LA CONTESSA DI CATANZARO, CLEMENZA, NON ERA LA MOGLIE DEL CONTE UGO (II) DE MOLISIO, CONTE DI MOLISE.

Per secoli hanno tramandato che Clemenza, contessa di Catanzaro, era stata la moglie del conte Ugo (II) de Molisio, titolare della contea di Molise.
Ciarlanti (1634): che data per moglie Clementia Contessa di Catanzaro figliuola del Re Ruggieri, rimasta vedova di Ugone di Molino Conte di Molise. (…). Et a questo giunse la bella Clementia, figliula de Re Ruggieri, che fu prima (come si è detto) Contessa di Molise.
Giannone (1753): La terza (concubina di re Ruggero II) fu madre di Clemenzia contessa di Catanzaro, che prima si maritò con Ugone di Molino conte di Molise, e da poi fu pretesa da Matteo Bonello.
Giustiniani (1797): Ritroviamo, che la moglie del celebre barone del nostro Regno Ugone di Molise che visse nel principio del XI (sic) secolo, chiamavasi Clemenza figlia di Re Ruggiero I (sic) re di Sicilia, la quale appellavasi contessa di Catanzaro.
Alfano (1823): Conte Ugone di Molise Normanno che visse nel principio del XII. secolo, mentre regnava Ruggiero Re di Sicilia, e che ebbe in moglie Clemenza Contessa di Catanzaro figliuola dello stesso.
In base a quanto hanno tramandato i cronisti dell’epoca, è difficile giustificare un simile errore; se non bastasse, ancora oggi c’è chi vuole riscrivere  la Storia medioevale del Molise con fatti e personaggi che non le appartengono.
Or costui (Matteo Bonello) preso della bellezza di una figliuola bastarda del Re Ruggiero, ch’era stata moglie di Ugone Conte di Molise; questo ha tramandato una cronaca dell’epoca: non esiste un indizio che permetta di identificare in Clemenza, contessa di Catanzaro, la figliuola bastarda del Re Ruggiero, moglie di Ugone Conte di Molise.
Il conte Ugo (II) de Molisio aveva sposato una figlia illegittima di  re Ruggero I di cui non si conosce il nome (Adelaide?), mentre il re aveva avuto una relazione con una sorella del conte di Molise, da cui era nato Simone.
Il re Ruggero II morì nel 1154 ed il conte Ugo (II) che viveva alla corte di Gugliemo I detto il Malo, morì tra gli anni 1160-1166, l’anonima vedova rimase nella residenza di Palermo dove incontrava Matteo Bonello per ricambiare il suo amore: Ma l’Ammiraglio (Maione) avendo ogni cosa conosciuta, sturbando il volere di entrambi (Bonello e la vedova), avea comandato che si fosse diligentemente custodito il palazzo della Contessa; la qual cosa assai a malincuore quegli portava. Pigliata (Bonello) adunque l’ambasceria, e valicato il Faro, se ne andò in Calabria.
In Calabria Bonello incontrò i congiurati che lo invitavano ad uccidere Maione detto l’Ammiraglio, influente consigliere di re Ruggero II e del suo successore; per ricompensa gli avrebbero dato in moglie Clemenza Contessa di Catanzaro.
Gli fu confermata la promessa: Doppoichè noi faremo ogni modo, e certo otterremo che la Contessa di Catanzaro si voglia stringere in matrimonio (…). Di quanto poi la Contessa ti avanzi di nobiltà, di quanti potenti uomini ricusato abbia le nozze, non accade qui dire, riputato esser tutto a te già ben noto.
E’ chiaro che mentre la vedova del conte Ugo (II) de Molisio contraccambiava l’amore di Bonello, al punto che Maione aveva fatto mettere sotto custodia il palazzo della sua residenza di Palermo, sturbando il volere di entrambi, la contessa di Catanzaro, Clemenza, solo per  <ragion di Stato> avrebbe sposato Bonello; era il suo primo matrimonio, come dichiararono gli stessi congiurati: di quanti potenti uomini ricusato abbia le nozze.                                                                                                                                                                                                                       Non fu fatto alcun cenno ad un suo precedente matrimonio con il conte Ugo (II) de Molisio, conte di Molise, all’epoca ritenuto uno tra i conti più potenti del regno di Sicilia.                                                                                                                                                                                                   Bonello accettò l’incaricò e con i congiurati incontrò Clemenza per stipulare l’accordo: essendosi altresì con la Contessa medesima e con i suoi parenti conchiuso di poi il suddetto matrimonio, dato dall’una e dall’altra giuramento, venne scambievolmente confermato l’accordo e si stabilì certo tempo di uccider Maione.
Un accordo che non era basato sull’amore, ma sulla promessa fatta dai congiurati: noi faremo ogni modo, e certo otterremo che la Contessa di Catanzaro ti si voglia strignere in matrimonio.
L’amore esisteva tra Bonello e la figlia anonima di re Ruggero II, contessa di Molise per essere la vedova del conte Ugo (II) de Molisio, conte di Molise.
Un certo Niccolò Logoteta, che per conto della corte reale risiedeva in Calabria, venuto a conoscenza dell’incontro tra Bonello e la contessa Clemenza, scrisse a Maione: tutto quanto erasi fatto da Matteo Bonello, e l’accordo tra lui e la Contessa di Catanzaro. (…). Matteo Bonello intanto mandata, nel modo che detto è, la cosa a fine, e tornato in Sicilia, era già pervenuto a Terme, luogo posto a venti miglia da Palermo.
Bonello riuscì ad uccidere Maione, fu poi perdonato da re Guglielmo I, il Malo, ma avendo appoggiato la rivolta di Simone, nipote del re perché figlio naturale della sorella del conte Ugo (II) de Molisio, conte di Molise, e di re Ruggero II, fu imprigionato e dopo averlo accecato e tagliatili i nervi sopra i talloni, fu rinchiuso in orrenda prigione, e tra perpetue tenebre avvolto così alla sua miseria, come dalla oscurità del luogo cagionatagli.
La contessa di Catanzaro, Clemenza, non sposò Matteo Bonello, continuò la sua ribellione in Calabria, regione che non aveva mai abbandonata, mentre la vedova del conte Ugo (II) de Molisio, il cui titolo nobiliare era contessa di Molise, era sempre vissuta nella residenza di Palermo.
Ed erasi ancora ribellata in Calabria la Contessa di Catanzaro, ed aveva afforzato Taverna, fortissima terra, così di gente, come di tutte le altre cose bisognevoli.
La ribellione fu sedata: la Contessa e la sua madre, e i capi del negozio Tommaso ed Alferio suoi zii materni, furono con molti altri soldati condotti alla presenza del Re.
Tommaso fu impiccato in Messina; Alferio fu condannato a morte nello stesso castello di Taverna; gli altri furon crudelmente fatti straziare, cavando gli occhi, e ad altri tagliando le mani; e la Contessa con sua madre prima in Messina, indi a Palermo menate, rimaser quivi prigioniere.
Questa è la Storia di Clemenza, contessa di le cronache dell’epoca non hanno tramandato un indizio che possa creare un legame di parentela, ovvero essere stata la figlia naturale di re Ruggero II e moglie del conte Ugo (II) de Molisio, conte di Molise.

Era una sconosciuta?
Se gli studiosi e gli storici del passato fossero stati più diligenti nella ricerca delle fonti, avrebbero scoperto che: Risulta invece che la contessa di Catanzaro, fu figlia di Segelguardamoglie del fu Raimondo conte di Catanzaro. Entrambi nel 1167, 28 luglio, ind. XIV, donarono alla Chiesa di Cefalù la chiesa di S. Cristoforo con case e terre, alla presenza di Rainaldo, arcidiacono di Catania, di mastro Urso di Bologna, e di Roberto vescovo di Catanzaro, nella cui diocesi erano la chiesa e le terre donate.
Oreste Gentile

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