FERRAZZANO NON E’ “FERENTINO”. MORCONE NON E’ “MURGANTIA”.

Livio (59 a.C. – 17 d.C.),  A. U. C., libro X, cap. 17.: Il Sannio non è più presidiato da nessun esercito, ritirandosi dalle loro terre si sono inflitti da soli l’esilio. Poiché tutti approvavono la sua proposta, guidò l’esercito all’assalto di Murgantia, una città ben fortificata. Conquista la città: Partiamo per Romulea. […]. Di lì vennero portati a Ferentino. […]. Secondo alcuni annalisti, il merito della cattura di queste città fu di Massimo: riferiscono che Murganzia sarebbe stata espugnata da Decio, Ferentino e Romulea da Fabio. C’è poi chi attribuisce questa impresa ai nuovi consoli. Altri ancora non ad entrambi, ma al solo Lucio Volumnio, cui sarebbe stato affidato il comando della spedizione nel Sannio. Livio localizzò Murgantia, Romulea e Ferentino, coinvolte negli avvenimenti dell’anno 296 a. C., nel Sannio le cui popolazioni era in guerra dall’anno 343 a. C. contro i Romani per la conquista dei territori pianeggianti della Campania. All’epoca, i Romani consideravano Sannio non il vasto territorio della penisola italica occupato a partire dall’VIII secolo a. C. dai giovani Sabini in occasione della migrazione (ver sacrum) che aveva originato i Sanniti, ma unicamente il territorio dove si erano stabiliti i Sanniti/Carecini, i Sanniti/Frenati, i Sanniti/Pentri, i Sanniti/Caudini ed i Sanniti/Irpini, tra loro federati (successivamente si separarono i Sanniti/Frentani).

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Il territorio (confine nero) del SAMNIUM/SANNIO dei Sabini/Sanniti migrati (ver sacrum) dalla SABINA (confine nero-verde) e gli stanziamenti dei: 1. Sanniti/Carecini. 2. Sanniti/Pentri. 3. Sanniti/Caudini. 4. Sanniti/Irpini.

La migliore organizzazione politica-amministrativa dei Romani ebbe il sopravvento sulla federazione o lega sannitica: dopo la sconfitta romana alle forche caudine (321 a. C.), avendo capito la tattica dei Sanniti, conseguirono nel corso degli anni una lunga serie di successi negli scontri definiti dagli storici: le tre guerre sannitiche. Nell’anno 305 a. C. e solo allora, scrive Salmon (1974), la presa di Boviano (Bojano) deve aver avuto luogo nell’anno 305. Ciò è del tutto plausibile da un punto di vista strategico, ed è convincente  che possa aver costituito l’azione conclusiva della guerra. Dopo tale episodio, non abbiamo notizie di altre battaglie contro i Sanniti che l’anno successivo, chiesero e ottennero di poter concludere la pace. E’ molto più probabile che essi fossero indotti a ciò da un grave scacco, quale appunto la perdita di Bovianum, che non dalla prospettiva del protrarsi di una situazione di stallo. […]. La perdita del loro valoroso condottiero e della capitale dei Pentri furono colpi molto duri per i Sanniti, ma ciò non significa necessariamente che essi erano stati annientati.   Fu firmato un nuovo trattato di pace con i Romani. Salmon: Deve essere stato con un misto di frustrazione, timori e calcolo che i Sanniti conclusero la pace nel 304, divenendo ancora  una volta << amici >> dei Romani: per dirla con Livio, veniva loro restituito il trattato del 354. D’altro canto, ricorda Salmon, le fortezze sannite erano sostanzialmente salve, anche Bovianum, dato che i Romani non intendevano tenerla. Se, perciò, la potenza sannita in termini di popolazione e territorio non era più superiore a quella romana, non era però neppure inferiore ad essa. […]. Se era divenuto molto improbabile che essi potessero intaccare i domini territoriali dell’Ager Romanus, era altrettanto vero che il loro territorio  era altrettanto solidamente sotto controllo. […]. Salmon: Dopo il 304 a. C., i Romani si preoccuparono immediatamente di assicurarsi il controllo dell’Italia centrale, trasformando in vere e proprie alleanze i loro accordi con i popoli sabellici dei Marsi, Peligni, Marrucini e con i sabelli Frentani. Due anni dopo anche i Vestini divennero amici ed alleati dei Romani, secondo Livio per loro stessa insistenza.

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Il territorio  (confine viola) dei Sabini/Sanniti che si erano alleati con i Romani: Vestini, Marsi. Peligni. Marrucini. Frentani.

Il periodo di pace fu di breve durata, Dionisio di Alicarnasso (I sec. a. C.), nella Storia di Roma arcaia: La guerra sannitica si riaccese per la seguente ragione. Dopo la pace fatta con Roma, i Sanniti se ne stettero quieti per poco tempo, ma poi fecero una spedizione contro i Lucani, loro confinanti, mossi da un’inimicizia di lunga data. Dapprima i Lucani sostennero il peso della guerra fidando nelle loro sole forze, ma dopo che ebbero la peggio in tutte le battaglie ed ebbero perduto parecchio territorio e furono in pericolo di perdere anche tutto il resto, si videro costretti a ricorrere all’aiuto dei Romani.

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TEATRO DEGLI SCONTRI. Il territorio (confine blu) dei Sanniti/Pentri, con capitale Bovianum/Bojano. Il territorio (confine azzurro) dei Sanniti/Caudini, con capitale Caudium/Montesarchio. Il territorio (rosso) dei Sanniti/Irpini, con capitale Beneventum/Benevento. Direzione dell’invasione (freccia rossa).

Citando i Sanniti, Dionisio, ricordava i popoli che facevano parte della federazione o lega sannita che confinava a sud con i Lucani, loro consanguinei, ma potrebbe aver fatto riferimento al solo popolo dei Sanniti/Irpini, il cui territorio, a sud della federazione, era l’unico a confinare con i Lucani. Lo scenario degli scontri, dopo la conquista della capitale Bovianum/Bojano,  si era spostato dal territorio dei Sanniti/Pentri a quello dei Sanniti/Irpini. Livio: all’inizio di tale anno, vennero dai nuovi consoli parlamentari dei Lucani a lamentarsi del fatto che i Sanniti, avendo fallito le trattative per indurli a un’alleanza d’armi, erano entrati nel loro territorio devastandolo e cercando così di costringerli con una guerra a un’altra guerra. Il popolo lucano – essi dissero – aveva commesso in passato anche troppi errori; adesso la loro decisione era così irrevocabile, che preferivano affrontare e sopportare qualsiasi evento piuttosto che far torto ancora una volta alla potenza di Roma. […]. Breve fu la consultazione del Senato; tutti all’unanimità decidono di stringere alleanza con i Lucani e di chiedere riparazione ai Sanniti. Si rispose benevolmente ai Lucani e fu concluso il patto. S’inviarono i feziali ad imporre ai Sanniti di ritirarsi dal territorio degli alleati e di condur via l’esercito dal paese dei Lucani; ma i Sanniti mandarono incontro a loro degli uomini per avvertirli che, se si fossero presentati a qualche adunanza nel Sannio, non sarebbero tornati illesi. Quando a Roma si seppe ciò, il Senato decise e il popolo decretò la guerra contro i Sanniti. E’ chiaro: ai Sanniti che erano  presenti ed avevano occupato con l’esercito il territorio dei Lucani, alleati dei Romani, fu imposto di ritirarsi dal territorio degli alleati e di condur via l’esercito dal paese dei Lucani. I consoli si divisero gli incarichi: a Scipione toccarono le operazioni in Etruria, a Fulvio quelle contro i Sanniti, ed essi partirono in direzioni diverse, ognuno verso il proprio fronte; come ha scritto Salmon, era iniziata a causa della presenza dei Sanniti nel territorio dei Lucani, la terza guerra sannitica. Il console Cneo Fulvio, secondo il racconto di Livio, fu inviato nel Sannio, là dove avvenivano  gli scontri, a confine tra i Sanniti/Irpini ed i Lucani. Salmon: l’altro console per il 298, Cn. Fulvio Massimo, abbia riportato risultati sorprendenti nel corso dei suoi attacchi al Sannio occidentale. La storia secondo cui egli avrebbe conquistato Bovianum, come abbiamo visto, è falsa e deriva dalla confusione fra le sue imprese e quelle precedenti di un altro Fulvio, nel 305. Bovianum era ancora sotto dominazione sannita cinque anni più tardi, quando accolse i profughi della battaglia di Aquilonia. La storia secondo cui Fulvio saccheggiò Aufidena, invece, potrebbe decisamente essere vera. Egli avrebbe potuto raggiungere la città attraverso il territorio dei Peligni. […]. Nulla sappiamo sulle azioni dei Sanniti nel 298; è chiaro che in quell’anno non si verificarono eventi di particolare rilievo. I Romani, prosegue Salmon, forse ansiosi di affrettare l’arrivo del momento decisivo, elessero come consoli per il 297 i loro generali più valorosi, Q. Fabio Rulliano e P. Decio Mure. I due consoli erano presenti nel Sannio intorno all’anno 297 a. C. per reprimere alcuni focolai di rivolta dei Sanniti che intendevano allearsi con gli Apuli, ma furono affrontati, scrisse Livio, presso Malevento (Benevento, capitale degli Irpini) e, dopo averli costretti a combattere, non gli avesse sbaragliati.  Tito Livio al libro X, cap. 16 ricordò l’impresa di Publio Decio, ch’era stato lasciato dal collega come console nel Sannio, nel territorio Irpino a confine con i Lucani, non cessò come proconsole di devastare i campi, finchè non riuscì scacciare l’esercito dei Sanniti dal proprio territorio senza che avesse osato esporsi a una battaglia in alcun luogo. Respinti di qui, essi (i Sanniti) raggiunsero l’Etruria. […]. Nel capitolo 17, con dovizia di particolari, descrisse la conquista delle città di Murgantiam, Romuleam e Ferentinum ad opera di Publio Decio Mure, concludendo e precisando: il merito maggiore dell’espugnazione di queste città viene attribuito in alcuni annali a Massimo; essi tramandano che Murganzia fu espugnata da Decio, mentre Fabio avrebbe espugnato Ferentino e Romulea. Vi sono di quelli che considerano questa una gloria dei nuovi consoli, certuni non di entrambi, ma di uno di loro, Lucio Volumnio: a lui sarebbero toccate le operazioni nel Sannio, ovvero il territorio degli Irpini sempre teatro degli scontri tra i Sanniti della federazione/lega ed i confinanti Lucani. A chi Il merito maggiore dell’espugnazione di queste città? Livio scrisse al capitolo 18: Mentre tale era l’andamento delle operazioni nel Sannio, chiunque fosse colui sotto il comando e gli  auspici del quale venivano condotte, una grossa guerra viene scatenata contro i Romani in Etruria da molte popolazioni, per istigazione del Sannita Gellio Egnazio. […]. Quando giunse a Roma la notizia di quest’improvvisa sollevazione, poiché il console Lucio Volumnio era già partito per il Sannio con la seconda e la terza legione … .   Trovo in tre annali, continua Livio, che sarebbe stata spedita una lettera per richiamare il collega (Lucio Volumnio) dal Sannio; mi spiace tuttavia di non poter dare per certa la notizia, dal momento che proprio su questo punto sorse una controversia tra i consoli del popolo romano, che già per la seconda volta ricoprivano tale carica: Appio infatti negava di averla spedita, mentre Volumnio affermava di essere stato chiamato da una lettera di AppioVolumnio aveva già espugnato tre fortezze nel Sannio, nelle quali erano stati uccisi circa tremila nemici e fatti prigionieri la metà di tutti, e aveva represso col pieno consenso degli ottimati e con l’appoggio di Quinto Fabio, mandato là come proconsole col suo vecchio esercito, alcune sedizioni fatte scoppiare fra i Lucani da capi plebei e bisognosi. Egli lasciò a Decio il compito di devastare le terre dei nemici, mentre lui con le sue truppe si diresse alla volta dell’Etruria per raggiungere il collega. Volumnio lasciò a Decio il compito di devastare le terre dei nemici, quali nemici, se non i Sanniti, visto che i Lucani erano alleati di Roma? Le terre dei nemici erano nel Sannio meridionale/Irpino che confinava con i Lucani. Alcuni studiosi, in assenza di altri dati storici e geografici, hanno cercato di localizzare ed identificare le tre fortezze: Murgantiam, Romuleam e Ferentinum. De Sanctis (1741), nelle Notizie Istoriche di Ferentino nel Sannio al presente la terra di Ferrazzano in provincia di Capitanata, scrisse (pag. 9 e segg.): Fu lei l’antico Ferentino nel Sannio, come ricavasi da diversi Autori, che per riordinarne il filo è d’uopo far capo con l’Istoria di T. Livio (b in nota: dec. I. lib. X. Cap. II.) in cui si legge che nell’anno 456 della fondazione di Roma, secondo il Sigonio, e 296.  prima della nascita del Redentore, ritrovandosi Plub. Decio Proconsole Romano con le sue Legioni a devastare il Sannio, e dopo essersi spedito dall’impresa di due Città de’ Sanniti, l’una appellata Murganzia, e l’altra Romulea, come vuole il Ciarlante (c), la prima sia la Terra di Morcone, e la seconda Bisaccia, fe vendere la preda ai Soldati, acciò nogli fosse stata d’impedimento per l’altre imprese, se ne passò sopra il nostro Ferentino, dove incontrò maggiori difficoltà, e periglio, mentre il luogo era per sestesso fortificato, e trovavasi ben munito, come se la natura, e l’arte ne avesse modellata la pianta, siccome l’istesso Livio lo ravvisa: Ferentinum inde, caeterum ibi plus laboris, ac peri uli fuit, nam, & defenza summa, vi moenia sunt, & locus erat munimemto naturque tutus.

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La localizzazione e l’identificazione delle 3 città secondo De Sanctis. F. Ferentinum = Ferrazzano nel territorio dei Sanniti/Pentri. M. Murgantiam = Morcone e R . Romuleam = Bisaccia nel territorio dei Sanniti/Irpini. 1. Bovianum. 2. Beneventum. 3. Caudium

De Sanctis ritenne che dapprima furono conquistate Murganzia = Morcone e Romulea (Bisaccia?) due città dei Sanniti (Carecini, Pentri, Caudini o Irpini ?), successivamente, più a nord, Ferentino = Ferrazzano che si localizzava nel territorio dei Sanniti/Pentri. Livio sostenne che il teatro della guerra tra i Romani ed i Sanniti era il Sannio; considerando che l’esercito Sannita aveva occupato una parte del territorio dei Lucani, come aveva tramandato Dionisio e lo stesso Livio, il teatro degli scontri non poteva che essere il territorio meridionale della tribù dei Sanniti/Irpini: confinava ad est con gli Apuli ed a sud est con i Lucani; pertanto, Ferentino nel Sannio e le due Città de’ Sanniti, l’una appellata Murganzia, e l’altra Romulea vanno localizzate ed identificate nel territorio dei Sanniti/Irpini, nei pressi del confine con i Lucani.

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Il territorio (rosso) dei Sanniti/Irpini. Il territorio (nero) dei Sanniti/Pentri. Il territorio (marrone) dei Sanniti/Frentani. Il territorio (azzurro) dei Sanniti/Caudini.

la terra di Ferrazzano in provincia di Capitanata, ricordata da De Santis, non era l’antico Ferentino nel Sannio: Ferrazzano era nel territorio dei Sanniti/Pentri; né Murganzia era la Terra di Morcone: Morcone era sì nel territorio dei Sanniti/Irpini, ma a nord-ovest, nei pressi del confine con i Sanniti/Pentri, lontano dal teatro degli scontri. La città o la fortezza di Romuleam/Romulea ricordata da Livio è un utile caposaldo che permette di identificare il territorio interessato dagli avvenimenti e di localizzare ed identificare la stessa Romuleam, Murgantiam e Ferentinum.

La localizzazione di Romuleam/Romulea nel territorio (rosso) dei Sanniti/Irpini.

La localizzazione di R.  Romuleam/Romulea nel territorio (rosso) dei Sanniti/Irpini.

Nella Tabula Peutingeriana stimata del III-IV sec., fu riportata la statio Subromula, sita sulla via Appia che, come scrive Radke (1981), conduceva a Benevento (partendo da Roma) ed era a XVI  miglia da Aeclanum e XI  miglia da Aquilonia.

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La T. P.: Subromula (punto rosso-freccia). Venosa (cerchio rosso in alto). Benevento  (cerchio rosso, al centro), capitale dei Sanniti/Irpini. Caudio/Montesarchio (punto rosso, al centro), capitale dei Sanniti/Caudini. Bobiano/Bojano (cerchio rosso a sn.), capitale dei Sanniti/Pentri.

Per localizzare questa statio (Subromula), scrive Radke, ci aiutano le seguenti riflessioni: essa si trova a 11 miglia (cfr. Tab. Peut.) prima di Aquilonia, che si deve identificare con l’attuale Lacedonia (83), e al di sotto di una Romula  – come  si ricava dal confronto di toponimi di stationes come Sublanuvio, Subanagnia, Succosa ecc. – oppure di una località dal nome simile. (Ma non siamo affatto obbligati a identificare questa località dal nome simile con la città sannitica di Romulea conquistata dai Romani nell’anno 296 a. C.: Liv. X, 17, 6 sgg.; Stef. Biz. s. v.). Queste riflessioni sconsigliano di localizzare la statio di Subromula a Guardia dei Lombardi (84) oppure a Bisaccia (85) e conducono in un luogo sulla strada d’alta quota tra Guardia dei LombardiBisaccia vicino all’incrocio con la statale n. 91 al di sotto del monte La Toppa alto 988 metri (86).

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Localizzazione di monte La Toppa sito tra Guardia (dei Lombardi) e Bisaccia.

Recentemente (2011),  Panzetta ha identificato il monte Toppa con il monte Romulo: un libro sulla cartografia storica del Regno di Napoli [29, in nota: 29) G.Alisio e V. Valerio (curatori del catalogo della mostra ). Cartografia napoletana dal 1781 al 1889: il Regno, Napoli, La terra di Bari. Prismi, Editrice Politecnica Napoli. Napoli 1983.]. In una di queste immagini, costretto ad analizzarla con una lente d’ ingrandimento perchè la scala di riduzione era grandissima, mi imbattei incredibilmente nel toponimo Monte Romulo. […]. Questo ci dà motivo di credere che Monte Romulo appartenesse alla memoria collettiva fino al XVI secolo e, sicuramente era presente nell’atlante di Stigliola o nelle carte aragonesi, fonti di appropriazione per l’elaborazione della “ Carta Sicilia prima” e tenendo conto, ripetiamo, che il Zannoni non si mosse da Parigi. […]. Dalla mia indagine ho dedotto che il Monte Romulo coincide esattamente con La Toppa, attuale denominazione (foglio 186 nord-ovest, I.G.M. scala 1:25.000).

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Monte La Toppa è stato identificato con monte Romulo

Quanto scritto da Radke e la scoperta di Panzetta permettono di localizzare con una certa precisione la statio di Subromula nel territorio di Bisaccia e non lontano da essa, al di sotto di una Romula o Monte Romulo; pertanto si giustifica la proposta degli studiosi di identificare la statio con l’attuale città di Bisaccia: ciò permette di poter localizzare ed identificare Murganzia e Ferentino. Dove localizzare ed identificare Murganzia ? La città o la fortezza di Murganzia, in base alla descrizione liviana degli avvenimenti, dovrebbe essere localizzata nella Irpinia meridionale a confine con la Lucania, teatro degli scontri, non lontana da Romulea. Considerato che alcuni studiosi l’hanno identificata con la città di Morcone (M), localizzata nell’Irpinia settentrionale, non lontana dal confine con il territorio dei Sanniti/Pentri, ricostruiamo i movimenti dell’esercito romano per scoprire la sua reale localizzazione e procedere alla sua identificazione, sapendo che dapprima fu conquista Murganzia, dopo Romulea e Ferentino. Dopo la conquista di Morcone (M),  sito nel territorio settentrionale dei Sanniti/Irpini, i Romani si sarebbero diretti  (1) a Bisaccia e dopo (2) a Ferrazzano (F ), nel territorio dei Sanniti/Pentri, a circa 26 km. da Bovianum/Bojano, loro capitale.

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D Da (1Morcone/Murgantia  l’esercito romano si sarebbe mosso alla volta di Romulea/Bisaccia e da qui (2) alla volta di Ferrazzano/Ferentinum.

 (1.) Morcone dista circa 101 km. (in auto) e 96 km. (a piedi) da Bisaccia e (2.) questa località dista circa 138 km. (in auto) e 112 .Km. (a piedi) da Ferrazzano che dista da Morcone circa 26 km. (in auto o a piedi). Attenendoci a quanto tramandato da Livio e considerando che gli avvenimenti avvennero nel territorio dei Sanniti/Irpini a confine con i Lucani, il movimento dell’esercito romano sarebbe stato più razionale se le 3 città fossero state più vicine tra loro. Nel volume: Archivio Storico per le Province Napeletane (1882), si legge: Nel gennaio 1304 Carlo donò al figlio Roberto le città di Sessa, Venosa, Potenza ed il Palazzo di Lagopesole con Monte Morcone, col bosco e con la selva di Monte Vulture, … . Nella Rivista geografica Italiana, vol. 8, 1951: Un altro abitato medievale identificabile è Mons Morconus che sorgeva su Montalto (Avigliano) ed il cui nome è conservato nella frazione aviglianese di Monte Marcone, nata più tardi nello stesso luogo. Nel territorio di Avigliano, si localizza le frazione di Monte Morcone o Mons Morconus un abitato medievale, oggi Monte Marcone, una frazione  che dista da Avigliano poco meno di 12 km. . Monte Morcone/Mons Morconus, a differenza della città di Morcone in provincia di Benevento, era nel territorio che fu coinvolto dalle operazioni belliche descritte dalle fonti classiche: tra l’Irpinia meridionale e la Lucania settentrionale.

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La localizzazione e l’identificazione (cerchio rosso) di Murgantiam = Mons Morconus/Morcone/Marcone

Monte Morcone, oggi Monte Marcone, dista circa 6 km. da Castel Lagopesole, un’altra frazione di Avigliano: in epoca romana entrambi i siti controllavano il percorso della via  Herculea o Herculia; Radke ricorda i miliari 6066 presso Venosa e 6067 presso Lagopesole. Dall’antico toponimo Murgantiam ricordato da Livio potrebbe aver avuto origine l’abitato medievale di mons Morconus/Morcone, oggi Monte Marcone. Dove localizzare ed identificare Ferentino ? Alla distanza di circa 30 km. da Monte Morcone/Monte Marcone è sita la città di Forenza, l’antica Forentum che identificherebbe la Ferentinum ricordata dalle fonti classiche. Livio: Assoggetta interamente l’Apulia – infatti Giunio – si era impadronito anche della forte città di Forento – ci si spinse nella Lucania; quindi con l’improvviso arrivo del console Emilio fu presa d’assalto Nerulo; erroneamente lo storico latino aveva  localizzato Forento in Apulia. Orazio (I sec. a. C.), nativo di Venosa, prima di Livio, scrisse nelle Odi dove si localizzava Forenza: Fu meraviglia, per quanti si annidano nell’eccelsa Acerenza e dentro i ripidi boschi di Bantia o nei terreni della fertile e bassa Forenza. Plinio (I d. C.) nella Naturalis Historia: Inoltre nella seconda regione, all’interno, in Irpinia si trova la colonia di Benevento che, in segno di migliore auspicio mutò il nome (un tempo si chiamava Malevento); e gli Aeculani, Aquiloni, ….. , Forentani, Genusini.

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Localizzazione ed identificazione delle 3 città/fortezza coinvolte degli avvenimenti dell’anno 296 a. C..

In base alla localizzazione ed identificazione delle 3  città/fortezza nel territorio meridionale dei Sanniti/Irpini, si possono ricostruire i movimenti dell’esercito romano: 1°. da Murgantiam/Avigliano l’esercito si diresse a Romuleam/Bisaccia distante circa 73 km. (in auto) e 64 km. (a piedi). 2°. da Romuleam a Ferentinum/Forenza la distanza di circa 74 km. (in auto) e 65 km. (a piedi).

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Da Murgantiam/M0nte Morcone/Monte Marcone l’esercito si mosse  (1) verso Romuleam/Bisaccia e da qui (2) a Ferentinum/Forento/Forenza.

Salmon localizza ed identifica le 3 città/fortezza: Evidentemente  egli (Decio) attaccò e saccheggio varie località: Murgantia, Ferentinum e Romulea. Si può ragionevolmente  supporre che quest’ultima corrisponda alla Sub Romula (l’attuale Bisaccia) degli Itinerari, una località lungo la Via Appia, immediatamente a ovest di Venusia; quella che Livio chiama Ferentinum, a giudicare da un passo di Dionigi di Alicarnasso era in realtà Forentum (l’attuale Forenza), a sud di Venusia; di Murgantia non esistono altre menzioni, ma il suo nome sembra sopravvivere nella pianura immediatamente ad est di Venusia, chiamata a tutt’oggi Le Murge, in cui esistono varie località di nome Murgia. E’ chiaro che la campagna di Decio si deve essere svolta nelle vicinanze di Venusia Lo storico inglese localizza ed identifica Romulea con Bisaccia e, utilizzando come caposaldo la città Venusia/Venosa, una città mai ricordata dalle fonti classiche per gli avvenimenti dell’anno 297 a. C., conferma l’identificazione di Ferentinum con Forenza,  escludendo che possa essere identificato con Ferrazzano. Localizza Murgantia, non con una fortezza/città, ma indica in modo generico la pianura immediatamente ad est di Venusia, chiamata a tutt’oggi Le Murge, in cui esistono varie località di nome Murgia

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Il territorio (rosso) dei Sanniti/Irpini. Il territorio (azzurro) dei Lucani. La regione dell’Alta Murgia nel territorio degli Apuli.

Il caposaldo di Venusia/Venosa, utile per localizzare ed identificare Ferentinum/Forenza, non  lo è per la localizzazione e l’identificazione di Murgantia in quanto è controversa  la stessa localizzazione di Venusia/Venosa, fondata, ha scritto Devoto (1967), al triplice confine di Sanniti (Irpini, n. d. r.), Lucani e Apuli.

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La localizzazione e l’identificazione della Murgia nel territorio degli APULI. La localizzazione della città di Venusia/Venosa (V ).

Diodoro  Siculo (I sec. a. C.): Nello stesso tempo anche Metelio nell’Apulia espugnò Venosa città di chiaro nome,.. .

Orazio: Seguo il suo esempio, Lucano o Apulo che io sia, uomo di doppia origine; infatti i Venusini lavorano la terra ai confini ai confini delle due regioni e sono stati mandati lì appositamente, come è fama antica, dopo la cacciata dei Sabelli, perché il nemico non corresse su Roma trovandosi davanti una terra deserta, quando la gente Apula o la bellicosa Lucania ci dichiarassero guerra.

Se fosse reale quanto scritto da Salmon: di Murgantia non esistono altre menzioni, ma il suo nome sembra sopravvivere nella pianura immediatamente ad est di Venusia, chiamata a tutt’oggi Le Murge, in cui esistono varie località di nome Murgia. E’ chiaro che la campagna di Decio si deve essere svolta nelle vicinanze di Venusia; lo scenario degli scontri tra i Romani ed i Sanniti per la conquista di Murgantia, è inverosimile in quanto si sposterebbe ad est di Venosa e nei pressi dell’altipiano della Murgia, ovvero all’interno del territorio degli Apuli.

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Localizzazione (freccia nera), secondo Salmon, degli scontri per la conquista di MURGANTIA: ad est di Venosa e nel territorio presso la Murgia.

Quanto  tramandato dalle fonti classiche permette di localizzare nel territorio dei Sanniti/Irpini, a confine con i Lucani, coinvolti negli scontri, il teatro degli scontri e di identificare le 3 città/fortezza conquistate dai Romani nell’anno 296 a. C..

Oreste Gentile.  

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