” DAI LONGOBARDI AGLI ARAGONESI. La storia del Molise attraverso rocche e castelli.” Una sorpresa amara.

Appassionato della storia sannitica e medioevale del Molise, mi sono interessato alla pubblicazione Dai Longobardi agli Aragonesi. La storia del Molise attraverso rocche e castelli di Gabriella Di Rocco (2013).

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Gli avvenimenti storici sono compresi tra il V ed il XIII secolo e sono noti grazie alle fonti storiche coeve ed ai diplomi di donazione il più delle volte sottoscritti dai membri della nobiltà delle varie epoche: l’unica variabile è l’interpretazione che ne fanno gli studiosi e gli storici.

Ho iniziato a leggere con molto interesse la pubblicazione di Di Rocco, ma il mio interesse presto si è trasformato in sorpresa!

Nella pubblicazione non ho trovato delle novità, anzi la descrizione di più di un avvenimento è  < sovrapponibile > a quanto ho letto nel lontano anno 1991 nel libro di Oreste Gentile:  Il Sannio Pentro. Dalla civitas di Bojano alla contea di Molise (ed.le Rufus Campobasso).

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La pubblicazione di Gentile è coperta da copyright, pertanto mi sono stupito nel constatare che più di una sua descrizione non è state virgolettata nella pubblicazione di Di Rocco, né è stata scritta in corsivo per evidenziare che era già pubblicata, né lautrice ha menzionato Gentile nelle sue Fonti bibliografiche alle pagine 19 e 20.

Esaminando ciò che ha scritto Di Rocco a pag. 5: Nel 911 Rollone, capo di popolazioni nordiche provenienti dalla Scandinavia, si scontra con l’esercito francese di Carlo il Semplice. Sconfitto, riesce a sottoscrivere un’alleanza con il sovrano, a sposarne una figlia e a farsi assegnare un proprio dominio territoriale, la Normandia […].  

Da quale fonte bibliografica l’autrice ha tratto la notizia?  

Non è dato sapere!                       

Gentile ha scritto a pag. 215: Essi, nell’anno 911, guidati dal loro capo Rollone, risalirono la Senna, devastando e saccheggiando i territori attraversati, fino a che non si scontrarono con l’esercito francese guidato dal re Carlo il Semplice, accorso in aiuto delle atterrite popolazioni. I Normanni furono sconfitti presso Chartres ma, nonostante ciò, riuscirono a sottoscrivere con il re franco una transazione di alleanza, il trattato di Saint-Clair-sur-Epte, che cedeva agli invasori una parte della Bretagna e tutta la Neustria, già da loro conquista, fino ai confini del Maine e del Perché. Rollone sposò una figlia di Carlo il Semplice  [….].

La fonte bibliografica consultata dall’autore: A travers la campagne de Saint Andre’. Le pays d’Ouche et le Perché, Soc. Hist. etr Arch. de L’Orne, tomo XXIX, pagg. 90-97, inedita in Italia perché consultata da Gentile presso la biblioteca di Alencon in Normandia.

Di Rocco continua la descrizione di pag. 5, senza un riferimento bibliografico: Tra le prime regioni conquistate dai Normanni nel nord-ovest della Francia si trovava la NeustriaPer proteggere questo confine veniva istituito il distretto territoriale della Marche facente capo al castrum  de Moulins.

Gentile a pag. 218: Tra le prime regioni conquistate dai Normanni nel nord-ovest della Francia ci fu la Neustria, confinante con quella del Perché. A protezione di questo confine fu istituito il distretto territoriale della Marche (frontiera) facente capo, in quanto occupante una posizione orograficamente più elevata, al castrum di Moulins ed altri insediamenti difensivi di Bonsmouins e Vermel. La fonte bibliografica è sempre quella conservata presso della biblioteca di Alencon.

Di Rocco a pag. 5: In occasione dell’alleanza stipulata tra i principi di Capua e Salerno e i Bizantini, l’Imperatore d’Occidente, Enrico II, chiama contingenti normanni, guidati da Rainulfo, a difendere il confine tra le regioni dell’Italia meridionale, facenti parte del suo impero, e quelle controllate da Bisanzio. Nel 1030 a Rainulfo, giunto in soccorso di Sergio, duca di Napoli, contro il principe Pandolfo di Capua, viene concesso il primo possesso fondiario: la città di Aversa e il territorio ad essa pertinente.

Gentile a pag. 225: In occasione dell’alleanza stipulata tra i principi di Capua e di Salerno con i Bizantini, i contingenti  normanni, guidati da Rainulfo, eletto loro capo, furono ufficialmente utilizzati dall’imperatore d’Occidente Enrico II, per difendere i confini tra le regioni dell’Italia meridionale, facente parte del suo impero, e le regioni controllate da Bisanzio; gli avvenimenti stavano volgendo in loro favore: a Rainulfo, che aveva aiutato il duca Sergio di Napoli contro lo strapotere del principe Pandolfo di Capua, fu concesso, nell’anno 1030, il primo possesso fondiario: la città di Aversa ed il territorio ad esso pertinente.

Di Rocco a pag. 6: Il consolidarsi della presenza normanna in Italia meridionale risveglia la preoccupazione dei signori longobardi, che vedono minacciati il proprio potere e la propria indipendenza e dello stesso pontefice, Leone IX il quale, preoccupato soprattutto per la minaccia che i Normanni rappresentavano per Benevento, da poco città papale, si mostra deciso a scacciare il nemico dall’Italia.

Gentile a pag. 229: Il consolidarsi della presenza normanna nelle regioni dell’Italia meridionale cominciò a creare preoccupazioni nei signori di origine longobarda, in quanto questi vedevano minacciati il loro potere e la loro indipendenza. Le loro ambasce trovarono un sostegno in papa Leone IX, anch’egli preoccupato per il mantenimento del suo potere temporale sui territori a confine con i primi possedimenti normanni, riconosciuti ufficialmente dall’imperatore Enrico II.

Di Rocco a pag. 6: La Contea di Molise, che per quasi un secolo sino al tempo di Ugo II de Moulins o de Molisio (1128-1160) continuerà a chiamarsi Contea di Boiano, sorge intorno alla metà del XI secolo, quando Enrico III, adirato con i Longobardi di Benevento, legittima ai Normanni tutto il principato beneventano. Rodolfo o Raul de Moulins, primogenito di Guimondo II, signore del castrum de Moulins, Bonsmoulins e Vernemil, che aveva avuto parte attiva nella battaglia di Civitate del 1053, diventa primo conte di Boiano. Egli è stato identificato con Rodolfo Molinense o Rodolfo de Molisio, testimone in un documento del 1059.

Gentile a pag. 227: Rodolfo o Raul fu il primogenito di Guimondo II, signore del castrum di Moulins, Bonsmulins di Vernemil; per motivi ancora ignoti, non successe al padre nella titolarità dei possedimenti in quanto, come abbiamo già visto, il duca Guglielmo il Bastardo aveva preferito designare alla successione la sorella Alberada.

Gentile è l’unico studioso ad aver scritto che i territori di Moulins, Bonsmoulin e Vernilquali erano posseduti da Guimindo II ed i suoi figli; è l’unica fonte bibliografica che Di Rocco ha potuto consultare per la sua descrizione e non ha ritenuto opportuno ricordarla tra le sue fonti bibliografiche.

Di Rocco, pag. 6: Alla sua morte (di Rodolfo, n. d. r.) , avvenuta tra il 1092 e il 1094, il figlio primogenito, Ugo I, eredita il titolo e la Contea. Nel 1094 Ugo e suo fratello Ruggero confermano al monastero di Santa Sofia di Benevento il castrum quod nominatur Betere (attuale Castelvecchio di Sepino).

Gentile, pag. 255: Alla morte del conte Rodolfo, avvenuta presumibilmente tra gli anni 1092-1094, il figlio primogenito, conte Ugo I, ereditò il titolo e la contea. Egli, già nell’anno 1095, può fare a suo nome e a quello del fratello Ruggero una donazione di quanto possedeva nei vicini territori della città di Sepino; è testimone all’atto il loro cugino Roberto, figlio di Tristano.  Segue la pubblicazione del testo dell’antico diploma.

Di Rocco ha voluto essere  < originale >: Nel 1094 Ugo e suo fratello Ruggero, mentre Gentile ha scritto già nell’anno 1095 perchè il testo del diploma riporta anno millesimo nonagesimo quinto.

Di Rocco scrive a pag. 8: Nel 1144 il conte appare come giustiziere del re e, per la prima volta, come conte di Molise: la sua presenza è testimoniata nel documento relativo ad una causa per il possesso delle chiese di San Lorenzo e San Marco, nel territorio di Agnone, tra il preposto del monastero di San Pietro Avellana e il vescovo di Trivento.

Gentile a pag. 300, nel capitolo intitolato Ugo II de Molisio, conte di Molise e Justitiario del regno, ha scritto: La sua presenza nella contea di Molise è documentata intorno al 1144, allorquando assiste con alcuni suoi baroni ad una causa per il possesso delle chiese di S. Lorenzo e di S. Marco, site nel territorio di Agnone, tra il preposto del monastero di S. Pietro Avellana ed il vescovo di Trivento. Segue la pubblicazione del testo della pergamena.  

Di Rocco a pag. 8: Nel 1148 a Limosano il conte Ugo II tiene una corte con i suoi baroni e boni homines per la stipula di una concordia tra Ugo Marchese, signore di Lupara e Castelbottaccio e l’abate Giovanni del monastero di Santa Sofia di Benevento, riguardante il pagamento di un tributo da parte degli uomini della chiesa di Sant’Angelo in Altissimo di Civitacampomarano.

Gentile a pag. 301: Nell’anno 1148, a Limosano, il conte Ugo II tenne una corte con i suoi baroni, magnati, giudici e boni homines, per la stipula di una concordia tra Ugo Markese, signore di Lupara e Castelbottaccio, e l’abate Giovanni del monastero di S. Sofia di Benevento, riguardante il pagamento di un tributo da parte degli uomini della chiesa di S. Angelo in Altissimo di Civitacampomarano. Segue la pubblicazione del testo della pergamena.                                                                                                                                                                                         

Di Rocco, pag. 8: Nel 1149 egli conferma al monastero di Santa Sofia di Benevento le donazioni fatte dagli avi Rodolfo, Ugo I e Simone di Castelvecchio e dei castella di Toro e San Giovanni in Galdo .

Gentile a pag. 302: Nell’anno 1149, il conte Ugo II è a Bojano, città capoluogo della omonima contea, già appartenuta al suo avo normanno, il primo conte, Rodolfo de Moulins o de Molinis, fin dal 1053. In Bojano il conte Ugo II confermò un privilegio di donazione in favore del monastero di S. Sofia di Benevento, di alcuni beni siti in Castrum Vetus, privilegio già sottoscritto precedentemente dai suoi predecessori, e dei castrum Toro e San Giovanni in Galdo, già donati da altri suoi parenti, ovvero da Roberto, figlio di Tristano, nipote del conte Rodolfo de Molinis. Segue la pubblicazione del testo della pergamena.

La donazione/conferma dell’anno 1149 sottoscritta dal conte Ugo II faceva un preciso riferimento alla donazione dell’anno 1095, ergo  l’avo Rodolfo non l’aveva potuto sottoscrivere perché era morto nel 1094: i sottoscrittori erano il conte Ugo I e suo fratello Ruggero, non citato da Di Rocco. Da notare che tra le firme dei testimoni compare Simon comes, da identificare con il figlio del conte Ugo I, succedutogli prima del 1113.

Di Rocco a pag. 8: Nel 1153 Ugo II stipula una concordia con Giovanni, abate del monastero di Santa Sofia di Benevento, con cui conferma le concessioni degli avi fatte circa i diritti del monastero sui castella di Castelvecchio, Toro e San Giovanni in Galdo.

Gentile, pag. 303: L’ultimo atto sottoscritto nella contea di Molise è datato 1153, probabilmente a soli sette anni dalla sua morte; nella città di Venafro, stipulò una concordia con l’abate Giovanni del monastero di S. Sofia di Benevento a conferma delle concessioni in precedenza stipulate a Bojano nell’anno 1149. Segue la pubblicazione del testo della pergamena.

Di Rocco, pag. 9: Secondo una secolare tradizione, che fa capo ad Ugo Falcando, il conte avrebbe sposato la figlia illegittima del sovrano, identificata, in seguito, con la contessa Clemenza di Catanzaro, la quale, dopo la morte di Ugo, avrebbe amato il nobile Matteo Bonello.

Gentile a pagina 308 ricorda Falcando che scrisse: Or costui (Matteo Bonello, n. d. r.) preso della bellezza di una figliuola bastarda del re Ruggiero, ch’era stata moglie di Ugone Conte di Molise.

Di Rocco ha perso l’occasione per essere  < originale >: non ha ritenuto opportuno fare una riferimento alla documentata “scoperta” fatta da Gentile che  l’ha illustra nel suo libro da pagina 307 a pagina 315 con il titolo La moglie e la sorella del conte Ugo II de Molisio: Clemenza; lo studioso ha dimostrato che la contessa di Catanzaro, non era la figlia illegittima di Ruggero II, né era stata la moglie del conte Ugo II de Molisio.                                                                                                                                                                                                                                             Gentile ricorda Romualdi Salernitani che scrisse: Risulta invece che Clemenzia, contessa di Catanzaro, fu figlia di Segelguarda moglie del fu Raimondo conte di Catanzaro.

La secolare tradizione a cui fa riferimento Di Rocco è stata smentita da una diligente ricerca bibliografica.

Di Rocco, pag. 9: Sino a pochi anni or sono l’ultima testimonianza conosciuta su Ugo II di Molise risaliva al documento del 1153. Recentemente Errico Cuozzo ha rintracciato un documento nel cartolario di Santa Cristina di Sepino risalente al 1159, nel quale Ugo de Molisio, signore di Sepino, dopo aver donato al monaco Giovanni e ai suoi successori la chiesa di Santa Croce, conferma la cartula libertatis per l’anima dei suoi genitori, del conte Ugo II, di sé stesso e di tutti i suoi parenti. Nel luglio del 1159, quindi, Ugo II è ancora vivo. Alla sua morte, avvenuta tra il 1159 e il 1160, Guglielmo I decide di nominare un suo funzionario di fiducia per amministrare la Contea di Molise, il camerario regio Abdenago filius Anibal.

Di Rocco si allontana dalla realtà degli avvenimenti quando abbandona il testo e le “scoperte” di Gentile, probabilmente valuta non attendibili le sue originali ricerche bibliografiche.

Gentile nel 1991 ha pubblicato la storia della regione Molise dall’epoca dei Sanniti alla contea di Molise; alla pag. 277 ha scritto:  Nell’anno 1159 Ugo de Molisio redasse un “Istrumento di libertà data alla chiesa di Santa Croce” … “redentionem animae domni comitis ugonis molisii et animae patris et matris mee …” … “Ego ugo molisii obligo me …” … “Signum crucis … domini Ugonis Molisii; … Ego domni roggerius de molisio …”.

Di Rocco giustamente ha citato Cuozzo la cui ricerca con il titolo Le pergamene di Santa Cristina di Sepino (1143-1463) è stata pubblicata nel 1998; Gentile 7 anni prima aveva dato notizia dello stesso  documento; Di Rocco, per quanto finora esaminato, non poteva ignorare quanto scritto da Gentile nel suo libro a pagina 277.

Di Rocco non può ignorare che  Gentile ha pubblicato ciò che scrisse Jamison (1933) in merito alle ultime notizie di Ugo II, conte di Molise:  … dove venne ricevuto (le reliquie del corpo di santa Cristina, n. d. r.) con grande feste il 7 maggio (dell’anno 1160, n. d. r.). Questa è l’ultima volta in cui viene ricordato l’intervento del conte Ugo … .                                                                                                                                                 Gentile, seguendo il suggerimento di Jamison,  ha pubblicato il testo integrale della Vitae Sanctorum Siculorum  di O. Cajetani (1657): Guilemo I. Siciliae Rege, & Panormitanae Ecclesiae Antistite Hugone, anno circiter centesimo sexagesimo supra millesimu. […]. Cum olim Panormi Hugo Molisinus Comes Rogerij gener, idemq; Saepini dominus, cum alijs è prima nobilitate viris, de sacroru corpum reliquiis  … .                                                                                                                                                                                                                                    Gentile conclude a pag. 307: Il testo della cronaca testè esaminata (Vitae Sanctorum Siculorim, n. d. r.), evidenzia che il conte Ugo II de Molinis, titolare della contea di Molise, era genero del re di Sicilia, Ruggero II; descrivendo avvenimenti accaduti nell’anno 1160, testimonia che il conte Ugo II è ancora in vita e pertanto la sua morte avvenne subito dopo tale anno. Ergo, non corrisponde alla realtà sostenere Alla sua morte, avvenuta tra il 1119 e il 1160: sicuramente avvenne dopo il 7 maggio 1160.

Di Rocco a pag. 13 continua a seguire pedissequamente Gentile: La Contea di Molise non resta fuori da tali propositi: l’Imperatore conosce bene l’importanza strategica della contea, zona nevralgica per le comunicazioni tra l’Italia centro-settentrionale e le regioni del sud; sa, inoltre che la grande via che mette in comunicazione Roma con Bari, quindi con l’Oriente, è costituita da un diverticolo della via Latina, che da Venafro prosegue verso Isernia, innestandosi alla via Minucia che conduce a Boiano, Sepino e Benevento; i numerosi insediamenti fortificati che si attestano lungo questo percorso tornano così sotto il diretto controllo imperiale.

In merito, Gentile ha scritto a pag. 357: L’imperatore era, pertanto, conscio dell’importanza strategica della contea di Molise, l’antico territorio della tribù dei Pentri, e doveva essere ben a conoscenza che una delle strade di grande comunicazione da Roma a Bari era rappresentata da quella che, staccandosi dalla via Latina presso la fortezza di Venafro, proseguiva per Isernia e quindi per Bojano, Sepinio e verso Benevento e Bari, ed era controllata dalle rocche e dai castelli delle attuali: Roccapipirozzi, Venafro, Rocca Ravindola, Monteroduni, Isernia, Pesche Pettoranello, Castelpetroso, Roccamandolfi, Macchiagodena, Rocca Bojano (Civita Superiore) etc. . Una dopo l’altra, queste fortezze tornarono sotto il diretto controllo dell’imperatore; … .

Di Rocco a pag. 13: Nel 1221 l’esercito imperiale entra nella Contea di Molise e occupa la città di Boiano ai piedi della Civita; qui l’Imperatore raduna tutti i baroni a lui fedeli; Tommaso reagisce inaspettatamente mettendo in fuga i baroni, trasferendo viveri e munizioni nella.

Le cronache dell’epoca identificano con il nome Rocca Boiano l’attuale Civita Superiore di Bojano: Civita è un toponimo recente.

Gentile a pag.360 scrive: Agli inizi dell’ anno 1221 l’esercito reale, probabilmente guidato dai conti fedeli a Federico II, entrò nella contea di Molise e, senza colpo ferire, riuscì ad occupare la città di Bojano, posta ai piedi della omonima Rocca; ivi convennero tutti i baroni della contea per sostenere le rivendicazioni del sovrano. Segue il testo della bibliografia del Chronicon di Ryccardi de Sancto S. Germano ed. Ughelli, col. 193-194.

Continua Gentile, pag. 360: La reazione del conte Tommaso fu inaspettatamente rapida: colse di sorpresa l’esercito imperiale, mettendo in fuga gli impauriti suoi baroni; trasferì tutte le munizioni ed i viveri, raccolti nella città di Bojano, nella omonima Rocca che abbandonò con la moglie Giuditta, non dopo aver dato alle fiamme la stessa città di Bojano, forse per vendicare la sua precedente resa ai suoi baroni. Il rifugio della coppia di ribelli fu ancora una volta l’impervio quanto maestoso castello di Rocca Mandolfi. Segue il testo della bibliografica del Chronicon di Ryccardi de Sancto S. Germano ed. Garufi, pag. 103 (I ed.).

Di Rocco, pag. 13: Intanto Tommaso di Aquino, conte di Acerra, giustiziere di Puglia e Terra di Lavoro, per ordine imperiale, assedia Boiano, poi punta su Roccamandolfi per sferrare l’attacco finale ai conti di Molise. In questo stesso anno Federico II nomina Teodino di Pescolanciano giustiziere imperiale; costui si reca ad Isernia per rivendicare al regio demanio alcune proprietà. Federico, stanco del  protrarsi delle resistenze da parte di Tommaso e Giuditta, si porta a Roccamandolfi per dirigere personalmente le operazioni militare.

Gentile, pag. 360Il conte di Acerra, Tommaso di Aquino, pose l’assedio a Rocca Bojano e dopo aver patteggiato la resa, con l’esercito si diresse a Rocca Mandolfi per sferrare un definitivo attacco alla strenua resistenza dei conti di Molise. Ormai la contea di Molise era sotto il controllo reale, in quanto Federico II aveva nominato, nell’anno 1221, un proprio Imperiale Justitiario nella persona di Theodino de pesclolanzano che presiedette una curia nella città di Isernia per rivendicare al regio demanio alcune proprietà. Lo stesso Federico II, stanco del protrarsi di queste residue resistenze da parte del conte di Molise, venne a Rocca Mandolfi per dirigere personalmente, ma senza successo, le operazioni di conquista.

Le cronache dell’epoca non ricordano Roccamandolfi, ma Rocca Mandolfi.

Di Rocco, pag. 13: A questo punto Tommaso, in accordo con la consorte, decide di fuggire e di rifugiarsi presso il cognato, Rainaldo di Anversa per continuare la resistenza; la contessa, invece, rimane a Roccamandolfi.

Gentile, pagg. 360/61: Il conte Tommaso, considerando che se fosse stato catturato insieme alla moglie, contessa Giuditta, sarebbe svanita per sempre ogni speranza di ulteriore resistenza, ritenne opportuno, in accordo con la moglie, fuggire da Rocca Mandolfi, rifugiandosi presso il cognato, Ruggero di Aversa, per continuare in altre zone la resistenza al sovrano; mentre la contessa Giuditta avrebbe continuato a resistere ed eventualmente, sfruttando il fatto di essere donna, avrebbe potuto ottenere dall’imperatore una onorevole resa. Segue il testo della bibliografia del Chronicon di Ryccardi de Sancto S. Germano ed. Garufi, pag. 107 (I ed.): Comes Thomasius de Molisiis, […], quod, sororius suus Raynerius de Aversa contra imperatorem firmaverat et tenebat … .

Finalmente qualcosa di originale: merito a Di Rocco di avere scritto a pagina 13: il cognato, Rainaldo di Anversa, correggendo un errore di Gentile che nelle pagine 360 e 361  del suo libro ha scritto il cognato Ruggero di Aversa, pur conoscendo il testo della fonte bibliografica che ricorda sororius suus Raynerius de Aversa.

Di Rocco, diligente nel seguire la  < traccia > del libro di Gentile, scrive a pag. 15: La Contea di Molise, che Federico aveva ceduto ad Enzo, viene invece data ad Oddo, signore di Marchia. Costui, infatti, compare in un documento, nel quale concede il castrum di Toro al signore Riccardo di Busso in premio per i suoi servigi passati.

Gentile a pag. 386, ha scritto in merito: (Corrado IV, figlio di Federico II, n. d. r.)) non al fratello Enzo, come aveva disposto il padre, ma a Oddo signore di Marchia, di cui scarse sono le notizie; di lui si conosce una donazione al vassallo Riccardo di Busso. Segue la pubblicazione del testo pubblicato da Jamison.

Continua Di Rocco a pag. 15: In una lettera inclusa nella relazione di un’inchiesta fatta a Castropignano nel marzo del 1254 dal giudice di Macchiagodena, , conte di Lomello e giustiziere della Terra di Lavoro e della Contea di Molise. In questa lettera Enrico riferisce un ordine di Corrado IV relativo al restauro dei castelli, sulla base dello Statuto paterno e impone agli abitanti di Castropignano di portare aiuto per i lavori di Civita di Boiano.

Gentile a pag. 387: Durante il regno di Corrado IV, nell’anno 1254, Rao castri Macclagodeni judex sollecita l’intervento degli abitanti di  Castri Pinenai a restaurare il castrum Boiani, già ordinato da Federico II fra gli anni 1241-1246. Segue pubblicazione del testo che Gentile ha tratto da Acta Imperii Inedita saec. XIII, E. Winckelmann, Innsbruck, 1881, pag. 769 e segg. .

La fonte bibliografica pubblicata da Gentile ricorda … et egregi viri domini Henrici palatini comitis de Lommello et comitis Marsici, regii capitanei et iustitiarii Terre Laboris et comitatus Molisii citra flumen Capue usque ad fines regniHenrici (di Sparvara secondo Di Rocco) era sì comitis de Lommello et comitis Marsici, nonché regii capitanei et iustitiarii Terre Laboris et comitatus Molisii, ma non era tra i titolari della Contea di Molise, come ha scritto Di Rocco.

Di Rocco non ha fatto altro che  < plagiare > quanto pubblicato da Gentile:  nelle FONTI BIBLIOGRAFICHE che < riflettono > quelle di Gentile, la studiosa non ha pubblicata la fonte degli  Acta Imperii Inedita saec. XIII, E. Winckelmann, Innsbruck, 1881; ma è stata nel diligente nel citare il mese di marzo in cui fu scritto il documento, ricordato da Gentile che ha pubblicato il documento: Anno ab eius incarnatione m. cc. liiii. die Marcurii XXX. mensis martii, duodecime inditionis.

Di Rocco a pag. 15: Prima di morire Innocenzo IV aveva nominato re di Sicilia il suo alleato Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX. Lo scontro tra le milizie angioine e le truppe di Manfredi presso Benevento si chiude con la morte di questi. A nulla vale la discesa in Italia di Corradino, figlio di Corrado IV, sconfitto da Carlo d’Angiò a Tagliacozzo e decapitato a Napoli nel 1268.

Gentile, pag. 388: Il pontefice non aveva mai rinunciato a privare del potere e della autorità i suoi acerrimi antagonisti ghibellini e, pertanto, nominò re di Sicilia un suo fedele alleato, Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia, Luigi IX[…]. Re Manfredi subì una definitiva sconfitta, perdendo la vita, presso Benevento nell’anno 1266 ed a nulla valse la discesa in Italia di Corradino, figlio dire Corrado IV, che venne sconfitto da Carlo d’Angiò presso Tagliacozzo e fu,  successivamente decapitato a Napoli nell’ottobre del 1268.

Gentile dalla pagina 388  alla 394 del suo libro descrive le vicende del conte Ruggero, figlio dei Tommaso da Celano e di Giuditta contessa di Molise, fino all’anno 1282 della sua morte (vedi Jamison) e La contea di Molise continuò ad essere amministrata dalla curia reale e non venne concessa ad alcun conte.

Di Rocco abbandona il testo di Gentile dopo la pagina 15  solo 2 pagine, la 16 e la 17 ad una sommaria descrizione della contea di Molise agli inizi della dominazione aragonese: la sua fonte bibliografica si era esaurita!

Da quanto esaminato, lascio che sia il lettore a giudicare la pubblicazione di Di Rocco.

Oreste Gentile.

 

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  1. Michael a Mullen Says:

    I am tracing this family and find the article very effective my goal is to trace all 9 children of Guitmund des Moulins La Marche as well as Guillime des Moulins de Falaise keep it going !

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