IL BOSCO MAZZOCCA DI RICCIA RIFUGIO DEL DIMISSIONARIO PAPA CELESTINO V.

 Nella biografia Vita et Miracoli di San Pietro del Morrone. Già Celestino Papa V. Autore della Congreg. De Monaci Celestini dell’Ordine di San Benedeto. Raccolta Dal P. Don Lelio Marino Lodeggiano Abbate Generale della medesima Congregazione (1630), al Cap. III. del Libro IIII si legge: Il Santo fugge anco, e sta nascosto in diversi luoghi è descritto il viaggio che l’ottantaseienne papa dimissionario e perseguitato intraprese dalla Cella del Morrone, cioè del luogo di Sant’Onofrio tanto segreto […], se ne partì da là per andarsene in una vastissima selva di Puglia, la qual era lontana dal Monte Morrone il viagio di quattro giorni, & haveva inteso eser’ habitata da alcuni romiti servi d’Idio. […]. Fuggiva il Santo, scrisse Marino, in paesi a lui stranieri per non esser conosciuto … .

La vastissima selva di Puglia di cui Marino ignorava la localizzazione ed il nome era distante quattro giorni di viagio dall’eremo del Morrone: Qual sia questa Selva nella Puglia, dove il Santo stava nascosto, non fù dichiarato e lasciato scritto da gli autori, & difficile il saperlo, perché dicono che dall’Apruzo andando in Puglia tutto il paese sia pieno di selve. Tuttavia prima che si entri nella Puglia piana per la parte de i Monti mediteranei vi hà tra gli Monti, vicino dove si dice l’Ariccia, una selva grande, che si continua sin’ al piano, nella quale habitano molti Romiti.

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Itinerario (indicativo verde) da Sulmona/Cella del Morrone alla selva grande di  l’Ariccia/RICCIA. Sant’Angelo (punto rosso, I a sn.) paese natale di papa Celestino V e M Agano (punto rosso a ds.) nel cui territorio sorgeva il monastero di Santa Maria in Faifoli.

La meta era una vastissima selva nella Puglia, ma essendo sconosciuta la localizzazione e la denominazione della selva dove il Santo si sarebbe nascosto, Marino ritenne che fosse nella Puglia, tuttavia precisò che esisteva una selva grande che si estendeva e si localizzava   prima che si entri nella Puglia piana per la parte de i Monti mediteranei, gli Appennini  meridionali, tra gli Monti, vicino dove si dice l’Ariccia (Riccia) e che  si continuava sin’ al piano.

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I centri di Riccia, di Decorata e di Tufara nel cui territorio prosperava la selva grande che dai Monti mediteranei giungeva sino alla pianura dauna.
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St. Angelo, paese natale di papa Celestino V. M. Agano nel cui territorio sorgeva il monastero di Santa Maria in Faifoli. laRiccia/Riccia. Bosco di Mazzocco e Bosco di Decorata.

3 sono gli indizi che permettono di localizzare ed identificare la selva grande dove trovò rifugio Pietro da/del Morrone. (1). l’Ariccia è il primo indizio: il toponimo localizza ed identifica un insediamento urbano che sorgeva nei pressi di un selva grande. Ancora oggi, in prossimità dei confini tra il Molise, la Campania beneventana e la Puglia daunia, c’è la città di Riccia nel cui territorio prospera il bosco di Mazzocco (oggi bosco Mazzocca), il centro di Tufara, Decorata, frazione di Colle Sannita, con il bosco di Decorata ed ancora il bosco Mazzocca tra i territori di Foiano e Baselice in provincia di Benevento ed ai confini con la Daunia.
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I territori di Riccia, di Tufara e di Decorata a confine tra le province di Campobasso, Foggia e Benevento.

Riccia era nel passato conosciuta con il toponimo di la Riccia o con quello più antico l’Ariccia, ricordato da Marino. Scrisse Ciarlanti (1644): Bartolomeo di Capoa possedé la Riccia, Morrone, & Altavilla […]. Fè nel 1286. che la Riccia, ch’era nel Giustitiariato di Capitanata, si mettesse nel Giustitiariato di Terra di Lavoro, e di Contado di Molisi, che li tornava più commodo. Diede poi egli à Roberto suo nipote figliuolo di Giovanni suo figlio la Riccia, Morrone … . 2). di CorataMarino ricordò: Pietro da/del Morrone, stando nascosto nella selva, una volta scoperto, aveva ricevuto la visita d’un certo Abbate dell’Ordine di San Benedetto delle vesti nere; Il Monastero di questo Abbate si chiamava di Corata scrive il libro antico. Contiguo a bosco di Mazzocco c’era il bosco di Decorata e la località Decorata, frazione del comune di Colle Sannita (BN): Marino ricordò che Pietro da/del Morrone ricevette la visita d’un certo Abbate dell’Ordine di San Benedetto delle vesti nere; Il Monastero di questo Abbate si chiamava di Corata scrive il libro antico: di Corata, il nome del monastero, non è dissimile da Decorata, toponimo della località dove già nell’anno 1051 esisteva un monastero benedettino.  D. G. Barbarulo ha scritto: Decorata nel 1051 fu sede di un cenobio benedettino. […]. Il conte Nubilone o Nubolone, signore di Ponte di Castel Vipera e di altre terre, insieme a suo figlio Riccardo fondò nel settembre 1051 un monastero nel bosco con chiesa dedicata a Santa Maria di Decorata, come è detto nell’Instumentum fundationis monisterii Sanctae Mariae, in loco dicto Decoratae alla presenza di Robertum Buianensem episcopus e diversi signori dei luoghi vicini. […]. Passò poi ai monaci cassinesi, che spesso si contendevano diritti di potestà su altri monasteri del circondario, come attesta una lite del 1142 tra Guisenolfo, abate di Santa Maria in Balneo nel territorio di Ripa Literni e Potone, abate di Santa Maria Decorata. Nel 1151 il Papa Anastasio IV, con la bolla “In Eminenti” conferma l’abbazia di Decorata a Pietro, arcivescovo di Benevento e nel 1156 il Papa Adriano IV con la bolla “Et Rationis Ordo” la riconferma a Enrico, arcivescovo di Benevento. Il monastero di Decorata è ricordato in altri documenti del 1300 sempre per questioni di rendite e di affitti di terreni, appartenenti a tale comprensorio, nel territorio molisano; nel 1335 si ha notizia anche di una causa vertente tra Simone de Molisio, feudatario di Castelvetere, e Nicola, abate del monastero di Santa Maria di Decorata. Nel 1374 l’abate di Decorata è elencato tra gli abati della diocesi di Benevento, che avevano l’uso della mitria e della croccia, cioè del baculo, in occasione del Concilio Provinciale dell’Arcivescovo di Benevento Ugone. Per lungo tempo il territorio di Decorata appartenne ai monaci; nel 1794 la chiesa, il monastero e il feudo furono comprati per 61.620 ducati dal principe di Colle Vincenzo Maria Di Somma, divenendo così di proprietà privata. Oggi di quell’antico monastero resta solo qualche rudere; la vecchia cappella è stata sostituita da una più moderna e funzionale, ultimamente abbellita con dipinti eseguiti dalla pittrice Gabriella D’Aiuto, a dimostrazione dell’importanza che tale luogo di culto riveste ancora per i Decoratesi. La storia,  scrive D. G. Barbarulo, ricorda anche il monastero di “Gualdo Mazzocca” in Foiano V.F. (BN) nel 1170, fondato dall’eremita Giovanni da Tufara: Dopo aver cercato invano un luogo solitario sul Gargano, trovò finalmente il suo eremo su un’altura nell’immenso bosco di Mazzocca tra Baselice e Foiano e lì si fece costruire nella roccia una piccola cella; ma la fama delle sue mirabili virtù di carità e di pietà si diffuse rapidamente, tanto che in molti giungevano all’eremo, per venerarlo e seguirlo. Da essi fu costretto a fondare un “oratorio” e un “milite” della città di Troia, di nome Milone, costruì una chiesa in onore della Madonna. Successivamente l’eremita Giovanni sentì la necessità di fondare un monastero per la necessità della congregazione e per le molte persone che vi giungevano. […]. Il Monastero, già dopo la morte dell’Eremita (1170), aveva tre “dipendenze”, a cui si aggiunsero successivamente altre, non solo in territorio sannita, ma anche in territorio pugliese. La considerazione, di cui godeva il Monastero, è dimostrata dai numerosi lasciti e donazioni, sia da parte delle pubbliche autorità dei luoghi appartenenti alla badia, sia da parte della gente comune, sia da parte di notabili (conti e baroni che dominavano nei vari feudi). In questo modo il Monastero del Gualdo accrebbe il suo patrimonio e aumentò sempre più il suo prestigio. Il Monastero del Gualdo, divenuto poi Abbazia, fu anche un fiorente centro culturale e di studi, come è confermato in un manoscritto, che si conserva presso la Biblioteca Apostolica Vaticana catalogato come Codice Vaticano Latino 5949, che fu scritto a Mazzocca tra il 1197 e il 1209, dove restò fino al XV secolo, passando poi a S. Sofia di Benevento e di lì al Vaticano; il manoscritto è  prezioso, perché costituisce uno splendido esemplare di scrittura beneventana, ma anche per la decorazione e per il contenuto. Il Monastero conservò il suo massimo splendore fino al 1400, quando cominciò la decadenza. La presenza di religiosi di diversi ordini, alcuni provenienti dal Nord, cessò definitivamente durante la peste del 1656. (3). La presenza degli eremiti nella selva grande: nella quale habitano molti Romiti. nella quale habitano molti Romiti è il terzo indizio per sostenere che il dimissionario e perseguitato papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, trovò rifugio e soggiornò nel bosco oggi denominato Mazzocca, presso Riccia: la selva grande nella quale habitano molti Romiti, che si continua sin’ al piano, vicino dove si dice l’Ariccia; dei molti Romiti la storia del XII secolo ricorda i coetanei, il già citato beato Giovanni da Tufara ed il beato Stefano Corumano di Riccia. 4). Un altro indizio è utile per identificare Riccia con si dice l’Ariccia: il tempo di quattro giorni che fu necessario al dimissionario/perseguitato Pietro da/del Morrone che faceva, scrisse Marino, il viagio à piedi: se ne partì di là per andarsene in una vastissima selva di Puglia, la quale era lontana dal Monte Morrone il viagio di quattro giorni, & haveva inteso esser’ habitata da alcuni romiti servi d’Idio. Marino aveva descritto il primo viaggio che frate Pietro di Angelerio intraprese nel mese di gennaio dal castrum, oggi Sant’Angelo Limosano, suo paese natale, a Castel di Sangro: Mà doppò haver fatta una giornata ……, passò più avanti, & il secondo giorno a hora di Nona (ore 15) arrivo ad un luogo chiamato Castel di Sangro.

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I percorsi tratturali (ab) che avrebbe utilizzato frate Pietro di Angelerio per andare da Sant’Angelo (1), paese natale, a Castel di Sangro nel cui territorio iniziò i primi 3 anni di eremitaggio.

A piedi, i tempi per percorrere i tratturi Castel di Sangro-Lucera (a) e Celano-Foggia (b) da Sant’Angelo Limosano a Castel di Sangro, secondo google sono: per il percorso a = 74, 2 km. in 15, 29 ore; per il percorso b = 67, 6 in 14, 9 ore; sia la distanza dei due tracciati che le ore per percorrerla sono sovrapponibili: in una giornata + secondo giorno alle ore 15 furono percorsi circa 70 km.. Tenendo in debito conto che all’epoca del primo viaggio era inverno e Pietro aveva 20 anni, esaminiamo il viaggio che fu intrapreso per la Selva nella Puglia all’età di circa 86 anni e nel periodo, scrisse MarinoVerso al principio del mese di Marzo dell’istesso stesso anno (1295) si ritirò nella selva di Puglia, e si fermò fin’ al principio del mese d’Aprile ò puoco doppò, essendo che corse quell’anno la Pasqua a 3. d’Aprile. Perché ne anco in quel bosco sì folto e remoto potè egli stare occulto. Dalla Cella del Morrone, nei pressi di Sulmona, la distanza (dati google) da l’Ariccia, viaggiando a piedi, esistono 3 itinerari: 139 km. in 29 ore; 144 km. in 30 ore e 159 km. per 33 ore. La conoscenza della distanza ed il tempo per percorrerla sono fondamentali per localizzare ed identificare la selva grande dove trovò rifugio Pietro da/del Morrone. Marino prima di descrivere con dovizia di particolari la localizzazione della selva grande nei pressi di l’Ariccia/Riccia dichiarò di ignorare Qual sia questa Selva nella Puglia, dove il Santo stava nascosto, poi fu del parere che fosse quella dell’Incoronata, che è tra Fogia & la Cerignola molto grande, dove pur stanno molti Romiti & è più credibile che il Santo stesse in questa, perché è vicina à Quaranta. Quaranta? Marino prima di fare riferimento alla selva grande nelle vicinanze di l’Ariccia, aveva ricordato un certo Abbate dell’Ordine di San Benedetto delle vesti nere … . Il Monastero di questo Abbate si chiamava di Corata scrive il libro antico, ma Quaranta propriamente si chiama il luogo (Hora questo è membro del Monastero di Santa Maria d’Andria) nella Puglia detta da gli Geografi Peucetia Hora tera de Bari. Si ignorano i motivi, ma Marino preferì indicare Quaranta e non di Corata, ricordando la visita di certo Abbate dell’Ordine di San Benedetto delle vesti nere del Monastero di Santa Maria d’Andria, ma Il Monastero di Santa Maria de Miracoli d’Andria dell’Ordine di S. Benedetto della Congregazione Cassinense fù fondato, et eretto il Monastero l’anno del Signore 1580, con l’autorità, et consenso della fe. me. di papa Gregorio XIII., come chiaro appare per il suo breve, che comincia Cathedram præheminentiæ pastoralis sub datum Romæ idus 6. ianuarii prædicti, et pontificatus eiusdem anno nono, e con il consenso anco, et à petitione del vescovo, duca, e cittadini di detta città, come dal detto breve appare. Il sudetto Monasterio avanti fosse eretto in tale consisteva solo in una chiesetta, dentro una grotta di detta lama, che più tosto si poteva chiamare oratorio nel qual erano dui altari in uno dei quali sta dipinta l’immagine della S.ma Vergine, la quale tiene nel suo grembo assiso l’Unigenito suo figlio, e nell’altro l’immagine di S. Margherita vergine, e martire. Il monastero di Santa Maria d’Andria esisteva al tempo di Marino, ma non all’epoca di papa Celestino V ed è certo che esisteva il monisterio Sanctae Mariae, in loco dicto Decoratae nell’anno 1051;  corrisponde a vero quanto lo stesso Marino aveva scritto : Il monastero di questo Abbate si chiamava di Corata scrive il libro antico; ergo, di Corata = Decorata. La Puglia, più precisamente il territorio dauno con il promontorio del Gargano, furono testimoni delle triste e dolorose vicende che interessarono il fuggiasco Pietro da/del Morrone. La selva grande nella quale habitano molti Romiti, che si continua sin’ al piano, vicino dove si dice l’Ariccia e che oltre ad estendersi nel territorio di Decorata, si sviluppava in quello di Tufara, patria dell’eremita beato Giovanni, ed arrivava fino ai confini del territorio dauno, in base alle conoscenze storiche-geografiche dell’epoca in cui visse Marino, era localizzata nella Puglia, visto ciò aveva precisato anche Ciarlanti: Fè nel 1286. che la Riccia, ch’era nel Giustitiariato di Capitanata, si mettesse nel Giustitiariato di Terra di Lavoro, e di Contado di Molisi, che li tornava più commodo. La selva grande non può che localizzarsi tra gli odierni ed all’epoca sconosciuti centri di Riccia, Tufara, Decorata, Baselice e Foiano; lo stesso Marino era del parere che quel bosco fosse sì folto e remoto, pertanto lontano da centri e da strade importanti quale era il sito del bosco dell’Incoronata: a piedi poco più di 15 km. da Foggia e  30 km. da Cerignola. Abbiamo già esaminato il tempo impiegato dalla partenza dalla Cella del Morrone, nei pressi di Sulmona alla selva grande localizzata e identificata presso l’Ariccia/Riccia, percorsi probabilmente a piedi, verso la fine dell’inverno da Pietro da/del Morrone che stava per compiere 86 anni: 139 km. in 29 ore; 144 km. in 30 ore e 159 km. per 33 ore. Dalla Cella del Morrone, nei pressi di Sulmona, google indica 3 itinerari per raggiungere la bosco dell’Incoronata viaggiando a piedi: 225 km. in 47 ore; 231 km. in 48 ore e 247 km. per 51 ore. mmmm

Itinerario (indicativo nero) da Sulmona (Cella del Morrone  a  l’Arciccia e bosco dell’Incoronata.

Se si fosse rifugiato nella bosco dell’Incoronata, localizzata da Marino tra Fogia & la Cerignola, l’itinerario sarebbe stato più lungo e maggiore il tempo per percorrerlo rispetto ai quattro giorni ricordati dallo stesso biografo. Una volta scoperto il suo rifugio, il fuggiasco papa dimissionario si trasferì presso il monastero di San Giovanni in Piano non lontano da Apricena; scrisse Marino, convinto che il rifugio fosse il bosco dell’Incoronata: Di qua si può raccogliere probabilmente dove fosse la selva, &  che fosse  quella dell’Incoronata poiché di là à San Giovanni vi è strada e viaggio d’una giornata e meza, o due al più & il santo Vecchio ottogenario (per la precisione stava per compiere 86 anni) faceva il viaggio a piedi.

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Itinerari (indicativi nero) l’Ariccia/RICCIA – APRICENA (monastero di San Giovanni in Piano) e (rosso) bosco dell’Incoronata– APRICENA (monastero di San Giovanni in Piano).

Gli itinerari ed i tempi di percorrenza (dati google) da l’Ariccia/Riccia al monastero di San Giovanni in Piano/Apricena sono: Km. 79, 9 in 16 ore e 8 minuti; 79, 7 in 16 ore e 7 minuti e 85, 9 km. in 17 ore e 16 minuti. Dal bosco dell’Incoronata al monastero di Santa Maria in Piano/Apricena: km. 52, 8 in 10 ore km. 54, 2 in 10 ore e 59 minuti. A differenza  del tempo per percorrere la distanza bosco dell’Incoronata ad Apricena, la distanza ed il tempo per l’itinerario l’Ariccia/Riccia ad Apricena, risultano: Km. 79, 9 in 16 ore e 8 minuti; 79, 7 in 16 ore e 7 minuti e 85, 9 km. in 17 ore e 16 minuti, pari alla stima fatta da Marino d’una giornata e meza, o due al più  che corrisponde a una giornata + secondo giorno (alle ore 15) del primo viaggio  di frate Pietro di Angelerio dal suo paese natale a Castel di Sangro: percorso = 74, 2 km. in 15, 29 ore e per il percorso b = 67, 6 in 14, 9 ore che corrispondono ad furono percorsi circa 70 km.. Ricapitolando: 1). Il toponimo l’Ariccia ricordato da Marino  (1630) che Ciarlanti (1644) ed una mappa del 1793 denominarono la Riccia,  identifica la città di Riccia localizzata nella regione Molise in prossimità dei confini con le province di Benevento  e di Foggia. 2). di Corata ricordato da Marino identifica un monastero benedettino sorto nell’anno 1051 nell’odierna Decorata, frazione di Colle Sannita, non lontana da l’Ariccia/Riccia. 3). La selva grande dovrebbe corrispondere ai boschi che a “macchia di leopardo” oggi si possono identificano con il Bosco di Mazzocco, oggi bosco Mazzocca di Riccia, il bosco Mazzocca tra i territori di Foiano e Baselice in provincia di Benevent e di Baselice, il Bosco di Decorata ed altri che dai Monti mediteranei (Appennino meridionale) si estendevano fino alla pianura dauna. 4). La presenza degli eremiti nella selva grande: la storia ricorda i beati Giovanni da Tufara e Stefano Corumano di Riccia. 5). I tempi di percorrenza dei viaggi del dimissionario e fuggiasco Pietro da/del Morrone dalla Cella del Morrone/Sulmona alla selva grande/l’Ariccia/Riccia e dalla selva grande /l’Ariccia/Riccia al monastero di San Giovanni in Piano/Apricena.

6). Marino senza una giustificazione, pur affermando che un libro antico scrive che il Monastero di questo Abbate si chiamava di Corata, ritenne che Quaranta propriamente si chiama il luogo e che appartenesse al Monastero di Santa Maria d’Andria, presso Bari.

7). Marino ritenne la selva grande o quel bosco fosse sì folto e remoto, ovvero lontano dai centri e dalle vie di comunicazione più importanti, come all’epoca erano l’Ariccia/Riccia e di Corata/Decorata, mentre il bosco dell’Incoronata, giudicato dal biografo il rifugio di Pietro da/del Morrone, non era lontano dalla città di Foggia (15 km.) e da Cerignola (30 km.).

 Oreste Gentile.

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