) della presentazione del volume Isernia e il suo Papa dichiarò: < Si tratta di una pubblicazione che ho apprezzato sotto il duplice profilo di sacerdote e di studioso della storia della Chiesa, – ha spiegato don Palumbo – perché ha il merito di riprendere e riconsiderare seriamente la tesi della paternità isernina o iserniana della figura del Papa Santo >. < Se la Storia si mostra avara di notizie, – ha continuato il reverendo c’è una consolidata tradizione che offre conferme in tal senso. Inoltre dai registri della cancelleria Angioina questa tradizione viene sicuramente rafforzata >.

La Storia non si mostra avara di notizie perchè le biografie più antiche, lette attentamente e senza condizionamenti campanilistici, tramandano 8 (otto) indizi storici e geografici validi per localizzare ed identificare la patria di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nella regione Molise e nella località di Sant’Angelo Limosano:

(1) essere nel Comitatus Molisii. (2) essere nelle vicinanze del monastero di Santa Maria in Faifoli. (3) essere nella diocesi di Benevento. (4) essere un castrum/castellum. (5) essere lontano da Castel di Sangro una giornata + il secondo giorno a hora Nona (ore 15). (6) essere distanti più di quindeci miglia da Castel di Sangro. (7) essere conosciuto con il nome di sancto angelo. (8) essere vicino a Limosano.

Gli 8 (otto) indizi storici e geografici non sono stati mai esaminati dagli storici, dagli uomini di chiesa che hanno sempre voluto sostenere e perpetuare una tradizione inventata in favore di Isernia, arricchendola, come ha evidenziato Hobsbawm per altri avvenimenti, con le innovazioni di cerimonie pubbliche, anniversari, monumenti e l’emissione di francobolli postali.

Le biografie più antiche permettono di conoscere, visto che gli storici e gli uomini di chiesa brancolano nel buio, anche il cognome della famiglia di papa Celestino V, il suo stato patrimoniale e dove trascorse i giorni 14 e 15 ottobre dell’anno 1294 quando da L’Aquila si trasferì a Napoli.

I Registri della Cancelleria Angioina, citati da Palumbo per dare forza alla tradizione inventata, documentano la Storia amministrativa del regno angioino: in essi non esiste un documento che rafforzi la nascita di Pietro di Angelerio nella civitas di Isernia.

Per sostenere la tradizione inventata fu proposta l’esistenza della casa natale di Pietro di Angelerio nella città di Isernia: non che dalla non mai interrotta tradizione che addita tutt’ora ai passanti la casa di Pietro Celestino mercè l’immagine del Santo  posta ad un angolo di essa. (Iorio,1894).

La facciata di una “casa” sita prima dell’anno 1943 in piazza Celestino V , già piazza Concezione, nella città di Isernia.

Sulla parete della casa fu posta una lapide per celebrare il VI centenario (1896-1296) della morte: …  A S. Pietro Celestino cittadino d’Isernia nato in questo luogo secondo la testimonianza della tradizione .

Cosa rimane di quella testimonianza?

La casa sorgeva in piazza Concezione –ora piazza S. Celestino V- …. Purtroppo i bombardamenti del 10-9-1943 distrussero casa e lapide; ai turisti che visitano la nostra città dobbiamo contentarci di indicare il luogo in cui sorgeva la casa di Celestino V… . (Mattei, 1978).

La casa in piazza S. Celestino fu messa in dubbio, ma Mattei non si perse d’animo e propose la presenza di un’altra casa ubicata fuori dalla civitas di Isernia: Ma come salvare la tradizione che additava in Isernia sulle mura a nord della città la casa di S. Pietro Celestino? Nulla vieta di pensare che la famiglia di Angelerio (…) siasi trasferita a Isernia nell’infanzia di S. Pietro Celestino o anche si può supporre che, pur avendo domicilio abituale in campagna nel castello di S. Angelo, abbia posseduto una casa anche nella città di Isernia ove spesso si recava e si tratteneva.

Non poteva mancare il sostegno del vescovo della diocesi di Isernia:

 …, quod situm est quo in loco, ut pie traditum est, paterna domus sita erat in qua Petrus Angelerius ortum habuisse dicitur,… . (Gemma, 1996).

Perché la presenza della casa di papa Celestino V è una tradizione inventata?

L’isernino arciprete e storico Ciarlanti (1644), convinto assertore della nascita nella città di Isernia, ignorava l’esistenza della casa, tanto da non ricordarla nella biografia del papa: se la sua distruzione avvenne a causa dei bombardamenti del 1943, la casa doveva esserci al tempo di Ciarlanti, ovvero circa 300 anni prima.

Per sostenere la tradizione inventata della nascita in Isernia fu esibita anche la copia non autenticata di un documento in cui è scritto religiosi viri fratris Petre de Murrone huius civitatis Ysernie civis.

La copia fu esibita per la prima volta da Telera (1648) ed era sconosciuta a Ciarlanti: era stata scritta con la grafia del XVII secolo  per ricordare, fra gli altri avvenimenti, che papa Celestino V era cittadino di questa città d’Isernia (Mattei,1978), ma non dichiarava  che vi fosse anche nato.

La “COPIA” non AUTENTICATA, della “bolla” di mons. Roberto, vescovo di Isernia, datata 1289. La “COPIA” fu scritta da “IGNOTI” con grafia del XVII. secolo !

Nella pubblicazione (1996) di mons. G. B. Proja è scritto: Circa il luogo di nascita del nuovo santo (papa CelestinoV)  la bolla (di canonizzazione) si limita a indicare una regione “Terra di lavoro”, vasta provincia del regno di Napoli che abbracciava una buona parte della Campania, della Puglia settentrionale, del Lazio e dell’odierno Molise. Volendo precisare maggiormente il luogo, la precedenza va data alla città di Isernia, dove vige la costante tradizione della nascita del santo. La tradizione è fondata sulla esplicita affermazione del vescovo Roberto il quale in una bolla circa “la Fraterna” definisce fra’ Pietro “Aeserniae civis” (1289).

E’ a tutti noto che la cittadinanza si acquisiva e si acquisisce anche se non si è nato in una località!

Hobsbawm  nel suo saggio non valutò che l’invenzione della tradizione potesse sfruttare anche grandi personaggi religiosi.

La tradizione inventata a favore di Isernia non risparmiò san Francesco: Il culto di S. Francesco fu molto in auge nell’età celestiniana. Secondo una tradizione si vuole che durante la venuta dell’assisiate in Isernia (1222, cfr. par. XVI e Ciarl., IV, 333) il Poverello avesse conosciuto fanciullo il futuro Celestino V il quale in quell’epoca aveva otto anni. (Viti, 1972).

La presenza di san Francesco in Isernia fu inventata da Ciarlanti (1644) per due scopi: ) confermare la nascita di Pietro di Angelerio nella città, ) fissare anche l’anno della nascita al 1214 (calcolato sottraendo da 1222, anno della visita, 8, l’età del  fanciullo); ma il  vero anno di nascita, come vedremo, era il 1209.

Il religioso isernino scrisse: Indi (san Francesco) giunto in Isernia anche vi fondò il monastero sotto l’invocazione di S. Stefano, secondo lo stesso autore (Waddingo), ove eziando al presente si vede una stanza, in cui dimorò per qualche tempo, che vi si trattenne; fu invocata la testimonianza degli Annales di Waddingo che non ricordavano l’avvenimento.

Quanto scritto da Ciarlanti permette di conoscere un miracolo: il santo, con la sua visita durata poco più di 2 (due) giorni [(pomeriggio del 3-4 (giorno di Pasqua) del 1222 (Viti, 1972), fondò il monastero in cui dimorò per qualche tempo: in 2 (due) giorni, fondòdimorò!

L’invenzione di Ciarlanti fu condivisa da mons. Gemma (1998), vescovo emerito della diocesi di Isernia: Qui (in Isernia), come vuole una pia tradizione, la tua mamma ti presentò fanciullo a San Francesco perché ti benedisse. Fecondità di quella benedizione!.

Anche il viaggio intrapreso da papa Celestino V da L’Aquila a Napoli nel 1294, fu sfruttato per sostenere la tradizione inventata della nascita in Isernia e della sua presenza nella città nei giorni 14 e 15 ottobre dell’anno 1294: Non abbiamo documentazione sulla dimora in Isernia del neo eletto tra il 14-15 ottobre 1249 (trattasi del 1294), tranne la tradizione orale, ma per quanto detto, è almeno naturale supporre che egli fosse stato onorato nel monastero di S. Maria. (Viti, 1972).

Per dare maggiore credito alla tradizione orale fu inventato il dono di 2 (due) croci ai suoi concittadini: Il 14 e 15 dimora ad Isernia. Alla cattedrale della sua patria il papa donò due croci, prezioso lavoro di argenteria bizantina e langobarda, che tuttora si custodiscono nel tesoro di quel duomo. (Gasdia, 1960).

Conferma Viti (1980): E ben accetto dal Capitolo Cattedrale se soddisfatto (papa Celestino V) dell’accoglienza riservatagli, donava a quel consesso due croci di argento di fattura longobarda-bizantina e Colitto (1980): Una radicatissima e antichissima tradizione, di cui abbiamo tracce fin dal XVI secolo, afferma che le due suddette croci furono donate da S. Pietro Celestino al Capitolo Cattedrale di Isernia nel suo passaggio per la detta città andando a Napoli.

E’ strano che le tracce di una visita avvenuta nel 1294, XIII secolo, fossero conosciute solo fin dal XVI secolo: dopo 300 anni!

La descrizione delle 2 (due) croci fatta da Gasdia e da Viti non corrisponde a quella più dettagliata di Colitto: Nel tesoro del Capitolo Cattedrale di Isernia sono custodite due pregevoli ed antichissime croci, di cui una con un pezzettino del legno della S. Croce è in argento e misura circa 40 centimetri di altezza (probabilmente proviene da una bottega fiorentina e ha il Cristo in stile bizantino), l’altra è tutta in oro, ricoperta di pietre preziose e misura circa 25 centimetri di altezza. (…). Queste notizie mi sono state date dal rev. Sac. D’Antonio M. Mattei, canonico curato della cattedrale i Isernia.

Ciarlanti (1644) per primo aveva ricordato le 2 (due) croci: … e due Croci, ch’egli (papa Celestino V) in dono mandò alla sua Patria (Isernia), che nel Duomo si conservano.

Il religioso isernino era consapevole che le 2 (due) croci erano state inviate e non donate da papa Celestino V, perciò non erano in relazione, testimoniavano il suo passaggio per la detta città andando a Napoli, come avevano affermato Gasdia (1960), Viti (1980) e Colitto (1980).

Mons. Gemma (1998) volle ricordare l’evento: e qui (in Isernia) tu lasciasti, come segno d’affetto, di comunione e di protezione quella croce argentea che il tesoro della nostra cattedrale custodisce, quale emblema di un particolare legame che ti unisce alla tua città natale: tu lasciasti, ma Ciarlanti aveva scritto mandò!

Quante erano/sono le croci?

2 (due) o 1 (una)?

Nel 1998 il vescovo Gemma aveva ricordato l’esistenza di 1 (una) croce, ma 2 (anni) dopo, nel 2010, Palumbo lo smentì: La tradizione orale lega a questo momento (la presenza in Isernia il 14 e 15 ottobre 1294) il dono delle due preziosi croci, di ottima fattura medioevale, lasciate dal papa al capitolo della cattedrale che tuttora le conserva gelosamente.

2 (DUE) croci esposte in occasione della presenza della sacre spoglie di papa Celestino V nella cattedrale di Isernia (da “Pietro Celestino. ll cammino di un santo”. Isernia 2010, a firma di Claudio Palumbo.

Sempre nel maggio 2010, in occasione della presenza delle sacre spoglie del papa anche nella cattedrale della città di Isernia per la celebrazione dell’VIII centenario della sua nascita (12092009), leggiamo un’altra smentita a ciò che aveva affermato dal vescovo Gemma (1998): Durante l’intero mese, in cattedrale si potrà visitare una mostra che racconta la vita di Celestino V e, accanto all’urna con il suo corpo, saranno esposte le due croci che egli donò alla città di Isernia.

Si abusò della credulità popolare! (art. 661 C.P.).

Una fotografia utilizzata per sostenere la tradizione inventa: era una innovazione sconosciuta a Hobsbawm.

Quanti sostengono la tradizione inventata hanno consultato anche le fonti biografiche più antiche, ma il più delle volte le hanno interpretate ad usum delphini.

Un esempio fra i tanti: Palumbo (maggio 2010): S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce in terra d’Isernia, nel Molise, tra il 1209 e il 1215, secondo una accreditata tradizione storiografica risalente a fonti contemporanee al santo. Valga per tutte l’espressione del contemporaneo Guglielmo de’ Nangis (+ tra il 1300 ed il 1303), monaco benedettino dell’abbazia di St. Denis, che nel suo noto Chronicon universale lo dice “Yserniensis dioecesis, appulus natione. ( in merito l’articolo PAPA CELESTINO V NEL “CHRONICON” DI GUGLIELMO DE NANGIS E NON SOLO ….!).

La frase Yserniensis dioecesis, appulus natione  è stata estrapolata dal Chronicon con l’unico scopo di sostenere una accreditata tradizione storiograficaa favorevole  ad Isernia, ma la citazione non è originale: è simile a quelle tramandate dai biografi più antichi che Palumbo dovrebbero ben sconoscere.

E’ importante evidenziare: de’ Nangis, unica fonte citata da Palumbo, era uno “scrittore di cronache storiche” autore di un Chronicon pubblicato nel M.G. H; non scrisse una vera e propria biografia di papa Celestino V, ma si interessò anche degli avvenimenti degni di rilievo accaduti nell’anno 1294 e nei mesi di maggio e di luglio.

Al vol. XXVI, pag.690 si legge: 1294. Mens Maio ad nuptias filie regis Anglie, quam Henricus comes de Barro desponsaverat, Iohannes dux Brabancie apud Barrum invitatus, fuit ibidem in …. . Quinta die mensis Iulii apud Perusium post ecclesie Romane duorum annorum, trium mensium et duorum dierum, vacationem frater Petrus de Morone, Yserniensis dyocesis, natione Apullus, monachus et pater cuiusdam tenuis religionis ab eo institute, …: frate Pietro del Morrone, della diocesi iserniense, natione/nascita Apullus, cioè non isernino!

Palumbo ha voluto enfatizzare una delle notizie che arricchiscono il Chronicon di Guglielmo de’ Nangis.

Palumbo certamente conosce le biografie scritte dagli altri uomini di chiesa che tramandano sì notizie più particolareggiate, ma la loro scarsa conoscenza della storia e della geografia dell’Italia del XIII secolo, non permette di localizzare e di identificare la patria di papa Celestino V.

Il cardinale Jacopo Stefaneschi, tra il 1296 ed il 1314 nell’Opus Metricum scrisse: De prima vita Fr. Petri singulari exercitationis eremiticae rigore. Est locus Aprutii (a), cui profert accola nomen Molisium (b), patria huic quonda vel parte LaborisTerrae(c)! Et, quamquam humilis generis, pietate referti.

Il cardinale commise 2 errori: (a) il luogo di nascita non poteva essere un locus dell’Abruzzo, (b)il nomen della patria poteva essere Molisium; (c) la patriasi localizza nella provincia o Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, precisamente, come vedremo, nel Comitatus Molisii.

Il frate F. Francisci Pipini (1270–1328), bolognese scrisse nel suo Chronicon: Hic fuit conversatione Anachoreta, sive Eremita de Abrutio, oriundus prope Sulmonam (a) provinciae Terrae-Laboris (b), vocatus prius FraterPetrus de Murono, de Ordine, qui a plerisque dicitur Sancti Damiani:  (a) indicazione errata; (b) il riferimento è incompleto, vedi quanto detto al precedente punto (c)

Bernardi Guidonis (1261–1331) francese, vescovo, scrittore ed inquisitore dell’ordine Domenicano, scrisse: COElestinus V. conversatione Heremita. Natione de terra laboris (a) Oriundus prope Sulmona (b), inopinatè sanè eligitur ad Papatum VII. Kal. Mensis Julii anno Domini MCCXCIV: (a) indicazione incompleta, vedi precedente (c);  (b) indicazione errata.

La Bolla di Canonizzazione (1313),ricordando O quam felix es Provincia & Terrae Laboris … . B. igitur Petrus, de predicta provincia Terrae Laboris traxisse fertur originem, ex honestis parentibus, Catholicis & devoti, non aiuta a risolvere la secolare polemica, né è utile per sostenere la tradizione inventatautile ai fini della localizzazione della patria la citazione della Provincia Terrae Laboris, vedi punto (c).

Petrus de Alliaco (1326–1415), cardinale francese, filosofo, teologo ed astronomo, non volle smentire le errate conoscenze dei predecessori: Fuit itaque vir eximia virtute laudabilis, re ac nomine Petrus, in petra, quae Christus est, … . Hic ergo de Abrutio in partibus Apuliae natus, spirutu qua carne: i riferimenti geografici sono entrambi errati.

Nel Liber Pontificalis (1892)  CELESTINUS V, conversazione eremitica, natione de terra Laboris (a), oriundus prope Sulmonen. … ad ipsum, qui tunc erat in partibus Apulie seu Aprutii, in suo habitaculo colens Deum:  (a) il riferimento è incompleto, vedi punto (c) incompleto. La città di Sulmona non era in Terra di Lavoro e  l’Apulia poteva essere confusa con l’Abruzzo.

Una confusione geografica e storica sorprendente: solo la buona volontà degli studiosi e degli storici laici o presbiteri, non condizionata da campanilismi, può districare l’ingarbugliata matassa.

Una confusione che non consente di localizzare e di identificare il luogo di nascita di papa Celestino V ed ancora oggi, soprattutto gli uomini di chiesa, non vogliono fare chiarezza: in più occasioni hanno preferito accreditare la nascita alla città di Isernia.

La tradizione inventata oggi preferisce indicare non la città, ma in modo generico: nato in Terra d’Isernia.

Recentemente, ma già era stato pubblicato in passato, in occasione della celebrazione dell’VIII centenario della nascita del papa molisano, la diocesi di Termoli-Larino (febbraio 2010) e la diocesi di Isernia-Venafro (maggio 2010) hanno pubblicato di comune accordo perchè l’autore era Palumbo: S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce in terra d’Isernia, nel Molise, tra il 1209 ed il 1215, secondo una accreditata tradizione storiografica risalente a fonti contemporanee al santo: il riferimento è al Chronicon di de’ Nangis.

Mons. Visco, vescovo della diocesi di Isernia-Venafro, nella omelia del 1 maggio 2010: Fratelli carissimi, siamo contenti – direi orgogliosi se l’orgoglio fosse una virtù – di sentirci concittadini di un così grande, coraggioso campione della fede, (…). Quante volte ci siamo infervorati nel dibattito storico circa la nostra città che ha dato i natali a San Pietro Celestino – e questo è indice di profondo attaccamento alla tradizione che vuole Pietro Angelerio nato in terra d’Isernia: non più nel città, ma nell’ ambito del suo territorio.

Perché questa scelta?

Il Chronicon di de’ Nangis, tramanda Yserniensis dyocesis, natione Apullus: è stato sottovalutato il riferimento a natione Apullus  che evidenzia la scarsa conoscenza della storia e della geografia del cronista, dando maggiore valore a  affermare che era, forse inteso come territorio diocesiano e non più nella città; ma la terra d’Isernia era sconosciuta dalla Storia e da tutti i biografi di papa Celestino V.

E’ improbabile che Palumbo ignori quanto scritto nel Bullarium Romanorum (tomo IV, 1859): Coelestinus Quintus, antea Petrus de Murrhone Monachus, filius Angelerii, patria Iserniensis: in modo chiarissimo è indicato il luogo di nascita; perché ha scelto la controversa citazione Yserniensis dyocesis, natione Apullus per sostenere la tradizione inventata?

Palumbo è a conoscenza che nell’Annuario Pontificio, organo ufficiale della Santa Sede, fino all’anno 1997 era scritto: S. Celestino Vn. a Isernia, Pietro del Murrone … , ma dal 1998 alla stessa voce si legge:  S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone … ?

Chi mente? 

Gli storici, consapevoli dei problemi che interessano alcuni episodi della vita terrena di papa Celestino V, hanno sempre  manifestano uno scarso interesse alla risoluzione, forse per non  imbarazzare gli uomini di chiesa che hanno alimentato ed alimentano la tradizione inventata a causa della poca conoscenza della storia e della geografia del XIII secolo.

Gli uomini di chiesa che fanno?

Dichiarano (mons. Spina, vescovo di Sulmona-Valva, 2009): Lasciamo questa ricerca agli storici e agli studiosi con l’augurio che nel futuro possano darci indicazioni più chiare. A noi queste cose interessano relativamente, perché ciò che ci sta a cuore è la sua vita.

Uno scaricabarili che offende l’intelligenza di quanti vorrebbero conoscere la verità; gli uomini di chiesa condizionano gli storici e gli studiosi che, a loro volta, trascurano e sottovalutato (probabilmente ignorano) l’importanza degli indizi storici e geografici tramandati dalle più antiche biografie e validi per fare una selezionare tra le località che ambiscono ad essere la patria del santo molisano e scrivere la parola fine alle speculazioni campanilistiche.

La loro simpatia è per la città di Isernia visto quanto è scritto anche nel retro di un santino distribuito nella basilica di Collemaggio de L’Aquila: Pietro nacque in Isernia nel 2015. ….. . (A.D. 2005).

Nacque … nel 2015, ma nel 2009 hanno celebrato gli 800 anni della nascita, avvenuta nel 1209 (vero anno della nascita); cosa faranno nel 2015?

Se gli uomini di chiesa dimostrano tanta incertezza per l’anno della nascita, con tutta probabilità le loro scarse conoscenze hanno influito sulla valutaione del luogo di nascita, della conoscenza dei cognomi e dello  stato patrimoniale dei genitori e di ciò che accadde il 14 e 15 ottobre 1294.

Esamineremo come la loro confusione abbia incoraggiato la candidatura di altre località site fuori dai confini della regione Molise.

Cosa non si sono inventati!

Casa, bolla-copia del 1289, san Francesco, croci, fotografia, omelie ed un lungo elenco di interpretazioni o estrapolazioni bibliografiche ad usum delphini.

Seguendo l’elenco delle innovazioni proposte da Hobsbawm per accreditare l’invenzione della tradizione, per papa Celestino V troviamo una celebrazione, una lapide, un monumento e l’emissione di un francobollo.

Mons. Gemma, vescovo emerito di Isernia, nella omelia del 20 maggio 1996 informò i fedeli: Soltanto pochi minuti fa  – anche questo voglio qui ricordare a lode e plauso per i promotori – ho inaugurato insieme al sindaco di Isernia una lapide che abbiamo posto sulle pareti diroccate e fortunatamente rese visibili di un santuarietto (…). La lapide oltre ad indicare tale presenza (di papa Celestino V) e, quindi, la celebrazione dell’odierno centenario, vuole essere l’anticipo di alcune opere che l’amministrazione comunale si è detta disponibile ad attuare: un monumento cittadino a Pietro Angelerio in luogo degno della nostra città …. .

L’epigrafia della lapide: Aeserniensis civitas Petro Angelerio concivi / Prestantissimo Septies Centenaria recurrente die ab obitu / Aeserniae XIX Maii MCMXCVI Rotary Club Isernia.

La dedica ricorda il testo della bolla-copia del 1289: Pietro Angelerio era considerato concittadino, non una chiara dichiarazione alla nascita in Isernia, perchè  la cittadinanza si acquisiva e si acquisisce anche risiendendo in una località.

Già nel 1896 una lapide era stata posta nella piazza Concezione, oggi piazza Celestino V in occasione del VI anniversario della morte di papa Celestino V:

L’epigrafe non ricorda la nascita, ma la cittadinanza isernina di Pietro di Angelerio così come era stato scritto nella copia-bolla del vescovo Roberto; la novità è rappresentata dal cognome LEONE che fu inventato per la madre Maria.

Non esiste un biografo o un documento che possa confermare il cognome LEONE.

L’invenzione di un cognome è un innovazione sconosciuta a Hobsbawm.

Poteva mancare un monumento?

La sua epigrafe: Isernia al suo papa santo.

Il monumento dedicato a papa Celestino V.

E’ collocato nella piazza, già piazza Concezione, oggi piazza Celestino V dove, secondo la tradizione inventata, era sita la casa del santo.

L’intitolazione di una piazza è una innovazione sconosciuta a Hobsbawm.

Fu emesso un francobollo commemorativo, annunciato da mons. Gemma nell’omelia del 1996: E a questo sento il dovere di richiamare la mia chiesa che celebra con gioia questo centenario (VII della morte). Il quale, come tutti sapevano e sanno, ha prodotto anche un francobollo ommemorativo emesso l’altro giorno dalle poste italiane. Il merito va anche ad alcuni dei nostri, i quali hanno lavorato egregiamente soprattutto al fine che il nome di Isernia  apparisse nel francobollo, secondo il primario disegno. (…) e così il nome della nostra città, grazie a lui, a Pietro Celestino, percorrerà le vie di tutta Italia e del mondo, veicolato da quella passione filatelica che molti conoscono …. .

Perché accontentarsi solo dell’emissione di 3.000.000 di francobolli?

Fu stampata una cartolina ed un annullo filatelico in 1.000 esemplari sempre con lo scopo di evidenziare la nascita in Isernia nell’anno 1215; ma nell’anno 2010, la diocesi di Isernia-Venafro parteciperà alla celebrazione dell’VIII centenario della nascita 1209-2009.

Se hanno dimostrato certezza nel pubblicizzare l’anno 1215, perché hanno condiviso le celebrazioni organizzate nell’anno 2009/2010?

Questa contraddizione la dice lunga sulla sicurezza sempre manifestata per accreditare la tradizione inventata!

L’omelia di mons. Gemma confermò il movente che ha sempre spinto la città di Isernia a rivendicare la nascita di papa Celestino V: il nome della nostra città percorrerà le vie di tutta Italia e del mondo, già evidenziato da Ciarlanti nel XVII secolo: Si gloriano, e con ragione, molti luoghi di queste parti di aver dato al Mondo uomini santi, e veri servi di d’Iddio, che con le loro ottime operazioni hanno grandemente ajutato la S. Chiesa, e giovato non poco ai Popoli. Ma più di tutte  le altre può fregiarsi, e gloriarsi la Città d’Isernia, per aver partorito il Santissimo Pietro Sommo Pontefice chiamato Celestino V, tanto noto per tutto l’Universo.

Non poteva mancare il sostegno della “carta stampata” nel diffondere la notizia di una sensazionale scoperta di inedite fonti bibliografiche che avrebbero confermato la tradizione inventata.

Damiani nel 2008: documenti interessanti ed ancora inediti sono custoditi nella biblioteca di Montecassino e che L’Associazione “la Fraterna”, a breve inoltrerà formale richiesta per visionare alcuni documenti dove è chiaro, come la luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V.

Stiamo nell’anno 2012 e non si conosce quanto è scritto nei documenti interessanti ed ancora inediti dove è chiaro, come la luce del sole, il luogo di nascita di Celestino V!

Se l’invenzione della tradizione (Hobsbawm) ha permesso che il nome della nostra città (Isernia) percorrerà le vie di tutta Italia e del mondo, come affermò il vescovo Gemma(1996) e come scrisse Ciarlanti (1644): Ma più di tutte  le altre può fregiarsi, e gloriarsi la Città d’Isernia, per aver partorito il Santissimo Pietro Sommo Pontefice chiamato Celestino V, tanto noto per tutto l’Universo, perché altre località non possono gloriarsi?

Sant’Angelo d’Alife/Raviscanina, nella regione Campana ed in provincia di Caserta, dall’anno 2005 rivendica la nascita di papa Celestino V.

Una rivendicazione che ha creato delle invenzioni ignorate da Hobsbawm: la peregrinatio delle spoglie di papa Celestino V, una targa posta all’ingresso del paese ed un palio.

La peregrinatio:

Da il Mezzogiorno Quotidiano di Terra di lavoro (24 maggio 2011): SANT’ANGELO D’ALIFE (Ce) Le spoglie di Celestino V tornano nel paese che diede i natali al Papa del “gran rifiuto”. L’evento, che vedrà la peregrinatio delle spoglie, è stato presentato in una conferenza stampa svoltasi presso la Casa comunale ….. . (…), e infine, la precisa e dettagliata ricerca dello storico Domenico Caiazza, il quale ha dimostrato che il Papa del “gran rifiuto” nacque (stando al Liber pontificalis) in Sant’Angelo di Terra di Lavoro (identificabile con Sant’Angelo di Rupecanina, oggi territorio dei Comuni di Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife).

La targa (da You TubeRaviscanina L’arrivo del Cardinale Sepe. reportage di verdematese, 4 giugno 2011) posta all’ingresso del paese: Benvenuti a RAVISCANINA Terra Natale di Celestino V

Il palio:

Un palio in memoria di Celestino V, il Papa che fece il Gran Rifiuto e che ebbe i suoi natali a Raviscanina, in Terra di Lavoro. L’iniziativa, organizzata dalla Pro Loco Rupecanina e dall’Ente Provinciale per il Turismo di Caserta, sarà presentata in conferenza stampa venerdì prossimo, 7 settembre, alle ore 11.00 nella sala conferenze dell’Ept, all’interno della Reggia di Caserta. Per due giorni, l’8 e il 9 settembre, la cittadina dell’alto casertano rievocherà la figura di Celestino V, nato nel 1219 (era l’anno 1209) nel castello di Rupecanina, come emerso dal ritrovamento della sua bolla di canonizzazione. Le spoglie del Papa, di cui anche Dante parla nella Divina Commedia, furono esposte l’anno scorso nella chiesa di Santa Croce. (da qui Caserta, 3 settembre 2012)

La tradizione inventata, proposta da qualche anno, è basata su quanto e scritto in 2 (due) pubblicazioni sempre conosciute dagli studiosi e che abbiamo già esaminato: 

  1) il Liber pontificalis (1892), ricordato nel 24 mggio 2011: CELESTINUS V, conversazione eremitica, natione de terra Laboris, oriundus prope Sulmonen. …. ad ipsum, qui tunc erat in partibus Apulie seu Aprutii, in suo habitaculo colens Deum. 

2) la conosciutissima e più antica bolla di canonizzazione scritta nel 1313, ricordata il 3 settembre 2012: O quam felix es Provincia & Terrae Laboris … . B. igitur Petrus, de predicta provincia Terrae Laboris traxisse fertur.

Dove è scritto Sant’Angelo di Terra di Lavoro?

Nel Liber Pontificalis (1892) fu scritto natione de terra Laboris, oriundus prope Sulmonen: come può avallare la candidatura di Sant’Angelo di Terra di Lavoro identificabile con Sant’Angelo di Rupecanina, oggi territorio dei Comuni di Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife?

 Quanti conoscono la storia del regno federiciano-angioino sa che la citazione natione de terra Laboris era riferita alla provincia o Justitiariato del regno angioino denominato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, mentre  la frase oriundus prope Sulmonen testimonia che l’autore ignorava il luogo di origine di Pietro di Angelerio.

Le 2 (due) antiche ed autorevoli citazioni non si differenziano da quanto abbiamo già visto:

a) Jacopo Stefaneschi, tra il 1296 ed il 1314 nell’Opus Metricum aveva scritto: Est locus Aprutii, cui profert accola nomen Molisium, patria huic quonda vel parte Laboris Terrae!

b) F. Francisci Pipini (1270–1328) nel Chronicon: Hic fuit conversatione Anachoreta, sive Eremita de Abrutio, oriundus prope Sulmonam provinciae Terrae-Laboris.

c) Bernardi Guidonis (1261–1331): COElestinus V. conversatione Heremita. Natione de terra laboris Oriundus prope Sulmona.

d) Petrus de Alliaco (1326–1415): Fuit itaque vir eximia virtute laudabilis, re ac nomine Petrus, in petra, quae Christus est, … . Hic ergo de Abrutio in partibus Apuliae natus, spirutu qua carne.

E’ bene tenere presente che gli autori ricordati ed i redattori  della Bolla di Canonizzazione e del Liber Pontificalis hanno dimostrato di  ignorare la storia e la geografia dell’epoca in cui visse papa Celestino V.

PROVINCIA o JUSTITIARIATO TERRA/AE LABORIS ET COMITATUS MOLISII:

Lo “JUSTITIARIATO TERRA/AE LABORIS ET COMITATUS MOLISII”. DUE TERRITORI AUTONOMI AMMINISTRATI DA UN UNICO “JUSTITIARIO.  Il <piccolo>, ma importante “COMITATUS MOLISII”  (in alto a  dx. della linea rossa).

Papa Celestino V era nato nel Comitatus Molisii.

Una Casa, una bolla-copia del 1289, san Francesco, le croci, una fotografia, le interpretazioni  e le estrapolazioni bibliografiche ad usum delphini, una celebrazione, l’ intitolazione di una piazza, le lapidi, un monumento, l’emissione di un francobollo, una cartolina ed un annullo filatelico per secoli hanno sollevato un polverone per mantenere in vita la tradizione inventata: la conoscenza della storia e della geografia dell’epoca in cui visse papa Celestino V, dissipa il primo ed estingue la seconda.

Le più antiche fonti biografiche favoriscono Sant’Angelo Limosano.

Un esempio per tutte, l’autorevole giudizio di mons. Sergio Pagano (27 agosto 2012), prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano,  sulla più antica biografia di papa Celestino V, conosciuta come Vita Cla fonte più attendibile sulle gesta di CelestinoV, scritta da un suo confratello poco dopo la morte del papa.

Per  il profano: la fonte più attendibile significa la fonte più credibile che, se letta attentamente, non dovrebbe dare origine a dubbi ed a fantasiose ricostruzioni della vita terrena di papa Celestino V, con buona pace di quanti, soprattutto gli uomini di chiesa che, emulando lo struzzo, sostengono o promuovono le invenzioni per  sostenere la tradizione inventata.

Cosa ha tramandato la Vita C ?

In primis: che l’anno della nascita era il 1209; ma gli uomini di chiesa, non sapendo fare di conto, dubitano e chiamano in causa gli storici: dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215, ma non hanno rifiutato di celebrare nel 2009 gli 800 della nascita!

Nella Vita C  è scritto che il dimissionario papa Celestino V morì nel 1296 all’età di 87 anni: una semplice differenza dà 1209.

In secundis: la Vita C, ricordando la sua nomina ad abate del monastero di Santa Maria di/in Faifoliss nell’anno 1276,  evidenzia che si tratta dello stesso il monastero dove il giovane Pietro di Angelerio frequentò il noviziato dall’età di 17 anni  e per 3 anni: Inter alia cepit unum bonum monasterium tunc paene dirutur et destructum, quod vocabatur Sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus, cuius abbas dederat sibi primo habitum sanctae religionis.

Il monastero era in provincia dove egli stesso era nativo: la provincia corripondeva al distretto angioino, già federiciano, denominato Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii; essendo ancora oggi il monastero di Santa Maria di/in Faifoli nel territorio della regione Molise, provincia era riferito al Comitatus Molisii e la giurisdizione ecclesiastica era pertinente alla diocesi metropolitana di Benevento.

Marini (1630), in più occasioni, lo confermò nella biografia del papa: l’ordine di San Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il quale forse fu quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli era fu fatto Abate.

Le pubblicazioni degli storici e la maggioranza degli uomini di chiesa, favorevoli o meno alla sua nascita nella città di Isernia, hanno sempre condiviso ciò che tramandano le più antiche biografie di papa Celestino V: il giovane Pietro di Angelerio aveva frequentato da novizio e per 3 (tre anni) il  monastero di Santa Maria in/di Faifoli, come ricordava la VITA C.

C’è chi (Palumbo, 2010) fa eccezione e, per sostenere la tradizione inventata, dubita e crea dubbi al lettore ignaro: … ritroviamo Pietro monaco in un altro monastero benedettino ( S. Maria di Faifoli ?).

Perchè il punto interrogativo ?

Caiazzo (2005): … ma su dove avesse compiuto il noviziato e preso l’abito già in antico si brancola nel buio. (…). , credo sia ragionevolmente dimostrato che studiò nella vicina abbazia cistercense di Santa Maria della Ferrara, sita su un colle presso la riva del Volturno, non lungi da Vairano, e che qui fece professioe religiosa, vestì l’abito bianco Cistercensi ed apprese la devozione allo Spirito Santo, … .

Perchè Santa Maria della Ferrara ?

Una invenzioni sconosciuta a Hobsbawm: un monastero per sostenere la tradizione inventata.

Oreste Gentile.

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