L’ ORIGINE DELLA CONTEA DI MOLISE.

Anno 1142. Re Ruggero II, per riorganizzare il regno normanno di Sicilia, convocò a Silva Marca (AV) una assemblea generale a cui parteciparono Anfuso, principe di Capua e duca di Napoli, e tutti i conti, i baroni ed altri sudditi.

Era presente il conte Ugo (II) che in ordine di successione della famiglia normanna de Molinis/de Molisio, era il titolare della contea di Bojano: la più grande e la più compatta della contee del Regno, resa sempre importante dalla sua posizione geografica attraverso le frontiere tra la Puglia e Capua.

Il territorio della contea di Molise corrispondeva a quello occupato nell’VIII sec. a. C. dalla popolazione dei Sanniti-Pentri, con capitale Bojano, era l’embrione dell’odierno Molise che, unito successivamente con il territorio dei SannitiFrentani, con capitale Larino,

p e fr

Il territorio dei “PENTRI” (rosso) ed il territorio dei “FRENTANI” di Larino.

avrebbero costituito la ventesima regione dell’Italia.

L’assetto amministrativo del potere romano aveva istituito nei 5 centri più importanti fondati dai Pentri, un municipio: Venafro, Isernia, Trivento, Bojano e Sepino, che con l’avvento del cristianesimo, tra il III ed il V, divennero anche sede di una diocesi episcopali.

I 5 "muicipii" e le 5 "diocesi" episcopali nel territorio dei "PENTRI"

I 5 “muicipii” e le 5 “diocesi” episcopali nel territorio dei “PENTRI”

I confini amministrativi-religiosi conservarono sempre la loro integrità nelle epoche successive, con la presenza di popoli invasori: i Goti, i Bizantini ed i Longobardi.

I Longobardi, per volere del duca di Benevento, Romualdo, figlio del re Grimoaldo che risiedeva a Pavia, capitale del regno longobardo in Italia, nell’anno 667 concessero al condottiero bulgaro, Alzecone, le città di Sepino, Boviano, Isernia e altre con i loro territori che, probabilmente, erano pertinenti alla civitas di Trivento ed a quella di Venafro: sul territorio dei Pentri istituirono il gastaldato di Alzecone, sito a nord del ducato di Benevento o Langobardia minore ed a confine con il  ducato di Spoleto.

Il gastaldato del bulgaro Alzecone (rosso) nel ducato longobardo di Benevento. Anno 667.

Il gastaldato del bulgaro Alzecone (rosso) nel ducato longobardo di Benevento (verde). Anno 667.

Ai primi anni del VIII secolo nella zona più a nord del territorio già dei Pentri, a confine con il ducato di Spoleto e con il ducato romano (poi Patrimonio di san Pietro), tre giovani appartenenti alla nobiltà beneventana: Paldo, Taso e Tato fondarono presso le sorgenti del fiume Volturno il monastero di san Vincenzo.

Nel tempo (inizio X secolo) con le donazioni di terre ed altri beni da parte di principi, duchi, gastaldi e conti residenti anche fuori dai confini del ducato di Benevento, il monastero, dopo la tragica distruzione dei Saraceni dell’anno 881, divenne una signoria, grazie agli abati che favorirono l’insediamento di coloni a cui vennero concesse per contratto, libellum, grandi estensioni di terreni da urbanizzare e coltivare.

Ai coloni fu anche concesso di costruire i castra a difesa dei quali, oltre alle mura di cinta, le torri ed i castelli nelle zone di maggiore interesse strategico.

Gli insediamenti difensivi che risalgono a quel periodo, oggi sono i centri urbani: Acquaviva d’Isernia, Cerro, Colli, Fornelli, Pizzone, Rocchetta al Volturno e Scapoli.

Con l’avvento dei Franchi il ducato di Benevento che Arechi II aveva reso principato autonomo, avendo offerto asilo ai Longobardi che fuggivano dal settentrione dopo la disfatta del loro regno, subì la perdita di molti territori posti a nord lungo la costa Adriatica, ma riuscì a conservare la propria autonomia grazie alla concessione di Carlo Magno.

Le alterne vicende politiche e belliche causate dalla massiccia presenza dei Franchi ed alle dispute sorte tra i Longobardi ancora numerosi nel capoluogo e nelle città del principato di Benevento, si conclusero con la divisione amministrativa del suo territorio pertinente alle città di Capua, di Benevento e di Salerno; furono istituite: la contea, poi divenuta principato di Capua, il principato di Benevento ed il principato di Salerno.

Il gastaldato, già di Alzecone non uscì indenne dalle dispute: i territori pertinenti alle città di Venafro, di Isernia e la signoria monastica delle Terre Sancti Vincenceii furono gestiti dalla contea di Capua, quelli delle città di Trivento, Bojano e Sepino al principato di Benevento.

L’antico territorio dei Pentri, poi gastaldato di Alzecone, fu diviso in 4 gastaldati autonomi: Venafro, Isernia, Trivento e Bojano che comprendeva il territorio del municipio di Sepino e la diocesi episcopale.

Con i Franchi, nuovi dominatori, alla fine del IX secolo, i gastaldati divennero contee: 4 nel territorio, già dei Pentri, con il capoluogo in Venafro, Isernia, Trivento e Bojano, dove si sarebbero insediati i nuovi conquistatori nordici: i Normanni.

I confini del territorio del "gastaldato" di "Alzecone" (rosso scuro) che comprendeva i "municipii" romani di Venafro (1), Isernia (2), Trivento (3), Bojano e Sepino (4, i territori  dei 2 "municipi" sono separati dai punti rossi).

I confini del territorio del “gastaldato” di “Alzecone” (rosso scuro) che comprendeva i “municipii” romani di Venafro (1), Isernia (2), Trivento (3), Bojano e Sepino (4, i territori dei 2 “municipi” sono separati dai punti rossi).

Agli inizi del X secolo, l’Italia meridionale fu interessata dal passaggio e dalla presenza di piccoli gruppi di cavalieri e pellegrini normanni che giungevano periodicamente a Roma, sede del papa, per dirigersi nel Gargano a visitare i luoghi dell’apparizione dell’arcangelo san Michele e poi, più lontano in Terrasanta, per visitare il Santo Sepolcro.

Le "vie" principali per raggiungere monte san Michele sul Gargano e i porti di Bari e Brindisi per l'oriente: via Appia (rosso); via Latina (celeste); via Minucia (verde).

Le “vie” principali per raggiungere monte san Michele sul Gargano e i porti di Bari e Brindisi per l’oriente: via Appia (rosso); via Latina (celeste); via Minucia (verde).

L’opportunità non tardò a manifestarsi: si offrì ai Normanni, abili guerrieri, la possibilità di inserirsi nelle vicende politiche e militari che interessavano sia i diversi duchi e conti longobardi, sia i Bizantini che ancora occupavano saldamente alcune regioni, sia la presenza di gruppi di Saraceni che non era stata ancora debellata.

I vari contendenti si convinsero a disporre quali alleati dei nuovi arrivati, tanto che non furono rari i casi in cui contingenti normanni si schierarono, contemporaneamente, sull’uno e l’altro fronte.

La città di Aversa con il suo territorio fu il primo (1038) distretto amministrativo e territoriale di esclusiva competenza di un capo normanno, Rainulfo Drengot, giunto in Italia con i fratelli Gilberto, Asclettino, Osmondo  e Rodolfo.

L’eco della fortuna capitata a Rainulfo, primo conte normanno di Aversa, raggiunse la lontana Normandia ed incoraggiò altri connazionali ad emigrare a causa delle continue rivolte contro il duca Guglielmo il Bastardo e dell’aumento demograficoche aveva creato una profonda crisi economica e sociale; accadeva ciò che circa 1800 anni prima, avevano costretto i Sabini a migrare verso il sud della penisola italica e dare origine anche al popolo dei Pentri.

I figli di Tancredi, signore di Hauteville, un centro della regione del Contentin, si distinsero tra i nuovi emigranti per le sorti dell’Italia meridionale.

Tancrediera il capostipite di una numerosa famiglia; dalla prima moglie, Muriella, erano nati cinque figli maschi: Guglielmo, Drogone, Umfredo, Goffredo e Serlo; in seconde nozze con Fresenda, altri otto figli: Roberto, Maugero, Guglielmo, Alveredo, Tancredi, Umberto, Ruggero e Fresenda.

Guglielmo detto Braccio di Ferro, Drogone e Umfredo furono i primi a scendere in Italia e ad Aversa si misero al servizio di Rainulfo.

Il potere normanno in Italia si andava ben delineando; gli artefici erano due famiglie: i Dregot e gli Altavilla, questi ultimi avevano fatto derivare il cognome dal toponimo italianizzato del paese di origine Hautanville che divenne Altavilla.

Così Mongomery divenne Mongomeri; Benmot divenne Beomondo; Aigle divenne Aquila.

Le due potenti famiglie normanne che avevano iniziato a dominare l’Italia meridionale, sigillarono la loro alleanza con il matrimonio tra Asclettino, nipote di Rainulfo  e Fresenda, l’ultima figlia di Tancredi.

Dal matrimonio nacque Riccardo I che si sarebbe affermato nella contea di Aversa.  Gli insperati quanto rapidi successi, spinsero Roberto, un altro figlio di Tancredi, a scendere in Italia per affiancare i fratelli nelle conquiste.

Roberto era il fratellastro di Guglielmo, di Drogone e di Umfredo; per la sua abilità politica e militare, ma soprattutto per la sua astuzia, fu soprannominato il Guiscardo, non a caso avrebbe lasciato un’orma indelebile nella storia medioevale dell’Italia meridionale.

Al suo fianco, le cronache ricordano Rodolfo de Molinis/de Molisio, il capostipite della famiglia comitale normanna titolare della contea di Bojano.
Chi era Rodolfo?
A causa della ribellione di Guimondo (II) a Guglielmo il Bastardo, duca di Normandia, Rodolfo ed i fratelli Roberto, Antonio, Guimondo (III), Ugo, Alaino, Guglielmo e Toresgando (?), ricordati nella donazione paterna dell’anno 104050, persero la titolarità del castrum di Moulins; Rodolfo, Guimondo (III), Ugo e Toresgando, incoraggiati dalle notizie che giungevano dai loro connazionali già residenti nell’Italia meridionale, ne seguirono l’esempio.

MOULINS LA MARCHE.

MOULINS LA MARCHE.

Nati a Moulins, per essere identificati nelle loro nuove residenze, “latinizzarono-italianizzarono” il toponimo del castrum di provenienza, adottandolo per cognome: Molinis/Molisio,come scrissero nei documenti cartacei.

Non si hanno notizie dei fratelli di Rodolfo: Roberto, Antonio, Alaino e Guglielmo; mentre Guimondo (III) ed Ugo furono protagonisti della storia dei Normanni nell’Italia meridionale.

Si ignora la sorte e la stessa esistenza di Toresgando, ultimo figlio di Guimondo (II) citato dal padre nella donazione dell’anno (10401050): Rodolfo edaltridocumenti ricordarono Tristano, non Toresgando.

Guimondo (III), qui dicitur de Mulsi (corr.ne de Molinis/de Molisio), nell’anno 1068,era miles di Guglielmo di Altavilla, conte del principato di Salerno e fratello di Roberto il Guiscardo.

Sposò Emma, contessa di Eboli, vedova di domni Rao qui dictus est trincanocte de ebulo, et postea uxor fui guimundi, qui dictus est de mulisi da cui nacque Guglielmo e da questi Ruggero, Roberto e Rodolfo.

Nell’anno 1089, Guimondo (III) era già morto.

Ugo, l’altro fratello di Rodolfo,  nell’anno 1095 era presente alla corte di Capua del principe Riccardo II Drengrot e ricordato in due diplomi, primus inter pares nell’elenco dei baroni: 1) Hugo de Molinis e 2) baronum Hugonis videlicet de Molinis.

Del barone Ugo de Molinis non si conosce altro.

Del fratello Tristano le cronache ignorano le imprese, mentre un diploma dell’anno 1092 ricorda Roberto, figlio di Tristano, possessore del castello di Toro, nella contea di Bojano: ego Robertus qui dicor de Principatu, filius quodam Tristapni (corr.ne di Tristano), declaro me possidere & habere unun castellum quod nominatur Torum.

Il diploma, sottoscritto da Ugo (I), conte di Bojano, dal figlio Simone, conte di Bojano, da Roberto, conte di Loritello (Rotello), potrebbe dimostrare che Roberto era il cugino dei conti di Bojano, in quanto figlio di Tristano, fratello del conte Rodolfo.

Dichiarare qui dicor de Principatu,fa ipotizzare che abbia vissuto con lo zio Guimondo (III) miles del principe Riccardo (II), nel principato di Salerno.

Roberto, figlio di Tristano, fu amico di Boemondo, figlio di Roberto il Guiscardo, tanto da seguirlo nella I crociata dell’anno 1096.

Tornato dalla crociata, nel 1109 Roberto divenne signore del castello di Limosano, nella contea di Bojano: Robberto filio Tristayni Limessani castri domino.

Rodolfo, il primogenito di Guimondo (II), comparve nella scena politico-militare dell’Italia meridionale, già titolare della contea di Bojano, come protagonista della battaglia di Civitate del 17 giugno 1053, combattuta tra i suoi connazionali e l’esercito di papa Leone IX che mirava a sferrare un unico, definitivo colpo di grazia all’esercito normanno.

Guillemi Apuli, cronista dell’epoca, scrisse di Rodolfo de Molinis/de Molisio: Hos Bovianensis comitis comitata Rodulfi. Est virtus et consilio pollentis et armis. Questi Bojanesi accompagnato il conte Rodolfo. E’ (Rodolfo) una grande potenza per il consiglio e le armi.

Tito Livio, scrisse di Bojano: Inde victor exercitus Bovianum ductus; caput hoc erat Pentrorum Samnitium, longe ditissimum atque opulentissimum armis virisque. Boviano, capitale dei Sanniti Pentri e città ricchissima, anche di armi e di uomini.

Un uomo, Rodolfo, una città, Bojano, protagonisti della Storia del Molise.

Nell’esercito papale era schierato  Rofredus, di stirpe longobarda, suocero di Rodulfi, conte di Bojano.

Si ignora come il conte Rodolfo fosse già titolare della contea di Bojano nell’anno 1053.

Da quando era presente in Italia meridionale?

Nella storia dell’abbazia di Montecassino, nell’anno 1045, compare un barone normanno di nome Rodolfo, senza identità, accompagnato dalla moglie e da un gruppo di amici di origine normanna.

Il pacifico gruppo fu aggredito dai militari che erano preposti alla difesa dell’abbazia, ma l’intervento del normanno Drogone, conte di Puglia e degli altri connazionali stanziati nella vicina città di Aversa, senza colpo ferire per il pagamento di un riscatto di mille tareni, liberarono Rodolfo ed i suoi compagni superstiti.

Le cronache dell’epoca non permettono di identificare il citato Rodolfo, ma considerando il periodo degli avvenimenti, anno 1045, potremmo ipotizzare ed identificare  Rodolfo di Montecassino con Rodolfo divenuto conte di Bojano prima dell’anno 1053.

La contea di Bojano, istituita dai Franchi dopo il gastaldato di epoca longobarda, nell’anno 1003 era feudo della contessa Maria, figlia del conte Rofrid, membro della nobiltà longobarda beneventana.

La "contea" di Bojano del "conte" Roffrid. Già nel 1053 del "conte" "Rodolfo de Molinis/de Molisio".

La “contea” di Bojano del “conte” Roffrid. Già nel 1053 del “conte” “Rodolfo de Molinis/de Molisio”.

Successivamente la contea non ebbe un titolare, fu amministrata direttamente dai principi di Benevento, fino all’anno 1047 quando l’imperatore d’Occidente Enrico III, adirato contro i Longobardi di Benevento, concesse il principato ai due fratelli normanni, Drogone e Rainulfo.

In base alle cronache che descrivono la battaglia di Civitate dell’anno 1053, si può ipotizzare che prima di essa, il normanno Rodolfo, vedovo di Alferada, sposando Emma, figlia del conte longobardo Rofredus, divenne titolare della contea di Bojano, forse per volere anche di Drogone (che aveva pagato il riscatto per l’anonimo Rodolfo imprigionato a Montecassino) e Rainulfo della famiglia Drengot, suoi potenti connazionali.

L’abilità politica e militare del conte Rodolfo, associata all’amicizia che godeva presso i Normanni delle potenti dinastie dei Drengot e degli Altavilla, lo posero tra i personaggi più in vista della nascente aristocrazia normanna.

La sua fama fu offuscata da quella degli Altavilla e nessun cronista dell’epoca, tranne la breve descrizione in occasione della battaglia di Civitate, ne ha tramandato il valore, la potenza politica ed economica che possiamo conoscere e tracciare a grandi linee con la lettura dei pochi diplomi attestanti le sue donazioni alle varie chiese e monasteri.

Nell’anno 1057, il conte Rodolfo è al fianco del Guiscardo per sottoscrivere un diploma di donazione in favore del monastero della Trinità di Venosa, dichiarando: Rodulfo de Molisio.

L’amicizia tra Rodolfo ed il Guiscardo divenne più salda con il matrimonio di una delle due figlie del conte di Bojano, Adelizia o Beatrice, con Serlo (II) (Serlone nelle Cronache), nipote dell’Altavilla perché figlio del fratellastro Serlo (I).

Il matrimonio non ebbe lunga durata per la prematura morte di Serlo (II) nell’anno 1072.

Quel matrimonio sfortunato fu la prima causa della fine dell’amicizia tra Rodolfo e Roberto il Guiscardo: per <ragion di Stato>, la figlia del conte di Bojano fu costretta dagli Altavilla a sposare un certo Angelmaro.

L’altro motivo fu la sfortunata missione del conte Rodolfo a Costantinopoli, presso Niceforo III Botaniate, imperatore d’Oriente: ad un avente nome Raul, altro de’ grandi a dimora seco (presso Roberto il Guiscardo; chi se non l’amico Rodolfo,conte di Bojano?), fu dato l’incarico di liberare la figlia dell’Altavilla, presa in ostaggio dall’imperatore Botaniate dopo il fallito il matrimonio con il nipote dell’imperatore Michele, deposto da Botaniate nell’anno 1078.

Fu scritto: la ruggine della propria offesa (di Roberto il Guiscardo), doppiatasi pur ella ad un tratto, spinselo (Roberto), irritabilissimo oltre ogni limite, poco meno che a minacciarlo di morte, ma egli (RaulRodolfo), accortosi del sovrastante suo pericolo, riparò con pronta fuga presso Baimondo, conveniente asilo in allora.

La possibilità di identificare Raul con Rodolfo, conte di Bojano, sta proprio nel litigio con Roberto il Guiscardo, che si sommava al rancore del conte Rodolfo per il secondo, forzato matrimonio di sua figlia, vedova di Serlo (II), con Angelmario.

La grande amicizia tra Roberto ed il conte Rodolfo venne meno, obbligando quest’ultimo ad allearsi con i principi di Capua della dinastia dei Drengot.

I Drengot e gli Altavilla si contesero il dominio dell’Italia meridionale: i primi, dopo la contea di Aversa allargarono il loro dominio su Gaeta, Aquino e Capua, tanto da istituire con Riccardo I il principato di Capua, già posseduto dai Longobardi.

Nel principato di Capua erano comprese: la contea di Venafro e la contea di Isernia, la Terra Burrellensis e la signoria monastica delle Terre Sancti Vincenceii, già di pertinenza del principato longobardo di Capua.

La Terra Burrellensis o Burrellesca, compresa tra l’alto bacino del fiume Trigno ed il medio Sangro, nella contea di Trivento, prese il nome dalla famiglia che le cronache dell’epoca citano come i figli di Borrello e che, in vari documenti attestanti le loro donazioni ai monasteri di Montecassino e di san Vincenzo al Volturno, vengono identificati, di volta in volta, senza alcun titolo nobiliare; ovvero, non hanno mai avuto il titolo di conte.

Una delle cause che limitò il dominio dei Drengot dopo le conquiste del il principe Riccardo I, era la posizione geografica del principato diCapua, stretto com’era tra il Patrimonium Petri, la signoria monastica diMontecassino ed i territori occupati dagli Altavilla, famiglia più numerosa ed assai unita, che possedeva il principato di Salerno, il principato di Benevento, l’Apulia e la Sicilia.

Il principe Riccardo I morì nell’anno 1078, gli successe il figlio Giordano che già lo aveva affiancato nelle varie campagne militari; sua madre Fresenda che era un’Altavilla, in quanto figlia di Tancredi di Altavilla, diede a Giordano la speranza di arginare eventuali mire espansionistiche degli Altavilla verso i suoi domini.

Il nuovo principe faceva parte della prima generazione normanna nata in Italia, con la rinnovata amicizia del conte Rodolfo de Molisio, poteva contare su un uomo fidato ed esperto, il cui potere sui territori posti a confine del principato di Capua con i territori occupati dagli Altavilla, garantiva una sicura difesa: la contea di Bojano confinava con le contee di Venafro, di Isernia e le Terre Sancti Vincenceii, pertinenti al principato di Capua.

L’alleanza nata dopo il dissidio con Roberto il Guiscardo nell’anno 1080, tra il conte Rodolfo ed il principe Giordano, gli offrì l’opportunità di migliorare sensibilmente il proprio stato.

Il conte Rodolfo de Molisio, in poco tempo, unì alla contea di Bojano, la contea di Isernia, parte della Terra Burrellensis e la contea di Trivento: le sue conquiste, probabilmente, furono favorite anche dalla morte del vecchio amico Roberto il Guiscardo, avvenuta nell’anno 1085.

La donazione (anno 1088) del castellum vocatur Balneum in favore della chiesa di santa Croce infra fines Ysernie civitate supra in ipsum locum qui Pesclatura vocatur (oggi, Pesche in prov. di Isernia) sottoscritta dal conte Rodolfo de Molisio, permette di conoscere i componenti della famiglia: Emma, figlia del conte longobardo Rofrid era la sua seconda moglie; i figli nati dal precedente matrimonio con Alferada, probabilmente celebrato in Normandia, erano Ugo (I), il primogenito, Ruggero, il nipote Roberto, figlio del defunto Roberto; ed ancora Rodolfo e Guglielmo e le figlie Adelizia e Beatrice.

Il diploma (copia?) dell'anno 1088 conservato presso il monastero di Montevergine (a sn). Il diploma dell'anno 1092 conservato nella biblioteca del monastero di Montecassino (a ds.).

Il diploma (copia?) dell’anno 1088 conservato presso il monastero di Montevergine (a sn). Il diploma dell’anno 1092 conservato nella biblioteca del monastero di Montecassino (a ds.).

E’ interessante quanto Rodolfo affermò nella donazione dell’anno 1088: Ego Rodulfus comes Dei gratia cognomine de Molinis patrie Boianensis.

Il cognomine scelto da Rodolfo era de Molinis, come si legge anche nella donazione dell’anno 1057 di Roberto il Guiscardo, per ricordare Moulins, il castrum normanno dove era nato, ma volle anche evidenziare che considerava Bojano la sua seconda patria.

Il prestigio di cui godeva il conte di Bojano presso il principe Giordano è testimoniato in un diploma redatto dal principe il 7 dicembre 1089 e che Rodolfo sottoscrisse come teste: raulis demolisi.

Il patrimonio cospicuo che aveva acquisito già nell’anno 1088, permise al conte Rodolfo di edificare o riedificare la cattedrale di Bojano e di donare nell’anno 1092 all’abbazia di Montecassino la chiesa di Santa Croce sita in comitatu Iserniae civitatis supra locum, qui Pescla (od. Pesche, prov. di Isernia).

La donazione avvenne poco prima della sua morte: era avanti negli anni, pertanto volle ricordare, già con il titolo di conte, il figlio primogenito Ugo (I).

Pare verosimile che, fino alla sua morte, avvenuta tra il 1092 ed il 1094, abbia concluso la sua avventurosa vita come monaco presso l’abbazia di Montecassino, dove fu sepolto: IV id. mar. Oblit Rodulfi comes.

L’evento era in relazione con quanto accaduto nell’anno 1045: l’arrivo dell’anonimo Rodulfus nell’abbazia.

Il conte Ugo (I) nell’anno 1095, con il fratello Ruggero, fece una donazione al monastero di santa Sofia di Benevento, di quanto possedeva nel territorio pertinente all’odierna Sepino.

E’ interessante conoscere i sottoscrittori della donazione: ego Emergerius Notarius civitatis Boviani. Ego Obertus Bovianensis Epsc.. Ego Lambertus Comes. Ego Joannes Episcopus. Ego Berardus Episcopus. Ego Melchior Episcopus. Ego Philippus Cardinalis. Ego Carolus Cardinalis. Ego Mauritius Cardinalis. Ego Robertus filius Cristiani. Simon comes, Berardo Abbati de sancta Maria in Sipontino.

Sigillo in ceralacca del conte Ugo (I) de Molinis con inciso un "grifo". anno 1092.

Sigillo in ceralacca del conte Ugo (I) de Molinis con inciso un “grifo”. anno 1092.

Robertus filius Cristiani (corr.ne di Tristano) era il cugino del conte Ugo (I) e feudatario del castello di Toro della contea di Bojano; Simon comes dovrebbe identificarsi con Simone, figlio primogenito di Ugo (I) ed erede della contea di Bojano.

Ad Ugo (I) va il merito di aver continuato l’espansione territoriale della contea di Bojano, iniziata dal padre, favorito nell’impresa dal periodo di grande fermento politico e militare nel principato di Capua, verso i cui territori aveva inteso allargare i confini della sua contea.

Dopo alterne vicende che videro l’intervento degli Altavilla in favore di Riccardo II, figlio ed erede di Giordano I, per il possesso del principato di Capua usurpato dai suoi sudditi, il conte Ugo (I) de Molisio che nella donazione al monastero di santa Sofia di Benevento aveva dichiarato Nos Ugo Domini gratia Bovianensis Comes, per il suo aiuto agli Altavilla ed al principe Riccardo II, nell’anno 1097 prese possesso della contea di Venafro, dove era ancora titolare un conte longobardo, Pandolfo: Ugo de Molisi apprehendit Pandulfum comitem, et tenuit in vinculi.

Il conte Ugo (I) aveva ereditato dal padre l’abilità politica ed il coraggio dell’avventura tanto da entrare in possesso della contea di Castelli maris (oggi, Castelvolturno, prov. di Caserta).

La contea di Bojano, che aveva allargato i confini fino alla contea di Venafro, a parte della contea di Trivento e della Terra Burrellensis, si aprì uno sbocco sul mare Tirreno rappresentato dal porto della città di Castelli maris.

Ciò che non era riuscito a conquistare il fiero popolo italico dei Pentri, fu realizzato, dopo circa 1450 anni, da Ugo (I) de Molisio, di origine normanna, conte di Bojano, città già capitale dei Pentri

La "contea" di Bojano ed i suoi "feudi"  (verde) dopo l'espansione del conte Ugo (I)

La “contea” di Bojano (verde) ed i  “feudi” di Castelvolturno e Serracapriola (punto verde) dopo l’espansione del conte Ugo (I)

.Il conte Ugo (I), rinnovando le donazioni del padre, scrisse: Ideoque ego Ugo qui dicor de Mulisi, filius quondam Rodulfi comitis; sempre con l’approvazione, quando i beni erano di pertinenza del principato di Capua, del principe Riccardo II, che ricordava l’amico: comes Ugo de Molinis.

Il conte Ugo (I) de Molinis/de Molisio diede anche prova di abilità politica e di opportunismo: la contea di Bojano, avendo inglobato la contea di Venafro e confinando con la signoria monastica di Montecassino, per creare una valida difesa dei suoi confini occidentali, nell’anno 1105 rinunciò al possesso del castello di Viticuso, sempre conteso dagli abati e dai conti longobardi di Venafro, in favore del monastero.

La potenza ed il prestigio politico e militare del conte Ugo (I) furono evidenziati dalla dichiarazione di Roberto de Aquila, conte di Pontecorvo: egli giurava fedeltà all’abate di Montecassino, Oddone, contro tutti i nemici, fatta salva la fedeltà verso il papa, il principe Roberto di Capua, il conte Ugo (I) e suo figlio Simone: excepto si dominus papa, aut princeps robbertus, aut comes ugo vel simonem, filii ejus, guerram tibi fecerit .

Nello stesso documento, il conte Roberto de Aquila dichiarava: comitem ugonem seniorem meum. Domini mei ugonis.

Dopo il suo programma di espansione territoriale, il conte Ugo (I) si concesse un periodo di riposo che dedicò al consolidamento del proprio dominio ed a migliorare le condizioni economiche dei vassalli e  dei sudditi, per poter sempre contare sul loro aiuto, per primeggiare fra i nobili presenti nell’Italia meridionale.

L’ultimo atto del conte Ugo (I) è dell’anno 1108:  era il teste Ego Ugo de Molisio, in una donazione di Roberto I, principe di Capua, succeduto al fratello Riccardo II nell’anno 1106.

Non si conosce il nome della moglie del conte Ugo (I) de Molisio, ma quello dei figli Simone e Roberto; la data della sua morte è sconosciuta, sicuramente è anteriore al 1113, poiché in quell’anno, il primogenito Simone, conte di Bojano, rinnovò la donazione fatta dagli avi al monastero di santa Sofia di Benevento.

La vita del conte Simone fu molto breve a causa di un disastroso terremoto in cui fu coinvolto durante una visita nella città di Isernia, già capoluogo della omonima contea, prima che fosse conquista dal nonno Rodolfo.

Fu sepolto, con tutto gli onori del suo rango, nell’atrio della chiesa del monastero di Montecassino, dove il nonno Rodolfo era stato monaco e lì sepolto: His pertubationibus insistentibus, Symon filius ugonis de molisio, apud Yserniam,vita decessit, corpus eius ad hoc monasterium delatum atque in atrio ecclesia beati benedicti reconditum est.

Alla morte del conte Simone, per la minore età del figlio ed erede Ugo (II), la reggenza della contea di Bojano fu affidata allo zio Roberto, fratello del conte Simone, già conte nell’anno 1119 quando confermò al monastero di santa Sofia di Benevento le donazioni dei predecessori.

Nel 1128, il conte Roberto sottoscrisse un privilegio al monastero di Montecassino riguardante il feudo di Serracapriola (prov. Foggia), probabilmente acquisito dal padre il conte Ugo (I): Robbertus etiam comes de Molisio fecit privilegium huic loco de medietate castri Serrae … .

Non tragga in errore la citazione comes de Molisio: de Molisio indicava il cognome; non era in relazione alla contea omonima che sarà istituita 14 anni dopo.

Durante la titolarità del conte Roberto, fratello del conte Simone, la contea di Bojano non subì alcuna conseguenza di quanto stava accadendo nelle regioni limitrofe; ciò evidenzia l’abilità politica del conte nell’aver saputo disimpegnarsi nei confronti dei belligeranti.

La titolarità del conte Roberto fu breve, ma va sottolineata la sua lealtà nei riguardi del nipote Ugo (II), legittimo erede della contea di Bojano.

Il conte Roberto, per la maggiore età del nipote Ugo (II), figlio del conte Simone, dovette cedergli il titolo ed il possesso della contea di Bojano; in cambio dei suoi servizi ricevette, in perpetuo, il feudo di Sepino, che fu ereditato da suo figlio Ugo, come nella testimonia la donazione dell’anno 1144: Ugo di Molise, signore di Sepino, dona alla chiesa di S. Croce dello stesso luogo l’eredità di Tristaino e dei suoi figli, pro anima comitis Ugonis et comitis Simonis et pro anima Robberti patres meo … .

Tristaino era l’ultimo dei fratelli del conte Rodolfo, capostipite della famiglia de Molinis/de Molisio; comitis Ugonis era il nonno Ugo (I); lo zio comitis Simonis e Robberti il padre, signore di Sepino, già conte reggente la contea di Bojano.

I feudatari di Sepino appartenevano ad un ramo cadetto della famiglia comitale di Bojano; non ebbero il titolo di conte, tranne il loro capostipite, Roberto, figlio del conte Simone, per la minore età del nipote, il conte Ugo (II), figlio del conte Simone.

Successivamente, dalla famiglia dei signori di Sepino si originarono i signori di Campobasso.

Tra gli avvenimenti di quegli anni, il 19 dicembre del 1127, alla morte di Giordano II, principe di Capua, gli successe il figlio Roberto II che per riscattare l’umiliazione subita dall’avo Riccardo II, cercò di contrastare il nascente potere di Ruggero II.

Nell’anno 1130, il conte e poi duca Ruggero II, discendente degli Altavilla, fu proclamato re il 25 dicembre nella città di Palermo e la corona gli fu posta sul capo da Roberto II, principe di Capua.

L’ascesa di Ruggero II alla carica di re, significò per i signori che dominavano nei territori dell’Italia meridionale, fra cui il conte Ugo (II), il dover subire l’ambizioso progetto regale di unificare politicamente ed amministrativamente i loro territori sotto un’unica autorità, rappresentata dalla monarchia degli Altavilla.

Tali disegni preoccuparono non poco il papa, che temeva per il suo potere temporale, il principe di Capua ed i tanti duchi, conti e baroni: da quando si erano insediati nel loro territorio, ne avevano sempre gestito autonomamente l’autorità ed il possesso.

Coloro che si distinsero e promossero azioni di contrasto al progetto di re Ruggero II, furono il conte Rainulfo di Alife, suo cognato Roberto, principe di Capua, Sergio duca di Napoli, Tancredi di Conversano ed a momenti alterni, il papa Innocenzo.

Ugo (II) de Molisio, conte di Bojano, feudatario del principe di Capua nella cui giurisdizione erano compresi i territori delle antiche contee di Venafro e di Isernia e parte della Terra Burrellensis, si schierò fin dall’inizio con gli ispiratori della rivolta: iniziata nell’anno 1132, dopo circa 10 anni si concluse con il successo di Ruggero II.

Un cronista dell’epoca scrisse: Ma il conte di Bojano Ugone, prevedendo che lo sdegno del re cadrebbe sopra di lui, perché erasi unito contro il re col Principe e col Conte, venne a domandargli con molte preghiere il perdono che in vero per nessun modo potè ottenere, se prima tutte le sue terre, lungo le quali verso oriente scorre il fiume Biferno, non gli avesse lasciato ed ancora Castellammare situato dove il fiume Volturno segna il fine del suo corso.

Il conte Ugo (II) pagò a caro prezzo la partecipazione alla rivolta: della estesa contea di Bojano gli restarono il capoluogo Bojano ed i territori già delle contee di Venafro e di Isernia, parte della Terra Burrellensis ricadenti nel principato di Capua ed il territorio della contea di Trivento, mentre i territori posti ad oriente del fiume Biferno, di pertinenza del ducato di Puglia, furono probabilmente amministrati dall’autorità regale; gli fu revocato anche il feudo di Castelli maris alle foci del fiume Volturno.

Il conte Ugo (II) non si rassegnò al ridimensionamento del suo dominio perché, fiducioso della sua alleanza con i ribelli, cercò in ogni modo di riconquistarlo.

Un rapido, quanto efficace intervento del re Ruggero II vinse l’ultima resistenza della città di Venafro (1138) e privò il conte Ugo (II) di ciò che restava della contea di Bojano: per dare (re Ruggero II) a Roberto figliulo di Riccardo tutte le terre che il contedi Bojano si è detto avergli lasciate, … .

Il conte Roberto di S. Agata, nuovo titolare della contea di Bojano, dimostrò la sua gratitudine al re partecipando attivamente, quale capitano, all’assedio della città di Napoli dove si erano rifugiati i ribelli: il quale (Conte Roberto figliolo di Riccardo) fedelissimo al re e uomo bellecosissimo, il quale per somma sincerità della fede ch’ebbe verso il re, fu da lui cotanto rimunerato che fu sublimato all’onor della Contea di Bojano.

Di Roberto di S. Agata, conte di Bojano, le cronache non documentano il ruolo svolto nella conduzione della contea; di lui non si hanno altre notizie, mentre, improvvisamente, le cronache dell’epoca fanno ritornare sulla scena politica il conte Ugo (II) de Molisio.

In occasione della assemblea generale di Silva Marca, voluta nell’anno 1142 da re Ruggero II per riorganizzare il proprio regno, alcune contee furono soppresse, altre ridimensionate ed altre ridistribuite.

La contea di Bojano assunse la nuova denominazione: MULISIUM (MOLISE).

anno 1142: La "contea" di BOJANO di Ugo II con il "feudo" di Serracapriola, poi denominata contea di MOLISE (rosso).

anno 1142: La “contea” di BOJANO di Ugo II con il “feudo” di Serracapriola, poi denominata “contea” di MOLISE (rosso).

Istituita nel 1142, fu concessa da re Ruggero a Ugo II de Mulisio, già conte di Bojano (E. Cuozzo).

Era la più grande e la più compatta delle contee del regno, resa sempre importante dalla sua posizione geografica attraverso le frontiere tra la Puglia e Capua …. (E. Jamison).

Il re e/o il conte Ugo (II) sostituirono il toponimo Bojano della città capoluogo, con il cognome  de Molinis/ de Molisio che derivava da Moulins, il nome del castrum normanno di provenienza.

La contea di Bojano divenne contea di MOLISE. Anno 1142.

I confini della contea di Molise ricalcavano quelli stessi della contea di Bojano nel momento della sua massima espansione iniziata dal conte Rodolfo de Molinis/de Molisio e conclusa dal figlio, il conte Ugo (I) de Molinis/de Molisio, conte di Bojano, con l’esclusione, ora, del feudo di Castelli maris, ma con l’inclusione del feudo di Serracapriola.

L’assemblea di Silva Marca aveva anche istituito 2 province continentali del regno normanno di Sicilia: il ducato di Apulia ed il principato di Capua, in cui erano compresi, con differente estensione, i territori della contea di Molise.

Le 2 province furono suddivise amministrativamente in 10 Connestabilie, con a capo un Connestabile, rappresentante ufficiale del re.

I territori della contea di Molise furono compresi nella Connestabilia di Landolfo Borrello di pertinenza del principato di Capua ed in quella di Guimondo di Montellere, pertinente al ducato di Apulia.

Il MOLISE nell'anno 1142: la contea di Bojano si chiamò contea di MOLISE (rosso). Il confine (blu) divideva amministrativamente la contea tra il "Principato di Capua" ed il "Ducato di Apulia".

Il MOLISE nell’anno 1142: la contea di Bojano si chiamò contea di MOLISE (rosso). Il confine (blu) divideva amministrativamente la contea tra il “Principato di Capua” (p. C.) ed il “Ducato di Apulia” (d. A.).

Ugo (II) de Molisio, conte di Molise, tornato alla ribalta della scena con il titolo di conte  e di Justitiario del regno normanno di re Ruggero II, nell’anno 1144 assistette ad una causa per il possesso della chiesa di S. Lorenzo e di S. Maria, site nel territorio di Agnone, tra il preposto del monastero di S. Pietro Avellana ed il vescovo di Trivento: …. Unde coram comite, et Justitiario Ug. De Molisi, et Barones Marmons et Pectoranum.

De Molisi era il cognome del conte e Justitiario Ugo (II), non era riferito al nuovo nome della sua contea.

Nell’anno 1148, a Limosano, il conte Ugo (II) tenne una corte con i suoi baroni, magnati, giudici e boni homines, per la stipula di una concordia tra Ugo Markese, signore di Lupara e Castelbottaccio, e l’abate Giovanni del monastero di santa Sofia di Benevento: …. Scilicet quia dominus nostrer UGO COMES molisianus sedens pro tribunali intus civitate limosane,  cum baronis magnatibus iudicibus aliisque suis bonis hominibus qui subterscripti sun testes,….

L’anno dopo, il conte Ugo (II) era a Bojano, città capoluogo della contea di Molise, per confermare un privilegio di donazione in favore del monastero di santa Sofia di Benevento, di alcuni beni siti in castrum vetus, privilegio già sottoscritto precedentemente dai suoi predecessori, e dei feudi di castrum di Toro e San Giovanni in Galdo, già donati da altri suoi parenti, ovvero da Roberto, figlio di Tristano e nipote del conte Rodolfo de Molisio: Ego Ugo boianensis Comes filius quondam bone memorie S(imonis comitis) (notum) (). Ego prenominatus Hugo Comes (filius) Simonis Comitis obligo ….

Il diploma conferma che il conte Ugo (II), per sua dichiarazione, era figlio del conte Simone; ciò che sorprende è la dichiarazione Ego Ugo boianensis Comes: nell’anno della sottoscrizione del diploma, il conte Ugo (II) avrebbe dovuto dichiararsi conte di Molise perchè la contea aveva cambiato denominazione.

Il conte Ugo (II), spinto da un sentimento di nostalgia e di riverenza per la città che aveva visto nascere ed affermare la signoria dei predecessori,  volle sottoscrivere il diploma con il titolo di conte di Bojano: per sottolineare il forte legame della sua famiglia alla città che li aveva accolti o per fare un dispetto al suo sovrano?

L’ultimo atto sottoscritto nella contea di Molise e nella città di Venafro, è datato 1153, probabilmente a soli sette anni dalla sua morte; stipulò una concordia con l’abate Giovanni del monastero di santa Sofia di Benevento a conferma delle concessioni in precedenza stipulate a Bojano nell’anno 1149: Ego Hugo dei gratia de molisio Comes filius quodam bone (memorie comitis Symonis coniuxi me in) convenientiam cum IOHANNE ABBATI Coenobii Sancte Sophie que est sita in beneven(tana civitatis, eo quod) …. (). Unde precibus eius et eliorum fratrum, salvo patrocinio meo, sicut proavus meus Rodolfus Co(mes, avo) meus Hugo comes atque pater meus Symon Comes habuerunt, ita ego et mei heredes habeamus ….

La firma dell’atto: Ego HUGO molisii Comes mea propria manu signum crucis feci; seguì anche la firma di Ego Rao de molisio signum crucis mea manu scripsi: di lui si ignora il grado di parentela con i conti de Molinis/de Molisio.

La reintegrazione del conte Ugo (II) alla titolarità della contea di Bojano/MOLISE e con l’alto incarico di Justitiario del regno, per volontà di re Ruggero II, fu decisa dal matrimonio del conte Ugo (II) con una figlia naturale del re, forse di nome Adelaide, e dalla relazione che Ruggero II ebbe con la sorella di Ugo (II) di cui non si conosce il nome, da cui nacque Simone (in ricordo del suocero?).

Re Ruggero II morì nell’anno 1154; gli successe Guglielmo I, detto il Malo.

Ugo (II) de Molinis/de Molisio, conte di Molise, probabilmente aveva abbandonato la residenza della città di Bojano, per trasferirsi presso la corte reale di Palermo, come testimonia un episodio ricordato dalle cronache dell’epoca (1160), così riassunto da Jamison: … il conte (Ugo) continuò a rappresentare il suo ruolo di primo ordine in ogni scena in cui interveniva. Durante il regno di Guglielmo I, quando l’arcivescovo Ugo occupava la sede di Palermo, egli (il conte Ugo) si adoperò per il trasporto del corpo di S. Cristina da Sepino a Palermo. Un giorno la conversazione generale cadde sulle reliquie dei martiri, tale è la storia narrata nell’ufficio della santa; per caso il conte Ugo (de Molisio) si trovava presente, e si fece innanzi per ascoltare; e vantando i suoi possedimenti, riferì che il corpo di S. Cristina, era conservato nel castrum di Sepino. L’arcivescovo si interessò subito della cosa e ottenne poi dal conte le spiegazioni della presenza delle reliquie a Sepino, così distante dal luogo del martirio e lo pregò, per la salute sua e della sua famiglia, di permettere che queste fossero traslate alla chiesa madre di Palermo () dove vennero ricevute con grande feste il 7 maggio (dell’anno 1160). Questa è l’ultima volta in cui viene ricordato l’intervento del conte Ugo.

Nel documento originale è scritto: Hugo Molisinus Comes Rogerij Sicilae regis gener, idemque; Saepini dominus, …: il conte Ugo de Molisio, conte di Bojano/Molise, era genero del re Ruggero II.

Non si conosce il nome della moglie, né quello dei figli, se ne ebbe, visto che la contea di Molise, istituita nell’anno 1142, venne a far parte, alla sua morte, del demanio regio.

Non si conosce la data della morte del conte Ugo (II) de Molisio; si può ipotizzare tra la fine dell’anno 1160, traslazione del corpo di S. Cristina da Sepino a Palermo, e prima dell’anno 1166, quando la regina Margherita, vedova di Guglielmo I detto il Malo, per la minore età del figlio Guglielmo II detto il Buono, nominò Riccardo di Mandra titolare della contea di Molise.

La famiglia dei de Molisio, conti di Bojano/Molise, della stirpe del normanno Rodolfo, già conte di Bojano prima dell’anno 1053, si estinse con il conte Ugo (II): una dinastia che aveva saputo riunificare il territorio scelto come patria nell’VIII sec. a. C. dai Pentri, uno dei gruppi di Sabini/Sabelli protagonista di un ver sacrum, il fenomeno migratorio ritenuto sacro e replicato dai Normanni nell’Italia meridionale e nella contea franca-longobarda di Bojano.

Oreste Gentile.

Tag:

3 Risposte to “L’ ORIGINE DELLA CONTEA DI MOLISE.”

  1. Antonio Campa Says:

    Caro Oreste, non ti vedo da tempo ma i tuoi scritti sono sempre molto affascinanti per me. Un saluto Antonio Campa

  2. vincenzo Says:

    molto interessante, ottimo lavoro
    v.chirico

  3. Johnc733 Says:

    I usually do not drop a comment, but I read a few fdecebbcacef

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: