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L’ ORIGINE DEL NOME ” MOLISE “.

ottobre 16, 2013

Per chi fosse spinto dalla curiosità di conoscere l’etimologia  del nome della regione MOLISE rimarrebbe deluso e sconcertato: scoprirebbe che sono state proposte le ipotesi più strane che alterano la sua Storia.

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La regione Molise (rosso).

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Il territorio (rosso) dei Pentri con capitale Bojano. Il territorio  (verde) dei Frentani con  capitale Larino. La provincia (azzurro) di Isernia e la provincia (nero) di Campobasso.

Alcuni fanno riferimento a ciò che propose Gazzella nel 1601: Contado di Molise. Fu questa Provincia così chiamata dalla città di Molisia dalla quale presero ancor’ il nome coloro, che questo paese signoreggiarono, & il Pontano testifica, che nel suo tempo era ancora in pie’ la nobilissima casata di Molisia, il che egli nel 5. libro dell’historie della guerra Napoletana scrive: …: Samnij quoque pars ea, in qua est Bovianum, & AEsernia, qui ager recenti nomine est Molisius, Molisio ab oppido, à quo originem duxere qui agro quondam imperaverunt. Qua re familia quoq; Molisia odier agnoscitur.

Consultando l’opera di Pontano, redatta tra il 1494 ed il 1503 per illustrare i Fatti di Ferdinando d’Aragona primo Re di Napoli di questo …, nel libro V si legge ciò che accadde tra il 1463 ed il 1465 nel territorio dell’attuale Molise, ricordando in particolare  i centri di Isernia e Bojano: Alla quale i medesimi riscuotitori aggiungono quella parte parimente dove è Sergna e Boiano la qual Regione è nuovamente chiamata il Contado di Moligi, da Moligi castello da cui derivano coloro, che signoreggiarono a quel paese. La onde ancora a’ tempi nostri v’è la famiglia Moligia.

E’ chiaro che Moligi e Moligia sono la corruzione di Molise.

Pontano aveva descritto dei fatti accaduti negli anni il 1494 ed il 1503, ossia dopo circa 400 anni dall’estinzione della famiglia comitale di origine normanna dei de Moulins/de Molinis/de Molisio: il conte Ugo (II), l’ultimo erede, era morto nell’anno 1160.

Il Contado di Molise a cui fece riferimento Pontano, identificava il territorio che a partire dalla metà dell’XI secolo era denominato contea di Boiano, costituita dai territori pertinenti alle contee longobarde-franche di Venafro, di Isernia, di Trivento, di Bojano e parte della contea di Larino.

Il territorio delle contee di Venafro (1), contea di Isernia (2), contea di Trivento (3) e contea di Bojano 4)  avevano fatto (anno 667) parte del gastaldato di Alzecone, Divennero (anno 897?)  4 contee autonome. Nel territorio frentano furono istituite la contea di Termoli (4) e la contea di Larino (5).

Il territorio delle contee di Venafro (1), contea di Isernia (2), contea di Trivento (3) e contea di Bojano (6) che avevano fatto (anno 667) parte del gastaldato di Alzecone, Divennero (anno 897?) 4 contee autonome. Nel territorio frentano furono istituite la contea di Termoli (4) e la contea di Larino (5).

Solo a partire dall’anno 1142, con l’assemblea di Silva Marca voluta da re Ruggero II di Sicilia, l’estesa contea di Boiano fu denominata contea di Molise: Molise doveva ricordare e perpetuare il cognomine della famiglia comitale di origine normanna che aveva saputo realizzare.

La contea di MOLISE (anno 1142), già contea di BOJANO, nella sua massima espansione.

La contea di MOLISE (anno 1142), già contea di BOIANO, nella sua massima espansione.

Ciarlanti (1644), scrisse: La nobilissima famiglia di Molise trà questo grandemente fioriva, e giunse a grandezza tale, c’havendo poco menche conquistate tutte le Terre di questa Provincia, dal lor cognome fu denominata Contado di Molise, come anche Molise chiamarono un Castello, che alcuni di quella edificarono presso le rovine dell’antica Città di Tiferno, e così sono state poi sempre denominate.

Una descrizione chiara e storicamente documentata dai diplomi redatti nei secoli XI-XII e dalle fonti bibliografiche.

Dall’epoca dei Sanniti-Pentri e dei Sanniti-Frentani che dall’VIII secolo a. C. avevano occupato i territori che avrebbero costituito l’attuale regione Molise, dopo la dominazione romana e la decadenza del loro impero, fino all’XI secolo con la presenza dei Longobardi e poi dei Franchi, precisamente fino all’anno 1053 non esisteva, la Storia ha ricordo una località denominata Molise.

Nell’anno 1057 la Storia ricorda Rodulfo de Molisio, al fianco di Roberto di Altavilla, detto il Guiscardo.

I diplomi sottoscritti dal conte Rodolfo, il primo titolare della contea longobardo-franca di Boiano testimoniano in modo inconfutabile che fu il suo cognomine a dare il nome al territorio che nell’anno 1963 avrebbe costituito la 20^ regione dell’Italia repubblicana.

Nel 1088 il conte Rodolfo era già titolare della contea di Boiano e della contea di Isernia; in un diploma di donazione scrisse: Ego Rodulfus comes Dei gratia cognomine de Molinis patrie Boianensis.

Nell’anno 1089 fu citato come teste in un diploma redatto dal Giordano, principe di Capua: raulis demolisi.

Nell’anno 1092 dichiarò: Ego Rodulfus cognomine de Molisio Dei gratia Comes patriae Bovianensis.

Perché Rodolfo aveva adottato il cognome Molinis o Molisio ?

E’ importante sottolineare che i Normanni, nel momento del loro arrivo in Italia, iniziarono ad usare come cognomine il toponimo latinizzato/italianizzato del loro luogo di origine.

Lindasay (1984) ha scritto: E’ possibile che i Normanni, trovandosi in un mondo estraneo, si volessero identificare rapportandosi alle loro località francesi, ma è molto più probabile che stessero continuando un’usanza acquisita in Normandia.

I Montgomery, divennero Mongomeri; i Benmont, Boemondo; gli Aigle, Aquila; i Monfort, Monforte; i Saint Fromond, Sanfromonte; ed i più illustri, gli Hautanville, divennero Altavilla.

Rodolfo con i suoi figli e con alcuni fratelli, nativi del castro normanno di Moulins, giunti in Italia latinizzarono/italianizzarono la denominazione Moulins e l’adottarono per il loro cognomine: Molinis o Molisio.

Con Rodolfo venne in Italia il fratello Guimondo, ricordato dalle cronache dell’epoca e dai diplomi: Girmendus filius Gimundi, qui dicitur de Mulsi: Girmendus e Gimundi sono la corruzione di Guimondo, mentre de Mulsi è la corruzione di Molinis o Molisio.

Il suddetto Guimondo, figlio di Guimondo, nell’anno 1080 compare come teste in una donazione al monastero della S. Trinità di Venosa: Teste: Goffridus de Altavilla, nepos huius defiucti; Guimundus Molinois; … .

Lo ritroviamo nel diploma dell’anno 1082-83: …. guimundi, qui dictus est de mulisi. ed ancora: guimundi qui dictus est de mulisi.

Nel diploma dell’anno 1083 fu ricordato : guimundi qui dicitur de mulisi.

Un altro fratello del conte Rodolfo era Ugo, barone, considerato il primus inter pares nell’elenco dei baroni della corte dei principi di Capua appartenenti alla dinastia normanna dei Drengot; in un primo diploma: Hugo de Molinis; nel secondo: …, et nostrorum dilectorum subscriptorum baronum Hugonis videlicet de Molinis.

Al comes Rodolfo successe il figlio Ugo (I) che continuò l’espansione territoriale della contea di Boiano.

I diplomi dell’epoca ricordano: Ugo de Molisi che nell’anno 1097 scrisse: ego Ugo comes qui dicitur de Mulisi; e nello stesso anno il principe di Capua, Riccardo II, ricordò: … comes Ugo de Molinis.

Lo stesso Ugo (I), in un diploma dell’anno 1105, ricordando il padre, citò il loro cognomine: Ego Ugo Dei gratia Comes filius qm. Bonae memoriae Comitis Raulis de Molisio. Lo stesso diploma fu sottoscritto da: Jordanus de Molisio e Malgerius de Molisio di cui si ignora il legame di parentela con titolari della contea di Boiano.

Una donazione dell’anno 1151/52 ricorda: Ego Robbertus Dei gratia miles, filius quondam domini Robberti de Molini gratia Dei baroni et militis.

Robberti de Molini era nipote del capostipite conte Rodolfo, in quanto figlio del secondogenito Roberto, fratello del conte di Boiano Ugo (I).

Nello stesso diploma è scritto: Ego Wilielmus de Molini, era il quintogenito figlio del comes Rodolfo, citato da questi nelle donazioni degli anni 1088 e 1092.

Esistono altri diplomi che testimoniano la diffusione nella regione campana di altri signori della dinastia dei de Moulinis/de Molisio, ma non permettono di chiarire con certezza quale grado di parentela li unisse alla famiglia titolare della contea di Boiano.

Al comes Ugo (I) successe Symon filius Ugonis de Molisio che morì apud Yserniam a causa di un terremoto e fu sepolto in atrio ecclesiae beati Benedicti del monastero di Montecassino.

Al comes Simone successe dapprima il fratello Roberto e dopo, con la maggiore età, il figlio Ugo (II).

Roberto fu nominato signore di Sepino e nei diplomi da lui sottoscritti compaiono: domini roggerius de Molisio, Robberti de mol., domni ugo de mol., domni Rog. de mol., Robberti de mol. Domni sepini, Nos Robberti et Ugo de molisio domni castri Sepini.

Nell’anno 1226 compare: Ego Hugo de molisio dominus campobassi interfuit. Molinis o Molisio era il cognomine dei titolari della contea di Boiano.

Con la titolarità di Ugo (II) de Molinis/de Molisio che aveva sposato una figlia di re Ruggero II di Sicilia e questo era stato l’amante di una sorella del titolare della contea di Boiano, nel 1142 e solo da quell’anno, in occasione dell’assemblea di Silva Marca voluta dal cognato di Ugo (II), l’importante contea di Boiano passò alla Storia come contea di Molise.

Jamison (1933) scrisse che era la più grande e compatta delle contee del Regno, resa sempre importante dalla sua posizione geografica attraverso le frontiere tra la Puglia e Capua.

Morto senza eredi, al comes Ugo (II) de Molinis/de Molisio, primo titolare della contea di Molise, successero in ordine di tempo:

dall’anno 1166, Riccardo di Mandra Conte di Molise che lasciò erede (anno 1186) la moglie domina Gatel(grima) comitissam molisii fuerat appellatam.

Nell’anno 1185 era già titolare domini nostri egregii Comitis Roggerii de molisio; molisio non era il cognomine di Ruggero, ma la denominazione della contea; infatti firmò il documento:  … dei et gratia Molisii comes signum crucis propria manu feci e confermo nei documenti del 1189: Dum nos Rogg. dei, & regia gratia de Molisio Comes e del 1193: Ruggiero per la Dio gratia Conte di Molise.

Nell’anno 1196 Corrado di Lutzelinhart, detto Muscancervello, era titolare della contea di Molise; ma già nell’anno 1197 la contea di Molise aveva un nuovo comes: Markward (Marcovaldo), il siniscalco del re.

Alla sua morte il titolare della contea di Molise fu Tommaso da Celano che aveva sposato Giuditta, contessa di Molise, forse figlia del comes Ruggero le cui ultime notizie risalgono all’anno 1193.

Successe alla titolarità della contea, per breve tempo, il loro figlio Ruggero: Nos Roggerius dei gratia Celani, Molisii et Albe Comes.

Con l’avvento degli Angioini, nell’anno 1270 la contea di Molise fu revocata per essere amministrata direttamente dalla curia reale.

La Storia ha tramandato l’origine del cognomine Molinis o Molisio e quella della contea di Molise.

A quanto documentato si contrappone la conclusioni cui giunse Masciotta (1915) dopo le sue ricerche: …: tanto più, poi, quando si consideri che della famiglia Molisio – pur così celebre nei fasti della storia – nessuno ha saputo indicare né le origini, né la provenienza. E normanna, certo non fu.

Negli ultimi tempi, altri studiosi hanno indirizzato le loro ricerche per scoprire dell’origine del nome Molise, ma hanno commesso l’errore di prendere in considerazione solo ciò che alcuni autori pubblicarono del secolo scorso.

Un esempio che vale anche per altri studiosi.

Gasdia (1960), ricordando ciò avrebbe proposto D’Ovidio, scrisse: Molise, secondo Francesco D’Ovidio, è un vocabolo in forma di plurale alla molisana, derivativo di mola o di molinum.  Ed  < è come se in latino si dicesse Molenses, cioè gli abitanti o i luoghi presso al mulino, o, al par di morales, le macine stesse o i macigni, petrae o lapides molenses >. Gasdia riportò in nota il riferimento bibliografico: Primo centenario, 35.

Lo stesso D’Ovidio, scrisse ancora Gasdia, rileva per avallare la sua etimologia che tanto in Italia che in paesi esteri di lingua neolatina, località presero vocabolo da mola o da molinum. […]. Molise sarebbe stata una terra, villaggio formato, o feudo meramente rustico, in una località di mulini azionati da acqua. Non so se quest’acqua ci sia stata a Molise.

Ma si dice anche che tra le città del classico periodo della grandezza e decadenza del Sannio, vi fosse Melae, Melas, Mela, che Luca Holstenius annotando Filippo Cluwer nei < Siciliae antiquae libri duo > pone nell’Irpinia, fuori dalla Pentria, distrutta Mele da Fabio nel 538 a. u. c. (215 a. C.). Ma Cluwer, accettando il vocabolo, com’è senza discussione, sembra collocare Molise sul luogo dove già sorse la città di Tifenum, Tiferno. Matteo Egizio sposta Molise verso Limosano.

Non si può negare che la questione della topografia e del nome di Molise sia difficile da risolvere. E forse non lo sarà mai dopo le perdite straordinarie di fonti autentiche subite di recente dall’Archivio di stato di Napoli e dall’Archivio municipale di Campobasso. Qualche speranza di futuri chiarimenti si potrà avere quando studiosi nostri affronteranno un severo esame degli archivi beneventani da me non potuti consultare.

Procediamo con ordine: Molise sarebbe stata una terra, villaggio formato, o feudo meramente rustico, in una località di mulini azionati da acqua.

Le considerazioni di Gasdia o di D’Ovidio erano corrette, ma avevano sbagliato l’identificazione della terra, villaggio formato, o feudo meramente rustico, in una località di mulini azionati da acqua; perché il nome Molise derivava sì da una terra, villaggio formato, o feudo meramente rustico, in una località di mulini azionati da acqua, ma la località era sita in Normandia e si identificava con Moulins, un castrum che poteva vantare la presenza dei mulini; da quella località, prima dell’anno 1053, era giunto in Italia, nel territorio già dei Pentri, nella contea di Boiano, Rodolfo e la sua numerosa famiglia: nel 1142,  il loro cognomine, Molinis o Molisio, diede il nome alla regione Molise.

E’ antistorico sostenere che nel territorio dei Pentri esisteva una località denominata Melae, Melas, Mela, unicamente per sostenere che sarebbe diventato nel corso del tempo un insediamento denominato Molise e che nel medioevo avrebbe dato il nome all’attuale  regione.

Livio ricordò 1). Melae (XXIV, 20, 4) e 2). Meles (XXVII, 1) in occasione della presenza di Annibale in Italia, dopo che i Romani erano stati la sconfitti a Canne.

1). Melae: …; l’altro console, Fabio, si diresse verso il Sannio per devastarne i campi e riprendere con le armi le città che erano passate al nemico. Il paese di Caudio nel Sannio fu più di tutti devastato violentemente; i campi furono incendiati il lungo e in largo; fu fatta ricca preda di bestiame e di uomini; le città di Compulteria, Telesia, Compsa, Melae, Fulsulae et Orbitanium.

La descrizione di Livio non può dare origine a dubbi o ad arbitrarie interpretazioni: gli avvenimenti accaddero nel Sannio, precisamente nel territorio dei Caudini dove si localizzavano le città di Compulteria, identificata con Alvignano, Telesia, identificata con S. Salvatore Telesino; l’elenco prosegue con  Compsa, identificata con Conza Campana, che era localizzata nel territorio degli Irpini.

Si ignorano le identità di Melae, Fulsulae et Orbitanium ma, in base alla citazione di Compsa, città degli Irpini, si potrebbe ipotizzare che il console dal territorio dei Caudini sia passato a quello degli Irpini per conquistare le tre città alleate di Annibale.

Melae è da cercare nel territorio dei Caudini od in quello degli Irpini, mai nel territorio dei Pentri.

2). Meles: In Italia il console Marcello, dopo aver ripreso per tradimento Salapia, strappò con la forza ai Sanniti le città di Marmoree e di Mele. Qui furono sopraffatti circa tremila soldati di Annibale, che vi erano stati lasciati come guarnigione.

Dopo la battaglia di Canne, il teatro degli scontri era ancora una volta il territorio dei Dauni, perché Salapia era città dauna: l’esercito del console Marcello, dopo aver ripreso per tradimento Salapia si mosse per attaccare i Sanniti che con circa tremila soldati di Annibale occupavano Marmoree e Mele.

Le 2 città non sono state identificate, ma ciò che accadde dopo la conquista di Salapia, esclude la loro localizzazione nel territorio dei Pentri.

Potrebbero essere state  nel territorio dei Dauni ed occupate dai Sanniti e dai Cartaginesi; od essere nel territorio degli Irpini, la popolazione di origine Sannita che si era alleata con Annibale.

Melae o Meles non può essere localizzata nel territorio dei Pentri e essere identificarla con l’odierno Molise, il centro che è  in provincia di Campobasso.

In occasione della presenza di Annibale in Italia, prima e dopo la battaglia di Canne, i Pentri non si lasciarono convincere dalle lusinghe di Annibale; la loro alleanza con i Romani fu più volte ricordata dagli storici.

Melae o Meles fu coinvolta negli scontri tra i Romani ed i Cartaginesi dopo la battaglia di Canne quando, scrisse Livio: Passarono quindi ai Cartaginesi queste popolazioni: Campani, Atellani, Calatini, Irpini, parte dell’Apulia, i Sanniti tranne i Pentri, tutti i Bruzzi, i Lucani, e oltre a questi gli Uzentini, quasi tutto il litorale greco, i Tarantini, quei di Metaponto, i Crotonesi, i Locresi e tutti i Galli cisalpini; è chiaro che  Melae o Meles era nel territorio dei Pentri dove, nei pressi di Bovianum/Boviano/Bojano, i Romani avevano posto gli accampamenti per intervenire contro i Cartaginesi presenti nel territorio degli Irpini: Notizie di tutte queste cose come si erano svolte giunse ai Beneventani, che mandarono subito dieci messi ai consoli che avevano campo nei dintorni di Boviano.

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Il territorio dei PENTRi (rosso). Il territorio dei Caudini (grigio). Il territorio degli Irpini.

I Pentri, testimonia ancora Livio, avevano già prima della battaglia di Canne dimostrato la loro alleanza con i Romani; il loro intervento fu determinante per l’unica vittoria dei Romani prima di Canne: Con l’intervento successivo del sannita Numerio Decimio le sorti della battaglia ritornarono in favore dei Romani. Si racconta che costui, per stirpe e per ricchezza uno dei cittadini più autorevoli, non solo di Boviano che era la sua patria, ma di tutto il Sannio, per ordine del dittatore aveva condotto al campo romano ottomila fanti e cinquecento cavalieri … .

Questo è quanto tramanda la Storia: nel territorio dei Pentri non esistiteva Melae o Meles; la regione Molise e la località di Molise in provincia di Campobasso, devono il loro nome alla famiglia di origine normanna il cui cognomine era Molinis/Molisio; dal castrum di Moulins giunse in Italia e prese possesso della contea di Boiano prima dell’anno 1053.

Oreste Gentile.

 

 

 

 

 

LARINO: SABINA/SANNITICA/FRENTANA o ILLIRICA/JAPIGIA/DAUNA ?

ottobre 7, 2013

Non esiste una fonte bibliografica od una testimonianza archeologica che possa permettere di sostenere e di affermare che l’antica Larino fosse localizzata nel territorio dei Dauni.

La Storia insegna che Larino si localizzava nel territorio dei Frentani, una popolazione italica originata dal rito del ver sacrum dei Sabini/Sanniti; nell’VIII sec. a. C.  si erano stanziati sia all’interno della penisola che lungo la costa centro-orientale del mare Adriatico a confine (sud-est), rappresentato dal corso del fiume Fortore con il popolo dei Dauni di origine Illirica.

Gli abitanti di Larino, vivendo in un territorio di confine, nel corso dei secoli subirono l’influsso anche di quella cultura.

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Larino ed il suo territorio (nero) tra gli insediamenti (rosso) dei loro consanguinei di origine Sabina ed a sud est a confine con i popoli di origine Illirica.

Gli storici hanno tramandato:

Scilace di Carianda (VI-V sec. a. C.), nel Periplo, localizzò: 11 Sanniti. I sanniti confinano con i campani e la navigazione costiera del Sannio è di mezza giornata.

14 Iapigia. Dopo la Lucania si trova il popolo degli iapigi, fino al monte Orione sul mare Adriatico. La navigazione costiera, lungo la Iapigia è di sei giorni e sei notti. E nella Iapigia abitano dei greci, e le loro città sono queste: Eraclea, Metaponto, Taranto e il porto Idrunto all’ingresso del mare Adriatico o Ionio.

Scilace sapeva che il monte Orione, oggi promontorio del Gargano, era bagnato dal mare Adriatico; successivamente localizzò il porto Idrunto (Otranto) all’ingresso del mare Adriatico o Ionio: perché separa/va i due mari o il mare che da nord a sud bagna/va le coste orientali era conosciuto con entrambi i nomi ?

Esamineremo in seguito la denominazione del mare che bagnava le coste orientali della penisola italica.

15 Sanniti. Dopo gli iapigi, a partire dal monte Orione, ci sono i sanniti. A questo appartengono le seguenti lingue o parlate: laterni, opici, cramoni, bosentini, e peucezi, che vanno dal mar Tirreno fino all’ Adriatico. La navigazione costiera della terra dei sanniti dura due giorni e una notte.

Si noti che Scilace chiama Adriatico il mare che bagnava la costa opposta a quella del mar Tirreno.

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Scilace. Sul versante del mare Tirreno (seguendo la  descrizione del periplo da nord verso sud, freccia pun.ta) i sanniti (territorio nero) che confinavano con i campani erano i popoli della montagna: Carecini, Pentri, Caudini ed Irpini.  I sanniti (territorio rosso) della costa ionica-adriatica, dopo gli iapigi ed il monte Orione (seguendo la descrizione da sud verso nord, freccia punt.ta ) erano i Frentani, i  Marrucini, i Vestini ed i Piceni che con i sanniti dell’interno  condividevano l’origine Sabina.

16 Umbri. Dopo i sanniti c’è il popolo degli umbri, e nella loro terra si trova la città di Ancona. […].

Il geografo/storico greco ci permette di conoscere i territori occupati dai Sabini/Sanniti in occasione della loro migrazione dalla Sabina intorno al VIII sec. a. C. e la loro espansione nei territori limitrofi.

La descrizione del paragrafo 11 evidenzia che i Sanniti della montagna avevano occupato ed erano presenti in alcune delle città della pianura campana, già fondate od occupate dagli Etruschi e dai Greci.

I sanniti della montagna erano i Carecini, i Pentri, gli Irpini ed i Caudini, alleati per contendere ai Romani l’espansione verso i territori centro-meridionali della penisola italica.

Il nome del mare che bagnava le coste orientali della penisola italica: nel compiere il periplo della penisola italica, Scilace al paragrafo 14 descrisse la costa del mare Adriatico, denominazione che risaliva al VI-V sec. a. C. quando gli Etruschi, fondando la colonia di Hatria o Hadria  denominarono Adriatico il mare che bagna/va la costa fino ad Otranto. a. C. 

Nei secoli precedenti e fino al VIII- VII sec. a. C., il “golfo” compreso tra le coste orientali della penisola italica e le coste della penisola balcanica e greca, era denominato Jonio a seguito della colonizzazione degli Joni presenti anche sulle coste occidentali della penisola italica bagnate dal mare che all’epoca era detto Ausonio, nome che risaliva ai secoli XII-XI sec. a. C.; fu denominato Tirreno al tempo della espansione dei Tirreni o Etruschi sia sulla costa occidentale della penisola, sia sulla costa orientale dove avevano fondato Spina, alla foce del fiume Po.

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1. Spina. 2. Hatria o Hadria. 3. Cupra. D. Dauni. P. Peuceti. M. Messapi.

Gli iapigi di origine greca, ricordati da Scilace, che avevano occupato l’odierna Puglia dividendosi, in Dauni, Peucezi e Messapi: il loro territorio comprendeva la costa del mare che dai secoli VIII-VI a. C. e fino al VI-V a. C. era denominato golfo jonico e successivamente Adriatico, confinano a sud con la Lucania, mentre a nord ovest e nord est confinavano con gli Irpini, con i Pentri e separati dal fiume Fortore dai Frentani.

Pallottino (1984): Originario  territorio enotrio-ausonico, la Puglia già dall’età del bronzo espresse dall’inizio dell’età del ferro una propria civiltà dalle caratteristiche assai spiccate. Ne furono creatori gli Iapigi (o Apuli, che è variante latina dello stesso nome), suddivisi i Messapi a sud, Peucezi al centro e Dauni a nord nell’attuale provincia di Foggia. […].

Dopo gli iapigi, a partire dal monte Orione, ci sono i sanniti scrisse Scilace al paragrafo 15 ed al paragrafo 16 ricordò che Dopo i sanniti c’è il popolo degli umbri, e nella loro terra si trova la città di Ancona.

Il geografo/storico dimostra di conoscere la comune origine Sabina/Sannita dei popoli originati dal rito del ver sacrum e stanziati lungo la costa adriatica compresa tra il monte Orione ed Ancona.

Dopo gli iapigi, a partire dal monte Orione o promontorio del Gargano vi erano i Frentani, i Marrucini, i Vestini, i Praetutii ed i Piceni: Larino era uno dei principali insediamenti dei Frentani.

                               

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Pallottino: Matrice di tutte le genti italiche migrate nell’Italia meridionale sono i Sanniti del Molise (Pentri e Frentani, n. d. r.) e dell’Irpinia (Irpini e Caudini, n. d. r.), a loro volta collegati ai Sabini secondo la tradizione, e recanti lo stesso nome (Safinim in osco = Samnium; la forma Samnites deriva da Samnium). […].

Nel corso delle vicende che videro coinvolti i Sabini/Sanniti contro i Romani, il territorio frentano pertinente al capoluogo Larino, localizzato a confine con la Daunia, al pari del territorio dei Sabini/Sanniti/Pentri di Venafro a confine con la Campania, subirono dai conquistatori le riforme amministrative che interessarono i loro territori, ne furono influenzati, ma non persero la loro identità storica e culturale.

Polibio (II-I sec. a. C.), Cicerone (106-43 a. C.), Cesare (I sec. a. C.), Livio (64/59 a. C. – 12/17 d. C.), gli storici più antichi, non ricordano che Larino fosse ancora pertinente al popolo dei Frentani, ma citano il territorio di Larino (Polibio), il municipio di Larino e l’agro Larinati (Cicerone), il fines Larinatium (Cesare), il Larinate agro e l’agrum Larinatem (Livio). Plinio (I sec. d. C.), dopo avere ricordato Teanum Apulorum itemque Larinum, ricordò anche  Larinates cognomine Frentani.

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Il territorio dei Frentani di Larino delimitato a sud est dal fiume Fortore che ad est lo separava dai Dauni, a nord ovest dal fiume Biferno che lo separava dai consanguinei Frentani; a nord ovest e sud ovest dai consanguinei Pentri ed Irpini.

 Polibio: Il generale Annibale, per tornare là donde abbiamo preso le mosse (dalla zona del Falerno, n. d. r.), informato dagli esploratori che nel territorio di Luceria e di Gerunio si trovava grande quantità di frumento e che Gerunio era località molto adatta per istituirvi un deposito, decise di passare lì l’inverno. […]. Giunto a Gerunio, che dista duecento stadi da Luceria. []. Marco … . Quanto seppe che Annibale aveva già occupato con le sue forze Gerunio, che correva il territorio raccogliendo frumento, e aveva posto un campo trincerato dinanzi alla città, abbandonate le alture, discese lungo i contrafforti che portavano al piano. Giunto sul colle che si leva nel territorio di Larino e si chiama Calene, vi pose l’accampamento, deciso ad attaccare il nemico a ogni costo.

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Il territorio di Larino (rosso) tra i fiumi Fortore e Biferno. 2. Gerunio. 3. Calene.

Successivamente, nell’illustrare la campagna di Filippo  e degli Etoli nel 218 a. C., Polibio scrisse: Era questo l’inverno nel quale Annibale, dopo aver devastato le più illustrati località dell’Italia, si accingeva a svernare a Gerunio nella Daunia, mentre i Romani avevano eletto consoli Caio Terenzio Varrone e Lucio Emilio Paolo.

Avendo associato nella sua descrizione la località di Gerunio a Luceria, la ritenne sita nella Daunia; ma, sapendo  che il colle che si chiama Calene non era in Daunia, lo localizzò nel territorio di Larino, distinto dalla Daunia.

Sappiamo che Gerunio, oggi Gerione, era nel territorio di Larino, al pari del colle Calene identificato con l’odierna Casacalenda.

Cicerone: A. Cluenzio Abito, il padre del mio cliente, fu, o giudici, un personaggio eminente per virtù, reputazione e nobiltà non solo del municipio di Larino, la sua città natale, ma in tutta la regione e nelle vicinanze.[…]. Abbiamo qui accanto a noi dei Frentani, rappresentanti della più alta nobiltà, così come dei Marrucini di pari dignità; da Teano Apulo e Luceria vedete qui, nella veste di testimoni in nostro favore, dei cavalieri romani, uomini degni degli onori più eminenti; da Boviano e da tutto il Sannio sono state inviate  nobilissime attestazioni di elogio e giunsero fin qui i cittadini più facoltosi e prestigiosi. Iam qui in agro Larinati praedia, qui negotia,… (Coloro, poi, che nel territorio di Larino hanno proprietà fondiarie, imprese di affari)… .

Al tempo di Cicerone esistevano il municipio di Larino e l’agro Larinati, distinti dal territorio pertinente ai Dauni.

Quale era l’estensione territoriale del municipio di Larino e dell’agro Larinati ?

AGER LARINO

L’agro Larinati pertinente al municipio romano di Larino era compreso tra il fiume Biferno a nord-ovest ed il fiume Fortore a sud-est, fiume che segnava i confini tra il territorio dei Sabini/Sanniti/Frentani di origine Sabina e i Dauni di origine Illirica/Japigia; il confine con i consanguinei Pentri era a nord-ovest, prossimo all’insediamento di Calena (Casacalenda), e con gli Irpini a sud-ovest.

I confini del suo territorio, come quella dei Pentri, loro consanguinei di origine Sabina/Sannita, delimitavano sia la colonia che il municipio romano e, con l’avvento del cristianesimo, anche i confini della diocesi episcopale.

Leggendo Cicerone, apprendiamo che in favore di A. Cluenzio Abito accorsero gente della sua stessa stirpe sabina/sannita: i Frentani, i Marrucini, i cittadini di Boviano, già capitale dei Pentri il cui territorio all’epoca si identificava con il Sannio.

Da parte dei Dauni non ci furono attestati di stima perché da Teano Apulo e da Luceria, città daune, vennero solo cavalieri romani.

Cesare scrisse: … et per fines Marrucinorum, Frentranorum, Larinatium in Apulia pervenit. (e, attraversato il territorio dei Marrucini, dei Frenani, dei Larinati, giunge in Apulia.

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L’itinerario (freccia viola) descritto da Cesare per raggiungere l’Apulia.

E’ evidente: per raggiungere l’Apulia dauna si doveva attraversare il territorio di Larino che al tempo di Cesare non si localizzava nella Daunia.

Strabone (67 a. C. – 20 d. C.) per i territori dei Sabini/Sanniti che affacciavano sul mare Adriatico, scrisse : Oltre il Piceno c’è il territorio dei Vestini, dei Marsi, dei Peligni, dei Marrucini, dei Frentani, di stirpe sannitica. […]. Dopo Aternum c’è Ortona, porto dei Frentani e Buca, anche questa dei Frentani, che è vicina a Teanum Apulum[…].

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Strabone: descrizione (da nord a sud, freccia blu). Il territorio del Sannio (confine azzurro). Teanum dei Sedicinum (nel riquadro nero a sin.). L’istmo (linea tratteggiata) dal territorio di Teanum Apulum alla Decearchia (Pozzuoli).

Descrivendo il versante Tirreno: Dopo il Lazio viene, di seguito, la Campania, che si estende lungo il mare  e, al di là di essa, nell’entroterra, il Sannio, che arriva fino ai Frentani e ai Dauni. […].

Il Sannio dell’entroterra ricordato da Strabone a confine con la Campania, corrispondeva alle tribù della montagna, già ricordato da Scilace: Carecini, Pentri, Irpini e Caudini che confinavano con i Frentani a nord e con i Dauni ad est.

Nel golfo c’è un lago e oltre il lago, nell’entroterra, c’è Teanum Apulum, omonimo di Teanum Sidicinum; a questo punto la larghezza dell’Italia sembra ridursi considerevolmente e da qui alla regione di Decearchia, da un mare all’altro, non resta che un istmo di larghezza inferiore a 1.000 stadi.

Dopo la palude, procedendo lungo la costa, si arriva al territorio dei Frentani e a Buca. A partire dalla palude dall’una e dall’altra parte ci sono 200 stadi per giungere fino a Buca e al Gargano.

La zona successiva intorno a Buca è stata già descritta in precedenza.

Ricordando quanto illustrato in merito alla denominazione dell’odierno mare Adriatico, la descrizione di Strabone testimonia che alla sua epoca le coste delle regioni comprese tra l’attuale Puglia ed il Veneto, erano bagnata dal mare denominato Adriatico: Cosicchè, se anche ammettessimo che formi un solo lato la costa che va dalla parte più interna dell’insenatura dell’ Adriatico fino alla Iapigia; era il mare Adriatico.

Livio: Dalle terre dei Peligni Annibale ripiegò indietro la marcia e volgendosi verso  lApulia giunse a Gerione, città abbandonata dai suoi abitanti. … . Il  dittatore pose un campo fortificato nel territorio di Larino (Larinate agro); dopo la sconfitta di Canne, scrisse che il console Claudio inviò dei messaggeri anche nel territorio dei Larinati, chiaramente distinto dai Frentani, da quello degli altri consanguinei Sabini/Sanniti, e da quello dei Dauni: Furono parimenti inviati messaggeri nei territori dei Larinati (agrum Larinatem), dei Marrucini, dei Frentani, dei Pretuzi.

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Livio: le direzioni dei viaggi dei messaggeri (frecce azzurre).

Livio successivamente ricordò un discorso tra i consoli dell’epoca: Da quanto tempo sta a guardia di Gereoni, piccola borgata dell’Apulia, come se  fosse dinanzi alle mura di Cartagine!

Per localizzare ed identificare Gereoni, piccola borgata dell’Apulia vale quanto detto per il passo di Polibio.

Plinio così descrisse la II Regione augustea (I sec. a. C.): e l’Ofanto che, scendendo dai monti dellIrpinia, bagna Canosa. Da qui ha inizio la Puglia dei Dauni, che ha preso il nome dal condottiero suocero di Diomede. In Daunia sono le città di Salapia (1), famosa per l’amore di Annibale con una cortigiana; Siponto (2), Oria (4), il fiume Cervaro, che segna il confine della Daunia; il porto di Aggasio, la punta del monte Gargano, che dista 234 miglia dal capo Iapigio o Salentino, comprendendo in questa distanza il periplo del Gargano; seguono il porto di Garna, il lago Pantano (4), il fiume Fortore ricco di approdi; Teano di Puglia (5) e così pure Larino (6-12), Cliternia (7) e il fiume Biferno, oltre il quale ha inizio la regione dei Frentani. […], e i Dauni, ai quali appartengono, oltre alle città già dette, le colonie di Lucera (8) e Venosa (9-14) e le citta di Canosa (10) e di Arpi (11-8).

Continuò a descrivere la II Regione: Inoltre, nella seconda regione, all’interno, in Irpinia si trova la colonia di Benevento (1) che, in segno di migliore auspicio, mutò il nome (un tempo si chiamava Maleventum); e le città di Eclano (2), Aquilonia, Avellino dei Protopi (3), Conza, Caudio (4), la città dei Liguri Corneliani e quella dei Liguri Bebiani, Vescellio. E ancora, Ascoli (5), gli Aletrini (6), Avellino dei Marsi, gli Atrani, Ece (7)  gli Alfellati, Atena, Arpi (811) , i Borcani, i Collatini, i Corinensi; Canne (9),  famosa per la sconfitta romana; i Dirini, Forenza (10), Ginosa, Erdonia (11), gl’Irini, Larino dei Frentani (126), i Metinati del Gargano, i Mateolani, i Neretini, i Natini, i Rubustini (13) , i Silvini, gli Strapelini, i Turnantini, Vibino, Venosa (149), gli Ulurtini.

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Plinio: il territorio di Larino tra i fiumi Fortore e Biferno. Le località ricordate per 2 volte: numero nero per la prima volta, numero rosso per la seconda volta.

 Le 2 citazioni di Larino non localizzano e non possono identificare 2 Larino: è chiaro che si trattava di un errore, giustificato dallo stesso  Plinio nella prefazione della illustrazione delle Regioni augusteee: Passerò ora in rassegna il territorio e le città dell’Italia e la suddivisione, fatta da lui, dell’Italia in undici regioni, procedendo però secondo il tracciato della costa. Quanto ai rapporti di vicinanza tra le singole città, ritengo impossibile mantenerli inalterati, almeno in un discorso affrettato com’è il mio; perciò, riguardo alle città dell’interno, mi atterrò all’elencazione per ordine alfabetico fatto dallo stesso Augusto, segnalando le varie colonie, come fosse lui.

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Plinio: divisione amministrativa dell’Italia, Illustrazione adottata da Plinio (seguire le frecce rosse).

La citazione delle 2 Larino fu causata dal metodo che fu utilizzato per descrivere le 11 regioni augustee in cui era stata divisa amministrativamente l’Italia; per la costa della penisola italica Plinio affermò di avere consultato sia il Periplo (4429 a. C.  (redatto da Varrone (116-27 a. C.) prima della riforma augustea: Lo sviluppo costiero dell’intera Italia …., come attesta Marco Varrone; sia le fonti bibliografiche che descrivevano le Regioni dopo la riforma augustea.

La prima citazione Teanum Apulorum itemque Larinum fu tratta da Varrone che aveva descritto il territorio italico prossimo alla costa adriatica; successivamente, per il territorio dell’interno, come dichiarò Plinio, si attenne all’elencazione per ordine alfabetico delle colonie fatto dallo stesso Augusto, segnalando per la 2^ volta Larino con il cognomine Frentani che ricordava ed evidenziava l’origine etnica della città.

La < distrazione > pliniana fu ripetuta anche per le città di Venosa ed Arpi che la  riforma augustea localizzava nella II Regione.

L’esatta descrizione di Scilace di Carianda che permette di conoscere l’origine e la localizzazione di Larino nel territorio dei Frentani, nel corso dei secoli era stata dimenticata anche a causa della definitiva sconfitta dei popoli di origine Sabina/Sannita da parte dei Romani.

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La IV regione augustea (confine rosso. Il territorio di Larino, nella II regione (confine nero)

Per la descrizione della costa adriatica occupata dai popoli di origine Sabina/Sannita, Plinio scrisse: Segue la quarta regione, che comprende le popolazioni più valorose d’Italia. Sulla costa, nel territorio dei Frentani, a partire dal Biferno, sono il fiume Trigno ricco di approdi, la città di Istonio, Buca, Ortona, il fiume Aterno. Nell’entroterra Lanciano dei Frentani,[…]. Nel territorio dei Marrucini è Chieti, […]. Dei Vestini sono Angulani, Penne e Peltunio. […].

La quinta è la regione del Piceno.

La descrizione di Plinio, da sud verso nord, localizzando erroneamente Buca dopo Istonio (Vasto) e prima di Ortona, non concorda con Strabone che aveva scritto, procedendo da nord a sud: 1). dopo Ortona c’era Buca, vicina a Teanum Apulum. 2). Dopo la palude (lago di Lesina, n. d. r.), procedendo lungo la costa, si arriva al territorio dei Frentani e a Buca che era a sud est sia di Ortona che di Vasto.

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La riforma politico amministrativa augustea che non poca confusione aveva creato a quanti intendevano descrivere le popolazioni che abitavano la penisola italica, aveva anche lo scopo di accentuare la separazione delle popolazioni aventi la stessa origine etnica.

Le 11 Regioni che rappresentavano altrettante divisioni amministrative dell’Italia, comprendeva la II Regione, detta Apulia et Calabria, e la IV detta Samnium, la cui istituzione rappresentò per le antiche tribù di origine Sabina/Sannita: i Carecini, i Pentri, gli Irpini, i Caudini ed i Frentani, un ulteriore smembramento.

Il territorio pentro ad ovest, pertinente a Venafrum, venne incluso nella I Regione Latium et Campania; mentre il territorio frentano ad est, pertinente a Larinum, il Larinate agro o agrum Larinatum, compreso tra il fiume Biferno a nord, ed il fiume Fortore a sud, a cui erano pertinenti  i territori di Morrone del Sannio, Casacalenda (Calene), Gerione, Ripabottoni, Bonefro, S. Giuliano di Puglia, Colletorto, ed alcuni centri oggi in provincia di Foggia alla sinistra del corso del fiume Fortore: Serracapriola, Chieuti furono assegnati, con il territorio degli Irpini e dei Caudini  alla II Regione Apulia et Calabria.

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Il territorio di Larino (confine rosso) con alcune località (verde) pertinenti.

 Prima della riforma augustea dell’anno 8 a. C. il confine naturale tra i Frentani, compreso il territorio di Larino, ed i Dauni era rappresentato dal fiume Fortore, dopo l’istituzione delle Regioni augustee, il fiume Biferno  fu considerato il confine naturale che separò amministrativamente il territorio dei Dauni o dell’Apulia, che includeva oltre che al territorio frentano di Larino anche quello dei loro consanguinei Irpini, dal restante territorio dei Frentani assegnato alla IV Regione Samnium.

Pomponio Mela (40-44 d. C.), per quanto era di sua conoscenza, sempre a causa della riforma augustea, aveva scritto: Dauni autem Tifernum amnem, Cliterniam, Larinum, Teanum, opida; montemque Garganum.

La separazione di Larino e del suo territorio da quello dei Frentani dovrebbe risalire al III sec. a. C. quando, scrisse Livio Si  celebrò il trionfo sugli Equi; e la loro rovina fu di esempio, tanto che i Marrucini, i Marsi, i Peligni e i Frentani, di origine Sabina/Sannita,  mandarono parlamentari a Roma a chiedere pace ed amicizia. A questi popoli, dietro loro richiesta, fu concessa l’alleanza.

Al Larinate agro o agrum Larinatum ed al capoluogo Larino, già municipio al tempo di Cicerone, fu concesso di coniare le monete.

Tolomeo (II sec. d. C.), dopo la riforma di Augusto, localizzò Larino e Lanciano nel territorio dei Frentani, ma prima, iniziando la descrizione del Sito d’Italia da sud verso nord seguendo la costa, ricordò (si omettono le coordinate) quella De Pugliesi Peucetij nel mare Jonio. Egnatia. Bario. Bocca del fiume Aufidio. De Pugliesi Daunij nel mare Jonio. Salpia. Plin.  Salapia. Sipo. Apeteste. Monte Gargano. Et lungo il mare Adriatico. Hirio.

Passò a descrivere la costa De’ Frentani. Bocca del fiume Tiferno. Buba. Pl. dice Buca, & così Strabone. Istonio.

Et De’ Peligni. Bocca del fiume Saro. Ortone.

A partire dall’Istria, elencò da nord verso sud le città infra terra dell’Italia, fino a giungere a Le città fra terra de’ Frentani, sono queste, Ansano Plin. Anxio, Lanciano. Larino.

Il fiume Biferno, prima della riforma augustea era considerato che scorresse nel territorio De’ Frentani ed a quella popolazione apparteneva Buca (Termoli?) e Istonio (Vasto).

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La penisola italica secondo la descrizione e le coordinate di Tolomeo.

Larino, al pari di Lanciano, Istonio  (Vasto) e Buca (Termoli?) era a terra de’ Frentani, mentre Ortone/Ortona fu localizzata sulla costa dei Peligni.

L’elenco prosegue con Le città de’ Caraceni, che sono sotto i Frentani sono queste Aufidena, Anfidena.

Le città de’ Sanniti, che sono sotto i Peligni & Caraceni. Boiano, Esernia, Sepino, Allifa, Tutico,Telesia, Benevento, Caudio.

Tra le città dei Campani: Venafro.

Di seguito ricordò Le città fra  terra  De’ Puglisi Dauni: Teano, Nuceria de’ Puglisi, Vibarno, Arpi, Erdonia, Canusio. e Le città mediterranee de’ Puglisi Peucentini. Venusia, Celia.

Tolomeo, per quanto gli fu possibile, cercò di ricordare le  popolazioni che abitavano l’Italia in base alla loro origine etnica: Larino fu pertanto assegnata ai Frentani; fece eccezione Venafro, località dei Pentri, localizzata in Campania.

La diversa localizzazione amministrativa di una città e del suo territorio non poteva intaccare la sua origine etnica, la sua cultura e la sua storia; dopo la riforma augustea ne seguirono altre che interessarono anche Larino ed il suo territorio.

Con Diocleziano (293) Larino ed il suo territorio facevano ancora parte della II Regione, mentre la IV Regione Samnium fu unita alla Campania, dando origine alla Provincia Campania et Samnium,

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I confini (rosso) della provincia Campania et Samnium ed il territorio di Larino (confine rosso-nero).

ma ne fu separata successivamente per divenire Provincia Samnium:

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Le pronvice: VALERIA (1). CAMPANIA (2), SAMNIUM (3), APULIA et CALABRIA (4). Il territorio di Larino (confine nero).

perse i territori dei Sabini, dei Vestini, degli Equi, dei Marrucini e dei Peligni, ma acquistò i territori pertinenti alle città di Venafro, di Alife, di Telese, già inclusi nella I Regione augustea, e quello di Larino che era stato incluso nella II Regione.

Quale era il territorio pertinente alla città di Larino che divenne sede di colonia, di municipio, di diocesi episcopale, di gastaldato al tempo Longobardi e di contea con i Franchi ?

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La contea di LARINO (confine rosso).

La scoperte delle antiche necropoli confermano l’origine Sabino/Sannita/Frentana di Larino. (vedi  A. Di Niro, 1981 e Trinitapoli, A,A.V.V, Schena, 1987).

L’inumazione dei defunti presso i Frentani avveniva con il corpo disteso  nella fossa;

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Necropoli di Termoli: deposizione doppia sovrapposta: a) deposizione superiore con inumato in posizione rannicchiata, con testa a S.b) deposizione superiore con inumato in posizione distesa. (Necropoli arc. di Termoli .., A. Di Niro, 1981).

mentre presso i Dauni il corpo era rannicchiato, generalmente sul fianco destro.

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Esempi di tomba tipiche della Daunia1.a fossa, 2. a grotticella  3. a camera con inumato in posizione rannicchiata. (Trinitapoli, a cura di P. Di Biase, 1987).

Altri elementi concorrono a definire il rituale funerario tipicamente sannitico, differenziandolo da quello dei Dauni: il corredo funerario vascolare generalmente è stato deposto ai piedi dell’inumato in uno spazio appositamente ricavato nella fossa che è stata all’uopo prolungata oltre la naturale lunghezza del defunto.

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Necropoli di Larino: Deposizione tipica dei Frentani di Larino: inumato in posizione distesa con corredo vascolare deposto ai suoi piedi.

Nella necropoli di Larino è stato rilevato, inoltre, una particolarità connessa con il rituale funerario indigeno che lo differenzia da quello dei Dauni: la presenza costante di una grossa olla da derrate ed un piccolo attingitoio; l’olla era deposta normalmente nell’angolo destro della fossa.

Larino era stata fondata dai Sabini/Sanniti/Frentani; conservò la sua origine etnica anche se fu influenzata dalla cultura dei popoli confinanti.

I Romani tennero conto della particolare posizione geografica del suo territorio posto a confine tra i popoli di origine Sabino/Sannita/Frentana ed i popoli di origine Illirica/Japigia, istituendovi dapp ima una colonia e dopo un municipio con autonomo dal potere centrale.

Le riforme nel corso degli anni influenzarono l’amministrazione delle regioni in cui era stata diviso il territorio dell’Italia, ma crearono, come abbiamo esaminato, non poca confusione ai geografi ed agli storici che passarono in rassegna  i popoli assoggettati al potere di Roma.

 Oreste Gentile.