LA “METROPOLI” DEI “SANNITI PENTRI”.

Nel < portale > dell’ Enciclopedia Treccani on line, metropoli: Nella Grecia antica, la ‘città’ madre rispetto alle colonie da essa fondate.
Quale era la metropoli dei Pentri?

Livio (I sec. a. C.) per Bovianum/Bojano  scrisse: Caput hoc erat Pentrorum Samnitium longe ditissimum atque opulentissimum armis virisque = era questa la città capitale dei Sanniti Pentri la più ricca ed abbondante di armi e di uomini.

Consultando il vocabolario di latino (a cura di Enrico Olivetti), caput significa anche: principio, origine, metropoli; Bovianum/Bojano era la città capitale, il principio, l’ origine, la metropoli dei Sanniti Pentri.

Alcuni studiosi non hanno dato credito alla descrizione liviana, ma amano disquisire, tra certezze e dubbi, sulla metropoli dei Pentri, localizzandola ed identificandola in località diverse da Bovianum/Bojano.

Con le loro pubblicazioni hanno sì il merito di avere migliorato le nostre conoscenze sul mondo dei popoli italici, ma confondono le idee quando, per non cadere nell’oblio,  creano delle artificiose polemiche.

Chi erano i Pentri?
La storia ha tramandato il rito del ver sacrum celebrato dai Sabini per risolvere il problema del sovrappopolamento nella loro regione, la Sabina: i giovani consacrati ad uno degli dei furono costretti ad emigrare ed occuparono gran parte del territorio centro meridionale della penisola italica, dando origine al popolo dei Piceni, dei Pretuttii, dei Vestini, degli Equi, dei Marsi, dei Peligni, dei Marrucini, dei Frentani, dei Carecini, dei Pentri, degli Irpini, dei Caudini, dei Lucani e dei Bruzii.

Dalla "SABINA" alle tribù dei "Safini/Sanniti".

Dalla “SABINA” alle tribù dei “Safini/Sabelli/Sanniti”.

Per la migrazione furono utilizzati i tratturi: i percorso naturali che gli animali utilizzavano per gli spostamenti stagionali dalle montagne alle pianure e viceversa.

I percorsi (rosso) dei tratturi.

I percorsi (rosso) dei tratturi. (da “Regione Puglia sito istituzionale.).

La Sabina a buon diritto è la regione-madre di quelle nuove popolazioni.

In merito al termine Safini/Sabini, Devoto (1967) scrisse: Da una forma italica *Safio- è stato derivato il nome di *Safini, latinizzato nella forma Sabini; è il termine che indica le tribù più vicine a Roma dalla parte di nord-est, più tardi tutto il territorio compreso tra il Nera e l’Aterno. Da una forma italica *Safno- è stato derivato il nome della regione *Safnio, in latino Samnium, in osco safinim: da questo, con suffisso greco, il nome degli abitanti Samnites, che compare per la prima volta nella forma Saunitai nello Pseudo-Scilace (VI-V sec. a. C.). *Safio-  →  *Safini/Sabini.  *Safno-  → *Safnio → Safinim/Samnium/Sannio.

Pallottino (1984) localizzò la Sabina e ne ricordò il nome che aveva prima della espansione dei Romani: Possiamo tuttavia ritenere, specialmente alla luce delle scoperte e degli studi più recenti, che in un’area compresa tra le Marche, gli Abruzzi e la provincia di Rieti si sia venuta configurando, almeno a partire dagli inizi dell’età del ferro, una unità etnica alla quale si può attribuire il nome generale di Sabini (o, nella loro propria fonologia, Safini). [….]. Al nucleo originario si ricollegano, con una differenziazione verosimilmente più tardiva, 1). diversi popoli dell’area abruzzese (Vestini, Marsi, Peligni, Marrucini, ecc.); mentre 2). più a sud appartengono alla stessa stirpe i Sanniti del Molise (Pentri e Frentani di Larino, n. d. r.) e della Campania (Irpini e Caudini, n. d. r.), dalla cui diaspora gemmeranno in piena età storica i Campani, i Lucani, i Bruzi.
1). Sabini/Safini → Vestini, Marsi, Peligni, Marrucini, ecc..
2). Più a sud appartengono alla stessa stirpe i Sabini/Safini/Sanniti del Molise → (Pentri, Frentani n. d. r.) e della Campania → (Irpini e Caudini n. d. r.).

La vasta area (rosso) della penisola italica occupata dai "Safin/Sabini/Sanniti" nelle loro rispettive sedi.

La vasta area (rosso) della penisola italica occupata dai “Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti” nelle loro rispettive sedi.

I Romani latinizzarono i nomi dei popoli con cui confinavano: Safini divenne Sabini, gli abitanti della Sabina, mentre Samnium/Sannio non indicava la vasta area centro-meridionale della penisola italica, occupata con le migrazioni dei Sabini/Safini, ma solo il territorio occupato dai gruppi di Sabini/Safini identificati dai Romani come Sanniti che nelle loro nuove sedi avevano il nome di Carecini, di Pentri, di Irpini e di Caudini.

IL "SANNIO" (rosso) (ri)conosciuto dai Romani,

IL “SANNIO” (rosso) (ri)conosciuto dai Romani,

Ciò accadde in occasione della espansione dei Romani verso la Campania: fu inevitabile il loro scontro con i consanguinei dei Safini/Sabini, i Sanniti che componevano le 4 tribù alleate i cui territori era considerato il Sannio: la vasta area con cui la Campania confinava a nord-est.
Sanniti → Carecini, Pentri, Irpini e Caudini.

Dopo le vittoriose guerre contro le 4 tribù alleate, i Romani considerarono Sanniti solo i Pentri che in più di una battaglia, ma soprattutto con la presenza di Annibale in Italia, furono preziosi alleati.
Sanniti → Pentri

Il territorio (rosso) della tribù dei "PENTRI" che Romani considerarono "SANNIO".

Il territorio (rosso) della tribù dei “PENTRI” che i Romani consideravano “SANNIO”.

Il territorio (rosso) della tribù dei "PENTRI".

Il territorio (rosso) della tribù dei “PENTRI”. I tratturi (verde).

Livio (I sec. a. C.) identificò Sanniti solo i Pentri ed Appiano (I sec. d. C.), nell’elenco dei 12 popoli italici che parteciparono alla Guerra Sociale del I sec. a.C., ricordò i Sanniti per ultimi, identificandoli Pentri; Salmon (1977) scrisse: Sanniti, nominati per ultimi da Appiano probabilmente per aver voluto dare una lista in crescendo, poiché dimostrarono di essere i più tenaci di tutti gli insorti. […. ]. Con Sanniti Appiano ovviamente intende i Pentri.

Salmon: Quel che è certo  è che dalla fine del III secolo ogno volta che il nome Sanniti viene usato col   significato di < abitanti del Sannio > esso serve di norma a indicare i Pentri. Furono essi,  e non gli Irpini o i Caudini, a venire inseguito inclusi nella IV Regione, quella ufficialmente nota come < Sannio >, nella divisione augustea dell’Italia.                                                                                                                              

La localizzazione del Safinim/Sannio e la identificazione dei safini/sabini/sanniti fatta dai Romani, influenzò ed influenza ancora oggi gli storici e gli studiosi, creando non poca confusione.

Strabone (I sec. a. C.): I Sabini sono una stirpe assai antica e sono autoctoni; loro coloni sono 1). i Piceni e i Sanniti; coloni di questi ultimi sono i Lucani e di questi i Brutti. […]. c’è il Piceno. I Picentini (gli abitanti del Piceno, n. d. r.) emigrarono dalla Sabina, sotto la guida di un picchio che aveva mostrato la via ai loro primi capi. Di qui il loro nome: chiamano infatti picus questo uccello e lo considerano sacro ad Ares. […]. Oltre il Piceno c’è il territorio dei 2). Vestini, dei Marsi, dei Peligni, dei Marrucini, dei Frentani, di stirpe sannitica. […]. 3). La Campania che si estende lungo il mare e, al di là di essa, nell’entroterra il Sannio, che arriva fino ai Frentani e ai Dauni. […]. 4). Intorno ai Sanniti c’è ancora un’altra tradizione secondo cui i Sabini, da lungo tempo in guerra contro gli Umbri […]. Quelli fecero dunque così e promisero ad Ares i figli nati in quell’anno; una volta che costoro divennero adulti, li fecero emigrare dal paese sotto la guida di un toro. Il toro si sdraiò, per dormire, nel paese degli Opici, che allora vivevano sparsi in villaggi; essi allora li attaccarono, si insediarono lì e sacrificarono il toro ad Ares, che lo aveva dato ad essi come guida, secondo il responso degli indovini. E’ verosimile perciò 5). supporre che il loro nome Sabelli sia un diminutivo derivato dal nome dei loro progenitori (Sabini n. d. r.). Il nome Sanniti, in greco Saunitai, ha invece un’altra origine. 6). Vengono poi gli Irpini, anch’essi Sanniti; derivano il loro nome da quello di un lupo che conduceva la colonia: i Sanniti infatti chiamano hirpos il lupo. Essi confinano con i Lucani dell’entroterra. E ciò basti per quel che riguarda i Sanniti.                                                                           Schematizzando: 1). Sabini → Piceni e Sanniti → Lucani → Bruzi.                                                                                                                                          2). di stirpe sannitica erano: Vestini, Marsi, Peligni, Marrucini e Frentani.                                                                                                                          3). La Campania che si estende lungo il mare e, al di là di essa, nell’entroterra il Sannio che arriva fino ai Frentani e ai Dauni: stando alla descrizione, la Campania nell’entroterra confinava con il Sannio che, come già esaminato, non era la vasta area in cui vivevano autonomamente le 10 popolazioni di stirpe sannitica, ma i Romani consideravano il Sannio solo il territorio dove vivevano in modo indipendente i Carecini, i Pentri (i Sanniti di Strabone), gli Irpini ed i Caudini, non citati.                                                                                                                                               4). Intorno ai Sanniti c’è ancora un’altra tradizione secondo cui i Sabini ….. (si noti come lo storico greco distingua i Sanniti dai Sabini): la tradizione descritta da Strabone è stata messa in relazione con la nascita del popolo dei Pentri ed alla fondazione della loro capitale Bovaianom/Bovianum/Bojano.                                                                                                                                                                                                                      5). Ricordando i Sanniti,  lo storico greco suppose che il nome Sabelli sia un diminutivo derivato dal nome dei loro progenitori, i Sabini ed aggiunse che i Sanniti, erano anche  conosciuti con il nome greco Saunitai,  che ha invece un’altra origine.                                                             6). Vengono poi gli Irpini, anch’essi Sanniti … . Essi confinano con i Lucani dell’entroterra: anch’essi erano Sanniti, considerando che  Strabone concluse la descrizione: E ciò basti per quel che riguarda i Sanniti.                                                                                                                  Non ricordò gli Equi, i Carecini ed i Caudini, ma in 2 descrizioni citò Caudio, la loro capitale.

Salmon (1977): La tradizione vuole che i primi sacrati a stabilirsi nel Sannio fossero stati condotti da un toro (vedi Strabone, n.d. r.) a Bovianum, che divenne la culla della loro nazione.

Cianfarani (1978): … con i Sanniti Pentri; a costoro, che di tutte le genti costituivano il nerbo, va riferita la leggenda della migrazione sabina, alla quale, in virtù del mitico bove (il toro di Strabone, n. d. r.) , s’è voluta altresì riportare l’origine di Bovianum, l’attuale Boiano.

Plinio (I sec. d. C.): Dal Sele ha inizio la terza regione, comprendente la Lucania e il Bruzio. Anche in essa si è avuto un frequente                    avvicendamento di popolazioni: …… e infine i 1). Lucani, di origine sannita. Inoltre, nella seconda regione, all’interno, in 2). Irpinia si trova la colonia di Benevento…; e le città …, 3). Caudio,…. Segue la quarta regione, che comprende le popolazioni più valorose d’Italia: ricordò 3). i Frentani di Lanciano, i Carecini, Marrucini, i Peligni, i Marsi, gli Equi, i Vestini, e poi 4). Samnitium, quos Sabellos et Graeci Saunitas dixere, colonia Bovianum (Bojano, n. d. r.) Vetus et alterum cognomine Undecumanorum, Aufidenates (gli abitanti di Alfedena-Castel di Sangro, n. d. r.), Aesernini (gli abitanti di Isernia, n.d. r.), Fagifulani (gli abitanti di Faifoli-Montagano, n. d. r.), Ficollenses (?), Saepinates (gli abitanti di Sepino, n. d. r.), Terventinates (gli abitanti di Trivento, n. d. r.) .

La "IV regione augustea" "SAMNIUM".
La IV regione augustea SAMNIUM.

Ed ancora: Sabinorum Amiternini, Curenses, (…), Interamnates, Nursini, Nomentani, Reatini, Trebulani qui cognominatur Mutuesci et qui Suffenates … . Quinta regio 5). Piceni est, … . Orti sunt a Sabinis voto vere sacro. =  La quinta è la regione del Piceno. Furono originati dai Sabini, in seguito al voto di una primavera sacra).

Schematizzando la descrizione di Plinio e confrontandola con quella di Strabone:                                                                                                               1). i Lucani sono di origine sannita, come scrisse anche Strabone;                                                                                                                                        2). nessuna notizia degli Irpini, ma ricordò Benevento, né dei Caudini di cui ricordò Caudio, la capitale.                                                                      3). nel descrivere la quarta regione augustea Samnium/Sannio, ricordò le popolazioni di stirpe sannita di Strabone, ma  Livio aggiunse i Carecini e gli Equi.                                                                                                                                                                                                                                4). nominando la colonia romana di Bovianum e gli abitanti delle colonie istituite nel territorio dei Pentri (non nominati), identificò solo questa popolazione come Samnitium/Sanniti o Sabelli (vedi Strabone) o, come dicevano i Greci, Saunitas.                                                                             5). confermò l’origine sabina dei Piceni.

Che i Romani, gli storici e gli studiosi avessero creato un pò di confusione è confermato dalla scoperta di 4 epigrafi: una (II sec. a. C.)  a Pietrabbondante, prov. IS, nel Molise, nel territorio dei Pentri, con inciso Safinim, con il significato di Samnium/Sannio; tre (V sec. a. C.) a Penna Sant’Andrea, prov. TE, in Abruzzo, nel territorio dei Pretutii, con inciso Safinus, ossia SabiniSafinum = Sabini Safina, riferita alla touta = tribù.

Padroni di una vasta area che chiamarono Safinim (in latino, Samnium), dal Piceno alla Lucania, originati dal rito del ver sacrum celebrato nella Sabina, loro terra natia, pur vivendo da popoli indipendenti, non avevano dimenticato la comune origine e si considerarono sempre Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti.

La loro area di diffusione era ben più vasta del Sannio ricordato da Strabone o il Samnium, la regione augustea descritta da Plinio.

Queste conoscenze permettono di localizzare ed identificare nel territorio dei Pentri la metropoli, la loro città-madre.

I Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti, dopo aver abbandonato tra il IX ed il VIII sec. a. C., la madre-patria Sabina, fondarono nei nuovi territori la loro tribù autonoma, touta in osco, il cui nome derivava dal dio a cui erano stati consacrati, dal condottiero che li aveva guidati, dalla caratteristica morfologia del territorio occupato o dall’animale totemico che li aveva guidati verso i nuovi territori: i Marsi e Marrucini, dal dio Ares, il dio Marte dei Romani; i Vestini, dalla dea Vesta, protettrice del focolare; i Peligni, da Pelico; i Frentani, dal fiume Frento, l’odierno Fortore, o da una città con tale nome, come per i Caudini, dal nome Caudio della loro capitale; i Piceni, dal picus/picchio, animale sacro al dio Ares; gli Irpini, da hirpus/lupo  ed i Lucani, dal greco lycos/lupo, animale sacro ad Ares.

Strabone aveva ricordato Intorno ai Sanniti c’è ancora un’altra tradizione secondo cui i Sabini […] li fecero emigrare dal paese sotto la guida di un toro. Il toro si sdraiò, per dormire, nel paese degli Opici, che allora vivevano sparsi in villaggi; essi allora li attaccarono, si insediarono lì e sacrificarono il toro ad Ares, che lo aveva dato ad essi come guida, secondo il responso degli indovini.

Gli storici concordano nell’identificare nel popolo dei Pentri i Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti guidati dal toro, animale sacro al dio Ares; sì un toro, ma era un bos taurus, il bove, la specie che più corrispondeva all’esigenza di essere la loro guida e che diede il nome Bovaianom (osco), Bovianum (latino), Boviano o Bobiano (medioevo), Bojano alla capitale, alla loro città-madre, alla metropoli.

Bovaianom, si originò come città spontanea: un insediamento umano, che si modifica nel tempo senza seguire uno schema preordinato, la cui crescita avviene grazie alle esigenze spontanee della società, quali per esempio necessità commerciali, difensive e di collegamenti tra diversi territori. Nel corso dei secoli, una città spontanea può trasformarsi in una città progettata sotto la spinta di una determinata società, così come si possono avere città progettate che al contrario si trasformano in città spontanee. (Docci, 2006).

Il suo nome, legato alla tradizione del toro/bos taurus della ver sacrum, si originò dalle fiere e dal mercato (La Regina, 1984) e dalla sosta dei bovini nella sua vasta e fertile pianura; il suo sviluppo fu favorito dal nodo viario tra il tratturo Pescasseroli-Candela, il cui percorso in epoca romana divenne la via consolare Minucia, da Corfinio a Brindisi, ed il tratturello Matese-Centocelle, che divenne la via disegnata nella Tabula Peutingeriana per collegare Bovianum (Bobiano nella Tabula), con Teneapulo, Teano degli Apuli, oggi San Paolo Civitate (FG).

La città fu fondata sulla sommità della collina alle falde settentrionali del massiccio del Matese, dove poteva controllare e difendere il tratturo Pescasseroli-Candela, la via utilizzata dai giovani Sabini/Sabelli/Sanniti per la loro migrazione, dominava la vasta pianura, protetta da nord ad est dai monti di Castelpetroso, di Sant’Angelo in Grotte e di Macchiagodena e dalle colline di Sant’Elena, di Spinete, di Colle d’Anchise e fino al valico di Vinchiaturo che la separa/va dalla pianura di Sepino; da ovest a sud era/è protetta da monte Patalecchia e dai monti del Matese: monte Miletto, monte Gallinola e monte Mutria.

1. monte Crocella, già "colle pagano". 2. la collina di Civita Suoeriore di Bojano, sulla sommità fu fondata BOVAIANOM. 3. Terrazzamento. Il pecordo del tratturo Pescasseroli-Candela. (giallo) Il probabile limite della espansione di "Bovianum"  in epoca romana.

1. monte Crocella, già “colle pagano”. 2. la collina di Civita Superiore di Bojano, sulla sommità fu fondata BOVAIANOM. 3. Terrazzamento contrada Piaggia-san Michele. Il pecorso (verde) del tratturo Pescasseroli-Candela.  Il probabile limite della espansione di “Bovianum” in epoca romana (giallo). Necropoli sannita (blu).

1) sommità di monte Crocella, già "colle paganao". 2) sommità di Civita Superiore, sede di "BOVAIANOM". 3) Terrazzamento di contrada Piaggia-san Michele. 4) Insediamento di "BOVIUANUM" città sanntica-romana. 4) Necropoli sannitica.

1) sommità di monte Crocella, già “colle paganao”. 2) sommità di Civita Superiore, sede di “BOVAIANOM”. 3) Terrazzamento di contrada Piaggia-san Michele. 4) “BOVIANUM” città sanntica-romana. 4) Necropoli sannitica.

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“BOVAIANOM”/Bojano: muro di cinta della città “sannitica/pentra” (lato ovest)

BOJANO: "mura ciclopiche" presso la chiesa di s. Erasmo.

“BOVAIANOM”/Bojano: particolare del muro di cinta lato ovest della città “sanntica-pentra”.

BOJANO: particolare delle "mura ciclopiche" di via Biferno.

“BOVAIANOM”/Bojano: particolare delle mura di terrazzamento poste alle falde della collina di Civita Superiore (and.to est-ovest via Biferno).

BOJANO: il "selciato" della "via romana" .

“BOVIANUM”/Bojano: il “selciato” della “via romana”  (II sec. a. C.) dir.ne est-ovest.

Un territorio che per la sua morfologia in parte identica, in parte migliore di quello che avevano dovuto abbandonare, avrebbe potuto soddisfare le esigenze per un rapido sviluppo della nuova comunità.

In epoca romana la città si sviluppò nella pianura e l’insediamento primitivo divenne l’acropoli della città sannitica-romana.

Bovaianom era la metropoli, la città madre dei Pentri?

Livio era consapevole che era questa la città capitale dei Sanniti Pentri la più ricca ed abbondante di armi e di uomini.
La capitale dei Pentri godeva di una peculiarità non comune alle altre capitali dei loro consanguinei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti: mentre la loro touta aveva preso il nome da un dio protettore, Ares/Marte o dalla dea Vesta; dal nome della città capitale o dal nome di un condottiero o dall’animale che la tradizione ricordava dato loro per guida nella migrazione: il picus/picchio per la touta dei Piceni, l’hirpus/lupo per gli Irpini o lycos/lupo per i Lucani; il toro ricordato da Strabone, ovvero il bos taurus, il bove che avrebbe dovuto dare il nome alla touta nata alle falde del massiccio del Matese, diede il nome Bovaianom alla città madre, alla capitale, alla metropoli dei  Pentri.

Pentri, scrisse SalmonIl loro nome contiene la stessa radice del celtico pen-, il che implica che i Pentri erano un popolo montanaro.

I dubbi sulla localizzazione e l’identificazione della metropoli dei Pentri sono stati originati da un “passo” di Sesto Pompeo Festo (II-III sec. d. C.): Samnitibus nomen est inditum propter genus hastae quas saunia appellant, quibus uti solebant. Alii dicunt ex Sabinis vero sacro natos circiter hominum septe milia duce Comio Castronio, profectos occupasse collem cui nome erat Samnio, indeque traxisse vocabulum (Villa, 1984).

Il grammatico latino scrisse un Epitome di 20 libri, ritenuto “lacunoso”, del De verborum significatione di Verrio Flacco ( fine I sec. a. C.-inizio I sec. d. C.), tramandando, unico tra gli storici, che il nome Sanniti derivava da nomen Samnio  di un collem, la meta di un gruppo di settemila giovani Sabini guidati da Comio Castronio, emigrati in occasione del ver sacrum.                                                                                           

La descrizione di Festo ricorda in parte quanto tramandato da Strabone: Quelli (i Sabini, n. d.r.) fecero dunque così e promisero ad Ares i figli nati in quell’anno; una volta che costoro divennero adulti, li fecero emigrare dal paese sotto la guida di un toro. Il toro si sdraiò, per dormire, nel paese degli Opici, che allora vivevano sparsi in villaggi; essi allora li attaccarono, si insediarono lì e sacrificarono il toro ad Ares, che lo aveva dato ad essi come guida, secondo il responso degli indovini.

Le due citazioni potrebbe integrarsi in un’unica descrizione, verosimile e oggettiva: il gruppo dei settemila giovani Sabini guidati da Comio Castronio e dal toro, animale totemico, raggiunsero il collem dove fondarono Bovaianom, la loro metropoli.

Il toro/bos taurus diede il nome alla capitale e non alla tribù, perché era ritenuta un insediamento eccezionale, diverso dalle metropoli degli altri popoli loro consanguinei originati dal rito del ver sacrum.

Il collem di Festo, come vedremo, potrebbe essere identificato con il colle chiamato Sacro ricordato da Diodoro Siculo (I sec. a. C.): vinsero in battaglia (i Romani n. d. r.) i Sanniti in una località chiamata Talio. I vinti allora occuparono un colle chiamato Sacro.

I settemila giovani Sabini, si sarebbero chiamati Sanniti dal collem cui nome erat Samnio, indeque traxisse vocabulum?

Non si conosce l’antica fonte bibliografica consultata da Festo, eppure la sua narrazione ha dato origine ad una polemica artificiosa sulla esistenza di un collem od un primitivo insediamento denominato Samnio/Sannio da cui i giovani Sabini/Sabelli, dopo la loro emigrazione, avrebbero derivato il nome Sanniti; ma furono i Romani ad aver latinizzato il loro nome originario:l’osco Safini fu latinizato e divenne Samnites,  quindi  Samnites/Sanniti esisteva prima che arrivasero i settemila Sabini presso il collem di Festo: il collem avrebbe dovuto prendere il nome Samnio dai settemila giovani Safini/Sabini/Sanniti, non viceversa, come sostenuto da Colonna (1996 ): che Pietrabbondante a un certo momento sia stata considerata la metropolis dei Sanniti, la loro “città-madre” in senso geneologico e diacronico, cioè il posto dove i settemila sabini guidati da Cominius Castronius avrebbero assunto il nome di Sanniti da quello del locale collis Samnius, secondo la teoria tramandata da Festo e Paolo Diacono.

Paolo Diacono (VIII sec. d. C.), descrisse La quattordicesima provincia denominata Sannio, attingendo la  notizia da Plinio (Samnitium, quos Sabellos et Graeci Saunitas dixere), scrisse: I Sanniti presero questa denominazione dal tipo di lancia che erano soliti portare; saynia, in greco* (nota, n.d.r). Nella *nota alla sua opera Storia dei Longobardi (a cura di Elio Bartolini, ed. TEA 1988) si legge: cfr. Festo, Ep., p. 347: < Samintes ab hastis appelatus sunt, quas Graeci (parola greca, n. d. r.) appellant >. < Paolo dalla dimora sul colle Samnio suppose una città non mai esistita e da essa fece derivare il nome della regione.  > (Crivellucci, Pauli Diaconi Historia Langobardorum. libri I-III, Istituto storico italiano, Roma 1918, pag. 128).                                                                                                                                                                         

Samnio/Sannio e Samnitis/Sabelli/Sanniti avevano una origine ben diversa.

Pallottino: una unità etnica alla quale si può attribuire il nome generale di Sabini (o, nella loro propria fonologia, Safini). I Sabini erano Safini.                                                                                                                                                                                                                                

Devoto: Da una forma italica *Safio- è stato derivato il nome di *Safini, latinizzato nella forma Sabini; è il termine che indica le tribù più vicine a Roma dalla parte di nord-est, più tardi tutto il territorio compreso tra il Nera e l’Aterno. Da una forma italica *Safno- è stato derivato il nome della regione *Safnio, in latino Samnium, in osco safinim, come confermano le epigrafe, tre di Penna S. Andrea (TE) ed una di Pietrabbondante (IS).

Letta (1994): in safino- è agevole riconoscere lo stesso termine che è alla base dei nomi dei Sabini e dei Sanniti.                                                  Non esisteva un collem chiamato Samnio, nè una < tribù dei Sanniti >: l’osco Safinim, il latino Samnium/Sannio indicava tutta l’area centro meridionale della penisola italica occupata dagli emigranti Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti; furono i Romani che considerarono Sannio solo il territorio occupato dalle 4 tribù, loro acerrime nemiche, fondate dai discendenti dei Safini/Sabini/Sabelli: i Carecini, i Pentri, gli Irpini ed i Caudini.

Nella narrativa la fondazione di alcune città è associata alla presenza di un colle: Dionisio di Alicarnasso (I sec. a. C.), per gli avvenimenti accaduti intorno all’anno 1.243 a. C., ricordò: Gli Arcadi, come Temide aveva loro suggerito su ispirazione divina, scelsero un colle poco lontano dal Tevere, che ora si trova pressochè nel centro di Roma, e sulla sommità vi edificarono un piccolo villaggio […]. [Gli Arcadi] le diedero il nome di Pallantio da quello della loro madre in Arcadia; ora, dai Romani è chiamata Palatium.                                                            Pochi anni dopo gli Arcadi, giunsero in Italia un’altra spedizione greca, sotto la guida di Eracle […]; trovatosi un colle vantaggioso per la sua posizione, vi formarono un centro, distante circa tre stadi dal Pallantio, che ora si chiama Capitolino.                                                                  Alcuni, come ho già detto, considerano il nome del colle antico e per questo gli Epei lo avevano molto caro, per il ricordo del colle cronio dell’Elide, che si trova nel territorio di Pisa, vicino al fiume Alfeo; gli Elei, a loro volta, considerano il colle sacro a Crono e lo onorano con sacrifici e altre onoranze, riunendosi a scadenze periodiche. Tuttavia il poeta antico Eusenno e taluni altri Italici pensano altresì che questo nome sia stato dato dagli abitanti di Pisa stessi per la somiglianza tra il colle cronio della loro patria e questo che prescelsero come loro stanziamento in Italia. Ma, come invece posso riscontrare io nel confronto tra i due luoghi, il colle cronio, anche prima che giungesse Eracle in Italia, era sacro ed era chiamato dagli abitanti del territorio circostante Saturnio.                                                                                                        Intorno al 1.182 (?) a. C., Qui ottennero dagli Aborigeni un territorio per il loro stanziamento, nella misura che ritenevano loro indispensabile, impiantarono così una città su un colle, scostandosi un poco dal mare, cui diedero nome di Lavinio.E’ una località adatta alla costruzione di una città, e consiste in una collina non lontana dal Tevere, e distante circa trenta stadi da Roma.

I primi insediamenti dei Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti/Pentri furono costruiti sulla sommità delle montagne e delle colline per difendere e controllare la pianura, le vie di comunicazione e, in modo rapido, potere comunicare visivamente tra loro.

La metropoli della touta dei Pentri fu fondata sulla sommità della collina (posta a 700 mt. s. l. m); successivamente la sua espansione lungo le pendici e fino alla sua base fu favorita da una serie di terrazzamenti costruiti in opera poligonale.

Il castello (sn.) ed il borgo medioevale (ds.) di "Rocca Bojano", oggi Civita Superiore.

Sulla sommità della collina fu fondata “BOVAIANOM”, la “metropoli” dei “SANNITI PENTRI”. (vista da monte Crocella, già “colle pagano”.

1) sommità di monte Crocella, già "colle paganao". 2) sommità di Civita Superiore, sede di "BOVAIANOM". 3) Terrazzamento di contrada Piaggia-san Michele. 4) Insediamento di "BOVIUANUM" città sanntica-romana. 4) Necropoli sannitica.

1) sommità di monte Crocella, già “colle pagano”. 2) sommità di Civita Superiore, sede di “BOVAIANOM”. 3) Terrazzamento di contrada Piaggia-san Michele. 4) Insediamento di “BOVIANUM” città sanntica-romana. 5) Necropoli sannitica.

La metropoli dominava, da ovest ad est, la vasta pianura di Bojano: dal valico di Castelpetroso al valico di Vinchiaturo; dalle Mainarde a monte Vairano ed a monte Saraceno di Cercemaggiore; a sud era difesa dal massiccio del Matese.

La metropoli, la città madre dei giovani Safini/Sanniti che si chiamarono Pentri, era sorta sulla sommità di un colle che per il suo particolare ruolo poteva a buon diritto essere ritenuto Sacro.

Diodoro Siculo ricordò vinsero in battaglia (i Romani, n. d.r.) i Sanniti in una località chiamata Talio. I vinti allora occuparono o si rifugiarono su un colle chiamato Sacro, la loro metropoli?

Da Bovaianom, la vista panoramica non permetteva di controllare in modo completo tutto territorio della touta, ma per i giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti/Pentri fu sufficiente salire sulla sommità del monte che a sud sovrasta/va la loro metropoli, per scoprire che da lì era possibile scegliere e fissare i capisaldi dei confini del loro territorio con quello dei Peligni, dei Carecini, dei Frentani di Larino e degli Irpini, mentre il massiccio del Matese lo divideva dai Caudini.

monte Crocella, già colle Pagano (mt. 1070 s.l.m.). sito di una fortificazione sannitica (visto da nord) a controllo  e difesa di BOVAIANOM/BOVIANUM/BOVIANO/BOJANO, della pianura e del tratturo Pescasseroli-Candella. centro di comunicazione di controllo di tutto il territorio dei PENTRI.

monte Crocella, già “colle pagano” (mt. 1070 s.l.m.). sito di una fortificazione sannitica (visto da nord) a controllo e difesa di “BOVAIANOM”/”BOVIANUM”, della pianura e del tratturo Pescasseroli-Candella. centro di comunicazione e di controllo di tutto il territorio dei “SANNITI PENTRI”.

monte Crocella/colle pagano: terrazzamento della fortificazione. (visto da nord).

Sommità di monte Crocella/ “colle pagano”: terrazzamento della fortificazione. (visto da nord).

Il monte è denominato monte Crocella, ma nel passato era colle pagano; un colle Sacro che permetteva di controllare tutto il loro territorio e che aveva facilitato e permesso la scelta dei confini del territorio della touta dei Pentri.

La sommità della collina di Civita Superiore di Bojano ed il colle pagano scelti dai giovani Safini/Sabini/Sabelli divenuti Pentri, godono/godevano di un’altra peculiarità: erano/sono equidistanti dalle capitali dei loro consanguinei: Benevento/Irpini, Montescarchio/Caudini , da Capua (Santa Maria Capua Ventere)/Campani e da Teano/Sidicini   

"BOVAIANOM/BOVIANUM/BOJANO", capitale dei "Sanniti Pentri" equidistante dai centri più importanti degli altri popoli.

“BOVAIANOM/BOVIANUM/BOJANO”, capitale dei “Sanniti Pentri” equidistante dai centri più importanti degli altri popoli. I percorsi dei tratturi (verde).

da monte Crocella, panorama verso est.

da monte Crocella, già “colle pagano”panorama est ed i confini dei “PENTRI” con i “PELIGNI”.

monte Crocelle, panorama verso nord

da monte Crocella, già “colle pagano”, panorama nord: “colle d’Albero” era il confine del territorio dei “PENTRI” e dei “CARECINI”. In primo piano una parte della vasta pianura.

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da monte Crocella, già “colle pagano”: il borgo medioevale di Civita Superiore di Bojano, già insediamento di “BOVAIANOM” (a ds.). In basso la pianura e la città di Bojano; sullo sfondo le montagne che separavano i territori dei “PENTRI” e dei “FRENTANI” di Larino.

Per rendere all’ignaro lettore difficile e confusa la conoscenza della storia dell’Italia antica, in modo particolare quella dei Pentri, alcuni studiosi moderni hanno pensato bene di dare credito a quanto fu ricordato solo nei Parallela Minora di Pseudo Plutarco ( I-II sec. d. C.): il console Fabio Fabriciano, dopo aver conquistata e saccheggiata la città di Touxion, la metropoli dei Sanniti, trafugò e portò a Roma la statua di una Venere Nikephoros.

E’ inverosimile che un evento tanto importante fosse ignorato dagli storici latini e greci.

Chi era Fabio Fabriciano?

Nelle Memorie della Regale Accademia Ercolanese di Archeologia, Volume 9 (1862), alla voce 11 Tuxio, si legge: Questa città sannitica conosciamo da un frammento dello storico Dositeo serbatoci da Plutarco ne’ suoi Paralleli, nel quale si legge: Fabio Fabriciano, cognato di Fabio Massimo, devastando la città di Tuxio, metropoli de’ Sanniti, trasportò a Roma la (statua della) Venere vincitrice ch’essi adoravano, come narra Dositeo nel terzo libro delle cose italiche.

Da internet, in La romanisation du Samnium aux 2e et 1er siècles av. J.-C. di Ecole Francaise de Rome, (1991), si legge: durante gli avvenimenti della III guerra sannitica nel 292 il console Fabio Fabriciano trafugò una statua di Afrodite Nicephoros. Il Nissen. Italische Landeskunde. II, p. 815. identifica in questo passo la città di Aequum Tuticum con l’area … .

Coronelli (1707), nell’elenco dei primi consoli Romani ricordò Q. Fab. Max. Rullianus e Q. Fabius Max. Gurges; ignorava l’esistenza di Fabio Fabriciano.

Nel sito cronologia. Leonardo. it/ dei Consoli Romani non esiste Fabio Fabriciano.

L’Enciclopedia Treccani (1935) giudica i Parallela minora: Probabilmente non autentici sono anche i cosidetti Paralleli minori (………., Parallela minora), una seria d’insignificanti aneddoti paralleli tra Greci e Romani.

M. Rizzi e G. Pini (2006), in una nota riferita a C. Giulio Nepote: La notizia può derivare da quella miserabile accozzaglia d’aneddoti che sono i Parallela minora di Ps. Plutarco.

Se il console Fabio Fabriciano non esisteva nella storia di Roma, esisteva la metropoli di Touxion?

Alla luce dei giudizi negativi sull’attendibilità dei Paralleli minora, alcuni studiosi continuano a proporre le ipotesi più fantasiose per localizzare e per identificare la metropoli Touxion.

Dal sito it.inforapid.org/index.php?search=Touxion: Touxion era 1). una leggendaria metropoli sannita del II secolo a.C., sede del più importante centro giuridico e di una mitica statua di Venere dell’antico Sannio. 2). Occupava un ruolo di netta preminenza su tutte le più rinomate città del Sannio poiché era la sede del più grande touto – il centro dove si amministrava la giustizia – nonché del capo supremo dello Stato sannita, il meddix tuticus. La sua ubicazione è tuttora sconosciuta; alcuni storici antichi comunque parlando di essa si riferivano ad Aequum Tuticum. Lo Pseudo-Plutarco dell’età di Traiano e Cicerone parlarono nei loro scritti di un’altra città sannita, Aequum Tuticum chiamandola però proprio con il nome di “Touxion”. Ad Aequum Tuticum si trovava un’altra statua venerata dai Sanniti, la Venus Victrix, che aveva caratteristiche del tutto similari all’Afrodite Nicefora. Inoltre anche Aequum Tuticum, come Touxion, era una metropoli, ed ancora anche ad Aequum Tuticum si trovava un Touto. Per tali motivi una delle ipotesi attualmente più accreditate è che Touxion fosse l’antico Aequum Tuticum. A Touxion si trovava una grandiosa statua di Venere- l’Afrodite Nicefora di Touxion – veneratissima da tutto il popolo sannita. Attorno ad essa si riunivano per effettuare riti propiziatori gli eserciti sanniti, talmente temuti ed imbattibili da essere condannati da Roma alla damnatio memoriae. Tale Venere era infatti conosciuta come “la dea apportatrice di vittoria”.                                                                 1). una leggendaria metropoli sannita del II secolo a.C.. 2). Occupava un ruolo di netta preminenza su tutte le più rinomate città del Sannio poiché era la sede del più grande touto – il centro dove si amministrava la giustizia – nonché del capo supremo dello Stato sannita, il meddix tuticus: sannita indica  il Sannio, ma nel II sec. a. C. i Romani identificavano i Sanniti con i Pentri, ergo la metropoli Touxion dovrebbe essere localizzata nel loro territorio che aveva già una metropoli: Bovaianom/Bovianum/Bojano.

Cicerone (I sec. a. C.), nell’Epistulae ad Atticum/VI: Octobris datas et scire vis tuas ego quas acceperim. omnis fere quas commemoras, praeter eas quas scribis Lentuli pueris et Equotutico et Brundisio datas. qua re non oichetai tua industria quod vereris sed praeclare ponitur, si quidem id egisti ut ego delectarer. nam nulla re sum delectatus magis, ignorava che Equotutico potesse identificarsi con Touxion ricordata solo nei Parallela Minora di Pseudo Plutarco.

Livio, Plinio o gli altri storici latini o greci, avrebbero trascurato di ricordare un avvenimento così importante che aveva coinvolto la sede del più importante centro giuridico e di una mitica statua di Venere dell’antico Sannio?

Tagliamonte (2002-2003): L’ideologia della vittoria, del resto, pervade così fortemente di sè il culto, da fare con ogni probabilità assimilare una delle divinità titolari del santuario (di Pietrabbondante, n. d. r.) a quella Afrodite Nikeproros, la cui statua fu trasferita da Touxion (ovvero Cominium Tuticum, cioè Pietrabbondante in nota: sull’identificazione di Pietrabbondante con Cominium (Tuticum), già proposta dall’antiquaria ottocentesca e in anni più recenti da A. La Regina, vedi ultimo Colonna 1996: 128.) a Roma per  1). opera di Q. Fabius Maximus Gurges all’epoca della III guerra sannitica.

1). Per identificare Touxion con Pietrabbondante, alias Cominium Tuticum, Fabio Fabriciano, ricordato dai Parelleli minora, è stato identificato con Fabius Maximus Gurges, che fu proconsole nell’anno 291 a. C., come sostenne Salmon: Il proconsole Fabio Gurgite sgominò i Pentri muovendo attraverso la gola del Matese che si trova all’estremità meridionale del Massiccio del Matese, dove la fortezza di Saepinum non costituiva ormai più un ostacolo, e conquistò la roccaforte di Cominium Ocritum, mentre il console Postumio Megelo, muovendo dall’Apulia, sbaragliava gli Irpini.

Se corrispondesse alla realtà quanto scritto da Salmon,  il territorio interessato dagli scontri  si trova all’estremità meridionale del Massiccio del Matese, dove la fortezza di Saepinum, quindi Cominium Ocritum (Dionisio di Alicarnasso citò Cominio) non può essere identificato con Pietrabbondante che era/è sito al nord del territorio dei Pentri. Inoltre nei Parallela Minora Touxion era ritenuta la metropoli dei Sanniti, forse i Pentri che avevano già la loro metropoli in Bovaianom/Bovianum/Bojano.

Salmon scrisse: cfr. la storia, probabilmente apogrifa, di un certo Fabio Fabriciano e della statua di Afrodite da lui rubata (e proprio nel Sannio), in Pseudo-Plutarco, Parall. Min. 37).
Per i fatti accaduti nell’anno 292 a. C., Salmon: uno dei consoli, Giunio Bruto, con l’aiuto del proconsole Carvilio Massimo manteneva l’ordine in Etruria, mentre l’altro, Fabio Gurgite, poteva dedicarsi ai Caudini. […]. Solo l’intervento di suo padre, Fabio Rulliano, suo legatus, pare lo aiutasse a risolvere la situazione, permettendogli di procedere all’assalto dei Sanniti. Nel corso della campagna egli (Fabio Gurgite, n. d. r.) catturò Gavio Ponzio che, condotto a Roma, lo seguì quando venne celebrato il trionfo e venne decapitato*. Questa descrizione delle imprese di Gurgite nel 292 è tutt’altro che convincente. Padre e figlio avrebbero ricoperto rispettivamente i ruoli di console e legatus, ma questa è certamente una versione romanzata di ciò che effettivamente accadrà nel 213, quando Quinto Fabio Massimo e suo padre (il Temporeggiatore) si trovarono in tale situazione. * Nella nota, Salmon aggiunse: A proposito dell’anno 292, […]; Suda s. v. Fabius. Forse lo Pseudo-Plutarco, Parall. Min. 37 intendeva collegare a questa circostanza l’aneddoto apogrifo riguardante Fabius Fabricianus (sic) che saccheggia una statua di Afridite Nicefora (da Aequum Tuticum?).

Luciana Aigner-Foresti (2005): Nel VI secolo a. C. le singole comunità disponevano di un centro di riunione a carattere protourbano: quello degli Irpini era, alla fine del IV secolo a. C., Aequum Tuticum (CIL IX, p. 122), 1). dei Sanniti Pentri Touxion-*Tuticum (Plut. Mor. 315 A-B. n. 37 B; Colonna 1996, pp. 107 ss.) 2). più che il Bovianum (= Piarabbondante [sic])  nominato da Livio (IX, 31, 4); capoluogo dei Marrucini era Marruvio, la touta ( Ve 218; ST MV 1); Petelia (oggi Strongoli) vicino a 3). Crotone era la “città madre” dei Lucani (metropolis ton Loukanon: Strab. VI, 1, 3, C 254), Consentia  (oggi Cosenza) dei Bretti (metropolis Brettion: Strab. VI, 1, 5 C  256). 

1).  2). Hanno dato credito a Pseudo-Plutarco, Parall. Min., unica testimonianza bibliografica, ma non a Livio (IX, 31, 4), il cui riferimento non era all’odierna Pietrabbondante (non Piarabbondante), bensì alla odierna Bojano, la pentra Bovaianom e la romana Bovianum.   

Livio scrisse: Caput hoc erat Pentrorum Samnitium longe ditissimum atque opulentissimum armis virisque = era questa (Bovaianom/Bovianum/Bojano, n. d. r.) la città capitale dei Sanniti Pentri la più ricca ed abbondante di armi e di uomini.

3). L’autore latino dedicò alla città di Crotone lo stesso elogio fatto a Bojano: Crotonem, Graeca urbem, circumsedit, opulentam quodam armis virisque. (A. U. C., XXIII, 30, 6).

Livio, in occasione dello scontro tra i Romani ed i Cartaginesi nei pressi di Gerione (217 a. C.), scrisse: Con l’intervento successivo del sannita Numerio Decimio le sorti della battaglia ritornarono in favore dei Romani. Si racconta che costui, per stirpe e per ricchezza uno dei cittadini più autorevoli, non solo di Boviano che era la sua patria, ma di tutto il Sannio, per ordine del dittatore aveva condotto al campo romano ottomila fanti e cinquecento cavalieri.

Possibile che Livio ignorasse l’esistenza di Touxion?

Possibile che anche Plinio ignorasse l’esistenza di Touxion, dopo che aveva letto, come scrisse: circa 2.ooo volumi (ben pochi dei quali sono usati dagli studiosi, a causa della oscurità della materia) di autori antichi scelti?

Cicerone, vissuto prima di Livio e di Plinio, era consapevole della preminenza di Bovianummetropoli dei Pentri, nei confronti di altri insediamenti sanniti: Frentani, homines nobilissimi; Marruccini item pari dignitate: Teano Apulo atque Luceria, equites Romanos, homines honestissimos, laudatores videtis: Boviano, totoque ex Samnio quum laudationes honestissime missae sunt, tum homines amplissimi nobilissimique venerunt.

In merito alla statuta della dea Venere– Afrodite Nicefora trafugata a Touxion, anche in Bovianum era vivo il culto di Venere, tant’è che nel I sec. a. C. fu edificato un tempio a Venere Celeste Augusta.

Se dapprima i Romani considerarono il Sannio l’area che includeva solo i territori dei Carecini, dei Pentri, degli Irpini e dei Caudini ed a partire dalla fine del III sec. a. C., solo il territorio dei Pentri; quante erano le metropoli nel suo territorio?

Metropoli: 1). Città più importante o capitale di uno stato o di una regione; città molto estesa territorialmente, caratterizzata da un grande sviluppo urbanistico e demografico. 2). Presso gli antichi greci, la città madre o la madrepatria in relazione alle colonie fondate altrove.
Stando alle due definizioni, soprattutto la seconda, la metropoli di un popolo era una sola città: farebbe eccezione il territorio dei Pentri?
Una metropoli che i settemila giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti Pentri fondarono sulla collina posta a settentrione del massiccio del Matese che dominava/domina la vasta pianura e le vie di comunicazioni verso l’Apulia e verso la costa del mare Adriatico, allora conosciuto come golfo jonico; sempre protagonista e ricordata dagli storici greci e latini sempre con dovizia di particolari.

La Regina (1984): Forme di insediamento. …, per quanto riguarda la fase pre-romana, è possibile affermare che il nuovo ordinamento dovette tener conto in certa misura delle condizioni di maggior sviluppo che si erano già determinate in alcuni centri. Questo, sappiamo per certo, doveva essere il caso di Bovianum, che la tradizione antica ci rappresenta come centro preminente nel Sannio, almeno a partire dalla fine del IV sec. a. C.. Lo stesso vale per Saepinum.

Preminente nel Sannio, almeno a partire dalla fine del IV sec. a. C.: nel IV sec. a. C., per i Romani il Sannio identificava la vasta area che comprendeva i territori dei Carecini, degli Irpini, dei Caudini e dei Pentri di cui Bovianum/Bojano era la capitale.

Non si comprende perché successivamente La Regina: La maggiore fortuna di Bovianum, che divenne il centro di gran lunga preminente dei Sanniti Pentri dopo la distruzione di Aquilonia (293 a. C.) e dopo la fondazione delle colonie latine di Beneventum (269 a. C.) e di Aesernia (263 a. C.) si dovette proprio alla accresciuta importanza della strada che collegava queste due ultime città.

Per Livio che ricordò gli avvenenimenti dell’anno 311 a. C., Bovianum/Bojano era già la capitale dei Sanniti-Pentri di gran lunga la più ricca di armi e di uomini: molto prima dell’anno 293 a. C. e  fin dalla sua fondazione, la città era il centro di gran lunga preminente dei Sanniti Pentri.

Moscati (1999): …; all’area interna appartiene, ed è particolarmente segnificativa anche la cronologia, l’ampia necropoli tornata alla luce recentemente presso Boiano. V’è innanzitutto, materiale, materiale di corredo femminile in brozo, costituito da fibule ad arco con appendici in forma di ghiande, anelli e bracciali riccamente lavorati. La datazione si colloca tra l’VIII e il VII secolo a. C.: siamo dunque dinanzi a testiminianze tra le più antiche finora conosciute della cultura di area sannitica. Successivamente, scendendo fino al IV-III secolo alcune tombe maschili, contenenti bacili e cinturoni di bronzo, punte di lancia e di giavellotto, ceramiche varie.      

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“BOVAIANOM”/Bojano: fibula ad arco serpeggiante ….  (sec. X-IX  sec. a. C.).

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“BOVAIANOM”/Bojano: cuspide di lancia sec. a. C.ancia X-VII a. C. (De Benedittis, 2005).

                                                             BOJANO:mmmmm

  “BOVAIANOM”/Bojano: tazze-attingitoio età del ferro.   ( da De Benedittis, 2005).

Il  ruolo svolto da Bovaianom/Bovianum/Bojano fu evidenziato da Salmon: Questa città, quale < capitale > dei Pentri, la più potente tribù sannita, fu sempre l’obiettivo supremo di Roma, e gli scrittori romani la nominano ogni volta che vogliono essere più sensazionali del solito, tanto che la notizia della sua cattura è data non meno di tre volte.

L’obiettivo supremo di Roma era la sua conquista, la sua occupazione, ma prima che la città fosse rasa al suolo nell’anno 89 a. C. da Silla, i Romani, pur avendola conquistata, ritennero di non fondare una colonia nel suo territorio: una dimostrazione di  < rispetto > per la metropoli rivale con cui Roma condivideva la sacralità della fondazione.

Godeva di sovranità limitata, tant’è vi trovarono rifugio i reduci sanniti dopo la caduta di Aquilonia (293 a. C.); Livio: La schiera dei fanti che scampò alla battaglia, fu ricacciata verso l’accampamento o verso Aquilonia; la nobiltà e i cavalieri si rifugiarono a Boviano/Bojano. […]; il resto della colonna, incolume, com’era naturale in tanta confusione, giunse a Boviano/Bojano.

Sovranità limitata che vide i Pentri alleati di Roma in occasione della presenza di Annibale nei territori centro meridionali della penisola italica;
Livio: Con l’intervento successivo del sannita Numerio Decimio le sorti della battaglia (presso Gerione, primavera del 217 a. C., n. d. r.) ritornarono in favore dei Romani. Si racconta che costui, per stirpe e per ricchezza uno dei cittadini più autorevoli, non solo di Boviano che era la sua patria, ma di tutto il Sannio, per ordine del dittatore aveva condotto al campo romano ottomila fanti e cinquecento cavalieri.

Sovranità limitata con i consoli romani accampati nella pianura, nei pressi di Bovianum/Bojano; Livio: Notizie di tutte queste cose come si erano svolte giunse ai Beneventani, che mandarono subito dieci messi ai consoli che avevano il campo nei dintorni di Boviano.
Sovranità limitata che permise agli indomiti Pentri di riorganizzarsi ed iniziare un grande sviluppo edilizio dei loro insediamenti distrutti dalle guerre e preparare il loro ultimo moto insurrezionale (91- 88 a. C.) che si sarebbe concluso con la Guerra Sociale che vide Bovianum, dopo Corfinium, capitale della Lega Italica.

Bovaianom/Bovianum/Bojano era la metropoli dei Sanniti Pentri, la storia lo testimonia anche nell’epoca medioevale, quando divenne il capoluogo della omonima contea normanna che si estendeva su gran parte del territorio già dei Pentri.

Cadono nell’oblio le città, a volte mai esistite, che non hanno svolto nella storia un ruolo da protagoniste, la loro esistenza ed il loro ruolo il più delle volte non sono documentati, ma sopravvivono solo con il sostegno di qualche  < autorevole parere >.

Oreste Gentile.

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3 Risposte to “LA “METROPOLI” DEI “SANNITI PENTRI”.”

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    “Lucani” this name has nothing to do with greek lykos. The Greeks said: Leukanoi. Romans (Scipio elogium) said Loucana, for Lucania. The name is derived from Oscan “Lúvkis`” = i. e. Loukis = latin Lucius (duce Lucio) i. e. Greek Leuk(i)os. Much later, coins showing a wolf, were made by (ignorant) Greeks.
    Yours sincerely,
    by A. W., linguistic student

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