SECONDO FORUM DELLE CITTA’ CELESTINIANE.

“ Una impresa davvero ardua attende l’assessore per il Turismo del Comune de L’Aquila: in base alle testimonianze delle biografie, le città da invitare nei prossimi forum saranno tante al pari degli itinerari che possono essere proposti per visitarle. In bocca al lupo ”.

Era l’augurio scritto alla fine dell’articolo FORUM DELLE CITTA’ CELESTINIANE. QUALE IL CRITERIO DELLA LORO SCELTA ? (pubblicato in internet) all’assessore al Turismo del Comune de L’Aquila che aveva organizzato il Primo Forum delle città Celestiniane in occasione del VII centenario della canonizzazione (1313-2013) di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio,

Abbiamo notizia che è stato presentato ed inaugurato il SECONDO FORUM DELLE CITTA’ CELESTINIANE: Si svolgera’ a Norcia, il prossimo 28 giugno, il convegno, propedeutico al Forum delle citta’ celestiniane, “L’Umbria chiama L’Aquila”, iniziativa nata dal primo Forum che si e’ svolto lo scorso giugno all’Aquila. Lo ha annunciato l’assessore al Turismo Lelio De Santis spiegando che l’intento e’ quello di valorizzare la figura di Celestino V e favorire la creazione di una rete delle citta’ celestiniane che abbia la funzione di attrattore turistico religioso, di sviluppare iniziative durante tutto l’anno e di promuovere la Perdonanza al di fuori dei confini della provincia aquilana. Si prova a fare una diversa promozione della Perdonanza – ha detto l’assessore – instaurando rapporti con i territori legati alla figura di Celestino V, che saranno poi invitati a vivere direttamente la 720esima edizione della manifestazione. Infatti il Secondo Forum delle Citta’ celestiniane quest’anno sara’ collocato all’interno del programma della Perdonanza, in data 27 agosto, e nella giornata seguente del 28 le delegazioni parteciperanno all’apertura della Porta Santa ed al corteo storico. L’iniziativa – ha spiegato De Santis – si svolgera’ a Norcia, in virtu’ del legame che c’e’ tra la basilica di Collemaggio e quella di San Benedetto, chiesa celestiniana, voluta dal Beato Jan Bassand de Besancon. A Norcia, inoltre, si e’ ricostituita una comunita’ di benedettini che hanno assunto come immagine, nel loro stemma, anche la croce con la ‘S’ di San Pietro Celestino. Floro Panti, presidente del Centro Studi celestiniano, ci ha anticipato, invece, che l’anno prossimo, ad Assisi, si concludera’ la tappa conclusiva del ‘Cammino del Perdono’ ,che partira’ dall’Aquila e che tocchera’ gli eremi celestiniani. L’anno scorso tale percorso – ha ricordato l’amministratore comunale – ha interessato la tratta da Sant’Angelo Limosano all’Aquila e questo anno andra’ dalla parte meridionale della Puglia fino a Monte Sant’Angelo.

Al di là degli scopi religiosi che gli organizzatori intendono perseguire, resta senza una risposta l’interrogativo formulato lo scorso anno: quale è il criterio che si adotta per identificare e selezionare i territori legati alla figura di Celestino V.

Nella sua lunga vita, è vissuto 87 anni, Pietro di Angelerio, pur avendo scelto di condurre una vita eremitica, era continuamente in viaggio: aveva percorso in lungo ed in largo il vasto territorio compreso tra il Gran Sasso, la Maiella e le Mainardi settentrionali ed una parte del Molise centrale; intraprese un viaggio che lo portò a visitare le città poste sull’itinerario che dall’eremo del Morrone giungeva alla città francese di Lione; dopo l’elezione a pontefice, furono diverse le località che lo ospitarono in occasione del suo trasferimento da L’Aquila a Napoli; tante altre possono testimoniare il suo passaggio quando, dimissionario, da Napoli si avviò verso Sulmona e dopo quelle che lo videro fuggiasco verso Vieste per raggiungere l’estremo oriente.

Alle tante località che posso testimoniare la sua presenza bisogna sommare quelle in cui furono istituiti i monasteri celestiniani quando era in vita ed in altri luoghi dopo l’anno 1296, anno della sua morte, considerato che nel momento della loro massima floridezza (i celestini) erano stati titolari di quasi 150 monasteri, sparsi in Italia, Francia, Boemia, Inghilterra, Spagna, Belgio, etc.. (sito Basilica di Collemaggio)

La città di L’Aquila, lo stadio olimpico di Roma od un’altra struttura più spaziosa non potrebbero ospitare i rappresentanti delle tantissime località che possono testimoniare un legame diretto con papa Celestino V e di quelle in cui esisteva un monastero istituito prima e dopo la sua morte.

E’ una impresa ardua realizzare l’ambizioso progetto di fare testimoniare proprio tutti, figuriamoci poi le difficoltà che si avrebbero se fossero invitate delle località che non hanno avuto un legame con Pietro di Angelerio.

I territori che non hanno avuto un rapporto diretto con Celestino V o in cui fu costruito unicamente un monastero soprattutto dopo la sua morte, possono considerarsi legati alla figura di Celestino V ?

Lo scorso anno furono invitate le città: Bologna, Limay (Francia), Norcia, Lecce, Firenze, Ripalimosani, S. Angelo Limosano, S. Severo, Monte Sant’Angelo, Fumone, Isernia, Salle, Lama dei Peligni, Castel di Sangro, Celano, Guardiagrele, Roccamorice, Pratola Peligna.

Le uniche, tra quelle citate, che possono vantare la sicura presenza di papa Celestino V, come scritto nel precedente articolo, sono state ricordate dalle sue più antiche biografie: Firenze, Fumone, Castel di Sangro, Roccamorice.

Le altre possono vantare sì l’istituzione di un monastero celestiniano quando lui era ancora in vita o dopo la morte, ma non la sua presenza.

Le più antiche fonti e la documentazione esistente non ricordano, tanto per fare un esempio, un legame di papa Celestino V con la città francese di Limay (meglio Limay Yvelines); forse in Limay Yvelines, come per altri centri francesi, fu fondato un monastero celestiniano dopo la sua morte avvenuta nel 1296: questo sarebbe il legame di Celestino V con una città di cui forse egli stesso ignorava l’esistenza ?

La città di Norcia può vantare un legame con papa Celestino V ?

Era sì la patria di san Benedetto fondatore delle omonima congregazione, ma non aveva mai avuto un rapporto diretto o un legame con il frate eremita che dopo l’esperienza negativa del suo breve noviziato (3 anni) proprio presso un monastero benedettino, aveva deciso di dare vita ad una nuova congregazione meno legata alle <cose terrene>.

I benedettini non godevano delle <simpatie > di Pietro di Angelerio, visto che dall’inizio del’eremitaggio sulla Maiella, crescendo il numero de’ compagni, scrisse Marino, tanto che passavano seicento, & non potevano capirsi in sì piccioli luoghi, che teneva egli nella Maiella, e nel Morrone; cominciò a pigliare diversi altri luoghi, e questi poverissimi, accioche l’Ordine di S. Benedetto si ristorasse e riformasse sul fondamento della povertà, & dell’humiltà, il quale era quasi andato in rovina per l’abondanza e superbia richeze.

Una reciproca < simpatia > che il frate-eremita Pietro da/del Morrone manifestò con uno dei primi provvedimenti quando fu eletto pontefice; scrisse Marino: Il medesimo Riccardo lasciò scritto, che Celestino aggregò à suoi Monasteri il Monastero di Monte Cassino, e che vi introdusse quasi cinquanta de suoi Monaci del suo habito Camelino di vilissimo panno, e vi fece un’Abbate de suoi chiamato Angelerio, nel mese d’Ottobre, si come riferisce l’Autore del Legno della Vita lib. I. c. 9. dal detto Ricardo Abate. Aggiunge à ciò il Cardinale di San Giorgio, che Celestino sforzò e costrinse i Monaci del Monastero di Monte Cassino à pigliare l’habito Monastico, il qual egli haveva instituito, de Monaci che vivevano sotto le sue riforme, e quegli che non volsero obedire, scacciò fuora del Monastero. Aggiungendo: andò di persona à Monte Cassino, per riformare quel Monastero, & unirlo alla sua Religione, e vi fece perciò eleggere per Abbate Angelerio uno de suoi discepoli cohavervi introdotti cinquanta de suoi Monaci, e sforzati quei Monaci neri à pigliare l’habito de suoi, che era di color camelino di vilissimo panno.

Quale poi il legame che c’è tra la basilica di Collemaggio e quella di San Benedetto, chiesa celestiniana, voluta dal Beato Beato Jan Bassand de Besancon è davvero tutto da scoprire.

La prima fu voluta nella città de L’Aquila dal frate Pietro da/del Morrone intorno all’anno 1287: Chiesa di Santa Maria di Collemagio (la quale era stata fabricata dal Santo per il suo Ordine), scrisse Marino, dove suo Ordine è riferito a quello celestiniano; la seconda fu costruita intorno al 1200, nove anni prima della nascita di Pietro di Angelerio e certamente non può essere considerata, come hanno scritto, chiesa celestiniana, voluta dal Beato Jan Bassand de Besancon che, nato tra il 1360 ed il 1365, divenne a 85 anni priore del convento di Santa Maria di Collemaggio dove morì nell’anno 1445. Si ignora un suo intervento in favore della basilica di san Benedetto di Norcia che fu posseduta dalla congregazione dei celestini dall’anno 1484 al 1810 (Andenna, 2001).

Le città che possono realmente vantare la presenza o un interessamento diretto di papa Celestino V, prima da semplice frate-eremita e successivamente da pontefice sono tantissime; pertanto non si comprende la scelta di Norcia sia per il Primo che per il Secondo Forum della città celestiniane.

Seguendo quanto hanno tramandato le più antiche biografie e l’ordine cronologico degli avvenimenti che hanno visto protagonista il santo frate-eremita fin dalla sua giovinezza, si poteva iniziare con Montagano, un piccolo centro in provincia di Campobaso, meno noto di Norcia, ma nel suo territorio era stato costruito il monastero di Santa Maria in Faifoli, dove il giovane Pietro svolse per solo 3 anni il noviziato e vi tornò in seguito come abate. Certo, Montagano non avrebbe fatto notizia!

Cronologicamente Pietro fu poi a Castel di Sangro nel cui territorio iniziò i primi 3 anni di eremitaggio e poi, e poi, e poi: le località, come già detto sono tantissime, ma solo procedendo con tale metodo si crea un itinerario religioso, culturale e storico aderente alla realtà, senza voli pindarici.

Tra le località che parteciparono al Primo Forum delle città celestiniane compare la città di Isernia e il paese di Sant’Angelo Limosano: entrambe rivendicano la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, ma la Chiesa, correggendo quando scritto in precedenza (fino all’anno 1997) sull’Annuario Pontificio a favore della prima città, scrive solo Molise, nome della regione.

Un metodo pilatesco, se non ipocrita di risolvere il dubbio!

Stando la scelta di ricordare la nascita nella regione Molise, perché è stato invitato Sant’Angelo Limosano e perché è stato avallato un itinerio da Sant’Angelo Limosano all’Aquila ?

La città di Isernia merita la presenza perché nel suo territorio era stato costruito un monastero celestiniano nell’anno 1272; tutte le altre testimonianze che dovrebbero sostenere una plurisecolare tradizione, sono state create ad arte.

Il piccolo centro di Sant’Angelo Limosano non dovrebbe essere presente: nel suo territorio non è mai esistito un monastero celestiniano, né altre testimonianze sono riconducibili ad un legame con papa CelestinoV, però la Chiesa ed altri ignorano che a differenza della città di Isernia e di altri centri che di volta in volta rivendicano la famosa nascita, gode di diversi indizi ricordati dalle più antiche biografie di Pietro di Angelerio che lo ritengono la patria di papa Celestino V.

Auguri agli organizzatori per il Secondo Forum delle città celestiniane; stimolate pure la conoscenza della vita e delle opere del santo molisano, ma potreste tra i tanti argomenti che saranno trattati, mettere la parola fine alla secolare diatriba sul luogo e sull’anno di nascita di un povero cristiano ?

Oreste Gentile

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