VIA FRANCIGENA DEL SUD ED IL MOLISE.

All’inizio fu la via Francigena (bianco).

Divenne famosa soprattutto per essere stata utilizzata dai pellegrini che dalle regioni del nord Europa volevano raggiungere la città di Roma.

L’itinerario originale, proseguendo da Roma verso i porti della Puglia, interessò la via Appia (rossa) e la via Latina (azzurra) che passava anche nel territorio della città pentro molisana di Venafro e proseguiva per Teano e la città di Capua dove incrociava la via Appia fino alla città di Benevento.

Da Benevento, con la via Appia, si poteva proseguire verso Venosa, Taranto ed il porto di Brindisi o, con la via Traiana (verde), per Canosa, Bari e Brindisi ed Otranto.

Dalla città di Benevento si originava la Via Sacra Langobardorum (giallo) o, più comunemente, “Via dell’Angelo: passando per Troia e Siponto, permetteva ai pellegrini che transitavano per il capoluogo del ducato, poi principato longobardo di Benevento, di raggiungere Monte SantAngelo (.), sede dell’omonimo santuario.

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La via Francigena (bianca). La via Appia (rossa). La via Latina (azzurra). La via Minucia (senape). La via Traiana (verde). La via Sacra Langobardorum (giallo).

Benevento, il capoluogo della Langobardia minor, era collegato anche con la città di Spoleto, capoluogo dell’omonimo ducato longobardo, con una strada (senape) che passava per le città di Rieti, di L’Aquila e che, da Corfinio seguiva a la via Minucia per raggiungere le città pentre di Castel di Sangro, Isernia, Bojano e Sepino.

Ai confini con il territorio degli Irpini, la via Minucia proseguiva per Benevento (via Appia) e per Ariano Irpino (via Traiana).

E’ evidente che, fatta eccezione per il territorio molisano pertinente alla città di Venafro, il Molise (confine nero punteggiato) non era attraversato dalla via Francigena denominata del sud.

Un articolo pubblicato nel sito Regione Molise Homepage del primo semestre dell’anno 2012 condivide la promozione ed auspica la realizzazione del progetto Il Molise cammina sulla Via Francigena […] al fine di far rientrare la nostra Regione tra le tappe dell’antico cammino di pellegrinaggio. I rappresentanti di Palazzo Moffa hanno preso parte alla conferenza stampa di presentazione de “La Via Francigena del Sud“, insieme a rappresentanti delle altre regioni meridionali attraversate dal percorso religioso.

L’articolo inizia con la domanda: Anche il Molise sulla Via Francigena?

La politica ha dato una risposta affermativa: dopo 2 anni (21 luglio 2014) è stato annunciato che sono diversi i Comuni (del Molise, n. d. r.) che hanno ufficializzato il loro ingresso nell’associazione Pro Francigena del Molise. 

Le fonti storiche e la cartografia, come già esaminato, danno una risposta negativa anche a coloro che sostengono siano esistite “tante vie Francigene”; ma nel Molise solo una piccola parte del suo territorio fu interessata dal percorso della cosiddetta via Francigena del sud.

La via Francigena (rossa) era una.

Scrive Docci (2006) ne La Città Spontanea (Treccani Portale): Ritornando ai grandi percorsi viari medievali, un esempio spicca tra gli altri per importanza strategica, la via Francigena che, a partire dal IX-X sec., diviene il sistema viario più importante che collega Roma con l’Europa del Nord, la Francia, l’Inghilterra e la Spagna. Questo importantissimo asse viario, che prende anche il nome di via Romea, è la strada sulla quale si avventureranno numerosi cittadini europei per visitare la tomba di Pietro, ma è anche il percorso dei mercanti, dei banchieri e delle milizie.

Nel Dizionario di Storia (2010) della Enciclopedia Treccani alla voce Francigena, via si legge: La più importante via medievale di pellegrinaggio che conduceva a Roma. Dal territorio dei franchi (di qui il nome), attraverso la Val d’Aosta entrava in Val Padana e raggiungeva Pavia; superava gli Appennini nel valico della Cisa e toccava Lucca, quindi attraverso la Val d’Elsa arrivava a Siena e, passando nella Tuscia, giungeva infine a Roma.

Successivamente l’itinerario (tratt.gio nero) a cui sarà dato il nome di via Francigena del sud, attraversando la città di Benevento, capoluogo del ducato, poi principato longobardofranco, proseguiva per i porti della Puglia e per la Terra Santa.

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La via Francigena (rossa). L’itinerario (tratt.gio nero) della cosiddetta via Francigena del sud da Roma a Benevento ed ai porti della Puglia.

Il vocabolario della stessa pubblicazione, precisa: francìgeno agg. [dal lat. mediev. Francigena, comp. di Francia e -gena (v. -geno); propr. «nato in Francia», e per estens. «francese»], ant. – Franco, francese. In partic., si chiamò via f. (o francisca) la più battuta delle vie romee medievali che, per la Val d’Aosta, entrava in Val Padana e raggiungeva Pavia, per il valico della Cisa superava gli Appennini e toccava Lucca, per la Val d’Elsa raggiungeva Siena e poi, attraversando la Tuscia, arrivava a Roma.

I Franchi con la presenza in Italia lasciarono il loro nome, divenuto aggettivo, alla toponomastica dei territori che avevano attraversato ed occupato: francigeno/a o francisco/a; così era accaduto con la precedente presenza dei conquistatori Longobardi che in Italia diffusero il toponimo: Fara, Staffoli, Gualdo, Sala etc. .

L’aggettivo francigeno o francisco riferito ad una via è ancora diffuso in altri territori della penisola, ma una era la via Francigena o Francisca che a partire dal IX-X sec. fu utilizzata dai pellegrini per raggiungere la città di Roma dalle regioni del nord Europa.

Una era la via Francigena o Francisca percorsa dai pellegrini per giungere a Roma, sede del pontefice ed in cui avevano trovato il martirio l’apostolo Pietro e Paolo.

Da qui, utilizzando la via Appia (rosso) o la via Latina (nero) che permetteva di passava per Cassino per la visita ed avere ospitalità presso il monastero fondato da san Benedetto, i pellegrini proseguivano per la città di Benevento, capoluogo del ducato, poi principato longobardo-franco.

La via Latina (nera) dopo Cassino e la mantio ad flexum, raggiungeva la città pentra di Venafro (2) (si poteva cogliere l’occasione di visitare ed essere ospitati presso il monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno), proseguiva per Teano e Capua dove confluiva nella via Appia (rossa) proveniente da Roma (1) per arrivare a Benevento (3) e proseguire con la via Appia o con la via Traiana (azzurra)  per i porti pugliesi (4 Brindisi) ed imbarcarsi per la Terra Santa.

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La via Appia (rossa). La via Latina (nera). La via Traiana (azzurra). 1. Roma. 2. Venafro. 3. Benevento. 4. Brindisi.

 

GLI ITINERARI RELIGIOSI.

L’Itinerario religioso più antico è l’Itinerarium Burdigalense (333334): A BURDIGALA HIERUSALEM USQUE ET AB HERACLA PER AULONAM ET PER URBEM ROMAM MEDIOLANUM USQUE SIC.: era un itinerarium ad loca sanctum descritto da un pellegrino anonimo partito da Burdigala (Bordeuax) per Gerusalemme: all’andata, attraversando la pianura padana da ovest verso est, l’itinerario aveva escluso la città di Roma che fu la meta del viaggio di ritorno e dopo l’approdato nel porto di Otranto, percorrendo la via Traiana (azzurra) ed attraversando le città di Brindisi, Bari, Bitonto, Ruvo, Canosa, Erdonia, Troia, Aquilonia, Ariano Irpino, arrivava a Benevento (BN) per proseguire con la via Appia (rossa) per la città di Capua e Roma.

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da Radke: il percorso (azzurro) dell’Itinerario Burdigalense da Otranto a Benevento e (rosso) da Benevento a Capua- Roma

Scrive Pietro Dalena (2008) in Vie di pellegrinaggio nel Sud Italia verso Gerusalemme nel medioevo: L’Itinerario Burdigalense, ricco di utili indicazioni sulla via per Gerusalemme e sui luoghi di sosta, testimonia la vitalità tra il III e IV secolo della via Traiana, (da Benevento a Brindisi), della via Traiana Calabra (da Brindisi a Otranto), e della via Appia (da Roma a Capua). Soprattutto quest’ultima, dismessa la funzione militare per cui era stata concepita, già dalla fine del III secolo riveste funzione di itinerario cristiano non solo per essere la strada per la Terrasanta, ma per la presenza lungh’essa di cimiteri cristiani, come quello di San Callisto in cui venivano sepolti anche i papi, di sedi vescovili come quella dei Tres Tabernae, di chiese cristiane come San Sisto, Santa Maria in Camposelce, la Trinità di Mesa, San Giacomo, San Leonardo e quella Costantinopoli di Capua. E la stessa funzione, con minore rilevanza, ebbe anche la via Latina.

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Da Radke: descrizione (riquadro rosso) dell’Itinerario Burdigalense.

L’Appia e la Latina, scrive Dalena, infatti erano ancora all’inizio del VII secolo le principali strade che Roma conducevano ai porti del Mezzogiorno per l’Oriente attraverso Capua e Benevento. Da Benevento si imboccava la direttrice Traiana che proseguiva sino ai porti pugliesi per il traghetto verso l’Oriente.

Capua e Benevento erano crocevia più importanti del Meridione. Capua, dove convergevano l’Appia e la Latina, […]. Da Capua la via Appia continuava per Benevento, dove dalla Porta Aurea partivano le più importanti vie dell’Apulia: l’Appia e la Traiana.

Soprattutto dopo la vittoria sui bizantini nel 650, raccontata nel secondo episodio dell’Apparitio, i duchi di Benevento Grimoaldo I (647-671) e Romualdo (662-687), con l’appoggio del vescovo di Benevento, Barbato, tra le iniziative legate alla promozione del culto micaelico, come la sua diffusione nella Longobardia maior e la realizzazione di luoghi di ricovero, resero più sicure le strade di pellegrinaggio in Terrasanta che prevedevano la sosta alla grotta dell’Arcangelo, dove pervenivano tramite il diverticolo “Troia-Siponto-Monte Sant’Angelo”, denominata Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo;

fig. 5 (2)

ergo, la Via Sacra Langobardorum (nera) o Via dell’Angelo era < unica > e si localizzava ed identificava con il diverticolo “Troia (TR)-Siponto (SI)-Monte Sant’Angelo(S. M.)

La presenza dei Longobardi anche nel territorio dell’attuale regione Molise diffuse il culto per l’arcangelo Michele ed una assidua frequentazione della sua grotta a Monte Sant’Angelo fu favorita dai percorsi tratturali (verde) divenute viae micaeliche, che dall’Abruzzo, attraversando il territorio molisano, giungevano alla pianura foggiana posta ad ovest del promontorio del Gargano e di Monte Sant’Angelo.

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I percorsi (verde) tratturali che attraversano il territorio del Molise.

Erano gli itinerari utilizzati da coloro che risiedevano nei gastaldati, poi contee longobarde-franche istituite nei territori delle attuali regioni dell’Abruzzo e del Molise a partire dall’VIII secolo.

Un itinerario micaelico può identificarsi con la via consolare Minucia (azzurra) che seguiva il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela, da Corfinio (A) sulla via Valeria, permettendo di raggiungere Benevento (5) e Brindisi.

Era un percorso interno più sicuro e rapido che, come già esaminato, collegava la città di Spoleto, capoluogo dell’omonimo ducato longobardo, con Benevento (5), capoluogo del ducato, poi principato longobardofranco.

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I collegamenti viari tra l’Italia del nord ed il sud. via Appia (rossa). via Latina (nera). via Minucia (azzurra). via litorale Adriatico (marrone). via Sacra Langobardorum (gialla). via Traiana (verde).

I diversi itinerari micaelici erano complementari alla più importante Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo che si originava dalla città di Benevento (5), capitale del ducato, poi principato longobardo-franco, dove giungevano, scrive Dalena, pellegrini di area longobarda, di diversa estrazione sociale, dall’uomo comune ai massimi rappresentanti della dinastia longobarda (Grimoaldo, Romualdo II, Pertarito, Cuniperto, Ansa, Atalperga) e anche di altri paesi, specialmente d’Oltralpe, in transito per la Terrasanta dopo aver visitato la città di Roma e, se avessero percorso la via Latina, i monasteri di Montecassino e di san Vincenzo al Volturno nei pressi di Venafro, poi proseguire per Capua (4) e con la via Appia giungere a Benevento (5).

La via Latina (azzurra), scrive Dalena, chiamata comunemente Casilina dal IX secolo, partiva dall’omonima porta delle mura aureliane, per proseguire verso i colli Albani da dove si diramava in percorsi minori che raggiungevano i centri latini, il basso Lazio e la Campa

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da Radke: da Roma sud a Benevento (da sn. verso ds.): via Appia (nera). via Latina o Casilina (azzurra). via  Labicana (nera sottile).   via Prenestina (viola). via (marrone) Teano-Alife-Benevento.

In particolare la via Prenestina, aggiunge Dalena, che nel tardo medioevo sarà denominata “Francigena”, e la Labicana (linea nera sottile) furono i prevalenti percorsi di adduzione alla Latina.

Solo a partire dal tardo medioevo, afferma Dalena, l’aggettivo francigeno identificò solo la via Prenestina considerata un percorso adduttore alla via Latina che da Roma giungeva a Benevento, proseguendo con la via Traiana verso i porti della Puglia: divenne, come esamineremo, la cosiddetta via Francigena del sud.

La direttrice Latina, prosegue Dalena dall’VIII secolo fu preferita all’Appia proprio per la presenza lungh’essa del ricostruito santuario cassinese e di un maggior numero di luoghi attrezzati per l’assistenza e il ricovero dei pellegrini.

santuario cassinese, aggiunge Dalena, che per tutto l’alto medioevo fu l’unico ospizio monastico del pellegrinaggio in itinere lungo la via Latina. […]. Nei secoli successivi si continuò ad utilizzare questo percorso, entrato via via nella tradizione come “Francigeno”. Lo dimostra anche l’itinerario in Terrasanta del nobile Dauferio nell’817 e, in particolare, quello del monaco Bernardo, ricco di dettagli topografici, compiuto tra l’867 e l’870, con due confratelli, Teodemondo del monastero di San Vincenzo al Volturno e Stefano, spagnolo, attraverso il Mezzogiorno longobardo e arabo in cui il passaggio era tutelato da un dispositivo della divisio ducatus Beneventani dell’849.

Quale era l’itinerario in Terrasanta del nobile Dauferio e quello del monaco Bernardo ?

Si tratta, scrive Dalena, della comoda via alternativa per raggiungere Benevento rappresentata dall’ itinerario Venafro-Alife-Telese-Benevento. Il percorso di questa strada è ben noto sin dal XVIII secolo quando il Trutta ne indicò il tracciato sulla scorta dell’osservazione di tratti basali, ponti romani e edifici funerari.

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L’itinerario Venafro-Alife-Telese-Benevento percorso e descritto dal nobile Dauferio e dal monaco Bernardo e coll.: via Latina (azzurra) fino a Venafro e da qui, con il percorso (rosso di raccordo punteggiato), proseguirono per Alife dove incrociarono la via (viola) proveniente da Teano e proseguirono verso Telese e Benevento.

La città di Venafro, tra le città dell’attuale Molise, è l’unica ad essere ricordata perché era attraversata dalla via Latina il cui percorso, entrato via via nella tradizione come “Francigeno, identificava la via Francigena detta del sud da Roma a Benevento ed ai porti della Puglia.

Il percorso della via Latina (nera), poi conosciuta come via Francigena, giunto nei pressi di ad flexum (tra Cassino e Venafro), oggi San Pietro Infine, entrava nel territorio dei Sanniti-Pentri per raggiungere la città di Venafro [il monastero di san Vincenzo al Volturno (1) è sito a 31 km.] e proseguire a sud per Teano e per Capua dove incrociava la via Appia (rossa-nera-rossa) che conduceva a Benevento.

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Tratto della via Appia (rosso-nera-rossa) da Formia a Capua e Benevento. Tratto della via Latina (nero) tra Cassino e Teano con il passaggio per Venafro. Monastero di san Vincenzo al Volturno (1)

In base alle fonti bibliografiche ed alle cartografiche esaminate e che esamineremo, la via Francigena detta del sud attraversava il territorio dell’attuale Molise unicamente presso la città pentra di Venafro e, probabilmente, raggiungeva il monastero di san Vincenzo al Volturno per la sua importanza religiosa e fondiaria già all’epoca dei Longobardi.

Radke (1981) ricorda che Nell’Itin. Ant. 304, 2 sgg. è indicata una strada  che da Teano conduceva a Benevento passando per Alifae e Telesia: era una deviazione da ovest verso est che attraversava il territorio caudino per giungere a Benevento, capoluogo dei Sanniti Irpini.

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via Appia (nera). via Latina (azzurra). via (viola) TeanoAlifeBenevento.

 

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da Radke:  (da sin. verso ds.) via Appia (nera). via Latina (azzurra). Cerchiato punt.to marrone: via da Teano ad Alife e Benevento. Cerchiato punt.to azzurro: la via Latina tra ad flexumVenafroTeano.

 

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dall’Itinerarium Provinciarum: descrizione dell’itinerario TeanoAlifeTeleseBenevento.

I territori più interni dell’odierno Abruzzo, del Molise e della Campania occupati dai Sanniti Peligni, dai Sanniti Pentri e dai Sanniti Irpini, come già descritto, era attraversato dalla via Minucia ricordata nella Tabula Peutingeriana e nell’Itinerarium Provinciarum: dalla città peligna di Corfinio(A) (Corfinium), posta sulla via Valeria, dopo avere attraversato Sulmona (Sulmo), Castel di Sangro (Aufidena romana), Isernia (Aesernia), Bojano (Bovianum) e Sepino (Saepinum), si diramava nei pressi di Super [Tha]mari fluvium per giungere a Benevento (5) e (tratto punt.to azzurro) ad Ariano IrpinoAd Equum Tuticum (B).

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via Appia (rossa). via Latina (nera). via Minucia. via (viola) Teano (3)-Alife-Telese-Benevento.

4 erano le strade che convergevano verso la città di Benevento: 1) la via Appia; 2) la via Latina, poi detta Francigena; 3) una delle due diramazioni della via Minucia e 4) la via che da Teano (3), passando nel territorio caudino di Alife e di Telese, arrivava a Benevento (5).

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1) via Appia (rossa). 2) via Latina/Francigena (nera). 3) via Minucia (diramazione azzurra tratto intero). 4) via Teano-AlifeTelese (viola int. e punt.to). Via sacra Langobardorum o via dell’Angelo (verde-giallo). via Traiana (verde). La via costiera (trat.ggio marrone): Flaminia. Ab Urbe per Picenum Anconam ed inde Brindisium.

Da Benevento (5), i 4 itinerarii seguivano la via Appia per Venosa (6), Taranto e Brindisi; mentre da Aequum Tuticum o Equo Tutico  (B) la strada si innestava alla via Traiana per Bari ed a Otranto (I. P.116), mentre la Via Sacra Langobardorum o, più comunemente, “Via dell’Angelo  seguiva il percorso Troia-Siponto- Monte Sant’Angelo (punto rosso).

La via (tratt.ta marrone) che costeggiava il mare Adriatico interessava anche il territorio costiero ed interno dei Frentani di Larino, come testimonia l’ Itinerarium Provinciarum: collegava la Flaminia. Ab Urbe per Picenum Anconam ed inde Brindisium.

Queste erano le strade che permettevano i collegamenti tra il nord dell’Italia con le regioni meridionali e con l’estremo oriente; solo una fu utilizzata dai pellegrini che dal nord dell’Europa volevano arrivare a Roma, sede del papa, visitare e pregare presso le tombe di san Pietro e di san Paolo, poi proseguire per la Terra Santa, non prima di avere visitato e soggiornato nella città di Benevento, sede del ducato, poi principato della Langobardia minor, con il complesso monastico di santa Sofia: il santuario della nazione longobarda beneventana […]. La chiesa fu costruita tra il 758 e il 760, all’interno di essa furono poste le reliquie dei XII Fratelli Martiri nel 760 e di San Mercurio, patrono dei longobardi beneventani, nel 768. (Katia Nuzzolo, Il complesso monumentale di Santa Sofia di Benevento) ed il monastero di san Lupo del X secolo, tanto per ricordare i più importanti.

Nel capoluogo dell’omonimo ducato/principato longobardo dal VII secolo si veneravano le sacre spoglie di san Barbato e dall’anno 838 quelle di san Bartolomeo.

LA VIA FRANCIGENA o FRANCISCA del SUD.

L’itinerario in Terrasanta del nobile Dauferio nell’817 e quello del monaco Bernardo, ricco di dettagli topografici, compiuto tra l’867 e l’870 descriveva, scrive Dalena, la comoda via alternativa per raggiungere Benevento rappresentata dall’itinerario VenafroAlifeTeleseBenevento, che iniziava dalla mansio Ad Flexum, posta al pari di Venafro sulla via Latina.

Il percorso di questa strada (Venafro-Alife-Telese-Benevento, n. d. r.) è ben noto sin dal XVIII secolo quando il Trutta ne indicò il tracciato sulla scorta dell’osservazione di tratti basali, ponti romani e edifici funerari.

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L’ itinerario  (trat.ggio rosso) di Dauferio (817) e di Bernardo e coll. (867-870): VenafroAlifeTeleseBenevento.

[ Nella figura: Via Latina (azzurra): Cassino-Venafro-Teano. Via Appia (nera): Capua-Montesarchio (Caudio)-BN. Via Minucia (verde): Isernia-Bojano-Sepino, dir.ne BN ed Aequum tuticum.].

Dalena continua: Giunti a Venafro (2) dalla statio ad Flexum (1) o seguendo la via Francisca (già via Latina) nei pressi di Mignano, si arrivava a Torcino (T.) nei pressi del Ponte Reale fatto costruire nel XVIII secolo da Carlo III di Borbone. Il tracciato (punt.to viola) proseguiva al di sotto del borgo medievale di Mastrati (T.), oggi detto Torre Umberto; e, passando per la Rocca Vecchia di Pratella (P.) (CE), la strada giungeva nel territorio di Ailano (A.) (CE) nei pressi dell’ abbazia cassinese di Santa Maria in Cingla (2), mentre nel territorio di Vairano Patenora era ubicato il monastero di Santa Maria della Ferrara (3).

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L’ itinerario (punt.to viola) Venafro (2)-Torcino (T.)-Mastrati (M.)  -Pratella (P.) Ailano (A.)Alife descritto da Dalena. Il monastero di san Vincenzo al Volturno (1 in alto).

La strada, seguendo il corso del Volturno, continuava per Santo Stefano dove incrociava la già ricordata via (punt.to rosso) proveniente da Teano. In quest’area si notano i resti di un complesso religioso altomedievale, forse battistero, e iscrizioni pertinenti ad edifici romani. Proseguendo verso Alife, resti della strada basolata romana sono ancora visibili in una via interpoderale che fiancheggia l’attuale strada statale. […]. Da questo punto fino alla Masseria Sansone il tracciato della via romana sembra coincidere con l’odierna statale per poi staccarsene, continuando lungo la via che passa sotto il santuario della Madonna delle Grazie (4), edificato in età medievale, sovrapponendosi alle strutture di un edificio funerario romano.

Sorpassata la Madonna delle Grazie, la via antica piegava verso sud e si dirigeva verso la porta occidentale di Alife. Attraversata la città e oltrepassata la porta orientale e il torrente Torano, la strada continuava fino al territorio di Telesia (od. San Salvatore Telesino) dove i pellegrini poteva visitare ed essere ospitati  presso l’abbazia benedettina di san Salvatore (VII-IX secolo).

L’ itinerario (punt.to viola) proposto e descritto da Dalena: VenafroTorcinoMastratiPratellaAilanoAlife (esamineremo in seguito il suo percorso fino a Benevento) permetteva ai pellegrini sì di visitare e di trovare ospitalità nei monasteri interessati dalla via Francigena del sud, ma escludeva l’importante monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno (1) fondato dai tre nobili beneventani di origine longobarda, sito a nord e distante circa di 31 km. della città di Venafro (2).

In base alla toponomastica del territorio pertinente alla città pentra posta a confine con il Lazio e la Campania, la via Francigena del sud da Venafro (2) probabilmente proseguiva anche per il monastero di san Vincenzo al Volturno (1).

Un documento (Gentile, 1991) del Chronicon Vulturnense Doc. 93. 954 (2) novembre, [Capua], a cui pare faccia riferimento Dalena, ricordando Paldefrit comes calstadatui Benafrani, descrive alcuni possedimenti del monastero di san Vincenzo al Volturno: que dicitur silva Cicerana, usque in via Francisca (C), […]; alia terra, ubi ecclesia Sancte Marie cella vocabulo edificata est, que dicitur Olivetum (a) , et ecclesia Sancte Cristine: habet fines eadem terra de una parte via Francisca (C) , que venit da campo Famelic, et vadit per capite per ipsa ceruaricia usque in via, que fuit silice, que venit da Benafro circa nominata ecclesia Sancte Cristine, …. .

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Territorio ad est della città di Venafro. L’odierna S.S. 85 (1-3) direzione Isernia. L’odierna S.S. 158 (2) dal bivio di Roccaravindola ad Alfedena, passando nei pressi del monastero di san Vincenzo al Volturno. Il centro di Santa Maria Oliveto (a). Il centro di Roccaravindola (b). La localizzazione della via Francesca (C). L’odierna S.S. 158 (4) in direzione di Capriati (CE).

Esisteva la strada (1), oggi S.S. 85 (tratto 1 e 3), che  l’IGM dopo la città di Venafro  riporta con il nome di Francesca (C), localizzata prima del ponte sul fiume Volturno e nei pressi del bivio per Roccaravindola (b), probabilmente si prolungava (2, oggi S.S. 158) fino al monastero di san Vincenzo al Volturno.

via Francisca è un toponimo ricordato in altri antichi documenti ed in territori diversi e distanti tra loro, ma la via Francisca, ricordata dal Chronicon Vulturnense, essendo stata localizzata ed identificata nel territorio di Venafro, città attraversata dalla via Latina, detta via Francigena, e non lontana dall’itinerario Venafro (2)-AlifeTeleseBenevento, è possibile facesse parte della via Francigena del sud.

La via Francigena o Francisca del sud (F), stando alla documentazione esistente, interessava il territorio dell’attuale Molise solo nel percorso dalla città di Venafro (2), attraversata dalla via Latina, ed il monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno (1).

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Via Latina /Francigena del sud (punt.to viola) tra San Pietro Infine (1) e Venafro (2). L’ itinerario seguito dal nobile  Dauferio e dal monaco Berardo (punt.to viola). L’itinenario (punt.to nero), coinvolgendo la via Francisca (F) dopo Venafro (2), permetteva la visita al monastero di san Vincenzo al Volturno ed il ritorno per Capriati-Prata-Pratella-Ailano-Alife.

Per il viaggio di ritorno (itinerario viola punt.to), si potrebbe avanzare l’ipotesi che, ritornando dal monastero benedettino (1) e per evitare un secondo passaggio per Venafro (2) ed essere costretti a passare per Torcino (T) e Mastrati (M), era più comodo l’itinerario parallelo (nero punt.to) che, dopo aver attraversato il fiume Volturno presso il bivio di Roccaravindola, seguiva il percorso, oggi S.S. 158: Capriati al Volturno, Prata Sannita, Pratella (P), Ailano (A) dove, presso l’abbazia di Santa Maria in Cingla (2), incrociava il percorso (punt.to viola) da Mastrati (M) e, volendo, si poteva visitare ed essere ospitati presso il monastero di Santa Maria della Ferrara (3); poi proseguire verso il santuario della Madonna delle Grazie (4) e la città di Alife.

Google Earth permette di ricostruire l’itinerario della via Francisca o Francesca (F) nel territorio molisano di Venafro (2) e nel territorio casertano e beneventano:

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La via Francisca (F) dopo la città di Venafro (2) e l’itinerario lungo il percorso della S.S. 158 per Capriati (6)-Prata Sannita (7)-Pratella (8)-Ailano (9) ed Alife (10), alternativo all’itineario da Venafro (2) a Torcino-etc. (verde punt.to).

tornando dal monastero di san Vincenzo al Volturno, al bivio di Roccaravindola, dopo il ponte sul fiume Volturno, si prende il bivio per Capriati (6), oggi S.S. 158, e, passando per i territori di Prata Sannita (7), Pratella (8), Ailano (9), si arriva alla città di Alife (10), evitando l’itinerario più lungo che dal monastero di san Vincenzo al Volturno ritornava a Venafro (2) e passava per Torcino (T) e Mastrati (M) e da qui arrivare ad Ailano (9) ed Alife (10).

Dalla città caudina di Alife (10) l’itinerario prosegue verso i centri di Gioia Sannitica (G) e Faicchio (F) per giungere al monastero di San Salvatore Telesino (S.S.T) ed all’odierna città di Telese (11) e raggiungere Benevento.

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Il probabile itinerario caudinoirpino della via Francigena del sud (dopo Venafro) tra AlifeTelese e la città di Benevento.

Scrive Dalena: Pochi km ad est, nei pressi della confluenza del Titerno nel Volturno si scorgono pochi resti di un altro ponte romano, il cosiddetto Ponte Iaco, nel comune di Faicchio. Superato il Titerno la strada costeggia ancora il Volturno fino a Torre Vecchia Marafi e da qui raggiungeva Benevento seguendo il corso del fiume Calore. Da Benevento, seguendo la direttrice Traiana, anche questa più tardi nota come strada “Francisca”, i pellegrini Bernardo, Teodemario e Stefano, che descrissero l’itinerario ricordato da Dalena, pervennero prima alla grotta di San Michele, poi a Bari “civitas Sarracenorum” e, infine, attraverso la Via per compendium, a Taranto, dove s’imbarcarono alla volta di Alessandria per raggiungere la Terrasanta.

Ma se nella consuetudine dei pellegrini, scrive Dalena, ormai si andava consolidando la preferenza per questo itinerario, nei documenti che ricordano questi pellegrinaggi altomedievali non ricorre mai la parolaFrancigena”, “Francesca” o “Francisca.

In realtà il toponimo Via Francigena o Francesca sostituisce o si sovrappone, sicuramente dai primi anni dell’XI secolo, a quello della Traiana da Troia a Canosa, come dimostrano alcune chartae del monastero di Banzi della fine dell’XI secolo, per cui una “strata Francesca” conduceva alla “via Canusina”.

Dalena ricorda anche l’itinerario percorso dal monaco islandese Nikulas Saemundarson nell’anno 1151 dall’Islanda a Gerusalemme effettuato attraverso l’Italia; a Vevey sul lago di Ginevra, dove convergevano le strade dei pellegrini diretti in Italia: Franchi, Fiamminghi, Inglesi, Tedeschi e Scandinavi […] prima di giungere a Milano e proseguire per Pavia, Piacenza lungo la Francigena sino a Roma e poi per la Latina sino a Benevento.

Il monaco islandese, percorrendo la via Latina era sì passato per il Molise, ma solo nel territorio pertinente alla città di Venafro.

Da Benevento, prosegue Dalena, il pellegrino islandese segue la direttrice Traiana sino a Troia, da dove un diverticolo denominato “via Pelegrinorum”, forse da identificarsi con l’antica “via sacra Langobardorum” conduceva a Siponto e al santuario micaelico del Gargano. L’itinerario proseguiva verso Bari, per una sosta al santuario nicolaiano, e verso il porto di Brindisi. […].

Le varianti di percorso alla direttrice Traiana registrate nel diario del monaco islandese, continua Dalena, sono confermate dall’itinerario di Filippo II Augusto del 1191, reduce dalla terza crociata. Il sovrano francese sbarcato a Otranto, proveniente da Corfù, percorre la direttrice Traiana sino a Bari e, da qui, la litoranea sino a Barletta, da dove tramite un diverticolo si immette nuovamente sulla Traiana per San Lorenzo in Carminiano, Troia, Benevento; poi lungo la via Latina per San Germano (Cassino) sino a Roma e proseguire per la Francigena sino al Moncenisio.

L’ itineraio di Filippo II Augusto del 119, percorrendo la via Latina, era passato sì passato per il Molise, ma solo nel territorio pertinente alla città di Venafro.

Concludendo: nell’attuale regione Molise, la via Francigena del sud passava unicamente nel territorio pertinente alla città di Venafro e, probabilmente, arrivava al monastero benedettino di san Vincenzo al Volturno.

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La via Appia (rossa). La via Latina (azzurra). L’itinerario (viola) di Dauferio e di Bernardo. La via Traiana (marrone). La via litorale adriatica (punt.to turchese).

La via Appia fu la 1^ via Francigena del sud; successivamente lo divenne la via Latina che, dopo Cassino, passava per Venafro, proseguiva per Teano e presso l’antica Capua si immetteva nella via Appia per arrivare a Benevento.

Gli antichi itinerari ricordano e descrivono il percorso alternativo alla via Latina: dalla città di Venafro (e forse fino al monastero di san Vincenzo al Volturno) seguiva un tracciato (viola) posto alle falde meridionali del massiccio del Matese, ovvero nell’antico territorio dei Caudini, con le città di Alife e di Telese/Telesia (San Salvatore Telesino) e degli Irpini con la capitale Benevento

Oreste Gentile

 

 

 

 

 

 

 

 

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