I “SANTUARI” DEI “SANNITI PENTRI”

Vinti dai Romani alla fine del III secolo a. C., i popoli di origine sabina furono costretti ad abbandonare i primi insediamenti sorti sulle sommità delle montagne e delle colline per urbanizzare con interventi pubblici e privati le zone di pianura.

Emblematica è la civitas romana di Saepinum/Sepino-Altilia, costruita in pianura e non lontana dal primo insediamento sannita pentro di Saipins/Sepino-Terravecchia.

1. "Saipins". 2. "Saepinum". S. Santuario italico

1. “Saipins”. 2. “Saepinum”. S. Santuario italico

"Saipins" : mura di cinta a  (lato sud).

“SAIPINS”/Sepino: muro di cinta a < doppia cortina > (lato sud).

"Saipins": porta di accesso lato sud, "postierla del Matese"

“SAIPINS”/Sepino: porta di accesso lato sud, “postierla del Matese”

"SAEPINUM" : la  "civitas" romana.

“SAEPINUM”/Sepino: la < monumentale > “civitas” romana. ingresso ovest di “porta Bojano”

I Sanniti Pentri, più degli altri popoli della stessa stirpe, furono favoriti nella ricostruzione essendo stati alleati dei Romani, soprattutto in occasione della presenza di Annibale in Italia.

Prima della sconfitta di Canne (inizio 216 a. C.) e dopo quelle del Ticino (novembre del 218 a. C. ), del Trebbia (dicembre 218 a. C.) e del Trasimeno (giugno 217 a. C.), l’unica vittoria dei Romani avvenne a Gerione (primavera 216 a. C.); Livio: Con l’intervento successivo del sannita Numerio Decimio le sorti della battaglia ritornarono in favore dei Romani. Si racconta che costui, per stirpe e per ricchezza uno dei cittadini più autorevoli, non solo di Boviano che era la sua patria, ma di tutto il Sannio, per ordine del dittatore aveva condotto al campo romano ottomila fanti e cinquecento cavalieri.

Inoltre, dopo la sconfitta di Canne, una parte dell’esercito romano con i due consoli aveva posto il campo nella pianura presso  Bovianum/Bojano che era stata la capitale dei Sanniti Pentri; Livio: Notizie di tutte queste cose come si erano svolte giunse ai Beneventani, che mandarono subito dieci messi ai consoli che avevano il campo nei dintorni di Boviano.

Il territorio dei Sanniti Pentri, fatta eccezione per Aesernia/Isernia nel cui territorio fu inviata una colonia nell’anno 263 a. C., non subì l’istituzione di altre colonie, ma usufruì uno stato di < sovranità limitata > che favorì la ricostruzione civile e religiosa, quest’ultima testimoniata dagli interventi in favore dei santuari già esistenti.

I santuari riportati alla luce sono ubicati in: Vastogirardi, Pietrabbondante, Schiavi d’Abruzzo, Campochiaro, Sepino e San Giovanni in Galdo.

mmm

1. VASTOGIRARDI. 2. PIETRABBONDANTE. 3. SCHIAVI D’ ABRUZZO. 4. CAMPOCHIARO. 5. SEPINO. 6. SAN GIOVANNI IN GALDO.

VASTOGIRARDI.

Vastogirardi: il tempio italico.

Vastogirardi: il “tempio italico”.

(dal < portale > della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise, agg.to il 10/01/2012): Il santuario sannitico, in località S. Angelo, si trova a circa un chilometro da Vastogirardi, nel cuore del Sannio pentro. È posto alle pendici del Monte Capraro e ai margini di un’ampia area pianeggiante bagnata da una sorgente e frequentata già a partire dalla fine del IV secolo a.C.. Il tempio viene costruito tra il 130-120 a.C. e utilizzato ancora in età imperiale. (I sec. a. C.- V sec. d. C, n. d. r.).

PIETRABBONDANTE.

Pietrabbondante: il "tempio A".

Pietrabbondante: il “tempio A”.

Pietrabbondante: il  "tempio B".

Pietrabbondante: il < monumentale > “tempio B”.

(dal < portale > della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise, agg.to il 10/01/2012):  Il luogo di culto testimonia una sistemazione monumentale nel III secolo a.C. con la costruzione del cosiddetto tempio ionico ed una seconda sistemazione all’inizio del secolo successivo, in seguito alla distruzione di Annibale del 217 a.C., con la costruzione del tempio A. Solo alla fine del II-inizi del I secolo a.C. verrà realizzato il complesso teatro-tempio (B) con uno schema tipico dell’età ellenistica mediato dall’ambiente campano e latino. Gli ultimi scavi hanno indagato l’area a sud-ovest del complesso monumentale teatro-tempio individuando l’importante domus publica[…]  Al III secolo a.C. appartiene anche il santuario in località Colle Vernone, nella valle del Verrino testimoniato dagli elementi architettonici dell’edificio e da una parte dell’altare con l’iscrizione in osco di dedica ad uno dei Dioscuri. Altre zone del territorio frequentate in questo momento sono l’area dell’attuale abitato di Pietrabbondante e la località di Arco.
Con l’instaurarsi del sistema municipale, gli interessi e le attività di natura amministrativa, sociale, economica e religiosa vengono concentrati nel municipio di Terventum, con il conseguente spopolamento e isolamento delle zone più elevate e meno accessibili. Una volta cessato il culto, gli edifici vennero abbandonati e solo in parte riutilizzati, come mostra un tesoretto monetale di epoca triumvirale, individuato in un vano del porticato sinistro del tempio maggiore. L’ultima frequentazione si ha nel III-IV secolo d.C. con l’uso sepolcrale dell’area dei due porticati, seguita dalla distruzione degli ultimi edifici per un evento violento, probabilmente il terremoto del 346 d.C.

SCHIAVI D’ABRUZZO.

Schiavi d'Abruzzo: i due "templi italici". (a ds. il "tempio minore".

Schiavi d’Abruzzo: i due “templi italici”. (a ds. il “tempio minore”.

Schiavi d'Abruzzo: il "tempio magiore".

Schiavi d’Abruzzo: il “tempio maggiore”.

(dal portale Enciclopedia dell’Arte Antica II Supplemento 1997):                                                                                                                                        Il santuario presenta due grandi fasi edilizie: alla prima, da porsi alla fine del III o agli inizî del II sec. a.C., [] appartiene il tempio maggiore; alla seconda fase, risalente agli inizi del I sec. a.C., da riferirsi una ristrutturazione che ha comportato l’ampiamento dell’area sacra, con conseguente innalzamento del livello pavimentale, per la costruzione di un secondo tempio con relativo altare. []. Tra il 90 e l’88 a.C. si potenziò il santuario con la costruzione di un secondo tempio, a pianta rettangolare (7,40 X 13,30 m). []. Presso la soglia campeggia l’iscrizione a tessere bianche in lingua osca, che insieme al nome del magistrato eponimo Ni. Dekitiis Mi. fornisce il nome del costruttore G. Paapiis Mitileis. Questo intervento risulta, dunque, contemporaneo alla costruzione del tempio Β di Pietrabbondante, cui del resto riconduce il motivo decorativo delle lastre di rivestimento architettonico, pur nella variante a quattro teste entro elementi vegetali. []. Il recente rinvenimento tra le lastre di pavimentazione del pronao del tempio maggiore di 17 monete, distribuite in un arco cronologico compreso tra il 217 a.C. e il 253 d.C., testimonia che il periodo di vita di questo edificio è coerente con la datazione del materiale presente nella stipe votiva. La stipe, rinvenuta nel 1971, si caratterizza soprattutto per la singolarità delle statuette votive dall’aspetto grottesco e caricaturale, ottenute al tornio in botteghe di modesti vasai locali. La frequentazione, anche se sporadica, del santuario di S. è attestata fino al IV sec. d.C. dall’uso rituale dell’altare antistante al tempio minore che, sepolto da una frana nella metà del II sec. d.C., fu ristrutturato in maniera del tutto precaria. [].                                                                                                          Per una prima determinazione del periodo di vita di questo luogo di culto, dal IV sec. a.C. alla guerra sociale, è stato fondamentale il recupero di un consistente numero di monete dallo scavo, appena iniziato, della stipe.

CAMPOCHIARO.

Campochiaro: il pianoro del "santuario italico" di  "Hercul Rani".

Campochiaro: il pianoro del “santuario italico” di “Hercul Rani”. (dopo la casa bianca).

S.A.B.A.A.A.E. del Molise (1982):                                                                                                                                                                                                   Le più antiche testimonianze di vita relative all’epoca storica del territorio campochiarese, sono costituite da alcuni reperti isolati raccolti nel corso dello scavo del santuario: una fibula ad arco semplice della prima Età del Ferro (X sec. a. C. , n. d. r.), un frammento di bracciale di bronzo di età arcaica; sembra opportuno ricordare la presenza, tra i materiali del santuario, di frammento di lamina bronzea con una borchia emisferica applicata presso il margine e, vicino, il foro per una seconda; il frammento si può riconoscere come appartenente ad un cinturone analogo a tipi di produzione capenate che si trovano frequentemente nella cultura picena e che vengono datati tra la metà del VII e la metà del VI sec. a. C..

Inoltre, (Sannio Pentri e Frentani …., 1980): []; le tracce di una modesta frequentazione del santuario proseguono fino al II secolo d. C., quando un incendio…. .

SEPINO.

Sepino: il "tempio italico".(dal portale della regione Molise).

Sepino: il “tempio italico”.(dal portale della regione Molise).

La frequentazione del sito ebbe vita molto lunga, come documentano i reperti che si datano tra il IV secolo a.C. ed il V secolo d.C. Tali reperti si riferiscono alle pratiche di culto che avvenivano nel santuario ed alle attività connesse con il santuario stesso, inteso sia come luogo di preghiera che come luogo in cui si favorivano e si facilitavano incontri e scambi. I materiali più antichi sono decisamente prevalenti rispetto a quelli più recenti; da essi si ricava che il periodo di massima frequentazione del santuario fu l’epoca sannitica, tra il III ed il II secolo a.C.. Alcuni degli ex voto rinvenuti nella zona, ed in particolare quelli anatomici, farebbero ipotizzare un culto a carattere salutare, ma si potrebbe pensare a valenze cultuali collegabili alla sfera della fecondità, della riproduzione e della maternità. Dopo questi secoli di massima vitalità del tempio, il sito continuò ad essere frequentato, ma in modo molto ridotto.

SAN GIOVANNI IN GALDO.

San Giovanni in Galdo: il "tempio italico".

San Giovanni in Galdo: il “tempio italico”.

(portale Soprintendenza  per i Beni Archeologici del Molise, agg.to il 10/01/2012):                                                                                                Una frequentazione cultuale è attestata, dal materiale votivo, già alla fine del III-inizi del II secolo a.C. precedente quindi alla sistemazione monumentale che è da datare tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C. e continua fino al III secolo d.C. quando si avrà l’abbandono definitivo dell’area.

In base a quanto illustrato e dal confronto delle epoche in cui furono aperti al culto ed alle riunioni civili i santuari presi in esame, risulta che il più antico nel territorio dei Sanniti Pentri era il santuario di Campochiaro dedicato al culto di Ercole, come risulta nella Tabula Peutigeriana: Hercul Rani.

Tabula Peutingeriana": "Bobiano" / Bojano (due torri) e "Hercul Rani" / Campochiaro.

Tabula Peutingeriana”: “Bobiano” / Bojano (due torri) e “Hercul Rani” / Campochiaro.

Da uno scavo del santuario si conosce: una fibula ad arco semplice della prima Età del Ferro (X sec. a. C. , n. d. r.), un frammento di bracciale di bronzo di età arcaica ed una lamina datata tra la metà del VII e la metà del VI sec, a. C..

I 6 santuari  presi in esame iniziarono lo sviluppo civile e religioso dopo la pace e l’alleanza con i Romani; il santuario di Campochiaro, dedicato ad Ercole, in base ai reperti archeologici è il più antico, forse coevo alla fondazione di Bovaianom/Bovianum/Bojano, la capitale dei Sanniti Pentri, dove i settemila giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti dopo la migrazione dalla Sabina in occasione del rito del ver sacrum avevano fondato la loro metropoli.

Moscati (1999): all’area interna appartiene, ed è particolarmente significativa anche la cronologia, l’ampia necropoli tornata alla luce recentemente presso Boiano. V’è innanzitutto materiale di corredo femminile in bronzo, costituito da fibule ad arco con appendici in forma di ghiande, anelli e bracciali riccamente lavorati. La datazione si colloca tra l’VIII e il VII secolo a. C.: siamo dunque dinanzi a testimonianze tra le più antiche finora conosciute della cultura di area sannitica.

mm

“BOVAIANOM”/Bojano: fibula ad arco serpeggiante …., X-IX sec. a. C.

mmmm

“BOVAIANOM”/Bojano: cuspide di lancia (De Benedittis), X-VIII sec. a. C.

mmmm

“BOVAIANOM”/Bojano: tazze e attingitoio (De Benedittis), IX-VIII sec. a. C..

I reperti archeologici, datati tra il IX-VIII secolo a. C., permettono di localizzare e di identificare il primo insediamento sorto all’arrivo dei settemila giovani Safini/Sabini/Sabelli/Sanniti divenuti Pentri: nella pianura posta a settentrione del massiccio del Matese dove, secondo la leggenda, si sarebbe fermato il toro/bos taurus e sulla sommità di una collina fondarono la loro metropoli: Bovaianom/Bovianum/Bojano.

Non è stato ancora scoperto il santurio di Bovaianom/Bovianum/Bojano, poteva non esistere nella metropoli dei Sanniti Pentri ?

Negarlo è assurdo, certamente non scampò alla distruzione della città quando fu conquista da Silla nel 89 a. C..

Il santuario di Campochiaro dedicato ad Ercole era/è il più vicino alla capitale e la sua frequentazione coincide con la vetustà della metropoli.

Come possono giustificare le affermazioni:

Cianfarani (1978): Pietrabbondante << il principale centro religioso e politico del Sannio >>*, in nota: A. La Regina, Il Sannio (cit. a nota 40), pag. 233.

Colonna (1996): Intanto è essenziale non dimenticare che quasi di fronte ad Agnone, sull’opposto versante del Verrino, sorgeva il santuario di Pietrabbondante, in cui riconosciamo il santuario nazionale dei Sanniti Pentri, dove sono affluiti nel IV secolo a. C. splendidi  bronzi figurati da Capua e da Taranto, a cominciare dagli elmi con  paraguance tipo Praeneste, per i quali sembra riduttiva l’interpretazione come preda di guerra.

Coarelli (1996): Non sfuggirà che una funzione del genere (riti di iniziazione, n. d. r. ) si addice particolarmente al santuario di Pietrabbondante, centro sacrale, ma allo stesso tempo anche politico-militare dei Pentri. […]. Questo luogo (Pietrabbondante, n. d. r.), nel caso del Sannio Pentro, non può che essere il santuario di Pietrabbondante, cui A. La Regina ha giustamente identificato una “capitale” politico-sacrale dei Pentri, proponendone l’identificazione con Cominium.

Tagliamonte (2002-2003): Pietrabbondante, sede del più principale – e più noto – santuario dei Sanniti Pentri, […]. Una tale rilevanza deriva, dall’oggettiva, considerevole che la presenza di armi e di parti dell’armamento, intere o frammentarie, assume insieme ai materiali votivi restituitici dagli scavi del monumentale e scenograficio complesso santuariale, … . […]. Una volta definito il preminente ruolo politico e religioso svolto dal complesso di Pietrabbondante in seno all’intero ethons dei Sanniti Pentri, … .

Se così fosse e considerando che il santuario di Pietrabbondante testimonia una sistemazione monumentale nel III secolo a.C. con la costruzione del cosiddetto tempio ionico ed una seconda sistemazione all’inizio del secolo successivo, in seguito alla distruzione di Annibale del 217 a.C., con la costruzione del tempio A e che  Solo alla fine del II-inizi del I secolo a.C. verrà realizzato il complesso teatro-tempio (B), i Sanniti Pentri della metropoli di Bovaianom e degli insediamenti sorti intorno al IX-VIII secolo a. C., dove celebravano prima del III secolo a. C. le loro assemblee ed i loro riti religiosi ?

Bovaianom/Bojano, la metropoli, la capitale, quale ruolo politico e religioso avrebbe svolto per il popolo dei Sanniti Pentri ?

Quale era lo scopo dei popoli italici quando in occasione della Guerra Sociale avvertirono l’esigenza di istituire una capitale in Corfinium/Italia/Corfinio, successivamente a Bovianum/Bojano e poi in Aesernia/Isernia, se il preminente centro politico religioso era il santuario di Pietrabbondante ?

Non avendo una testimonianza di un tempio di Bovaianom/Bojano, fatta eccezione per il tempio dedicato  a Venere Celeste Augusta  nel I sec. a. C., prendiamo in considerazione il tempio di Campochiaro, il più antico ed il più vicino alla capitale, che misura m. 15.30 x 21.30 = 325, 89 mq.; il tempio A di Pietrabbondante misura: m. 12,20 x 17.70 = 215,94 mq.; Schiavi d’Abruzzo tempio maggiore m. 21 x 11 = 231,00 mq.; ed il tempio minore m. 7.40 x 13.30 = 98,42 mq.; Sepino m. 16,40 x 21,50 = 352,60 mq. e San Giovanni in Galdo m. 7.30 x 8.12 = 59,28 mq..

L’area dei templi era stata realizzata in rapporto alla comunità che li avrebbe utilizzati: il tempio di Sepino rispondeva alle esigenze dei Sanniti Pentri di Saipins; quello di Campochiaro per una comunità meno numerosa, non aveva i requisiti per soddisfare le esigenze della capitale Bovaianom dei Sanniti Pentri, certamente l’insediamento più popoloso che certamente aveva un suo santuario.

Del tempio ionico di Pietrabbondante non si conoscono le dimensioni, ma il successivo tempio A occupava una superfice di circa 215,94 mq., quindi era stato edificato per una comunità meno numerosa di Sepino, di Campochiaro e di Schiavi d’Abruzzo: come poteva essere considerato il principale centro religioso e politico del Sannio, il santuario nazionale dei Sanniti Pentri, centro sacrale, ma allo stesso tempo anche politico-militare dei Pentri, una “capitale” politico-sacrale dei Pentri ?

L’importanza del santuario di Pietrabbondante con il tempio ionico, era simile agli altri costruiti nel territorio dei Sanniti Pentri, ma svolse un ruolo preminente solo in occasione della Guerra Sociale, quando divenne il centro religioso non solo dei Sanniti Pentri, ma dei popoli italici che si erano ribellati a Roma; il suo sviluppo si può riassumere: 1) una sistemazione monumentale nel III secolo a. C. con la costruzione del tempio ionico. 2) una seconda sistemazione all’inizio del secolo successivo (II sec. a. C., n. d. r.) in seguito alla distruzione di Annibale del 217 a. C., con al costruzione del tempio A. 3) Solo alla fine del II-inizi del I secolo a.C. verrà realizzato il complesso teatro-tempio (B) con uno schema tipico dell’età ellenistica.

La Regina (1966), in merito al santuario di Pietrabbondante, scrisse: Il santuario nella sua fase più antica non doveva essere più importante degli altri esistenti nelle zone circostanti: Agnone, Quadri, Schiavi d’Abruzzo, San Giovanni in Galdo, Roccaspromonte, e Macchia Val Fortore. Lo straordinario sviluppo di cui godette in seguito, benchè segregato nel cuore di una regione montana, tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione, dimostra che fu potenziato, verso la fine del II sec. a. C., con la partecipazione di una vasta comunità, forse di tutti i Sanniti Pentri. […]. I motivi di questo improvviso sviluppo edilizio sono di natura ideologica, più che religiosa, come dimostra l’abbandono in cui cadde poco dopo il centro, e trovano origine in quel particolare momento storico in cui si crearono le premesse della guerra sociale. Cessazione nel santuario di qualsiasi attività ufficiale pubblica e religiosa dopo la fine della guerra sociale. E comunque non oltre le ultime resistenze locali durante la guerra civile (battaglia di Porta Collina, o forse assedio di Aesernia fino all’anno 80 a. C.).

L’antico insediamento di Pietrabbondante di cui ancora oggi si ignora il nome osco, ed il  suo santuario, al pari di Corfinium/Corfinio che con il nuovo nome di Italia, fu considerata la capitale degli insorti italici, cadde nell’oblio dopo la sconfitta e la fine della libertà dei popoli italici.

Il santuario di Pietrabbondante, fu protagonista della storia dei Sanniti Pentri per un tempo inferiore a quello degli altri santuari.

VASTOGIRARDI: Il tempio viene costruito tra il 130-120 a.C. e utilizzato ancora in età imperiale. (I sec. a. C.- V sec. d. C, n. d. r.).

PIETRABBONDANTE: Il luogo di culto testimonia una sistemazione monumentale nel III secolo a.C. con la costruzione del cosiddetto tempio ionico ed una seconda sistemazione all’inizio del secolo successivo, in seguito alla distruzione di Annibale del 217 a.C., con la costruzione del tempio A. Solo alla fine del II-inizi del I secolo a.C. verrà realizzato il complesso teatro-tempio (B) con uno schema tipico dell’età ellenistica mediato dall’ambiente campano e latino. La Regina (2010): Dopo la guerra sociale il complesso monumentale del
Tempio B e del Teatro non è più adibito a funzioni di culto pubblico.

SCHIAVI D’ABRUZZO: Il santuario presenta due grandi fasi edilizie: alla prima, da porsi alla fine del III o agli inizî del II sec. a.C., [] appartiene il tempio maggiore; alla seconda fase, risalente agli inizi del I sec. a.C., da riferirsi una ristrutturazione che ha comportato l’ampiamento dell’area sacra, con conseguente innalzamento del livello pavimentale, per la costruzione di un secondo tempio con relativo altare. []. Tra il 90 e l’88 a.C. si potenziò il santuario con la costruzione di un secondo tempio, a pianta rettangolare (7,40 X 13,30 m). []. Presso la soglia campeggia l’iscrizione a tessere bianche in lingua osca, che insieme al nome del magistrato eponimo Ni. Dekitiis Mi. fornisce il nome del costruttore G. Paapiis Mitileis. Il recente rinvenimento tra le lastre di pavimentazione del pronao del tempio maggiore di 17 monete, distribuite in un arco cronologico compreso tra il 217 a.C. e il 253 d.C.. La frequentazione, anche se sporadica, del santuario di S. è attestata fino al IV sec. d.C. dall’uso rituale dell’altare antistante al tempio minore che, sepolto da una frana nella metà del II sec. d.C., fu ristrutturato in maniera del tutto precaria. []. Per una prima determinazione del periodo di vita di questo luogo di culto, dal IV sec. a.C. alla guerra sociale, è stato fondamentale il recupero di un consistente numero di monete dallo scavo, appena iniziato, della stipe.

CAMPOCHIARO: S.A.B.A.A.A.E. del Molise (1982): una fibula ad arco semplice della prima Età del Ferro (X sec. a. C. , n. d. r.), un frammento di bracciale di bronzo di età arcaica; sembra opportuno ricordare la presenza, tra i materiali del santuario, di frammento di lamina bronzea con una borchia emisferica applicata presso il margine e, vicino, il foro per una seconda; il frammento si può riconoscere come appartenente ad un cinturone analogo a tipi di produzione capenate che si trovano frequentemente nella cultura picena e che vengono datati tra la metà del VII e la metà del VI sec. a. C.; le tracce di una modesta frequentazione del santuario proseguono fino al II secolo d. C..

SEPINO: La frequentazione del sito ebbe vita molto lunga, come documentano i reperti che si datano tra il IV secolo a.C. ed il V secolo d.C..

SAN GIOVANNI IN GALDO: Una frequentazione cultuale è attestata, dal materiale votivo, già alla fine del III-inizi del II secolo a.C.  e continua fino al III secolo d.C. quando si avrà l’abbandono definitivo dell’area.

Nel III secolo a. C. i Sanniti Pentri erano ancora incerti sulla scelta della località dove creare un insediamento politico religioso comune a tuti i popoli di origina SabinaCianfarani scrisse in merito al santuario di Schiavi d’Abruzzo: Il tempio, che si data fra la fine del III secolo a. C. e gli inizi del successivo, dovette, nel momento in cui fu intrapresa la costruzione, costituire un’iniziativa di grande importanza, perché, precedente di almeno un secolo al tempio B di Pietrabbondante, avrebbe dovuto essere, almeno nel progetto, fra i templi maggiori – se non il maggiore – del Sannio Pentro. All’impegno tuttavia non furono commisurate le risorse: infatti da vari elementi può dedursi che non fu condotto a termine. 

Prima del III secolo a. C. non esisteva un centro religioso preminente tra quelli presenti nel territorio dei Sanniti Pentri; il < portale > della Soprintendenza, in merito a Pietrabbondante giudica Il luogo di culto testimonia una sistemazione monumentale nel III secolo a.C. con la costruzione del cosiddetto tempio ionico ed una seconda sistemazione all’inizio del secolo successivo, in seguito alla distruzione di Annibale del 217 a.C., con la costruzione del tempio A. Solo alla fine del II-inizi del I secolo a.C. verrà realizzato il complesso teatro-tempio (B) con uno schema tipico dell’età ellenistica.

La scoperta di una domus publica nel santuario di Pietrabbondante, conferma la grande importanza del santuario solo alla fine del II secolo a. C., non solo per i Sanniti Pentri, nel cui territorio era stato costruito, ma per tutti i popoli italici che stavano preparando la loro ultima ribellione al potere romano.

La Regina scrive: poteva essere la domus publica del luogo sacro. La prosecuzione delle ricerche rilevò che la casa, costruita verso la fine del II secolo a. C. e quindi contemporanea al tempio, riproduce solamente in parte il modello della residenza aristocratica romano italica, al punto da rappresentare una tipologia del tutto originale, incompatibile con una destinazione privata.

Lo sviluppo edilizio pubblico e religioso nel territorio del Sannio Pentro ed in quello degli altri italici era il preludio alla Guerra Sociale: avevano potuto ricostruzione ed ampliare i loro insediamenti perché favoriti della pace con i Romani dopo gli scontri di fine III secolo a. C..

Dopo la sconfitta patita con la Guerra Sociale, il santuario di Pietrabbondante, avendo assolto il suo compito più di natura ideologica che religiosa, perse la sua importanza.

La Regina: Dopo la guerra sociale il complesso monumentale del Tempio B e del Teatro non è più adibito a funzioni di culto pubblico; non viene distrutto né abbandonato, è conservato come bene pubblico dello stato romano, ma non vi viene eseguita alcuna opera di manutenzione per almeno cinquant’anni. In questo periodo gli edifici decadono e subiscono alcuni danni, In particolare, concerne la domus, crolla gran parte del portico retrostante, che non viene più ricostruito. La casa (domus publica, n. d. r.) di Pietrabbondante perse la sua funzione originaria quando, dopo gli ultimi sviluppi della guerra sociale, il santuario cessò di essere sede di culto pubblico della nazione sannitica. L’intero complesso non presenta tuttavia tracce di devastazioni avvenute durante quel conflitto; sembra anzi che le strutture monumentali siano state rispettate e custodite, sia pure senza notevoli interventi di manutenzione.

Con la conquista di Corfinium/Italia, la prima capitale della Lega italica, di Bovaianom/Bovianum/Bojano, la seconda capitale ed infine di Aesernia/Isernia la terza ed ultima capitale, il santuario e l’insediamento di Pietrabbondante, non avendo avuto una importanza strategica, fu abbandonato al suo destino sia dai ribelli italici che dai Romani.

Fatta eccezione per il ruolo svolto in occasione della Guerra Sociale, se l’insediamento di Pietrabbondante fosse stato uno dei centri o il centro più importanti dei Sanniti Pentri, come si giustifica il suo totale abbandono dopo la fine del conflitto?

La scoperta di un cospicuo numero di armi dovrebbe avallare l’opinione che il santuario di Pietrabbondante fosse stato ancora prima della Guerra Sociale, la sede del principale santuario dei Sanniti Pentri.

Colonna (1996): Intanto è essenziale non dimenticare che quasi di fronte ad Agnone, sull’opposto versante del Verrino, sorgeva il santuario di Pietrabbondante, in cui riconosciamo il santuario nazionale dei Sanniti Pentri, dove sono affluiti nel IV secolo a. C. splendidi bronzi figurati da Capua e da Taranto, a cominciare dagli elmi con paraguance tipo Praeneste, per i quali sembra riduttiva l’interpretazione come preda di guerra.

Il primo scavo avvenne nell’anno 1850 in un’area antistante il tempio A, il secondo scavo nell’anno 1959 presso il grande tempio B; Tagliamonte: Elmi del tipo suditalico-calcidiese …; schinieri anatomici; forse elementi di corazza; esemplari e ganci di cinturoni di tipo “sannitico”; spade lunghe, a doppia taglio, con relativi foderi in lamina di ferro; pugnali … cuspidi di lancia e di giavellotto …. Le dediche collettive effettuate a nome di tutti Pentri dai loro imperatores e duces fra la fine del V e la prima metà del III sec. a. C., all’indomani di vittorie riportate nel corso di spedizioni condotte in area magno-greca, delle cd. tre guerre sannitiche e degli avvenimenti immediatamente successivi, avrebbero, inoltre, dato luogo, per lo meno nel caso del nucleo di armi rinvenute negli scavi borbonici (anno 1850, n. r. d.), all’erezione di un vero e proprio trofeo, in forma di congeries armorum (catasta di armi n. d. r.) sulla spianata antistante il tempio A.

Le armi quando furono dedicate al tempio A ed al tempio B ?

I periodi di sviluppo del santuario di Pietrabbondante si possono riassumere: 1) una sistemazione monumentale nel III secolo a. C. con la costruzione del tempio ionico. 2) una seconda sistemazione all’inizio del secolo successivo (II sec. a. C., n. d. r.) in seguito alla distruzione di Annibale del 217 a. C., con al costruzione del tempio A. 3) Solo alla fine del II-inizi del I secolo a.C. verrà realizzato il complesso teatro-tempio (B) con uno schema tipico dell’età ellenistica.

Come poteva essere riconosciamo il santuario nazionale dei Sanniti Pentri, dove sono affluiti nel IV secolo a. C. splendidi bronzi figurati da Capua e da Taranto, a cominciare dagli elmi con paraguance tipo Praeneste, per i quali sembra riduttiva l’interpretazione come preda di guerra, se il tempio ionico, il primo edificio religioso, fu completato nel III secolo a. C. ?

I Sanniti Pentri, gli imperatores ed i duces come avrebbero potuto offrire le dediche fra la fine del V e la prima metà del III sec. a. C, se il tempio ionico fu costruito nel III secolo a. C., il tempio A dopo il 217 a. C. ed il complesso teatro-Tempio B completò il monumentale santuario alla fine del II-inizi del I secolo a.C. ?

Scrive La Regina, il santuario nella sua fase più antica non doveva essere più importante degli altri esistenti nelle zone circostanti: Agnone, Quadri, Schiavi d’Abruzzo, San Giovanni in Galdo, Roccaspromonte, e Macchia Val Fortore, ma Lo straordinario sviluppo di cui godette in seguito, benchè segregato nel cuore di una regione montana, tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione, dimostra che fu potenziato, verso la fine del II sec. a. C., con la partecipazione di una vasta comunità, forse di tutti i Sanniti Pentri: le armi, stando alle fasi di sviluppo del santuario di Pietrabbondante, furono portate in un periodo compreso tra il 217 a. C. (costruzione del tempio A dopo la distruzione del tempio ionico da parte di Annibale) ed il periodo che precedette la Guerra Sociale, ovvero alla fine del II-inizi del I secolo a. C., dopo che fu completamento il teatrotempio B  che precedette la Guerra Sociale, con lo scopo di ottenere il favore degli dei, soprattutto la Vittoria a cui era stato dedicato il tempio B.

Se le armi fossero state nel santuario prima dell’anno 217 a. C., ovvero in occasione del saccheggio di Annibale, i Cartaginesi, dopo aver distrutto gli edifici esistenti, si sarebbero privati di un così ricco bottino di guerra ?

Verosimilmente, i popoli italici donarono le armi, loro ricco bottino conquistato nel corso dei secoli e probabilmente dedicato in altri santuari, agli dei del tempio A ed alla Victoria del  tempio B,  per essere protetti in occasione dell’ultimo scontro con la potenza di Roma, quando il santuario di Pietrabbondante era sì il luogo di culto dei ribelli.

Oreste Gentile.

 

Tag:

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: