Archive for maggio 2015

L’ORIGINE DEL NOME “ITALIA” E LA “SINDROME VITELIU”.

maggio 17, 2015

La < sindrome viteliù > non è pericolosa, non è ereditaria, ma è contagiosa.

Si è diffusa in diverse città e nei piccoli paesi dell’Italia e, purtroppo, anche all’estero.

La conseguenza per i pazienti è una diversa conoscenza della Storia dei popoli che abitarono i territori dell’Italia centro meridionale a partire dal IX-VIII secolo a. C..

Sulla base delle antiche fonti storiche (greche e latine) e delle scoperte archeologiche è stato possibile ricostruire la nascita della cosiddetta Prima Italia (Pallottino, 1984).

Tutti gli storici, nessuno escluso, ritengono che intorno ai secoli IX-VIII a. C., a causa di sovrappopolamento, dei gruppi di giovani (maschi e femmine) furono costretti ad emigrare dal territorio della SABINA verso il nord, il centro ed il sud della penisola, oggi chiamata Italia.

nnnn

VER SACRUM: direzione delle “migrazioni” SABINE/SANNITE.

La migrazione è conosciuta come il rito del ver sacrum: ciascuno dei gruppo di migranti seguì un condottiero ed alcuni di essi, tramanda la leggenda che si è impadronita della Storia, furono guidati alla meta da un animale sacro al dio Mamerte (il Marte dei Romani): il < picchio >, il < lupo >, il < bue >, il < cavallo >. Dopo avere preso possesso del nuovo territorio e costituita una nuova tribù, si diedero un nome nuovo.

Nacque così il popolo dei PICENI (picchio), degli IRPINI (lupo), degli EQUI (cavallo); fece eccezione il popolo che era stato guidato da un < bue >: il nome < bue > fu data alla città che i giovani avevano fondato: BOVAIANOM, la città madre, la capitale, mentre loro si denominarono PENTRI che derivava, scrisse Salmon (1985), dalla stessa radice del celtico pen-, < sommità >, il che implica che i Pentri erano un popolo montanaro con i loro insediamenti sorti sulle cime delle colline e delle montagne.

mmm

Il territorio (confine rosso) dei SANNITI- PENTRI

Oltre a questi quattro popoli o tribù, nacquero i VESTINI, i MARSI, i PELIGNI, i MARRUCINI, i FRENTANI, i CARRECINI, i CAUDINI ed i LUCANI.

Tutti avevano in comune l’origine SABINA.

mmmm

Il territorio (rosso) denominato SAFINIM/SAMNIUM/SANNIO.  Le varie  TRIBU’ nei loro confini.

Scrisse Devoto (1967): da una forma italica *Safno- è stato derivato il nome della regione *safnio-, in latino Samnium, in osco safinim: da questo con suffisso greco, il nome degli abitanti Samnites.

Cosa avevano scritto gli autori antichi?

Pseudo-Scilace (VI sec. a. C.): 15 Sanniti. Dopo gli iapigi, a partire dal monte Orione (promontorio del Gargano), ci sono i sanniti. A questo popolo appartengono le seguenti lingue o parlate: laterni, opici, cramoni, bosentini e peucezi, che vanno dal mar Tirreno fino all’Adriatico. La navigazione costiera della terra dei sanniti dura due giorni e una notte. 16 Umbri. Dopo i sanniti c’è il popolo degli umbri, e nella loro terra si trova la città di Ancona.

mmmmm

La descrizione della costa adriatica del  SAFINIM/SAMNIUM/SANNIO di Pseudo- Scilace

 I SANNITI che dall’interno si affacciavano sulla costa del mare Adriatico, partendo dal promontorio del Gargano, erano: i FRENTANI, i MARRUCINI, i VESTINI ed i PICENIPRETUZII; i SANNITI dell’interno che non avevano sbocco al mare erano: i LUCANI, gli IRPINI, i CAUDINI, i PENTRI, i CARRECINI, i PELIGNI, i MARSI e gli EQUI.

Ad ovest di questo vasto territorio denominato SAFINIM/SAMNIUM/SANNIO vi erano gli ETRUSCHI ed a sud i ROMANI ed i CAMPANI.

A sud est, i popoli di origine greca che dall’VIII secolo a. C. avevano formavano la cosiddetta MAGNA GRECIA: comprendeva la penisola calabra, il golfo di Taranto e la penisola salentina.

mm

La MAGNA GRECIA.

Scrisse Plinio (I sec. d. C.): Dal Sele ha inizio la terza regione, comprende la Lucania e il Bruzio. Anche in essa si è avuto un frequente avvicendamento di popolazioni: l’abitarono successivamente i Pelasgi, gli Enotri, gl’Itali, i Morgeti, i Siculi, soprattutto le genti della Grecia e infine i Lucani, di origine sannita, il cui condottiero era Lucio.

gl’Itali ricordati da Plinio era la tribù dei VITELOI: ITALOI in forma greca.

Qualche secolo prima, Dionisio di Alicarnasso (I sec. a. C.): Con l’andar del tempo la penisola assunse invece il nome Italia dal nome Italo, un sovrano che ridusse in suo potere, come tramanda Antioco di Siracusa (V sec. a. C.), tutta quanta la terra compresa tra il golfo S. Eufemia e la città di Scilace, tra Copanello e Catanzaro Marina, che così fu la prima terra ad essere chiamata Italia da Italo. […]. Sempre secondo Antioco di Siracusa egli era di stirpe enotra. 2. Ellenico di Lesbo diversamente afferma che, mentre Eracle conduceva i buoi di Gerione ad Argo ed era ormai giunto in Italia, un vitello balzò via dalla mandria e, fuggendo, attraversò sia la penisola, sia, a nuoto, lo stretto di mare e giunse in Sicilia. Eracle si mise ad inseguire il vitello ed ovunque capitasse domandava sempre agli abitanti del luogo se per caso qualcuno lo avesse visto, ma quella popolazione, poco pratica del greco, per indicare quel tipo di animale nel proprio linguaggio, lo chiamava vitelius, come nel linguaggio odierno, così, da quell’animale prese nome Vitulia tutta la regione attraversata dal vitello in fuga. 3. Non vi è del resto da meravigliarsi che, con l’andar del tempo, il nome si sia modificato sino alla forma attuale (ITALIA, n. d. r.), dato che anche i nomi greci hanno subito analoghe trasformazioni.

Aristotele (III sec. a. C.), secondo Devoto, ha conservato in forma greca: Italoì. […]. Sotto la forma greca Italia ha rappresentato l’Italia non barbara con estensione sempre crescente. Nel IV secolo comprende anche Taranto, all’inizio del III anche la Campania, e quindi lo stato Romano nella penisola. Sotto forma indigena è stato appreso da Lucani, Irpini e popoli affini, ed appare direttamente attestato nella forma Viteliù (nominativo singolare) in una moneta del tempo della guerra sociale.

Scrisse Galasso (1979): Una etimologia antica metteva il nome Italia in relazione con vitulus, vitello, facendo allusione al totem di una tribù conosciuta da Greci nella parte meridionale della penisola o l’abbondanza di bovini che essi avrebbero riscontrato. […]. E’ probabile che il nome derivi dalla parlata del gruppo latino-siculo anziché dalla parlata del gruppo umbro-sabellico, a cui poi la denominazione di Italici si sarebbe dapprima e in particolare riferita. […]. Nell’area osca il nome Italia, con cui i Greci indicavano la parte inferiore della penisola, venne ripreso <sotto forma indigena > da Lucani, Irpini e popoli affini, ed appare direttamente attestato nella forma Viteliù (nominativo singolare) in una moneta del tempo della guerra sociale.

Pallottino: Si conia un tipo di moneta con l’immagine del toro italico che schiaccia la lupa romana (e le scritte Vìteliù = Italia richiamano all’antica etimologia Itali da vituli <vitelli>.

Salmon (1985): I ribelli coniavano deliberatamente monete d’argento sul tipo di quelle romane […]. Esse recavano il nome Italia (latino) o Vitelio (osco), invece di Roma.

Chi erano i popoli ribelli ricordati da Salmon?

Appiano (I sec. d. C.) li descrisse in questo ordine: MARSI, PELIGNI, VESTINI, MARRUCINI, FRENTANI, IRPINI, POMPEIANI, VENUSINI, IAPYGI, LUCANI, SANNITI.

Per SANNITI, Appiano intendeva solo PENTRI: siamo nel I secolo a. C. ed i ROMANI, padroni assoluti anche del territorio denominato SAFINIM/SAMNIUM/SANNIO, avevano concesso ai PENTRI, con capitale BOVIANUM (Bojano), loro alleati in occasione della presenza di Annibale in Italia, una sovranità limitata nel loro territorio.

I SAMNITES/SANNITI utilizzarono il nome Viteliù per la prima ed unica volta in occasione della guerra sociale o guerra marsicana (I sec. a. C.)

Quanto esaminato permette di diagnosticare la < sindrome viteliù > in base a 2 sintomi: il primo colpisce coloro che, non conoscendo la Storia dei PENTRI, manifestano un improvviso entusiasmo per la vicenda di un gruppo di migranti, SABINI/SAMNITES/SANNITI che, seguendo un < toro > ed il condottiero Comio Castronio, avrebbero intrapreso una migrazione sconosciuta dalla Storia per occupare il territorio che oggi si identifica con il Molise settentrionale.

mmm

Il territorio (rosso), oggi alto Molise, dove sarebbero arrivati i SAMNITES/SANNITI per diventare VITELIOS. SI IGNORA IL SUO NOME

Il secondo sintomo è il < campanilismo >, forse mai sopito, da parte di qualcuno che abita nel territorio del Molise settentrionale ed ignora la Storia dei popoli (o tribù) che si originarono dalle migrazioni/ver sacrum dei SAMNITES /SANNITI, a partire dal IX-VIII sec. a. C..

Ignorando, infatti non danno un nome all’antico territorio dove si sarebbe stanziato quel gruppo, lo indentificano come Alto Sannio, sconosciuto dalla Storia, e dovrebbe corrispondere all’odierno Molise settentrionale o alto Molise.

E che si sarebbero stanziati i giovani migranti e si chiamarono VITELIOS.

Dal territorio, detto Alto Sannio, una nuova migrazione dei discendenti dei VITELIOS avrebbe raggiunto i territori dell’attuale Molise centrale per occupare la pianura che si estende alle falde settentrionali del massiccio del Matese: i discendenti dei VITELIOS si chiamarono PENTRI.

mm

MIGRAZIONE (freccia nera) da  ( ? ) dei VITELIOS per diventare PENTRI

In seguito, ci sarebbero state altre migrazioni più a sud, per occupare anche con la guerra, ma si ignora contro quali popoli, dei nuovi territori per dare origine ai popoli degli IRPINI, dei CAUDINI e dei LUCANI.

mmm

Nuova migrazione dei VITELIOS per dare origine ai CAUDINI, IRPINI e LUCANI.

Alla luce di quanto abbiamo esaminato, è chiaro che la < sindrome viteliù > provoca una conoscenza errata della Storia della cosiddetta Prima Italia.

I VITELOI (non VITELIOS) non avevano affinità, né erano SAMNITES/SANNITI e MAI erano vissuti nel SAFINIM/SAMNIUM/SANNIO: erano gli abitanti della MAGNA GRECIA.

LA GRANDEZZA STORICA E CULTURALE DEI SAMNITES/SANNITI/PENTRI PUO’ ESSERE VALUTATA UNICAMENTE DALLA LEGENDA DI UNA MONETA ?

E’ POCA COSA, ALLA LUCE DI QUANTO SEPPERO REALIZZARE DAL XI-VIII SEC. A. C. ALLA FINE DEL I SEC. A. C..

La < sindrome viteliù > svilisce la Storia dei popoli italici.

Oreste Gentile

 

 

Annunci

PAPA CELESTINO V: DISCUTONO DEL SUO OMICIDIO, NON DELLA SUA VITA TERRENA !

maggio 10, 2015

Sono in corso le manifestazioni (qualcuno se ne è accorto?) per celebrare l’anno giubilare celestiniano 1205-2015 organizzato dalla diocesi di Isernia Venefro in froma < strettamente privata> , per l’assenza delle altre diocesi abruzzesi e molisane che furono, lo ricordo ai distratti, TUTTE (la diocesi di Isernia-Venafro avrebbe dovuto astenersi) coinvolte nell’organizzare l’Anno Giubilare Celestiniano 1209-2009 e nell’ospitare le spoglie del santo molisano nelle loro cattedrali.

Stiamo assistiamo ad una celebrazione < tutta isernina >: la Chiesa locale, rifugiandosi dietro una ininterrotta tradizione storico ecclesiale locale, suffragata anche da autorevoli storici dell’ordine celestiniano è convinta della sua nascita nato in terra (sic) d’Isernia nel 1215(come, non più nella città, n.d.r.).

L’Anno Giubilare Celestiniano 1209-2009 avrebbero potuto e dovuto fare chiarezza e mettere fine alla secolare polemica, così NON hanno voluto: l’argomento fu giudicato poco importante, non interessa la Chiesa, ma la stessa continua a favorire unicamente la città di Isernia (o la terra d’Isernia”?).

Il 5 maggio u. s., la diocesi di Isernia-Venafro, ha organizzato: un’interessante  Convegno Scientifico sul tema Celestino V: vittima di un assassinio?.

Con tutto il rispetto per i relatori che hanno partecipato, era fin troppo chiaro che l’incontro non avrebbe prodotto un risultato utile. Infatti, su ilgiornaledelmolise.it del 7 maggio u.s.: Per questo a suo parere (di uno dei relatori, n.d.r.) si è difronte più a leggende che a fatti storici realmente accaduti. Anche se, va detto, qualche dubbio resta.

Per ora il caso è archiviato, dunque. E’ veramente positivo che nulla sia stato scoperto in quanto l’omicidio del prigioniero Pietro di Angelerio, da/del Morrone, avrebbe avuto un unico mandante: il papa Bonifacio VIII; pertanto, la Chiesa ne sarebbe < uscita con le ossa rotte> .

L’anno giubilare celestiniano isernino sta volgendo al termine e la Chiesa di Isernia sarà soddisfatta per aver potuto continuare a proclamare “urbi et orbi” le origini isernine di Pietro Angelerio. Possibile che un cittadino di Isernia non si chieda e domandi: perché dopo 800 anni continua questa polemica?

Volevate addirittura risolvere (e non è stato fatto) un caso di omicidio, perché non date delle risposte a queste semplici e chiare domande: siamo certi che era nato e quando nella nostra città o, come dite ora, in terra d’Isernia”?

Perché papa Benedetto XVI nella sua omelia a Sulmona nel 2010 sottolineò per 2 volte che si stava celebrando l’Anno Giubilare Celestiniano in occasione degli 800 anni della sua nascita?

Era in errore il papa emerito o la diocesi di Isernia-Venafro?

Siamo certi che il padre di papa Celestino V aveva il cognome Angeleri e la madre Leone? Se esistono, come sostiene mons. Palumbo, DUE croci che dovrebbero testimoniare il suo passaggio per Isernia il 14 e 15 ottobre 1294, perché il vescovo emerito Gemma dichiarò in una sua omelia l’esistenza di UNA sola croce?

Perché Ciarlanti, storico di Isernia, scrisse “due croci ch’egli mandò alla sua Patria (Isernia, n.d.r.), quindi non furono donate in occasione di quella visita (mai avvenuta)?

Perché il Catalogo della mostra  delle Reliquie e Cimeli di papa Celestino V (L’Aquila), riferendo di UNA croce proveniente da Isernia, scrisse che NON era una croce del XIII secolo, epoca di papa Celestino V, ma una “nobilissima ispirazione dell’alta oreficeria, forse fiorentina”, datata alla “Seconda metà del sec. XIV” ?

Perché Buriani (2001), lo fa nascere nel 1215 a Sant’Angelo Limosano? Perché lo storico tedesco Herde (2004) sostiene che nacque tra il 1209 ed il 1210 in Sant’Angelo Limosano?

Perché lo storico Golinelli (2007) scrive nel 1209 o, al tardi, all’inizio del 1210, e non, come una lunga tradizione locale sostiene sulla base di un’annotazione su un manoscritto episcopale di Isernia, verso il 1215” ?

Perché lo stesso storico ritiene per il luogo di nascita “la discussione è quanto mai aperta” ?

Perché l’arcivescovo di Campobasso-Bojano, mons. Bregantini (2008), lo ritiene nativo di Sant’Angelo Limosano, mentre il vescovo di Sulmona-Valva, mons. Spina (2009), scrive (genericamente) in Molise tra il 1209 e il 1215?

Perché lo storico Rusconi ricorda l’anno 1215?

Perché l’Annuario Pontificio dall’anno 1998, scrivendo Molise (regione), ha cancellato Isernia?

Se gli storici continuano a manifestare questi ed altri dubbi, perché la Chiesa li valuta superflui e parteggia per Isernia, tanto da aver tratto in inganno papa Francesco, facendogli dichiarare la presenza di papa Celestino V nella città di Roma e la sua fuga in Isernia o nel Molise?

Oreste Gentile.

UNO “SCHERZO DA PRETE” PER PAPA FRANCESCO !

maggio 3, 2015

Immagine1

A proposito dei discorsi di san Giovanni Paolo II, il frate Pellegrino Santucci della basilica di Santa Maria dei Servi, sita in Bologna, così si espresse in una intervista a “Il Giornale” (2002); alla domanda: << Che cosa pensa di Giovanni Paolo II ?” “Da soldato che darebbe la vita per il Papa, vi dico che i suoi discorsi sono insopportabili. Ma la colpa non è sua: glieli scrivono male >>.

Che giudizio per chi ha scritto e fatto dire a papa Francesco nel discorso del 2 u.s. ai pellegrini della diocesi di Isernia-Venafro durante l’incontro nella “sala Paolo VI” ?

<< Cari fratelli e sorelle, buongiorno a tutti! Dal momento in cui io sono entrato ho visto la vostra gioia, siete gioiosi voi, siete gioiosi! Adesso capisco un po’ perché Papa Celestino non si trovava bene a Roma, è tornato da voi… Per la vostra gioia! >>.

Papa Celestino V, al secolo Pietro di Angelerio, da pontefice non fu mai presente a Roma: “prigioniero/ostagio” del re Carlo II d’Angiò, a pochi giorni della sua elezione fu “costretto” a recarsi a Napoli, sede del regno angioino.

La prima presenza nella città eterna del giovane Pietro, avvenne nell’anno 1232 all’età di 23 anni, dopo i primi 3 anni di eremitaggio tra Castel di Sangro e Palena, per essere consacrato sacerdote e tornare tra i monti della Maiella, in Abruzzo, per vivere altri 62 anni da eremita, fino alla sua elezione nel 1294.

Dopo le sue dimissioni il 13 dicembre 1294, iniziò il periodo di “calvario” come ostaggio, ricercato, fuggiasco e prigioniero di papa Bonifacio VIII. Fuggito da Napoli, si rifugiò non nel Molise, come hanno fatto dichiarare a papa Francesco, ma tornò in Abruzzo, tra i monti della Maiella, per poi fuggire nel bosco Mazzocca nei pressi di Riccia, all’epoca in contado di Molise, con l’intento di partire dalla Puglia verso l’Oriente.

Con la fuga non trovò  << gioia >>: la persecuzione da parte di papa Bonifacio VIII durò circa 2 anni, fino alla morte, nell’anno 1296, all’età di 87 anni, prigioniero nel castello di Fumone.

Oreste Gentile.