PRIMO FORUM CITTA’ CELESTINIANE.

E’ lodevole l’iniziativa dell’assessore al Turismo del Comune de L’Aquila di avere organizzato il I Forum delle città Celestiniane in occasione del VII centenario della canonizzazione (1313-2013) di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio; un evento che alcune località non protagoniste nella lunga vita del santo molisano ed i soliti uomini di chiesa, ancora una volta, hanno saputo sfruttare ad usum delphini.

Sono trascorsi 4 anni dalla celebrazione dell’VIII centenario (2009-1209) della nascita del papa molisano che ha visto la peregrinatio delle sue spoglie nelle diocesi episcopali dell’Abruzzo e del Molise, nonché l’organizzazione di 5 incontri e 29 relazioni, tenuto conto che tra gli anni 1987 e 1994 già erano state presentate circa 68 relazioni per illustrare la sua vita terrena, religiosa e spirituale di Pietro di Angelerio, papa Celestino V.

Dopo 804 anni dalla nascita dovremmo conoscere tutto di papa Celestino V, ma si continua a ricordarlo più per la “discussa” citazione dantesca che per quanto realizzò nella sua lunga vita.

Gli studiosi e gli storici nei tanti dibattiti hanno avuto modo di illustrare le loro ricerche e le loro considerazioni, un rito che è stato celebrato anche in occasione del I Forum delle città Celestiniane, ma non  c’è stato chi con < coraggio > facesse  luce su alcuni eventi ancora controversi della vita terrena di Pietro di Angelerio: l’anno ed il luogo della nascita, l’esistenza di un cognome dei genitori, lo stato patrimoniale della famiglia, dove era nei giorni 14 e 15 di ottobre del 1294 quando da L’Aquila si recò a Napoli.

Nei tanti  incontri non soltanto hanno evitato di dare delle risposte, ma si sono arrogati il diritto di descrivere degli avvenimenti frutto solo di una loro libera, quanto campanilistica interpretazione delle fonti storiche, che forse non hanno mai consultato ed ignorando le fonti bibliografiche più antiche, fanno capire che hanno descritto la < falsa > vita terrena del grande personaggio.

Dan Brown è un dilettante al loro confronto!

La Chiesa, pur seguendo l’esempio di Pilato, prende in giro l’ignaro lettore: in più occasioni ha indicato la città di Isernia come luogo di nascita di Pietro di Angelerio, mentre i primi biografi accreditarono il castrum che oggi si identifica con Sant’Angelo Limosano.

Il I Forum delle città Celestiniane ha visto la presenza di 3 relatori che si erano già esibiti nella celebrazione della nascita: trascorsi 4 anni hanno scoperto delle notizie inedite?

In occasione del I Forum hanno illustrato: 1) Dal processo alla bolla di canonizzazione. 2) San Pietro, confessore a settecento anni dalla canonizzazione. La santità non passa mai di moda. 3) Reformatio ecclesiae in capite et in membris:  l’esempio e l’opera di Celestino V. 4) Celestino V e Montecassino. 5) Le congregazioni Celestiniane in Europa. 6) Testimonianze celestiniane nella terra di San Benedetto – Norcia. 6) L’impronta dei celestini a Bologna: dalle origini all’Archivio di Stato. 7) Tracce di Celestino V in Francia a Limay.

Si sono trastullati con gli argomenti che hanno scelto di relazionare e che sicuramente hanno interessato gli eruditi, ma il volgo avrebbe voluto che con < coraggio > avessero finalmente e definitivamente date delle risposte ai 4 quesiti: 1°) l’anno ed il luogo della nascita, 2°) l’esistenza di un cognome dei genitori, 3°) lo stato patrimoniale della famiglia, 4°) dove era nei giorni 14 e 15 di ottobre del 1294 quando da L’Aquila si recò a Napoli.

Stando al programma, sono state anche illustrate le Testimonianze delle città partecipanti: Bologna, Limay (Francia), Norcia, Lecce, Firenze, Ripalimosani, S. Angelo Limosano, S. Severo, Monte Sant’Angelo, Fumone, Isernia, Salle, Lama dei Peligni, Castel di Sangro, Celano, Guardiagrele, Roccamorice, Pratola Peligna.

Non sappiamo dove era nato Pietro di Angelerio, ma abbiamo scoperto che esistono delle città italiane e straniere ritenute celestiniane.

Quale criterio è stato adottato per la loro selezione?

Furono realmente protagoniste nella lunga vita dell’umile frate, eremita, papa, dimissionario, ostaggio, fuggiasco, prigioniero e santo Celestino V?

Tutti i biografi hanno avuto serie difficoltà per descrivere i suoi continui spostamenti,  come scrisse Marino (1630): pigliò e fondò molti luoghi, ne’ quali distribuiva i discepoli, che in gran numero concorrevano, & egli in persona andava nelle fondazioni de i luoghi, come in molti luoghi d’Abruzo, e di Campagna di Roma, dove fondò avanti il Concilio di Lione Sant’Antonio à Fiorentino, altri luoghi in Anagni, Scolcola, Sora, e per edificatione e devotione de i popoli vi si fermava qualche tempo: e anche a Roma si fermò molte volte ò per negotij, o per sodisfare alla devozione de molti devoti amici. […]. Non habbiamo tuttavia chiarezza alcuna de i tempi, ne’ quali particolarmente habitò a Roma, ò Fiorentino, ò altri luoghi di Campagna e d’Abruzo, & ne i Marsi.

Risulta ardua l’impresa di redigere un elenco de altri luoghi e Citta e provincie che possano avergli dato ospitalità: qualsiasi località può creare la  < bufala > della sua presenza.

Ci sono anch’io: piatto ricco, mi ci ficco!

La Chiesa non interviene, tollera ed in più occasioni ha incoraggiato  iniziative che creano una grande confusione.

Un esempio fra i tanti: il 24 maggio 2011 fu pubblicato S. Angelo d’Alife(Ce)- La salma di Celestino V – il papa del gran rifiuto, ritornerà nel suo paese natale Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife, costituenti l’antica Rupecanina.

Dalla locandina del programma religioso predisposto per l’arrivo delle sacre spoglie a Sant’Angelo d’Alife, si apprende la partecipazione di mons. Di Cerbo, vescovo di Alife-Caiazzo; dell’Arciabate di Montecasino, padre Vittorelli; di mons.  Rinaldi, vescovo di Acerra; di mons. Farina, vescovo di Caserta; del card. Sardi e del card. Sepe di Napoli, mentre tra i relatori del convegno organizzato per l’occasione era stato invitato il vescovo Angelo Spina della diocesi di Sulmona-Valva.

Nessuno degli “alti prelati” ha voluto deludere le aspettative dei fedeli di Sant’Angelo d’Alife: sono stati autorizzati a rivendicare/vantare la nascita di papa Celestino V nel loro territorio!

Il giudizio dei vescovi Abruzzesi e Molisani per il I Forum delle città Celestiniane sarà stato certamente positivo, ma chi ha selezionato le città che sono state e saranno invitate per i prossimi Forum?

Quante di esse si vanteranno di avere ospitato il santo o di essere state protagoniste nella sua lunga vita?

Le candidate saranno tante, forse ricorderanno e descriveranno avvenimenti surreali, trascurando la valutazione di ciò che scrissero i primi biografi di papa Celestino V che, con dovizia di particolari, permettono  di conoscere la sua vita terrena, religiosa e spirituale.

Se la partecipazione di una città o di un piccolo centro ai forum non è vincolata alla presenza di Pietro di Angelerio, ma alla sola esistenza di un monastero celestiniano  nel loro territorio  o perché furono il luogo di nascita di un suo seguace o perché una istituzione laica-religiosa esistente nella località ricevette un suo privilegio, la città de L’Aquila, per quanto grande e ricca di strutture ricettive, non potrebbe dare  ospitalità ad un sì grande numero di partecipanti: non il Palazzetto dei Nobili, ma lo stadio Fattori a malapena potrebbe contenerli!

Circa 53 sono le località in cui fu edificato tra l’anno 1250 ed il 1320 un monastero celestiniano.

Marino (1630) ricordò nella biografia del santo al capitolo Le lettere Apostoliche di papa Gregorio Decimo a favore dell’Ordine (1275) le prime fondazioni: Da queste lettere si raccoglie ancora la fondazione de molti luoghi, che ancor’oggidì vi sono, essersi fatti avanti questo tempo. Sonio nominati in tutto sedici, i quali all’hora haveva l’ordine e dipendevano da Santo Spirito di Maiella. […]. I 16 monasteri: Ecclesiam Sancti Georgij de Rocca Moricij, Sancti Ioannis de Monte Magellae, Sancti Bartholomaei de Logro, Sancti Cleti de Motillulo, Sancta Maria, & Sancti Angeli de Intermontes Ecclesia, Sancta Mariae de Murrone, Santi Antonini de Campo Iovis, Sancti Ioannis de aqua Sancta, Sancti Comity de Acziano, Sancti Spiritus de Isernia, Sanctae Mariae de Agello, Sancti Antonij de Ferentino, Sancti Antonini de Anagnia, Sancti Leonardi de Sculcula, & Sancti Francisci de Civitate Antena.

Le testimonianze della presenza di fra’ Pietro in alcune fra le località citate nelle lettere Apostoliche non esistono, ma nel corso nei secoli, per vanto campanilistico, furono inventate  tante  < leggende metropolitane>.

Le città ed i piccoli centri che hanno avuto il privilegio e possono vantare di averlo ospitato quando era frate, eremita, papa, dimissionario, ostaggio, fuggiasco e prigioniero sono meno numerose: alcune sono state ricordate con dovizia di particolari dalle biografie più antiche, altre si sono candidate inventando fatti mai accaduti.

Quale era il legame tra papa Celestino V e le città che hanno partecipano al I Forum delle città celestiniane?

Le più antiche biografie di Pietro di Angelerio offrono al lettore una descrizione chiara della sua vita; la più completa fu scritta dal citato padre Don Lelio Marino Lodeggiano. Abbate Generale della medesima Congregatione (Congreg. De Monaci Celestini dell’Ordine di San Benedetto, n. d. r.), pubblicata nell’anno 1630.

Dalla loro attenta lettura risulta: era nato nel castrum dell’odierno Sant’Angelo Limosano nel 1209; a 17 anni  fu ospite del monastero di Santa Maria in Faifoli; compiuti 20 anni abbandonò il monastero per vivere 62 anni da eremita (?) in una vasta area compresa tra il Gran Sasso, la Maiella e le Mainarde settentrionali, pertanto potrebbero sono diversi i centri di quella vasta area a vantare la sua presenza.

Pietro di Angelerio è giudicato un eremita, ma nella sua lunga vita, visse 87 anni, effettuò frequenti viaggi soprattutto per difendere dai soprusi di alcuni vescovi quanto veniva donato al suo nuovo Ordine monastico.

Tutti i biografi del papa molisano concordano nel ricordare che fu a Lione presso papa Gregorio X all’età di circa 66 anni, perché fosse riconosciuto il suo Ordine monastico; continuò l’eremitaggio fino all’età di circa 85 anni, quando a L’Aquila, nel luglio del 1294, fu eletto papa; visse per un po’ a Napoli ed il 13 dicembre del 1294, sottoscrivendo la rinuncia, iniziò i 2 anni più travagliati della sua vita: ostaggio, fuggiasco e prigioniero di papa Bonifacio VIII a Fumone, dove morì all’età di 87 anni sabato 19 maggio 1296.

Le città presenti al I Forum delle città Celestiniane.

BOLOGNA: non si hanno notizie di un legame diretto tra la città e papa Celestino V.

LIMAY, è più appropriato scrivere Limay Yvelines, una città francese sconosciuta dagli antichi biografi del papa che ricordano solo la presenza del sessantaseienne frate Pietro di Angelerio nella città di Lione per incontrare papa Gregorio X. Limay Yvelines dista circa 500 km. da Lione: cosa avrebbe fatto Pietro di Angelerio in quella località non è dato sapere: le fonti tacciono. Forse in seguito a Limay Yvelines  fu fondato, così come accadde in diverse località della Francia, un monastero celestiniano?

NORCIA: si ignora la presenza di papa Celestino V, ma esisteva, come in tante città italiane e straniere, un monastero dedicato alla Spirito Santo.

LECCE: si ignora una relazione tra papa Celestino V e la città pugliese; è esistito Stefano di Lecce, professore di sacra teologia che compare nell’elenco degli abati generali dell’Ordine … Al 56° e 58° posto (essendo stato eletto per due volte, ma non consecutive).

Fu proprio Stefano di Lecce a pubblicare, tra il 1471 ed il 1474, la Vita del Beatissimo Confessore Pietro Angelerio, indicando a chiare lettere: Pietro di Castel Sant’Angelo, contado di Molise vicino a Limisano, nato da ottimi genitori, Maria e Angelo o, con termine, come penso, corrotto, Angelario.

La Chiesa continua ad ignorare quanto scritto dal 56° e 58° abate generale dell’Ordine Celestiniano, nonché professore di sacra teologia.

Il biografo non ricordò un legame tra Lecce, sua città di origine, e Celestino V; ma è noto che solo dopo alcuni anni dalla canonizzazione del papa, nel 1352, il conte di Lecce e duca d’ Atene, Gualtieri IV di Brienne introdusse in città l’Ordine dei Celestini (che aveva preso il nome dal fondatore Papa Celestino V, al secolo Pietro da Morrone); non è esistito un rapporto diretto tra Lecce e papa Celestino V; come per altri numerosissimi casi simili, dopo la sua morte, esiste la diffusione del suo Ordine .

FIRENZE: è una delle città che può vantare la presenza di Pietro Angelerio; scrisse Marino: Vi è anco fama in Firenze che in questo viagio mentre il Santo passò per quella Città ò andando ò ritornando, in uno de i Spedali di quella (como costumava di fare in ogni luogo, per dove fosse passato visitando i luoghi pij prima d’ogni altro qffare) nel quale era grandissima moltitudine d’infermi, interrogatigli & dispostigli alla penitenza & all’amore d’Idio, tutti ad uno ad uno col Segno della Croce gli rese sani.

Marino, nella sua attenta e particolareggiata descrizione, ricordò le altre città che furono visitate dall’umile frate: Mantova (è stata invitata?), gli fosse della Città ò governatore di essa concesso quel luogo, che hora si possede. & che anco in Como (è stata invitata?) celebrasse la messa nell’altare maggiore della Chiesa, che ancora hora e del nostro Ordine.

Marino ricordò che: Pietro donque nel ritornare di Francia faceva il viagio per la Toscana, & passava un giorno per quel paese, che è tra Lucca e Pistoia.

E’ stato identificato ed invitato al I Forum, quel paese che è localizzato tra Lucca e Pistoia?

I tanti relatori, espertissimi studiosi della vita di papa Celestino V, dovrebbero conoscere l’identità di quel paese e proporre la sua partecipazione ai prossimi forum.

Marino ricordò che nell’anno 1280, essendo già celebre il suo nome e Santità, andò personalmente in molti altri paesi, e senza dubbio chiamato e pregato, e si legge che nell’anno 1280. Andò, e tornò di Toscana; in Roma vi era andato molte volte e vi haveva già ottenuto il luogo di San Pietro in Montorio nel Ianicolo, che è colle vicino al Vaticano. […]. Si deve anco credere che il santo in quel tempo andasse in molti altri luoghi e Citta e provincie, ordinando molte cose a gloria e servigio d’Idio, al quale era tutto intento.

Non è data sapere l’identità di molti altri luoghi e Citta e provincie e ciò può creare, come già detto, tante < leggende metropolitane >.

RIPALIMOSANI: non esiste un legame con Pietro di Angelerio; il centro è vicino Montagano, comune in cui è sito il monastero di Santa Maria in Faifoli dove il giovane Pietro di Angelerio entrò all’età di 17 anni per il noviziato. La pretesa che il convento sia stato aperto dallo stesso S. Pietro Celestino nell’anno 1282 e fosse chiamato in quel tempo con il nome  di S. Maria degli Angeli, è priva di fondamento; sono notizie che non furono ricordate nelle biografie del santo, tant’è che il centro non è ricordato nell’elenco del Monasticon Coelestinum, eremi, monasteri, chiese e ospedali in Italia (1259-1320) (da paduaresearch.cab.unipd.it/314/10/10).

Montagano, nel cui territorio esisteva il monastero di Santa Maria in Faifoli dove il giovane Pietro di Angelerio svolse per 3 anni il noviziato, era stato invitato al I Forum?

S. ANGELO LIMOSANO: è il paese natale di papa Celestino, al secolo Pietro di Angelerio; lo confermano le biografie più antiche, ma la Chiesa, facendo orecchie da mercante, non esprimendo ufficialmente un parere, < parteggia > per la città di Isernia, ingannando l’ignaro lettore

S. SEVERO: la città pugliese non svolse un ruolo da protagonista, a differenza della odierna città di Apricena nel cui territorio era stato edificato il monastero benedettino di San Giovanni in Piano che passò al nuovo ordine monastico fondato da Pietro; scrisse Marino: Si accrebbe assai l’Ordine d’altri Monasteri e de Monaci, e tra gli altri hebbe il Monastero di San Giovanni in Piano antichissimo, posto in Puglia alla radice del monte Gargano, vicini al Castello chiamato Porcina (che era già dote del medesimo Monastero) nella Diocesi di Lucera, non longi dal mar Adriatico … . Nel monastero di San Giovani in Piano trovarono rifugio nell’anno 1285 i monaci del monastero di Santa Maria in Faifoli perseguitati da Simone di Sant’Angelo.

Marino ha tramandato che Pietro, vivendo presso Santo Spirito a Maiella, consigliò all’abate di Faifoli più tosto abandonare il luogo, che lasciare in pericolo la salute de’ suoi: Madò perciò lettere & huomini a posta all’Abbate del quel Monastero sustituito già in suo luogo, ordinandogli, che lasciasse quel Monastero, adducendo il detto di Salomone, […]. …, e tutti se n’andassero nella Puglia al Monastero di San Giovanni in Piano, per restaurare ed accrescere quella casa, la quale puoco avanti haveva havuta, e sperava dovesse durar più tempo à servigio e gloria d’Idio. […]. La partita de’ monaci da questo Monastero di Faifoli avvenne l’anno 1285, in circa, il che raccoglio, perché il Santo vi stette circa l’anno 1276., parti nel 1277. circa 1278. la persecutione cominciò puoco doppo, e durò sei anni, come dice il Fabro, si che circa l’anno 1285. i monaci partirono.

La sua presenza in alcune zone della Puglia settentrionale è documentata dopo la rinuncia al papato: cercò di fuggire dalla persecuzione di papa Bonifacio VIII; tra il mese di Gennaro e Febraro, scrisse Marino, se ne partì di là (dal Morrone, n. d. r.) per andarsene in una vastissima selva di Puglia, la quale era lontana dal Monte Morrone il viagio di quattro giorni […]. Fuggiva il Santo in paesi a lui stranieri per non essere conosciuto […]. Qual sia questa Selva della Puglia, dove il Santo stava nascosto, non fu dichiarato e lasciato scritto da gli autori, & è difficile il saperlo, perché dicono che dall’Apruzo andando in Puglia tutto il paese sia pieno di selve. Tuttavia prima che si entri nella Puglia piana per la parte de i Monti mediteranei vi hà tra gli Monti, vicino dove si dice l’Ariccia, una selva grande, che si continua sin’ al piano, nel quale habitano molti Romiti; vi sono ancora altre selve come quella di San Leonardo, & quella dell’Incoronata, chè tra Fogia & la Cerignola molto grande, dove pur stanno molti Romiti & è più credibile che il Santo stesse in questa, perché è vicina à Quarata, & lontana dal Morrone le quattro giornate, & da San Giovanni in Piano da una e mezza, ò due.

Nell’artico PAPA CELESTINO V, DIMISSIONARIO E FUGGIASCO, SI RIFUGIO’ NELLA “SELVA GRANDE”/BOSCO DI MAZZOCCO DELLA CITTA’ DI RICCIA (CB).  sarà dimostrato che il Santo non stette in questa (quella dell’Incoronata, n. d. r.).

Per fuggire la procella di quella persecuzione, Marino ricordò che il perseguitato aveva progettato di passare di là del mare, perciò il Priore del monastero di San Giovani in Piano per non perdere più tempo, trattò subito e patteggiò coi marinai de Rodi (questo è luogo al litto del mare Adriatico alla radice del monte di S. Angiolo molto dilitioso, e puoche miglia lontano dal Monastero di San Giovanni).

Perché non si creino equivoci sui nomi delle località,  monte di S. Angelo non identifica l’odierna città di Monte San’Angelo che è stata invita al I Forum, ma, come precisò Marino, al Monte Gargano: Mandò il Santo uno di questi suoi Monaci al Monastero di San Giovanni in Piano, il quale non molto lontano dal Monte Gargano detto hora di Sant’Angiolo, vicino un Castello chiamato la Porcina (l’odierna Apricena, n. d. r.), che era già del medesimo Monastero, posto sopra un’eminente colle, hà la Puglia piana à mezo dì e Ponente, da Oriente il monte suddetto & il Mare Adriatico, dal quale non è molto lontano, si come habbiamo descritto altrove.

Apricena era stata invitata?

MONTE SAN’ANGELO: l’importante centro garganico invitato al I Forum non ha avuto un legame con papa Celestino V la cui presenza nella Regione Puglia, stando alle biografie, è testimoniata per il monastero di San Giovanni in Piano, presso Apricena, per alcune località della costa garganica settentrionale e per altri centri che furono testimoni del passaggio del prigioniero Pietro Angelerio dopo la sua cattura.

Nella città di Monte Sant’Angelo solo la toponomastica ricorda: via Celestino V, via Callisto I e Agapito I.

FUMONE: nel suo castello fu tenuto prigioniero il dimissionario e fuggiasco papa Celestino V, dove morì il sabato del 19 maggio 1296, all’età di 87 anni.

ISERNIA: con il placet della Chiesa, la città ha sempre rivendicato e rivendica la nascita di Pietro di Angelerio, ma le biografie più antiche la smentiscono. Per accreditarle l’onore della nascita diversi studiosi hanno inventato: il suo anno di nascita, il nome dei suoi genitori, l’esistenza della sua casa, il possesso di un fondo paterno su cui sarebbe stato edificato un monastero, la visita di san Francesco, una lettera del vescovo Giacomo, la pergamena del vescovo Dario, la pergamena del vescovo Matteo, la pergamena del vescovo Roberto, le omelie del vescovo Gemma, la presenza di Celestino V nei giorni 14 e 15 ottobre del 1294 ed il dono di due o una croce alla città.

Non esiste un documento che possa testimoniare un legame tra la città di Isernia e Pietro di Angelerio, né la sua presenza nella città.

In Isernia, come in tanti centri dell’Abruzzo e del Molise, fu edificato un monastero dopo la donazione, nell’anno 1272, di un terreno; monastero che esisteva nell’anno 1274 e fu ricordato nelle lettere apostoliche  (1275) di papa Gregorio X con cui riconosceva l’Ordine monastico fondato dall’eremita molisano. Non esiste un privilegio concesso da papa Celestino V in favore del monastero di S. Spirito di Isernia, mentre diversi furono i privilegi in favore dei monasteri edificati in altre località.

SALLE: il castello in provincia di Pescara vide la nascita di Roberto da Salle, il più giovane, perciò prediletto, tra i discepoli di Pietro da/del Morrone; Telera (1648) scrisse: Nacque Roberto in Salla l’anno della nostra salute 1273.

Non è dato sapere della presenza di Pietro Angelerio nel centro natio del suo giovane seguace, ma la loro amicizia fa sì che possa essere stimato una città celestiniana.

LAMA DEI PELIGNI: più che a papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, visto che prima del 1320 non esisteva un monastero, il centro abruzzese è legato a Roberto da Salle che Nel 1327, nominato Procuratore Generale della Congregazione dei Celestini, fondò visitò e restaurò parecchi Monasteri, tra cui: S. Tommaso a Caramanico, Lama dei Peligni, Atessa e Gessopalena. […].Fra tutte le opere da lui volute e seguite, particolarmente care ne furono tre: il Monastero della Civitella a Chieti, Santo Spirito a Majella dove ancora oggi sono riconoscibili alcune opere da lui stesso ordinate e dirette, e la cosiddetta Basilica della Madonna a Lama dei Peligni.( Germano D’Aurelio2004, dal sito SantiBeati)

CASTEL DI SANGRO: nel centro abruzzese, nell’anno  1229, iniziarono i primi 3 anni di vita eremitica di fra’ Pietro; all’età di 20 anni aveva abbandonato il monastero di Santa Maria in Faifoli ed il castrum dove era nato, oggi Sant’Angelo Limosano. E’ documentata nel giorno 12 ottobre 1294 la presenza di papa Celestino V in occasione del trasferimento da L’Aquila a Napoli dopo la sua elezione.

SULMONA: con la città de L’Aquila è protagonista nella vita di Pietro di Angelerio.

CELANO: nessuna fonte ricorda un legame tra lo storico centro abruzzese e papa Celestino V. Da Monasticon Coelestinum, eremi, monasteri, chiese e ospedali in Italia (1259-1320) si apprende che esisteva Santa Maria delli Seniuri, già Santa maria in Palude, donata nell’anno 1289 a fra Bartolomeo da Trasacco, uno dei due più fedeli compagni di Pietro di Angelerio ed autore di una delle prime biografie del santo.

GUARDIAGRELE: chi può testimoniare una presenza di fra’ Pietro di Angelerio nel centro abruzzese?

Le biografie tacciono. E’ documentata la fondazione nell’anno 1312 per volere del nobile Vinciguerra da Guardiagrele, di un monastero intitolato a S. Pietro confessore.

ROCCAMORICE: l’eremita Pietro dopo il suo ritorno da Roma dove era stato consacrato sacerdote, si ritirò presso Sulmona e sul monte Morrone iniziò il II periodo di eremitaggio durato 62 anni, ovvero fino alla elezione a pontefice nell’anno 1294. Disturbato dalla continua presenza di curiosi, dall’eremo del Morrone si spostò nei pressi di Roccamorice dove trovò rifugio e fondò l’eremo, poi monastero di Santo Spirito della Maiella.

Marino scrisse: Di qua avenne, che egli intitolò al Spirito santo quasi tutte le Chiese & Oratorij, chè di poi furono da lui da i fondamenti eretti ò notabilmente rinovati.

Il territorio del centro abruzzese che l’eremita Pietro aveva scelto, è posto sul versante settentrionale della Maiella, vi fondò l’eremo di San Bartolomeo di Legio, la chiesa di San Giorgio, entrambi ricordati nelle lettere apostoliche del 1275, e l’eremo di San Nicola.

PRATOLA PELIGNA: solo per la sua distanza di non meno di 10 km. dalla città di Sulmona potrebbe avere ospitato l’eremita Pietro da/del Morrone.

Quattro chiese di Pratola Peligna  nell’anno 1294 furono annesse al monastero di Santo Spirito del Morrone: S. Angeli de Valle, de Campeliano, S. Cesidii, S. Johannise S. Mariae.

In base alla documentazione esistente, alcuni località che hanno partecipato al I Forum erano da escludere, mentre la partecipazione di altri centri si giustifica unicamente per la presenza nel suo territorio di un monastero celestiniano o per avere veramente ospitato l’eremita Pietro di Angelerio.

Dall’elenco dei centri (da paduaresearch.cab.unipd.it/314/10/10) che dall’anno 1250 al 1320 videro nel loro territorio la costruzione di uno o più eremo, chiesa, monastero od ospedale, ricorderemo quelli fino all’anno 1296  della morte del santo molisano: Acciano (AQ), Agnone (IS), Aielli (AQ), Alife (CE), Anagni (FR),  Apricena (FG), Benevento, Bojano (CB), Bolognano (PE), Bucchianico (CH), Campo di Giove (AQ), Caporciano (AQ), Caramanico Terme (PE), Castel di Sangro (AQ), Celano (AQ), Cerro al Volturno (IS), Civita d’Antino (AQ), Collarmele (AQ), Ferentino (FR), Isernia, Lanciano (CH), L’Aquila, Lucoli (AQ), Manoppello (CH), Napoli, Ortona (CH), Penne (PE), Pescina (AQ), Picciano (PE), Pratola Peligna (AQ), Rieti, Roccamontepiano (CH), Roccamorice (PE), Roma, S. Imbaro (CH), Sgurgola (FR), Sulmona (AQ), Tocco da Casauria (PE), Trivento (CB), Venafro (IS).

Questi centri dovrebbero essere invitati ai prossimi Forum ed inseriti in un itinerario che preveda la visita degli eremi, delle chiese, dei monasteri o degli ospedali celestiniani.

Altre località potrebbero essere invitate ai Forum ed inserite in un itinerario per ricordare la presenza di Pietro di Angelerio in occasione del suo primo viaggio che intraprese dal castrum dell’odierno Sant’Angelo Limosano a Castel di Sangro, interessando i territori degli attuali centri di Fossalto, Pietracupa, Bagnoli, Civitanova, Chiauci, Pescolanciano, Carovilli, Roccasicura, Forli del Sannio e Rionero Sannitico.

Il successivo viaggio lo portò dal suo eremo della Maiella a Lione, in Francia: Presi doi compagni Giovanni d’Atri Sacerdote, & Placido de Morreis laico, prese il viaggio a piedi verso la Francia, ricordò Marino, ma non descrisse l’itinerario e le città che lo ospitarono.

Marino ricordò le difficoltà del viaggio sia a causa della stagione che era stata scelta, ma anche l’aspreza delle strade, l’altezza dei monti, la diversità e varietà delle stagioni, il rigore dell’Inverno, la carestia e penuria d’ogni, cosa, e le difficoltà & calamità di que’ tempi, e principalmente le discordie e guerre civili delle Provincie, delle Città, e quasi d’ogni luogo di tutta Italia.

Solo per il viaggio di ritorno, Marino ricordò che l’eremita ed i due accompagnatori passarono per la Toscana e per una località non identificabile, sita tra Lucca e Pistoia, per la città di Firenze; alla fine della descrizione il biografo ricordò un passaggio per Mantova e Como.

La ricostruzione di un itinerario celestiniano verso la Francia, partendo dal versante settentrionale della Maiella, potrebbe prendere in considerazione la via Francigena per raggiungere la città di Lione e per il ritorno passare per un itinerario Como, Mantova e la regione Toscana con le città di Lucca, Pistoia e Firenze.

Consapevoli che la vita eremitica di Pietro da/del Morrone non fu priva di altri viaggi, le biografie non consentono di conoscere i centri che veramente videro la sua presenza.

Le biografie e la ricca redazione di documenti sottoscritti da Pietro di Angelerio quando fu eletto papa Celestino V ed in occasione del suo trasferimento da L’Aquila a Napoli, consentono di ricostruire e riproporre un altro itinerario.

Le città che furono interessate dal soggiorno papale: Sulmona (AQ) (dal 7 a 11 ottobre), Castel di Sangro (AQ) (12 ottobre), il monastero di S. Vincenzo al Volturno (IS) (dal 13 al 16 (?) ottobre), S. Germano-monastero di Montecassino (FR) (dal 17 al 22 ottobre), Teano (CE) (dal 23 al 28 ottobre), Capua (CE) (dal 3 al 12 novembre) e poi Napoli (dal 14 novembre al 13 dicembre 1294).

Le località  interessate solo dal passaggio del corteo papale sono localizzate sull’attuale S.S. 17: Pettorano sul Gizio (AQ) e Roccaraso (AQ), successivamente dopo Castel di Sangro (AQ), il percorso seguì seguendo l’attuale S.S. 158, attraversò Alfedena (AQ), il territorio di Montenero Val Cocchiara (IS), di Pizzone (IS), Rocchetta al Volturno (IS), Colli al Volturno (IS), Montaquila (IS), Montaquila (IS), Pozzilli (IS), Venafro (IS), San Pietro in Fine (CE) e San Vittore del Lazio (FR).

Da S. Germano-Cassino a Teano e Capua, il percorso seguì la antica via consolare LatinaCasilina e sono tanti i centri interessati dal passaggio del corteo che proseguì fino a Napoli.

Dopo la rinuncia al papato, tenendo conto di ciò che scrisse Marino, Pietro da/del Morrone, partendo da Napoli probabilmente seguì il percorso inverso per raggiungere il monastero di Montecassino: Passava il Santo per un luogo chiamato Casal nuovo. Arrivato che fù il Santo alla Terra chiamata San Germano, che è sotto Monte Cassino, alloggiò nell’hospitio del Monastero Cassinense per poi cercare rifugio nella sua Cella presso Sulmona.

L’evento irritò Bonifacio VIII che impartì l’ordine di catturare il suo predecessore; Marino scrisse che il successore di papa Celestino V abbandonò la città di Napoli, pigliando il viagio per Capua, monte Cassino, Ceperano verso Anagni, accompagnato da i due Re Carli Padre e figliulo.

Preoccupato dalla reazione di Bonifacio VIII, Pietro da/del Morrone lasciò l’eremo di Sant’Onofrio per cercare rifugio nella lontana Puglia: se ne partì di là, scrisse Marino, per andarsene in Puglia, la quale era lontana dal monte Morrone il viaggio di quattro giorni, & haveva inteso esser’ habitata da alcuni romiti servi d’Idio.

Seguendo i ricordi di Marino, si apprende il periodo in cui Pietro da/del Morrone, già papa Celestino V, si diresse verso le località della Puglia: la partita del Santo da Napoli fù nel fine dell’anno 1294. & nel principio del seguente arrivò nela sua Cella del Morrone, & puochi giorni, doppò essere stato ritrovato dal Messagiero del Papa, si nascose nel luogo segreto. Verso il principio del mese di Marzo dell’istesso anno si ritirò nella selva di Puglia, e vi si fermò fin’ al principio del mese d’Aprile ò puoco doppò, essendo che corse quell’anno la Pasqua a 3. Aprile.

La presenza del papa dimissionario non sfuggì ai curiosi, tant’è che Non so in che modo e forse per relatione d’alcuno de i Romiti di quella Selva, ò d’altro pratticante quei boschi, venne all’orecchie d’un certo Abbate dell’Ordine di San Benedetto delle vesti nere …. Il Monastero di questo Abbate si chiamava di Corata scrive il libro antico, ma Quaranta propriamente si chiama il luogo (Hora questo è membro del Monastero di Santa Maria d’Andria) nella Puglia detta da gli Geografi Peucetia Hora terra de Bari.

Di seguito, scrisse: Quale sia questa Selva nella Puglia, dove il Santo stava, nascosto, non fù dichiarato e lasciato scritto da gli autori, & difficile il saperlo, perché dicono che dall’Apruzo andando in Puglia tutto il paese sia pieno di selve. Tutta via prima che si entri nella Puglia piana per la parte dei Monti mediteranei vi hà tra gli Monti, vicino dove si dice l’Ariccia, una selva grande, che si continua fin’ al piano, nella quale habitano molti Romiti; Vi sono ancora altre selve come quella di San Leonardo, & quella dell’Incoronata, che è tra Fogia & la Cerignola molto grande, dove pur stanno molti Romiti & è più credibile che il Santo stesse in questa, perché è vicina à Quaranta, e lontana dal Morrone le quattro giornate, & da San Giovanni in Piano da una e meza, ò due.

Dal Morrone, dopo un viaggio durato quattro giornate per percorrere circa 146 km., trovò rifugio in una selva grande vicino a l’Ariccia, l’antico toponimo dell’odierna Riccia, città in provincia di Campobasso, confinante con alcune località della Puglia con cui condivideva una selva grande di cui restano numerose estensioni sparpagliate a “macchia di leopardo” alla pianura dauna, come  ricordò Marino: che si continua fin’ al piano, nella quale habitano molti Romiti. Tra essi, nel XII secolo, nella selva grande che si estendeva tra Riccia, Tufara ed i centri limitrofi della provincia di Benevento e di Foggia, vissero molti Romiti, fra di essi: il beato Giovanni da Tufara ed il beato Stefano Corumano di Riccia

Fu nella selva grande, scrisse Marino, che il perseguitato Pietro di Angelerio, già papa Celestino V, ricevette la visita dell’Abbate dell’Ordine di San Benedetto delle vesti nere. Il Monastero di questo Abbate si chiamava di Corata scrive il libro antico, ma il biografo volle precisare che Quaranta propriamente si chiama il luogo; in realtà la località Corata oggi è denominata Decorata.

Da quanto esaminato, Pietro di Angelerio non si era rifugiato nella selva che Marino credette quella dell’Incoronata, che è tra Fogia & la Cerignola molto grande, dove pur stanno molti Romiti & è più credibile che il Santo stesse in questa, perché è vicina à Quaranta, una località difficile da localizzare, e lontana dal Morrone  (vedi cartina) più de le quattro giornate, & da San Giovanni in Piano meno da una e meza, ò due.

Pietro di Angelerio, avendo concordato, scrisse Marino, con l’abate del monastero di San Giovanni in Piano la fuga oltremare, abbandonò la selva grande e dopo un viaggio d’una giornata e meza, o due al più, & il Santio Vecchio ottogenario faceva il viagio à piedi, giunse alla meta con la speranza di imbarcarsi al porto di Rodi per attraversare l’Adriatico: Rodi (questo è luogo al litto del mare Adriatico alla radice del monte S. Angiolo molto delitioso, & puoche miglia lontano dal Monastero di San Giovanni).

I tentativi di lasciare il porto di Rodi non andarono a buon fine: l’ultimo si concluse in un luogo lontano dalla Città di Vesti cinque miglia; & ivi aspettando più felice commodità e bonaccia per navigare si fermarono e trattenero nove giorni.

La località potrebbe identificarsi con Peschici: Vesti, scrisse Marino, è Città posta al lido del mare Adriatico alla radice del Monte di Santo Angelo verso Oriente tra Rodi e Monfredonia, dal volgo detta Bestia ò Bestici.

Marino ritenne che l’odierna Vieste corrispondesse ai toponimi Bestia ò Bestici, ma è scritto: Un cronista del tempo ci riferisce che nel settembre 1239, 25 galee veneziane mandate da Papa Gregorio IX contro lo scomunicato Federico II, “prendono e prostrano Bestice (Peschici) e Bestie (Vieste)”. (digilander.libero.it/maregargano/peschici.htm); ergo, Vieste era Bestie e Peschici era Bestici, il luogo lontano dalla Città di Vesti cinque miglia dove avvenne il naufragio.

La presenza di Pietro di Angelerio è certa in Peschici, meno per Vieste, a meno che i seguaci di Bonifacio VIII  non lo trasferirono a Vieste per fargli iniziare da prigioniero il viaggio che l’avrebbe condotto alla presenza del suo successore per essere sottoposto a giudizio.

Dando credito alla partenza da Vieste, Marino ricordò: Perché dalla città de Vesti vennero a Rodi, indi a Foggia, di qua forse a Troia (per Lucera non passorno perché era ancora tenuta da i Saraceni), indi per Valle de gaudio, e poi per il territorio di Benevento, per Matalone, per Capua, Teano, Miniano (che ora è distrutto) Venafro, Aquino, San Germano, Fiorentino, Anagni, e per i luoghi intermedij, de quali perché io no hò perfetta cognitione, però forse nel descrivere i miracoli, no osservarò il giusto ordine de i luoghi e del viagio.

Marino, descrivendo i miracoli di Pietro di Angelerio, ricordò le località visitate: San Vito (forse è questo un luogo alla radice del Monte di Sant’Angelo molestato da serpenti nella pianura trà Sansevero e Manfredonia descritto da Frà Leandro). In Argentio, Sotto Castello d’Altavilla nel territorio di Benevento, In Borgo nuovo, Isola (e forse il Castello così nominato presso Sora & Arce ò Arpino trà due fiumi e perciò da gli antichi detto Interamnia).

Scrisse Marino: Lo tenne il Papa quasi doi mesi appresso di sé in Anagni, mentre fra tanto si fortificava e muniva il Castello e la torre, dove haveva destinato di rinchiuderlo, chiamato Fumone, col consenso del medesimo Santo.

Morì, prigioniero, il sabato 13 maggio 1296, all’età di 87 anni che avrebbe compiuti il 29 di giugno. Fu sepolto nella Chiesa di Sant’Antonio presso Fiorentino (Ferentino, n. d. r.), la quale il medesimo Santo haveva fabricata da i fondamenti, & aggregata al suo Ordine; nella stessa Chiesa, scrisse Marino, poi stette per trent’anni, sin tanto che fù transferito all’Aquila.

L’eremita Pietro di Angelerio nella sua lunga vita percorse tantissimi chilometri e la sua presenza nelle città che visitò è testimoniata dalle biografie più antiche.

Una impresa davvero ardua attende l’assessore per il Turismo del Comune de L’Aquila: in base alle testimonianze delle biografie,  le città da invitare nei prossimi forum saranno tante al pari degli itinerari che possono essere proposti per visitarle.

“In bocca al lupo”.

Oreste Gentile

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