STRABONE: GLI “OPICI”, GLI “OSCHI” / OSCI” E LA “LINGUA OSCA”.

E’ una opinione diffusa, in base ad una sola descrizione di STRABONE, che nel lontano passato, gli OPICI, gli OSCHI o OSCI, fossero presenti nel territorio dell’attuale regione Molise.

La Storia ricorda che il territorio, oggi Molise, diviso tra la provincia di Campobasso e la provincia di Isernia) ed alcune località della provincia di L’Aquila e di Chieti, tra il IX e VIII secolo a. C., furono interessati dalla migrazione (ver sacrum) dei giovani SABINI o SABELLI o SANNITI (in seguito: SABINI/SABELLI/SANNITI) dalla SABINA verso i territori del sud-est della penisola italica.

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Dalla SABINA migrazioni (ver sacrum) dei SABINI/SABELLI/SANNITI verso i territori della penisola italica.

Nelle rispettive sedi dell’odierno MOLISE, prov.ce L’Aquila e Chieti, si denominarono PENTRI e FRENTANI (di Larino).

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Il territorio della regione MOLISE nel XI-VIII sec. a. C.

Partendo sempre dalla SABINA, dalle altre migrazioni (ver sacrum) si originarono i SABINI/SABELLI/SANNITI denominati: PICENI, AEQUI, VESTINI, MARRUCINI, FRENTANI (di Lanciano e di Larino), CARECINI, IRPINI, CAUDINI e LUCANI.

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Localizzazione (confine rosso) dei popoli di stirpe     SABINA/SABELLA/SANNITA,

I SABINI/SABELLI/SANNITI avevano in comune l’origine e parlavano una lingua (?) di cui non conoscevano la scrittura.

SCILACE DI CARIANDA (V sec. a. C.), nel Periplo, descrivendo le coste della penisola italica, nel paragrafo 10 scrive: Campani. Dopo i volsci abitano i campani. Le città greche della Campania sono queste: Cuma e Napoli. Davanti ad esse si trova l’isola di Pitecusa, che è anche una città greca. La navigazione costiera della Campania è di un giorno.

Per la navigazione della costa dei Campani, con le città costiere principali, Cuma e Napoli, si impiegava un giorno, pari a circa 90 km. (1 giornata = 90 km. / 1 notte = 90 km..).

Segue: 11 Sanniti. I Sanniti confinano con i campani e la navigazione costiera del Sannio è di mezza giornata. […].

I Sanniti, la citazione non può che essere pertinente ai SABINI/SABELLI/SANNITI, ovvero i PENTRI, i CAUDINI e gli IRPINI che risiedevano al di là delle montagne ed avevano invaso e conquistato, verso la fine del V sec. a. C. le città più importanti del territorio campane: l’etrusca Capua e la greca Cuma.

Con la nascita del popolo dei CAMPANI, come testimonia SCILACE, la presenza dei SANNITI si era ridimensionata tanto che la lunghezza del loro territorio costiero corrispondeva a poco più di 45 km.: la navigazione costiera del Sannio è di circa mezza giornata. Non esistevano delle città costiere degne di una citazione, ma nell’interno vi erano Sarno, Nocera, Fratte, Pontecagnano.

Ai Sanniti della costa tirrenica seguivano 12 Lucani. Dopo i sanniti vengono i lucani fino a Thauria. La navigazione intorno alla Lucania dura sei giorni e sei notti, pari a circa 1.080 km.: è ricordato Reggio, nome del promontorio e della città e, Dopo Reggio si trovano queste città: Locri, Caulonia, Crotone, il santuario Lacinio di Era e l’isola di Calipso, il fiume Crati, Sibari e la città di Thuria. Questi sono i greci della Lucania.

Non interessando la descrizione 13 della Sicilia., leggiamo: 14 Iapigia. Dopo la Lucania si trova il popolo degli iapigi, fino al monte Orione (promontorio del Gargano) sul mare Adriatico. […]

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SCILACE: Localizzazione dei popoli lungo la costa della penisola italica.

Il paragrafo 15 descrive nuovamente i Sanniti nelle loro sedi, ovvero erano i popoli originati dalla migrazione (ver sacrum) dalla SABINA i cui territori erano bagnati dal mare Adriatico: Dopo gli iapigi (stanziati nell’odierna Puglia, scrive SCILACE), a partire dal monte Orione (promontorio del Gargano), ci sono i sanniti. A questo popolo appartengono le seguenti lingue o parlate: laterni, opici, cramoni, bosentini e peucezi, che vanno dal mar Tirreno fino ll’Adriatico. La navigazione costiera della terra dei sanniti dura due giorni e una notte.

Si badi bene, per quanto vedremo in seguito: A questo popolo (i sanniti), ricorda SCILACE, appartengono le seguenti lingue o parlate diffuse dal mar Tirreno fino all’Adriatico, in particolare: opici, non indica il popolo denominato Opico, ma la lingua o parlata dei Sanniti che avrebbero in seguito invaso il territorio campano ed adottato l’alfabeto etrusco e greco calcidese propri dei primi colonizzatori ETRUSCHI e GRECI.

Avrebbero imparato la scrittura < opica > (greco) od < osca > (latino).

Proseguendo lungo la costa adriatica ed a partire dal promontorio del Gargano, si erano stanziati i FRENTANI (di Larino e di Lanciano), i MARRUCINI, i VESTINI ed i PICENI.

All’interno della penisola italica, nelle pianure e sulle montagne, vi erano i consanguinei: AEQUI, VESTINI, MARRUCINI, CARECINI, IRPINI, CAUDINI e LUCANI (anch’essi SANNITI che SCILACE descrive al paragrafo 12).

La lunghezza della loro costa dei SANNITI è pari a circa 270 km.: La navigazione costiera della terra dei sanniti dura) due giorni e una notte; nella realtà, volendo fare un esempio, corrisponde alla distanza di circa 259 km. da Chieuti (FG), sito nei pressi della foce del fiume Fortore, confine naturale tra gli JAPIGI (a sud) ed i FRENTANI (a nord), fino a Porto Recanati (località scelta come confine nord del territorio dei PICENI).

Concludendo, il geografo greco ha ricordato i SANNITI in 2 paragrafi del Periplo, così come aveva fatto per i TIRRENI/ETRUSCHI al paragrafo 5 con la loro presenza da Anzio fino alla città di Roma ed al paragrafo 17 per la loro presenza dal mar Tirreno all’Adriatico, con la città greca di Spina che distava tre giorni di cammino da Pisa.

Segue il paragrafo 16 Umbri. Dopo i sanniti c’è il popolo degli umbri, e nella loro terra si trova la città di Ancona.

Questo era l’assetto dei popoli presenti nella penisola italica dopo il IV secolo a. C. che interessa il nostro studio.

E’ bene tenere presente: dopo la conquista romana del SANNIO (fine III sec. a. C.), non sono pochi gli storici che identifica con il nome SANNITI solo il popolo dei PENTRI.

STRABONE (67 a. C.-17 d. C.), è uno degli storici che non fa eccezione: nella sua Geografia, i SANNITI non possono essere che i PENTRI o, in altre descrizioni, anche i CAUDINI e gli IRPINI.

Scrive nel libro V, 3 (1: La Sabina),: 1. […]. I Sabini sono una stirpe assai antica e sono autoctoni; loro coloni sono i Picentini e i Sanniti; coloni di questi sono i Lucani e di questi i Bretti.

I coloni Picentini (o Piceni), citati da STRABONE, che emigrarono dalla Sabina, erano anch’essi di stirpe sannita, ovvero SABINI/SABELLI/SANNITI; ed i coloni Sanniti, nominati dal geografo greco che, nei loro territori più meridionali, sono i PENTRI, i CAUDINI e gli IRPINI.

STRABONE nel libro V, 4 (1-2: Il Piceno e la parte interna della penisola). 2. Dopo le città dell’Umbria situate fra Ariminum ed Ancona (vedi SCILACE) c’è il Piceno. I Picentini emigrarono dalla Sabina, sotto la guida di un picchio che aveva mostrato la via ai loro primi capi. Di qui il loro nome: chiamano infatti picus questo uccello e lo considerano sacro ad Ares. […]. Oltre il Piceno c’è il territorio dei Vestini, dei Marsi, dei Peligni, dei Marrucini, dei Frentani, di stirpe sannitica.

Nel paragrafo sono ignorati gli AEQUI, i CARECINI, i PENTRI, i CAUDINI, gli IRPINI ed i LUCANI, anch’essi di stirpe sannitica.

Gli AEQUI saranno citati nel capitolo V, 3, (2-13: Il Lazio e Roma; sempre assenti i PENTRI, i CAUDINI ed i CARECINI, forse all’epoca non erano più autonomi; mentre in altri capitoli sono ricordati gli IRPINI ed i LUCANI.

Dei CAUDINI, ignora il popolo, ma ricorda Caudium, la capitale, e le città di Telesia vicina a Venafrum, ed Allifa.

Definisce gli IRPINI anch’essi Sanniti , ma continua ad ignorare i PENTRI di cui ricorda alcuni i centri più importanti: Bovianum; ricorda due volte Aesernia e di nuovo Venafrum, per la bontà del suo olio e la presenza del fiume Volturno.

STRABONE al capitolo 4. (3-13 La Campania, il Sannio e il territorio dei Piceni), al paragrafo 3. Campania, ricorda: le montagne dei Sanniti e degli Oschi, gli Opici, gli Ausoni, i Tirreni, i Campana, il Crater (il Vesuvio), Capua, Cuma, Neapolis, etc.

Scrivere, “sic et simpliciter”, SANNITI sarebbero tutti i popoli di origine SABINA: i PICENI, i MARRUCINI, i PELIGNI, etc..

I SANNITI ricordati da STRABONE sono i PENTRI, i CAUDINI e gli IRPINI: discendevano dai SABINI/SABELLI/SANNITI e si erano stanziati a settentrione del massiccio del Matese e dei monti del Taburno, confini naturali con la pianura campana che mai era stata la meta delle migrazioni (ver sacrum), ma vedremo che verso la fine del V sec. a. C divenne il territorio da occupare.

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Il massiccio del Matese ed i monti del Taburno (rosso), confine naturale tra il territorio campano (bianco) e quello dei SANNITI: PENTRI. CAUDINI. IRPINI.

In merito, STRABONE, al capitolo 4, paragrafo 11: Quanto ai Sanniti, essi dapprima fecero spedizioni fino a quella parte del territorio latino che è nei pressi di Ardea; in seguito, dopo aver saccheggiato la Campania, avevano acquistato molta potenza: infatti i Campani, dal momento che erano già abituati all’obbedienza verso altri padroni, si sottomisero subito al loro comando.

Siamo nel V sec. a. C., STRABONE descrive la conquista delle più importanti città della CAMPANIA da parte dei SANNITI (PENTRI, CAUDINI ed IRPINI, residenti al di là delle montagne) e conclude ricordando la fine della Guerra Sociale del I sec. a. C. e la loro definitiva disfatta ad opera di Silla con la distruzione delle città già ricordate: Bovianum (era stata la 2^ capitale della Lega Italia, dopo la caduta di Corfinium), Aesernia (era stata la 3 capitale della Lega), Panna, Telesia vicino a Venafrum.

Segue al paragrafo 12. Intorno ai Sanniti c’è un’altra tradizione secondo cui i Sabini, da lungo tempo in guerra contro gli Umbri, […]. Quelli (i SABINI) fecero dunque così e promisero ad Ares i figli nati in quell’anno; una volta che costoro divennero adulti, li fecero emigrare dal paese sotto la guida di un toro. Il toro si sdraiò, per dormire, nel paese degli Opici, che allora vivevano in villaggi; essi allora li attaccarono, si insediarono lì e sacrificarono il toro ad Ares, che lo aveva dato ad essi come guida, secondo il responso degli indovini. E’ verisimile perciò supporre che il loro nome Sabelli sia un diminutivo derivato dal nome dei loro progenitori (i SABINI).

Il geografo greco, descrivendo la migrazione (ver sacrum) dei (intorno) Sanniti che emigrarono sotto la guida di un toro, ripropone il rito del ver sacrum illustrato per i PICENTI o PICENI quando emigrarono dalla Sabina, sotto la guida di un picchio che aveva mostrato la via ai loro primi capi. Di qui il loro nome: chiamano infatti picus questo uccello e lo considerano sacro ad Ares.

Può cambiare l’animale guida, può cambiare la divinità a cui si consacravano i giovani migranti, può cambiare il nome del condottiero, può cambiare la meta, ma il ver sacrum dei giovani SABINI/SABELLI /SANNITI ha sempre seguito lo stesso cerimoniale per la nascita del popolo degli AEQUI, dei VESTINI, dei MARRUCINI, dei FRENTANI (di Lanciano e di Larino), dei CARECINI, dei CAUDINI, degli IRPINI e dei LUCANI.

Per un gruppo di giovani fu scelto un toro, animale sacro al dio Ares, e che, dopo aver seguito il sentiero naturale (una parte del tratturo oggi denominato Pescasseroli-Candela) utilizzato dalle greggia per i loro spostamenti stagionali (transumanza), giunti nella pianura posta a settentrione del massiccio del Matese vi presero dimora in quanto idonea a soddisfare le loro esigenze difensive ed economiche.

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Migrazione (ver sacrum) dei SABINI/SABELLI/SANNITI  verso il versante settentrionale del massiccio del Matese.

Il rituale della nascita del nuovo popolo si distinse da quello dei consanguinei: l’animale guida, sacro ad una delle loro divinità, non diede il suo nome al nuovo popolo (vedi ad esempio picusPiceni o hyrpusIrpini ), ma lo diede alla città madre, alla capitale: derivò dal toro ma, più che un toro (animale irruento e nervoso), doveva essere un bove/bue (docile e mansueto) da cui il nome BOVAIANOM (osco), BOVIANUM (latino).

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Gli animali-guida sacri agli dei all’origine del nome di alcune delle tribù di origine SABINA/SABELLA/SANNITA.  I PENTRI fecero eccezione.

La città madre, la capitale, godeva di un’altra peculiarità: era equidistante da Benevento, capitale degli IRPINI, da Montesarchio, capitale dei CAUDINI, da Capua, capitale dei CAMPANI e da Teano, capitale dei SIDICINI.

"BOVAIANOM/BOVIANUM/BOJANO", capitale dei "Sanniti Pentri" equidistante dai centri più importanti degli altri popoli.

BOVAIANOM/BOVIANUM/BOJANO, capitale dei SANNITI PENTRI equidistante dai centri più importanti degli altri popoli.

Per i PENTRI, il loro nome, scrive SALMON (storico, 1977), contiene la stessa radice del celtico pen-, << sommità >>, il che implica che i Pentri erano un popolo montanaro. Essi popolavano il cuore del Sannio, la regione del Massiccio del Matese.

STRABONE, non ha mai ha ricordato i PENTRI, mentre il suo contemporaneo LIVIO [(64/59 a. C.-12/17 d. C.). 9, 31, 4] era a conoscenza che Bovianum, Caput hoc erat Pentrorum Samnitium longe ditissimum atque opulentissimum armis virisque.

Per STRABONE Bovianum era solo una delle città dei SANNITI, mentre LIVIO ricorda il suo importante ruolo di < capitale > dei SANNITI/PENTRI.

STRABONE ha ignorato l’esistenza e l’origine dei PENTRI, tanto da descrivere in modo generico ed approssimativo: i SANNITI sotto la guida di un toro arrivarono nel paese degli Opici, che allora vivevano in villaggi.

SANNITI, chi ?

Giunsero veramente Nel paese degli OPICI ?

I PENTRI erano i SANNITI stanziati nel territorio posto a settentrione del massiccio del Matese e confinavano ad ovest con i PELIGNI, a nord- ovest con i CARECINI, a nord-est con i FRENTANI (Lanciano e Larino), ad est con i DAUNI, a sud-est con gli IRPINI e a sud con i CAUDINI.

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Il territorio (rosso) dei SANNITI PENTRI (P) ed i popoli confinanti. C. CAUDINI. I. IRPINI.

Il geografo greco, nel Libro V,4,3-13 descrive La Campania, il Sannio e il territorio dei Piceni, e ricorda che circondano il territorio campano colline fertili e le montagne dei Sanniti e degli Oschi, che si identificano con il massiccio del Matese ed i monti del Taburno: al di là di esse vi erano sì i SANNITI originati dal ver sacrum, ma essi erano 3 popoli ben distinti: i PENTRI, i CAUDINI e gli IRPINI e, soprattutto non vi erano gli OSCHI.

STRABONE, sempre per la pianura campana ed ignorando i nomi dei popoli che vivevano a settentrione del massiccio del Matese e dei monti del Taburno, ricorda: Antioco dice che questa terra (la pianura campana) era abitata dagli Opici, ai quali si dà anche il nome di Ausoni; e che Polibio (210/128-203/121 a. C.) distingue due diverse stirpi e la sua opinione è questa: egli dice infatti che Opici ed Ausoni abitavano questo territorio attorno al Crater (Vesuvio).

Gli OPICI ai quali si dà anche il nome di Ausoni, secondo ANTIOCO (II metà del V sec. a. C.), abitavano nella pianura campana attorno al Crater (Vesuvio): ergo, non esistevano a settentrione del Matese e del Taburno.

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I popoli stanziati a settentrione del massiccio del Matese e dei monti del Taburno. NO OPICI o OSCHI/OSCI.

STRABONE, prosegue: Altri ancora dicono che prima la Campania era abitata dagli Opici e dagli Ausoni, poi la occupò un popolo degli Oschi, che vennero sconfitti dai Cumani, a loro volta sconfitti poi dai Tirreni. […].

Lo storico greco ricorda un popolo degli Oschi che vennero sconfitti dai Cumani, a loro volta sconfitti poi dai Tirreni (Etruschi), ma questo è un avvenimento sconosciuto agli storici che hanno vissuto ed illustrato le vicende della Campania, prima e dopo il geografo greco.

Gli storici vissuti prima di STRABONE e che ignorano la presenza del popolo degli Oschi, sono in ordine cronologico:

SCILACE DI CARIANDA (V sec. a. C.), già esaminato, ignora la presenza degli OSCHI o OSCI nella penisola italica.

ANTIOCO (II metà del V sec. a. C.): dice che questa terra (Campania) era abitata dagli Opici, ai quali si dà anche il nome di Ausoni; e Polibio (210-128 a. C./203-121 a. C.) distingue due diverse stirpi e la sua opinione è questa: egli dice infatti che Opici ed Ausoni abitavano questo territorio attorno al Crater (Vesuvio).

TUCITIDE (460-395 a. C. c.), ricorda: un drappello di soldati sbarcati da Cuma, la città calcidia nella regione degli Opici. Cuma era una città della Campania.

DIODORO SICULO (97-20 a. C.), ignorando l’episodio della sconfitta degli Oschi da parte dei Cumani e questi sconfitti dai Tirreni, come ha ricordato Strabone, descrive gli avvenimenti dell’anno 421 a. C.: i Campani (e non gli Oschi ) marciarono con un grosso esercito contro Cuma e uccisero la maggior parte degli abitanti che avevano opposto resistenza.

DIONISIO DI ALICARNASSO (60/55/-8 a. C.) per l’anno 524 a. C., ignora l’esistenza degli Oschi e scrive: i Tirreni/Etruschi, con gli Umbri ed i Dauni e parecchi altri popoli barbari intrapresero la distruzione di Cuma, città greca nel territorio degli Opici, che gli Eretrii e i Calcidesi avevano fondato, senza che potessero addurre nessuna motivazione giusta del loro odio, se non la prosperità della città.

DIONISIO ricorda al I, 22, 4.: Antioco di Siracusa (V sec. a. C.) non indica l’epoca del passaggio, mentre spiega che i Siculi se ne andarono costretti dagli Enotri e dagli Opici eleggendo Stratone come comandante della colonia. Tucidite (460 c.- 395 a. C. c.), a sua volta scrive che ad andarsene furono i Siculi ed a scacciarli gli Opici, ma molto tempo dopo i fatti di Troia (fine guerra 1184 a. C.). Queste sono le versioni che sono state fornite da storici attendibili sui Siculi che trasferirono la loro residenza dall’Italia alla Sicilia.

Aggiunge: I, 53, 2. Quelli che erano ripartiti con Enea dalla Sicilia, attraversarono il mare Tirreno e approdarono in Italia, dapprima nel porto di Palinuro,[…]. 3. Partiti da lì, giunsero in un profondo e comodissimo porto situato nel paese degli Opici, dove morì Miseno, uno dei personaggi eminenti, e in ricordo del quale denominarono col suo nome quel porto; approdarono poi per caso all’isola di Procida e al promontorio di Gaeta.

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Localizzazione del popolo degli OPICI.

Ed ancora: I, 72. Il filosofo Aristotele riferisce che alcuni degli Achei reduci da Troia (fine guerra 1184 a. C.), mentre doppiavano il capo Malea, furono sorpresi da una violenta tempesta e furono trascinati per qualche tempo dalla furia del vento, ed errarono per molte parti del mare e finalmente giunsero in quella zona del territorio opico che è chiamata Latinion e giace sul mare Tirreno.

Al capitolo I, 89, 3: Potrebbe costituire oggetto di meraviglia per molti che ragionano in termini di verosimiglianza il fatto che non si sia del tutto imbarbarita (la città di Roma) nonostante abbia accolto nel suo seno Opici, Marsi, Sanniti, Tirreni, Bruzi e parecchie decine di migliaia di Umbri, Liguri, Iberi, Celti e molti altri popoli oltre ai summenzionati, alcuni originari dell’Italia, ma altri provenienti da altre regioni.

La descrizione ricorda che nella città di Roma erano vissuti come popoli distinti gli OPICI ed i SANNITI.

L’origine ed il territorio degli OPICI erano diversi da quello dei MARSI e dei SANNITI, di origine SABINA/SABELA/SANNITA, e dagli altri popoli presenti nella penisola italica.

Conclude DIONISIO all’VII, 3,1: XVI frg.: Fregelle, città d’Italia che anticamente era degli Opici, e poi fu dei Volsci.

Dopo STRABONE, gli storici che ricordano la presenza degli OSCHI, non più gli OPICI.

VELLEIO PATERCOLO (20 a. C.-30 d. C.): Parecchio tempo dopo, un gruppo di cittadini cumani fondò (600 a. C. ) Napoli.[…]. Tuttavia, mentre Napoli fu gelosamente attaccata alle tradizioni antiche, Cuma subì l’influenza dei vicini Osci.

PLINIO (23-79 d. C.): Il Lazio antico si è mantenuto nella sua lunghezza di 50 miglia, dal Tevere al Circeo; così umili furono, all’inizio, le radici dell’impero. I suoi abitanti mutarono spesso, avvicendandosi nel corso del tempo: Aborigeni, Pelasgi, Arcadi, Siculi, Aurunci, Rutuli; e, oltre il Circeo, Volsci, Osci e Ausoni: estendendosi a questi popoli, il nome del Lazio avanzò fino al fiume Liri. […]; c’è infine Sinuessa, ultimo luogo del Lazio aggiunto, che alcuni dicono si chiamasse Sinope. Da qui comincia la celebre Campania Felice; […]. In nessun luogo il liquore dell’olivo è di migliore qualità: è oggetto di gara anche questo, per il piacere umano. Possedettero successivamente la Campania gli Osci, i Greci, gli Umbri, gli Etruschi, i Campani.

OPICI, OSCHI o OSCI uno stesso popolo o due popoli distinti ?

Tra gli studiosi contemporanei, DEVOTO (glottologo, 1967) scrive: Se il nome opikoì presso Dionigi (I, 72) (vedi sopra) si riferisce agli abitanti della Campania e a quelli del Lazio. […]. Non meno tardo è il nome di << Oschi >>, che deve la sua fortuna a un fatto non tanto politico quanto linguistico, alla diffusione della lingua osca nell’Italia meridionale. Anch’esso condizionato all’invasione sannitica nel mezzogiorno che ha sottomesso il popolo protolatino degli Opici. Osci da *ops-ci rappresenta probabilmente l’adattamento di << opico >> alla nuova lingua che conosceva il tema nominale ops- (da cui il verbo opsaom) e ha inteso dire << popolo dei lavoratori >> o magari << degli adoratori della dea Ops >>.

Mentre STRABONE tramanda la migrazione (ver sacrum) dei SANNITI guidati dal toro ed il loro stanziamento nel paese degli Opici, DEVOTO fa riferimento all’invasione sannitica nel mezzogiorno che ha sottomesso il popolo protolatino degli Opici; ovvero i SANNITI invasori del mezzogiorno erano i PENTRI, i CAUDINI e gli IRPINI.

DEVOTO per gli OPICI: Altro nome di popoli di questo strato (alla civiltà indigena anteriore, detta << appenninica >> ) era quello di Opikoì, in latino Osci, talora anche in greco Oskoi. Si tratta del problema più importante della storia della Campania. Ma chi conosce il grande attaccamento che i nomi di popolo hanno al suolo, non può sorprendersi che l’antico nome di Opici, appartenesse allo stato più antico di Indoeuropei e la forma Osci rappresenti l’adattamento dello stesso nome agli Italici sopraggiunti. Sicchè ‘opico’ può continuare a significare un popolo affine agli Ausoni, ‘osco’ un popolo italico con le rispettive lingue, la << opica >> protolatina, la << osca >> italica, secondo la chiara impostazione di Ribezzo. La tradizione attribuisce alla seconda metà del V secolo le invasioni italiche della Campania.

OPICI od OPIKOI, nella lingua latina OSCHI o OSCI, era il nome di un unico popolo che abitò per primo la pianura campana e furono ricordati da: ANTIOCO (II metà del V sec. a. C.), da POLIBIO (210-128 a. C./203-121 a. C.) in ANTIOCO, da TUCITIDE (460-395 a. C. c.), da DIONISIO DI ALICARNASSO (60/55/-8 a. C.) che ricorda ANTIOCO e TUCIDITE, ricordato da DIONISIO.

Gli OPICI (greco) o gli OSCHI od OSCI (latino), subita la conquista dei popoli di origine SABINA/SABELLA/SANNITA, ovvero i PENTRI, i CAUDINI e gli IRPINI, si < fusero > con essi, dando origine al popolo dei CAMPANI.

La nascita della nazione dei CAMPANI, secondo DIODORO SICULO, sarebbe avvenuta nell’anno 438 a. C. (il loro nome, scrive, ha origine dalla fertilità della pianura adiacente).

SALMON ricorda: prima che i Sabelli (riferendosi ai Pentri, ai Caudini ed agli Irpini) occupassero Capua (445 a. C.), città etrusca, e Cuma, città greca-calcidese, nell’anno 421-420 a. C., può certamente essere nata la nazione dei Campani, che per i suoi stretti legami coi Greci era assai più colta e raffinata ed incomparabilmente più ricca dei gruppi affini (i SANNITI) rimasti sulle montagne (ed al di là di esse), e presto se ne differenziò nettamente in molti campi.

Ed in merito agli OPICI, SALMON precisa: Opici, Obsci e Osci sono uno stesso popolo, Strabone (V 4-3, p. 242) distingue Opici ed Osci (Obsci), ma si sbaglia: Opici era il normale uso greco e Obsci (Osci) la forma che esso prese in latino. (Alcuni studiosi moderni per comodità chiamano Opici gli abitanti presabelli della Campania, riservando il nome Osci per il popolo che risultò dalla fusione di questi Opici con i Sabelli giunti in Campania più tardi.

La nota 6 a cura di Criniti e Meroni del Libro I, 4, 2 della Storia di Roma (Rusconi, 1978) di Velleio Patercolo, in merito agli OSCI: Così i Romani chiamavano gli abitanti della Campania. Storicamente sono quei Sanniti che, verso la fine del V sec. a. C., conquistarono Capua e in seguito, nel 421, anche Cuma, togliendola ai Greci. L’influenza osca si manifestò principalmente in campo linguistico, grazie ai fiorenti commerci di Cuma all’interno. La lingua osca infatti, prima della diffusione del latino, raggiunse una notevole estensione territoriale, occupando praticamente l’intera Italia meridionale.

PALLOTTINO (storico, 1984), scrive: altro nome dei Campani è Osci, donde la designazione comune di lingua osca per tutte le parlate italico-orientali del Sud.

R. PALMER (filologo,2002): Fra le iscrizioni dell’antica Italia un gruppo redatto nella cosiddetta lingua osca, Osci, da *Opsci, fu in realtà il nome dato dai Romani agli abitanti della Campania, chiamati ..?.., dai Greci. Tuttavia, poiché la lingua parlata dalle tribù sannite con cui Roma venne più tardi in conflitto risultò più o meno identica a quella degli Osci, i Romani finirono col designare questo gruppo di dialetti con il nome della tribù da essi incontrata per prima. […]. L’osco fu la lingua dominante nell’Italia centrale fino alla conquista romana, e rimase in uso nei documenti ufficiali fino alla guerra civile del 90-89 a. C..

I conquistatori SANNITI, ovvero i PENTRI, i CAUDINI e gli IRPINI che occuparono una parte del territorio campano, residenti a settentrione del massiccio del Matese e dei monti del Taburno, parlavano una lingua (?), ma non conoscevano la scrittura; la impararono adottando l’alfabeto dei popoli sottomessi: gli Etruschi di Capua ed i Greco Calcidesi di Cuma.

Era nato l’OSCO, opico in SCILACE, parlato e scritto.

L’uso della lingua e della scrittura < osca > di un così vasto numero di popolazioni, non deve in alcun modo generare confusione sulla loro origine: i SANNITI nelle loro varie sedi erano i discendenti dei migranti SABINI/SABELLI, per cui va sottolineato che mai era esista una origine < osca > od una stirpe < osco-umbra>.

I conquistatori SANNITI (già PENTRI, CAUDINI ed IRPINI) che avevano occupato la pianura campana, divenuti CAMPANI con la < fusione > con gli OPICI (od OSCHI o OSCI), furono artefici di una evoluzione culturale ed economica che creò una profonda frattura con i SANNITI residenti al di là del massiccio del Matese e dei monti del Taburno.

Questi non avendo mai abbondonato il programma di espansione e stipulando un’alleanza con i consanguinei residenti nei territori centro meridionali della penisola italica, si sarebbero presto scontrati con la nascente potenza dei ROMANI.

Oreste Gentile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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