LA BATTAGLIA DI CANNE: QUANDO IL FIUME OFANTO SFOCIAVA NEL MARE JONIO.

Anni fa, i mass-media pubblicati nel Molise hanno divulgato una nuova ipotesi sulla localizzazione della battaglia di Canne: La battaglia di Canne sull’Ofanto o sul Fortore?. E se la battaglia di Canne si fosse svolta sul Fortore?.

Alcuni studiosi, revisionando le fonti classiche che descrivono la  famosa battaglia, localizzano la rocca di Canne non sulla riva destra del fiume Ofanto, ma sulla riva destra o sinistra (i pareri ancora sono discordi), del fiume Fortore il cui corso segna il confine tra le regioni del Molise a nord e della Puglia a sud, all’epoca abitate: la prima dai Pentri e dai Frentani di Larino, la seconda dai Dauni.

Alla nuova ipotesi manca il sostegno dei capisaldi geografici ricordati dalle fonti classiche che sono fondamentali per la localizzazione della battaglia presso Canne e per la identificazione del fiume Ofanto, l’antico Aufido, che sfocia/va nel mare Adriatico.

All’upo hanno inventato l’esistenza non di una, ma di due città denominate Larino; l’esistenza non una, ma  di due città denominate Canosa e di tre (in quanto ne esistevano due nel passato) denominate Teano.

La proposta più eclatante: all’epoca della battaglia il fiume Ofanto sfociava nel mare Jonio, quindi il fiume ricordato dalle fonti classiche era il fiume Fortore che sfocia/va nel mare Adriatico.

Fondano la loro scoperta su un riferimento geografico di TOLOMEO (II sec. d. C.) che aveva creduto il promontorio del Gargano (Garganus mons.) lo spartiacque tra il mare Adriatico a nord e il mare Jonio a sud-est.

Titolo:Geographia Universalis Autore:Ptolemaeus, Claudius Editore:Basileae : apud Henricum Petrum, mense Martio Data:1540 Collezione:Fondo Antico di Geografia.

La descrizione di Tolomeo, procedendo da sud verso nord, ricorda la costa orientale della Calabria, Otranto (Hydrus),  Lecce e Brindisi bagnate dal mare Jonio.

La descrizione prosegue con il territorio costiero abitato dagli Apuli Peucezi, con le città di Egnatia, Bari, il fiume Ofanto (Aufidij), Salapia (Salpie), Siponto (Sipus) e Manfredonia (Apeneste) bagnate dal mare Jonio.

Dal promontorio del Gargano (Garganus mons.), il geografo greco fa iniziare il mare Adriatico (sinum Hadriaticum) che bagnava Hyrium a cui seguiva il territorio dei Frentani  (Frentanorum) ed il fiume Biferno (Phiterni flu).

La costa orientale della penisola italica secondo TOLOMEO.

Tolomeo ignorò il fiume Fortore!

In precedenza, PLINIO (23-79) conosceva che …, nello Ionio ve ne sono alcune (isolette) sulla costa salentina davanti a Brindisi, il cui porto è creato dalla barriera che esse formano: la città di Brindisi era bagnata dal mare Jonio. Plinio disse la verità!

Le isole di fronte al porto di BRINDISI. da Gloogle Earth

La nuova ipotesi è basata esclusivamente su ciò che ha tramandato Tolomeo: se il mare Jonio bagnava le coste della Puglia fino al Gargano (da quì iniziava il mare Adriatico) ed il fiume Ofanto sfociava nel mare Jonio, l’Ofanto non si identifica con il fiume che sfociava nel mare Adriatico e che le fonti classiche hanno ricordato in occasione della battaglia di Canne; per cui la battaglia di Canne si era svolta presso il fiume Fortore che, scorrendo a nord del Gargano, sfociava nel mare Adriatico e la famosa rocca si localizzava presso Pietracatella, una località posta al confine tra il territorio dei Pentri e quello dei Frentani di Larino.

La "nuova ipotesi" basata sulla descrizione di TOLOMEO: il fiume Fortore sfociava nel mare Adriatico perchè a nord del Gargano. Il fiume Ofanto sfociava nel mare Jonio perchè a sud del promontorio.

La “nuova ipotesi” basata sulla descrizione di TOLOMEO: il fiume Fortore sfociava nel mare Adriatico perchè a nord del Gargano. Il fiume Ofanto sfociava nel mare Jonio perchè a sud del promontorio.

I promotori della nuova ipotesi non furono diligenti nel consultare le fonti classiche più antiche; avrebbero scoperto che tutti gli autori, pur con qualche contraddizione, furono concordi: la famosa battaglia avvenuta il 2 agosto del 216 a. C. presso la rocca di Canne della Daunia e sulla riva destra del fiume Ofanto (Aufido) che ha/aveva la foce nel mare Adriatico.

Tolomeo si contraddisse in 2 (due) descrizioni: 1) In Ionio mari quae dicuntur Diomedeae quinque, quae sitae sunt 43° 40’ – 40° 20’: se le cinque Diomedae, poste a nord–ovest del promontorio del Gargano, furono localizzate In Ionio mari, il fiume Fortore che sfocia/va di fronte alle stesse isole, al pari dell’Ofanto, doveva sfociare In Ionio mari:

Le isole Diomedee e l’ errore di TOLOMEO

2) La Magne Grecie descritta da Tolomeo non poteva essere bagnata dal mare Adriatico perché il sinum Hadriaticum a nord del Gargano, mentre a sud del promontorio vi era lo Jonium pelagus!

La coste della Magna Grecia secondo TOLOMEO-

Se i sostenitori della nuova ipotesi fossero stati più diligenti nella ricerca e nella lettura delle fonti classiche avrebbero scoperto che nel corso delle prime migrazioni greche (XII-VIII a. C.) verso la penisola italica, il mare ad occidente e ad oriente, come vedremo, mutò la denominazione.

Le migrazioni (rosso) verso le coste della penisola italica tra XII e VIII sec. a. C..
Localizzazione dei corsi (giallo) del fiume Fortore e dell’Ofanto.

L’Ofanto (Aufido) non ha mutato il suo percorso che sfocia nel mare Adriatico; il mare compreso tra le coste orientali della penisola italica e le coste occidentali della penisola balcanica, come esamineremo, fu denominato Jonio; pertanto, Tolomeo aveva consultato delle fonti  che localizzavano la foce dell’Ofanto nel mare Jonio; l’errore fu commesso quando considerò il promontorio del Gargano lo spartiacque tra il mare Adriatico ed il mare Jonio.

La nuova ipotesi non ha valutato le altre fonti, ma solo ciò che scrisse Tolomeo.

Soprattutto Polibio e Livio hanno tramandato una dettagliata descrizione della storica battaglia, arricchita con precisi riferimenti geografici; tra i tanti, il binomio: fiume Ofanto-mare Adriatico.

Quanto tramandato dagli altri storici permette di ritenere la nuova ipotesi senza fondamento; tutti concordano: la battaglia tra i Cartaginesi ed i Romani avvenne presso la rocca di Canne nel territorio dei Dauni e sulla riva destra del fiume Ofanto che sfociava e sfocia nel mare Adriatico.

La più antica della fonti classiche smentisce le conoscenze di Tolomeo.

SCILACE DI CARIANDA (VI sec. a.C.):  Iapigi: Dopo la Lucania (la navigazione era da sud verso nord) si trova il popolo degli Iapigi, fino al monte Orione (Gargano) sul mare Adriatico. … . E nella Iapigia abitano dei Greci, e le loro città sono queste: Eraclea (E), Metaponto (M), Taranto (T) e il porto Idrunto (Otranto, O) all’ingresso del mare Adriatico o Ionio.

La descrizione di SCILACE.

 Scilace sapeva che il monte Orione/promontorio del Gargano, si estendeva nel mare Adriatico: era/è localizzato a nord dell’Ofanto, fiume che aveva/ha la foce nel mare Adriatico.

Il geografo greco ricordò l’ubicazione del porto Idrunto/porto di Otranto (O): all’ingresso del mare Adriatico o Ionio, una descrizione che stimola 2 (due) interpretazioni: 1) il porto era/è considerato l’ingresso del mare Adriatico esteso verso nord-ovest e l’ingresso del mare Jonio esteso verso sud-est. 2) ricordò che in tempi più antichi, il mare prospicente Otranto fu conosciuto con il nome di Jonio; esamineremo che dopo Scilace  altri autori denominarono Jonio l’attuale mare Adriatico.

POLIBIO (210-203 a.C. / 128-121 a.C.), scrisse:

La descrizione di POLIBIO

Nel suo complesso, l’Italia è di forma triangolare: il mare Jonio delimita il lato di essa che è rivolto ad oriente; ad esso segue l’Adriatico, mentre il confine meridionale e occidentale è segnato dai mari Siculo e Tirreno. I due lati, incontrandosi, formano il vertice del triangolo, cioè l’estremità dell’Italia rivolta a mezzogiorno, chiamata Cocynthos, che divide il mare Jonio dal mare Siculo. Il sistema alpino delimita il lato settentrionale.

Ed ancora:

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Confronto tra il corso del fiume Ofanto descritto da Polibio ed il corso del fiume Fortore.

…presso il fiume chiamato Aufido, l’unico che attraversi l’Appennino: (è questa la catena montuosa che segna lo spartiacque fra i fiumi d’Italia che sfociano nel mar Tirreno e quelli che sfociano nell’Adriatico; varcando con il suo corso l’Appennino, l’Aufido ha la sorgente nel versante dell’Italia rivolto al Tirreno, e sbocca invece nell’Adriatico).La descrizione è molto chiara ed un geografo moderno non avrebbe potuto fare di meglio per identificare e localizzare il fiume che fu testimone della  battaglia di Canne.

GIULIO CESARE (102-100 a.C./44 a.C.):

   …; ma non era possibile accertare se Pompeo fosse rimasto a Brindisi (B) per tenere occupata la città allo scopo di controllare più facilmente tutto il mare Adriatico dall’ estremità delle coste italiane a quelle del litorale greco …. .

Descrizione di CESARE

Cesare non era un geografo, ma sapeva che la città di Brindisi è localizzata sul litorale della penisola italica bagnata dal mare Adriatico: il fiume Ofanto più a nord sfocia/va nello stesso mare.

DIODORO SICULO (90-20 a.C.): In seguito, diretto verso l’Adriatico, prese Apollonia al primo assalto; … .

DIODORO
(cartina da “Atlante Storico de Agostini”.)

 Apollonia affaccia sul mare Adriatico, come scrisse Diodoro, e si localizza sulla costa orientale di fronte alla penisola salentina; a nord scorre il fiume Ofanto che sfocia/va nello stesso mare.

VIRGILIO (70-19 a.C.), confermò il legame, sempre esistito, tra il fiume ed il mare:  … e il fiume Ofanto fugge indietro dal mare Adriatico!.

STRABONE (67-20 a.C.): Dicono che Adria fu città illustre, che diede anche il nome al Golfo Adriatico, con un piccolo cambiamento.

LIVIO (64-59 a.C./12-17 d.C.),conferma: La potenza dei Tusci (o Etruschi), prima del dominio di Roma era assai estesa per terra e per mare. I nomi dati al mare superiore (Adriatico) e a quello inferiore (Tirreno), dai quali l’Italia è circondata a mò di un’isola, ne costituiscono, per quel che essi potranno valere, una prova, giacchè i popoli italici chiamarono l’uno Tusco, dalla comune denominazione di quel popolo, altro Adriatico, da Adria, colonia dei Tusci, e i Greci chiamarono Tirreno e Adriatico.

Descrizione di Tito LIVIO che conferma STRABONE.

Strabone sapeva che Adria aveva dato il nome al Golfo Adriatico; Livio confermò le modifiche dei nomi dei due mari nel corso dei secoli, ricordando che Adria era stata una colonia degli Etruschi.

Adria etrusca, intorno al VI sec. a. C. diede il nome Adriatico al Golfo Adriatico; precedentemente, quale era il nome?

ORAZIO (65-8 a.C.), prima di Livio, informa:  … e la rabbia di Noto padrone dell’Adriatico che irrita, che spiana. Chi vide senza lacrime i vortici e i mostri del mare, le scogliere Acroceraunie dal triste nome, …. .

Le scogliere Acroceraunie o dei monti Cerauni sulla costa albanese, con Otranto sulla riva opposta, sono stati considerati sempre i confini terrestri del mare Adriatico a nord ed il mare Jonio a sud.

Lo scrittore e poeta latino conosceva il fiume chiamato Ofanto ed il territorio dove scorre/va per sfociare nel mare Adriatico: E dove suona l’Aufido imperioso, e fu re Dauno, povero di acqua …; Così l’Aufido dal muso di toro trascorre il regno dell’apulo Dauno e pensa la desolazione delle acque… .

DIONISIO DI ALICARNASSO (60-8 a.C./55-8 a.C.): la mia storia comincia dai più antichi racconti che sono stati tralasciati dagli storici precedenti perché sono difficili e irreperibili, se non con grande lavoro di ricerca.

Chi erano gli autori dei più antichi racconti?

Dionisio ricordò FERECIDE DI ATENE (metà V sec. a.C.): un altro scrittore antico, Ferecide di Atene, che per i problemi delle origini non fu secondo a nessuno aveva ricordato che Enotrio, dal quale prendono nome, gli Enotri che abitano in Italia, e Peucezio, dal quale prendono nome i Peucezi, gli abitanti del golfo ionico.

Secondo Dionisio, …  Enotrio, che aveva condotto il grosso dell’esercito, approdò nell’altro mare che bagna le regioni dell’Italia, che allora (XII-XI sec. a.C.) si chiamava Ausonio, dalle sue coste che si chiamano Ausonie, ma quando i Tirreni diventarono signori del mare prese il nome che conserva anche ora (Tirreno).

Dionisio: Con Italia intendo la penisola compresa tra il golfo ionico e il mare Tirreno e avente come terza delimitazione, a partire dal continente, le Alpi, …. .  E Peucezio, dal quale prendono nome i Peucezi (P.) [che insieme con i Dauni  (D.) ed i Messapi (P.) abitavano l’Apulia], gli abitanti del golfo ionico.

Durante la sessantaquattresima Olimpiade e l’arcontato di Milziade ad Atene (524 a.C.), i Tirreni (Etruschi) che abitavano sul golfo ionico, essendo stati cacciati di lì a poco a poco dai Celti, si unirono agli Umbri, ai Dauni.

Prima che i Tirreni o Etruschi occupassero le coste dell’Italia orientale, gli Joni  avevano già fondato tra il secolo VIII ed il VII a.C. la colonia di Spina sita alle foci del Po e le colonie di Cuma, Pithecussae, Rhegium, Zancle (Messina), Mylae, Catania, Lentini, Naxus, Neapolis, Siris, Elea.

Il golfo ionico o Jonio fu la denominazione dato al mare che aveva permesso il diffondersi della loro presenza lungo le coste della penisola italica fino alla fine del VI secolo a. C..

Le coste del Veneto e del Piceno erano bagnate dal golfo ionico esteso fino alla penisola balcanica ed all’estremo limite della penisola italica (punta Acra Japigia e Capo Lacinio).

Il nome fu imposto dalla popolazione greca degli Joni quando colonizzarono le coste orientali e, imponendosi alle precedenti coloni di origine greca, lasciarono le tracce più evidenti della loro civiltà e della loro cultura.

Gli Joni subirono la supremazia dei Tirreni, detti anche Etruschi, la cui espansione culminò con l’occupazione delle regioni dell’Italia prossime alla foce del Po, con  la conquista della colonia di Spina, con la fondazione della colonia di Hatria o Hadria e con l’occupazione di alcuni territori dell’Italia centrale, quali le coste del Piceno ove fondarono Cupra ed il suo santuario.

Tale espansione avvenne intorno al VII-VI secolo a. C. ed a questo periodo dovrebbe risalire l’origine dalla città di Hatria o Hadria ed il nome Adriatico l’estensione marina dalle coste venete e dell’Istria, fino a Otranto, a sud della quale il nome Jonio venne ad indicare solo il mare prospicente le coste ed i principali insediamenti della Magna Grecia ove maggiore era stato l’influsso della civiltà e della cultura dei colonizzatori Joni.

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I nomi dei mari (dopo VII-VI a. C.) che bagnavano la penisola italica.

Altri autori antichi confermano.

PLINIO (23-79): … in direzione delle paludi di Atria, chiamate i Sette Mari (è famoso il porto della città etrusca di Atria, prendendo il nome dalla quale l’attuale Adriatico si chiamava un tempo =mare Adriatico=).

Quando Plinio scrisse che le isole che sorgono all’imbocco del porto di Brindisi erano nel mare Jonio, non era in errore: la fonte che aveva consultato ricordava la precedente denominazione del mare Adriatico.

PLINIO fu ancora più preciso: Oltre questo capo (Acra Iapigia, od. S.. Maria di Leuca) si trovano la città di Basta e, 19 miglia più avanti, Otranto, al confine tra i mari Ionio e Adriatico (ad discrimem Ionii et Hadriatici maris), la città da cui più breve è il tragitto per la Grecia: il braccio di mare che la divide dalla città di Apollonia, sulla sponda opposta, non è più largo di 50 miglia. Secondo AGRIPPA (63-12 a.C.), scrisse ancora Plinio, dal Drin agli Acrocerauni ci sono 175 miglia, mentre lo sviluppo dell’intero golfo comprendente l’Italia e l’Illirio è di 1700 miglia. In questo golfo, divisi dai confini che ho precisato (Otranto e Apollonia), sono compresi due mari: lo Ionio nella parte esterna, l’Adriatico -detto anche Supero- in quella interna.

La descrizione secondo AGRIPPA e SILIO ITALICO.  O. = Otrsnto.  i. S.= isola di Sasone.

SILIO ITALICO (25-101):  …, e ti vedo, Ofanto, fuori dalle ripe anguste aprirti a stento un varco fra elmi, loriche e cadaveri mutilati, verso il mare Adriatico …; … fuggite le infauste arene dell’Adriatico Sasone … .  L’Ofanto sbuffando mandò dal profondo un boato, ed i naviganti sull’ampio mare allibirono vedendo da lontano i monti Cerauni in fiamme.

 I precisi riferimenti geografici ricordati da Silio Italico: i naviganti sull’ampio Adriatico vedono da lontano  i monti Cerauni siti sulla riva opposta; ed il ricordo della sanguinosa battaglia di Canne, confermano che il fiume Ofanto sfocia/va nel mare Adriatico e fu il testimone silenzioso della battaglia di Canne.

LUCANO (39-65):   … e nelle lagune di Salapia o presso Siponto, sita alle falde di un promontorio, o là dove il fertile appulo Gargano si protende nell’Adriatico incurvando la costa italiana e sta esposto da un lato alla Bora dalmata, dall’altro all’Austro che spira dalla Calabria;… .

Descrizione di LUCANO

…. Si estende la catena (Appennini) al centro tra le onde dell’Adriatico e del Tirreno;…. Questo monte (Appennini) da grande fonti alimenta grandi fiumi e li divide sugli opposti versanti dei due mari (Adriatico e Tirreno). Dal lato sinistro scende il veloce Metauro e il torbido Crustumio, e il Sapi congiunto all’Isauro, e la Sena e l’Ofanto che flagella le onde adriatiche, …. .

La descrizione ricorda e confema quanto scrisse Polibio.

Scilace di Carianda, Polibio, Giulio Cesare, Diodoro Siculo,Virgilio, Orazio, Strabone, Tito Livio, Plinio, Silio Italico  Lucano, ritennero che la costa della antica Japigia, della romana Apulia, della odierna Puglia, fosse bagnata dal mare Adriatico ed il fiume Ofanto sfociasse nel mare Adriatico.

Fece eccezione Tolomeo le cui conoscenze erano basate su fonti cartografiche che avevano considerato il promontorio del Gargano, posto a nord di Otranto, lo spartiacque tra il mare Adriatico ed il mare Jonio.

La nuova ipotesi ha ripetuto l’errore di Tolomeo.

Da quanto esaminato il fiume Fortore non era l’unico a sfociare nel mare Adriatico; il fiume Ofanto, l’unico legato alla battaglia di Canne, ha avuto/ha la foce nell’Adriatico, il mare che in varie epoche (XII-XI e VII-VI a.C.) ha modificato la denominazione.

Oreste Gentile.

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