VITELIU – ROGER DE MOULINS – I TEMPLARI: VOGLIONO RISCRIVERE LA STORIA DEL MOLISE.

Da poco tempo diversi studiosi si stanno interessando alla Storia del Molise.

Per il periodo medioevale hanno dichiarato: Grazie ad una ricerca approfondita, all’ interpretazione di simbologie, di documenti originali dell’epoca, di carteggi privati, di riscontri storici si sta cercando di riscrivere la storia del popolo molisano, di valorizzare i borghi storici e ridare dignità ed importanza agli innumerevoli tesori culturali ed artistici che il Molise conserva; per il periodo italico vogliono restituire al Molise il posto che merita nella storia antica e all’Italia un tassello prezioso del suo essere nazione.

Non si può riscrivere la Storia medioevale del Molise basandola sulla vicenda di Roger de Moulins: un personaggio che non è mai stato presente nella contea di Bojano, poi detta di Molise, governata dai conti de Molinis/de Molisio, né era un loro consanguineo.

E’ falso anche sostenere che la famiglia dei de Molinis/de Molisio, giunti dalla Normandia in Italia prima dell’anno 1053, erano dei Cavalieri Templari: l’ Ordine dei Cavalieri Templari nacque in Terrasanta tra gli anni 1118-1119, circa 65 anni dopo che i de Molinis/de Molisio avevono il possesso nella contea di Bojano.

Per quanto riguarda la Storia del periodo italico, il romanzo storico Viteliù. Il nome della libertà, non può riscrivere la Storia del SANNIO e del popolo dei Sanniti-Pentri.                                                                                                                                                                                               

E’ un romanzo storico che illustra, diciassette anni dopo quei tragici eventi, una vicenda ispirata alla Guerra Sociale: il principale protagonista che, scrisse Salmon scomparve a Nola, nell’ 80 (a. C.), quando era pienamente un cittadino romano,  è il fantasma di Gaio Papio Mutilo, condottiero di origine, come sostiene l’autore del romanzo, pentra e toutico dei Pentri, ma non dei Carricini.

Il racconto che Gaio Papio Mutilo fa nel romanzo storico sconvolge la Storia del Molise, all’epoca abitato dai Sanniti-Pentri e dai Sanniti-Frentani di Larino, e genera delle gratuite deduzioni e dei facili entusiasmi.

Il MOLISE: il territorio dei PENTRI (rosso) + il territorio dei FRENTANI di Larino ( a ds., nero).

Il MOLISE: il territorio dei PENTRI (rosso) che comprendeva alcuni centri (Alfedena, Castel di Sangro) oggi in prov. de L’Aquiala ed altri (punto rosso) oggi in prov. di Chieti + il territorio dei FRENTANI di Larino ( a ds., nero)

Nel romanzo è stato evidenziata l’ origine e lo stanziamento delle tribù che occuparono i territori centro-meridionali della penisola italica dopo il rito del ver sacrum che, come tramandano tutte le fonti classiche, fu celebrato nella SABINA.                                   

Devoto, ricordando Catone, scrisse: la tradizione più antica considera infatti come centro di diffusione delle popolazioni italiche il territorio intorno al lago sacro di Cotilia. (…) Il carattere sacro del luogo, l’affermazione dell’importanza della vicina città di Cotilia come centro degli Aborigeni, rendono sicuro il fatto che gran parte delle popolazioni italiche che si son diffuse dall’ Abruzzo sono nate da <veria sacra> ordinati in questo centro d’ Italia.

La pianura presso il lago di Cotilia.

La pianura presso il lago di Cotilia.

Dalla SABINA, intorno all’ VIII sec. a. C., a causa di un aumento demografico, gruppi di giovani Sabini, detti Sabelli guidati da un condottiero e seguendo, ricorda la leggenda, un animale sacro al dio Ares (Marte dei Romani), ma verosimilmente seguirono uno stendardo con l’effige dell’ animale, si diressero verso i territori centro-meridionali della penisola italica per creare nuovi insediamenti, indipendenti tra loro e dalla madre-patria.

Dai Sabini/Sabelli si originarono i Safini/Sanniti (epigrafe di Penna S. Andrea, di Fara Sabina e di Pietrabbondante) che nei nuovi territori occupati si identificarono: PiceniMarrucini, Peligni, Marsi, Aequi, Frentani, Vestini, Pentri, Carecini o Carricini, Irpini, Caudini Lucani.

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La regione dei SABINI (giallo) e  le direzioni dei SABINI/SABELLI dopo il rito del “ver sacrum”.

Gli animali (o l’ effigie sullo stendardo) seguito dai giovani emigranti diedero il nome alle nuove popolazioni: il picchio per i Piceni; il cavallo per gli Aequi; il lupo per gli Irpini ed il Lucali, i Marruccini ed i Marsi derivarono il nome dal dio ARES/Mamerte; la dea Vesta per i Vestini; i Frentani ed i Caudini dal nome di una città omonima già esistente; Salmon scrisse: i Pentri dal celtico pen-,  <sommità> e per i Carecini dal celtico carreg- e car-, <roccia>.

Dalla migrazione sabina/sabella nacque, come scrisse Pallottino, la prima Italia.

Salmon, precisò: Comunque, per evitare confusioni,  <Sanniti> non verrà usato come termine generico, anche se spesso così fecero gli scrittori antichi. In questo studio, il termine  <Sanniti> significa sempre gli abitanti del Sannio, i Sabelli per eccellenza.
Il Sannio era l’altopiano interno al centro dell’Italia meridionale delimitato a nord dal fiume Sangro e dalle terre dei Marsi e dei Peligni, a sud dal fiume Ofanto e dalle terre dei Lucani, ad est da Tavoliere di Puglia e dalle terre dei Frentani, e ad ovest dalla Pianura Campana e dalle terre degli Aurunci, Sidicini e Latini.

Aggiunse: La terra dei Caudini (Sannio occidentale); la terra degli Irpini (Sannio meridionale) e la terra dei Carecini e dei Pentri (Sannio settentrionale).

Il territorio della tribù dei PENTRI (rosso).

Il territorio della tribù PENTRA o PENTRICA (rosso) che con il territorio dei CARECINI era considerato il SANNIO SETTENTRIONALE.

Salmon descrisse il Sannio settentrionale, formato dal territorio dei Carecini, con le città di Cluvia e Juvanum, oggi è in Abruzzo, provincia di Chieti, ed il territorio molto più esteso dei Pentri, oggi nella provincia di Isernia, in una parte della provincia di Campobasso e nella provincia di L’Aquila (Alfedena e Castel di Sangro) e nella provincia di Chieti (Castiglione M.M., Schiavi d’Abruzzo e Torrebruna).

Non è esistito Alto Sannio che, come scrive l’autore del romanzo storico, possono definirsi così i territori fra l’ alta e media valle del Sangro e l’ alta valle del Trigno. Cuore dell’ Alto Sannio – oggi diviso fra due regioni, l’Abruzzo e il Molise, e quattro province – è il territorio tra Alfedena–Castel di Sangro (Aq) e Agnone-Pietrabbondante (Is) definibile come l’ area genetica delle genti sannite. 

L’ Alto Sannio non è mai esistito, come più volte è stato ricordato nel volume Viteliù. Il nome della libertà: avrebbe dovuto essere la <culla> di una etnia a cui l’autore del romanzo storico non dà un nome e che la Storia non localizza, identifica.

Dovrebbe corrispondere, come si legge nel romanzo, ad un territorio da cui successivemente, a causa di un aumento demografico Venne dunque il tempo della migrazione dei giovani che si sarebbero chiamati Pentri dal fatto che provenivano da luoghi elevati. Dai nipoti dei nipoti dei Vitelios fu occupato il Monte  Tiferno.

La Storia insegna che i Pentri ebbero una origine diversa ed è certo che non furono i Vitelios ad occupare il Monte Tiferno.

I Vitelios non era stanziati nell’ Alto Sannio perchè era Un’ antica tribù protolatina, che occupava una parte imprecisata dell’ odierna Calabria, portava un nome che doveva sonare approssimativamente come VITELOI e Aristotele ha conservato in greca: Italoi. Questo nome vien derivato da Ellanico dal nome indigeno del vitello, passato in greco della forma non dorica priva del  v-  iniziale, italoi: secondo Varrone secondo il significato di <boves>.

L’ area genetica delle genti sannitiche era stata la SABINA, una regione al centro della penisola italica, compresa tra le attuali città di Rieti, L’Aquila ed Ascoli Piceno.

Dai Sabini/Sabelli si originarono, senza soste intermedie, i Safini/Sanniti che nei nuovi territori occupati si identificarono come: Piceni, Marrucini,Peligni,Marsi, Aequi, Frentani, Vestini Pentri, Carricini, Irpini, Caudini, Lucani.

Le tribù che, partendo dalla SABINA, si formarono dopo il rito del "ver sacrum".

Le tribù che, partendo dalla SABINA, si formarono dopo il rito del “ver sacrum”.

Salmon scrisse: La tradizione vuole che i primi sacrati a stabilirsi nel Sannio fossero condotti da un <Comius Castronius> e da un toro a Bovianum, che divenne la culla della loro nazione.

I Sabini/Sabelli che a causa dell’alta natalità furono costretti ad emigrare, non avrebbero scelto un territorio simile a quello natio, se non addirittura migliore per soddisfare le loro esigenze ?

Una vasta pianura che è posta a settentrione della montagna del Matese, ricca di acque, idonea alla coltivazione, alla pastorizia ed i boschi e le montagne per difenderla, non era/è simile al territorio che avevano abbandonato ?

La città di Bojano alle falde del Matese settentrionale e la sua vasta pianura.

La città di Bojano alle falde del Matese settentrionale e la sua vasta pianura.

Non aveva/ha le stesse caratteristiche morfologiche del territorio dove era stata fondata Rieti, la loro capitale di origine ?

RIETI, la capitale dei SABINI e la sue pianura.

RIETI, la capitale dei SABINI e la sue pianura.

Non era/è simile al territorio più o meno pianeggiante, dove i consanguinei Sabelli avevano fondato Ascoli Piceno, capitale dei Piceni; Alba Fuces degli Aequi, Sulmona dei Peligni; Penne dei Vestini; Juvanum (Montenerodomo) dei Carecini; Chieti dei Marrucini; Marruvium (San Benedetto dei Marsi) dei Marsi; Benevento degli Irpini e Caudio (Montesarchio) dei Caudini ?

Avrebbero scelto un territorio privo di una vasta pianura, ricco di colline più o meno elevate, quale era/è l’ area che è stata chiamata impropriamente Alto Sannio ?

Il territorio montuoso-collinare dell' "Alto Sannio".

Il territorio montuoso-collinare dell’ “Alto Sannio”.

Le capitali delle tribù del SANNIO, al pari delle capitali e dei centri più importanti dei loro consanguinei Safini, furono fondate alle falde di un massiccio montuoso idoneo alla difesa, al rifugio, al controllo ed alle comunicazioni visive.

Nel SANNIO settentrionale: la Maiella per Juvanum (Montenerodomo) ed il popolo Carecini; il Matese, versante nord, per Bojano ed i Pentri; il versante sud era per i Caudini che vivevano nella pianura telesina; il Taburno per Benevento e gli Irpini, nonché per Montesarchio/Caudio ed i Caudini che vivevano nei pressi della capitale.

La MAIELLA (1). Il MATESE (2). Monte TABURNO (3).

La MAIELLA (1). Il MATESE (2). Monte TABURNO (3).

I tratturi che avevano permesso le migrazioni verso le nuove terre, divennero vie di comunicazione che permisero di incrementare gli scambi commerciali con le altri popoli.

Salmon ricordò che Il più famoso parte dal territorio dei Pentri e raggiunge la Puglia dopo aver toccato Bovianum, Beneventum, Aequum Tuticum e Gerunium.

Si tratta in realtà di due tracciati: il primo corrisponde alla Minucia, via consolare romana che da Corfinium giungeva a Brindisi, seguendo il tratturo denominato Pescasseroli-Candela; il secondo segue il tratturello Matese-Cortile-Centocelle che, incrociando i tratturi Castel di Sangro-Lucera e Celano-Foggia, raggiungeva Geronio (presso Casacalenda) nei Frentani di Larino e poi il centro dauno di Teanum Apulum (San Paolo di Cividate, prov. di Foggia).

I percorsi dei TRATTUTI (verde).(1) Pescasseroli-Candela. (2) Castel di Sangro-Lucera. (3) Celano-Foggia. (4) Matese-Cortile-Centocelle.

I percorsi dei TRATTUTI (verde).
(1) Pescasseroli-Candela. (2) Castel di Sangro-Lucera. (3) Celano-Foggia. (4) Matese-Cortile-Centocelle.

La via consolare "MINUCIA" (verde). L'APPIA (rosso). La via consolare "LATINA" (azurro). Raccordo della via "LATINA", presso S. Pietro Infine  con la città di Venafro, fino ad Isernia, via "MINUCIA".

La via consolare “MINUCIA” : Corfinio, Isernia, Bojano, Equo Tuticum-Venosa e la via da Bojano a Gerione e Teanum Apulum.

Festo ha tramandato che il ver sacrum di un gruppo di settemila uomini di origine sabina, con la guida di Cominius Castronius partirono alla volta di un colle chiamato Samnius.

Diodoro Siculo, descrivendo le guerre tra i Sanniti ed i Romani, ricordò un colle chiamato Sacro nel territorio del SANNIO.

Un colle chiamato Samnius ed un colle chiamato Sacro: gli storici ricordarono 2 colli posti in zone diverse o un colle che per la sua particolare etimologia e per la sua particolare localizzazione ebbe un ruolo importante nella Storia dei Sanniti ?

Colle chiamato Samnius: Se la tradizione vuole, come scrisse Salmon, che i primi sacrati a stabilirsi nel Sannio fossero stati condotti da un <Comius Castronius> e da un toro a Bovianum, che divenne la culla della loro nazione, il colle chiamato Samnius  potrebbe localizzarsi ed identificarsi con l’attuale Civita Superiore di Bojano dove fu fondata dai giovani Sabini/Sabelli la capitale-la città madre della tribù dei Pentri che domina, difende e controlla la vasta pianura.

Il territorio impropriamente denominato Alto Sannio faceva parte della tribù dei Pentri.

Dal colle chiamato Samnius dove fu fondata  la capitale-la città madre, i giovani migranti Sabini/Sabelli derivarono il nome SANNIO per identificare il vasto territorio in cui si erano insediati i Carecini, gli Irpini ed i Caudini.

Un avvenimento analogo era avvenuto a Bojano verso la fine del XII secolo e precisamente nell’anno 1142, quando la famiglia Molinis/de Molisio, titolare della contea di Bojano, dal proprio cognome fece derivare il nome MOLISE

Un colle chiamato Sacro: perché Sacro ?

All’ epoca dei primi insediamenti, ma anche nelle epoche successive, i confini per delimitare i territori della singole tribù erano considerati sacri ed inviolabili; come furono scelti e fissati i confini del territorio dei Pentri ?

Non dalla collina dove sorgeva BOVAIANOM, ma dalla cima più alta che la sovrasta, denominata monte Crocella, già colle pagano, a mt. 1070 s.l.m., posta sul versante settentrionale delle falde del Matese, lo sguardo spazia da ovest verso est, oltre la vasta pianura, sulle cime delle montagne e delle colline che, per la loro caratteristica orografica, potrebbero essere state scelte come i capisaldi di confine tra il territorio dei Pentri e quello dei Peligni, dei Carecini, dei Frentani di Larino, dei Dauni, degli Irpini e dei Caudini.

Da colle pagano, ad occhio nudo, si domina tutto il territorio dei Pentri; su colle pagano, ancora oggi, si può ammirare, scrive La Regina Un recinto di mura quasi circolare, dal perimetro di circa 110 metri,  che racchiude un’area di quasi 900 mq.. E’ evidente che l’altura così fortificata doveva servira da base permanente per un presidio militare con compiti di avvistamento e, in caso di assedio della città, di difesa della strada di accesso all’area.

monte Crocella, Civita Superiore di Bojano e la città con la sua pianura.pianura

monte Crocella, Civita Superiore di Bojano e la città con la sua pianura.

monte Crocella, perticolare della cima con la fortificazione sannitica. (vista da sud).

monte Crocella, perticolare della cima con la fortificazione sannitica. (vista da sud).

In base ai dati archeologici e geografici possiamo ritenere che dalla sommità del colle chiamato Samnius o colle chiamato Sacro, definizione dovuta alla sacralità della cerimionia della scelta dei confini, volgendo le spalle al Matese, confine tra i Pentri, gli Irpini ed i Caudini, muovendo lo sguardo all’ orizzonte da ovest verso est, si vedono le cime che divennero i capisaldi di confine, sacri ed inviolabili: Le Mainardi, monte Greco e monte Arazzeca con il territorio dei Peligni; colle d’Albero per i Carecini; Serra Guardiola di Guardialfiera per i Frentani di Larino; Pietracatella, prossima ai confini con i Dauni ed infine i monti degli Irpini, presso Montefalcone Valfortore.

da monte Crocella, panorama verso ovest.

da monte Crocella, panorama verso ovest.

monte Crocelle, panorama verso nord

monte Crocelle, panorama verso nord; all’orizzonte i capisaldi di confine di Colle d’Albero ed i monti di Schiavi d’Abruzzo. La vasta pianura ed in lontanaza la fortificazione di Duronia.

da monte Crocella all'orizzonte nord-est la cima di Serra Guardiola diGuardialfiera ed a ds. le cime prosime a Casacalenda.

da monte Crocella all’orizzonte nord-est la cima di Serra Guardiola di
Guardialfiera ed a ds. le cime prosime a Casacalenda.

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monte Crocella: in primo piano monte Vairano con
l’insediamento della sannitica AQUILONIA.

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da monte Crocella: la fortificazione di monte Saraceno di Cercemaggiore ed i monti degli Irpini.

Monte Crocella o la collina dove più in basso sorgeva BOVAIANOM, gode di un’altra prerogativa: sarà casuale, ma tracciando una circonferenza con il centro su una delle due località e con un raggio di circa 45 km., esse sono equidistanti dai capisaldi dei confini e dalle città di Benevento, capitale degli Irpini, da Caudio (Montesarchio) capitale dei Caudini, dalla città di Capua/Santa Maria Capua Vetere e Teanum/Teano capitale dei Sedicini.

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Le equidistanze di monte Crocella o della città di Bojano dai capisaldi di confine e dalle capitali delle tribù degli Irpini, dei Caudini, dei Sedicini e dalla città dell’antica Capua.

Quanto illustrato dimostra che la scelta era la più idonea per fondare la capitale, la città-madre del popolo dei SannitiPentri, sulla sommità della collina dell’ odierna Civita Superiore di Bojano, posta a settentrione del Matese, per controllare e difendere la vasta pianura ricca di acqua che favoriva più di altri territori l ‘agricoltura, l’ allevamento del bestiame e le comunicazioni, facilitate dai tratturi Pescasseroli-Candela e Matese-Cortile-Centocelle, nonchè dalla via consolare Minucia (Corfinio- Brindisi) e la via per Teanum Apulum, verso la costa Adriatica.

Una città che nella tradizione del ver sacrum, il rito che diede origine ai popoli della prima Italia, fece un’ eccezione: i popoli italici che si originarono dalla migrazione dei Sabini /Sabelli, giunti nel territorio prescelto per il loro insediamento, derivarono il nome della loro tribù
dalla specie dell’ animale che aveva fatto loro da guida: il picchio, per i Piceni, il lupo per gli Irpini etc.; il nome di una città forse per i Frentani, ma certamente per i Caudini; solo BOVAIANOM, la capitale, la città-madre, ma non la tribù, derivò il nome dal bue sacro al dio Ares.

Tutte le città, tutti i paesi e tutte le località più piccole del Molise hanno una loro Storia documentata dai reperti archeologici e dalle fonti bibliografiche di ogni epoca; l’ <invenzione> di avvenimenti non documentati o mai accaduti non dà loro vantaggio, ma può creare facili entusiasmi ed offendere l’intelligenza del lettore ignaro.

Oreste Gentile.

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