LA DIOCESI DI ISERNIA-VENAFRO E GLI “STORIOGRAFI DELL’ORDINE CELESTINIANO”.

Eminenza Reverendissima,

l’anno 2015 costituisce per la chiesa diocesana di Isernia-Venafro un anno particolare, in quanto cadono gli ottocento anni della nascita di S. Pietro Celestino V, che la plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano, vuole nato a Isernia nel 1215. Essendo già da tempo vivissimo desiderio del clero e del popolo celebrare un particolare anno giubilare celestiniano, nella circostanza della venuta ad Isernia di Papa Francesco, il 5 luglio p.v., (fu questo il giorno della elezione a pontefice dell’Eremita del Morrone), con la presente Chiediamo la concessione di una speciale indulgenza plenaria, da lucrarsi, alle consuete condizioni prescritte, per i vivi e per i defunti, nella chiesa cattedrale di Isernia – Per l’intero anno che va dal 5 luglio 2014 al 5 luglio 2015.

Questo è una parte del testo della lettera inviata da mons. Salvatore Visco Amministratore Apostolico e da mons. Camillo Cibotti Vescovo eletto a Sua Eminenza il Signor Card. Mauro Piacenza Penitenziere Maggiore Penitenzieria Apostolica.

Si evince che i due prelati della diocesi di Isernia-Venafro sono convinti della nascita di S. Pietro Celestino, al secolo Pietro di Angelerio, a Isernia nell’anno 1215 in base a la plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano.

Siamo certi che il Card. Mauro Piacenza non abbia avuto il tempo per consultare quanto tramandano gli storiografi dell’Ordine celestiniano, ma chi è interessato all’argomento, non ha difficoltà a consultare le antiche biografie dedicate a papa Celestino V.

Prima di illustrarle, è bene sapere: nell’ anno 2010, il 4 luglio, XIV domenica del Tempo Ordinario, nella piazza Garibaldi di Sulmona, papa Benedetto XVI, concelebrando la santa messa e pronunciando l’omelia, evidenziò il motivo della sua presenza: Cari fratelli e sorelle! Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con voi e per voi questa solenne Eucaristia. Saluto il vostro Pastore, il Vescovo Mons. Angelo Spina: […]. Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino.[…]. Sono passati ben ottocento anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua santità. […]. 

La polemica sul luogo della nascita di Pietro di Angelerio iniziò nell’anno 1479 con Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, che non era uno storiografo dell’Ordine celestiniano, ma abbreviatore di alcuni pontefici e direttore della Biblioteca Vaticana; la sua pubblicazione principale fu un breve trattato di “gastronomia” !

Egli scrisse: Celestino Quinto, chiamato Pietro da Morone, fù de Isernia e visse heremita in un luoghetto solitario due miglia lungi da Sulmona.

Autori più importanti: cardinali, vescovi e frati che scrissero tra il 1296 ed il 1415, non conoscendo la geografia dell’epoca, diedero solo delle vaghe indicazioni, ma non citarono la città di Isernia.

La stessa Bolla di canonizzazione dell’anno 1313 non fece riferimento ad una località precisa, ma solo ed in modo generico alla Provincia & Terrae Laboris che con il Comitatus Molisii era uno degli Justitaiariatii amministrativi del regno angioino.

All’anno 1400 è stata datata la cosiddetta Autobiografia che non tramandò il nome del luogo di nascita del Nostro, ma lo identificò come un castro, mentre Isernia, all’epoca, era una importante e conosciuta civitas!

L’Autobiografia offre un altro indizio importante: la durata del viaggio a piedi che intraprese il giovane Pietro di Angelerio ed un confratello, dalla loro patria a Castel di Sangro: un giorno + un altro giorno fino all’ora nona (ore 15), sufficiente per coprire la distanza dalla loro patria fino a Castel di Sangro, esagerato per un viaggio a piedi da Isernia a Castel di Sangro.

Vedremo che un’altra biografia, descrivendo lo stesso viaggio, concluderà con un commento sfavorevole alla città di Isernia.

Nell’anno 1450, il celestiniano, ovvero uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, Stefano Tiraboschi da Bergamo, scrisse nella Vita del Santissimo Pietro Celestino Papa: In la provincia de terra de noe sotto al regnamo de napoli i uno castello che se chiama sancto angelo nasce lo gratioso celestin […].

Gli storici e gli studiosi hanno discusso e polemizzato all’infinito unicamente su quale significato dare a de terra de noe, trascurando volutamente il chiaro riferimento di Tiraboschi alla patria di papa Celestino V: i uno castello che se chiama sancto angelo; non era la civitas di Isernia.

Stefano di Lecce, celestiniano, ovvero uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, professore di sacra teologia, nella Vita del Beatissimo Confessore Pietro Angelerio (1471-1474), scrisse: Pietro di Castel Sant’Angelo, contado del Molise, vicino a Limosano. […]; e ricordando il monastero di Santa Maria in Faifoli, scrisse: … si chiamava Santa Maria del Molise (corr.ne di Faifoli), vicino al castello di Limosano e al territorio di Sant’Angelo, di dove lui stesso era originario.

PIU’ CHIARO DI COSI’ !

Nell’anno 1520, il poeta Antonio Simone Bugatti, detto Notturno Napolitano, indicò il luogo di nascita del glorioso Santo Pietro Celestino: De la fertil provincia dil’Avoro E una Citta Lemusani appelata; ergo, anche se l’identificazione era errata, non si trattava di Isernia; ma Lemusani a detta di Stefano di Lecce era nel contado di Molise e vicina a Castel Sant’Angelo.

Nell’anno 1595, il benedettino, quindi non era dell’Ordine celestiniano, Wion scrisse sic et simplicite: qui Esernia in Samnio loco humili natus, & Petrus de Morrone vocatus.

Nell’anno 1630 abbiamo la prima, vera biografia di papa Celestino V, scritta da don Lelio Marini, Abbate generale de Celestini, uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, forse sconosciuto ai vescovi della diocesi di Isernia-Venafro.

Scisse: la patria del Santo secondo l’opinione volgareEsernia antica & illustre Città de i Sanniti, ma aggiunse diligentemente: Altri scrittori nondimeno hanno lasciato memoria, che il luogo dove nacque Pietro, fù un Castello chiamato Sant’Angelo: così hanno alcuni Manuscritti antichissimi, la prima parte de i quali si professa nel prologo, che fù lasciata scritta di propria mano da un monaco di santa vita discepolo & si hà che fu il Beato Roberto di Sale. Et dal trattato, che scritto di mano del Santo medesimo delle cose passate nella fanciullezza, & ne i primi anni della sua conversione, fù trovato nella cella di lui. […].

Marini ci offre un altro importante indizio per localizzare e identificare la patria di papa CelestinoV: il monastero frequentato dal giovane Pietro di Angelerio e già ricordato da Stefano di Lecce: E per hora dirò, che Io tengo per certo che Pietro vivendo ancora la Madre, d’anni sedici in circa pigliasse l’habito e l’ordine di san Benedetto in qualche Monastero più vicino alla sua patria, il qual forse fù quello di Santa Maria in Faifoli nella Diocesi di Benevento, dove egli poi fu fatto Abbate.

Il monastero di Santa Maria in Faifolis non era più vicino alla civitas di Isernia.

Descrisse anche il viaggio del giovane Pietro dalla patria a Castel di Sangro: all’età di vinti anni in circa, come anco gli antichi scrissero […]. Usciamo dalla patria, & andiamo lontano à servire à Dio. […]. Mà doppò haver fatto una giornata, […]. Da quello donque abbandonato rimase solo (Pietro), e fatto anco più costante preso maggior’animo, passò più avanti, & il secondo giorno a hora nona (ore 15) arrivo ad un luogo chiamato Castel di Sangro. E’ posto questo Castello trà gli più alti gioghi dell’Appenino […], è lontano da Esernia quindeci miglia, che è strada di mezo un giorno. E di qua si può congenturare, che cosa si possi credere della patria e Monastero di questo nostro Santo.

Il tempo di percorrenza della distanza dalla patria di papa Celestino V e dal monastero di Santa Maria in Faifoli a Castel di Sangro corrispondeva ad una giornata + il secondo giorno all’ora nona

Ciarlanti (1640), fu un convinto sostenitore pro Isernia: non era uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, ma arciprete della cattedrale di Isernia e vicario capitolare; scrisse: Ma più di tutte le altre può pregiarsi, e gloriarsi la Città d’Isernia, per aver partorito il Santissimo Pietro Sommo Pontefice chiamato Celestino V. tanto noto per tutto l’Universo. Hanno molti scritto la sua vita, gesti, morte, e miracoli, ed ultimamente il P. D. Lelio Marini più a lungo di tutti.

Ciarlanti non aveva fatto tesoro di ciò che aveva scritto 10 anni prima P. D. Lelio Marini più a lungo di tutti.

Ciarlanti fece un altro riferimento a Marini in merito al monastero di Santa Maria in Faifoli, ricordando che avea S. Pietro Celestino primieramente avuto l’abito di Religione, ed in esso professato l’ordine, e la Regola di S. Benedetto, ma dimenticò quanto aveva scritto il Marini in merito alla vicinanza del monastero di Faifoli alla patria del giovane Pietro di Angelerio.

Ciarlanti trascurò di scrivere nella sua pubblicazione gli indizi storici, geografici e religiosi che sicuramente aveva letto nella biografia di Marini: non erano a favore della civitas di Isernia, sua città natale.

Celestino Telera, già abbate Difinitore e poi abbate Generale della medesima Congregazione, era uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano invocati dai vescovi isernini, dedicò al fondatore del suo ordine due pubblicazioni.

In S. Petri Caelestini PP. V opuscula omnia (1640), scrisse: ……., quam cum ho minibus conversatus, de Matris alvo prodijt apud Aesernia Urbem.

Nella Historia sagre degli huomini illustri per santità della Congregazione de Celestini, dell’Ordine di S. Benedetto (1648), scrisse: Nacque Pietro, detto del Morrone, … in Isernia, Città dei Sanniti; benché altri, quanto alla Patria, diversamente, ma senz’appoggio di vere ragioni, stimassero; poiché negli antichi Ufficii della Chiesa, e nelle vite di lui, scritte dai più gravi Autori, leggiamo essere egli nato in quella Città.

Leggendo la biografia scritta da Telera, il lettore la giudicherà non originale perché fu copiata da quella di Marini ed inoltre, adottando il “metodo” di Ciarlanti, non ricordò e né valutò gli indizi storici, geografici e religiosi che da “uomo dotto” sicuramente conosceva, ma li sottovalutò e li trascurò perché non erano favorevoli alla civitas di Isernia.

Un esempio fra i tanti: il viaggio del giovane Pietro dalla patria a Castel di Sangro, così fu descritto da Telera: s’incamminarono insieme (Pietro ed il confratello) di buon cuore; ma appena finita la prima giornata l’incostante compagno arrestò il corso… . Proseguì dunque senz’altro compagno il Santo giovanetto la strada, e arrivato alla terra di Castel di Sangro.

Perché non scrisse quando avvenne l’arrivo a Castel di Sangro, così come avevano ricordato l’Autobiografia e Marini?

Telera valutò utile ignorare la durata di quel viaggio e scrisse solo: e arrivato alla terra di Castel di Sangro.

Dovrebbe sorgere spontanea una domanda: possibile che Telera, oltre a non avere valutato obiettivamente quanto scritto da Marini, non conoscesse gli indizi storici, geografici e religiosi riportati dalla cosiddetta Autobiografia (fu lui a pubblicarla per la prima volta), da Tiraboschi e da Stefano di Lecce ?

Celestino Spinelli, Abbate è Procuratore Generale de Celestini, uno degli storiografi dell’Ordine celestiniano, pubblicò nell’anno 1664 la Vita Di S. Pietro del Morrone detto Celestino V e scrisse: E’ in questa così imparadisa Provinzia frà le altre, nomata per preclarata la Città di Isernia, già tra’ i Romani una delle più antiche, ed illustri Colonie: mà lasci homai gli antichi vanti, e di glòrie più vere, benche recenti, vada degnamente fastosa; quivi l’anno di gloria rimembranza 1215, mentre nel sovrano Trono del Divin Vicariato sedeva Innocenzo terzo, e dello scetro di Cesare, federico secondo Rè delle due Sicilie ….. (evitiamo altre descrizioni poetiche e concludiamo): dico ….. Di quel Pietro, ragiono che per sovrano volere asceso al pontificato col nome di Celestino quinto; semplificando: papa Celestino V era nato nel 1215 nella città di Isernia.

Spinelli (1664) scrisse la sua biografia, ma appare strano, al pari di quanto visto per Telera (1648), che ignorasse gli indizi storici, geografici e religiosi tramandati, vale la pena ancora ricordare: Autobiografia (1400), Tiraboschi (1450), Stefano di Lecce (14711474) e le più antiche Vita A, Vita B e Vita C (1303-1306), quest’ultima soprattutto per conoscere l’anno di nascita di papa Celestino V.

Non diedero loro il giusto valore, le criticarono: le ignorarono !

Per quanto è stato scritto in merito all’anno della nascita di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, Marini fu primo biografo a proporlo nell’anno 1630: Nacque donque Pietro l’anno della salute humana Millesimo ducentesimo quinto decimo (il giorno ed il mese non si trova scritto) essendo Sommo Pontefice nel governo di Sata Chiesa Papa Innocenzo Terzo della nobilissima dei Conti d’Anagni; reggendo l’Imperio Federico Rogerio Secondo intitolato anche Re di Sicilia e di Napoli: la descrizione ricorda tanto quella “poetica” di Spinelli !

L’anno di nascita era il 1215.

L’anno 1215, stimato da Marini (1630), fu condiviso da Ciarlanti (1640), da Telera (1648) e da Spinelli (1664), che, guarda caso, non avevano valutato, criticato gli indizi storici, geografici e religiosi ricordati da Marini e che non identificavano e localizzavano nella città di Isernia o nel suo territorio la patria o la località di nascita di papa Celestino V.

Anno 1215, una stima difforme da quanto tramandano due più antiche biografie: la VITA A e la VITA C dell’anno 1303/06, tenendo conto che la VITA C è considerata la più attendibile in quanto scritta da Bartolomeo da Trasacco e da Tommaso da Sulmona, due dei discepoli dei discepoli più affezionati che rimasero al fianco di papa Celestino V fino alla sua morte.

La VITA A, tramanda: anno M° CC° LXXXXVI°, XIX die maii, Vixit autem iste sanctus annis LXXXVI; la morte avvenne nel 1296 – 86 (vissuti) = 1210 anno della nascita.

La VITA C, tramanda: Anno Domini M°. CC°. LXXXX° VI.,vitae vero suae anno LXXX°. VII., die XIX mai: 1296 – 87 = 1209, anno della nascita.

Le due biografie concordano sul giorno del 19 maggio e sull’anno 1296 della morte, ma sono in disaccordo “solo” di UN anno (86 o 87) su quelli vissuti, pertanto l’anno di nascita si colloca tra il 1210 ed il 1209: la differenza è di UN solo anno, non di 6 anni se fosse preso in considerazione il 1215 !

La differenza tra gli anni di nascita 1210 o 1209 probabilmente è dovuta alla stima “per eccesso o per difetto” di quando avrebbe compiuto gli anni nel 1296, anno della sua morte, essendo probabilmente nato nel mese di giugno e morto nel mese di maggio: aveva compiuto 87 anni ?

In base ad una attenta lettura delle biografie più antiche di papa Celestino V che ricordano gli momenti più importanti della sua vita è possibile calcolare l’anno di nascita.

Morì nell’anno 1296 – 2 [anni trascorsi dalla rinuncia al papato (1294) fino alla morte] – 62 (anni di eremitaggio sul Morrone) – 3 (anni di eremitaggio presso Castel di Sangro e Palena) 3 (anni di presenza nel monastero di Santa Maria in Faifoli) -17 (età che aveva quando entrò nel monastero per il noviziato) = 1209 anno di nascita.

la plurisecolare tradizione storico-liturgica locale, invocata dai vescovi della diocesi di Isernia-Venafro è stata sempre convergente con le informazioni degli storiografi dell’Ordine celestiniano che favorivano la città di Isernia.

E’ lecito chiedere ai vescovi della diocesi di Isernia-Venafro, perché dallanno 1998 nell’Annuario Pontificio, organo ufficiale della Santa Sede, è scritto: S. Celestino V, del Molise, Pietro del Murrone, mentre fino al 1997 era scritto: S. Celestino V, n. a Isernia, Pietro del Murrone ?

Illuminante è il parere di Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo metropolita della dicocesi di Campobasso-Bojano, dopo la visita pastorale dell’anno 2008 alla chiesetta, unica testimonianza del monastero di Santa Maria in Faifoli; ha scritto: In questo monastero benedettino, ……, il giovane novizio Pietro di Morrone (futuro Celestino V), impara le materie filosofiche e letterarie. Siamo intorno al …. e lui proviene da un paesello posto sull’altra costa della vallata, Sant’Angelo Limosano.

Oreste Gentile.

 

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