VITELIU IL NOME DELLA LIBERTA’: UN ROMANZO “STORICO” O UNA PUBBLICAZIONE “STORICA” ?

VITELIU. IL NOME DELLA LIBERTA’ è un romanzo storico perché narra in modo originale ed accattivante una vicenda inventata: il protagonista è un eroe pentro, Gaio Papio Mutilo, morto a Nola nell’anno 80 a. C., che torna in vita dopo diciassette anni per illustrare in sintesi la storia dei Pentri, una popolazione proveniente dalla Sabina che occupò una parte dell’attuale Molise intorno all’VIII sec. a. C. .

VITELIU. IL NOME DELLA LIBERTA’: un romanzo o una pubblicazione di storia antica?

Dove la fantasia cede il posto alla storia?

L’autore solo nel glossario (pag. 476)  precisa che ha usato nome di fantasia per ricordare 12 località ed ha fatto un’unica invenzione riferita a due costruzioni cilindriche dell’antica Marruvium.

Il lettore è convinto di poter conoscere, per mezzo di una vicenda inventata, la storia dei discendenti dei Sabini: Piceni, Pretuzi, Aequi, Vestini, Marrucini, Peligni, Marsi, Frentani di Lanciano e di Larino, Carecini, Pentri, Irpini e Caudini che presero possesso di alcuni territori della penisola italica centro-meridionale.

L’autore e la Casa Editrice lo ritengono un contributo didattico utile per conoscere una storia dimenticata.

L’autore: Questo grande capitolo della storia per lungo tempo è stato dimenticato. Ho sentito perciò il dovere di raccontarlo e di farlo scoprire. Non può essere cancellato. Il mio obiettivo è quello di rendere noti otto secoli di storia dimenticata, di riscattare la memoria degli Italici e di far incuriosire tutti affinché ognuno, in Molise, in Abruzzo e nei territori abitati dai Vitelios (che significa figli del toro) riscopra le proprie radici. Fare in modo che si arricchisca il patrimonio storico che è molto più vasto di quanto conosciamo.

La Casa Editrice: Il loro avventuroso viaggio porterà Marzio, e con lui il lettore, a conoscere la storia e le terre delle genti che costruirono la prima nazione cui fu dato il nome di Italia. Una storia mai raccontata in un romanzo; un viaggio avvincente ed emozionante alle radici stesse della nostra identità nazionale.

Le istituzioni della regione Molise, con il presidente, hanno evidenziato: l’importanza della riscoperta delle radici e dell’identità sannita che sono, ad un tempo, come ha dimostrato Mastronardi, le basi dell’identità regionale e, più ancora, dell’Italia come la conosciamo oggi.

I commenti dei mass-media e di alcuni siti di internet non lasciano dubbi: è una pubblicazione che illustra la storia antica del Molise.

Almosava-Altosannio: Una storia mai raccontata dalla narrativa internazionale, contenuta in un romanzo d’esordio sorprendente ed emozionante che restituisce all’Italia il prezioso tassello mancante alla base stessa del suo essere Nazione.

Chimiconsigliaun libro: Viteliú – Il nome della Libertà” di Nicola Mastronardi  È il primo vero Romanzo Storico dell’epopea italica a livello nazionale. (…)  ed ha l’ambizione di riuscire a riportare alla luce ottocento anni di storia per lo più ignorati dalla cultura generale. Rivelando, attraverso un intreccio narrativo emozionante e coinvolgente, le origini della Prima Italia.

Primo piano Molise: Insomma, una storia mai raccontata in un romanzo, che torna alla luce e restituisce al territorio e al suo immenso retroscena storico, il valore e l’importanza che i secoli hanno disperso.

Non ultimo, il sito Piceno oggi: il Romanzo Storico, che si preannuncia prezioso, si compone di 480 pagine, che nascono da un’intensa documentazione dell’autore accumulata in almeno sette anni di studi, ricerche e sopralluoghi nei vari territori.

Nella storia narrata da Gaio Papio Mutilo, giudicata la parte più importante del romanzo, alcuni avvenimenti non corrispondono a ciò che abbiamo sempre conosciuto, frutto delle ricerche, degli studi e delle pubblicazioni di storici di ogni epoca.

Un escamotage giustifica le difformità dalla realtà di alcuni fatti descritti nel romanzo storico: se ci sono dati storici che non sono esattamente corrispondenti alla realtà … la qual cosa mi sembra normale, altrimenti invece che di un romanzo si sarebbe trattato di un saggio; al punto di accusare il lettore di negligenza perché Non sa distinguere tra invenzione  – tipica del mezzo che il romanzo – e verità storica.

Il lettore a questo punto è disorientato anche dall’operazione di marketing che è stata creata per sostenere il: … “rivoluzionario” romanzo storico, che rivela al grande pubblico ciò che la cultura generale ha tenuto nascosto nei cassetti più profondi della storia antica e cioè la grande epopea italica e le origini dell’identità nazionale, è pronto per attraversare la penisola, restituendo ai Sanniti, Marsi, Piceni, Peligni, Lucani e i dodici popoli che si unirono per difendere la propria indipendenza di fronte alla cieca prepotenza della fazione conservatrice romana, l’identità perduta.

Desta meraviglia leggere che al grande pubblico sia stato tenuto nascosto nei cassetti più profondi della storia antica e cioè la grande epopea italica e le origini dell’identità nazionale; tanto per fare qualche esempio: Laterza nel 1984, per la collana Guide archeologiche ha pubblicato Abruzzo e Molise di F. Coarelli e A. La Regina; Electa nel 1987,  L’Italia prima di Roma di S. Moscati; Edizione De Luca, nel 1994,  Antiche genti d’Italia; Enaudi, nel 1995, per la serie Tascabili ha ristampato Il Sannio e i Sanniti di E. T. Salmon; Longanesi nel 1996 ha pubblicato I Sanniti di G. Tagliamonte; Bardi Editori nel 1999, Storia degli Italiani Dalle origini all’età di Augusto di S. Moscati; Aries, nel 1999, Antiche popolazioni dell’Italia preromana di R. Guerra; Electa nel 2000, Studi sull’Italia dei Sanniti con i saggi di La Regina, G. De Benedittis e di altri studiosi e ricercatori.

Il lettore e lo studioso se avessero voluto soddisfare la loro curiosità o avessero voluto approfondire la conoscenza della storia antica del Molise, se veramente interessati, non avrebbero aspettato l’anno 2013, ma avrebbero potuto scegliere una delle tante pubblicazioni.

In Viteliù. Il nome della libertà, si fa spesso riferimento ad un antico territorio denominato Alto Sannio che l’autore così descrive (pag.476): Alto Sannio Possono definirsi così i territori fra l’alta e media valle del Sangro e l’alta valle del Trigno. Cuore dell’ Alto Sannio – oggi diviso fra due regioni, l’Abruzzo e il Molise, e quattro province – è il territorio tra Alfedena–Castel di Sangro (Aq) e Agnone-Pietrabbondante (Is) definibile come l’area genetica delle genti sannite.

Storicamente e geograficamente un territorio denominato Alto Sannio non è esistito.

Lo storico Salmon scrisse: La terra dei Caudini (Sannio occidentale) …. ; la terra degli Irpini (Sannio meridionale) …  e la terra dei Carecini e dei Pentri (Sannio settentrionale).

La terra dei Carecini era ben distinta da quella dei Pentri; Salmon, basando il suo giudizio sui nuovi studi, soprattutto di La Regina, scrisse: Essi rivelano che i Carecini, sulla cui collocazione esistevano in precedenza molti dubbi, vivevano presso Casoli, a cavallo del fiume Aventino: i loro centri principali, contrariamente a quanto si riteneva, non furono Aufidena e Pietrabbondante, bensì Cluviae e Juvanum.

Conferma lo stesso La Regina: Esclusa dunque la pertinenza degli <Aufidenates> ai Carricini, non esiste alcuna possibilità di riconoscere la presenza di questi nel Molise. Cade, al tempo stesso, la supposizione che Pietrabbondante potesse essere la capitale dei cosiddetti < Caraceni >.

E’ antistorico affermare che Cuore dell’ Alto Sannio – oggi diviso fra due regioni, l’Abruzzo e il Molise, e quattro (sic) province – è il territorio tra Alfedena–Castel di Sangro (Aq) e Agnone-Pietrabbondante (Is) definibile come l’area genetica delle genti sannite: il territorio tra Aufidena (Alfedena), Aufidena, municipio romano (Castel di Sangro) ed il territorio di Agnone e di Pietrabbondante appartenevano alla tribù o touta dei Pentri e non può essere definibile come l’area genetica delle genti sannite: i territori delle odierne Alfedena-Castel di Sangro e Agnone-Petrabbondante, erano occupati dai Pentri, la tribù che con le altre citate, erano tutte nate dal ver sacrum ed avevano, come tramandano gli autori classici, un’unica area genetica nella Sabina e precisamente nel territorio presso il lago di Cotilia.

Strabone (I sec. a. C.) per i Sanniti, ricorda le città come Bovianum, Asernia, Panna(?), Telesia vicina a Venafrum, ed un toro che guidò i giovani Sabini nella terra degli Opici.

Verrio Flacco-Festo (II sec.) tramanda che settemila giovani Sabini, guidati da Comio Castronio, stanziandosi presso un colle chiamato Samnius, diedero origine ai Sanniti.

Cianfarani (1978): … i Sanniti Pentri; a costoro, che di tutte le genti sannitiche costituivano il nerbo, va riferita la leggenda della migrazione sabina, alla quale, in virtù del mitico bue, s’è voluta altresì riportare l’origine di Bovianum, l’attuale Boiano.

In merito, il romanzo storico offre al lettore una descrizione diversa (pag. 85 e segg.): Per guida fu dato ai Sacrati un toro, animale caro a Mamerte, simbolo di forza e di coraggio. Vitelios, figli del toro, furono detti per questo e furono i primi. ….. I Vitelios continuarono dunque il viaggio fino al fiume Sangro. Camminarono per mezza giornata secondo lo scorrere del fiume. …… Finalmente, i settemila attraversarono il fiume e iniziarono la salita. ….. Safinim …. è il nome che in seguito fu dato alla nazione: ciò che lì fu iniziato da Kumis (Comio Castronio) e dai settemila giovani. Quello che i Romani chiamano Samnium. ….. Ciò che videro i Sacrati è ciò che vedrai: Safinim la terra sconfinata che avrebbero dominato per secoli.

Fu lì, dunque che nacque la nazione, lì ebbe il suo cuore pulsante anche quando quel popolo, generato dai settemila, divenne il primo dei Vitelios, il più grande, il più temuto. Fu così fino all’ultimo.

I Vitelios non possono identificarsi con i Sacrati, nè  possono identificarsi Vitelios i settemila giovani che continuarono dunque il viaggio fino al fiume Sangro, perché i Viteloi vivevano in un altro territorio: Un’antica tribù protolatina, che occupava una parte imprecisata dell’odierna Calabria, portava un nome che doveva sonare approssimativamente come VITELOI e Aristotele (384/383 a.C.–322 a.C.) ha conservato in forma greca: Italoi. Questo nome vien derivato da Ellanico (V sec. a.C.) dal nome indigeno del vitello. …. E benchè rappresenti un acquisto ben tardo per gli Italici, che fino alla grande invasione del mezzogiorno lo ignoravano, ha diritto d’esser mantenuto anche oggi. Devoto (1977).

Scrisse Salmon: Durante l’età repubblicana (IV-I sec. a. C.), la regione descritta nel capitolo precedente sembra venisse chiamata Safinim dai suoi abitanti.

La regione descritta nel capitolo precedente era il Sannio, ovvero, era l’altipiano interno al centro dell’Italia meridionale, delimitato a nord dal fiume Sangro e dalle terre dei Marsi e dei Peligni a sud dal fiume Ofanto e dalle terre dei Lucani, ad est dal Tavoliere di Puglia e dalle terre dei Frentani, e a ovest dalla Pianura Campana e dalle terre degli Aurici, Sidicini e Latini.

Il Sannio che sembra venisse chiamata Safinim dai suoi abitanti era un esteso territorio che, scrisse Salmon, era costituito da La terra dei Caudini (Sannio occidentale) …; la terra degli Irpini (Sannio meridionale) … e la terra dei Carecini e dei Pentri (Sannio settentrionale): non è mai esistito Alto Sannio ricordato nel romanzo storico.

Il termine osco Safinim non era una prerogativa della touta dei Pentri, ma era diffuso tra tutti i popoli di origine sabina, come testimoniano la stele di Penna S. Andrea, prov. di Teramo (V sec. a. C.), touta dei Pretuzi: Sidom safinus estuf estuf eSelsit tiom = Quale Sidom i Sabini qui eSelsit te) e la breve iscrizione di Pietrabbondante (80 a. C.), così interpretata da Cesare Letta (1994): Safinim che si accorda col successivo termine sak [araklum]= santuario sannita; a Penne S. Andrea safinus ha il significato di Sabini, mentre a Pietrabbondante Safinim ha il significato di sannita, riferito al santuario, non al territorio.

Il romanzo storico narra (pag. 88) che Camminarono per mezza giornata secondo lo scorrere del fiume. …… Finalmente, i settemila attraversarono il fiume e iniziarono la salita.Safinim è il nome che in seguito fu dato alla nazione: mezza giornata di viaggio, partendo dalla riva del Sangro e risalendo verso le montagne a sud-est, il territorio che si attraversa e la meta che si raggiunge era una parte del Sannio settentrionale ed esattamente il territorio della tribù dei Pentri.

 Di lì a cinque generazioni, crebbe la città, che fu detta del Toro Sacro, e si estese sulle tre colline limitrofe. (pag. 93-94).

Nel glossario del romanzo storico viene evidenziato che Città e Comunità del Toro Sacro Nome di fantasia dato nel romanzo alla primigenia comunità sannita stanziatasi, secondo la libera ricostruzione dell’autore, nelle valli del Ver (torrente Verrino) e del Silente (torrente Senta), all’ombra del Santuario nazionale di Pietrabbondante (Is). In particolare l’insediamento principale viene fatto coincidere con le tre colline dette “Civitelle” (le “Tre Cittadelle” del romanzo) poste al centro delle due valli, non lontano dal comune di Agnone (Is).

Quanti sono i lettori che leggono il glossario di una pubblicazione?

Il glossario,  precisando secondo la libera ricostruzione dell’autore, non è stato preso in considerazione dallo stesso autore, dalla Casa Editrice, dalle istituzioni della regione Molise e dai mass-media, visto che hanno giudicano < in toto >: il primo vero Romanzo Storico dell’epopea italica a livello nazionale.

La diligenza di informare il lettore della libera ricostruzione delle vicende storiche del territorio dei Pentri da parte dell’autore, non è stata utilizzata neppure nelle vicende successive che descrivono avvenimenti difformi dalla storia antica del Molise.

Nel narrare la sua storia, Gaio Papio Mutilo ricorda (95): In un territorio, verso il mare, viveva gente raffinata e temibile: Elleni della stirpe guerriera di Lacedonia.

La storia insegna che a seguito della migrazione del ver sacrum, un gruppo di Sabini occupando i territori della costa del mare, oggi Adriatico, ma all’epoca conosciuto come golfo jonico, diede origine al popolo dei Frentani di Lanciano e di Larino.

Non esistevano Elleni della stirpe guerriera dei Lacedonia.

Il romanzo storico prosegue (pag. 95, ma al lettore non è dato sapere se è una libera ricostruzione dell’autore): Venne dunque il tempo della migrazione dei giovani che si sarebbero chiamati Pentri dal fatto che provenivano da luoghi elevati. Dai nipoti dei nipoti dei Vitelios fu occupato il monte Tiferno, la fertile pianura ai suoi piedi verso oriente e tutti i territori d’intorno.

Devoto: Dall’VIII sec, a. C. salvo gli assestamenti limitati fra la Sabina e il territorio di Gubbio, l’asse dell’espansione italica è rappresentato dalla direzione nord-sud. … .  Sicchè solo di quattro si può ritener verosimile che risalgano fino al periodo della migrazione. Sono queste le tribù dei Carecini, con la capitale Alfedena nell’alto Sangro (successivamente le fonti classiche e le scoperte archeologiche  hanno confermato che Alfedena non era nel territorio dei Carecini), quella dei Pentri con la capitale Boviano, nall’alto bacino Trigno,del Biferno, del Fibreno, del Volturno; quella degli Irpini nel bacino del Calore, nelle attuali province di Benevento e di Avellino (e in parte di Foggia); e quella dei Caudini, più a occidente, con la città di Caudio e Saticula, sulla sinistra del Calore, Telesia fra il Calore ed il Volturno …. .

Scrisse Salmon: La tradizione vuole che i primi sacrati a stabilirsi nel Sannio fossero stati condotti da un < Comio Castronius > e da un toro a Bovianum, che divenne la culla della loro nazione.

La Regina: L’insediamento si sviluppò gradualmente sulla strada percorsa stagionalmente, da greggi e armenti, donde si formò altresì il nome < Bovianum >, per indicare un usuale mercato di buoi. Da tale nome trasse poi origine la mitica interpretazione della migrazione dalla Sabina con il ver sacrum, condotta da Comio Castronio (Festo, 436 L.) e da un toro dato per guida da Marte (Strabone, V 4, 12).

Non è mai esistita una migrazione dall’Alto Sannio alle falde del Matese.

L’anziano ed infermo Gaio Papio Mutilo descrive (pag. 168 e segg.) anche la famosa battaglia di Aquilonia dell’anno 293 a. C., combattuta dai Sanniti contro i Romani.

Tito Livio l’ha tramandata con dovizia di particolari (giuramento dei Sanniti, loro abbigliamento, etc.), soprattutto ricorda le città sannite che furono coinvolte nello scontro finale: Cominio, Aquilonia, Boviano, Sepino e Velia.

… , Carvilio giunse presso Cominio, Papirio presso Aquilonia, dove era concentrato il grosso dei Sanniti. ……. La schiera dei fanti (Sanniti) che scampò alla battaglia, fu ricacciata verso l’accampamento o verso Aquilonia; la nobiltà e i cavalieri si rifugiarono a Boviano. …; il resto della colonna, incolume, com’era naturale in tanta confusione, giunse a Boviano. …, i consoli mossero con le legioni in direzioni opposte, Papirio ad assalire Sepino, Carvilio ad assalire Velia.

Gli avvenimenti successivi: Papirio a Sepino incontrò più forte resistenza da parte del nemico.

La narrazione di Gaio Papio Mutilo è difforme da quella dello storico romano: ricorda Cominio, ma sostituisce  (nel glossario del romanzo non c’è una spiegazione) Aquilonia con Akudunnio, corruzione della leggenda Akudunniad di una moneta coniata nel III sec. a. C., attribuita da Devoto alla città di Aquilonia degli Irpini.

Aquilonia è ricordata nella pagina successiva (169), quando La stessa città venne assediata, ma non c’è il riferimento a Boviano e Sepino che Livio ricordò perchè coinvolte nella guerra.

Al contrario, nel romanzo storico leggiamo (pag. 169): I Sanniti uscirono sconfitti e molti loro soldati e cavalieri si rifugiarono nella vicina Città del Toro. “Ma non fu una fuga” ripete più volte Papio, che volle spiegare a Marzio come si ritenne, a un certo punto dello scontro, di raggiungere la capitale per aiutarne le difese, vista la situazione dell’ormai perduta Aquilonia.

La Città del Toro, nel glossario del romanzo storico è un Nome di fantasia, per Tito Livio la città era Boviano nel territorio dei Pentri.

Ancora oggi,  Aquilonia ricordata da Livio, non è stata localizzata ed identificata con esattezza, l’autore del romanzo storico non ha ritenuto opportuno informare il lettore, ma ha preferito localizzarla, legandola alla Città del Toro, nel territorio Alto Sannio che non è esistito.

Proseguendo nella lettura del romanzo storico (pag. 173), finalmente il racconto di Gavo Papio Mutilo permette di localizzare Alto Sannio: I più indomiti tra i Carricini si ribellarono di nuovo, si diedero alla macchia e alla guerriglia, sotto la guida di un abile comandante di nome Lollio. Ancora anni di sangue; alla fine i Carricini ribelli furono debellati fin quasi a sparire come touto. Loro, che erano stati i primi, l’origine di tutti i popoli sanniti. Nei territori che lasciarono liberi, come quello di Aufidena, si stanziarono in seguito i Pentri. Anni dopo venne il re dell’Epiro a sostenere Taranto contro Roma e i Safinos di allearono con lui.

Ed ancora (pag. 296): “Aufidenas, la gloriosa, è l’estremità occidentale della pianura che vedi, dove il Sagro sbocca sotto il monte Curino. Fu la comunità più importante dei Carricini, per divenire poi pentra. Ricordi? te ne ho parlato”.

Salmon: Vi fu in realtà un’ultima esplosione di violenza, ma di breve durata. Nel 269 uno dei Carecini portato a Roma come ostaggio, un certo Lollio, riuscì a fuggire, tornò alle natie montagne e qui fomentò una rivolta, arroccandosi in una fortezza dalla quale contava di organizzare una sorta di guerriglia contro i Romani. Entrambi i consoli del 269, Q. Ogulnio Gallo e C. Fabio Pittore, dovettero impegnarsi per soffocare il movimento, ma i Carecini finirono per pagare la loro ribellione a caro prezzo: i capi della rivolta vennero giustiziati e i ribelli venduti come schiavi.

Dove erano stanziati i Carecini?

La Regina: I Carricini erano dunque un gruppo etnico sannitico che occupava il territorio ubicato alla sinistra del Sangro, a nord di Quadri, nell’odierno Abruzzo. Plinio non li confonde con i Pentri, e li menziona a parte tra i Frentani.

E’ antistorico il racconto di Gaio Papio Mutilo: Loro, che erano stati i primi, l’origine di tutti i popoli sanniti. Nei territori che lasciarono liberi, come quello di Aufidena, si stanziarono in seguito i Pentri; e “Aufidenas, la gloriosa, è l’estremità occidentale della pianura che vedi, dove il Sagro sbocca sotto il monte Curino. Fu la comunità più importante dei Carricini, per divenire poi pentra

L’origine dei popoli Sanniti che gli storici identificano con i Carecini, i Pentri, gli Irpini ed  i Caudini è legata alla migrazione che accomunava tutte i popoli italici, ed avvenne in seguito al rito del ver sacrum, partendo dalla Sabina, verso  alcuni territori della penisola italica centro-meridionale.

I Pentri, dopo la sconfitta dei Carecini, non si stanziarono Nei territori che lasciarono liberi, come quello di Aufidena: il territorio di  Alfedena, era sempre stato parte integrante della touta dei Pentri.

Inoltre non è esato il ricordo (pag. 173) dell’alleanza con Pirro: Anni dopo venne il re dell’Epiro a sostenere Taranto contro Roma e i Safinos di allearono con lui.

Pirro era giunto in Italia nell’anno 280 a. C.; la ribellione dei Carecini avvenne 11 anni dopo, nel 269 a. C..

Proseguendo nel racconto (pag. 296), il vecchio Gaio Papio Mutilo disse: Aufidena, la gloriosa, è all’estremità occidentale della pianura che vedi, dove il Sangro sbocca sotto il monte Curino. Fu la comunità più importante dei Carricini, per divenire poi pentra.

Al punto in cui è giunto il racconto di Gaio Papio Mutilo, risulta chiaro che il suo errore ha condizionato la parte storica del romanzo: pur essendo un embratur pentro, ignorava che Aufidena era stata sempre nel territorio della touta dei Pentri e non in quella dei Carecini, il cui territorio è stato localizzato più a nrod-est, da La Regina e da autorevoli storici.

Per porre fine alla disquisizione, una breve analisi sulla Guerra Sociale o Guerra Italica ricordata da Gaio Papio Mutilo (pag. 341): Silla quando prese la Città del Toro sacro per il tradimento di pochi che gli dei Safinos hanno già maledetto.

In base a ciò che hanno tramandato gli storici antichi e quanto hanno pubblicato gli storici e gli studiosi moderni, Alto Sannio, che non è mai esistito se non nel romanzo storico, non vide la presenza di Silla.

Appiano (II sec.) scrisse che Silla operava nella regione sud, mentre Pompeio Strabone combatteva a nord: Silla mutando luogo mosse l’armi contro Buani (Boviano). Era la città molto bella, e guardata da tre fortezze. Onde Silla mandò alcuni soldati innanzi: e comandò che si studiassero di insignorarsi d’una delle tre rocche, e poi facessero il cenno del fuoco. Veggendo Silla il fumo assaltò i nemici, e combattendo per lo spazio di tre ore continue, prese la città.

Non esisteva la Città del Toro, non ci fu tradimento da parte degli Italici, Gavio Papio Mutilo avrebbe potuto raccontare ciò che era veramente accaduto, visto che da eroe sconfitto dovette rifugiarsi in Isernia che, dopo Corfinio e Bojano, divenne la terza capitale della Lega italica.

Il romanzo storico avrebbe permesso al lettore di conoscere i ricordi dell’eroe pentro Gaio Papio Mutilo attraverso una storia inventata, ma alcuni commenti hanno finito per creare delle gratuite deduzioni e dei facili entusiasmi.  

Oreste Gentile.

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2 Risposte to “VITELIU IL NOME DELLA LIBERTA’: UN ROMANZO “STORICO” O UNA PUBBLICAZIONE “STORICA” ?”

  1. Villani Giuseppe Luigi (da Farnitum) residente in Salerno Says:

    Al di là di ogni disquisizione storica resta il fatto che il romanzo ci ha riportato a tempi lontani veramente esistiti che sono alla base della nostra storia e della nostra identità, ma soprattutto ci ha fatto vivere le EMOZIONI di un tempo oramai perduto ma che ci concede il recupero della MEMORIA, non solo, ma in modo eccelso i valori della famiglia e sopra tutti quello della libertà.

    • molise2000 Says:

      Non ho mai dubitato della bontà con cui è stata illustrare la vicenda e le emozioni che i lettori hanno vissuto. La stampa regionale del Molise ha dato la notizia che due giovani, fidanzati da lungo tempo, hanno coronato il loro sogno d’amore dopo la lettura del romanzo e dopo aver visitato gli scavi archeologici di Pietrabbondante. Se il romanzo avesse anche illustrato la vera Storia dei popoli originati dal ver sacrum, sarebbe stato un vero “capolavoro”; ma la perfezione non esiste. Non si può non disquisire di Storia se, al di là delle sole EMOZIONI, il lettore recupera la MEMORIA di una storia e di una identità di un grande popolo che proprio il romanzo ha stravolto. Il lettore sarà anche stato portato a rivivere i tempi lontani veramente esistiti, ma i luoghi degli avvenimenti descritti nel romanzo non corrispondono alla realtà.
      Nella realtà della Storia, la vera causa della ribellione dei “socii italici” fu la mancata concessione della cittadinanza romana. Gli esempi della loro alleanza con Roma, dopo le tre guerre sannitiche, non mancano: basta ricordare l’alleanza dei Pentri in occasione della presenza di Annibale in Italia e la collaborazione di Numerio Decimio di Boviano. Soprattutto i Pentri, durante la dominazione romana, hanno goduto di una sovranità limitata tanto da realizzare con tutta tranquillità importanti opere architettoniche, esempio fra in tanti, i resti monumentali del santuario di Pietrabbondante.
      I lettori, a parte le EMOZIONI, che cosa hanno conosciuto della Storia dei popoli che Pallottino giudica essere della “Prima Italia”? Nel dare un giudizio al romanzo, resto del parere: 10 (dieci) per la prosa, 0 (zero) per la Storia.
      Oreste Gentile

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