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PAPA CELESTINO V E’ MIO! E’ TUO ? E’ SUO ! MA DI CHI E’ ?

novembre 27, 2014

 

Povero, vecchio, famoso eremita, perseguitato in vita, “sfruttato” nella morte !

Diverse località da secoli si contendono la nascita e, grazie alla  < viltà > degli uomini di Chiesa non è possibile mettere la parola fine alla diatriba.

L’occasione propizia si era avuta nell’anno 2009 con la celebrazione degli 800 anni della sua nascita, 1209-2009: intorno ad un tavolo alcuni degli storici o degli studiosi che si sono interessati alla sua vita ed alle sue opere, avrebbero potuto, oltre a disquisire sulla sua vita religiosità,  mettere la parola fine alla < vexata quaestio >.

La richiesta di un confronto non fu accettata e perciò, è il caso di dire, si continua a < lucrare  > sulla ignoranza (non conoscenza) degli ignari cittadini e degli ignari fedeli che credono in ciò che sentono ed in ciò che vedono: furono coinvolti con le sacre spoglie del papa dimissionario Celestino V, nelle celebrazioni dell’Anno Giubileo Celestiniano indetto tra il 2009 ed il 2010 per gli 800 anni della nascita, come testimonia l’omelia (Sulmona, 5 luglio 2010) di papa Benedetto XVI: […]. Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. […]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità.

C’era chi aveva le idee chiare sull’oggetto delle celebrazioni;nel sito http://www.sanpietrocelestino.com/ si legge: Anno Celestiniano  In preghiera con San Pietro Celestino  Immersi nella Trinità, con Maria, Vergine e Madre  (di S.E. Mons. Bruno Forte, vescovo). Nell’anno giubilare dell’ottavo centenario dalla nascita di San Pietro Celestino, coincidente con l’anno sacerdotale voluto da Papa Benedetto XVI per tutta la Chiesa, può essere particolarmente significativo e bello metterci alla scuola del Santo Monaco e Pastore, per imparare da lui il Suo segreto più prezioso: l’esperienza della Sua preghiera, da cui è scaturita la Sua straordinaria ricerca di Dio e la libertà profetica del Suo cuore di fronte agli scenari drammatici della Chiesa e del potere mondano del Suo tempo.

Il 4 luglio del 2014 gli ignari cittadini e gli ignari fedeli, dopo 4 anni, sono stati coinvolti di nuovo nelle celebrazione di un anno giubilare celestiniano 2014-2015, indetto solo dalla diocesi di Isernia-Venafro per gli 800 anni della nascita nella città di Isernia nell’anno 1215.

E’ stato papa Francesco ad indire il 4 luglio 2014, dal sagrato della cattedrale di Isernia, un anno giubilare celestiniano isernino che, badate bene, non messe in relazione con l’anno di nascita 1215: nel suo discorso non fece un esplicito riferimento (vedi l’omelia di papa Benedetto XVI), lo messe in relazione agli 800 anni di nascita.

La città di Isernia si è sempre arrogata la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, e, di volta in volta, ha proposto: 1) un castello o castrum denominato Sant’Angelo all’interno delle sue mura medioevali; 2) l’esistenza  in Isernia della casa natale di Pietro Angelerio; 3) l’esistenza di un fondo paterno; 4) la visita di san Francesco; 5) la lettera del vescovo Giacomo; 6) la bolla di papa Gregorio X; 7) la pergamena del vescovo Matteo; 8) la pergamena del vescovo Dario; 9) la pergamena del vescovo Roberto; 10) la presenza di papa Celestino V in Isernia durante  il 14 e 15 ottobre 1294, in occasione del viaggio di papa Celestino V alla volta di Napoli; 11) il dono di due o una croce e l’incontro con i familiari;12) il cognome della madre.

QUANTE NE HANNO INVENTATE !

In questa proficua documentazione, NULLA corrisponde alla realtà degli avvenimenti che videro protagonista il santo molisano.

La città di Isernia non è l’unica a rivendicare la nascita: recentemente Sant’Angelo di Alife/Ravecanina/Raviscanina è in concorrenza con Sant’Angelo Limosano, già castrum Sancti Angeli, la patria di Pietro di Angelerio.

Se uno storico, uno studioso od un lettore valutasse attentamente quanto hanno tramandato le biografie più antiche del frate-eremita, scoprirebbe che esistono 8 indizi storici, geografici e religiosi, tra essi il monastero di Santa Maria in Faifolis, che localizzano ed identificano in Sant’Angelo Limosano il paese natale di Pietro di Angelerio.

La biografia conosciuta come la Vita C è stata ricordata nell’anno 2012 da mons. Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano: cosiddetta Vita C, la fonte più attendibile sulle gesta di Celestino V, scritta da un suo confratello poco dopo la morte del papa. […]. Abbiamo quindi la Vita (C) di Celestino V attribuita ai monaci celestini Bartolomeo da Trasacco e Tommaso da Sulmona. La datazione del manoscritto fu fissata dal bollandista Van Ortoy tra il 1303 e il 1306; studi più recenti (Eugenio Susi) la collocano però dopo il 1306.

In essa, a proposito del monastero di Santa Maria in Faifoli, fu scritto: Inter alia cepit unum bonum monasterium tunc paene dirutum et destructum, quod vocabatur Sancta Maria in Fayfolis, quod erat in provincia unde ipse exstiterat oriundus; il monastero era sito nella provincia di origine, localizzata nel regno angioino ed identificata con il comitatus Molisii.

La Vita C, ricordando anche l’età di 87 anni che aveva il prigioniero Pietro di Angelerio, già papa Celestino V, alla sua morte nell’anno 1296, permette di conoscere anche l’anno di nascita: 1296 – 87 = 1209, altro che anno 1215 su cui hanno programmato il giubileo celestiniano isernino.

La recente candidatura di Sant’Angelo di Alife/Ravecanina/Raviscanina si basa unicamente sulla < poca conoscenza > della storia medioevale del secolo XIII in cui visse Pietro di Angelerio, quando Sant’Angelo Limosano, all’epoca Castrum Sancti Angelo, ricordato dalle biografie più antiche, si localizzava nella contea di Molise o comitatus Molisii che con il territorio pertinente alla Terra/ae Laboris costituivano un unico Justitiariato del regno angioino, già federiciano: JUSTITIRIATO TERRA/AE LABORIS ET COMITATUS MOLISII.

Sostengono che: nacque in Terra di Lavoro, nel Castrum Sancti Angeli cognomento Rabicanum o di Ravicanina e che compì i suoi studi nella vicina abbazia di Santa Maria della Ferrara.

NON ESISTE UNA BIOGRAFIA, ANTICA o RECENTE, IN CUI SI POSSA LEGGERE UNA PANZANA SIMILE !

TUTTE LE BIOGRAFIE RICORDANO CHE IL MONASTERO ERA SANTA MARIA IN FAIFOLIS NELLA DIOCESI DI BENEVENTO.   

NON ESISTONO TESTIMONIANZE CONTRARIE!!!!

Tiraboschi (1450): In la provincia de terra de noe sotto al regnamo de napoli i uno castello che si chiama sancto angelo nasce lo gratioso celestin.

Più chiaro Stefano di Lecce (1471-74), per localizzare e per identificare sia il luogo di nascita: Pietro di Castel Sant’Angelo contado del Molise, vicino a Limosano; sia il monastero: il cui nome era Sancta Maria in Fayfolis, vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

Marini (1630): La patria del Santo secondo l’opinione volgare fù Esernia antica & illustre Città de i Sanniti, ma aggiunse diligentemente: Altri scrittori nondimeno hanno lasciato memoria, che il luogo dove nacque Pietro, fù un Castello chiamato Sant’Angelo; così hanno alcuni Manoscritti antichissimi.

Per il monastero, scrisse: E per hora dirò, che Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di san Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella diocesi di Benevento, dove egli poi fu fatto Abbate.

Marini, in proposito, ricordò altri autori: E ciò supponendo per certo, dico col Fabro, che pigliò l’habito nel Monastero di Santa Maria in Faifoli posta nella diocesi di Benevento, che forse era il più vicino alla sua patria, & alcuni manuscritti hanno in altra occasione, che era nella Provincia, d’onde egli era oriundo.

Ricordò ancora: In oltre era stato già molto florido e celebre nella iurisdittione o Diocesi di Benevento il Monastero detto di Santa Maria in Faifolis:…..; & era posto nella Provincia, dalla quale egli stesso haveva Origine e dove era nato, dal che si argomenta che ivi pigliò l’habito.

Ed infine: Egli (Capodiferro, arcivescovo di Benevento) perciò mosso per la Santità del nostro Padre San Pietro, sapendo che era nato in quel paese, e che non solamente haveva fatta la professione nel medesimo Ordine, ma anco in quel Monastero stesso, volse & operò che il Santo fosse fatto Abbate del medesimo luogo e monastero.

Due biografi che hanno sostenuto la nascita nella città di Isernia, non hanno avuto  dubbi per localizzare ed identificare il monastero di Santa Maria in Faifolis, ma hanno ignorato (volutamente ?) la sua vicinanza al luogo di origine: comprometteva il loro “credo” !

Ciarlanti (1640/44): Era stato molto celebre un Monastero detto S. Maia in Faifoli de’ Monaci Benedettini nella Diocesi di Benevento, dal cui Abbate ad opinione del Marini, avea S. Pietro Celestino primieramente avuto l’abito di Religione, ed in esso professato l’ordine, e la Regola di S. Benedetto.

Telera (1648): essendo egli di 16 anni in circa, impetrato il beneplacito di sua madre, si condusse al Monastero di S. Maria in Faifoli dell’Ordine Benedettino Diocesi di Benevento, e quivi vestì l’abito, fece il Noviziato, e a suo tempo la professione di Monaco. Quegli stessi motivi che spinsero il Santo à partirsi ancor giovinetto, dal Monastero di S. Maria in Faifolis, …, mossero anche l’Arcivescovo di Benevento chiamato Monsignor Capiferro a desiderare qualche ristoro al già detto Monastero; né tutto ciò poteva da altri sperarsi, che da Pietro del Morrone, per aver egli nello stesso luogo professata la regola Benedettina.

Quale fonte bibliografica ha ricordato che il diciassettenne Pietro di Angelerio compì i suoi studi nella vicina abbazia di Santa Maria della Ferrara ?

NON ESISTE !

Sostenere che sancto angelo, ricordato dalle fonti antiche come la patria di papa Celestino V, non era nel territorio dell’attuale Molise, ma unicamente in Terra di Lavoro (gran parte del territorio della provincia di Caserta), significa NON conoscere la Storia del XIII secolo.

Quando le fonti antiche localizzavano ed identificavano il luogo di nascita di papa Celestino V, citando unicamente la Terra/ae Laboris, si riferivano ad uno dei XII distretti amministrativi, denominato Justitiariato Terra/ae Laboris et Comitatus Molisii, in cui era diviso il regno angioino, già federiciano, formato da 2 distinte unità territoriali: la Terra/ae Laboris ed il Comitatus Molisii.

Le biografie di papa Celestino V, ma anche i Registri della Cancelleria Angioina in cui furono trascritti tutti gli atti, molto spesso, per brevità e non per “ignoranza”, riportavano solo Terra/ae Laboris, intendendo non il territorio, ma la denominazione della provincia amministrativa.

Nel Registro della Cancelleria Angioina, si legge: Si ordina al Procuratore di T.(erra) di Lavoro e Principato di ricevere, per conto della R. Corte la consegna della terra di Boiano in T.(erra) di Lavoro da parte ….

Si evince che la terra di Boiano in T.(erra) di Lavoro non intendeva che era IN territorio denominato Terra di Lavoro, ma che amministrativamente dipendeva dallo Justitiariato Terra/ae Laboris: era stato omesso la citazione di Comitatus Molisii.

Troviamo scritto: Symonis de Sancto Angelo, domini castri Montis Agani: In Terra Laboris. Francisco de Sancto Agapito, dominis Luparie: Montagano/ Montis Agani e Lupora/Luparie erano e sono nel Molise, ma nel medioevo erano amministrate dallo Justitiariato di Terra Laboris, era stato omesso Comitatus Molisii.

Ancora: Una disposizione del re angioino dell’anno 1292 (papa Celestino V era ancora in vita, morì nel 1296) in favore di Clemenzia, moglie di Carlo, suo primogenito, ricorda il castrum Sancti Angeli dove era nato Pietro di Angelerio: castri Sancti Angeli de Limosani et eiusdem feudi siti in territorio civitatis caserte de iustitiariatu Terre Laboris et Comitatus Molisii.

E chiaro che il castri Sancti Angeli de Limosani ed i feudi siti nel territorio della città di Caserta erano amministrati dallo iustitiariatu Terre Laboris et Comitatus Molisii, ergo, castri Sancti Angeli de Limosani era nel territorio del Comitatus Molisii, ma con gli altri feudi casertani, amministrativamente era pertinenti allo Justitiariato Terre Laboris et Comitatus Molisii.

Sfruttare le descrizioni poco chiare riportate in alcune delle antiche fonti bibliografiche al solo scopo di volere imporre il proprio punto di vista, senza confrontarle con le altre più chiare, significa prendere in giro l’ignaro lettore.

Papa Celestino V è di TUTTI, ma la nascita avvenne nel Castel Sant’Angelo contado del Molise, vicino a Limosano, nell’anno 1209, il lunedì del 29 giugno.

Oreste Gentile.

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PAPA CELESTINO V: DA “ IL CAMMINO DEL PERDONO”, LA VERITA’ SUL LUOGO DELLA SUA NASCITA.

novembre 22, 2014

Navigando in internet, mentre la diocesi di Isernia Venafro celebra l’Anno Giubilare Celestiniano per l’VIII centenario della nascita (1215-2015) di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nella città di Isernia (o nel suo territorio), sul sito Movimento Celestiniano L’Aquila, si scopre come un pellegrinaggio possa localizzare ed identificare la vera patria del santo molisano.

Non hanno voluto dare credito alle biografie più antiche, ma gli organizzatori de Il Cammino del Perdono, con il Pellegrinaggio inaugurale lunga la tratta S. Angelo Limosano a L’Aquila– San Bernardino in P.za d’Ermi hanno evidenziato che S. Angelo Limosano è luogo di nascita di S. Pietro Celestino V.

PELLEGRINAGGIO.docx

Una locandina informa: IL CAMMINO DEL PERDONO – ASSISI – L’AQUILA – MONTE S.ANGELO. In occasione della ricorrenza per il SETTIMO CENTENARIO DELLA CANONIZZAZIONE DI S.PIETRO CELESTINO V, dal 13 maggio 2013 al 20 maggio 2013 si terrà il Pellegrinaggio inaugurale lungo la tratta S. Angelo Limosano, luogo di nascita di S. Pietro Celestino V, L’Aquila – San Bernardino in P.za d’Armi.

Lunedì 13 Maggio 2013 – 1^ TAPPA | S. ANGELO LIMOSANO – MASSERIA MONTE PIZZI   | km 36 | Da S. Angelo Limosano, luogo di nascita di Celestino V, lungo il tratturo Celano –Foggia. […].

Il quotidiano il Centro EDIZIONE L’Aquila, ha riportato: L’AQUILA. Oggi, nella chiesa celestina della Madonna del Buon cammino di Centurelli, oltre all’inaugurazione dell’affresco della Crocifissione restaurato da Berta Di Giacomantonio, avrà inizio il percorso inaugurale del cammino del perdono Assisi-L’Aquila-Monte Sant’Angelo, nel tratto Sant’Angelo-Limosano- L’Aquila. I pellegrini del Movimento Celestiniano riceveranno la benedizione da padre Quirino Salomone e partiranno alla volta della terra natale di San Pietro Celestino. Il ritorno, alla basilica di Collemaggio, è previsto per il 19 maggio. A tutti i partecipanti sarà consegnato il kit del pellegrino costituito da maglietta, cappellino, bastone del viandante, lucerna del cammino.

Il Capoluogo. It d’Abruzzo ha scritto: Celestino V, al via il ‘Cammino del Perdono’ . Pellegrinaggio di 230 chilometri nei luoghi di Celestino V. Benedizione di padre Quirino Salomone ai pellegrini del Movimento Celestiniano. Oggi, domenica 12 maggio, nella chiesa celestina della Madonna del Buon Cammino di Centurelli, oltre all’esposizione dell’affresco della Crocifissione restaurato dalla dottoressa Berta Di Giacomantonio, avrà inizio il percorso inaugurale dell’iniziativa “Il Cammino del Perdono”. I pellegrini del Movimento Celestiniano dell’Aquila riceveranno la benedizione da padre Quirino Salomone e partiranno alla volta di Sant’Angelo Limosano, patria natale di San Pietro Celestino V, dove incontreranno i pellegrini della proloco della città per poi raggiungere, insieme, la Basilica di Collemaggio il 19 maggio, festività del santo compatrono Celestino V.  Il tragitto, caratterizzato da otto tappe, si snoda per un totale di 230 chilometri, percorrendo i luoghi più suggestivi della vita di San Pietro Celestino V come Palena, Badia Morronese, Sulmona, Castelvecchio Subequo, Fontecchio, San Lorenzo di Beffi e, naturalmente, L’Aquila.

A distanza di poco più di un anno, il 25 giugno 2014, hanno pubblicato: (AGENPARL) – L’Aquila, 25 giu – Si svolgerà a Norcia, il  prossimo 28 giugno, il convegno, propedeutico al Forum delle città celestiniane, “L’Umbria chiama L’Aquila”, iniziativa nata dal primo Forum che si è svolto lo scorso giugno all’Aquila.[…]. Floro Panti, presidente del Centro Studi celestiniano, ci ha anticipato, invece, che l’anno prossimo, ad Assisi, si concluderà la tappa conclusiva del ‘Cammino del Perdono’ ,che partirà dall’Aquila e che toccherà gli eremi celestiniani. L’anno scorso tale percorso ha interessato la tratta da Sant’Angelo Limosano all’Aquila e questo anno andrà dalla parte meridionale della Puglia fino a  Monte Sant’Angelo.

La conferma è stata pubblicata il 29 giugno 2014 da PUGLIALIVE redazione di Bari: […]. Dell’importanza di Apricena nella vita di Celestino V ha parlato anche Floro Panti, Presidente del Centro Internazionale degli Studi Celestiniani. “Siamo praticamente certi del passaggio di Celestino ad Apricena e nel Monastero di San Giovanni in Piano, durante il suo viaggio verso la Grecia all’indomani della sua rinuncia papale. Annuncio sin da ora – ha aggiunto – che saremo ad Apricena durante il nostro passaggio da Sant’Angelo Limosano (il Comune molisano che probabilmente ha dato i natali a Celestino V) a Monte Sant’Angelo. Saremo felici – ha concluso – di rincontrarvi anche nel vostro territorio”.

A TUTTI, appuntamento a SANT’ANGELO LIMOSANO, paese natale di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio: se qualcuno avesse ancora dei dubbi, passi il tempo libero per scoprire gli 8 indizi storici-geografici e religiosi che lo confermano!

Oreste Gentile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VIA FRANCIGENA DEL SUD ED IL MOLISE.

novembre 18, 2014

SONO TRASCORSI 3 ANNI DALLA PUBBICAZIONE DEL PRESENTE ARTICOLO E GIUDICO DOVEROSO PUBBLICARE QUANTO SCRITTO DA PIETRO DALENA IN DALLE VIE FRANCIGENE ALLA FRANCIGENA. CROCIATI E PELLEGRINI VERSO LA TERRA SANTA (2017) EDITORE ADD. 

[…]. PURTROPPO NEGLI ULTIMI TEMPI, DA MOLTI MASS MEDIA, DI ERUDITI LOCALI E DI STORICI IMPROVVISATI, SI E’ FATTA SEMPRE PIU’ INSISTENTE LA TENTAZIONE DI MANIPOLARE L’INFORMAZIONE E LA DOCUMENTAZIONE PER SOTTOMETTERE LA STORIA ALLE RAGIONI SPECULATIVE DEI TERRITORI.[]. IN ALTRI TERMINI LA STORIA E IL TRACCIATO DELLA VIA FRANCIGENA (COME DEL RESTO LA VIA APPIA), SULLA SPINTA DEL PROGETTO POLITICO-CULTURALE CHE FINANZIA I CAMMINI NAZIONALI PIU’ SIGNIFICATIVI, IN ALCUNI TRATTI VENGONO ALTERATI E SNATURATI INTRODUCENDOVI ELEMENTI STORICAMENTE INCOERENTI.


Articolo dell’anno 2014. 18. 2014.

All’inizio fu la via Francigena (bianco).

Divenne famosa soprattutto per essere stata utilizzata dai pellegrini che dalle regioni del nord Europa volevano raggiungere la città di Roma.

L’itinerario originale, proseguendo da Roma verso i porti della Puglia, interessò la via Appia (rossa) e la via Latina (azzurra) che passava anche nel territorio della città pentro molisana di Venafro e proseguiva per Teano e la città di Capua dove incrociava la via Appia fino alla città di Benevento.

Da Benevento, con la via Appia, si poteva proseguire verso Venosa, Taranto ed il porto di Brindisi o, con la via Traiana (verde), per Canosa, Bari e Brindisi ed Otranto.

Dalla città di Benevento si originava la Via Sacra Langobardorum (giallo) o, più comunemente, “Via dell’Angelo: passando per Troia e Siponto, permetteva ai pellegrini che transitavano per il capoluogo del ducato, poi principato longobardo di Benevento, di raggiungere Monte SantAngelo (.), sede dell’omonimo santuario.

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La via Francigena (bianca). La via Appia (rossa). La via Latina (azzurra). La via Minucia (senape). La via Traiana (verde). La via Sacra Langobardorum (giallo).

Benevento, il capoluogo della Langobardia minor, era collegato anche con la città di Spoleto, capoluogo dell’omonimo ducato longobardo, con una strada (senape) che passava per le città di Rieti, di L’Aquila e che, da Corfinio seguiva a la via Minucia per raggiungere le città pentre di Castel di Sangro, Isernia, Bojano e Sepino.

Ai confini con il territorio degli Irpini, la via Minucia proseguiva per Benevento (via Appia) e per Ariano Irpino (via Traiana).

E’ evidente che, fatta eccezione per il territorio molisano pertinente alla città di Venafro, il Molise (confine nero punteggiato) non era attraversato dalla via Francigena denominata del sud.

Un articolo pubblicato nel sito Regione Molise Homepage del primo semestre dell’anno 2012 condivide la promozione ed auspica la realizzazione del progetto Il Molise cammina sulla Via Francigena […] al fine di far rientrare la nostra Regione tra le tappe dell’antico cammino di pellegrinaggio. I rappresentanti di Palazzo Moffa hanno preso parte alla conferenza stampa di presentazione de “La Via Francigena del Sud“, insieme a rappresentanti delle altre regioni meridionali attraversate dal percorso religioso.

L’articolo inizia con la domanda: Anche il Molise sulla Via Francigena?

La politica ha dato una risposta affermativa: dopo 2 anni (21 luglio 2014) è stato annunciato che sono diversi i Comuni (del Molise, n. d. r.) che hanno ufficializzato il loro ingresso nell’associazione Pro Francigena del Molise. 

Le fonti storiche e la cartografia, come già esaminato, danno una risposta negativa anche a coloro che sostengono siano esistite “tante vie Francigene”; ma nel Molise solo una piccola parte del suo territorio fu interessata dal percorso della cosiddetta via Francigena del sud.

La via Francigena (rossa) era una.

Scrive Docci (2006) ne La Città Spontanea (Treccani Portale): Ritornando ai grandi percorsi viari medievali, un esempio spicca tra gli altri per importanza strategica, la via Francigena che, a partire dal IX-X sec., diviene il sistema viario più importante che collega Roma con l’Europa del Nord, la Francia, l’Inghilterra e la Spagna. Questo importantissimo asse viario, che prende anche il nome di via Romea, è la strada sulla quale si avventureranno numerosi cittadini europei per visitare la tomba di Pietro, ma è anche il percorso dei mercanti, dei banchieri e delle milizie.

Nel Dizionario di Storia (2010) della Enciclopedia Treccani alla voce Francigena, via si legge: La più importante via medievale di pellegrinaggio che conduceva a Roma. Dal territorio dei franchi (di qui il nome), attraverso la Val d’Aosta entrava in Val Padana e raggiungeva Pavia; superava gli Appennini nel valico della Cisa e toccava Lucca, quindi attraverso la Val d’Elsa arrivava a Siena e, passando nella Tuscia, giungeva infine a Roma.

Successivamente l’itinerario (tratt.gio nero) a cui sarà dato il nome di via Francigena del sud, attraversando la città di Benevento, capoluogo del ducato, poi principato longobardofranco, proseguiva per i porti della Puglia e per la Terra Santa.

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La via Francigena (rossa). L’itinerario (tratt.gio nero) della cosiddetta via Francigena del sud da Roma a Benevento ed ai porti della Puglia.

Il vocabolario della stessa pubblicazione, precisa: francìgeno agg. [dal lat. mediev. Francigena, comp. di Francia e -gena (v. -geno); propr. «nato in Francia», e per estens. «francese»], ant. – Franco, francese. In partic., si chiamò via f. (o francisca) la più battuta delle vie romee medievali che, per la Val d’Aosta, entrava in Val Padana e raggiungeva Pavia, per il valico della Cisa superava gli Appennini e toccava Lucca, per la Val d’Elsa raggiungeva Siena e poi, attraversando la Tuscia, arrivava a Roma.

I Franchi con la presenza in Italia lasciarono il loro nome, divenuto aggettivo, alla toponomastica dei territori che avevano attraversato ed occupato: francigeno/a o francisco/a; così era accaduto con la precedente presenza dei conquistatori Longobardi che in Italia diffusero il toponimo: Fara, Staffoli, Gualdo, Sala etc. .

L’aggettivo francigeno o francisco riferito ad una via è ancora diffuso in altri territori della penisola, ma una era la via Francigena o Francisca che a partire dal IX-X sec. fu utilizzata dai pellegrini per raggiungere la città di Roma dalle regioni del nord Europa.

Una era la via Francigena o Francisca percorsa dai pellegrini per giungere a Roma, sede del pontefice ed in cui avevano trovato il martirio l’apostolo Pietro e Paolo.

Da qui, utilizzando la via Appia (rosso) o la via Latina (nero) che permetteva di passava per Cassino per la visita ed avere ospitalità presso il monastero fondato da san Benedetto, i pellegrini proseguivano per la città di Benevento, capoluogo del ducato, poi principato longobardo-franco.

La via Latina (nera) dopo Cassino e la mantio ad flexum, raggiungeva la città pentra di Venafro (2) (si poteva cogliere l’occasione di visitare ed essere ospitati presso il monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno), proseguiva per Teano e Capua dove confluiva nella via Appia (rossa) proveniente da Roma (1) per arrivare a Benevento (3) e proseguire con la via Appia o con la via Traiana (azzurra)  per i porti pugliesi (4 Brindisi) ed imbarcarsi per la Terra Santa.

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La via Appia (rossa). La via Latina (nera). La via Traiana (azzurra). 1. Roma. 2. Venafro. 3. Benevento. 4. Brindisi.

 

GLI ITINERARI RELIGIOSI.

L’Itinerario religioso più antico è l’Itinerarium Burdigalense (333334): A BURDIGALA HIERUSALEM USQUE ET AB HERACLA PER AULONAM ET PER URBEM ROMAM MEDIOLANUM USQUE SIC.: era un itinerarium ad loca sanctum descritto da un pellegrino anonimo partito da Burdigala (Bordeuax) per Gerusalemme: all’andata, attraversando la pianura padana da ovest verso est, l’itinerario aveva escluso la città di Roma che fu la meta del viaggio di ritorno e dopo l’approdato nel porto di Otranto, percorrendo la via Traiana (azzurra) ed attraversando le città di Brindisi, Bari, Bitonto, Ruvo, Canosa, Erdonia, Troia, Aquilonia, Ariano Irpino, arrivava a Benevento (BN) per proseguire con la via Appia (rossa) per la città di Capua e Roma.

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da Radke: il percorso (azzurro) dell’Itinerario Burdigalense da Otranto a Benevento e (rosso) da Benevento a Capua- Roma

Scrive Pietro Dalena (2008) in Vie di pellegrinaggio nel Sud Italia verso Gerusalemme nel medioevo: L’Itinerario Burdigalense, ricco di utili indicazioni sulla via per Gerusalemme e sui luoghi di sosta, testimonia la vitalità tra il III e IV secolo della via Traiana, (da Benevento a Brindisi), della via Traiana Calabra (da Brindisi a Otranto), e della via Appia (da Roma a Capua). Soprattutto quest’ultima, dismessa la funzione militare per cui era stata concepita, già dalla fine del III secolo riveste funzione di itinerario cristiano non solo per essere la strada per la Terrasanta, ma per la presenza lungh’essa di cimiteri cristiani, come quello di San Callisto in cui venivano sepolti anche i papi, di sedi vescovili come quella dei Tres Tabernae, di chiese cristiane come San Sisto, Santa Maria in Camposelce, la Trinità di Mesa, San Giacomo, San Leonardo e quella Costantinopoli di Capua. E la stessa funzione, con minore rilevanza, ebbe anche la via Latina.

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Da Radke: descrizione (riquadro rosso) dell’Itinerario Burdigalense.

L’Appia e la Latina, scrive Dalena, infatti erano ancora all’inizio del VII secolo le principali strade che Roma conducevano ai porti del Mezzogiorno per l’Oriente attraverso Capua e Benevento. Da Benevento si imboccava la direttrice Traiana che proseguiva sino ai porti pugliesi per il traghetto verso l’Oriente.

Capua e Benevento erano crocevia più importanti del Meridione. Capua, dove convergevano l’Appia e la Latina, […]. Da Capua la via Appia continuava per Benevento, dove dalla Porta Aurea partivano le più importanti vie dell’Apulia: l’Appia e la Traiana.

Soprattutto dopo la vittoria sui bizantini nel 650, raccontata nel secondo episodio dell’Apparitio, i duchi di Benevento Grimoaldo I (647-671) e Romualdo (662-687), con l’appoggio del vescovo di Benevento, Barbato, tra le iniziative legate alla promozione del culto micaelico, come la sua diffusione nella Longobardia maior e la realizzazione di luoghi di ricovero, resero più sicure le strade di pellegrinaggio in Terrasanta che prevedevano la sosta alla grotta dell’Arcangelo, dove pervenivano tramite il diverticolo “Troia-Siponto-Monte Sant’Angelo”, denominata Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo;

fig. 5 (2)

ergo, la Via Sacra Langobardorum (nera) o Via dell’Angelo era < unica > e si localizzava ed identificava con il diverticolo “Troia (TR)-Siponto (SI)-Monte Sant’Angelo(S. M.)

La presenza dei Longobardi anche nel territorio dell’attuale regione Molise diffuse il culto per l’arcangelo Michele ed una assidua frequentazione della sua grotta a Monte Sant’Angelo fu favorita dai percorsi tratturali (verde) divenute viae micaeliche, che dall’Abruzzo, attraversando il territorio molisano, giungevano alla pianura foggiana posta ad ovest del promontorio del Gargano e di Monte Sant’Angelo.

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I percorsi (verde) tratturali che attraversano il territorio del Molise.

Erano gli itinerari utilizzati da coloro che risiedevano nei gastaldati, poi contee longobarde-franche istituite nei territori delle attuali regioni dell’Abruzzo e del Molise a partire dall’VIII secolo.

Un itinerario micaelico può identificarsi con la via consolare Minucia (azzurra) che seguiva il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela, da Corfinio (A) sulla via Valeria, permettendo di raggiungere Benevento (5) e Brindisi.

Era un percorso interno più sicuro e rapido che, come già esaminato, collegava la città di Spoleto, capoluogo dell’omonimo ducato longobardo, con Benevento (5), capoluogo del ducato, poi principato longobardofranco.

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I collegamenti viari tra l’Italia del nord ed il sud. via Appia (rossa). via Latina (nera). via Minucia (azzurra). via litorale Adriatico (marrone). via Sacra Langobardorum (gialla). via Traiana (verde).

I diversi itinerari micaelici erano complementari alla più importante Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo che si originava dalla città di Benevento (5), capitale del ducato, poi principato longobardo-franco, dove giungevano, scrive Dalena, pellegrini di area longobarda, di diversa estrazione sociale, dall’uomo comune ai massimi rappresentanti della dinastia longobarda (Grimoaldo, Romualdo II, Pertarito, Cuniperto, Ansa, Atalperga) e anche di altri paesi, specialmente d’Oltralpe, in transito per la Terrasanta dopo aver visitato la città di Roma e, se avessero percorso la via Latina, i monasteri di Montecassino e di san Vincenzo al Volturno nei pressi di Venafro, poi proseguire per Capua (4) e con la via Appia giungere a Benevento (5).

La via Latina (azzurra), scrive Dalena, chiamata comunemente Casilina dal IX secolo, partiva dall’omonima porta delle mura aureliane, per proseguire verso i colli Albani da dove si diramava in percorsi minori che raggiungevano i centri latini, il basso Lazio e la Campa

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da Radke: da Roma sud a Benevento (da sn. verso ds.): via Appia (nera). via Latina o Casilina (azzurra). via  Labicana (nera sottile).   via Prenestina (viola). via (marrone) Teano-Alife-Benevento.

In particolare la via Prenestina, aggiunge Dalena, che nel tardo medioevo sarà denominata “Francigena”, e la Labicana (linea nera sottile) furono i prevalenti percorsi di adduzione alla Latina.

Solo a partire dal tardo medioevo, afferma Dalena, l’aggettivo francigeno identificò solo la via Prenestina considerata un percorso adduttore alla via Latina che da Roma giungeva a Benevento, proseguendo con la via Traiana verso i porti della Puglia: divenne, come esamineremo, la cosiddetta via Francigena del sud.

La direttrice Latina, prosegue Dalena dall’VIII secolo fu preferita all’Appia proprio per la presenza lungh’essa del ricostruito santuario cassinese e di un maggior numero di luoghi attrezzati per l’assistenza e il ricovero dei pellegrini.

santuario cassinese, aggiunge Dalena, che per tutto l’alto medioevo fu l’unico ospizio monastico del pellegrinaggio in itinere lungo la via Latina. […]. Nei secoli successivi si continuò ad utilizzare questo percorso, entrato via via nella tradizione come “Francigeno”. Lo dimostra anche l’itinerario in Terrasanta del nobile Dauferio nell’817 e, in particolare, quello del monaco Bernardo, ricco di dettagli topografici, compiuto tra l’867 e l’870, con due confratelli, Teodemondo del monastero di San Vincenzo al Volturno e Stefano, spagnolo, attraverso il Mezzogiorno longobardo e arabo in cui il passaggio era tutelato da un dispositivo della divisio ducatus Beneventani dell’849.

Quale era l’itinerario in Terrasanta del nobile Dauferio e quello del monaco Bernardo ?

Si tratta, scrive Dalena, della comoda via alternativa per raggiungere Benevento rappresentata dall’ itinerario Venafro-Alife-Telese-Benevento. Il percorso di questa strada è ben noto sin dal XVIII secolo quando il Trutta ne indicò il tracciato sulla scorta dell’osservazione di tratti basali, ponti romani e edifici funerari.

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L’itinerario Venafro-Alife-Telese-Benevento percorso e descritto dal nobile Dauferio e dal monaco Bernardo e coll.: via Latina (azzurra) fino a Venafro e da qui, con il percorso (rosso di raccordo punteggiato), proseguirono per Alife dove incrociarono la via (viola) proveniente da Teano e proseguirono verso Telese e Benevento.

La città di Venafro, tra le città dell’attuale Molise, è l’unica ad essere ricordata perché era attraversata dalla via Latina il cui percorso, entrato via via nella tradizione come “Francigeno, identificava la via Francigena detta del sud da Roma a Benevento ed ai porti della Puglia.

Il percorso della via Latina (nera), poi conosciuta come via Francigena, giunto nei pressi di ad flexum (tra Cassino e Venafro), oggi San Pietro Infine, entrava nel territorio dei Sanniti-Pentri per raggiungere la città di Venafro [il monastero di san Vincenzo al Volturno (1) è sito a 31 km.] e proseguire a sud per Teano e per Capua dove incrociava la via Appia (rossa-nera-rossa) che conduceva a Benevento.

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Tratto della via Appia (rosso-nera-rossa) da Formia a Capua e Benevento. Tratto della via Latina (nero) tra Cassino e Teano con il passaggio per Venafro. Monastero di san Vincenzo al Volturno (1)

In base alle fonti bibliografiche ed alle cartografiche esaminate e che esamineremo, la via Francigena detta del sud attraversava il territorio dell’attuale Molise unicamente presso la città pentra di Venafro e, probabilmente, raggiungeva il monastero di san Vincenzo al Volturno per la sua importanza religiosa e fondiaria già all’epoca dei Longobardi.

Radke (1981) ricorda che Nell’Itin. Ant. 304, 2 sgg. è indicata una strada  che da Teano conduceva a Benevento passando per Alifae e Telesia: era una deviazione da ovest verso est che attraversava il territorio caudino per giungere a Benevento, capoluogo dei Sanniti Irpini.

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via Appia (nera). via Latina (azzurra). via (viola) TeanoAlifeBenevento.

 

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da Radke:  (da sin. verso ds.) via Appia (nera). via Latina (azzurra). Cerchiato punt.to marrone: via da Teano ad Alife e Benevento. Cerchiato punt.to azzurro: la via Latina tra ad flexumVenafroTeano.

 

 

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dall’Itinerarium Provinciarum: descrizione dell’itinerario TeanoAlifeTeleseBenevento.

I territori più interni dell’odierno Abruzzo, del Molise e della Campania occupati dai Sanniti Peligni, dai Sanniti Pentri e dai Sanniti Irpini, come già descritto, era attraversato dalla via Minucia ricordata nella Tabula Peutingeriana e nell’Itinerarium Provinciarum: dalla città peligna di Corfinio(A) (Corfinium), posta sulla via Valeria, dopo avere attraversato Sulmona (Sulmo), Castel di Sangro (Aufidena romana), Isernia (Aesernia), Bojano (Bovianum) e Sepino (Saepinum), si diramava nei pressi di Super [Tha]mari fluvium per giungere a Benevento (5) e (tratto punt.to azzurro) ad Ariano IrpinoAd Equum Tuticum (B).

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via Appia (rossa). via Latina (nera). via Minucia. via (viola) Teano (3)-Alife-Telese-Benevento.

4 erano le strade che convergevano verso la città di Benevento: 1) la via Appia; 2) la via Latina, poi detta Francigena; 3) una delle due diramazioni della via Minucia e 4) la via che da Teano (3), passando nel territorio caudino di Alife e di Telese, arrivava a Benevento (5).

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1) via Appia (rossa). 2) via Latina/Francigena (nera). 3) via Minucia (diramazione azzurra tratto intero). 4) via Teano-AlifeTelese (viola int. e punt.to). Via sacra Langobardorum o via dell’Angelo (verde-giallo). via Traiana (verde). La via costiera (trat.ggio marrone): Flaminia. Ab Urbe per Picenum Anconam ed inde Brindisium.

Da Benevento (5), i 4 itinerarii seguivano la via Appia per Venosa (6), Taranto e Brindisi; mentre da Aequum Tuticum o Equo Tutico  (B) la strada si innestava alla via Traiana per Bari ed a Otranto (I. P.116), mentre la Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo  seguiva il percorso Troia-Siponto- Monte Sant’Angelo (punto rosso).

La via (tratt.ta marrone) che costeggiava il mare Adriatico interessava anche il territorio costiero ed interno dei Frentani di Larino, come testimonia l’ Itinerarium Provinciarum: collegava la Flaminia. Ab Urbe per Picenum Anconam ed inde Brindisium.

Queste erano le strade che permettevano i collegamenti tra il nord dell’Italia con le regioni meridionali e con l’estremo oriente; solo una fu utilizzata dai pellegrini che dal nord dell’Europa volevano arrivare a Roma, sede del papa, visitare e pregare presso le tombe di san Pietro e di san Paolo, poi proseguire per la Terra Santa, non prima di avere visitato e soggiornato nella città di Benevento, sede del ducato, poi principato della Langobardia minor, con il complesso monastico di santa Sofia: il santuario della nazione longobarda beneventana […]. La chiesa fu costruita tra il 758 e il 760, all’interno di essa furono poste le reliquie dei XII Fratelli Martiri nel 760 e di San Mercurio, patrono dei longobardi beneventani, nel 768. (Katia Nuzzolo, Il complesso monumentale di Santa Sofia di Benevento) ed il monastero di san Lupo del X secolo, tanto per ricordare i più importanti.

Nel capoluogo dell’omonimo ducato/principato longobardo dal VII secolo si veneravano le sacre spoglie di san Barbato e dall’anno 838 quelle di san Bartolomeo.

LA VIA FRANCIGENA o FRANCISCA del SUD.

L’itinerario in Terrasanta del nobile Dauferio nell’817 e quello del monaco Bernardo, ricco di dettagli topografici, compiuto tra l’867 e l’870 descriveva, scrive Dalena, la comoda via alternativa per raggiungere Benevento rappresentata dall’itinerario VenafroAlifeTeleseBenevento, che iniziava dalla mansio Ad Flexum, posta al pari di Venafro sulla via Latina.

Il percorso di questa strada (Venafro-Alife-Telese-Benevento, n. d. r.) è ben noto sin dal XVIII secolo quando il Trutta ne indicò il tracciato sulla scorta dell’osservazione di tratti basali, ponti romani e edifici funerari.

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L’ itinerario  (trat.ggio rosso) di Dauferio (817) e di Bernardo e coll. (867-870): VenafroAlifeTeleseBenevento.

[ Nella figura: Via Latina (azzurra): Cassino-Venafro-Teano. Via Appia (nera): Capua-Montesarchio (Caudio)-BN. Via Minucia (verde): Isernia-Bojano-Sepino, dir.ne BN ed Aequum tuticum.].

Dalena continua: Giunti a Venafro (2) dalla statio ad Flexum (1) o seguendo la via Francisca (già via Latina) nei pressi di Mignano, si arrivava a Torcino (T.) nei pressi del Ponte Reale fatto costruire nel XVIII secolo da Carlo III di Borbone. Il tracciato (punt.to viola) proseguiva al di sotto del borgo medievale di Mastrati (T.), oggi detto Torre Umberto; e, passando per la Rocca Vecchia di Pratella (P.) (CE), la strada giungeva nel territorio di Ailano (A.) (CE) nei pressi dell’ abbazia cassinese di Santa Maria in Cingla (2), mentre nel territorio di Vairano Patenora era ubicato il monastero di Santa Maria della Ferrara (3).

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L’ itinerario (punt.to viola) Venafro (2)-Torcino (T.)-Mastrati (M.)  -Pratella (P.) Ailano (A.)Alife descritto da Dalena. Il monastero di san Vincenzo al Volturno (1 in alto).

La strada, seguendo il corso del Volturno, continuava per Santo Stefano dove incrociava la già ricordata via (punt.to rosso) proveniente da Teano. In quest’area si notano i resti di un complesso religioso altomedievale, forse battistero, e iscrizioni pertinenti ad edifici romani. Proseguendo verso Alife, resti della strada basolata romana sono ancora visibili in una via interpoderale che fiancheggia l’attuale strada statale. […]. Da questo punto fino alla Masseria Sansone il tracciato della via romana sembra coincidere con l’odierna statale per poi staccarsene, continuando lungo la via che passa sotto il santuario della Madonna delle Grazie (4), edificato in età medievale, sovrapponendosi alle strutture di un edificio funerario romano.

Sorpassata la Madonna delle Grazie, la via antica piegava verso sud e si dirigeva verso la porta occidentale di Alife. Attraversata la città e oltrepassata la porta orientale e il torrente Torano, la strada continuava fino al territorio di Telesia (od. San Salvatore Telesino) dove i pellegrini poteva visitare ed essere ospitati  presso l’abbazia benedettina di san Salvatore (VII-IX secolo).

L’ itinerario (punt.to viola) proposto e descritto da Dalena: VenafroTorcinoMastratiPratellaAilanoAlife (esamineremo in seguito il suo percorso fino a Benevento) permetteva ai pellegrini sì di visitare e di trovare ospitalità nei monasteri interessati dalla via Francigena del sud, ma escludeva l’importante monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno (1) fondato dai tre nobili beneventani di origine longobarda, sito a nord e distante circa di 31 km. della città di Venafro (2).

In base alla toponomastica del territorio pertinente alla città pentra posta a confine con il Lazio e la Campania, la via Francigena del sud da Venafro (2) probabilmente proseguiva anche per il monastero di san Vincenzo al Volturno (1).

Un documento (Gentile, 1991) del Chronicon Vulturnense Doc. 93. 954 (2) novembre, [Capua], a cui pare faccia riferimento Dalena, ricordando Paldefrit comes calstadatui Benafrani, descrive alcuni possedimenti del monastero di san Vincenzo al Volturno: que dicitur silva Cicerana, usque in via Francisca (C), […]; alia terra, ubi ecclesia Sancte Marie cella vocabulo edificata est, que dicitur Olivetum (a) , et ecclesia Sancte Cristine: habet fines eadem terra de una parte via Francisca (C) , que venit da campo Famelic, et vadit per capite per ipsa ceruaricia usque in via, que fuit silice, que venit da Benafro circa nominata ecclesia Sancte Cristine, …. .

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Territorio ad est della città di Venafro. L’odierna S.S. 85 (1-3) direzione Isernia. L’odierna S.S. 158 (2) dal bivio di Roccaravindola ad Alfedena, passando nei pressi del monastero di san Vincenzo al Volturno. Il centro di Santa Maria Oliveto (a). Il centro di Roccaravindola (b). La localizzazione della via Francesca (C). L’odierna S.S. 158 (4) in direzione di Capriati (CE).

Esisteva la strada (1), oggi S.S. 85 (tratto 1 e 3), che  l’IGM dopo la città di Venafro  riporta con il nome di Francesca (C), localizzata prima del ponte sul fiume Volturno e nei pressi del bivio per Roccaravindola (b), probabilmente si prolungava (2, oggi S.S. 158) fino al monastero di san Vincenzo al Volturno.

via Francisca è un toponimo ricordato in altri antichi documenti ed in territori diversi e distanti tra loro, ma la via Francisca, ricordata dal Chronicon Vulturnense, essendo stata localizzata ed identificata nel territorio di Venafro, città attraversata dalla via Latina, detta via Francigena, e non lontana dall’itinerario Venafro (2)-AlifeTeleseBenevento, è possibile facesse parte della via Francigena del sud.

La via Francigena o Francisca del sud (F), stando alla documentazione esistente, interessava il territorio dell’attuale Molise solo nel percorso dalla città di Venafro (2), attraversata dalla via Latina, ed il monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno (1).

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Via Latina /Francigena del sud (punt.to viola) tra San Pietro Infine (1) e Venafro (2). L’ itinerario seguito dal nobile  Dauferio e dal monaco Berardo (punt.to viola). L’itinenario (punt.to nero), coinvolgendo la via Francisca (F) dopo Venafro (2), permetteva la visita al monastero di san Vincenzo al Volturno ed il ritorno per Capriati-Prata-Pratella-Ailano-Alife.

Per il viaggio di ritorno (itinerario viola punt.to), si potrebbe avanzare l’ipotesi che, ritornando dal monastero benedettino (1) e per evitare un secondo passaggio per Venafro (2) ed essere costretti a passare per Torcino (T) e Mastrati (M), era più comodo l’itinerario parallelo (nero punt.to) che, dopo aver attraversato il fiume Volturno presso il bivio di Roccaravindola, seguiva il percorso, oggi S.S. 158: Capriati al Volturno, Prata Sannita, Pratella (P), Ailano (A) dove, presso l’abbazia di Santa Maria in Cingla (2), incrociava il percorso (punt.to viola) da Mastrati (M) e, volendo, si poteva visitare ed essere ospitati presso il monastero di Santa Maria della Ferrara (3); poi proseguire verso il santuario della Madonna delle Grazie (4) e la città di Alife.

Google Earth permette di ricostruire l’itinerario della via Francisca o Francesca (F) nel territorio molisano di Venafro (2) e nel territorio casertano e beneventano:

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La via Francisca (F) dopo la città di Venafro (2) e l’itinerario lungo il percorso della S.S. 158 per Capriati (6)-Prata Sannita (7)-Pratella (8)-Ailano (9) ed Alife (10), alternativo all’itineario da Venafro (2) a Torcino-etc. (verde punt.to).

tornando dal monastero di san Vincenzo al Volturno, al bivio di Roccaravindola, dopo il ponte sul fiume Volturno, si prende il bivio per Capriati (6), oggi S.S. 158, e, passando per i territori di Prata Sannita (7), Pratella (8), Ailano (9), si arriva alla città di Alife (10), evitando l’itinerario più lungo che dal monastero di san Vincenzo al Volturno ritornava a Venafro (2) e passava per Torcino (T) e Mastrati (M) e da qui arrivare ad Ailano (9) ed Alife (10).

Dalla città caudina di Alife (10) l’itinerario prosegue verso i centri di Gioia Sannitica (G) e Faicchio (F) per giungere al monastero di San Salvatore Telesino (S.S.T) ed all’odierna città di Telese (11) e raggiungere Benevento.

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Il probabile itinerario caudinoirpino della via Francigena del sud (dopo Venafro) tra AlifeTelese e la città di Benevento.

Scrive Dalena: Pochi km ad est, nei pressi della confluenza del Titerno nel Volturno si scorgono pochi resti di un altro ponte romano, il cosiddetto Ponte Iaco, nel comune di Faicchio. Superato il Titerno la strada costeggia ancora il Volturno fino a Torre Vecchia Marafi e da qui raggiungeva Benevento seguendo il corso del fiume Calore. Da Benevento, seguendo la direttrice Traiana, anche questa più tardi nota come strada “Francisca”, i pellegrini Bernardo, Teodemario e Stefano, che descrissero l’itinerario ricordato da Dalena, pervennero prima alla grotta di San Michele, poi a Bari “civitas Sarracenorum” e, infine, attraverso la Via per compendium, a Taranto, dove s’imbarcarono alla volta di Alessandria per raggiungere la Terrasanta.

Ma se nella consuetudine dei pellegrini, scrive Dalena, ormai si andava consolidando la preferenza per questo itinerario, nei documenti che ricordano questi pellegrinaggi altomedievali non ricorre mai la parolaFrancigena”, “Francesca” o “Francisca.

In realtà il toponimo Via Francigena o Francesca sostituisce o si sovrappone, sicuramente dai primi anni dell’XI secolo, a quello della Traiana da Troia a Canosa, come dimostrano alcune chartae del monastero di Banzi della fine dell’XI secolo, per cui una “strata Francesca” conduceva alla “via Canusina”.

Dalena ricorda anche l’itinerario percorso dal monaco islandese Nikulas Saemundarson nell’anno 1151 dall’Islanda a Gerusalemme effettuato attraverso l’Italia; a Vevey sul lago di Ginevra, dove convergevano le strade dei pellegrini diretti in Italia: Franchi, Fiamminghi, Inglesi, Tedeschi e Scandinavi […] prima di giungere a Milano e proseguire per Pavia, Piacenza lungo la Francigena sino a Roma e poi per la Latina sino a Benevento.

Il monaco islandese, percorrendo la via Latina era sì passato per il Molise, ma solo nel territorio pertinente alla città di Venafro.

Da Benevento, prosegue Dalena, il pellegrino islandese segue la direttrice Traiana sino a Troia, da dove un diverticolo denominato “via Pelegrinorum”, forse da identificarsi con l’antica “via sacra Langobardorum” conduceva a Siponto e al santuario micaelico del Gargano. L’itinerario proseguiva verso Bari, per una sosta al santuario nicolaiano, e verso il porto di Brindisi. […].

Le varianti di percorso alla direttrice Traiana registrate nel diario del monaco islandese, continua Dalena, sono confermate dall’itinerario di Filippo II Augusto del 1191, reduce dalla terza crociata. Il sovrano francese sbarcato a Otranto, proveniente da Corfù, percorre la direttrice Traiana sino a Bari e, da qui, la litoranea sino a Barletta, da dove tramite un diverticolo si immette nuovamente sulla Traiana per San Lorenzo in Carminiano, Troia, Benevento; poi lungo la via Latina per San Germano (Cassino) sino a Roma e proseguire per la Francigena sino al Moncenisio.

L’ itineraio di Filippo II Augusto del 119, percorrendo la via Latina, era passato sì passato per il Molise, ma solo nel territorio pertinente alla città di Venafro.

Concludendo: nell’attuale regione Molise, la via Francigena del sud passava unicamente nel territorio pertinente alla città di Venafro e, probabilmente, arrivava al monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno.

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La via Appia (rossa). La via Latina (azzurra). L’itinerario (viola) di Dauferio e di Bernardo. La via Traiana (marrone). La via litorale adriatica (punt.to turchese).

La via Appia fu la 1^ via Francigena del sud; successivamente lo divenne la via Latina che, dopo Cassino, passava per Venafro, proseguiva per Teano e presso l’antica Capua si immetteva nella via Appia per arrivare a Benevento.

Gli antichi itinerari ricordano e descrivono il percorso alternativo alla via Latina: dalla città di Venafro (e forse fino al monastero di san Vincenzo al Volturno) seguiva un tracciato (viola) posto alle falde meridionali del massiccio del Matese, ovvero nell’antico territorio dei Caudini, con le città di Alife e di Telese/Telesia (San Salvatore Telesino) e degli Irpini con la capitale Benevento

Oreste Gentile

 

 

 

 

 

 

 

 

LA DIOCESI DI ISERNIA-VENAFRO E GLI “STORIOGRAFI DELL’ORDINE CELESTINIANO”.

novembre 16, 2014

Eminenza Reverendissima,

l’anno 2015 costituisce per la chiesa diocesana di Isernia-Venafro un anno particolare, in quanto cadono gli ottocento anni della nascita di S. Pietro Celestino V, che la plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano, vuole nato a Isernia nel 1215. Essendo già da tempo vivissimo desiderio del clero e del popolo celebrare un particolare anno giubilare celestiniano, nella circostanza della venuta ad Isernia di Papa Francesco, il 5 luglio p.v., (fu questo il giorno della elezione a pontefice dell’Eremita del Morrone), con la presente Chiediamo la concessione di una speciale indulgenza plenaria, da lucrarsi, alle consuete condizioni prescritte, per i vivi e per i defunti, nella chiesa cattedrale di Isernia – Per l’intero anno che va dal 5 luglio 2014 al 5 luglio 2015.

Questo è una parte del testo della lettera inviata da mons. Salvatore Visco Amministratore Apostolico e da mons. Camillo Cibotti Vescovo eletto a Sua Eminenza il Signor Card. Mauro Piacenza Penitenziere Maggiore Penitenzieria Apostolica.

Si evince che i due prelati della diocesi di Isernia-Venafro sono convinti della nascita di S. Pietro Celestino, al secolo Pietro di Angelerio, a Isernia nell’anno 1215 in base a la plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano.

Siamo certi che il Card. Mauro Piacenza non abbia avuto il tempo per consultare quanto tramandano gli storiografi dell’Ordine celestiniano, ma chi è interessato all’argomento, non ha difficoltà a consultare le antiche biografie dedicate a papa Celestino V.

Prima di illustrarle, è bene sapere: nell’ anno 2010, il 4 luglio, XIV domenica del Tempo Ordinario, nella piazza Garibaldi di Sulmona, papa Benedetto XVI, concelebrando la santa messa e pronunciando l’omelia, evidenziò il motivo della sua presenza: Cari fratelli e sorelle! Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con voi e per voi questa solenne Eucaristia. Saluto il vostro Pastore, il Vescovo Mons. Angelo Spina: […]. Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino.[…]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità. […]. 

La polemica sul luogo della nascita di Pietro di Angelerio iniziò nell’anno 1479 con Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, che non era uno storiografo dell’Ordine celestiniano, ma abbreviatore di alcuni pontefici e direttore della Biblioteca Vaticana; la sua pubblicazione principale fu un breve trattato di “gastronomia” !

Egli scrisse: Celestino Quinto, chiamato Pietro da Morone, fù de Isernia e visse heremita in un luoghetto solitario due miglia lungi da Sulmona.

Autori più importanti: cardinali, vescovi e frati che scrissero tra il 1296 ed il 1415, non conoscendo la geografia dell’epoca, diedero solo delle vaghe indicazioni, ma non citarono la città di Isernia.

La stessa Bolla di canonizzazione dell’anno 1313 non fece riferimento ad una località precisa, ma solo ed in modo generico alla Provincia & Terrae Laboris che con il Comitatus Molisii era uno degli Justitaiariatii amministrativi del regno angioino.

All’anno 1400 è stata datata la cosiddetta Autobiografia che non tramandò il nome del luogo di nascita del Nostro, ma lo identificò come un castro, mentre Isernia, all’epoca, era una importante e conosciuta civitas!

L’Autobiografia offre un altro indizio importante: la durata del viaggio a piedi che intraprese il giovane Pietro di Angelerio ed un confratello, dalla loro patria a Castel di Sangro: un giorno + un altro giorno fino all’ora nona (ore 15), sufficiente per coprire la distanza dalla loro patria fino a Castel di Sangro, esagerato per un viaggio a piedi da Isernia a Castel di Sangro.

Vedremo che un’altra biografia, descrivendo lo stesso viaggio, concluderà con un commento sfavorevole alla città di Isernia.

Nell’anno 1450, il celestiniano, ovvero uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, Stefano Tiraboschi da Bergamo, scrisse nella Vita del Santissimo Pietro Celestino Papa: In la provincia de terra de noe sotto al regnamo de napoli i uno castello che se chiama sancto angelo nasce lo gratioso celestin […].

Gli storici e gli studiosi hanno discusso e polemizzato all’infinito unicamente su quale significato dare a de terra de noe, trascurando volutamente il chiaro riferimento di Tiraboschi alla patria di papa Celestino V: i uno castello che se chiama sancto angelo; non era la civitas di Isernia.

Stefano di Lecce, celestiniano, ovvero uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, professore di sacra teologia, nella Vita del Beatissimo Confessore Pietro Angelerio (1471-1474), scrisse: Pietro di Castel Sant’Angelo, contado del Molise, vicino a Limosano. […]; e ricordando il monastero di Santa Maria in Faifoli, scrisse: … si chiamava Santa Maria del Molise (corr.ne di Faifoli), vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

PIU’ CHIARO DI COSI’ !

Nell’anno 1520, il poeta Antonio Simone Bugatti, detto Notturno Napolitano, indicò il luogo di nascita del glorioso Santo Pietro Celestino: De la fertil provincia dil’Avoro E una Citta Lemusani appelata; ergo, anche se l’identificazione era errata, non si trattava di Isernia; ma Lemusani a detta di Stefano di Lecce era nel contado di Molise e vicina a Castel Sant’Angelo.

Nell’anno 1595, il benedettino, quindi non era dell’Ordine celestiniano, Wion scrisse sic et simplicite: qui Esernia in Samnio loco humili natus, & Petrus de Morrone vocatus.

Nell’anno 1630 abbiamo la prima, vera biografia di papa Celestino V, scritta da don Lelio Marini, Abbate generale de Celestini, uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, forse sconosciuto ai vescovi della diocesi di Isernia-Venafro.

Scisse: la patria del Santo secondo l’opinione volgareEsernia antica & illustre Città de i Sanniti, ma aggiunse diligentemente: Altri scrittori nondimeno hanno lasciato memoria, che il luogo dove nacque Pietro, fù un Castello chiamato Sant’Angelo: così hanno alcuni Manuscritti antichissimi, la prima parte de i quali si professa nel prologo, che fù lasciata scritta di propria mano da un monaco di santa vita discepolo & si hà che fu il Beato Roberto di Sale. Et dal trattato, che scritto di mano del Santo medesimo delle cose passate nella fanciullezza, & ne i primi anni della sua conversione, fù trovato nella cella di lui. […].

Marini ci offre un altro importante indizio per localizzare e identificare la patria di papa CelestinoV: il monastero frequentato dal giovane Pietro di Angelerio e già ricordato da Stefano di Lecce: E per hora dirò, che Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di san Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fu fatto Abbate.

Il monastero di Santa Maria in Faifolis non era più vicino alla civitas di Isernia.

Descrisse anche il viaggio del giovane Pietro dalla patria a Castel di Sangro: all’età di vinti anni in circa, come anco gli antichi scrissero […]. Usciamo dalla patria, & andiamo lontano à servire à Dio. […]. Mà doppò haver fatto una giornata, […]. Da quello donque abbandonato rimase solo (Pietro), e fatto anco più costante preso maggior’animo, passò più avanti, & il secondo giorno a hora nona (ore 15) arrivo ad un luogo chiamato Castel di Sangro. E’ posto questo Castello trà gli più alti gioghi dell’Appenino […], è lontano da Esernia quindeci miglia, che è strada di mezo un giorno. E di qua si può congenturare, che cosa si possi credere della patria e Monastero di questo nostro Santo.

Il tempo di percorrenza della distanza dalla patria di papa Celestino V e dal monastero di Santa Maria in Faifoli a Castel di Sangro corrispondeva ad una giornata + il secondo giorno all’ora nona

Ciarlanti (1640), fu un convinto sostenitore pro Isernia: non era uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, ma arciprete della cattedrale di Isernia e vicario capitolare; scrisse: Ma più di tutte le altre può pregiarsi, e gloriarsi la Città d’Isernia, per aver partorito il Santissimo Pietro Sommo Pontefice chiamato Celestino V. tanto noto per tutto l’Universo. Hanno molti scritto la sua vita, gesti, morte, e miracoli, ed ultimamente il P. D. Lelio Marini più a lungo di tutti.

Ciarlanti non aveva fatto tesoro di ciò che aveva scritto 10 anni prima P. D. Lelio Marini più a lungo di tutti.

Ciarlanti fece un altro riferimento a Marini in merito al monastero di Santa Maria in Faifoli, ricordando che avea S. Pietro Celestino primieramente avuto l’abito di Religione, ed in esso professato l’ordine, e la Regola di S. Benedetto, ma dimenticò quanto aveva scritto il Marini in merito alla vicinanza del monastero di Faifoli alla patria del giovane Pietro di Angelerio.

Ciarlanti trascurò di scrivere nella sua pubblicazione gli indizi storici, geografici e religiosi che sicuramente aveva letto nella biografia di Marini: non erano a favore della civitas di Isernia, sua città natale.

Celestino Telera, già abbate Difinitore e poi abbate Generale della medesima Congregazione, era uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano invocati dai vescovi isernini, dedicò al fondatore del suo ordine due pubblicazioni.

In S. Petri Caelestini PP. V opuscula omnia (1640), scrisse: ……., quam cum ho minibus conversatus, de Matris alvo prodijt apud Aesernia Urbem.

Nella Historia sagre degli huomini illustri per santità della Congregazione de Celestini, dell’Ordine di S. Benedetto (1648), scrisse: Nacque Pietro, detto del Morrone, … in Isernia, Città dei Sanniti; benché altri, quanto alla Patria, diversamente, ma senz’appoggio di vere ragioni, stimassero; poiché negli antichi Ufficii della Chiesa, e nelle vite di lui, scritte dai più gravi Autori, leggiamo essere egli nato in quella Città.

Leggendo la biografia scritta da Telera, il lettore la giudicherà non originale perché fu copiata da quella di Marini ed inoltre, adottando il “metodo” di Ciarlanti, non ricordò e né valutò gli indizi storici, geografici e religiosi che da “uomo dotto” sicuramente conosceva, ma li sottovalutò e li trascurò perché non erano favorevoli alla civitas di Isernia.

Un esempio fra i tanti: il viaggio del giovane Pietro dalla patria a Castel di Sangro, così fu descritto da Telera: s’incamminarono insieme (Pietro ed il confratello) di buon cuore; ma appena finita la prima giornata l’incostante compagno arrestò il corso… . Proseguì dunque senz’altro compagno il Santo giovanetto la strada, e arrivato alla terra di Castel di Sangro.

Perché non scrisse quando avvenne l’arrivo a Castel di Sangro, così come avevano ricordato l’Autobiografia e Marini?

Telera valutò utile ignorare la durata di quel viaggio e scrisse solo: e arrivato alla terra di Castel di Sangro.

Dovrebbe sorgere spontanea una domanda: possibile che Telera, oltre a non avere valutato obiettivamente quanto scritto da Marini, non conoscesse gli indizi storici, geografici e religiosi riportati dalla cosiddetta Autobiografia (fu lui a pubblicarla per la prima volta), da Tiraboschi e da Stefano di Lecce ?

Celestino Spinelli, Abbate è Procuratore Generale de Celestini, uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, pubblicò nell’anno 1664 la Vita Di S. Pietro del Morrone detto Celestino V e scrisse: E’ in questa così imparadisa Provinzia frà le altre, nomata per preclarata la Città di Isernia, già tra’ i Romani una delle più antiche, ed illustri Colonie: mà lasci homai gli antichi vanti, e di glòrie più vere, benche recenti, vada degnamente fastosa; quivi l’anno di gloria rimembranza 1215, mentre nel sovrano Trono del Divin Vicariato sedeva Innocenzo terzo, e dello scetro di Cesare, federico secondo Rè delle due Sicilie ….. (evitiamo altre descrizioni poetiche e concludiamo): dico ….. Di quel Pietro, ragiono che per sovrano volere asceso al pontificato col nome di Celestino quinto; semplificando: papa Celestino V era nato nel 1215 nella città di Isernia.

Spinelli (1664) scrisse la sua biografia, ma appare strano, al pari di quanto visto per Telera (1648), che ignorasse gli indizi storici, geografici e religiosi tramandati, vale la pena ancora ricordare: Autobiografia (1400), Tiraboschi (1450), Stefano di Lecce (14711474) e le più antiche Vita A, Vita B e Vita C (1303-1306), quest’ultima soprattutto per conoscere l’anno di nascita di papa Celestino V.

Non diedero loro il giusto valore, le criticarono: le ignorarono !

Per quanto è stato scritto in merito all’anno della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, Marini fu primo biografo a proporlo nell’anno 1630: Nacque donque Pietro l’anno della salute humana Millesimo ducentesimo quinto decimo (il giorno ed il mese non si trova scritto) essendo Sommo Pontefice nel governo di Sata Chiesa Papa Innocenzo Terzo della nobilissima dei Conti d’Anagni; reggendo l’Imperio Federico Rogerio Secondo intitolato anche Re di Sicilia e di Napoli: la descrizione ricorda tanto quella “poetica” di Spinelli !

L’anno di nascita era il 1215.

L’anno 1215, stimato da Marini (1630), fu condiviso da Ciarlanti (1640), da Telera (1648) e da Spinelli (1664), che, guarda caso, non avevano valutato, criticato gli indizi storici, geografici e religiosi ricordati da Marini e che non identificavano e localizzavano nella città di Isernia o nel suo territorio la patria o la località di nascita di papa Celestino V.

Anno 1215, una stima difforme da quanto tramandano due più antiche biografie: la VITA A e la VITA C dell’anno 1303/06, tenendo conto che la VITA C è considerata la più attendibile in quanto scritta da Bartolomeo da Trasacco e da Tommaso da Sulmona, due dei discepoli dei discepoli più affezionati che rimasero al fianco di papa Celestino V fino alla sua morte.

La VITA A, tramanda: anno M° CC° LXXXXVI°, XIX die maii, Vixit autem iste sanctus annis LXXXVI; la morte avvenne nel 1296 – 86 (vissuti) = 1210 anno della nascita.

La VITA C, tramanda: Anno Domini M°. CC°. LXXXX° VI.,vitae vero suae anno LXXX°. VII., die XIX mai: 1296 – 87 = 1209, anno della nascita.

Le due biografie concordano sul giorno del 19 maggio e sull’anno 1296 della morte, ma sono in disaccordo “solo” di UN anno (86 o 87) su quelli vissuti, pertanto l’anno di nascita si colloca tra il 1210 ed il 1209: la differenza è di UN solo anno, non di 6 anni se fosse preso in considerazione il 1215 !

La differenza tra gli anni di nascita 1210 o 1209 probabilmente è dovuta alla stima “per eccesso o per difetto” di quando avrebbe compiuto gli anni nel 1296, anno della sua morte, essendo probabilmente nato nel mese di giugno e morto nel mese di maggio: aveva compiuto 87 anni ?

In base ad una attenta lettura delle biografie più antiche di papa Celestino V che ricordano gli momenti più importanti della sua vita è possibile calcolare l’anno di nascita.

Morì nell’anno 1296 – 2 [anni trascorsi dalla rinuncia al papato (1294) fino alla morte] – 62 (anni di eremitaggio sul Morrone) – 3 (anni di eremitaggio presso Castel di Sangro e Palena) 3 (anni di presenza nel monastero di Santa Maria in Faifoli) -17 (età che aveva quando entrò nel monastero per il noviziato) = 1209 anno di nascita.

la plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, invocata dai vescovi della diocesi di Isernia-Venafro è stata sempre convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano che favorivano la città di Isernia.

E’ lecito chiedere ai vescovi della diocesi di Isernia-Venafro, perché dallanno 1998 nell’Annuario Pontificio, organo ufficiale della Santa Sede, è scritto: S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone, mentre fino al 1997 era scritto: S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Murrone ?

Illuminante è il parere di Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo metropolita della dicocesi di Campobasso-Bojano, dopo la visita pastorale dell’anno 2008 alla chiesetta, unica testimonianza del monastero di Santa Maria in Faifoli; ha scritto: In questo monastero benedettino, ……, il giovane novizio Pietro di Morrone (futuro Celestino V), impara le materie filosofiche e letterarie. Siamo intorno al …. e lui proviene da un paesello posto sull’altra costa della vallata, Sant’Angelo Limosano.

Oreste Gentile.

 

PAPA CELESTINO V: “PERSEGUITATO” IN VITA. “SFRUTTATO” IN MORTE.

novembre 15, 2014

ANNO 2014: non c’è pace per papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio.

Dovrebbero essere note a tutti le sue vicende terrene: frate insoddisfatto della vita che si conduceva nei monasteri benedettini all’epoca in cui visse (XIII secolo); eremita perseguitato dai vescovi a causa delle elargizioni favore del suo nascente ordine monastico; “costretto” ad accettare la nomina a pontefice; perseguitato durante il suo soggiorno a Napoli presso la corte angioina; fuggiasco  e prigioniero di papa Bonifacio VIII.

In epoca moderna è un santo senza patria perché più di una località si contende la sua nascita, senza un “anno di nascita” perché alcuni uomini di Chiesa continuano a stimarlo tra gli anni 1209 e 1215, dando prova di ignorare le fonti bibliografiche più antiche ed una semplice operazione aritmetica: 1296 (anno della morte) – 87 (anni compiuti) = 1209.

In merito all’anno della sua nascita, è lecito chiedere agli uomini di Chiesa: quante altre volte ci farete celebrare l’anniversario della nascita di papa Celestino V ?

Nell’anno 2009 fu inviata alla Paenitentiaria Apostalica la richiesta: BEATISSIME PATER, Carolus Ghidelli, Archiepiscopus Lancianensis-Ortonensis et Praeses Episcopalis Conferentiae Aprutinae Molisanacque, debitae oboedentiae et filialis venerationis sensus Sanctitati Tuae ex animo pandit, nomine etiam universi cleri et christifidelium suae pastorali curae commissorum, et fiducialiter exponit anno MMIX octingentesimum expletum iri anniversarium nativitatis Sancti Protectoris, Petri de Morono, qui ex Anachoreta Summum Pontifex electus est, assumpto nomine Caelestini Quinti, sed Pontificatu postmodum se abdicavit, in solitudine religiosam vitam agens, fama sanctitatis et miraculorum clarus.

A nome di tutti i vescovi delle diocesi dell’Abruzzo e del Molise, mons. Carlo Ghidelli, arcivescovo della diocesi di Lanciano-Ortona, aveva chiesto l’Indulgenza Plenaria per i fedeli dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione delle celebrazioni dell’VIII centenario della nascita di papa Celestino V; fu concessa: Die XVIIII Augusti MMIX la PAENITENTIARIA APOSTOLICA, de speciali mandato Summi Pontifici, Eiusdem paternam benevolentiam perquam libenter significano, plenariam largitur Indulkgentiam […]. Praesenti totum per spatium Caelestiniani Iubilaei valituro. Contrariis quibusqumque mimime obstantibus. De Mandato Eminentissimi + Ioannies Franciscus Girotti, O. F. M. Conv. Ep. Tit. Metensis, Regens. Donaldus Kos, O. F. M. Conv. Ad. A Stud. Per Copia Conforme. Roma, 3 Marzo 2009.

Per l’importanza dello storico evento, l’Ufficio Liturgico Diocesano e dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali di Campobasso, fece stampare e distribuire il volume: PEREGRINATIO DELLE RELIQUIE di San Pietro Celestino V Papa nella sua terra molisana In occasione del VIII centenario della nascita.

La Prentazione della suddetta pubblicazione fu firmata, nell’ordine, dai vescovi delle diocesi di Campobaso-Bojano, di Isernia-Venafro, di Termoli-Larino e di Trivento: + p. GianCarlo, vescovo + Salvatore Visco + Gianfranco De Luca + Domenico Scotti.

Il quotidiano La Repubblica diede notizia dell’evento: Le spoglie di San Pietro Celestino inizieranno oggi la peregrinatio attraverso 11 diocesi di Abruzzo e Molise, dove si potra’ ottenere l’indulgenza plenaria. […]. Le altre diocesi interessate alla peregrinatio, tra settembre 2009 e agosto 2010, sono quelle di Sulmona, Chieti, Teramo, Lanciano-Ortona, Pescara-Penne, Chieti (Vastese), Termoli-Larino, Campobasso-Boiano, Isernia-Venafro, Trivento, Avezzano, e poi di nuovo L’Aquila. Con l’inizio della peregrginatio sara’ possibile per i fedeli delle singole diocesi lucrare l’indulgenza concessa dalla Penitenzieria Apostolica in occasione del Giubileo celestiniano indetto dalla Conferenza Episcopale Abruzzese-Molisana nella ricorrenza dell’ottavo centenario della nascita del papa del Morrone. Le spoglie di San Pietro Celestino torneranno all’Aquila il 28 agosto 2010, in occasione della 716 edizione della Perdonanza celestiniana.

La peregrinatio delle reliquie di papa Celestino V interessò numerose località delle diocesi dell’Abruzzo e del Molise; non mancarono le pubblicazioni che ogni diocesi volle distribuire per descrivere la sua vita e le sue opere: sulla sua vita, ovvero sull’anno della nascita i vescovi non manifestarono più il parere unanime espresso nella lettera indirizzata alla Paenitentiaria Apostalica che in modo chiaro illustrava a papa Benedetto XVI il motivo della richiesta: sacrarum Indulgentiarum donum a Sanctitate Tua implorat in occasione fiducialiter exponit anno MMIX octingentesimum expletum iri anniversarium nativitatis Sancti Protectoris, Petri de Morono, qui ex Anachoreta Summum Pontifex electus est, assumpto nomine Caelestini Quinti.

Difforme a quanto scritto nella lettera inviata alla Paenitentiaria Apostalica, era il testo della Lettera dei Vescovi di Abruzzo e Molise indirizzata ai loro fedeli:“Cari fratelli e sorelle, noi Arcivescovi e i Vescovi dell’Abruzzo e del Molise siamo lieti di annunciare che a San Pietro Celestino V viene dedicato uno speciale anno giubilare dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215.

Perché il dubbio dell’anno di nascita che i vescovi accreditavano agli storici, non fu evidenziato nella lettera inviata alla Paenitentiaria Apostalica ?

Non tutti i vescovi condivisero in seguito quanto scritto in quella lettera.

La Diocesi di Sulmona-Valva, scrisse: Pietro Angelerio …, nacque […] tra il 1209 e il 1215; la Diocesi di Termoli-Larino: S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) […] tra il 1209 ed il 1215, ma nella pubblicazione Contributo diocesi termoli-larino. CELESTINO V, al paragrafo 3 scrissero: BIOGRAFIA di CELESTINO V. 1209Nasce in Molise. Le sue origini sono rivendicate da numerosi luoghi molisani fra cui Isernia, S.Angelo Limosano, Macchia D’Isernia, Morrone del Sannio e molti altri; la Diocesi di Campobasso-Bojano: Pietro Angeleri nasce nel 1209 o agli inizi del 1210; la Diocesi di Isernia-Venafro: S. Pietro Celestino (Pietro Angelerio o Pietro del Morrone) nasce […] tra il 1209 e il 1215, […]; la Diocesi di Pescara-Penne: Celestino nasce […] tra il 1209 e il 1210; la Diocesi di Chieti-Vasto: Abbiamo voluto ricordare questo ottavo centenario della nascita di Pietro da Morrone […] ha detto il vescovo durante la concelebrazione Eucaristica, “Noi siamo l’unica diocesi che ha avuto e avrà l’urna di papa Celestino V per due mesi, un mese a Chieti ed un mese qui a Vasto.

Papa Benedetto XVI sapeva cosa stavano celebrando le diocesi dell’Abruzzo e del Molise ?

Ne era consapevole e le testimonianze non mancano.

Il BOLLETTINO SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE scrisse: VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A SULMONA (4 LUGLIO 2010) – AVVISO N. 1

  1. Si avvertono i giornalisti accreditati che sono aperte le procedure per la richiesta di accreditamento in occasione della Visita Pastorale del Santo Padre Benedetto XVI a Sulmona, in occasione dell’Anno Giubilare Celestiniano (28 agosto 2009-29 agosto 2010) a 800 anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, che si svolgerà domenica 4 luglio 2010.

La Santa Sede, come evidenzia il Bollettino della Sala Stampa, conosceva il motivo che aveva spinto le diocesi dell’Abruzzo e del Molise ad indire l’Anno Giubilare Celetiniano e trasmise ai giornalisti anche il testo dell’omelia che papa Benedetto XVI avrebbe letto durante la: ● CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA IN PIAZZA GARIBALDI. Alle ore 10, in Piazza Garibaldi, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Santa Messa nel corso della quale pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito: Cari fratelli e sorelle! Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con voi e per voi questa solenne Eucaristia. Saluto il vostro Pastore, il Vescovo Mons. Angelo Spina: […]. Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino.[…]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità. […]. [01008-01.01] [Testo originale: Italiano].

Con la presenza di papa Francesco nella città di Isernia il giorno 5 luglio 2014, ovvero dopo circa 6 anni dallo speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino, come affermò papa Benedetto XVI nella sua omelia a Sulmona, solo la diocesi di Isernia-Venafro, pur avendo partecipato alle celebrazioni degli anni 2009-2010 senza manifestare il proprio dissenso, celebra un altro Anno Giubilare Celestiniano perché, secondo la plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano, vuole nato a Isernia nel 1215.

Qualcuno potrebbe essere influenzato dall’affermazione plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano, che non era stata ancora “inventata” quando la diocesi di Isernia-Venfro e le altre 10 diocesi dell’Abruzzo e del Molise, sottoscrissero e celebrarono con papa Benedetto XVI l’Anno Giubilare Celestiniano 2009-2010.

Esamineremo in un altro articolo del blog la veridicità della plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano, che soddisfa solo coloro che, mancando di senso critico, hanno sempre selezionato ciò che dovrebbe avallare le loro errate convinzioni.

La diocesi di Isernia-Venafro è l’unica che conosce le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano per sostenere la plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, peccato che ignori quanto scritto dai biografi contemporanei di papa Celestino V o dai biografi che avevano fatto parte del citato Ordine celestiniano.

In occasione della programmata visita di papa Francesco nel Molise per il 5 luglio 2014, il vescovo della diocesi di Isernia-Venafro inviò una lettera A Sua Eminenza il Signor Card. Mauro Piacenza Penitenziere Maggiore Penitenzieria Apostolica. Isernia, 19 maggio 2014. Eminenza Reverendissima, l’anno 2015 costituisce per la chiesa diocesana di Isernia-Venafro un anno particolare, in quanto cadono gli ottocento anni della nascita di S. Pietro Celestino V, che la plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano, vuole nato a Isernia nel 1215. Essendo già da tempo vivissimo desiderio del clero e del popolo celebrare un particolare anno giubilare celestiniano, nella circostanza della venuta ad Isernia di Papa Francesco, il 5 luglio p.v., (fu questo il giorno della elezione a pontefice dell’Eremita del Morrone), con la presente Chiediamo la concessione di una speciale indulgenza plenaria, da lucrarsi, alle consuete condizioni prescritte, per i vivi e per i defunti, nella chiesa cattedrale di Isernia -Per l’intero anno che va dal 5 luglio 2014 al 5 luglio 2015. […]. Ringraziando della benevola attenzione, ci confermiamo con sensi di devoto ossequio dev.mi nel Signore Mons. Salvatore Visco Amministratore Apostolico Mons. Camillo Cibotti Vescovo eletto.

Già nel periodo della Pasqua del 2014 aveva scritto ai fedeli: Quando nel maggio del 2010, con la venuta a Isernia delle spoglie mortali di Pietro Angelerio, pensammo di organizzare un anno giubilare Celestiniano nell’anniversario della nascita di Pietro da Morrone – San Pietro Celestino (1215 -2015), non potevamo immaginare che questo evento giubilare l’avrebbe potuto inaugurare addirittura il Papa! […]. Santa Pasqua di Risurrezione a tutti voi. salvatore visco Amministratore Apostolico di Isernia-Venafro.

Se era contrario alla indizione dell’Anno Giubilare Celestiniano per celebrare tra gli anni 2009 e 2010 gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, perché non manifestò il suo dissenso in seno alla Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana ?

Perché nell’anno 2010 sottoscrisse con gli altri vescovi la Presentazione della pubblicazione PEREGRINATIO DELLE RELIQUIE di San Pietro Celestino V Papa nella sua terra molisana in cui è scritto: In occasione del VIII centenario della nascita ?

La PAENITENTIARIA APOSTOLICA, il BOLLETTINO SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE e, soprattutto, papa Francesco I erano a conoscenza e ricordavano l’omelia di papa Benedetto XV dell’anno 2010 a Sulmona in cui evidenziava che la sua visita era in relazione con lo speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino, ricordando che Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V ?

Per quanto accadde nella città di Isernia, il BOLLETTINO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE illustrò il programma della Visita Pastorale del Santo Padre Francesco in Molise (5 luglio 2014) – Programma, 30.06.2014 . […]. Sabato 5 luglio 2014. 18.15. INCONTRO CON LA CITTADINANZA E INDIZIONE DELL’ANNO GIUBILARE CELESTINIANO nella Piazza della Cattedrale di Isernia. Discorso del Santo Padre.

Successivamente, lo stesso BOLLETTINO riportò: Incontro con la cittadinanza di Isernia e Indizione dell’Anno Giubilare Celestiniano Nella Piazza della Cattedrale di Isernia, il Santo Padre ha incontrato questo pomeriggio la Cittadinanza e indetto l’Anno Giubilare Celestiniano. Ad Isernia nacque infatti ottocento anni fa Pietro del Morrone, eletto papa il 5 luglio 1294 con il nome di Celestino V, canonizzato nel 1313. Dopo il saluto introduttivo di S.E. Mons. Camillo Cibotti, Vescovo di Isernia-Venafro, Papa Francesco ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito.[…].

Papa Francesco nel suo discorso non mise in relazione l’Indizione dell’Anno Giubilare Celestiniano con gli ottocento anni della nascita di Pietro del Morrone in Isernia: Cari fratelli e sorelle, grazie di questa vostra calorosa accoglienza! Ringrazio Mons. Camillo Cibotti, il nuovo Vescovo di Isernia, e il suo predecessore, Mons. Salvatore Visco, il Sindaco, le distinte Autorità e tutti coloro che hanno collaborato a questa visita. Questo è l’ultimo incontro di oggi, e si svolge in un luogo simbolico: la Piazza della Cattedrale. La piazza è il luogo dove ci incontriamo come cittadini, e la cattedrale è il luogo dove ci incontriamo con Dio, ascoltiamo la sua Parola, per vivere da fratelli, cittadini e fratelli. Nel cristianesimo non c’è contrapposizione tra sacro e profano, in questo senso: cittadini e fratelli. […].

Questi i suoi riferimenti a papa Celestino V: C’è un’idea forte che mi ha colpito, pensando all’eredità di san Celestino V. Lui, come san Francesco di Assisi, ha avuto un senso fortissimo della misericordia di Dio, e del fatto che la misericordia di Dio rinnova il mondo. Pietro del Morrone, come Francesco d’Assisi, conoscevano bene la società del loro tempo, con le sue grandi povertà. Erano molto vicini alla gente, al popolo. […]. Questi due Santi hanno dato l’esempio. Loro sapevano che, come chierici – uno era diacono, l’altro vescovo, vescovo di Roma –, come chierici, tutti e due dovevano dare l’esempio di povertà, di misericordia e di spogliamento totale di sé stessi. Ecco allora il senso di una nuova cittadinanza, che sentiamo fortemente qui, in questa piazza davanti alla Cattedrale, da dove ci parla la memoria di san Pietro del Morrone Celestino V. Ecco il senso attualissimo dell’Anno giubilare, di quest’anno giubilare Celestiniano, che da questo momento dichiaro aperto, e durante il quale sarà spalancata per tutti la porta della divina misericordia. […]. Queste due cose: convertirsi e fare opere di misericordia. Questo è il motivo conduttore di quest’anno, di quest’anno giubilare Celestiniano. Ci accompagni e ci sostenga sempre in questo cammino la Vergine Maria, Madre di Misericordia. [01105-01.01] [Testo originale: Italiano]. Al termine dell’incontro il Santo Padre si è trasferito in auto alla Caserma dei Vigili del Fuoco di Isernia e da qui, alle ore 18.35,è decollato in elicottero per rientrare a Roma.

Papa Francesco non fece alcun riferimento, mise in relazione l’Anno Giubilare Celestiniano 2014-2015 con l’anno di nascita di papa Celestino V.

Dopo la sua visita, nei giorni 14 e 15 ottobre 2014 sono iniziate le prime celebrazioni per ricordare la sosta ad Isernia di Celestino V del 14 e 15 ottobre 1294. Qui il Papa si fermò a visitare il fratello Nicola ed i nipoti Guglielmo e Pietro (figli del defunto fratello Roberto) e il dono fatto dal pontefice al capitolo cattedrale di due preziose croci, tuttora gelosamente custodite. Proseguendo per Venafro, probabilmente vi fece sosta il 16 nel locale monastero detto di Santo Spirito a Maiella, in base solo alla “invocata” plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano, ma sono proprio gli storiografi dell’Ordine celestiniano ed altri storici a NON avere ricordato la sosta dei giorni 14 e 15 ottobre del 1294, l’incontro con i familiari, il dono delle due (o una) croci e la sosta a Venafro.

Oreste Gentile.

 

 

 

DIOCESI DI ISERNIA- VENAFRO: LE BUGIE SU PAPA CELESTINO V.

novembre 8, 2014

Per chi non vuole essere preso in giro!

Curiosando in internet, sul sito: Diocesi di Isernia – Venafro:: Anno Celestiniano www.isernia.chiesacattolica.it/…diocesi/diocesi/00022914_Anno_Celestin, si legge: La visita di papa Francesco in Molise del 5 luglio 2014 è coincisa con un evento di grazia che la diocesi di Isernia-Venafro attendeva da tempo. E’ stato proprio il Sommo Pontefice nel suo intervento in piazza A. D’Isernia a promulgare solennemente l’inizio dell’Anno Giubilare  Celestiniano in occasione dell’VIII Centenario della nascita San Pietro Celestino.

Nel discorso pronunciato sul sagrato della cattedrale di Isernia, papa Francesco indisse l’Anno Giubilare Celestiniano, ma non fece riferimento all’ VIII centenario della nascita di papa Celestino V.

Diversa e molto chiara fu l’omelia di papa Benedetto XVI il giorno 4 luglio 2010 nella città di Sulmona: Cari fratelli e sorelle! Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con voi e per voi questa solenne Eucaristia. Saluto il vostro Pastore, il Vescovo Mons. Angelo Spina: […]. Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. […]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità.

E’ chiaro: la diocesi di Isernia-Venafro, di comune accordo con i Vescovi dell’Abruzzo e del Molise, aveva indetto lo speciale Anno Giubilare per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino.

All’epoca, perché la diocesi di Isernia-Venafro non manifestò il proprio dissenso, visto che oggi afferma: Pietro Angeleri, in seguito chiamato fra’ Pietro da Morrone, poi divenuto papa col nome di Celestino V, infatti, secondo la plurisecolare tradizione storico-liturgico-ecclesiastica, nacque in terra di Isernia proprio nel 1215 da genitori contadini poveri, onesti e profondamente religiosi.  Intorno ai 20 anni decise di dedicarsi a Dio nella preghiera e nel nascondimento ritirandosi dal mondo come eremita: non beveva vino, non mangiava carne e praticava sei quaresime l’anno. […]. ?

SOLO in base ad una  plurisecolare tradizione storico-liturgico-ecclesiastica hanno sempre sostenuto che Pietro di Angelerio era nato nella città di Isernia, ma da qualche tempo affermano genericamente: nacque in terra di Isernia, ignorando ciò che è scritto nell’Annuario Pontificio fin dall’anno 1998: S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone, per correggere quanto era stato scritto negli anni precedenti: S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Murrone.

Se nacque proprio nel 1215, perché la diocesi di Isernia Venafro condivise con le altre diocesi dell’Abruzzo e del Molise la celebrazione degli 800 anni della nascita stimata tra gli anni 12091210?

Hanno tratto in errore papa Benedetto XVI o papa Francesco I?

Il comunicato della diocesi di Isernia-Venafro, prosegue: 14 e 15 ottobre 2014. Il primo appuntamento celestiniano ricorda l’occasione in cui Papa Celestino V fece sosta ad Isernia nel suo viaggio da Sulmona a Napoli. Il 14 e il 15 ottobre 1294, infatti, il Papa si fermò ad Isernia, ove erano il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro (figli del defunto fratello Roberto). La tradizione storico-ecclesiale locale lega a questo momento il dono fatto dal pontefice al capitolo cattedrale di due preziose croci, tuttora gelosamente custodite. […].

Per chi volesse conoscere i dettagli del suo viaggio da Sulmona a Napoli e che Il 14 e il 15 ottobre 1294, infatti, il Papa si fermò ad Isernia, si rimanda all’articolo del blog: www. molise2000 worpress.com: ANNO GIUBILARE CELESTINIANO di Isernia. 14 e 15 ottobre (1294-2014).

Basta sapere: nessuno dei più antichi biografi di papa Celestino V ha tramandato che Il 14 e il 15 ottobre 1294, infatti, il Papa si fermò ad Isernia; solo la biografia di Cantera nel 1892 diede la notizia, sconosciuta a Ciarlanti (1644) che, vissuto circa 250 anni prima, nativo di Isernia, storico ed arciprete della cattedrale della città, avrebbe avuto più di un motivo per “strumentalizzarla”, essendo stato un convinto sostenitore della nascita e del legame di Celestino V con Isernia.

L’avvenimento era sconosciuto ai biografi Marini (1630), Telera (1648) e Spinelli (1644), questi ultimi due, con Ciarlante, furono i primi a proporre la nascita di Pietro di Angelerio in Isernia.

Priva di fondamento anche la presenza de il fratello Nicola e i due nipoti Guglielmo e Pietro (figli del defunto fratello Roberto): la diocesi di Isernia-Venafro ritiene  i due nipoti Guglielmo e Pietro (di papa Celestino Vfigli del defunto fratello Roberto, ma è proprio Cantera a smentire : si leggono accordate da re Carlo II delle provvisioni a Nicola di Angelerio fratello, e a Guglielmo e Pietro Roberto di Angelerio nipoti del fu Pp. Celestino V, non del fu fratello Roberto!

i due nipoti Guglielmo e Pietro non erano figli del defunto fratello Roberto, ma erano nipoti del fu Pp. Celestino V.

Ciarlanti aveva scritto circa 250 anni prima di Cantera: ut Nicolao de Angeleri fratri, ac Guillelmo, et Petro Roberti de Angeleri nepotis quond. Santissimi Patris Domini Celestini olim Sacrosanctae Romanae,[…].

Ciarlanti, Cantera e gli altri biografi antichi non hanno mai tramandato un incontro nella città di Isernia tra papa Celestino V ed i parenti.

Errata anche La tradizione storico-ecclesiale locale lega a questo momento il dono fatto dal pontefice al capitolo cattedrale di due preziose croci, tuttora gelosamente custodite.

Ciarlanti conosceva un’altra realtà: e due croci ch’egli mandò alla sua Patria (Isernia), che nel Duomo si conservano; le due preziose croci non erano state donate in occasione della sosta del 14 e del 15, ma papa Celestino V le mandò.

Se le mandò significa che Celestino V non era nella città di Isernia il 14 ed il 15 ottobre 1294!

In merito, è bene conoscere anche il parere (1998) di mons. Gemma, vescovo emerito della diocesi di Isernia-Venafro: e qui (in Isernia) tu lasciasti, come segno d’affetto, di comunione e di protezione quella croce argentea che il tesoro della nostra cattedrale custodisce, quale emblema di un particolare legame che ti unisce alla tua città natale.

Ciarlanti nel 1644 ricordava due croci ch’egli mandò alla sua Patria; mons. Gemma nel 1998 ha ricordato quella croce che tu lasciasti, ovvero il papa era presente nella città Isernia e lasciò una croce; mentre il comunicato della diocesi di Isernia-Venafro, nell’anno 2014, ricorda due preziose croci.

La verità venne a “galla” con le Celebrazioni Celestiniane. Mostra di cimeli e documenti custoditi nei luoghi che potevano vantare la presenza di papa Celestino V.

Nel catalogo (1954) della mostra dedicata alle Reliquie e Cimeli della città di Isernia si legge l’esistenza di una croce: 18. Croce in argento dorato (alt. cm. 25 più base dello stesso metallo alta cm. 12). Di finissimo cesello e sbalzo: tempestata di pietre dure, rubini, lapislazzuli ed ametiste. Ha sui quattro bracci delicati smalti su fondo azzurro rappresentanti figure sacre. Nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina. Seconda metà del sec. XIV. Proprietà del Capitolo Cattedrale di Isernia.

Si tratta di una croce NON di fattura longobarda-bizantina, ma Nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina della Seconda metà del sec. XIV; ovvero, la croce che hanno affermato fosse stata lasciata o mandata nell’anno 1294, NON esisteva nel secolo XIII in cui visse papa Celestino V!

Il comunicato della diocesi di Isernia-Venafro, conclude: 5 luglio 2015. Quest’ultimo appuntamento che chiude l’Anno Giubilare Celestiniano, coincide con l’elezione di Pietro del Morrone a sommo pontefice. In età ormai veneranda (difficile precisare a quanti anni) il Morronese «dalla dura vita» fu eletto papa proprio il 5 luglio 1294, dopo circa due anni di sede vacante dalla morte cioè del papa Niccolò IV avvenuta il 4 aprile 1292.

Come si può affermare che l’elezione di Pietro del Morrone avvenne In età ormai veneranda (difficile precisare a quanti anni)?  

Se la diocesi di Isernia-Venafro è convinta ed afferma che papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, nacque in terra di Isernia proprio nel 1215 e fu eletto papa proprio il 5 luglio 1294, non è difficile, per chi ha le idee chiare, fare una semplice operazione aritmetica: 1294 – 1215 = 79 sono gli anni che aveva Pietro di Angelerio alla sua elezione.

In realtà, nel 1294 aveva compiuto 85 anni e morì prigioniero di Bonifacio VIII il 19 maggio 1296 all’età di 87 anni, come testimonia la biografia Vita C (1303-1306): Anno domini M°. CC°. LXXXX°. VI., vitae vero suae anno LXXX°. VII°., die XIX mai.

Per gli uomini di Chiesa che non conoscono il latino: morì nell’anno del signore 1296 il 19 maggio, all’età di 87 anni; ergo: 129687 = 1209 è l’anno di nascita di papa Celestino V, tant’è, come disse papa Benedetto XVI il 4 luglio 2010, tutte le diocesi dell’Abruzzo e del Molise indissero l’ Anno Giubilare Celestiniano per celebrare gli 800 anni della sua nascita.

Oreste Gentile.

PAPA BENEDETTO XVI – PAPA FRANCESCO I : DUE PAPI PER DUE ANNIVERSARI.

novembre 2, 2014

                                                                                                                       melius abundare quam deficere.                                           

Nell’anno 2009, la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana, per ricordare e celebrare la nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, inviò una lettera ai fedeli: Celestino V viene dedicato uno speciale anno giubilare dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010 in occasione degli ottocento anni dalla nascita, dagli storici collocata tra il 1209 e il 1215. Le diocesi del Molise sono tutte coinvolte, essendo S. Pietro Celestino compatrono del Molise. Pietro Angelerio è nato nel Molise, è stato a Faifoli (Montagano) come chierico e come abate. La devozione è molto sentita in tanti luoghi tra cui Isernia.

La C. E. A. M., ritenendo gli storici unici responsabili di non avere indicato un preciso anno di nascita del papa molisano, perché collocata tra il 1209 e il 1215, decise di collocarlo tra il 1209 ed il 1210, forse ignorando la biografia più antica del santo eremita che esplicitamente ricorda: la morte avvenne all’età di 87 anni e nell’anno 1296; ergo: 1296 – 87 = 1209.

Il testo della lettera crea un’altra perplessità: tra i tanti luoghi in cui è molto sentita la devozione perché fu ricordata solo la città di Isernia?

Perché non L’Aquila, dove volle la costruzione della basilica di Collemaggio e dove fu proclamato pontefice?

Perché non Castel di Sangro (AQ), nei cui pressi aveva iniziato il primo periodo di eremitaggio?

Perché non Sulmona (AQ), nei cui pressi svolse il secondo periodo di eremitaggio?

Perché non Montagano (CB), dove aveva frequentato il monastero di Santa Maria in Faifoli?

Perché non Sant’Angelo Limosano (CB) etc., dove la devozione è molto sentita?

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 Francobollo emesso nell’anno 2010 per ricordare la presenza di papa Benedetto XVI a Sulmona in occasione dell’Anno Giubilare Celestiniano nell’ VIII centenario della nascita di papa Celestino V.

Le sacre spoglie di papa Celestino V furono ospitate nei principali centri delle diocesi delle due regioni tra il mese di agosto dell’anno 2009 e l’agosto 2010; il 4 luglio 2010, papa Benedetto XI visitò la città di Sulmona e durante la celebrazione eucaristica disse: […]. Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. […]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità.

Dopo le dimissioni di papa Benedetto XVI, papa Francesco I volle visitare la città di Campobasso ed in occasione della sua presenza anche nella città di Isernia, i mass media pubblicarono: La prefettura della Casa pontificia ha ufficializzato il programma della visita pastorale di Papa Francesco a Isernia del 5 luglio 2014. […]. ore 18.15 – in piazza Andrea D’Isernia sul palco saluto del vescovo monsignor Cibotti; discorso del Santo Padre; solenne proclamazione dell’Anno Giubilare Celestiniano per gli 800 anni dalla nascita di San Pietro Celestino (1215-2015).

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Francobollo ed annullo filatelico emessi per la presenza di papa Francesco I ad Isernia per indire l’anno giubilare celestiniano per l’ VIII centenario della nascita di papa CelestinoV.

Ignoriamo se la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana fosse a conoscenza dell’iniziativa, visto che la celebrazione dovrebbe interessare solo la diocesi di Isernia-Venafro; ignoriamo se La prefettura della Casa pontificia fosse a conoscenza che la Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana aveva già proclamato 5 anni prima la celebrazione della nascita di papa Celestino V; ignoriamo se la stessa prefettura abbia informato papa Francesco I che il 4 luglio dell’anno 2010 il suo predecessore era presente nella città di Sulmona per partecipare alle celebrazioni degli 800 anni della nascita di papa Celestino V.

Domanda: se il 5 luglio 2014 nella città di Isernia fosse stato in carica e presente papa Benedetto XVI, avrebbe rinnegato quanto detto il 4 luglio 2010 nella città di Sulmona e proclamato un Anno Giubilare Celestiniano per gli 800 anni dalla nascita di San Pietro Celestino (1215-2015), così come ha scritto La prefettura della Casa pontificia?

Durante la sua visita, papa Francesco I non ha messo in relazione la nascita di papa Celestino V con la città di Isernia; nel suo discorso ufficiale pronunciato sul sagrato della cattedrale della città: proclamò l’Anno Giubilare Celestiniano, ma non in relazione, come fece papa Benedetto XVI, alla celebrazione degli 800 anni della nascita di papa Celestino V.

L’Anno Giubilare Celestiniano indetto per celebrare gli 800 anni della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, ha unicamente l’imprimatur di papa Benedetto XVI.

Oreste Gentile.