LA “CONTEA” DI PIETRABBONDANTE E LA “CONTEA” DI CAMPOMARINO: NON SONO MAI ESISTITE.

Scrisse Ciarlanti (1644): E sono i Conti dell’Acerenza, di S. Agata, d’Alife, d’Albi, d’Aquino, di Boiano, di Caiazzo, di Calvi, di Capoua, di Celano, di Chieti, di Cosa, di Carinola, di Fodi, d’Isernia, di Larino, di Lesina, di Marsi, di Mignano, di Molise, di Morono, di Penna, di Pietrabbondate, di Pontecorvo, di Presenzano, di Sangro, del Sesto, di Sora, di Telese, di Termoli, di Tiano, di Traietto, di Valve, e di Venafro. (La contea di Molise non poteva esistere nel periodo dei Longobardi: fu istituita in epoca normanna nell’anno 1142).
  …, poiché il primo Borrello Conte di Pietrabbondante nel 957. Fè quel gran dono di S. Eustasio al Cassin. Monastero, il secondo fè edificar il Monastero di S. Pietro dell’Avellana ne 1025. (…). Ma niun fè a Dio più ricca. E più grata offerta di S. Randisio figliulo di Borrello 2. Conte di Pietrabbondante. (…). Nacque egli in Pietrabbondante, di cui erano stati Conti i suoi predecessori sin dall’anno 957. Dove residenza facevano, come Capo del loro grosso Stato.
Galanti (1781): Le nove contee in cui era suddivisa la regione Molise nell’ultimo periodo longobardo (Isernia, Venafro, Bojano, Sangro, Pietrabbondante, Trivento, Larino, Campomarino, Termoli.).
Più di un secolo separa i due storici, entrambi ritennero che esistesse la contea di Pietrabbondante e Galanti aggiunse anche la contea di Campomarino.
Non è dato sapere la prima fonte bibliografica che diede notizia della contea di Pietrabbondante e della contea di Campomarino, purtroppo la disinformazione oltre a contagiare Ciarlanti e Galante, ha influenzato gli altri storici e gli studiosi che inconsapevolmente continuano a perpetuare l’errore.
I documenti dell’epoca confermano che le contee istituite nel territorio dell’attuale Molise erano Venafro, Isernia, Trivento, Bojano, Larino, Termoli;  non era mai esistita la contea di Pietrabbondante e la contea di Campomarino.
Nell’anno 971, vivevano i fratelli e conti Raynaldo e Oderisio, figli del conte Berardo, di nazionalità franca: … ego Rainaldo comes, filius quondam Berardi comitis, ex nacione Francorum, qui modo sum abit in pago Marsorum.
Il conte Raynaldo aveva, oltre al conte Oderisio, altri due fratelli, il conte Teodino che abitava nel ducato di Spoleto: Constat me Teduinum comitem filium cuiusdam berardi comitis ex natione francorum, qui modo sum habitator in ducatu spoletano e Randuisio:  … similiter rainaldum comitem et randuisium germanos fratres (…), judicate nobis de rainaldo comite et de randuisio.
Il conte Berardo era il capostipite dei conti dei Marsi e di Valva: Raynaldo, Oderisio, Teodino e Randuisio che fu nominato conte della contea di Trivento nell’anno 992.
Il conte Oderisio fu il capostipite della famiglia dei Borrello, in quanto suo figlio chiamato Borrello (I), generò i così nominati Figli di Borrello: qui dicebantur filii cuiusdam Borrelli, ceperant habitare iusta Sangri fluvium habuerant et isti originem ex Balvensi comitatu, come da diploma: …. Ideoque ego domnus Burrellus filius quondam Oderisi comitis, & Johannis, & Borrellus, & Oderisi fili supradictis Borrelli, qui sunt habitatores in castro de Petra habutandi .
Il domnus Borrello (I), figlio del conte Oderisio, con i figli Giovanni, Borrello (II) e Oderisio (II) abitavano nel castrum di Pietrabbondante.
Dal diploma risulta chiaro che Borrello (I), detto Majore, era un domnus, non un conte perché non esisteva la contea di Pietrabbondante; l’insediamento era un castrum il cui territorio era compreso nella contea di Trivento ed il titolare erano un loro consanguineo: il conte Randuisio, titolare della contea di Trivento, era lo zio di Borrello  (I).                                                                                                                             Il domnus Borrello (I) dichiarò nel diploma che la moglie era domna Ruta e che: mia moglie mi sposò semplicemente per richiedere in cambio la quarta parte (dei beni oggetto della donazione), che poi per legge riceverà con uno scritto Morgincaph in quanto fu detto da me stesso, e fu concesso il giorno dopo la nostra unione, per questa ragione esaudii benignamente la sua richiesta, infatti la stessa (domna Ruta) compie con me questa offerta… .
E’ probabile che l’errore di ritenere conte il domnus Borrello (I) è nel sommario del testo di Gattola (1725): Sed & Bosellus (corr.ne di Borrello) Comes Petra abundanti fecit in hoc monasterio cartam oblationis de monasterio S. Eustasii in finibus ejusdem castri, loco qui dicitur ad Arcum … .

Il diploma di donazione sottoscritto da Borrello (I) nell'anno 1014.

Il diploma di donazione sottoscritto da Borrello (I) nell’anno 1014.

Controversa la data di redazione della donazione presa in esame: il diploma sottoscritto dal domnus Borrello (I) porta la data di febbraio 977, mentre il diploma di conferma dei principi longobardi di Capua-Benevento, datato marzo 977, cita il Comitatu Molisie che non esisteva perché sarà istituito nell’anno 1142.
Gli storici ritengono che il primo diploma sia stato sottoscritto nell’anno 1014 ed il diploma di conferma risulterebbe apocrifo.
A partire dal 1014 si assiste alla espansione dei discendenti di Borrello (I) nei territori limitrofi alla loro prima dimora del castrum di Pietrabbondante fino alla occupazione dell’esteso distretto territoriale denominato Terra Burrellensis o Terra Burrellesca che era una parte del territorio della contea di Trivento.
Borrello (I) ed i suoi figli, con opportune alleanze ora con gli imperatori, ora con i principi, seppero condurre una propria autonoma espansione territoriale, forse favorita dal legame di sangue con i conti di Trivento.
E’ documentato che intorno all’anno 1026 i Borrello continuarono l’occupazione dei territori lungo il fiume Sangro, iniziata dal loro capostipite Borrello (I).
Nell’anno 1036 la Terra Burrellensis comprendeva già i territori limitrofi alla odierna città di Agnone che erano nel territorio pertinente alla contea di Trivento, concessa nell’anno 992 dai principi di Capua-Benevento al conte Randuisio, zio di Borrello (I) detto Majore: Ego Borrellu (II), & Oderisi filii quoddam Borrelli (I, detto Majore) declaramus nobis pertinentem habere rebus infra finibus de Anglone in loco ubi S. Maria dedicata … .
L’espansione dei Figli di Borrello si allargò ancora, intorno all’anno 1043, verso i territori del monastero di san Vincenzo al Volturno, già posseduti dai Figli di Anseri: Iam filii Borrelli super filius Anseri surrexerant, et uno occiso per fraudem, aliis fide captis, Alfedenam, Monte Nigrum, et alias terras huius monasterii abstulerunt, et cetera invadere ceperunt, Buscurri, Mala Cocclaria, Rigu Nero, Cerrum cum Spina, et Aqua Viva, Tenzunusu, Licenosum, Collem Stephani et cetera terras.
Probabilmente nello stesso periodo, visto che il documento è privo di datazione, un Johanni, il figlio di Borrello (I) del diploma del 977/1014, era in possesso dell’odierna Scapoli: … terram de Scoplis tenet Johannes de Burello.
Inoltre si conosce che Johanni, che Jamison (1877-1972) identifica in Johannis Senior (i. e. Lord) filius Burrelli era signore del casale S. Salvatore a Castiglione. Questo Giovanni era figlio di Oderiso Borrello che era inoltre noto solo come signore di Pietrabbondante nel 1014, ed è di grosso interesse che egli avesse terre anche a Castiglione, perché questo fornisce la dimostrazione del fatto che ogni ramo della famiglia Burrello era in possesso di un numero di “castella” non necessariamente contigui.
L’ascesa politica dei Figli di Borrello continuò negli anni favorita dalla confusione politica e militare originatasi dalla presenza dei nuovi conquistatori Normanni.

La "contea" di TRIVENTO (rosso) ed i centri (verde) dei possedimenti della "Terra Burrellensis" (verde).

La “contea” di TRIVENTO (rosso) ed i centri (verde) dei possedimenti della “Terra Burrellensis” (verde).

Intorno all’anno 1057 un Bernardo, della dinastia dei Borrello perché figlio di Johanni, possedeva il castrum dell’odierno Schiavi d’Abruzzo.
La Terra Burrellensis che la storia ricordata, non era una contea, ma un vasto territorio costituito da diversi castra localizzati per la maggior parte nella vasta contea di Trivento.
Non è mai esistita la contea di Campomarino: la civitas di Campomarino ed il suo territorio facevano parte della contea di Larino.                        La contea di Larino fino al 1045 fu amministrata dai conti appartenenti alla famiglia dell’aristocrazia beneventana-longobarda del conte Roffrid, nipote del principe Pandolfo (I), e di suo figlio, conte Malfrit; non si fregiarono del titolo di conte di Larino, titolo che fu concesso al conte Tasselgardus, filius bone memorie Tasselgardi comitis ex civitate Benevento (….) nostri comitatu Larinenesis.
I documenti dell’epoca ricordano non la contea, ma la civitas di Campomarini nel territorio della contea di Larino: … Ideoque nos qui sumus Maldefrid et Rofrit germani atque comites et filii quondam bone memorie domini Rofrit, declaramus nos habere terras in finibus istius nostre civitatis Campomarini (…) Acta in civitate Campomarini. Feliciter. Ego Maetelfrit comes. Ego Roffrit comes … . (anno 1010).
Un diploma dell’anno 1016, ricorda il conte Poto(ne), figlio del conte Malfrit: Ideoque ego Poto comes filius quidam bone memorie Madelfrit comes (…) … et subito Dei concedet inveni locum infra finibus territorium et pertinentiis de civitate Campomarini erga fluvium qui vocatur Saccione, in loco qui vocatur Vivario, ubi bene costructum potest esse monasterium, …. Acta in civitate Campomarini. Feliciter. Ego qui supra Poto comes.

La "contea" di Larino (verde) e la "civitas" di Campomarino (rosso).

La “contea” di Larino (verde) e la “civitas” di Campomarino (rosso).

Non fu ricordata la contea, ma il territorio pertinente alla civitas di Campomarino.
Con l’espansione ed il consolidarsi del dominio normanno si accentuò la disgregazione della contea longobardo-franca di Larino, il cui territorio era già stato dei Frentani, così come era avvenuto per le contee di Venafro, di Isernia e parte della contea di Trivento, comprese nel territorio dei Pentri: i loro territori nel tempo furono inclusi amministrativamente nelle contee normanne di Bojano e di Loritello/Rotello: … Eapropter nos Robertus Dei gratia palatinus comes Lorotelli et Cumpersani comes filii et heredes domini Roberti Cupersanen(sis) comitis bone memorie et dominus civitatis Campomarini, …. . (anno 1179).

Questo tramandano i documenti dell’epoca.

Oreste Gentile.

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