ANNIBALE NEL TERRITORIO DEI “SANNITI PENTRI” ?

La scoperta di una “moneta punica, III secolo a.C., rinvenuta a Bojano nella frazione di Civita Superiore (collezione privata)… Nel dritto è raffigurata la dea Tanit (o Demetra o Persefone), la dea più importante per i cartaginesi, volta a sinistra; indossa la corona di spighe, tra una ricercata acconciatura di capelli, ed orecchini pendenti. Al rovescio si può osservare l’immagine di un cavallo stante, con zampa anteriore alzata, forse emblema stesso della città di Cartagine; sotto il cavallo, tra le zampe, due simboli: verosimilmente caratteri dell’alfabeto fenicio…” (Cimmino, 2016), stimola la fantasia per proporre la presenza di Annibale e del suo esercito nel territorio dei Sanniti Pentri, popolazione di stirpe Sabina/Sabella, con capitale Bovaianom/Bovianum.

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dritto.

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rovescio.

La pregevole moneta non può illustrare la sua storia e come sia giunta nel territorio della città Superiore della città di Bojano, già insediamento di Bovainom, mentre le fonti bibliografiche antiche possono dare delle utili informazioni sugli avvenimenti accaduti prima e dopo la sconfitta che l’esercito Cartaginese inflisse ai Romani presso la rocca di Canne sul fiume Ofanto, in territorio Dauno.

Dopo avere valicato le Alpi, l’esercito Cartaginese si scontrò da vincitore con i Romani ed i loro alleati presso il fiume Ticino, presso il fiume Trebbia ed il lago Trasimeno, località che Annibale aveva sempre scelto per la morfologia del territorio e per le condizioni climatiche utili per sfruttare meglio una delle componenti più importanti del suo esercito: la cavalleria.

Polibio (fine II sec. a. C.), dopo la vittoriosa battaglia dei Cartaginesi, tramanda: Annibale, spostato di poco l’accampamento, si fermò presso l’Adriatico,[…]. Attraversando i territori dei Pretuzi, di Adria, dei Marrucini e dei Frentani, lo devastò, poi continuò il suo cammino, marciando in direzione della Iapigia. Questa si divide in tre parti, abitate rispettivamente dai Dauni, dai Peucezi, dai Messapi.

Livio (fine I sec. a. C.), scrisse “Annibale per la via più breve attraverso l’Umbria giunse a Spoleto. Saccheggiato il territorio, avendo cominciato ad assalire la città ed essendo stato respinto con grande strage dei suoi, […], deviò il cammino attraverso il territorio del Piceno, non solo molto abbondante di ogni genere di messi, ma ricco di bottino, che i Cartaginesi per cupidigia e per necessità rapinarono largamente. […]. Allorchè parve sufficiente il riposo concesso ai soldati che erano più lieti di far preda e saccheggiare che riposarsi e di oziare, Annibale, mosso il campo, devastò il territorio Pretuziano e Adriano e quello (Dauno) intorno ad Arpi e a Lucera nella vicina regione dell’Apulia.

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Itinerario (rosso) di Annibale lungo la costa adriatica dei popoli di origine Sabina/Sabella /Sannita dopo la vittoria del lago Trasimeno (1) da Spoleto (2) al territorio dei Dauni. Lontano il territorio (giallo) dei Sanniti Pentri.

Non lontano da Arpi, scrisse Livio, il dittatore Q. Fabio Massimo pose l’accampamento Romano.

Polibio, scrisse in seguito: I Cartaginesi, devastate le località sopra enumerate, varcarono l’Appennino e, discesi nel territorio del Sannio (inteso degli Irpini e dei Caudini), assai fertile e da lungo tempo immune da guerre, poterono disporre di tanta abbondanza di viveri, […]. Fecero una scorreria anche nel territorio di Benevento, colonia romana: presero fra l’altro la città di Venosa (in nota: da identificarsi forse con il moderno villaggio di Castel Venere; Livio XXII,13,1, invece di questa località, cita Telesia, centro sannitico a nord-ovest di Benevento.), priva di mura e piena di ogni sorta di provviste.

Annibale, ricordò Polibio, arditamente mosse verso la pianura di Capua, e precisamente in direzione di Falerno (in nota: centro della Campania, ai piedi del monte Massico.).

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Il territorio teatro dell’invasione dell’esercito Cartaginese.

Livio scrisse: Annibale passò, attraverso il territorio degli Irpini, nel Sannio (il territorio degli Irpini era nel Sannio); saccheggiò il territorio beneventano (Sannio Irpino), prese la città di Telesia (sita in territorio Sannio Caudino). Si mise infatti deliberatamente a provocare Fabio, per vedere se mai, muovendolo a sdegno per tante offese e devastazioni inflitte agli alleati, lo potesse trascinare a un combattimento in pianura.

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Il territorio dei popoli Sanniti Caudini (giallo, città di Telesia) ed Irpini (rosso, territorio beneventano) che subirono l’invasione di Annibale. Tutto accadde intorno al monte Taburno (bianco).

Sollecitato da tre cavalieri campani, scrisse Livio, a dirigersi verso la Campania avrebbe potuto impadronirsi di Capua: Annibale mosse l’esercito dal Sannio verso la Campania.

I territori e le città interessati dalla presenza di Annibale, furono: il territorio degli Irpini, nel Sannio; il territorio beneventano; la pianura di Capua dove, scrisse Polibio i Cartaginesi si erano accampati e dove apparivano incontrastati, padroni del territorio; la pianura di Stellato, il territorio di Alife, di Caiazzo e di Cales, l’agro Falerno, il monte Callicula e Casilino, la città di Telesia.

Si stava avvicinando l’inverno, ricordò Polibio, ed Annibale, scrisse Livio, non voleva nel modo più assoluto trascorrerlo tra le rocce di Formia, le sabbie e gli stagni di Literno e in orride selve, mosse l’esercito e pose gli accampamenti nel territorio di Alife dove fu raggiunto dall’esercito di Fabio.

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In seguito, scrisse Polibio: Il generale Annibale, per tornare là dove abbiamo preso le mosse, informato dagli esploratori che nel territorio di Lucera e di Gerunio si trovava grande quantità di frumento e che Gerunio era località molto adatta per istituirvi un deposito, decise di passare lì l’inverno: avanzò dunque marciando alle falde del monte Liburno verso i luoghi suddetti. Giunto a Gerunio, […].

Il monte Liburno così e descritto dalla “nota” del testo consultato: Di non sicura identificazione: se si accetta la correzione del testo proposta da Grasso, che sembra la meglio fondata, si tratterebbe della catena del Matese, fra Boiano e Piedimonte d’Alife.

Ritengo Liburno la corruzione di Taburno, la montagna a confine dei territori dei Sanniti Irpini e dei Sanniti Caudini interessati dalle incursioni dell’esercito Cartaginese.

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Il monte Taburno, testimone silenzioso dell’invasione di Annibale.

Livio ricordò che Annibale, fatto passare tutto l’esercito attraverso il giogo, dopo aver assalito alcuni nemici proprio sul valico, pose gli accampamenti nel territorio di Alife.

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Polibio aveva ricordato il monte Liburno/Taburno, Livio il territorio di Alife: due località tra loro non molto distante. Per ciò che accadde in seguito le descrizioni di Polibio e di Livio sono diverse.

Polibio ricordò un itinerario alle falde del monte Liburno, verso Gerunio/Casacalenda, mentre Livio: Allora Annibale, fingendo di dirigersi verso Roma attraverso il Sannio, ritornò invece nella regione dei Peligni per darsi al saccheggio. […]. Dalla terra dei Peligni Annibale ripiegò indietro la marcia e volgendosi verso l’Apulia giunse a Gereone/Casacalenda.

Per dissipare i dubbi e ristabilire la realtà degli avvenimenti, Salmon (1977) ha scritto: Livio XXII, 18.6 sgg. Fa compiere ad Annibale una lunga deviazione attraverso il territorio dei Peligni, ma le sue stesse parole (< tum per Samnium Romam se petere simulare >) mostrano come egli confonda qui la marcia di Annibale nel 217 con quella del 211, quando effettivamente egli attraversò il territorio dei Peligni XXVI, 11.11).

Dando credito alle precisazioni di Salmon, il trasferimento dal territorio degli Irpini o dei Caudini (monte Taburno) dell’esercito cartaginese ricordato da Polibio, o, come scrisse Livio, dal territorio di Alife (Caudino), probabilmente utilizzò la strada che collegava Benevento con il tratturo Pescasseroli-Candela fino alla “via” che collegava Bovianum/Bojano a Geronium/Casacalenda.

In tale occasione, secondo gli archeologi, Annibale avrebbe saccheggiato il santuario dedicato ad Ercole, presso l’odierna Campochiaro nel territorio dei Sanniti Pentri e non molto distante da Bovianum/Bojano, già loro capitale e fedele alleata di Roma.

Perché attaccare solo il santuario e non anche la città sannita-romana di Bovianum/Bojano?

Prima del santuario, sul percorso dell’esercito Cartaginese, vi era la città sannitica pentra-romana di Saepinum/Sepino, perchè Annibale l’avrebbe risparmiata dal saccheggio?

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Tabula Peutingeriana.Itinerario (rosso) da Benevento a Geronum: Sepino (blu)- Santuario Ercole (giallo)-Bojano (rosso)-Gerione presso la costa adriatica.

Inoltrarsi in un territorio a lui sconosciuto, occupato dai Sanniti Penti divenuti dopo la sconfitta dei Romani gli unici alleati ed inoltrarsi tra le montagne e le colline poco favorevoli alla sua strategia che aveva sempre sfruttato le ampie pianure, era un rischio troppo grande.

Nel territorio pertinente alla civitas di Bovianum/Bojano era accampato l’esercito Romano, come testimoniò Livio: Notizie di tutte queste cose come si erano svolte giunse ai Beneventani, che mandarono subito dieci messi ai consoli che avevano il campo nei dintorni di Boviano. […]. Fulvio, a cui era toccato in sorte quella provincia, partito di notte (dal campo nei dintorni di Boviano) si introdusse nelle mura di Benevento.

E’ bene tenere in evidenza che Bovianum/Bojano era anche la patria di Numerio Decimio che proprio presso Geronium permise ai Romani di infliggere all’esercito Cartaginese la prima sconfitta dopo le loro vittorie presso il fiume Ticino, il fiume Trebbia ed il lago Trasimeno: Si racconta che costui (Numerio Decimio) per stirpe e per ricchezza uno dei cittadini più autorevoli, non solo di Boviano che era la sua patria, ma di tutto il Sannio, per ordine del dittatore aveva condotto al campo romano (presso Geronium) ottomila fanti e cinquecento cavalieri.

Annibale probabilmente evitò il comodo itinerario Bovianum/Bojano-Geronium/Casacalenda ed il territorio dei Sanniti Pentri per seguire quello già percorso quando dalla Daunia invase il territorio degli Irpini e dei Caudini per poi saccheggiare la vasta pianura Campana: dal territorio Dauno avrebbe ripercorso anche la strada litorale adriatica nel territorio frentano e dalla costa, risalire verso la città frentana di Larino e poi la vicina Gerione: strade a lui non sconosciute!

Oppure, seguì dalla sorgente (Baselice) il corso del fiume Fortore per risalire verso le colline di Geronium/Casacalenda.

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L’itinerario 1.  Bojano – Gerione corrisponde alla “via” della Tabula Peutingeriana.

E’ verosimile che Annibale abbia sempre evitato il territorio del Sannio Pentro, nessuno storico del passato ha tramandato un ricordo, mentre sono pertinenti e precisi i ricordi di Polibio e, soprattutto, di Livio delle popolazioni Sannitiche (tranne i Pentri): Piceno, Pretuzi, Marrucini, Frentani, la Iapigia con i Dauni, Peucezi e Messapi, Campane etc., con i loro centri urbani grandi e piccoli, più o meno importanti, visitati o distrutti dall’esercito Cartaginese.

Il controverso itinerario del viaggio di Annibale verso Geronium/Casacalenda dopo il saccheggio nella regione dei Peligni tramandato da Livio ( XXII, 18 già citato), ma sconosciuto da Polibio, non ricordò i Sanniti Pentri, non il loro territorio, non i loro insediamenti civili o religiosi che addirittura sarebbero stati saccheggiati dai Cartaginesi.

Livio, dopo la vittoria di Annibale a Canne, ricordò che anche i Sanniti, tranne i Pentri, andarono ad ingrossare l’esercito Cartaginese, descrivendo con dovizia di particolari, a differenza di Polibio, la loro presenza ed il loro strapotere nella pianura campana e nella città di Capua e non disdegnarono di saccheggiare, senza mai avere per meta la città di Roma, il territorio dei Sidicini, i territori di Suessa, di Alife e di Cassino. Sotto questa città pose il campo per due giorni, devastando qua e là. Oltrepassato poi Interamna ed Aquino, venne nell’agro Fregellano sul fiume Liri. […]. Attraverso le terre di Frosinone, di Ferentino e di Anagni, giunse nella zona di Labico. […]. Fatto scendere l’esercito nella regione Pupinia, pose il campo ad otto miglia da Roma. […]. Frattanto Annibale mosse il campo verso il fiume Aniene a tre miglia da Roma.

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All’esterno dei confini (rosso) del territorio dei Sanniti Pentri gli spostamenti dell’esercito Cartaginese: territorio (punto nero) Sidicini. Territorio (viola) di Suessa. Territorio (giallo ocra) Alife. Territorio (verde) di Cassino. Territorio (azzurro) di Aquino. Territorio (marrone) di Fregelle. Territorio (blu) di Ferentino ed Anagni. ROMA (verde chiaro).

Annibale ed il suo esercito non erano mai stati in grado di porre un lungo assedio alle città incontrate lungo i loro itinerari nella penisola italica.

Abbandonata ancora una volta la città di Roma, Annibale, scrisse Livio, deviò la marcia da Ereto (Cretone, presso Palombara Sabina) verso il tempio della dea Feronia e che il suo cammino cominciò da Reate (Rieti), Cutilia (il lago del ver sacrum sabino) ed Amiterno; dalla Campania giunse poi nel Sannio, indi nel paese dei Peligni; passò poi sotto la città di Sulmona e si diresse verso i Marrucini, indi attraverso il territorio di Alba giunse ai Marsi, poi di qui arrivò ad Amiterno ed il villaggio di Foruli (borgo della Sabina, oggi Civitatomassa, a una quindicina di chilometri da L’Aquila).

Una svista di Livio: Annibale era giunto ad Amitero, ed ancora: dalla Campania giunse poi nel Sannio ed  indi nel paese dei Peligni. Ad Amitero, Annibale era già nel Sannio/Sabino, pertanto non poteva muoversi dalla Campania verso il Sannio ed indi nel paese dei Peligni.

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Territorio del Sannio Pentro sempre escluso dagli      spostamenti ( numeri gialli) di Annibale.

Precisò Livio: Né questo in questo racconto vi può essere errore, perché in così breve spazio di tempo è difficile che si siano potute perdere le tracce del passaggio di un esercito così grande. Risulta, infatti, che Annibale abbia percorso quell’itinerario; si può soltanto discutere se lo abbia fatto venendo verso Roma, oppure ritornando da Roma verso la Campania.

Se non vi possono essere errori nel suo racconto, come sostenne lo stesso Livio, il territorio del Sannio Pentro, mai citato nella sua opera storica, non fu mai interessato dalla presenza di Annibale e del suo esercito.

Tuttavia, proseguì Livio, non fu così grande la tenacia di Annibale nel difendere Capua, quanto grande fu quella impiegata dai Romani nello stringere d’assedio la città. Infatti Annibale, attraverso il Sannio e la Lucania, si diresse verso le terre del Bruzzio allo stretto di Messina e giunse a Reggio.

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Territorio Sannio Pentro escluso da Annibale in occasione della fuga verso Reggio.

Nella descrizione dettagliata ed a volte controversa degli spostamenti dell’esercito di Annibale, il territorio dei Sanniti Pentri mai fu citato da Livio, né  fu <sfiorato> dai Cartaginesi.

E’ difficile che si siano potute perdere le tracce del passaggio di un esercito così grande, scrisse Livio; infatti, né lui, né Polibio hanno tramandato la presenza di Annibale e del sue esercito nel Sannio Pentro.

La moneta, un bene < mobile >, trovata nelle città Superiore della città di Bojano, testimonia la presenza di Annibale e del suo esercito nel territorio della penisola italica e, passando di mano in mano, è giunta fino a noi.

Ed allora, una ipotesi potrebbe giustificare il comportamento di Annibale verso Bovianum/Bojano ed il suo territorio.

Probabilmente era a conoscenza delle origini del popolo dei Sanniti Pentri e della fondazione di Bovaianom: il rito del ver sacrum, la migrazione del popolo Sabino/Sabello/Sannita e la fondazione della loro capitale.

Cartagine era legata alla leggenda sacrale di Elissa, (dea Tanit) che l’avrebbe fondata su un territorio la cui estensione era stata scelta in base alla sua copertura con sottilissimi pezzi di pelle di bue e prese il nome di Byrsa/luogo fortificato che divenne la rocca della nuova città: Bovaianom, nome derivato dal bue sacro, era stato fondato su di una rocca che al tempo di Annibale era l’ acropoli della civitas sannitica pentra/romana di Bovianum sorta alle sue pendici e nella vasta pianura.

Ed allora ?

Oreste Gentile

 

 

 

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