LARINO: SABINA/SANNITICA/FRENTANA o ILLIRICA/JAPIGIA/DAUNA ?

Non esiste una fonte bibliografica od una testimonianza archeologica che possa permettere di sostenere e di affermare che l’antica Larino fosse localizzata nel territorio dei Dauni.

La Storia insegna che Larino si localizzava nel territorio dei Frentani, una popolazione italica originata dal rito del ver sacrum dei Sabini/Sanniti; nell’VIII sec. a. C.  si erano stanziati sia all’interno della penisola che lungo la costa centro-orientale del mare Adriatico a confine (sud-est), rappresentato dal corso del fiume Fortore con il popolo dei Dauni di origine Illirica.

Gli abitanti di Larino, vivendo in un territorio di confine, nel corso dei secoli subirono l’influsso anche di quella cultura.

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Larino ed il suo territorio (nero) tra gli insediamenti (rosso) dei loro consanguinei di origine Sabina ed a sud est a confine con i popoli di origine Illirica.

Gli storici hanno tramandato:

Scilace di Carianda (VI-V sec. a. C.), nel Periplo, localizzò: 11 Sanniti. I sanniti confinano con i campani e la navigazione costiera del Sannio è di mezza giornata.

14 Iapigia. Dopo la Lucania si trova il popolo degli iapigi, fino al monte Orione sul mare Adriatico. La navigazione costiera, lungo la Iapigia è di sei giorni e sei notti. E nella Iapigia abitano dei greci, e le loro città sono queste: Eraclea, Metaponto, Taranto e il porto Idrunto all’ingresso del mare Adriatico o Ionio.

Scilace sapeva che il monte Orione, oggi promontorio del Gargano, era bagnato dal mare Adriatico; successivamente localizzò il porto Idrunto (Otranto) all’ingresso del mare Adriatico o Ionio: perché separa/va i due mari o il mare che da nord a sud bagna/va le coste orientali era conosciuto con entrambi i nomi ?

Esamineremo in seguito la denominazione del mare che bagnava le coste orientali della penisola italica.

15 Sanniti. Dopo gli iapigi, a partire dal monte Orione, ci sono i sanniti. A questo appartengono le seguenti lingue o parlate: laterni, opici, cramoni, bosentini, e peucezi, che vanno dal mar Tirreno fino all’ Adriatico. La navigazione costiera della terra dei sanniti dura due giorni e una notte.

Si noti che Scilace chiama Adriatico il mare che bagnava la costa opposta a quella del mar Tirreno.

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Scilace. Sul versante del mare Tirreno (seguendo la  descrizione del periplo da nord verso sud, freccia pun.ta) i sanniti (territorio nero) che confinavano con i campani erano i popoli della montagna: Carecini, Pentri, Caudini ed Irpini.  I sanniti (territorio rosso) della costa ionica-adriatica, dopo gli iapigi ed il monte Orione (seguendo la descrizione da sud verso nord, freccia punt.ta ) erano i Frentani, i  Marrucini, i Vestini ed i Piceni che con i sanniti dell’interno  condividevano l’origine Sabina.

16 Umbri. Dopo i sanniti c’è il popolo degli umbri, e nella loro terra si trova la città di Ancona. […].

Il geografo/storico greco ci permette di conoscere i territori occupati dai Sabini/Sanniti in occasione della loro migrazione dalla Sabina intorno al VIII sec. a. C. e la loro espansione nei territori limitrofi.

La descrizione del paragrafo 11 evidenzia che i Sanniti della montagna avevano occupato ed erano presenti in alcune delle città della pianura campana, già fondate od occupate dagli Etruschi e dai Greci.

I sanniti della montagna erano i Carecini, i Pentri, gli Irpini ed i Caudini, alleati per contendere ai Romani l’espansione verso i territori centro-meridionali della penisola italica.

Il nome del mare che bagnava le coste orientali della penisola italica: nel compiere il periplo della penisola italica, Scilace al paragrafo 14 descrisse la costa del mare Adriatico, denominazione che risaliva al VI-V sec. a. C. quando gli Etruschi, fondando la colonia di Hatria o Hadria  denominarono Adriatico il mare che bagna/va la costa fino ad Otranto. a. C. 

Nei secoli precedenti e fino al VIII- VII sec. a. C., il “golfo” compreso tra le coste orientali della penisola italica e le coste della penisola balcanica e greca, era denominato Jonio a seguito della colonizzazione degli Joni presenti anche sulle coste occidentali della penisola italica bagnate dal mare che all’epoca era detto Ausonio, nome che risaliva ai secoli XII-XI sec. a. C.; fu denominato Tirreno al tempo della espansione dei Tirreni o Etruschi sia sulla costa occidentale della penisola, sia sulla costa orientale dove avevano fondato Spina, alla foce del fiume Po.

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1. Spina. 2. Hatria o Hadria. 3. Cupra. D. Dauni. P. Peuceti. M. Messapi.

Gli iapigi di origine greca, ricordati da Scilace, che avevano occupato l’odierna Puglia dividendosi, in Dauni, Peucezi e Messapi: il loro territorio comprendeva la costa del mare che dai secoli VIII-VI a. C. e fino al VI-V a. C. era denominato golfo jonico e successivamente Adriatico, confinano a sud con la Lucania, mentre a nord ovest e nord est confinavano con gli Irpini, con i Pentri e separati dal fiume Fortore dai Frentani.

Pallottino (1984): Originario  territorio enotrio-ausonico, la Puglia già dall’età del bronzo espresse dall’inizio dell’età del ferro una propria civiltà dalle caratteristiche assai spiccate. Ne furono creatori gli Iapigi (o Apuli, che è variante latina dello stesso nome), suddivisi i Messapi a sud, Peucezi al centro e Dauni a nord nell’attuale provincia di Foggia. […].

Dopo gli iapigi, a partire dal monte Orione, ci sono i sanniti scrisse Scilace al paragrafo 15 ed al paragrafo 16 ricordò che Dopo i sanniti c’è il popolo degli umbri, e nella loro terra si trova la città di Ancona.

Il geografo/storico dimostra di conoscere la comune origine Sabina/Sannita dei popoli originati dal rito del ver sacrum e stanziati lungo la costa adriatica compresa tra il monte Orione ed Ancona.

Dopo gli iapigi, a partire dal monte Orione o promontorio del Gargano vi erano i Frentani, i Marrucini, i Vestini, i Praetutii ed i Piceni: Larino era uno dei principali insediamenti dei Frentani.

                               

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Pallottino: Matrice di tutte le genti italiche migrate nell’Italia meridionale sono i Sanniti del Molise (Pentri e Frentani, n. d. r.) e dell’Irpinia (Irpini e Caudini, n. d. r.), a loro volta collegati ai Sabini secondo la tradizione, e recanti lo stesso nome (Safinim in osco = Samnium; la forma Samnites deriva da Samnium). […].

Nel corso delle vicende che videro coinvolti i Sabini/Sanniti contro i Romani, il territorio frentano pertinente al capoluogo Larino, localizzato a confine con la Daunia, al pari del territorio dei Sabini/Sanniti/Pentri di Venafro a confine con la Campania, subirono dai conquistatori le riforme amministrative che interessarono i loro territori, ne furono influenzati, ma non persero la loro identità storica e culturale.

Polibio (II-I sec. a. C.), Cicerone (106-43 a. C.), Cesare (I sec. a. C.), Livio (64/59 a. C. – 12/17 d. C.), gli storici più antichi, non ricordano che Larino fosse ancora pertinente al popolo dei Frentani, ma citano il territorio di Larino (Polibio), il municipio di Larino e l’agro Larinati (Cicerone), il fines Larinatium (Cesare), il Larinate agro e l’agrum Larinatem (Livio). Plinio (I sec. d. C.), dopo avere ricordato Teanum Apulorum itemque Larinum, ricordò anche  Larinates cognomine Frentani.

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Il territorio dei Frentani di Larino delimitato a sud est dal fiume Fortore che ad est lo separava dai Dauni, a nord ovest dal fiume Biferno che lo separava dai consanguinei Frentani; a nord ovest e sud ovest dai consanguinei Pentri ed Irpini.

 Polibio: Il generale Annibale, per tornare là donde abbiamo preso le mosse (dalla zona del Falerno, n. d. r.), informato dagli esploratori che nel territorio di Luceria e di Gerunio si trovava grande quantità di frumento e che Gerunio era località molto adatta per istituirvi un deposito, decise di passare lì l’inverno. […]. Giunto a Gerunio, che dista duecento stadi da Luceria. []. Marco … . Quanto seppe che Annibale aveva già occupato con le sue forze Gerunio, che correva il territorio raccogliendo frumento, e aveva posto un campo trincerato dinanzi alla città, abbandonate le alture, discese lungo i contrafforti che portavano al piano. Giunto sul colle che si leva nel territorio di Larino e si chiama Calene, vi pose l’accampamento, deciso ad attaccare il nemico a ogni costo.

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Il territorio di Larino (rosso) tra i fiumi Fortore e Biferno. 2. Gerunio. 3. Calene.

Successivamente, nell’illustrare la campagna di Filippo  e degli Etoli nel 218 a. C., Polibio scrisse: Era questo l’inverno nel quale Annibale, dopo aver devastato le più illustrati località dell’Italia, si accingeva a svernare a Gerunio nella Daunia, mentre i Romani avevano eletto consoli Caio Terenzio Varrone e Lucio Emilio Paolo.

Avendo associato nella sua descrizione la località di Gerunio a Luceria, la ritenne sita nella Daunia; ma, sapendo  che il colle che si chiama Calene non era in Daunia, lo localizzò nel territorio di Larino, distinto dalla Daunia.

Sappiamo che Gerunio, oggi Gerione, era nel territorio di Larino, al pari del colle Calene identificato con l’odierna Casacalenda.

Cicerone: A. Cluenzio Abito, il padre del mio cliente, fu, o giudici, un personaggio eminente per virtù, reputazione e nobiltà non solo del municipio di Larino, la sua città natale, ma in tutta la regione e nelle vicinanze.[…]. Abbiamo qui accanto a noi dei Frentani, rappresentanti della più alta nobiltà, così come dei Marrucini di pari dignità; da Teano Apulo e Luceria vedete qui, nella veste di testimoni in nostro favore, dei cavalieri romani, uomini degni degli onori più eminenti; da Boviano e da tutto il Sannio sono state inviate  nobilissime attestazioni di elogio e giunsero fin qui i cittadini più facoltosi e prestigiosi. Iam qui in agro Larinati praedia, qui negotia,… (Coloro, poi, che nel territorio di Larino hanno proprietà fondiarie, imprese di affari)… .

Al tempo di Cicerone esistevano il municipio di Larino e l’agro Larinati, distinti dal territorio pertinente ai Dauni.

Quale era l’estensione territoriale del municipio di Larino e dell’agro Larinati ?

AGER LARINO

L’agro Larinati pertinente al municipio romano di Larino era compreso tra il fiume Biferno a nord-ovest ed il fiume Fortore a sud-est, fiume che segnava i confini tra il territorio dei Sabini/Sanniti/Frentani di origine Sabina e i Dauni di origine Illirica/Japigia; il confine con i consanguinei Pentri era a nord-ovest, prossimo all’insediamento di Calena (Casacalenda), e con gli Irpini a sud-ovest.

I confini del suo territorio, come quella dei Pentri, loro consanguinei di origine Sabina/Sannita, delimitavano sia la colonia che il municipio romano e, con l’avvento del cristianesimo, anche i confini della diocesi episcopale.

Leggendo Cicerone, apprendiamo che in favore di A. Cluenzio Abito accorsero gente della sua stessa stirpe sabina/sannita: i Frentani, i Marrucini, i cittadini di Boviano, già capitale dei Pentri il cui territorio all’epoca si identificava con il Sannio.

Da parte dei Dauni non ci furono attestati di stima perché da Teano Apulo e da Luceria, città daune, vennero solo cavalieri romani.

Cesare scrisse: … et per fines Marrucinorum, Frentranorum, Larinatium in Apulia pervenit. (e, attraversato il territorio dei Marrucini, dei Frenani, dei Larinati, giunge in Apulia.

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L’itinerario (freccia viola) descritto da Cesare per raggiungere l’Apulia.

E’ evidente: per raggiungere l’Apulia dauna si doveva attraversare il territorio di Larino che al tempo di Cesare non si localizzava nella Daunia.

Strabone (67 a. C. – 20 d. C.) per i territori dei Sabini/Sanniti che affacciavano sul mare Adriatico, scrisse : Oltre il Piceno c’è il territorio dei Vestini, dei Marsi, dei Peligni, dei Marrucini, dei Frentani, di stirpe sannitica. […]. Dopo Aternum c’è Ortona, porto dei Frentani e Buca, anche questa dei Frentani, che è vicina a Teanum Apulum[…].

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Strabone: descrizione (da nord a sud, freccia blu). Il territorio del Sannio (confine azzurro). Teanum dei Sedicinum (nel riquadro nero a sin.). L’istmo (linea tratteggiata) dal territorio di Teanum Apulum alla Decearchia (Pozzuoli).

Descrivendo il versante Tirreno: Dopo il Lazio viene, di seguito, la Campania, che si estende lungo il mare  e, al di là di essa, nell’entroterra, il Sannio, che arriva fino ai Frentani e ai Dauni. […].

Il Sannio dell’entroterra ricordato da Strabone a confine con la Campania, corrispondeva alle tribù della montagna, già ricordato da Scilace: Carecini, Pentri, Irpini e Caudini che confinavano con i Frentani a nord e con i Dauni ad est.

Nel golfo c’è un lago e oltre il lago, nell’entroterra, c’è Teanum Apulum, omonimo di Teanum Sidicinum; a questo punto la larghezza dell’Italia sembra ridursi considerevolmente e da qui alla regione di Decearchia, da un mare all’altro, non resta che un istmo di larghezza inferiore a 1.000 stadi.

Dopo la palude, procedendo lungo la costa, si arriva al territorio dei Frentani e a Buca. A partire dalla palude dall’una e dall’altra parte ci sono 200 stadi per giungere fino a Buca e al Gargano.

La zona successiva intorno a Buca è stata già descritta in precedenza.

Ricordando quanto illustrato in merito alla denominazione dell’odierno mare Adriatico, la descrizione di Strabone testimonia che alla sua epoca le coste delle regioni comprese tra l’attuale Puglia ed il Veneto, erano bagnata dal mare denominato Adriatico: Cosicchè, se anche ammettessimo che formi un solo lato la costa che va dalla parte più interna dell’insenatura dell’ Adriatico fino alla Iapigia; era il mare Adriatico.

Livio: Dalle terre dei Peligni Annibale ripiegò indietro la marcia e volgendosi verso  lApulia giunse a Gerione, città abbandonata dai suoi abitanti. … . Il  dittatore pose un campo fortificato nel territorio di Larino (Larinate agro); dopo la sconfitta di Canne, scrisse che il console Claudio inviò dei messaggeri anche nel territorio dei Larinati, chiaramente distinto dai Frentani, da quello degli altri consanguinei Sabini/Sanniti, e da quello dei Dauni: Furono parimenti inviati messaggeri nei territori dei Larinati (agrum Larinatem), dei Marrucini, dei Frentani, dei Pretuzi.

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Livio: le direzioni dei viaggi dei messaggeri (frecce azzurre).

Livio successivamente ricordò un discorso tra i consoli dell’epoca: Da quanto tempo sta a guardia di Gereoni, piccola borgata dell’Apulia, come se  fosse dinanzi alle mura di Cartagine!

Per localizzare ed identificare Gereoni, piccola borgata dell’Apulia vale quanto detto per il passo di Polibio.

Plinio così descrisse la II Regione augustea (I sec. a. C.): e l’Ofanto che, scendendo dai monti dellIrpinia, bagna Canosa. Da qui ha inizio la Puglia dei Dauni, che ha preso il nome dal condottiero suocero di Diomede. In Daunia sono le città di Salapia (1), famosa per l’amore di Annibale con una cortigiana; Siponto (2), Oria (4), il fiume Cervaro, che segna il confine della Daunia; il porto di Aggasio, la punta del monte Gargano, che dista 234 miglia dal capo Iapigio o Salentino, comprendendo in questa distanza il periplo del Gargano; seguono il porto di Garna, il lago Pantano (4), il fiume Fortore ricco di approdi; Teano di Puglia (5) e così pure Larino (6-12), Cliternia (7) e il fiume Biferno, oltre il quale ha inizio la regione dei Frentani. […], e i Dauni, ai quali appartengono, oltre alle città già dette, le colonie di Lucera (8) e Venosa (9-14) e le citta di Canosa (10) e di Arpi (11-8).

Continuò a descrivere la II Regione: Inoltre, nella seconda regione, all’interno, in Irpinia si trova la colonia di Benevento (1) che, in segno di migliore auspicio, mutò il nome (un tempo si chiamava Maleventum); e le città di Eclano (2), Aquilonia, Avellino dei Protopi (3), Conza, Caudio (4), la città dei Liguri Corneliani e quella dei Liguri Bebiani, Vescellio. E ancora, Ascoli (5), gli Aletrini (6), Avellino dei Marsi, gli Atrani, Ece (7)  gli Alfellati, Atena, Arpi (811) , i Borcani, i Collatini, i Corinensi; Canne (9),  famosa per la sconfitta romana; i Dirini, Forenza (10), Ginosa, Erdonia (11), gl’Irini, Larino dei Frentani (126), i Metinati del Gargano, i Mateolani, i Neretini, i Natini, i Rubustini (13) , i Silvini, gli Strapelini, i Turnantini, Vibino, Venosa (149), gli Ulurtini.

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Plinio: il territorio di Larino tra i fiumi Fortore e Biferno. Le località ricordate per 2 volte: numero nero per la prima volta, numero rosso per la seconda volta.

 Le 2 citazioni di Larino non localizzano e non possono identificare 2 Larino: è chiaro che si trattava di un errore, giustificato dallo stesso  Plinio nella prefazione della illustrazione delle Regioni augusteee: Passerò ora in rassegna il territorio e le città dell’Italia e la suddivisione, fatta da lui, dell’Italia in undici regioni, procedendo però secondo il tracciato della costa. Quanto ai rapporti di vicinanza tra le singole città, ritengo impossibile mantenerli inalterati, almeno in un discorso affrettato com’è il mio; perciò, riguardo alle città dell’interno, mi atterrò all’elencazione per ordine alfabetico fatto dallo stesso Augusto, segnalando le varie colonie, come fosse lui.

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Plinio: divisione amministrativa dell’Italia, Illustrazione adottata da Plinio (seguire le frecce rosse).

La citazione delle 2 Larino fu causata dal metodo che fu utilizzato per descrivere le 11 regioni augustee in cui era stata divisa amministrativamente l’Italia; per la costa della penisola italica Plinio affermò di avere consultato sia il Periplo (4429 a. C.  (redatto da Varrone (116-27 a. C.) prima della riforma augustea: Lo sviluppo costiero dell’intera Italia …., come attesta Marco Varrone; sia le fonti bibliografiche che descrivevano le Regioni dopo la riforma augustea.

La prima citazione Teanum Apulorum itemque Larinum fu tratta da Varrone che aveva descritto il territorio italico prossimo alla costa adriatica; successivamente, per il territorio dell’interno, come dichiarò Plinio, si attenne all’elencazione per ordine alfabetico delle colonie fatto dallo stesso Augusto, segnalando per la 2^ volta Larino con il cognomine Frentani che ricordava ed evidenziava l’origine etnica della città.

La < distrazione > pliniana fu ripetuta anche per le città di Venosa ed Arpi che la  riforma augustea localizzava nella II Regione.

L’esatta descrizione di Scilace di Carianda che permette di conoscere l’origine e la localizzazione di Larino nel territorio dei Frentani, nel corso dei secoli era stata dimenticata anche a causa della definitiva sconfitta dei popoli di origine Sabina/Sannita da parte dei Romani.

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La IV regione augustea (confine rosso. Il territorio di Larino, nella II regione (confine nero)

Per la descrizione della costa adriatica occupata dai popoli di origine Sabina/Sannita, Plinio scrisse: Segue la quarta regione, che comprende le popolazioni più valorose d’Italia. Sulla costa, nel territorio dei Frentani, a partire dal Biferno, sono il fiume Trigno ricco di approdi, la città di Istonio, Buca, Ortona, il fiume Aterno. Nell’entroterra Lanciano dei Frentani,[…]. Nel territorio dei Marrucini è Chieti, […]. Dei Vestini sono Angulani, Penne e Peltunio. […].

La quinta è la regione del Piceno.

La descrizione di Plinio, da sud verso nord, localizzando erroneamente Buca dopo Istonio (Vasto) e prima di Ortona, non concorda con Strabone che aveva scritto, procedendo da nord a sud: 1). dopo Ortona c’era Buca, vicina a Teanum Apulum. 2). Dopo la palude (lago di Lesina, n. d. r.), procedendo lungo la costa, si arriva al territorio dei Frentani e a Buca che era a sud est sia di Ortona che di Vasto.

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La riforma politico amministrativa augustea che non poca confusione aveva creato a quanti intendevano descrivere le popolazioni che abitavano la penisola italica, aveva anche lo scopo di accentuare la separazione delle popolazioni aventi la stessa origine etnica.

Le 11 Regioni che rappresentavano altrettante divisioni amministrative dell’Italia, comprendeva la II Regione, detta Apulia et Calabria, e la IV detta Samnium, la cui istituzione rappresentò per le antiche tribù di origine Sabina/Sannita: i Carecini, i Pentri, gli Irpini, i Caudini ed i Frentani, un ulteriore smembramento.

Il territorio pentro ad ovest, pertinente a Venafrum, venne incluso nella I Regione Latium et Campania; mentre il territorio frentano ad est, pertinente a Larinum, il Larinate agro o agrum Larinatum, compreso tra il fiume Biferno a nord, ed il fiume Fortore a sud, a cui erano pertinenti  i territori di Morrone del Sannio, Casacalenda (Calene), Gerione, Ripabottoni, Bonefro, S. Giuliano di Puglia, Colletorto, ed alcuni centri oggi in provincia di Foggia alla sinistra del corso del fiume Fortore: Serracapriola, Chieuti furono assegnati, con il territorio degli Irpini e dei Caudini  alla II Regione Apulia et Calabria.

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Il territorio di Larino (confine rosso) con alcune località (verde) pertinenti.

 Prima della riforma augustea dell’anno 8 a. C. il confine naturale tra i Frentani, compreso il territorio di Larino, ed i Dauni era rappresentato dal fiume Fortore, dopo l’istituzione delle Regioni augustee, il fiume Biferno  fu considerato il confine naturale che separò amministrativamente il territorio dei Dauni o dell’Apulia, che includeva oltre che al territorio frentano di Larino anche quello dei loro consanguinei Irpini, dal restante territorio dei Frentani assegnato alla IV Regione Samnium.

Pomponio Mela (40-44 d. C.), per quanto era di sua conoscenza, sempre a causa della riforma augustea, aveva scritto: Dauni autem Tifernum amnem, Cliterniam, Larinum, Teanum, opida; montemque Garganum.

La separazione di Larino e del suo territorio da quello dei Frentani dovrebbe risalire al III sec. a. C. quando, scrisse Livio Si  celebrò il trionfo sugli Equi; e la loro rovina fu di esempio, tanto che i Marrucini, i Marsi, i Peligni e i Frentani, di origine Sabina/Sannita,  mandarono parlamentari a Roma a chiedere pace ed amicizia. A questi popoli, dietro loro richiesta, fu concessa l’alleanza.

Al Larinate agro o agrum Larinatum ed al capoluogo Larino, già municipio al tempo di Cicerone, fu concesso di coniare le monete.

Tolomeo (II sec. d. C.), dopo la riforma di Augusto, localizzò Larino e Lanciano nel territorio dei Frentani, ma prima, iniziando la descrizione del Sito d’Italia da sud verso nord seguendo la costa, ricordò (si omettono le coordinate) quella De Pugliesi Peucetij nel mare Jonio. Egnatia. Bario. Bocca del fiume Aufidio. De Pugliesi Daunij nel mare Jonio. Salpia. Plin.  Salapia. Sipo. Apeteste. Monte Gargano. Et lungo il mare Adriatico. Hirio.

Passò a descrivere la costa De’ Frentani. Bocca del fiume Tiferno. Buba. Pl. dice Buca, & così Strabone. Istonio.

Et De’ Peligni. Bocca del fiume Saro. Ortone.

A partire dall’Istria, elencò da nord verso sud le città infra terra dell’Italia, fino a giungere a Le città fra terra de’ Frentani, sono queste, Ansano Plin. Anxio, Lanciano. Larino.

Il fiume Biferno, prima della riforma augustea era considerato che scorresse nel territorio De’ Frentani ed a quella popolazione apparteneva Buca (Termoli?) e Istonio (Vasto).

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La penisola italica secondo la descrizione e le coordinate di Tolomeo.

Larino, al pari di Lanciano, Istonio  (Vasto) e Buca (Termoli?) era a terra de’ Frentani, mentre Ortone/Ortona fu localizzata sulla costa dei Peligni.

L’elenco prosegue con Le città de’ Caraceni, che sono sotto i Frentani sono queste Aufidena, Anfidena.

Le città de’ Sanniti, che sono sotto i Peligni & Caraceni. Boiano, Esernia, Sepino, Allifa, Tutico,Telesia, Benevento, Caudio.

Tra le città dei Campani: Venafro.

Di seguito ricordò Le città fra  terra  De’ Puglisi Dauni: Teano, Nuceria de’ Puglisi, Vibarno, Arpi, Erdonia, Canusio. e Le città mediterranee de’ Puglisi Peucentini. Venusia, Celia.

Tolomeo, per quanto gli fu possibile, cercò di ricordare le  popolazioni che abitavano l’Italia in base alla loro origine etnica: Larino fu pertanto assegnata ai Frentani; fece eccezione Venafro, località dei Pentri, localizzata in Campania.

La diversa localizzazione amministrativa di una città e del suo territorio non poteva intaccare la sua origine etnica, la sua cultura e la sua storia; dopo la riforma augustea ne seguirono altre che interessarono anche Larino ed il suo territorio.

Con Diocleziano (293) Larino ed il suo territorio facevano ancora parte della II Regione, mentre la IV Regione Samnium fu unita alla Campania, dando origine alla Provincia Campania et Samnium,

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I confini (rosso) della provincia Campania et Samnium ed il territorio di Larino (confine rosso-nero).

ma ne fu separata successivamente per divenire Provincia Samnium:

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Le pronvice: VALERIA (1). CAMPANIA (2), SAMNIUM (3), APULIA et CALABRIA (4). Il territorio di Larino (confine nero).

perse i territori dei Sabini, dei Vestini, degli Equi, dei Marrucini e dei Peligni, ma acquistò i territori pertinenti alle città di Venafro, di Alife, di Telese, già inclusi nella I Regione augustea, e quello di Larino che era stato incluso nella II Regione.

Quale era il territorio pertinente alla città di Larino che divenne sede di colonia, di municipio, di diocesi episcopale, di gastaldato al tempo Longobardi e di contea con i Franchi ?

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La contea di LARINO (confine rosso).

La scoperte delle antiche necropoli confermano l’origine Sabino/Sannita/Frentana di Larino. (vedi  A. Di Niro, 1981 e Trinitapoli, A,A.V.V, Schena, 1987).

L’inumazione dei defunti presso i Frentani avveniva con il corpo disteso  nella fossa;

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Necropoli di Termoli: deposizione doppia sovrapposta: a) deposizione superiore con inumato in posizione rannicchiata, con testa a S.b) deposizione superiore con inumato in posizione distesa. (Necropoli arc. di Termoli .., A. Di Niro, 1981).

mentre presso i Dauni il corpo era rannicchiato, generalmente sul fianco destro.

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Esempi di tomba tipiche della Daunia1.a fossa, 2. a grotticella  3. a camera con inumato in posizione rannicchiata. (Trinitapoli, a cura di P. Di Biase, 1987).

Altri elementi concorrono a definire il rituale funerario tipicamente sannitico, differenziandolo da quello dei Dauni: il corredo funerario vascolare generalmente è stato deposto ai piedi dell’inumato in uno spazio appositamente ricavato nella fossa che è stata all’uopo prolungata oltre la naturale lunghezza del defunto.

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Necropoli di Larino: Deposizione tipica dei Frentani di Larino: inumato in posizione distesa con corredo vascolare deposto ai suoi piedi.

Nella necropoli di Larino è stato rilevato, inoltre, una particolarità connessa con il rituale funerario indigeno che lo differenzia da quello dei Dauni: la presenza costante di una grossa olla da derrate ed un piccolo attingitoio; l’olla era deposta normalmente nell’angolo destro della fossa.

Larino era stata fondata dai Sabini/Sanniti/Frentani; conservò la sua origine etnica anche se fu influenzata dalla cultura dei popoli confinanti.

I Romani tennero conto della particolare posizione geografica del suo territorio posto a confine tra i popoli di origine Sabino/Sannita/Frentana ed i popoli di origine Illirica/Japigia, istituendovi dapp ima una colonia e dopo un municipio con autonomo dal potere centrale.

Le riforme nel corso degli anni influenzarono l’amministrazione delle regioni in cui era stata diviso il territorio dell’Italia, ma crearono, come abbiamo esaminato, non poca confusione ai geografi ed agli storici che passarono in rassegna  i popoli assoggettati al potere di Roma.

 Oreste Gentile.

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