” VITELIU IL NOME DELLA LIBERTA’ “: SI’ UN FILM, MA QUALE STORIA ?

Recentemente, i quotidiani locali ed alcuni siti internet hanno informato che il romanzo storico Viteliu Il nome della libertà sarà un film per illustrare al grande pubblico il mondo dei popoli italici, soprattutto i Sanniti ed i Marsi.

Il principale protagonista è Gavio Papio Mutilo, il suo racconto farà conoscere allo spettatore l’origine del suo popolo, la loro espansione ed i loro epici scontri con i Romani.

Purtroppo il buon vecchio Gavio Papio Mutilo, oltre alla vista, aveva perso anche la memoria: ciò che ha illustrato nel romanzo ha creato delle gratuite deduzioni e dei facili entusiasmi, tant’è che il suo racconto è stato giudicato la vera storia dei Sanniti.

L’autore del romanzo ha descritto in modo originale ed accattivante la vicenda, avrebbe potuto veramente realizzare un capolavoro, ma si è allontanato dalla Storia perché è convinto della estrema importanza della comunità che si è insediata nell’età del ferro tra Schiavi, Capracotta, Pescopennataro e Pietrabbondante. In questo ferro di cavallo tra le montagne, al cui interno è Agnone e che comprende anche la zona di Vastogirardi e Carovilli, si sarebbe costituita la comunità genetica del Sannio.

Papio Gavio Mutilo ricorda l’esistenza di un Alto Sannio, definito nel romanzo come l’area genetica delle genti sannitiche, mentre la Storia ricorda l’origine sabina comune a tutte le genti sannitiche.

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Dal volume: Viteliu il nome della libertà. La localizzazione dell’Alto Sannio

Mutilo ricorda che Per guida fu dato ai Sacrani un toro, animale caro a Mamerte, simbolo di forza e di coraggio. Vitelios, figli del toro, furono detti per questo e furono i primi. Il consiglio della touto decise che un adulto saggio partisse con loro, quale sicuro interprete dei segni divini. Fu scelto il saggio Kumis, Comio Castronio, secondo i Latini, anche per la sua esperienza nelle arti guerresche: avrebbe dovuto aiutare quella generazione a scegliere la nuova patria secondo il volere del dio e forse ci sarebbero stato da combattere. Si sarebbero fermati nel luogo che il toro avrebbe scelto.

Papio Gavio Mutilo, purtroppo, ha dimenticato o ignora che i Vitelios (?) erano, scrisse Devoto (1967), Un’antica tribù protolatina, che occupava una parte imprecisata dell’odierna Calabria, portava un nome che doveva sonare approssimativamente come VITELOI e Aristotele (384/383 a.C.–322 a.C., n.d.r.) ha conservato in forma greca: Italoi. Questo nome vien derivato da Ellanico (V sec. a.C.) dal nome indigeno del vitello. […]. Nella lingua originaria questi uomini erano dunque i *viteloi (non vitelios, n. d. r.). Il nome di questa tribù scomparsa ha avuto due sorti diverse. Sotto la forma greca Italia ha rappresentato l’Italia non barbara con estensione sempre crescente. Nel IV secolo (a.C., n. d. r.) comprende anche Taranto, all’inizio del III anche la Campania e quindi lo Stato Romano nella penisola. Sotto forma indigena è stato preso appreso dai Lucani, Irpini e popoli affini, ed appare direttamente attestato nella forma Viteliù (nominativo singolare) in una moneta del tempo della guerra sociale. Questa forma presuppone un più antico *Vitlio. Se il termine geografico, guadagnando in estensione, doveva comprendere tutti i popoli della penisola italiana, autoctoni e immigrati, indeuropei dei diversi strati, il termine etnico non ha potuto superare l’opposizione fra <<italico>> e <<romano>>. Sicchè al momento in cui si è avuto il grande tentativo di tutta l’Italia contro Rona, esso rappresentò efficacemente non solo la realtà politica del momento, ma anche la comune origine degli insorti. E benchè rappresenti un acquisto ben tardo per gli Italici, che fino alla grande invasione del mezzogiorno lo ignoravano, ha diritto d’essere mantenuto anche oggi. Ergo, nessuno dei popoli originati dal ver sacrum dei Sabini, fino all’inizio della guerra sociale, poteva denominarsi Vitelios.

Papio Gavio Mutilo ha dimenticato la Storia del suo popolo, al punto da non ricordare il percorso seguito dai giovani Sabini, detti anche Sabelli e non Vitelios, per raggiungere la meta e dare origine ad una nuova tribù: la lunga carovana dei settemila giovani proveniente dalla Sabina, giunta nei pressi della odierna Castel di Sangro, deviò ad est per stanziarsi in un territorio che oggi si identifica con l’alto Molise e, narra Papio, Fu lì, che nacque la nazione, lì ebbe il suo cuore pulsante anche quando quel popolo, generato dai settemila, divenne il primo dei Vitelios, il più grande e temuto. Fu così fino all’ultimo. Dal fatto che quei giovani erano figli dei Sabini, continuarono a chiamare se stessi Safinos, nella loro lingua originaria, e Safinim la loro terra.

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Il territorio (tratt.gio rosso) dell’ Alto Sannio ricordato da Papio Gaio Mutilo. Percorso (tratt.gio giallo) seguito dai giovani migranti alla conquista dell’Alto Sannio. Territorio dei Pentri (linea e tratt.gio nero) che comprendeva l’Alto Sannio, mai esistito nella Storia.

I giovani migranti Sabini, secondo Papio, divennero Vitelios, però continuarono a chiamarsi Safinos e Safinim chiamarono la loro terra.

La Storia narra: i giovani migranti Sabini, detti anche Sabelli, dalla Sabina, loro unica area genetica, migrarono non solo a sud, sud-est e sud-ovest, verso i territori dell’interno, ma anche a nord-ovest verso la costa del mare Adriatico.

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Dalla Sabina, i Sabini/Sabelli migrarono (frecce gialle) verso i territori dell’Italia centro-meridionale. Erano Sabini, non Vitelios,  e divennero: Piceni-Pretuzii, Vestini, Marrucini, Peligni, Marsi, Equi, Carecini, Pentri, Frentani, Irpini, Caudini e Lucani.

I Sabini e tutti i popoli che da essi si originarono erano Safini e Safnio era denominato il vasto territorio che avevano occupato.

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Il Safnio/Samnium/Sannio (confine rosso): i Safini/Samnites/Sanniti, nei loro territori.

Devoto: Da una forma italica *safio- è stato derivato il nome di *Safini, latinizato nella forma Sabini; […]. Da una forma italica *safno- è stato derivato il nome della regione *safnio-. In latino Samnium, in osco safinim: da questo, con suffisso greco, il nome degli abitanti Samnites.

La confusione mentale di Papio Gavio Mutilo, è tale che: Venne dunque il tempo della migrazione dei giovani che si sarebbero chiamati Pentri dal fatto che provenivano da luoghi elevati. Dai nipoti dei nipoti dei Vitelios fu occupato il Monte Tiferno, la fertile pianura ai suoi piedi verso oriente e tutti i territori d’intorno. […]. Altre migrazioni e guerre sacre generarono nuove comunità e altre tuotas nei territori a meridione, fino a toccare il mare elleno e formare popoli con nomi diversi che non dimenticarono, tuttavia, la loro origine safina. […]. Tutto ha avuto origine trenta e più generazioni prima di te, lì dove noi ci stiamo recando, le sorgenti del fiume Ver, la Pietra-Che-Viene-Avanti, il monte della touta e il fiume Sangro. E lì tutto è finito, dopo la guerra che io iniziai.

Papio Gavio Mutilo aveva dimenticato persino l’origine della sua tribù, della città dove era nato e dove veramente si era fermato Comio Castonio ed il toro.

Devoto scrisse che solo di quattro si può ritener verosimile che risalgano fino al periodo della migrazione. Sono queste le tribù dei Carecini, con la capitale Alfedena nell’alto Sangro (le fonti classiche e le nuove scoperte archeologiche hanno confermato che Alfedena non era nel territorio dei Carecini, n. d. r.), quella dei Pentri con la capitale Boviano, nall’alto bacino Trigno, del Biferno, del Fibreno, del Volturno; quella degli Irpini nel bacino del Calore, nelle attuali province di Benevento e di Avellino (e in parte di Foggia); e quella dei Caudini, più a occidente, con la città di Caudio e Saticula, sulla sinistra del Calore, Telesia fra il Calore ed il Volturno.

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I SIMBOLI CHE DIEDERO ORIGINE AL NOME DI ALCUNE TRIBU’ DI ORIGINE SABINA.

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Salmon (1967) ricordò: La tradizione vuole che i primi sacrati a stabilirsi nel Sannio fossero stati condotti da un < Comio Castronius > e da un toro a Bovianum, che divenne la culla della loro nazione.

Non sono diverse le conoscenze di La Regina (1984): Da tale nome (Bovianum, n.d.r.) trasse poi origine la mitica interpretazione della migrazione dalla Sabina con il ver sacrum, condotta da Comio Castronio (Festo, 436 L) e da un toro dato per guida da Marte (Strabone, V 4, 12) .

Ben venga un film sui Sanniti localizzato nell’alto Molise o nelle altre località dove furono protagonisti, ma non si stravolga la loro Storia.

Oreste Gentile.

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