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TERZO FORUM DELLE CITTA’ CELESTINIANE. (26-27-28 agosto 2015).

aprile 11, 2015

In occasione dell’incontro propedeutico del 28 giugno 2014 nella città di Norcia per inaugurare il II Forum delle Città Celestiniane, l’assessore al Turismo Lelio De Santis del comune de L’Aquila, evidenziò le finalità: favorire la creazione di una rete delle citta’ celestiniane che abbia la funzione di attrattore turistico religioso, di sviluppare iniziative durante tutto l’anno e di promuovere la Perdonanza al di fuori dei confini della provincia aquilana.

In un precedente articolo (PRIMO FORUM CITTA’ CELESTINIANE), sottolineando la lodevole iniziativa per rilanciare in campo nazionale ed internazionale la figura di papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, mi chiedevo quale criterio era stato adottato per selezionare le città e le piccole località che possono vantare un rapporto con il santo molisano: la sua presenza? Il suo diretto interessamento? Un monastero edificato quando lui era vivente o solo dopo la sua morte?

La sua presenza, il suo interessamento o la costruzione di un monastero quando era in vita, coinvolgono numerose località più o meno importanti e conosciute, ma la selezione che è stata finora adottata ha voluto privilegiare alcune città che videro unicamente la presenza dei monaci celestini o un monastero costruito dopo la morte (anno 1296) del loro padre fondatore.

Storicamente sarebbe corretto, a partire del III Forum delle città celestiniane, invitare e dare la precedenza alle località che innanzitutto vantano la presenza di Pietro di Angelerio ed a seguire: quelle in cui furono costruiti i suoi primi monasteri; le località che vantano un suo interessamento ed infine, le città o piccoli centri che, dopo la sua morte, videro la presenza dei monaci o la costruzione di un monastero.

Ecco l’elenco, in ordine cronologico, probabilmente incompleto, delle località che più di altre hanno diritto di partecipare ai Forum.

Luogo di nascita: Sant’Angelo Limosano (CB).

Monastero e località in cui iniziò il noviziato: Santa Maria in Faifolis nel comune di Montagano (CB).

Le località testimoni del passaggio del ventenne Pietro quando, abbandonato (1229) il monastero, si fermò presso Castel di Sangro (AQ) e Palena (AQ) dove iniziò il primo periodo (3 anni) di eremitaggio: Molise. Duronia. Civitanova del Sannio. Chiauci. Pescolanciano. Carovilli. Roccasicura. Fòrli del Sannio. Rionero Sannitico.

La città di Roma dove fu autorizzato “a dire messa”.

Sulmona (AQ), nel cui territorio (1232) rimase per 62 anni in eremitaggio, fino alla sua elezione a pontefice (1294).

Ricordiamo Lione (1275), in Francia, dove l’eremita Pietro da/del Morrone incontrò papa Gregorio X, e le città che attraversò tornando dalla Francia: Lucca, Pistoia, Firenze, Mantova, Como, Padova, Bologna, Contado di Bretenoro, Bergamo.

Ed ancora, le città più importanti ed i piccoli borghi attraversati in occasione del viaggio da L’Aquila a Napoli dopo la sua elezione: Perugia (sede del conclave), LAquila, Raiano, Castel San Vincenzo, Venafro, San Germano, Cassino, Teano, Capua e Napoli.

Da non dimenticare le località interessate alle disposizioni impartite da papa Celestino V durante lo stesso viaggio: Benevento, Trivento, Ravenna, Norcia, Ostia e Velletri.

Le località in cui il rinunciatario Celestino V fu presente quando fuggì verso la Puglia e da prigioniero fu condotto da papa Bonifacio VIII: Casalnuovo, Riccia, Colle Sannita (Decorata), Apricena, Vieste, Rodi, Foggia, Troia, Lucera, Maddaloni, Mignano Montelungo, Aquino, Arce, Ferentino e Anagni.

Le località (sono state escluse le doppie citazioni) dove furono costruiti i suoi primi monasteri riconosciuti nella lettera di papa Gregorio X del 1275: Bolognano (PE), Tagliacozzo (AQ), Campo di Giove (AQ), Scontrone (AQ), Acciano (AQ), Isernia, Aielli (AQ), Sgurgola (FR), Civita di Antino (AQ).

Le località (escludendo quelle già nominate) che tra il 1259 (vivente Pietro) ed il 1320 (dopo la sua morte 1296) in cui furono costruiti eremi, monasteri, chiese e ospedali (da Morisco, Monasticon Coelestinum): Agnone (IS). Alife (CE). Atri (TE). Aversa (CE). Benevento. Bojano (CB). Bucchianico (CH). Caporciano (AQ). Capua (CE). Caramanico Terme (PE). Celano (AQ). Cerro al Volturno (IS). Chieti. Collarmele (AQ). Gessopalena (CH). Guardiagrele (CH). Isernia. Lanciano (CH). Lucera (FG). Lucoli (AQ). Manoppello (PE). Milano. Ortona (CH). Penne (PE). Pescina (AQ). Picciano (PE). Pizzoli (AQ). Pratola Peligna (AQ). Rapino (CH). Rieti. Roccamontepiano (CH). Roccamorice (PE). S. Maria Imbaro (CH). Sora (FR). Termoli (CB). Tocco da Casauria (PE). Vasto (CH).

Le località ricordate nel CODICE DIPLOMATICO CELESTINO (1249-1320) (da Morisco): Pretoro. Casalincontrada. Acquasanta. Vallebona. Polvere. Cumulo. Tremonti. Apricena. Civitate. Banzi. Lesina. Sannicandro. Varano. Popletto. Caporciano. Perillis. Vallebona. Collimento. San Giovanni in Piano. Avellino. Collecorvino. Spoltore. Picciano. Carpinone. Pontida. Pulsano (Siponto). Roccacaramanico. Fossanova. Alatri. Fara Filiorum Petri. Roccacasale.

Da non dimenticare ed invitare ai prossimi Forum, le centinaia di località citate nelle donazione all’Ordine monastico Celestino.

In conclusione, è doveroso tenere presente quanto ha scritto Cicerchia: Per la metà del Cinquecento, e rimanendo circoscritti all’area italiana, possiamo quindi riscontrare la presenza di un’ottantina di monasteri nella zona meridionale – comprensiva delle attuali regioni dell’Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria e Lazio – e di ventiquattro nella zona centro-settentrionale, raggruppati nelle province di Romagna, Lombardia, Toscana e Umbria. Questi sono i numeri dai quali possiamo riannodare i fili del nostro percorso e che mettono inevitabilmente in luce la differenza quantitativa nella presenza italiana dell’Ordine, dove l’80% degli insediamenti celestini dovettero caratterizzare in maniera più marcatala società religiosa meridionale, mentre solo il 20% il Centro e il Settentrione della penisola.

Il sito di Cathopedia, l’enciclopedia cattolica, ricorda che La congregazione dei Celestini si diffuse rapidamente soprattutto in Italia (con 96 tra abbazie e priorati) e in Francia (21 case), dove venne introdotta da Filippo il Bello soprattutto per celebrare la figura di Celestino V, considerato vittima di Bonifacio VIII; i pochi insediamenti celestini fondati in Germania scomparvero all’epoca della riforma protestante. Soppressi in Francia da papa Pio VI dopo il 1776, i Celestini scomparvero anche in Italia agli inizi del XIX secolo.

Un augurio di buon lavoro agli organizzatori.

Oreste Gentile.

 

 

 

 

 

 

A BOJANO HO VISITATO IL MUSEO DI BONIFACIO CHIOVITTI.

aprile 8, 2015

 Chi sostiene che nella città di Bojano non esiste un museo?

Ho avuto il privilegio di visitare a Bojano il Museo di Bonifacio Chiovitti: conserva i reperti che egli scoprì, raccolse e catalogò tra gli anni 1830 e 1880.

Il Museo occupa il piano interrato, diviso in tre vani, ed il primo piano, diviso in otto vani, del suo antico palazzo sito nell’attuale via Erennio Ponzio, già Borgo S. Andrea, edificato sui ruderi della chiesa di S. Andrea esistente nel 1137, ma distrutta dal terremoto del 1805.

Al primo piano si trova la BIBLIOTECA con i libri databili al XIV secolo, rilegati in pelle marrone e con le pagine di carta e di pergamena.

In idonei scaffali di legno, in bella mostra, i famosi 14 libretti redatti da Chiovitti con le iscrizioni osche e latine che erano state incise sulle tegole sannitiche e sulle steli romane.

Diversi manoscritti anche con grafia a caratteri gotici su carta pergamena, datati in un arco di tempo compreso tra il sec. XIII e il XVII, completano la collezione bibliografica.

In una stanza attigua sono esposti alcuni reperti di epoche ellenistica, sannitica e romana: numerosi frammenti di utensili da cucina in ceramica a vernice nera, lacrimatoi in argilla rozzamente confezionati ed in vetro; vasi, scodelle in terracotta per la conservazione degli alimenti.

In una bacheca a parte, ho potuto ammirare un reperto di bronzo “ridotto a coperchio di pentola” con l’iscrizione latina: Pro. Cos. Liber.

Tre stanze del Museo sono riservate alla NUMISMATICA: si possono ammirare circa 2. 216 monete di rame, di bronzo e di argento, classificate in questo ordine: periodo osco, romano, longobardo meridionale, medioevale meridionale, angioino, aragonese, borbonico, pontificio.

Quelle di conio più recente sono esposte in base alla loro provenienza: argentine, austriache, francesi, spagnole, statunitense, turche, asiatiche orientali.

A parte ed in bella mostra, in una elegante bacheca ci sono le monete coniate nella città di Napoli al tempo della colonizzazione greca: testa di Partenope, in esergo bue barbuto coronato dalla dea alata Nike con una legenda greca.

In un altro vano ho trovato la collezione dei pesi di argilla utilizzati per i telai per tessere la lana, una collezione di statuine votive di terracotta di epoca sannita e romana, ed un piccolo giocattolo che forse doveva rappresentare una culla, di epoca incerta.

Nella camera attigua sono esposti i tegoloni di epoca sannitica utilizzati per la copertura degli edifici; furono prodotti nella fabbrica di laterizi dell’antica città di Bojano/Bovaianom.

Ognuno di essi è collocato su un piedistallo di legno ed opportunamente illuminato per meglio mostrare e decifrare i “timbri” a lettere dell’alfabeto osco che ricordano i nomi dei meddix tuticus appartenenti all’aristocrazia sannitica a capo della tribù dei Pentri.

Due stanze sono occupate da ciò che resta dei ricchi corredi funerari maschili e femminili in uso presso i Sanniti Pentri che abitavano Bovaianom, città loro capitale: le cuspidi di lancia e di giavellotto di diverse dimensioni e con la forma a foglia di ulivo, tipica sannita; una ronca, una picca, una daga, una scure, un pugnale, diversi bracciali di bronzo maschile, un pugnale di rame, un cinturone finemente ornato, alcune ghiande di bronzo e diversi pesi di bronzo; catenelle di bronzo, spille ornate con teste muliebri, bracciali di bronzo femminile, spille da capelli in bronzo, anelli di bronzo, armille di bronzo, ciondoli con forma di testa di medusa.

Nell’ultima stanza del primo piano del Museo ho ammirato la collezione delle statuette di bronzo.

Diciotto di esse rappresentano Ercole in vari atteggiamenti: undici lo raffiguravano con la pelle leonina; una con la clava intatta, un’altra con solo un pezzo di clava nella mano; in un’altra è senza le mani; altre due, di cui una ha un braccio spezzato e l’altra lo rappresenta nell’atto di lottare con la clava, anch’essa spezzata.

Solo una delle statuette poggia su di una base cubica; l’ultima statuetta rappresenta un Ercole meglio scolpito e con i pomi distinti nella mano.

Due statuette raffigurano Diana: nella prima, la dea indossa una lunga tunica; la seconda la raffigura con un abito corto.

La ricca collezione è completata da due statuette di Venere: in una la dea ha un “amore” sulle spalle, mentre nell’altra è rappresentata seminuda; una statuetta di Satirello mutilo; un Mercurio con caduco mutilo; un frammento di statuetta di Giove ed una piccola statuetta di Giunone.

I tre vani del piano interrato del palazzo sono occupati dalle steli litiche che Chiovitti riuscì a recuperare nel territorio di Bojano, sua città natale: due steli con iscrizione osca su quattro linee, abbellita con un fregio; una stele funeraria del III sec., con una iscrizione latina per ricordare un neonato di nove mesi e dieci giorni; un’altra stele funerarie ornata da mezzo busto del defunto ed un’ultima stele funeraria ornata con il mezzo busto di due congiunti (madre e figlio).

Ero assorto nel valutare ciò che stavo ammirando, quando lo squillo di un telefonino mi ha riportato alla realtà: il Museo di Bonifacio Chiovitti non è mai esistito, ma sono esistiti e sono stati catalogati da un notaio tutti i reperti che ho descritto.

La maggior parte di essi è andata persa o, forse, arricchisce le stanze di qualche collezionista.

 

Oreste Gentile